MEMORIE DI UNA VAGINA viene inaugurato e io lo faccio ascoltando Nada.
Ho bisogno di riscriverlo: sto ascoltando NADA. Devo proprio imprimerlo nero su bianco, devo ricordarmelo questo momento di degrado psichico in cui abdico a tutta la cultura musicale coltivata nell’ultimo decennio in favore di indescrivibili canzonette casualmente attinte al repertorio italiano anni ’50-’60-’70 e ’80.
Perché, di fatto, il tipico masochismo femminile, scaturito dalla fine dell’ennesima relazione sentimentale e drammaticamente acuito dal recente compimento dei 26 anni di età, si manifesta nelle forme più disparate. C’è chi si ritrova a ingozzarsi di nutella, chi esce e si chiava il primo sotto-esemplare maschile che si trova innanzi, c’è chi piange per giorni e notti e chi, come me, decide di farsi del male con YouTube…perché sì, nel 2011 si può fare anche questo.
Si può andare su YouTube e si può digitare, chessò: Caterina Caselli, Patty Pravo, Loredana Berté, Mina. Attenzione, coloro le quali arrivassero ad ascoltare Minuetto di Mia Martini, riconoscessero che è giunto il momento di prendere provvedimenti di natura farmacologica.
Io non sono ancora a quel punto. Sono in una semplice condizione di moderata atarassia, nella quale concentro le mie forze su un unico grande obiettivo: non chiamarlo e non impazzire domandandomi ossessivamente “come cazzo è possibile che non stia lottando contro un tirannosaurus rex per riconquistarmi? come cazzo è possibile che non sia pazzo di me? come cazzo è possibile che non sia terrorizzato all’idea di perdermi?”
La risposta, se proprio volessi darmela, pare sia che sono, nell’ordine (non alfabetico):
stronza – egoista – egocentrica – arrogante – spietata – litigiosa – polemica – voltafrittata – viziata – infantile
Può essere. Può essere che io sia tutto questo. Può essere che io sia anche questo.
E allora, basta. Ma il momento che ha proprio sancito il crollo nel rigor mortis di questa storia è stato quando l’audace ex wonderman ha avuto l’ardire di pronunciare la seguente frase:
CREDO DI ESSERE STATO ABBASTANZA CHIARO, MI SPIACE, CI SIAMO LASCIATI, A QUANTO PARE
Frase che mi starebbe anche bene se tu mi avessi detto “Pussa via dalla vita mia”. E invece me la dici dopo 24 ore che m’hai mandato i fiori in ufficio per il mio compleanno, dopo 2 ore al telefono a chiacchierare e scherzare la sera prima, non avendo mai smesso di sentirci. E allora poi sai che succede? Succede che hai purtroppamente pronunciato una di quelle frasi che a noi ci fanno proprio venire il sangue agli occhi, una di quelle frasi che certe volte i super-cazzoli dicono, che ci fanno sentire idiote senza che idiote lo siamo. E quindi, poi, succede che siamo improvvisamente colte da un primordiale impulso ad afferrarvi la capoccia e a sbattervela contro una superficie cosparsa di chiodi arruginiti…
Dovrebbero distribuire un bignami a tutti i super-cazzoli e dovrebbero intitolarlo “Da NON dire MAI”, con il NON e il MAI scritti in maiuscolo, così che capiscano, per bene, senza equivoci. E dovrebbero metterci dentro tutta una serie di frasi che loro, manco lo sanno, talvolta nella vita pronunciano mettendo a repentaglio la propria incolumità, such as: “mi dai troppa importanza”, “non stiamo insieme, ci stiamo frequentando”, “ti voglio bene (dopo 2 anni che ce stai insieme)” e via discorrendo.
Ma al di là di queste stronzate, la verità è che m’aspetta un altro weekend.
Un altro weekend da sola. Un altro weekend in cui notare la sua assenza in ogni cosa. In cui sprofondare nell’evidenza che è finita. Per sempre. Una volta ancora. E che, come sempre succede, le mani si riaprono, la sabbia è scivolata tutta vita dai pugni, anche se li hai serrati, anche se hai stretto forte, forte, lasciando che le unghie imprimessero il proprio segno feroce nel palmo della mano. Niente. Tu le apri. E non c’è più. Qualche granello qui e là. E la forza, da trovare, il coraggio, l’accettazione, di dover sbattere le mani, una contro l’altra e far cadere via anche quei granelli.
Perché lui, d’altra parte, mentre io annego in un divano, mentre mi sento smarrita, mentre sono lontanissima da casa, mentre ho amici e amiche ma ognuno con la vita propria, i cazzi sua, i fidanzati e i parenti, mentre io accendo una sigaretta ogni 10 minuti, è altrove. Lontano. Probabilmente in un locale. Probabilmente a flirtare, a guardarsi intorno, a consolarsi con quella raccapricciante solerzia con la quale solo i wondermen sanno consolarsi.
Lui è lontano. Come sempre e più di sempre.
E io ricomincerò. Scriverò su questo blog per non impiccarmi nella doccia…convinta del fatto che la doccia non reggerebbe il peso, più che altro.
Ricomincerò da me, che è una cosa che a noi vagine socialmente/professionalmente mediamente evolute piace dire, ogni volta che siamo faccia a faccia con un fallimento personale. Ci piace dirlo per esorcizzare la sconfitta, per alimentare il nostro spirito con l’idea, sempre più remota, che un giorno arriverà una persona con cui sapremo stare bene. Un super-cazzolo inesistente, che ci dia sicurezza e fiducia, che ci renda migliori, che ci ami per come siamo, che ci faccia ridere, che ci porti in vacanza, che ci faccia dei regali di gusto, pensati per noi e non casuali e che, possibilmente, ci trombi pure bene, ma naturalmente essendoci fedele (e su questa rivoltante immagine iper-glicemica dichiaro ufficialmente aperta l’operazione KC – Killing Cinderella).
Qualcuno che ci prenda per mano e cammini al nostro fianco, certo del fatto che la mano da stringere e le dita con le quali intrecciare le sue siano le nostre e le nostre soltanto.
Io l’avevo trovato. Per un po’.
Però l’ho perso.
Sticazzi.
Buonanotte.









