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Curvy & Proud

Questo è uno statuto illuminato per le vagine curvy, che devono convivere con le proprie curve ma in modo sano. Il decalogo seguente può essere considerato il fondamento del Curvy&Proud, il movimento che io e Zia Vagina abbiamo teorizzato tipo un mese fa a cena fuori, ingozzandoci di involtini primavera e gnocchi con gamberi e verdure. Anche gelato fritto, se devo essere onesta. E’ facile parlare di diete, con la pancia piena. E’ come gli eroinomani che dicono di smettere preparandosi l’ultima pera.

Io e Zia Vagina eravamo al nostro ristorante in quanto, come tutte le coppie che si rispettino, abbiamo il nostro ristorante, che io già lo so che quando la nostra relazione sarà finita ci passerò davanti e sarò assalita dai ricordi, e guarderò attraverso i vetri trasparenti chiedendomi se lei sia dentro, con un’altra, che tanto l’avevo sempre saputo che un giorno mi avrebbe mollata per una fichetta milanese che si veste ton sur ton.

Io e Zia Vagina abbiamo il nostro ristorante che è un fusion e zia Vagina sostiene che il proprietario sia fico e io mi trovo sempre costretta a ricordarle, con un accenno di velatissimo razzismo, che un cinese non può essere fico perché in quanto cinese ce l’ha sicuramente piccolo.

E così, dopo esserci abbottate di cibo cinese, deglutendo con incommensurabile classe un té verde che ci aiuti a digerire anche Mao Tse Tung, iniziamo a parlare del nostro bisogno di rimetterci in forma. Posto che Zia Vagina è già in forma ma ha una sottile ossessione in merito al suo fondoschiena.

Per me la situazione è più complessa. Io sono arrivata a Milano con un discreto sovrappeso di 10 kg che ho saputo raddoppiare in 4 anni e siccome lo scofanamento è progressivo e io sono troppo giovane per rassegnarmi all’idea che su un sito porno, come ho messo a fuoco qualche tempo fa, finirei nella categoria BBW, insomma, ho deciso di fare qualcosa per myself.

Graphic by Elena Arzani

Ecco di seguito il manifesto:

1. Aderire al Curvy&Proud non significa snaturarsi né conformarsi al discutibile modello di fichezza dominante

2. Essere femminili, affascinanti, arrapanti, non presuppone una taglia 40

3. Noi non vogliamo essere Melissa Satta con le bocce di Pamela Anderson. O di Melissa Satta. Noi vogliamo essere la versione migliore di noi stesse.

4. Se sei una taglia 42/44, non rompere il cazzo: tu non sei curvy

5. Se sei una taglia 46 ma sei alta 1 metro e 85, non rompere il cazzo: tu non sei curvy

6. Se quando ti siedi ti si formano i rotoli di varia entità sull’addome, se hai pieghette di grasso sulla schiena, se il tuo culo riempie tutto il sedile del tram/autobus/aereo low cost, se d’estate con una gonna i tuoi internocoscia si strofinano e ti si irrita la pelle e tiri giù tutte le madonne del calendario, se quando ti fanno una foto ti guardi le braccia e ti risultano oggettivamente due prosciutti, parola di Francesco Amadori, in tutti questi casi: benvenuta sorella, tu sei curvy

7. Se sei curvy, presumibilmente sei una a cui piacciono i piaceri, tra cui il mangiare. Il Curvy&Proud non esclude il cibo, magnare è bello e noi vogliamo continuare a farlo. Semplicemente vogliamo farlo in modo più razionale.

8. Le soddisfazioni ce le toglieremo, ma solo quando avrà senso, quando ne varrà la pena. Quando vorremo un pezzo di pizza, mangeremo il più buono che conosciamo e questo ci darà la gratificazione necessaria a procedere con la minchia di bresaola per gli altri giorni

9. Non mangeremo più 200 grammi di pasta a cena

10. Elimineremo il junk food per noia, per trasandatezza, per pigrizia. Niente più patatine sul divano guardando L’Isola dei Famosi e twittando con i polpastrelli unti di Più Gusto – Gusto Pomodoro.

11. Ci obbligheremo a fare 5 pasti al giorno, anche se saranno pasti indegni di tal nome, come le barrette vitasnella

12. Agli aperitivi resisteremo alle schifezze fritte

13. Il cibo da dieta fa cagare, per cui probabilmente dovremo compensare la carenza del piacere gastronomico con altri piaceri: avremo più voglia di fornicare e saremo tenute a farlo

14. Nelle situazioni sociali non dovremo ridurci come dei casi umani che ordinano solo del songino condito con del succo di limone. Noi ceneremo ma invece che scegliere le crepes con i funghi che galleggiano nella besciamella, sceglieremo una paillard con un contorno. E ci berremo sopra un bicchiere di buon vino.

15. A proposito di alcol: moderare l’alcol è faticoso tanto quanto moderare i carboidrati, e lo dice una che se non assume carboidrati ha la sensazione di non aver affatto mangiato. Però l’alcol bisogna moderarlo, non ha senso ingurgitare finocchi e cetrioli per poi scolarsi la birra da sole. Anche il vino, che fa tanto vagina evoluta single milanese indipendente, che sorseggia vino nel suo loft ascoltando Patti Smith dopo una giornata di lavoro: no. Berremo 1 volta alla settimana. E se fate aperitivi tutte le sere, abituatevi all’idea di ordinare una spremuta, tipo.

16. Se avremo desiderio autentico di qualcosa, la mangeremo. Ma dovrà essere davvero un desiderio forte, non un semplice tranello del nostro cervello obeso.

17. Dovremo andare in palestra. Questo ci farà bene di per sé e ci permetterà di combinare il nostro regime alimentare non nazista con dello sport, così da bruciare quel pezzo di pizza che ci concediamo, quel vino che beviamo con le nostre amiche, quel gelato che 1 volta a trimestre mangiamo. Insomma, lo sport ci farà bruciare i nostri ultimi scampoli di umanità

Veniamo, ora, agli obiettivi, che sono il punto cruciale.

A differenza di tutte quelle altre psicosi collettive, tipo la Dukan, il Curvy&Proud crede in obiettivi realistici e raggiungibili per vie sane. Ciò che si propone non è di rendervi delle replicanti androgine di voi stesse, schizzate e pronte a sgozzare un suino prese dai morsi della fame alle 10 del mattino. Né vogliamo che vi venga la nausea al solo pensiero di una bistecca. Né, noi vagine del Curvy&Proud vogliamo trattarci come carne in macelleria e, per questo motivo, il nostro obiettivo non sarà un peso.

Il Curvy&Proud non è una scelta quantitativa ma qualitativa.

L’obiettivo che condividiamo, almeno in questa prima fase, non è un numero di kg da perdere. Noi vogliamo essere le migliori noi stesse il ché significa che dovete fare 2 cose, prima di iniziare:

1. Trovare una vostra fotografia di 10 anni fa. Lo so, non sarà semplice. Penserete che siete cresciute, invecchiate, vi verrà il magone, se siete in premestruo siete fottute, sì, probabilissimo che vi ritroviate a piangere come delle dementi, ma è normale, inizierete a pensare a chi c’era e non c’è più, a chi amavate e non amate più, a chi vi amava e non vi ama più, e tutta una serie di cazzate vaginali. Trovata la foto (e siate brave, sceglietene una in cui state bene, in cui vi piacete), dovrete chiedervi quanti kg in meno avevate. Io, per esempio, ne avevo sicuri 10 di meno. E no, non ero magra. Ero comunque 10 kg sopra il mio peso forma. Però cazzo, erano 10 di meno!

2. Scavate negli anfratti più reconditi del vostro armadio e trovate un jeans di almeno 5 anni fa.

Ecco fatto.

Questi sono i vostri obiettivi. Rientrare in quei jeans e riassomigliare a voi stesse, in quella foto. Non dovete assomigliare a Kate Moss. Una come me non potrebbe assomigliare mai a Kate Moss, nemmeno a 1 anno dalla morte in decomposizione avanzata. Dovete assomigliare alle migliori voi. E vi sembrerete così più belle, più giovani e più magre, in quella foto. E penserete con nostalgia a quel tempo in cui vi consideravate grasse e invece erano pugnette, perché eravate fiche e non lo vedevate.

Ora siete cresciute. Ora siamo cresciute.

Ora lo vediamo. E il Curvy&Proud ci aiuterà a tendere al nostro best of.

E per la Prima Fase, è tutto.

Special thanks to Elena Arzani (www.elenaarzani.com): grafica, lettrice, vagina, amica sconosciuta che ha realizzato il logo del Curvy&Proud 

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La Cellulite è una Malattia. Come l’omosessualità.

Ho scoperto di essere malata. L’ho scoperto grazie allo spot di Somatoline che, nella sua totale inefficacia comunicativa,  vince il premio come metodo di auto-diagnosi più avanguardistico.

Faccio un breve (e sul breve, mento) antefatto:

Io sono grassa e lo sono sempre stata, anche se ante-Milano lo ero molto meno. Gli inquirenti stanno ancora cercando di capire come sia possibile che in questa città in cui regnano la magrezza, il fitness e l’abnegazione alimentare, in cui si vive costantemente affamati, dinamici, stressati, in cui tutti parono corde tese di violoncello, ecco gli inquirenti indagano sulle cause dei miei 8 kg in più presi in soli 3 anni. Brancolano nel buio, perché comunque le forze dell’ordine sopraggiunte nella mia vita non erano preparate, hanno compromesso la scena del delitto e inquinato alcuni importanti indizi. Bruno Vespa, in studio, ha un plastico di Slimer (in foto, il plastico) per discutere con Crepet della sconcertante somiglianza che si è manifestata tra me e il blob verde negli ultimi 3 anni.  Fatto sta che al momento i sospetti ricadono quasi totalmente sulla sedentarietà del mio stile di vita.

Tuttavia, dicevo, io sono grassa e lo sono sempre stata. Prima, quando ero convinta d’esserlo molto, lo ero molto meno. E ogni volta che guardo le foto anche di soli 4 anni fa, una piccola Kate Moss dentro di me muore di dolore.

Ma, in verità, non ho mai voluto essere magra. Il passepartout della mia coscienza è sempre stato ciondolarmi tra la 44 e la 46 (infatti ora patisco perché ciondolo tra 46 e 48, ma questo è un altro discorso).  Non ho mai voluto essere magra perché dopotutto mi sono sempre piuttosto accettata e mi sono sempre trovata piuttosto chiavabile. Oltre al fatto che Frecciagrossa, il mio migliore amico finocchio, mi ha sempre detto “tu sei bella obesa così come sei” e io gli ho sempre creduto. Inoltre, dall’età di 13 anni ho iniziato a costuirmi una serie di sovrastrutture intellettuali che legittimassero la mia grassezza e per circa un decennio il mio cavallo di battaglia è stato: “non posso essere magra, se fossi pure magra, sarei perfetta“. Com’era bello quando per sentirsi quasi perfetti era sufficiente prendere 8 a scuola; o fumare una bomba nella Clio annata ’98 del tuo cazzetto preferito – 7 anni più grande di te – sulle note di Frank Zappa mentre la luna scendeva e la notte passava su quella scogliera cosparsa di fazzoletti bianchi e di bambini mai nati; oppure struggersi l’anima guidando sulla litoranea d’inverno – che è assai più bella della litoranea d’estate – nella vecchia Punto XS grigio-topo di tuo padre. Praticamente è l’unica cosa XS che io abbia mai indossato nella vita, la vecchia macchina de mi padre.

Però c’è sempre stata una cosa di cui sono andata fiera nella mia grassezza: la mia assenza di cellulite. Cioè questo esser corpulenta ma liscia, senza buchi e bucce d’ananas su cosce e culo.

Fino all’altro giorno.

Quando ero in ufficio, a Vaginaland, quella terra di nessuno popolata di ormoni e di vagine che si occupano di pubbliche relazioni + una vagina segretaria che ricorda piuttosto fedelmente un pittbull lesbica. Ero in ufficio e in uno di quei momenti di svacco ovarico, è venuta Zia Vagina nella mia stanza a dire che aveva preso una decisione importante: farsi dei fanghi contro la cellulite, nemico che lei già combatte con aquagym e sci di fondo. Ora, Zia Vagina è molto ma molto bella. Poi sì, io l’adoro e quindi me pare ancora più bella. Ma comunque è bella assai. Dentro e fuori. E’ forte e fragile. Cioè è una che Platone potrebbe mettere pure nell’iper-uranio nella sezione “vagine“. Quindi io le ho risposto, semplicemente: “tu sei matta”. La mia stagista, invece, che è tipo magrina magrina, bellina bellina, sofisticatina sofisticatina, le ha risposto che lei, piuttosto, le consiglierebbe di investire 500 euro (!) per 15 massaggi, come ha fatto lei qualche anno fa. Allora ho pensato a queste adolescenti milanesi che vanno a farsi 15 massaggi a 18 anni per levar via la cellulite. Perché aveva iniziato a prendere la pillola, che le aveva fatto venir fuori le tettine, il culetto, ma pure la cellulite. Alché, io le ho detto: “Ecco, perché forse la cellulite fa parte della femminilità, no?”.

Solo che poi so tornata a casa, me so spogliata pe farmi la doccia serale che è uno dei 7 piaceri della vita e, a differenza di tutte l’artre sere, me so guardata allo specchio in HD (cioè con gli occhiali). E, ahinoi, l’ho vista.

Sulle mie pingui cosce. Ovunque disseminata. Come se sulle mie rotondità ci fosse stata un’esplosione atomica di ritenzione idrica.

Cellulite.

Fortemente turbata mi sono data alle mie attività serali, ho cucinato, lavato i piatti del giorno prima e, nel mentre, sono inciampata nell’auto-diagnosi di Somatoline.

“LA CELLULITE è UNA MALATTIA”

E in quel momento ho sentito chiaramente, in me, delinearsi che tipo di vagina sto diventando. Una vagina che non è contenta d’avè la cellulite, come nessuna. Una vagina che si sente in colpa quando vede vagine molto più belle e toniche di lei preoccuparsi delle proprie minime imperfezioni. Ma, fondamentalmente, una vagina che pensa, e lo pensa davvero, che se le persone- sì, con un occhio all’alimentazione e a un minimo de sport da fare innanzitutto per salute – accettassero meglio il naturale decorso del tempo, accettassero come naturale il manifestarsi della cellulite, la perdita dei capelli, la comparsa delle rughe o della panza, capendo che essere attraenti non sta in niente di tutto questo, ecco e se riservassero altrove le proprie energie, forse saremmo tutti un po’ più cessi, ma vivremmo tutti in un posto migliore.

ps: Somatoline, vaffanculo, comunque. Tu e i tuoi creativi.

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