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Margherita Hack è una porca

Oh, buon anno.
Spero che le vostre ferie siano andate bene e spero soprattutto che siano finite, come le mie. 
 
Detto ciò, dei miei 9 giorni trascorsi in terra puglica posso dire che:
 
1. da un punto di vista alimentare ho deciso di annullare il confine tra la donna e la vacca, assumendo prelibatezze puramente terrone in quantità per lo più sconsiderata e con uno struggimento tale che pareva fosse l’ultima volta che me le magnavo nella vita (sapete, quella menata della fine del mondo…)
 
2. il bello di essere terrona e di vivere al nord è che quando torni al sud trovi alcune delle “innovazioni” del nord – che arrivano adagio, in ritardo, come gli aerei che piglio io – tramutate e rese, inspiegabilmente, oggetto di offesa ai danni del cittadino medio. Per esempio, nella mia città, all’alba del 2012, se so inventati i DOSSI. Che me sta pure bene che metti i DOSSI lungo la strada, così, ad minchiam, che se io non ce lo so che ce sta er dosso (e sicuramente non ce lo so perché in 20 anni lì non c’è mai stato un dosso) e tu nun me metti una lampadina, chessò, na fiammella alla citronella, un fiammifero, qualcosa che me permetta de vedé un minimo, e se io so già impegnata a non investì un par de cani randagi e a scostà le 13 voragini presenti su 20 metri di manto stradale (che la superficie lunare a confronto delle strade de casa mia se sente na dilettante), ecco poi è normale che io me devo frecare le sospensioni, o le gomme, o gli ammortizzatori. E nun va bene così. Un po’ come la scelta deliberata di introdurre le rotatorie nelle zone nevralgiche del traffico cittadino, così, senza un lavoro preparatorio sulla psiche del povero guidatore meridionale da sempre abituato a seguire la regola dell’ “incrocio a futt cumbagn” (anche noto come “fotti il prossimo tuo” o “chi prima arriva meglio alloggia”), che ignora totalmente principi basilari come la precedenza a destra in favore di una legge assai più intrigante: vince il più stronzo. 
 
3. ho frequentato tutti i posti della socialità meridionale che considero frequentabili. ho incrociato tanti sguardi e ne ho evitati molti altri. 
 
4. ho riprovato quell’appagamento che soltanto 2 birre e 1 cocktail a 9 euro totali possono procurarti.
 
5. ogni mattina rientravo alle 5 e trovavo la Vagina Maestra già in piedi, perché la Vagina Maestrache è l’amore più grande della vita mia non sta bene. Da tanto tempo, solo che mò va peggio. E la seconda mattina che l’ho trovata in piedi con la stampella e che m’è parsa vecchia per la prima vera volta, tirandomi fuori tutti i mostri con cui convivo, tutta quella tristezza violenta all’idea di non esserci ogni giorno, ecco io me so messa a piagne come una deficiente. Perché volevo prendermelo io il male suo. Tutto. E non potevo. Manco un po’. Poi me so placata. E le mattine successive le ho semplicemente fatto compagnia fino alle 7.00/8.00, mentre mi diceva un sacco di cose sagge sulla mia vita e io le dicevo un sacco di stronzate sulla mia vita. E la facevo sorridere. E la coccolavo assai. Poi se svejava mi padre e me ne andavo a letto. Il ché ha agevolato il mio già squilibrato bioritmo, com’è facile intuire. E continuavo a dire ai miei “ripijatemi con voi”. Ma nun me vojono, me sa.
 
 6. Sono stata tanto con gli amici miei, provando il piacere grandissimo di poterli vivere senza compromessi. Ho dispensato consigli che è un’attività alla quale sono preposta con loro, beandomi di ciascuno nella sua diversità, tra andirivieni di rozzaggini e frociaggini senza precedenti. Me piace ripensà alla nottata sul balcone di Frecciagrossa85 con Braciola e Tarallino. Mi piace ripensà alla fine di capodanno a chiacchierare di sesso con i miei 2 amici più storici, toccando apici di infinita saggezza come “Margherita Hack è una porca” (cit). Mi piace ripensà a quella sensazione d’esserci e di averli, che è una cosa che nun me capita mai a Milano, dove le persone le conosco al massimo da 3 anni. Me piace che so stata bene. Me piace che so stata bene da sola.
 
7. E Frecciagrossa85, l’amico mio finocchio, è stato un grande compagno di ferie, così tanto che avemo pensato che potremmo fa così: lui me se sposa e me campa e io je do un fijio. Naturalmente non scoperemmo, esattamente come tutte le coppie sposate. Però potremmo offrirci libertà sessuale, serenamente. Nun so, c’avemo da pensacce. Certo, lui è pesante e io so acida come poche, però se volemo bene.
 
8. Capodanno invece l’avemo passato alla villa al mare dell’amico mio imprenditore-che-ama-definirsi-tale che ha magnanimamente deciso di metterci a disposizione una villa che era già stata palcoscenico di un gran capodanno qualche anno fa. Non capisco mai se lo faccia perché ci vuole bene o perché voglia fare il figo con le vagine che ospita ogni anno e che a sto giro erano ben 2, russe, con tanto di vodka russa (che ci ha evitato di ingerire la vodka piscio comprata a 4.95 euro all’Eurospin) e insalata russa. Ma nun me importa. Io lo stimo, non fosse altro che per le sue infrastrutture, per l’impianto audio che monta ogni volta, per il proiettore, per le luci e per il rum che ce compra. Grazie!
 
 
E alla fine della fiera, l’alcol ce stava, il resto pure, l’amici anche e, quel che più conta, ce stava la musica che avevo contribuito a sceglie. E’ interessante sto passaggio, perché so partita con una serie di grandi classici rock per sfociare in qualche chicca indie degna della migliore Fujiko Night all’Estragon di Bologna, passando per CCCP e Rino Gaetano e poi…poi però il passaggio è stato inesorabile e spietato: IL TRASH!  Che sarebbe pure normale, si nun fosse che non smetto d’ascoltarlo, perché c’è da dì che il mio 2012 è iniziato sulle note di “Il triangolo no” di Renato Zero ed è proseguito ballando e urlando ”coooompramiiii, io sono in veeeenditaaaaa e non mi creeeeedeereeee irraggiungibileeeeeee” oppure “coooos’èèèè laaaa vitaaaaa-a-a-a senza l’amoreeeee-e-e-e”. Il tutto inframmezzato da delle pause-spugnetta nelle quali dovevo ingozzarmi nel tentativo di non stramazzare fracica a terra.
 
 
Insomma, me so divertita assai, perché a me i capodanni alla villa dell’amico mio imprenditore-che-ama-definirsi-tale me piacciono sempre un sacco. Me piace bere con l’amici mia, me piace strusciarmi a Braciola che mezzo sverso me dice “Vagina, sei sempre affascinante e ultimamente ho un problema con le tue tette”, me piace la promiscuità amichevole, me piace lo streaptease del fidanzato muscoloso e glabro dell’amica mia VagiGnocca – che, per l’appunto, è gnocca paura – me piace mettere il rossetto rosso a tutti a mezzanotte – in barba alle basilari norme igieniche – e stampare baci in fronte a tutti, me piace il sorriso di VaginaAsciugamana che ogni anno a mezzanotte me mette in mano una stella filante manco c’avessimo 8 anni. E lo fa da 10 anni.
 
Me piace sentirmi a casa.
E me piace piacermi di più, perché non devo piacere a nessuno.
E allora canto, ballo e me diverto come solo quando si è liberi si può fare.  
 
Per il resto, le mie solite paturnie vaginali del cazzo le ho avute, sia chiaro. Qualche lacrima pure. Ma le ho scacciate via. E sulla pugnetta mentale, sul feticismo sentimentale, sulle stronzate nostalgiche e melodrammatiche, su quel desiderio improprio e anacronistico di avere accanto in un momento difficile chi mi aspettavo ci sarebbe stato e invece non c’era, perché umanamente non era in grado di esserci, beh su tutto questo ho comunque vinto. 
 
E ho vinto perché anche quando la Vagina Maestra è più vulnerabile sa abbracciarmi e darmi la forza di darle forza. E ci sono riuscita perché Frecciagrossa85 ha capito cosa mi crucciava senza troppe parole. E ci sono riuscita perché Tarallino dice sempre qualcosa di geniale sulle stronzate che dice Braciola e mi fa ridere. E perché VaginaAsciugamana e il suo uomo mi hanno promesso un polipo su crostone e Bologna. E perché VagiGnocca e il suo uomo muscoloso e glabro mi hanno detto di andarli a trovare a Londra.
 
Ce so riusciuta perché queste ferie sono state piene di affetto. Di quello vero che c’è da un sacco e che spero per un sacco ci sarà.
 
Il resto poco conta.
 
Però so fiduciosa. Prima o poi la smetterò di ascoltà la musica trash.
 

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Operazione 1: Killing Cinderella

MEMORIE DI UNA VAGINA viene inaugurato e io lo faccio ascoltando Nada.

Ho bisogno di riscriverlo: sto ascoltando NADA. Devo proprio imprimerlo nero su bianco, devo ricordarmelo questo momento di degrado psichico in cui abdico a tutta la cultura musicale coltivata nell’ultimo decennio in favore di indescrivibili canzonette casualmente attinte al repertorio italiano  anni ’50-’60-’70 e ’80.

Perché, di fatto, il tipico masochismo femminile, scaturito dalla fine dell’ennesima relazione sentimentale e drammaticamente acuito dal recente compimento dei 26 anni di età, si manifesta nelle forme più disparate. C’è chi si ritrova a ingozzarsi di nutella, chi esce e si chiava il primo sotto-esemplare maschile che si trova innanzi, c’è chi piange per giorni e notti e chi, come me, decide di farsi del male con YouTube…perché sì, nel 2011 si può fare anche questo.

Si può andare su YouTube e si può digitare, chessò: Caterina Caselli, Patty Pravo, Loredana BertéMina. Attenzione, coloro le quali arrivassero ad ascoltare Minuetto di Mia Martini, riconoscessero che è giunto il momento di prendere provvedimenti di natura farmacologica. 

Io non sono ancora a quel punto. Sono in una semplice condizione di moderata atarassia, nella quale concentro le mie forze su un unico grande obiettivo: non chiamarlo e non impazzire domandandomi ossessivamente “come cazzo è possibile che non stia lottando contro un tirannosaurus rex per riconquistarmi? come cazzo è possibile che non sia pazzo di me? come cazzo è possibile che non sia terrorizzato all’idea di perdermi?”

La risposta, se proprio volessi darmela, pare sia che sono, nell’ordine (non alfabetico):

stronza – egoista – egocentrica – arrogante – spietata – litigiosa – polemica – voltafrittata – viziata – infantile

Può essere. Può essere che io sia tutto questo. Può essere che io sia anche questo.

E allora, basta. Ma il momento che ha proprio sancito il crollo nel rigor mortis di questa storia è stato quando l’audace ex wonderman ha avuto l’ardire di pronunciare la seguente frase:

CREDO DI ESSERE STATO ABBASTANZA CHIARO, MI SPIACE, CI SIAMO LASCIATI, A QUANTO PARE

Frase che mi starebbe anche bene se tu mi avessi detto “Pussa via dalla vita mia”. E invece me la dici dopo 24 ore che m’hai mandato i fiori in ufficio per il mio compleanno, dopo 2 ore al telefono a chiacchierare e scherzare la sera prima, non avendo mai smesso di sentirci. E allora poi sai che succede? Succede che hai purtroppamente pronunciato una di quelle frasi che a noi ci fanno proprio venire il sangue agli occhi, una di quelle frasi che certe volte i super-cazzoli dicono, che ci fanno sentire idiote senza che idiote lo siamo. E quindi, poi, succede che siamo improvvisamente colte da un primordiale impulso ad afferrarvi la capoccia e a sbattervela contro una superficie cosparsa di chiodi arruginiti…

Dovrebbero distribuire un bignami a tutti i super-cazzoli e dovrebbero intitolarlo “Da NON dire MAI”, con il NON e il MAI scritti in maiuscolo, così che capiscano, per bene, senza equivoci. E dovrebbero metterci dentro tutta una serie di frasi che loro, manco lo sanno, talvolta nella vita pronunciano mettendo a repentaglio la propria incolumità, such as: “mi dai troppa importanza”, “non stiamo insieme, ci stiamo frequentando”, “ti voglio bene (dopo 2 anni che ce stai insieme)” e via discorrendo.

Ma al di là di queste stronzate, la verità è che m’aspetta un altro weekend.

Un altro weekend da sola. Un altro weekend in cui notare la sua assenza in ogni cosa. In cui sprofondare nell’evidenza che è finita. Per sempre. Una volta ancora. E che, come sempre succede, le mani si riaprono, la sabbia è scivolata tutta vita dai pugni, anche se li hai serrati, anche se hai stretto forte, forte, lasciando che le unghie imprimessero il proprio segno feroce nel palmo della mano. Niente. Tu le apri. E non c’è più. Qualche granello qui e là. E la forza, da trovare, il coraggio, l’accettazione, di dover sbattere le mani, una contro l’altra e far cadere via anche quei granelli.

Perché lui, d’altra parte, mentre io annego in un divano, mentre mi sento smarrita, mentre sono lontanissima da casa, mentre ho amici e amiche ma ognuno con la vita propria, i cazzi sua, i fidanzati e i parenti, mentre io accendo una sigaretta ogni 10 minuti, è altrove. Lontano. Probabilmente in un locale. Probabilmente a flirtare, a guardarsi intorno, a consolarsi con quella raccapricciante solerzia con la quale solo i wondermen sanno consolarsi.

Lui è lontano. Come sempre e più di sempre.

E io ricomincerò. Scriverò su questo blog per non impiccarmi nella doccia…convinta del fatto che la doccia non reggerebbe il peso, più che altro.

Ricomincerò da me, che è una cosa che a noi vagine socialmente/professionalmente mediamente evolute piace dire, ogni volta che siamo faccia a faccia con un fallimento personale. Ci piace dirlo per esorcizzare la sconfitta, per alimentare il nostro spirito con l’idea, sempre più remota, che un giorno arriverà una persona con cui sapremo stare bene. Un super-cazzolo inesistente, che ci dia sicurezza e fiducia, che ci renda migliori, che ci ami per come siamo, che ci faccia ridere, che ci porti in vacanza, che ci faccia dei regali di gusto, pensati per noi e non casuali e che, possibilmente, ci trombi pure bene, ma naturalmente essendoci fedele (e su questa rivoltante immagine iper-glicemica dichiaro ufficialmente aperta l’operazione KC – Killing Cinderella).

Qualcuno che ci prenda per mano e cammini al nostro fianco, certo del fatto che la mano da stringere e le dita con le quali intrecciare le sue siano le nostre e le nostre soltanto. 

Io l’avevo trovato. Per un po’. 

Però l’ho perso.

Sticazzi.

Buonanotte.

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