Archivi tag: Tarallino

Sindrome da Rientro Vaginale

A 3 giorni dal mio rientro a Milano ho le risorse emotive sufficienti per scrivere questo post: le mie ferie sono finite.

Sono in piena, devastante, trucida Sindrome da Rientro Vaginale, che sarebbe la classica sindrome da rientro, con l’aggravante della vagina, delle ovaie e di tutto l’apparato dolcemente complicato, sempre più emozionato. In buona sostanza, non ho voglia di fare un cazzo: non ho voglia di lavorare, non ho voglia di fare la spesa, non ho voglia di cucinare, né di disfare la valigia, né di fare le lavatrici.

Tuttavia, devo dirlo, sono state ferie grossomodo serene, in cui ho fatto quasi tutto quello che avevo voglia di fare: stare con le persone che amo o, come direbbe il mio amico Tarallino, “con le persone che ano”. Tarallino è un mio amico di piccola statura fisica ma grande caratura sarcastica, capace di produrre a braccio battute sovente legate alla parte anatomica in questione. Robe del tipo: “Non è anoressica, è anolessica, parla col culo”. Io per queste battute rido sempre un sacco e non so mai se sia merito del super-puzzone, il celeberrimo hashish tarantino fragrante come la corteccia d’abete, o se invece dipenda dal fatto che questi guizzi corrosivi sfiorano involontariamente la genialità.

Dicevamo, sono stata con i miei amici e con la mia famiglia. Felice di rivedere chi non rivedevo da troppo, felice di spendere il mio tempo nell’affetto ovattato di quel piccolo mondo antico in cui sono e resto – ancora per un po’ – la più piccola, coccolata, stronza, bambina viziata.

Ci sono stati solo 2 momenti tecnicamente critici:

1. Quando, ancor prima che il mio tallone posasse sul suolo della mia terra, mi è stato comunicato da Frecciagrossa che la mia città era inquinata da agenti patogeni quali il mio Ex e Queen of Deretan Town, la sua nuova scintillante vagina fluo.

2. Quando ho capito che uno degli argomenti più gettonati tra certi amici e certe frange estremiste della mia famiglia erano i kg che ho preso. Non è dato sapere in quale lasso di tempo: se negli ultimi 6 mesi, o negli ultimi 4 anni, o dai tempi della Prima Comunione.

E’ stato un piacere, tuttavia, osservare come il mio processo di vaginal-self-improvement abbia sortito i suoi effetti, consentendomi di fronteggiare con mediocre applombe entrambe le situazioni.

Per la prima, ho chetato il mio fastidio in volo e, una volta atterrata, ero già pronta a indossare tacchi con plateau, sorridere, salutare chiunque e, volendo, persino chiacchierare con Queen of Deretan Town, sì, insomma, quelle domande di circostanza del tipo: “Prima volta in Puglia?”, “Quanto vi trattenete?”, “Ma te la sa leccare?” e cose così. Settarmi su questo mood è stato semplice. Mi è bastato immaginarli in viaggio per la mia città, nella piccola auto, con tutta la discografia di Ligabue a palla e loro due che cantavano insieme, con viva partecipazione, “Urlando contro il cielo”. Per non spararmi le pose da figa, puntualizzo che ringrazio comunque il signore iddio di non averli incontrati. Perché il vaginismo impera, a essere “splendida” lì per lì forse sarei pure stata capace, ma mi sarei esposta a un consistente rischio-down-emotivo immediatamente successivo. Che, fortunatamente, mi sono risparmiata.

La seconda criticità, l’ho gestita peggio e quando dico “gestita peggio” intendo dire che ho sbroccato, vomitando sentenze su chi, dopo avermi rivista, ha pensato di dirmi per prima cosa che mi trovava ingrassata. Peché, in fondo, se io ingrasso o dimagrisco sono anche cazzi miei. Perché io non guardo il prossimo dicendo: “Oh minchia, ma stai rimanendo proprio senza capelli”, oppure “Daje stai diventando proprio un cesso”, oppure “Oh la cellulite ti devasta”, “Ma pensa, sei ancora disoccupata, scusa non ti senti un po’ fallita?”. Io questo non lo faccio. Non perché io le cose non le pensi, né perché io sia falsa, né perché io sia buona. Semplicemente perché la sincerità bisogna saperla usare e, in quanto tale, è una postura presuntuosa e decisamente sopravvalutata.

Quanto al resto, non mi lamento: ho visto l’alba nel mio giardino, ridendo fino alle lacrime con i miei 2 amici più cari, Frecciagrossa e Braciola. Ho scoperto che il primo, finocchio, chiava come chiaverebbe una spugnetta Spontex in un allevamento di ricci, oppure un riccio in un mondo di Spontex, e che il secondo, etero e terrone inside, influenzato da cattive frequentazioni, sta assumendo una discutibile deriva intellettuale da machoman di paese, che io ho cercato di arginare chiamando a raccolta tutte le mie presunte doti dialettiche e persuasive, in nome dell’amore che per lui nutro.

Ho scoperto che le mie amiche convivono o sono prossime alla convivenza, che sono cresciute e guardandole ho pensato che sì, cazzo, siamo diventati grandi. E mi sono accorta che per star bene non ho bisogno di scimmiottare ciò che mi faceva star bene a 22 anni. Ho scoperto che mi piace passare la nottata nei giardini delle ville, dove la gente mi parla e io riesco a capire cosa mi dice. Ho scoperto che di veder strimpellare le band locali, per sentirmi cool, in effetti non me ne frega un cazzo, perché io vivo a Milano e, se voglio, vedo Bruce Springsteen a San Siro gratis. Anche se le band locali sono andata a sentirle, che il rapporto con le origini è importante mantenerlo. Ho scoperto che a 26 anni una vagina inizia a mettersi la protezione in faccia i primi giorni di mare, che inizia a pensarci che le ustioni la pelle la invecchiano. Ho scoperto che la Vagina Maestra in autunno deve operarsi. Ho chiacchierato con mio padre, stesa sul materassino e ho parlato per una serata intera sulla spiaggia con una coppia di australiani amici dei miei amici che vivono a Londra e, questo sì, mi ha fatto sentire fica, anzi, faica. Ma non parlavo solo io, sia chiaro. Non sono così logorroica.

Ho bevuto birra sulla spiaggina e ho parzialmente convertito Frecciagrossa allo spiagginismo.

Ho negato quando la gente mi ha detto che avevo preso l’accento milanese. Ho camminato per i vicoli di Taranto Vecchia, tra l’odore del pesce fritto, trascinandomi un vodka lemon da Piazza Castello al Cantiere Maggese.

Ho ripetuto decine di volte ai miei genitori: “Ma vi rendete conto che potrei non riprodurmi?”. Loro hanno sorriso e mi hanno detto che è presto. E io ho apprezzato il loro tentativo di dissimulare quell’accenno di preoccupazione all’idea che io invecchi zitella.

E ho fatto le pizze con i miei cugini, in campagna.

E ho sorriso fino a notte fonda.

Per nessun motivo, a parte essere a casa.

Casa mia.

La casa vera.

…salvo che ora sono di nuovo a Milano, in piena Sindrome da Rientro Vaginale, che sarebbe la classica sindrome da rientro, con l’aggravante della vagina, delle ovaie e di tutto l’apparato dolcemente complicato, sempre più emozionato.

29 commenti

Archiviato in Amicizia, Casa, Donne, Lavoro, Milano, Paturnie e dintorni

Margherita Hack è una porca

Oh, buon anno.
Spero che le vostre ferie siano andate bene e spero soprattutto che siano finite, come le mie. 
 
Detto ciò, dei miei 9 giorni trascorsi in terra puglica posso dire che:
 
1. da un punto di vista alimentare ho deciso di annullare il confine tra la donna e la vacca, assumendo prelibatezze puramente terrone in quantità per lo più sconsiderata e con uno struggimento tale che pareva fosse l’ultima volta che me le magnavo nella vita (sapete, quella menata della fine del mondo…)
 
2. il bello di essere terrona e di vivere al nord è che quando torni al sud trovi alcune delle “innovazioni” del nord – che arrivano adagio, in ritardo, come gli aerei che piglio io – tramutate e rese, inspiegabilmente, oggetto di offesa ai danni del cittadino medio. Per esempio, nella mia città, all’alba del 2012, se so inventati i DOSSI. Che me sta pure bene che metti i DOSSI lungo la strada, così, ad minchiam, che se io non ce lo so che ce sta er dosso (e sicuramente non ce lo so perché in 20 anni lì non c’è mai stato un dosso) e tu nun me metti una lampadina, chessò, na fiammella alla citronella, un fiammifero, qualcosa che me permetta de vedé un minimo, e se io so già impegnata a non investì un par de cani randagi e a scostà le 13 voragini presenti su 20 metri di manto stradale (che la superficie lunare a confronto delle strade de casa mia se sente na dilettante), ecco poi è normale che io me devo frecare le sospensioni, o le gomme, o gli ammortizzatori. E nun va bene così. Un po’ come la scelta deliberata di introdurre le rotatorie nelle zone nevralgiche del traffico cittadino, così, senza un lavoro preparatorio sulla psiche del povero guidatore meridionale da sempre abituato a seguire la regola dell’ “incrocio a futt cumbagn” (anche noto come “fotti il prossimo tuo” o “chi prima arriva meglio alloggia”), che ignora totalmente principi basilari come la precedenza a destra in favore di una legge assai più intrigante: vince il più stronzo. 
 
3. ho frequentato tutti i posti della socialità meridionale che considero frequentabili. ho incrociato tanti sguardi e ne ho evitati molti altri. 
 
4. ho riprovato quell’appagamento che soltanto 2 birre e 1 cocktail a 9 euro totali possono procurarti.
 
5. ogni mattina rientravo alle 5 e trovavo la Vagina Maestra già in piedi, perché la Vagina Maestrache è l’amore più grande della vita mia non sta bene. Da tanto tempo, solo che mò va peggio. E la seconda mattina che l’ho trovata in piedi con la stampella e che m’è parsa vecchia per la prima vera volta, tirandomi fuori tutti i mostri con cui convivo, tutta quella tristezza violenta all’idea di non esserci ogni giorno, ecco io me so messa a piagne come una deficiente. Perché volevo prendermelo io il male suo. Tutto. E non potevo. Manco un po’. Poi me so placata. E le mattine successive le ho semplicemente fatto compagnia fino alle 7.00/8.00, mentre mi diceva un sacco di cose sagge sulla mia vita e io le dicevo un sacco di stronzate sulla mia vita. E la facevo sorridere. E la coccolavo assai. Poi se svejava mi padre e me ne andavo a letto. Il ché ha agevolato il mio già squilibrato bioritmo, com’è facile intuire. E continuavo a dire ai miei “ripijatemi con voi”. Ma nun me vojono, me sa.
 
 6. Sono stata tanto con gli amici miei, provando il piacere grandissimo di poterli vivere senza compromessi. Ho dispensato consigli che è un’attività alla quale sono preposta con loro, beandomi di ciascuno nella sua diversità, tra andirivieni di rozzaggini e frociaggini senza precedenti. Me piace ripensà alla nottata sul balcone di Frecciagrossa85 con Braciola e Tarallino. Mi piace ripensà alla fine di capodanno a chiacchierare di sesso con i miei 2 amici più storici, toccando apici di infinita saggezza come “Margherita Hack è una porca” (cit). Mi piace ripensà a quella sensazione d’esserci e di averli, che è una cosa che nun me capita mai a Milano, dove le persone le conosco al massimo da 3 anni. Me piace che so stata bene. Me piace che so stata bene da sola.
 
7. E Frecciagrossa85, l’amico mio finocchio, è stato un grande compagno di ferie, così tanto che avemo pensato che potremmo fa così: lui me se sposa e me campa e io je do un fijio. Naturalmente non scoperemmo, esattamente come tutte le coppie sposate. Però potremmo offrirci libertà sessuale, serenamente. Nun so, c’avemo da pensacce. Certo, lui è pesante e io so acida come poche, però se volemo bene.
 
8. Capodanno invece l’avemo passato alla villa al mare dell’amico mio imprenditore-che-ama-definirsi-tale che ha magnanimamente deciso di metterci a disposizione una villa che era già stata palcoscenico di un gran capodanno qualche anno fa. Non capisco mai se lo faccia perché ci vuole bene o perché voglia fare il figo con le vagine che ospita ogni anno e che a sto giro erano ben 2, russe, con tanto di vodka russa (che ci ha evitato di ingerire la vodka piscio comprata a 4.95 euro all’Eurospin) e insalata russa. Ma nun me importa. Io lo stimo, non fosse altro che per le sue infrastrutture, per l’impianto audio che monta ogni volta, per il proiettore, per le luci e per il rum che ce compra. Grazie!
 
 
E alla fine della fiera, l’alcol ce stava, il resto pure, l’amici anche e, quel che più conta, ce stava la musica che avevo contribuito a sceglie. E’ interessante sto passaggio, perché so partita con una serie di grandi classici rock per sfociare in qualche chicca indie degna della migliore Fujiko Night all’Estragon di Bologna, passando per CCCP e Rino Gaetano e poi…poi però il passaggio è stato inesorabile e spietato: IL TRASH!  Che sarebbe pure normale, si nun fosse che non smetto d’ascoltarlo, perché c’è da dì che il mio 2012 è iniziato sulle note di “Il triangolo no” di Renato Zero ed è proseguito ballando e urlando ”coooompramiiii, io sono in veeeenditaaaaa e non mi creeeeedeereeee irraggiungibileeeeeee” oppure “coooos’èèèè laaaa vitaaaaa-a-a-a senza l’amoreeeee-e-e-e”. Il tutto inframmezzato da delle pause-spugnetta nelle quali dovevo ingozzarmi nel tentativo di non stramazzare fracica a terra.
 
 
Insomma, me so divertita assai, perché a me i capodanni alla villa dell’amico mio imprenditore-che-ama-definirsi-tale me piacciono sempre un sacco. Me piace bere con l’amici mia, me piace strusciarmi a Braciola che mezzo sverso me dice “Vagina, sei sempre affascinante e ultimamente ho un problema con le tue tette”, me piace la promiscuità amichevole, me piace lo streaptease del fidanzato muscoloso e glabro dell’amica mia VagiGnocca – che, per l’appunto, è gnocca paura – me piace mettere il rossetto rosso a tutti a mezzanotte – in barba alle basilari norme igieniche – e stampare baci in fronte a tutti, me piace il sorriso di VaginaAsciugamana che ogni anno a mezzanotte me mette in mano una stella filante manco c’avessimo 8 anni. E lo fa da 10 anni.
 
Me piace sentirmi a casa.
E me piace piacermi di più, perché non devo piacere a nessuno.
E allora canto, ballo e me diverto come solo quando si è liberi si può fare.  
 
Per il resto, le mie solite paturnie vaginali del cazzo le ho avute, sia chiaro. Qualche lacrima pure. Ma le ho scacciate via. E sulla pugnetta mentale, sul feticismo sentimentale, sulle stronzate nostalgiche e melodrammatiche, su quel desiderio improprio e anacronistico di avere accanto in un momento difficile chi mi aspettavo ci sarebbe stato e invece non c’era, perché umanamente non era in grado di esserci, beh su tutto questo ho comunque vinto. 
 
E ho vinto perché anche quando la Vagina Maestra è più vulnerabile sa abbracciarmi e darmi la forza di darle forza. E ci sono riuscita perché Frecciagrossa85 ha capito cosa mi crucciava senza troppe parole. E ci sono riuscita perché Tarallino dice sempre qualcosa di geniale sulle stronzate che dice Braciola e mi fa ridere. E perché VaginaAsciugamana e il suo uomo mi hanno promesso un polipo su crostone e Bologna. E perché VagiGnocca e il suo uomo muscoloso e glabro mi hanno detto di andarli a trovare a Londra.
 
Ce so riusciuta perché queste ferie sono state piene di affetto. Di quello vero che c’è da un sacco e che spero per un sacco ci sarà.
 
Il resto poco conta.
 
Però so fiduciosa. Prima o poi la smetterò di ascoltà la musica trash.
 

17 commenti

Archiviato in Ai Eit, Ai Lov, Amicizia, Amore, Casa, Paturnie e dintorni, Sesso