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#UnFigoAlGiorno

Il fatto è che più si cresce, più è difficile trovare i fighi.

E pensare che esisteva un tempo in cui, per noi vagine, il mondo pullulava di fighi. L’apogeo dell’esposizione alla fighezza maschile sono indiscutibilmente i primi 2 anni del liceo. In quel periodo la giovane vagina ancora vergine (per lo meno ai miei tempi) si guarda attorno in preda al più completo subbuglio ormonale ed emotivo, cognitivamente arginato  da pregresse letture di Top Girl che le hanno spiegato che deve tener su le mutande finché non si sente debitamente innamorata e finalmente pronta a farsi defloreare.

Tra i 13 e i 15 anni, la giovane vagina vede una quantità sconsiderata di fighi ovunque intorno a sé e si innamora più volte al giorno, e la sua passione per il mondo dei cazzetti si alimenta a ogni campanella d’uscita, a ogni viaggio in pullman tornando a casa, ad ogni manifestazione, ad ogni assemblea d’istituto.

Tipicamente, le vagine in quegli anni si fomentano tra loro, condividendo morbosità platoniche su individui che frequentano il quarto o il quinto anno e che, salvo le vagine non siano le replicanti di Angelina Jolie adolescente, non le cagano di striscio. A primo acchito si innamorano del bellissimo della scuola. Poi si innamorano del rappresentante d’istituto. Poi si innamorano del cantante della rock band. Poi si innamorano del tipo che scrive gli articoli sul giornalino scolastico. E, sia chiaro, non importa che siano anemici, o grassi, o strabici, o con i denti rotti. Le giovani vagine li amano per il semplice fatto che sono fighi, bofonchiando commenti e contenendo gridolini di approvazione ogni volta che uno dei soggetti della figh-list passa loro innanzi. Tutto questo carrozzone di demenza adolescenziale prosegue fino al giorno in cui la vagina non raggiunge il suo sospirato intento: mettersi con uno che sia almeno due classi avanti. Fatto questo, tutto cambia.

I veterani del liceo non sono più inarrivabili e la giovane vagina, che ormai fa petting con uno di quinto, inizia a vedere tutto con occhio diverso. Ora che la sua femminilità è stata legittimata da uno che c’ha già la patente, la vagina entra ufficialmente in quella letale fase della vita in cui l’asticella della fighezza maschile minima percepita inizia ad alzarsi.

E succede così che dai 25 in poi trovare uno che sia figo e fruibile, rimane arduissima impresa che a confronto fare jogging vestita da Lady Gaga rimarrebbe cosa semplice.

Ciò che, di fatto, avviene è che i fighi sul mercato agiscono come segue:

1. Si lasciano occupare da vagine terze e il massimo che possono concedere al genere vaginale globalmente inteso sono scappatelle, sotterfugi ed eiaculazioni precoci clandestine, che possono andare bene per un po’, ma poi anche no.

2. Sono mediamente fighi ma si convincono di essere i più fighi dell’universo conosciuto, ammalandosi di EgoFrociaggine

3. Si rifiutano di riprodursi, esattamente come i panda, e condannano all’estinzione il genere maschile figo, abdicando al loro dovere evoluzionistico e abbandonando l’umanità al proliferare indiscriminato di fan di Eros Ramazzotti e Anna Tatangelo.

Naturalmente ogni vagina ha la sua personale concezione di figo ma, va detto, esistono dei tratti caratteristici dominanti che ci mettono tutte d’accordo, pure le clitoridee. Il figo in generale è fisicamente gradevole, naturalmente piacente, apparentemente sicuro di sé, ha un lavoro discreto, una mentalità aperta, ascolta buona musica, conosce una lingua straniera, ha gli occhi furbi e un sorriso strappamutande sovente incorniciato dalla barbetta. E questa è la base, il Figo S, quello senza airbag e senza servosterzo. Poi c’è il Figo SX (i fighi hanno le stesse sigle delle vecchie Fiat Punto, non mi si chieda perché), con i finestrini elettrici, che è anche alto tra 1.80 e 1.90, fuma, è colto ma non se la mena, suona uno strumento maschio (lo strumento maschio principe è la batteria che, come dice la mia amica indie-vagina: “quando uno picchia forte sulla batteria…”) e, soprattutto, sa farti ridere. Infine, c’è il Figo ELX che è quello superaccessoriato con i comandi vocali, che oltre ad essere moro, alto, affascinante, divertente e intelligente, è intrigato da tutta la tua conturbante complessità vaginale, ha una predilezione per le ciccione, ha sempre dell’ottima erba con sé, ha vissuto all’estero e a letto è una specie di action man in scala 1:1.

Il Figo ELX è un’invenzione di Isaac Asimov e Ridley Scott ci farà il suo prossimo film. Attore protagonista: Michael mi-sento-male Fassbender.

A fronte della drammatica scarsità di fighi, a luglio, nell’ozio strappato alla voglia di andare in ferie, io e Polly abbiamo iniziato a segnalarci su Twitter i fighi che vedevamo, così, just for your info, come si suol dire. E così, è nato #UnFigoAlGiorno.

Poi sono venute le ferie e abbiamo sospeso. Ma ora, che l’autunno è alle porte e ha già messo un piede in casa nostra, Polly e io abbiamo deciso di rilanciare la nostra attività socialmente utile, il nostro servizio gratuito di mutua assistenza vaginale, la nostra indefessa attività di figh-scouting online, perché,  parliamoci chiaro, l’inverno sta arrivando e noi vagine single, per superarlo, dobbiamo sapere che lì fuori ci sono ancora dei fighi impuniti, con i quali chiudersi in casa al weekend mentre fuori piove, e nevica, e grandina. Saperlo scalda l’anima. Anche solo a livello teorico.

Va da sé, figo è tante cose. Figo è uno carino, ma è anche uno che ha una bio gagliarda. Figo è uno che sa scrivere, o suonare, o fare belle foto. Figo è uno che, a qualche livello, riesce a toccare le corde del nostro vaginismo, non necessariamente tutte insieme: quindi si accetta dal rude meccanico con delle spalle 4 stagioni, al sofisticato radical chic che esprime tutto il suo intelletto in 140 caratteri.

Partecipare è semplice: è sufficiente avere un account twitter e segnalarci, usando l’hashtag #UnFigoAlGiorno, il figo della vostra TL, pescato tra utenti non vips (le foto che io inserisco, dunque, non fanno fede). Noi stipiamo tutte le nomination, le salviamo e creiamo questa uber-lista dei fighi del UEB.

Successivamente, una giuria composta da Polly e me, coadiuvata dalle vagine che si dimostreranno più zelanti nella Figo Hunt, decreterà i 3 finalisti. Qualsiasi tentativo virile di corruzione della giuria, sarà premiato.

Io e Polly v’aspettiamo!

ps: naturalmente, l’autocandidatura maschile non è ammessa. Se volete partecipare a #UnFigoAlGiorno e diventare #IlFigoDellAnno dovete farvi raccomandare da qualche vagina con cui siete stati molto-assai generosi.

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Buona Pasqua

 

Io oggi torno a casa mia.

Saranno i soliti pochi giorni in cui incrociare troppe facce.

Sarà bello. Almeno spero.

Vi saluto con questa. Perché sono entrata in una brutta dipendenza dai Verdena.

E, in tutta onestà, ance se c’arivo tardi, me ne compiaccio alquanto.

 

Per il resto mi scollegherò da tutto, anche in virtù del fatto che casa mia in terronia vanta una ADSL con prestazioni da 56k.

Quindi me porto avanti e auguro buon Natale a tutti, fin d’ora.

Vi auguro de magnà, dormì e scopà quel tanto che basta per sentirsi in pace con se stessi, da perfetti italiani medi.

Vi auguro di stare bene con le persone a cui bene volete.

Vi auguro di crederci ancora, che esprimere un desiderio a capodanno serva a qualcosa.

 

Se vedemo all’anno nuovo.

Un abbraccio,

con vaginale cordialità,

MdV

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Dev’essere premestruo

Dev’essere premestruo.

Sono appena rientrata a casa. Ho mangiato un pan-ciok o una cosa del genere, una di quelle merendine di compromesso – che come dice la mia amica AstroVagina: la vita è piena di compromessi e uno dopo un po’ si rompe anche le palle di accettarli (e non ci riferiamo a quel genere di compromessi che portano l’intellighenzia femminile italiana in parlamento o al meteo di Rete4) - di quelle che mi piacciono ma non troppo e che, di conseguenza, mi permettono di dominare l’impulso bulimico.

Sono andata su YouTube perché c’avevo una voglia matta di ascoltare Next Exit degli Interpol, che io con Next Exit degli Interpol mi sono fatta più pugnette mentali di quante se n’è fatte fisicamente il maschio medio italiano sui calendari di Manuela Arcuri.

(Se vero è che le riviste vendono di più mettendo le battone in copertina, voglio fare un esperimento e scoprire se questo post riceve più click co sta foto nella sharing-preview)

Ecco mi sono collegata a YouTube, che comunque ha deciso che deve piacermi Willwoosh (…) perché continua a piantarmelo in Home, nemmeno fosse Gemma del Sud vojo dì. Ecco, mi sono collegata ed è successo che Next Exit degli Interpol su YouTube non ce sta più. Questo non è che vada benissimo. Io vorrei che la piantassimo con questa storia dei diritti d’autore e dei copyright e vorrei, altresì, trovare esattamente ciò che voglio sentire, esattamente nella versione che dico io, senza spendere soldi (perché lo sanno tutti benissimo che gli artisti non vanno pagati) e soprattutto senza dover surfare tra decine di video di inutili live che, non per essere stronza ma se non sei Roger Waters con David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason a Pompei,  9 volte su 10 puoi pure lasciar perdere.

Morale: non ho trovato la canzone che volevo ascoltare, che è una cosa fastidiosissima, vagamente assimilabile a quando rinvieni nel mobile il tubo delle Pringles alla paprika vuoto. In più è tutto il giorno, ma proprio tutto il giorno, che me pare d’averci Moira Orfei seduta sul petto. Non so come dì.  (*del perché scimmiotto la parlata romana pur essendo una pugliese che vive a Milano, ne tratteremo in seguito).

Insomma c’ho una specie di paranoia sottile e ineluttabile, che mi rimbalza tra ovaie e cervello, causandomi apocalittici smottamenti umorali. Allora penso “dev’esse il premstruo“, perché una vagina normale ed equilibrata avrebbe imparato da circa 14 anni a segnarsi quando le viene il ciclo. Io no, perché vivo della gratuita presunzione di poterlo ricordare “a mente”. Naturalmente non lo ricordo pe gnente, ho giusto un’idea del tutto approssimativa, del tipo che me viene all’inizio, alla metà o alla fine der mese e, siccome da 1 mese e mezzo non vivo più, me rimane pure difficile trovare dei riferimenti nel flusso incondizionato e ininterrotto della mia squisita alienazione esistenziale.

Insomma, comunque io mi dico che non può essere altro che il premestruo. Non può essere che oggi la mia stagista ha assestato un bel paio di colpi cogliendomi impreparata (cosa che io vivo piuttosto male perché ho un’innata tendenza alla spontanea performanza, combinata con un insano feticismo per i complimenti). No, non può essere che non vado in palestra da mesi, che ingrasso, che fumo troppo, che dormo un cazzo, che fisso negli occhi la solitudine e la sfido, che al telefono coi miei cerco di dissimulare, senza avere nessuna voglia di parlare, illudendomi che nascondermi in poche frasi di circostanza ed evadere qualunque domanda sulla mia vita possa evitare preoccupazioni a chi mi ama e mi è lontano. E la Vagina Maestra, d’altra parte, lo dice sempre: “a figghja mut, a mamm ’ndenn” (o qualcosa del genere) che vorrebbe dire che anche se i figli non parlano, le madri comprendono. Con questo non che la Vagina Maestra sia solita parlare in dialetto, solo che i proverbi hanno senso così, sono popolari, sono antichi, sono saggi e i più belli sono pure volgari, quindi tradurli in italiano sarebbe quasi delittuoso.

No, deve essere il premestruo. Sono talmente convinta che sia il premestruo che credo che scoppierò a piangere nel giro di qualche ora. Non lo so perché. Magari perché Tiziano Ferro è “fidanzato e felice”, oppurre per solidarietà nei confronti della marmotta che subisce del mobbing da parte della Milka e continua a incartare tavolette di cioccolato da 10 anni. Non lo so, un motivo per piangere, quando si è in premestruo, lo si trova sempre…o meglio, è lui che trova noi. E mi troverà.

Perché questa puzza di vita non può essere altro che premestruo.

Niente di più.

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