Quando hai 26 anni abbondanti, 4 o 5 città diverse sul curriculum, 4 o 5 relazioni più o meno importanti alle spalle e un certo numero di avventure e conoscenze, non si può dire tu sia una vagina navigata, naturalmente, ma una piccola idea di come va il mondo delle relazioni, ecco sì, quella ce l’hai.
Ce l’hai per la tua esperienza personale e ce l’hai pure per tutto l’archivio di oltre un decennio di confidenze di amiche e amici, di diversa origine, orientamento sessuale ed estrazione sociale.
E tra grandi amori impossibili, amori sbagliati, amori giusti ma claudicanti, amanti, trombamici, avventure, giochi erotici, vittime e carnefici, una non penserebbe di incocciare in nuove categorie antropo-sessuali.
E proprio quando ritiene di aver imparato tutti i fondamentali etologici maschili, scopre l’esistenza di una nuova specie, figlia del cosmopolitismo digitale e ispirata all’estetica di Steve Jobs. Si tratta di una nuova razza in preoccupante diffusione, che supera le specie già catalogate nella zoologia virile, abbondantemente al di là del “cazzetto egoista/egocentrico”, al di là del “cazzetto puttaniere”, al di là del “cazzetto maledetto che chiede d’essere ricuperato mentalmente e socialmente”, al di là persino del metrosexual, ebbene sì, nelle metropoli italiane spopola l’EGOFROCIO, che è un amalgama indistinto di narcisismo, egocentrismo, egoismo, presunzione, autoreferenzialità e onanismo psicologico, mescolati con una noce di burro fino ad ottenere una crema fluida.
L’EgoFrocio è un cazzetto tecnicamente eterosessuale, nel senso che sfoga la sua libido – quasi sempre traviata da un abuso puberale di pornografia online – con le vagine. L’EgoFrocio ha un aspetto piuttosto curato, anche laddove apparentemente trasandato. Ha un lavoro di discreto successo e, probabilmente, è anche messo meglio dei suoi coetanei, il ché – specie in tempi di crisi – lo induce a sentirsi inesorabilmente stocazzo. Riscuote consenso dal gentil sesso, perché ha imparato quei 2 trucchetti di base da usare con le 3 macrocategorie di vagine, che solitamente gli consentono di esercitare un grande fascino, in prima istanza, e di guadagnarsi un giro in filibusta.
L’EgoFrocio ha una dialettica superficiale ma appassionante, ha un atteggiamento piuttosto spocchioso, un apparente celodurismo caratteriale, sapientemente alternato con l’aria da “cazzetto problematico”. L’EgoFrocio vive per pose ed è assai differente dal “cazzetto bastardo” che tanto ci ha appassionate in gioventù, che ci trattava bene e poi male, che ci faceva tanto ridere e tanto piangere. L’EgoFrocio si arresta molto prima, vive di coiti interrotti umani e si masturba incessantemente davanti al suo riflesso. Paradossalmente, nonostante passi il tempo libero a farsi gli steroidi all’autostima, non riesce a provare che orgasmi mediocri e ciò rivela anche la natura tarocca del suo narcisismo, che non è sano e non è autentico, che rimane tutto sommato ridicolo. Posto che, secondo me, il narcisismo, in piccolissime dosi, può essere sano.
Spesso gli EgoFroci tendono a un alcolismo di facciata, senza gioia, presumendo di apparire cool, e sono l’equivalente di quelle vagine che vanno in analisi perché sono dolcemente complicate, sempre più emozionate, ma potrai trovarle ancora qui, nelle notti tempestose, portaci delle rose, nuove cose e ti diremo ancora un altro sì. Che poi, di solito, la diamo anche senza le rose, ma questo è un altro discorso.
La verità è che l’EgoFrocio quasi sempre nasconde qualche problematicissima insicurezza, quasi sempre legata all’infanzia o all’adolescenza ma il fatto è che, dopo le prime 48 ore, risulta talmente poco accattivante, da non far scattare nemmeno la celeberrima “sindrome da crocerossina“, di cui ogni minchia di vagina è provvista (chi più, chi meno) perché ce la impiantano di serie, fa parte del nostro equipaggiamento di genere, insieme con le ovaie, le tube e il clitoride.
Caratteristica imprescindibile degli EgoFroci, è che non hanno alcun interesse nei confronti degli altri viventi, per lo meno non più di quanto possano averne nei confronti della loro nuova libreria di design. Potrebbe dunque accadere che ci chiedano cose tipo: ”Come stai?”, guardandoci fisso negli occhi. Oppure “Parlami di te”. Oppure “Raccontami dei tuoi amici”. Ma è solo un espediente retorico perché, di fatto, ciò che pensano mentre parliamo, tutte commosse all’idea che questo cazzetto così brillante si interessi a noi, è quanto siamo in tono con il resto dell’arredamento, come fossimo un orpello o un accessorio della loro vita così incredibilmente di successo. Non ascolteranno un cazzo di ciò che diremo e, per dissimularlo, ci interromperanno bruscamente, dicendoci una frase come “Sei bella, davvero”, pronunciata con una tale serietà da non lasciare spazio ad obiezioni. Oppure diranno qualcosa come “Posso dirlo che mi piaci un casino?”. E noi lì, a quel punto, saremo sedotte, perché sì, cazzo lo saremo, perché funzioniamo così, perché avremo già bevuto almeno 2 bicchieri di vino, perché in fondo viviamo nell’inconscia attesa di qualche cojone che s’accorga di quanto siamo incredibilmente belle, e uniche, e insostibuili, e sticazzi. E saremo talmente sedotte che non ci accorgeremo nemmeno di star vivendo il copione di una telenovelas argentina trasmessa da Telenorba.
…Fino al giorno dopo, quando riconosceremo l’EgoFrocio, che si rivelerà alla nostra percezione, in tutta la sua magnifica essenza.
Accadrà, dunque, che le vagine esposte alla contaminazione degli EgoFroci si ritroveranno a 25 anni a chiedersi come considerare questo genere di cazzetto, esattamente come quando avevano 15 anni, e 18, e 20. La sorpresa è che l’EgoFrocio è il peggiore di tutti perché è davvero incapace di offrire qualunque cosa, salvo che non incontri una EgoFrocia e – a quel punto – nel loro connubio di umanità inutili, saranno liberi di implodere in un tripudio di check in su Foursquare e di fotografie su Instagram, che urli disperatamente ai loro 1.745 amici su Facebook quanto siano, entrambi, fiQissimi!
In tutti gli altri casi, le vagine dovranno tenersi alla larga da questa nuova frontiera dell’estinzione umana, dovranno risparmiare quanto più tempo ed energie possibili e accettare che sì, che esiste questa nuova razza e che noi – come genere – non possiamo mai rilassarci e che, come dicono i saggi: non si smette mai di imparare. Dopo anni di lotta contro i propri limiti vaginali per accettare e immagazzinare gli schemi della trombamicizia, niente, un cazzo, scopriamo che è una cosa già superata e che il rapporto tra i generi ha fatto un ulteriore passo indietro, grazie a questa epidemia di EgoFroci, questi cazzetti primedonne (anche detti “uomini col mestruo”) smorfiosi, vanitosi, tremendamente noiosi, con quell’armamentario di insicurezze dissimulate davvero inaccettabili in qualcosa che sia anatomicamente provvisto di gonadi.
Quindi io dico alle vagine contemporanee di tutto il mondo di unirsi, di imparare a individuare prontamente gli EgoFroci e di isolarli senza esitazioni, in quanto trattasi di soggetti che sul breve-medio periodo si rivelano del tutto incapaci di intrigarci, di farci ridere, di incuriosirci, di recapitarci un orgasmo o, più in generale, di gratificarci per più di un’ora, quel tanto che basta a farci dimenticare tutta quell’inquietudine che non sono chiamati a comprendere, a sfiorare, a intuire.
Perché quella è una nudità che a loro non sarà mostrata mai.
Io dico alle vagine contemporanee di tutto il mondo di preferire una bella manicure, a un EgoFrocio, perché quella, la manicure, da molta più soddisfazione e appaga assai meglio la nostra femminilità.











