So appena rientrata a casa.
So annata a vedé un musical, che io i musical li odio, perché mi mettono proprio in imbarazzo. Cioè tutta quella gente che inizia a ballà sulla sedia, a cantà, a batte le mani a tempo de Gloria Gaynor, un lo so, ma a me me mette proprio a disaggio con due G. Dev’esse perché io un riesco a ballà a meno che non abbia assunto sostanze psicotrope – solo che lì poi c’è il rischio che le mie inibizioni s’abbassino troppo e inizierei a ballà come una sgualdrina, il ché rimarrebbe comunque alquanto disdicevole. Dev’esse che so grassa o che i coretti me fanno venì la pelle d’oca, una specie di sensazione al limite tra il piacere e il disgusto.
Comunque stasera so annata a vedé Priscilla La Regina del Deserto al Teatro Ciak, che era il regalo di Natale che c’ha fatto il mio figherrimo cliente, che invece che propinarci la cena aziendale ingessata, ci porta a vedé i musical con le drag queen in cui si parla di cazzi e prepuzi. Che dopotutto male non fa. In realtà lo spettacolo m’è piaciuto, ho pure colto il piedino infingardo, l’ho colto in fragrante, il traditore, muoverse a ritmo di It’s raining man. Ad ogni modo, guardavo sti omaccioni fisicati e sculettanti, immersi tra piume di struzzo e paiettes, e pensavo quanto sarebbe stato fico portarci Frecciagrossa85, l’amico mio finocchio, a vedé uno spettacolo così. Io credo che sarebbe morto di desiderio per Felicia, che nel film è interpretata da Guy Pearce. Guardavo la scenografia e i costumi, seduta tra le persone con cui lavoro e a cui sono tutto sommato affezionata e pensavo che stavo bene. Pensavo che quella musica così trash me riempiva, non completamente, ma abbastanza da non pensà ad altre stronzate. Pensavo che tutta quella gente con cui lavoro me stima e me riempie de complimenti: ”ottimo vagina”, “fichissimo vagina”, “bel colpo vagina”…e io vojo bene a chi me fa li complimenti, se sa.
E in un martedì sera qualsiasi, guardavo il soffitto altissimo del Teatro Ciak di Milano e iniziavo a pensare che, in effetti, era una situazione figa. E che, in qualche misura, la vita che vivo non è così distante da quella che vorrei vivere.
E adesso, che sono a casa, mi prenderò una pasticca e andrò a dormire.
Ebbene sì, ho ceduto all’aiuto omeopatico-assolutamente-naturale per collassare la notte. L’ho capito stamattina, che dovevo fare qualcosa. L’ho capito perché ho aperto gli occhi alle 09.30 dopo la solita nottata insonne. M’è preso un colpo, me so catapultata goffamente giù dal letto, inciampando nelle scarpe che la vagina single e disordinata che è in me aveva disseminato tra letto e scarpiera. Me so lavata denti e faccia, infilata un tubino nero con cui stavo molto figa – per quanto io possa esserlo – me so messa le scarpe nuove e via. Me so fiondata a prende un taxi. Il tutto per arrivà in ufficio con 1 ora di ritardo.
E me so detta che no, che un va bene così. E che dovevo correre ai ripari. Quindi in pausa me so armata di tanto coraggio e mi sono diretta in farmacia.
Lungo il tragitto pare che mi abbia incrociata una mia collega e che io non solo non l’abbia vista ma non l’abbia nemmeno sentita quando m’ha chiamata “Vaggì!”. Niente. Dice che ero completamente assorta nei miei “pensieri”.
E pure questo, un va bene. Vojo dì, metti che per strada me saluta Edward Norton, io che fo’, un je risponno?
Sono entrata in farmacia e ho detto:
“Vorrei della valeriana”
“Ok, solo valeriana o qualcosa di più specifico?”
“Non lo so…non ho mai preso qualcosa per dormire e voglio dormire”
“Va bene…”
“E’ un periodo di insonnia”, ho detto
“Ma insonnia con pensieri o senza pensieri?”, m’ha chiesto la farmacista
“Con pensieri…” e devo averlo detto con una faccia sulla quale si capiva tutto, perché la vagina col camice bianco mi è stata solidale e m’ha risposto: “Naturalmente”. Come se in poche parole io le avessi raccontato una storia lunghissima e lei avesse compreso tutto.
In sostanza, m’ha dato un pacchettino dove sopra ce sta scritto, niente popo de meno che: SEDATOL, che me fa tanto pensà a un anestetico pe cavalli ma quella no, quella è la chetamina ed è una merce che non tratto.
Il SEDATOL, invece, è un mix di passiflora, valeriana, melissa, biancospino e melatonina.
E adesso, drogata in quel modo domestico socialmente accettabile di cui parlava Marc Renton, vado a collassare.













