La Vagina non sbaglia quasi mai. Ma quando sbaglia, sbaglia de brutto.
Ce mette proprio tutta se stessa, ecco.
Ed è proprio per questo che sono reduce da una settimana professionalmente di merda che, come i più acuti potranno intuire, non ha condizionato affatto il mio umore. Perché non è che io debba sentirmi dire sempre brava eh, cioè mica me pijiano gli tsunami de bile davanti alle critiche, specialmente quelle a cui non posso rispondere perché sì, di fatto, ho puramente torto. Non è che io abbia pubblicamente gambizzato il mio sinusoidale ego, in Piazza Presunzione, con l’aiuto della FlyDownBaby Onlus che raccoglie fondi per tutte le vagine bisognose di umiliazioni. No no. E che non si pensi che il mio triplo salto mortale di gaffe professionali mi abbia aperto sconfinati orizzonti di riflessione sfacciatamente masturbatoria, del tipo vagina stesa sul lettino, contro-interrogata da vagina allo specchio: “Vagina, perché ti succede questo, Vagina?”. No no.
C’è stata una sola nota di colore, nella mia suddetta settimana di merda: XL Revolution al Black Hole, la festa per il restyling della rivista. Premesso che a me XL me piace, nel senso che se so arrivata in aeroporto con du ore de anticipo e me devo comprà na rivista, io me compro XL. Premesso che ci sono stata invitata e quando vengo invitata alle cose fiche io mi sento fica di riflesso e quindi va bene. Premesso tutto ciò che da premettere c’è, per me la serata è stata molto gagliarda. Ce so andata con indie-vagina, una mia amica ex coinquilina, terrons inside come me, che c’ha questo mio stesso gusto per la musica uacciuwari. Hanno suonato per noi i Calibro35 che io non conoscevo, se non di nome, e li ho trovati validissimi, me so parsi ricchi, forti, virtuosi e rassicuranti. Abbiamo bevuto all’open-bar un cuba libre che pareva un chinotto e un gin lemon che pareva un gin lemon. Abbiamo chiacchierato, io e indie-vagina, girovagando per il locale e, ciò che più conta, abbiamo visto tanta bella gente.
Il primo, in ordine cronologico, è stato Dente, che però io me lo immaginavo assai più alto. Invece è un ragazzetto efebico con un’acconciatura mediamente audace. Il secondo, naturalmente individuato da indie-vagina, è stato Bugo. Ma non è che indie-vagina l’abbia semplicemente individuato. No. Indie-vagina m’ha afferrato il braccio e ha detto una frase meravigliosa del tipo:
“C’è bUUUUUUUUUUUUUUUUUUUgo”
Immediatamente seguita da una battuta sul fatto che noi sì, che siamo nel giro giusto.
Perché il problema è esattamente questo, per noi terroni para-evoluti. Noi non siamo come voi. Noi non siamo abituati a camminare per strada e a inciampare in vipS di varia entità. Se il problema non si pone per il terrone verace che, di fronte al vip, scatena incurante tutta la sua molestia (ricordo quando al lido che frequentavo in gioventù si creò scompiglio per l’avvistamento di Massimo Lopez…no, non sto scherzando; e ricordo pure una foto di gruppo in aereo con Adriano Pappalardo…no, non sto scherzando neanche in questo caso), si pone invece per noi, noi terroni emigrati che ci portiamo appresso, insieme al capocollo e alle melanzane sott’olio, pure questo rigurgito culturale: la fascinazione per il personaggio famoso.
Perché noi lo sappiamo che non va fatto, che è da provinciali. Sappiamo che in teoria ecco, insomma capirai, al massimo ci possiamo fumare una sigaretta fuori e no ecco, posso manifestarti stima, ma no, non essere una tua fan, un autografo…maffigurati…ahah la foto insieme, ma che davero? (al massimo lo scrivo su tutti i social e ne faccio un post dedicato ma no, l’autografo der cazzo non te lo chiedo).
Ecco, noi lo sappiamo, certo. Ma è più forte di noi. Cioè, ci emozioniamo proprio un po’, noi semo così, un po’ ingenui su queste cose. C’avemo il sole, il mare, lo iodio nell’aria e Leone di Lernia a piede libero…è pure normale che sbarelliamo un po’ se Roberto Dell’Era ci passa affianco.
Ad ogni modo io ho avuto un contegno magistrale, quasi da guerra fredda tra me e il panorama indipendente della musica italiana. Fino a un certo punto. Finché non l’ho visto (e potrei evità de dì che me so guardata intorno tutta la sera cercandolo). Lì. Meraviglioso. Oribbile (non è un refuso) con i suoi nuovi capelli lunghissimi che pare Ozzy Osburne di Lambrate. Secco. Bellissimo. Nell’ombra. Sempre più vecchio. Manuel.
Arrivato in ritardo, come solo i veri divi fanno.
Ho manifestato indifferenza, perché pure a volerci parlare, che cosa ci dico a uno che ho intimamente venerato come un dio nella mia ritardata e ritardataria adolescenza? Tiro giù il cocktail e penso che sì, che certo, avrei potuto chiedergli se il nuovo album se chiamerà “Padania” pe davero. Allora io e indie-vagina siamo ripartite a cercarlo, l’avemo individuato, se semo posizionate lì, finto-disinvolte. Solo che non è che Manuel Agnelli sia solo e abbandonato a se stesso. Stava sempre a parlà. E io ho tergiversato, non sapevo che fa. Me pareva molto brutto interromperlo ma la verità è che io sono una vagina pavida e che ero proprio terrorizzata dall’idea che Manuel Agnelli, in una settimana già di merda de suo, me mandasse pure a fanculo.
Sicché me lo so guardato, giusto un po’.
E poi ho deciso che no, che non l’avrei interrotto. Perché in fondo non c’avevo n cazzo da dirci. Perché il mio ego era ai minimi storici sta settimana (o comunque molto vicino ad essi). Mi sono limitata a passargli vicino, vicinissimo, mentre andavo via. Tanto da ascoltarne la voce per qualche secondo.
E ho chiamato il taxi, sentendomi contemporaneamente sollevata e pentita.
(Comunque, Manuel, qualora tu leggessi mai questo post – perché le persone egocentriche si Googlano ed io credo nel potere di indicizzazione del mio blog – ecco sì – scriveme! Chiamame! Il mio numero di telefono è sempre lo stesso che t’ho ammollato a un concerto 7 anni fa! Me poi pure vestì de lividi, si vuoi!)
E finalmente è weekend.












