Ho capito che per noi vagine, lo sfarfallìo è una componente fondamentale della vita emotiva.
Vuoi la primavera, vuoi che siamo vagine dududu in cerca di guai, vuoi che siamo dolcemente complicate, vuoi che tanto sai che quassù, male che ti vada (grazie Califano, l’autostima di intere generazioni di zie e mamme ti saluta), avrai tutta me, se ti andrà, per una notte, sono tua (per una notte ho detto, a cazzé, non per dieci minuti, capimose).
Insomma, per noi vagine lo sfarfallìo è una componente fondamentale della vita emotiva.
Immediatamente dopo, però, ho riflettuto su quanto questo termine, “sfarfallìo“, mi irriti, perché di me posso accettare molte cose – alcune anche faticose da ammettere – ma no, non di essere una farfalla che sfarfalla.
Del resto le parole, per certi aspetti, so come l’uomini. Lo capisci subito se c’è feeling, se ti ci rispecchi, se quella parola ti rappresenta e in che misura, e quando la scegli, prima ancora d’averla pronunciata, t’abbandoni a una specie di preliminare dialettico e quando c’arrivi, quando finalmente la dici, vivi ogni volta un piccolo amplesso perché sai d’aver scelto la più giusta, la più appropriata, la più tua (questo discorso era solo per dimostrare che devo farla finita con i cocktail a stomaco vuoto, con il bioritmo invertito, con le patatine all’aceto balsamico).
Detto ciò, a me la parola “sfarfallìo” m’infastidisce, piuttosto profondamente. Perché “sfarfallìo” rimanda a un’idea di frivolezza, di vanità fine a se stessa, di leggerezza, persino un po’ musicale. Lo “sfarfallìo“ parrebbe quel moto superfluo e superficiale, approssimativo e senza coerenza, che ti porta un po’ di qua, un po’ di là, dove il vento ti spinge, e con esso gli aromi di un vaginismo esile.
E più ce penso, più capisco che no, che io sono una falena, semmai.
Non sono leggera, non sono agile, non sono primaverile. Posso accettare di “sfalenare” o, volendo, lo “sfalenìo nello stomaco”. Ma lo “sfarfallìo”, proprio no.
Io sono una falena, semmai.
Sono nera e volo di notte e taglio l’umidità con le ali. Mi avvicino ai lampioni soli, che son lì da anni, che tante ne han viste e tante ne hanno da raccontare. Vado alla luce perché è nella luce che, per contrasto, vivo. Dormo di giorno e mi perdo nel buio, sbatto le ali più forte, non sono graziosa, nememno aggraziata, quando mi vedi il primo istinto è di uccidermi con una Dottor Scholl’s tarocca, con la gomma della suola consumata.
Io sono una falena, semmai, perché sono fastidiosa. Perché mi cacci e torno, e se non torno continui a percepirmi e senti il mio ronzìo attorno. Io sono una falena, se permetti, perché assecondo la mia natura e non ho paura della tua mira. Perché non sono qui per piacerti. Perché amo volare tra la luce e l’ombra.
Perché amo l’ambiguità, l’incertezza, l’errore.
Io sono una falena, perché non posso fare a meno d’esserlo.
E tu, per vedermi, devi fissare la luce e ciò che di me vedi sono solo i contorni.












Beh…Butta ancora bene con le falene…Sarebbe stato un problema se tu fossi stata una…Zanzara o una zecca.
E poi sono belline le falene…Solo che hanno la brutta tendenza di bruciarsi :C
il fuoco è bello si ma brucia, diceva un tipo, che una volta era brillante…
chissà se vale pure per le lampadine…
Le lampadine sono infide…Sembrano fredde e morte, ma in realtà bruciano dannatamente.
oh sì. lo so.
sarai una falena, ma una falena poetessa. ciao cara vagina!
grazie cara! poetessa non me lo dicevano da un sacco!
io una falena come te la preserverei, siamo in via di estinzione.
e preserviamoci, che mi pare corretto…
e comunque, cara, è pur sempre un simbolo di trasformazione la falenuccia, sempre in cerca della luce. trattala/ti bene, amala/ti molto. se l’hai scelta come tua metafora è importante. è pure importante e bello che tu dica che ami volare tra la luce e l’ombra.
mi amerò. lo prometto
Anche Bill Hicks teorizzò riguardo le falene. La prima lampadina, quante falene avrà attirato?!?
Non ti ci vedo falena semplice e conformista. Sei Falena, come dici tu, solo nei contorni…
oddio ma mica sapevo esistesse l’imperialismo delle falene! oddio, informami.
un bacio
v
Ma tu saresti la falena della seconda foto?!
aahahha naturalmente NO!
dio. le patatine all’aceto balsamico.
poi sì, è vero. è molto bello e tu sei molto brava.
ed evviva le falene, che in questa italia, poi, non c’è niente di peggio delle farfalle.
però io ho smesso di intendere e di volere quando hai nominato le patatine all’aceto balsamico.
Siamo in due
sono una dVoga, le patatine all’aceto balsamico!
m’hanno detto che, volendo, possiamo disintossicarci…
anche si ma… perchè dovremmo?
E cmq pensavo che la Falena (con la F maiuscola che, in questo caso, è d’obbligo) deve avere i cosiddetti e neanche troppo metaforici controcoglioni – mi piace! -
A’ gnoccolona nun fa’ la vittima… e daje!!!
aahhaahahaha gnoccolona???
Certo…guarda che io ho buongusto, fidati!!
cmq ti capisco: fino a quando hai qualcuno nella testa possono guardarti le persone piu fighe di questo mondo ma tu non te le cagherai manco di striscio!!! Ti auguro di uscirne prima di me…che palle
bisogna ripetersi che passerà.
e anche crederci.
ecco. sì.
Parole sante – le sottoscrivo tutte!