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Flirtare riduce il colesterolo

Qualche giorno fa riflettevo sul flirt.

Ci riflettevo procedendo tutta corrucciata nella mia vita quotidiana, assorta nell’evidenza che non mi piace nessuno, mai (il ché, per fare una puntualizzazione squisitamente intellettuale, potrebbe anche coincidere con il mio non piacere a nessuno mai, per dire). Riflettevo sul fatto che non flirto abbastanza (sì, sì, vagine femministe post-sessantottine che strillate al mondo che voi sole con la vostra vulva ci state bene e che nulla vi affascina quanto il vostro utero, sì, ok, datevi pace). Riflettevo sul fatto che flirtare di più gioverebbe al mio vaginismo e che mi piacerebbe un sacco inciampare in un cazzetto che abbia almeno conseguito la triennale in flirt. Di fatto gli unici uomini con cui flirto sono quelli con cui mi relaziono per lavoro, che fa parte dei giochi, ma non bisogna eccedere, di solito, in quei casi lì, che rimarrebbe, a rigor di logica, poco professionale.

Dicevo, riflettevo sulla natura indiscutibilmente salutare del flirt. Il flirt è una cosa meravigliosa. Il flirt è bene ed è sempre auspicabile. Il flirt è emotivamente sostenibile, fisicamente stimolante, socialmente accettato, politicamente emancipato. Flirtare è bello. Il flirt gratifica lo spirito, risveglia i sensi e riduce il colesterolo. Il flirt, qualora accoppiati, non è mancanza di rispetto nei confronti del partner, se moderato, s’intende. Il flirt, nella giusta misura, aiuta anzi ad essere partner migliori, ci fa sentire ancora competitivi e desiderabili. Naturalmente bisogna cercare di non prenderci troppo gusto, col flirt extra-coniugale, se no si casca in quella ragnatela di valori indotti dalla quale è difficile poi divincolarsi.

In  generale, il flirt è il migliore afrodisiaco del mondo. Il flirt è il preliminare intellettuale e fisico. Ci fa venire il friccicorìo, ci fa bramare l’altro, ci fa pregustarne la pelle e l’aroma, la voce e il respiro, che, per capirci, è un po’ quello che succede quando sentiamo il rumore e l’odore della cipolla che soffrigge in padella: ci viene fame di qualcosa di unto e bisunto.

Ma c’è di più. L’insostenibile importanza del flirt è la più grande differenza che intercorre tra la sessualità maschile e quella femminile. Il resto sono quasi sempre stronzate. NON è vero che abbiamo bisogno di 90 minuti di preliminari e di 45 minuti di coccole dopo. Tutto è relativo.  Per esempio: se siete una capra con i preliminari ma siete, in compenso, dotati del nostro pene gemello (perché più che le anime gemelle, secondo me, esistono i genitali gemelli), al diavolo il vostro grossolano tentativo di solleticarci punti che sono a centimetri luce da dove vi affaticate: ottimizzate, fate altro, santo durex! Noi capiremo.

Se avete un cetriolino sottaceto ma siete straordinariamente bravi con altre parti, più o meno ovvie, del vostro corpo, procedete. Se siete dei velociraptor dell’orgasmo e i vostri spermatozoi usano casco e cintura di sicurezza perché in 20 secondi vengono sparati in orbita, esplorate soluzioni alternative, abbiate fantasia, ricorrete ai sex toys che no, non sono la manifestazione in jelly di Satana (magari anche qualcosa di farmacologico, nei casi più cronici, non guasterebbe).

Perché tutto questo, in fin dei conti, è accessorio (naturalmente se ce l’avete grosso, turgido e fiero, durate 2 ore, suonate la vagina a ritmo di punto G e sapete – dico sapete – praticare un cunnilingus, è meglio).

Ciò che è tuttavia fondamentale per noi vagine e che ancora oggi, nel 2012, sfugge a molti cazzetti, è che tutto si disputa molto prima, proprio sul terreno del Flirt. Perché se i portatori di fava possono attivare l’augello più o meno per qualunque vagina, nel senso che fatto “x” l’asse della fighezza e “y” l’asse dell’intelligenza, il cazzetto può chiavare tutti i 4 quadranti (come da grafico), ecco per le vagine è diverso.

Per le vagine il Flirt è la “n” potenza che moltiplica l’attrazione, che ci fa stringere le cosce, mentre chiacchieriamo davanti a una birra doppio malto. E’ il coefficiente di zoccolaggine che si attiva e ci fa prudere le labbra mentre ci fate fare un’altra risata e riuscite a piazzare un complimento straordinariamente cucito sul nostro vaginismo che in pratica, prima ancora che la birra sia diventata calda noi abbiamo già deciso che ve la daremo. O che, per contro, non vi daremo mai nemmeno la mano.

Dopo di ché, dopo il Flirt, nel caso in cui ci sia un seguito, tutte quelle macroscopiche differenze di genere nella sessualità si assottigliano, fino a svanire, nel compimento di un desiderio nato ore, giorni, settimane prima, tra le pieghe di una conversazione brillante, tra un vivace scambio di battute tra serio e faceto, che scadeva in doppi sensi, in risolini prurigginosi, per tornare, poi, a galla, negli occhi lucidi e vivi.

E la cosa migliore che possa succedere, è che due flirtatori autentici si incontrino. Attenzione, non si parla di flirtatori professionisti. I flirtatori professionisti sono come i pornodivi con le palle depilate. Sono patinati. Sono posticci. Qui si parla di amateur, di passione verace, sana, autentica, per il flirt, anche fine a se stesso. Perché il flirt è bello e non fa male a nessuno. E posto che flirtare bisogna saperlo fare, che è questione di predisposizione, che flirtare è una dote e che il flirt è come la luccicanza, o ce l’hai o non ce l’hai, ci sono margini di miglioramento anche per i casi più disperati.

Ma il punto (interrogativo), su cui riflettevo pochi giorni fa, tutta corrucciata nella mia vita quotidiana, assorta nell’evidenza che a me non piace nessuno mai, è: sarà mica che il momento più piacevole per flirtare è quando si è impegnati?

No perché, nell’ultima era zoologica in cui sono stata accoppiata  mi pareva che il mondo fosse il mio personale flirt mancato.

E ora, che sono single, non trovo una testa che incontri la mia pelle e una pelle che incontri la mia testa.

Quando invece, del sano flirt non protetto, gioverebbe molto al mio vaginismo.

Quindi cazzetti, per piacere, imparate a flirtare.

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Single vs Accoppiati – Arriva il Singles’ Revenge Day

Avere degli affairs sentimental-sessuali è fondamentale da un punto di vista sociale, prima ancora che emotivo.

Se sei single, la gente ti incontra e vuole, sostanzialmente, sapere se stai chiavando e con chi.

Questo tipo di indagine può essere condotta in diversi modi e diversi toni che variano a seconda del grado di confidenza che si ha con l’interlocutore.

Se il rapporto è, ad esempio, professionale ma confidenziale, la domanda viene posta come: “Beh? Ci sono novità?” accompagnata da tono languido e occhio vispo.

Se rispondi “No”, l’interlocutore si abbandona a esternazioni imponderabili, che oscillano tra la manifesta delusione e l’incredulità di circostanza. A quel punto, di solito, conviene aggiungere: “No, niente di particolare”, così che l’interlocutore possa sprofondare compiaciuto nell’idea di te impegnata in frenetiche sessioni hardcore fetish con Rocco Siffredi.

Quando il rapporto è intimo, invece, la domanda diventa più diretta: “Stai scopando come un riccio?”.

Il problema si pone soprattutto con quelle persone che hai sempre viziato con succulenti particolari sulla tua attività e che adesso, a prescindere, non accettano una risposta negativa. E’ più forte di loro.

Come nel caso del mio  amico Braciola che, come da manuale, in una piazza gremita di un centinaio di persone mi ha chiesto:

“Stai trombando?”

“No…”

“Dai, non dire cazzate”

“No, davvero, non sto trombando…”

“Dai, tanto non ti credo, dimmi con chi…” (è discreto, il mio amico Braciola)

E a quel punto poco conta che io gli dica: no ma sai, m’ha intervistata Vanity Fair, no ma sai sono in contatto con un editor, no ma sai sono presa bene, no ma sai sto crescendo e facendo il punto di me stessa, no ma sai voglio stare sola.

Niente. Tutto ciò non ha alcuna importanza. Lui vuole sapere soltanto se sto trombando. Ha proprio voglia di avere la sua razione di porcaggine amichevole, che ha sempre avuto e della quale non intende fare a meno. Se poi ci metto qualche dettaglio sconcio, lo rendo proprio un uomo felice. Lo rassicuro. Gli faccio capire che, nonostante l’incedere del tempo e le delusioni sentimentali, insomma, la ciola mi piace ancora. E lui è più contento.

Al di là di del caso specifico, è innegabile che la vita sessuale dei single sia un argomento assai ghiotto per amici  e conoscenti. Perché sì, ok, la vita da single c’ha tanti contro, ma c’ha anche diversi pro e uno di questi è la libertà di scoprire e di vivere ciò che si vuole (nella mente degli accoppiati; ”perdersi in turbinii libidinosi senza precedenti”). Per contro sì, certo, la coppia offre sicurezza, ma segna comunque un lento declino verso la monotonia, lontano da quell’intrigo e quella trasgressione che, sempre nella fantasia degli accoppiati, sono lì, alla mercé nostra. A un tiro di schioppo. A uno schioppo di cosce.

E così, per caso, ho una folgorazione: capisco che dobbiamo divertirci con quest’arma, dobbiamo usarla a nostro vantaggio, con particolare accanimento su quel genere di coppia che si struscia e si limona in faccia a noi anche se ci siamo mollati da 24 minuti con il più grande amore della nostra vita.

Per nessun motivo particolare, se non il puro gusto di far ricordare che anche la loro scelta ha un costo.

E così, per caso, decido che venerdì 20 aprile 2012 sarà il mio personale Single Revenge Day, giorno in cui, io, single farò rosicare tutti gli accoppiati che incontrerò sul mio cammino.

Tecnicamente, direi che i single di tutto il mondo dovrebbero partecipare al Singles’ Revenge Day, per prendersi ciò che spetta loro di diritto: la loro sacrosanta rivincita emotiva. Indipendentemente dal fatto che siano single felici o disperati, indipendentemente dal fatto che abbiano 5 partner diversi a settimana o che non battano chiodo dai tempi in cui Sara Tommasi era ancora vergine.

Dovrebbero, in tale data, far sì che nella mente dei loro interlocutori accoppiati campeggi una sola domanda:

(La partecipazione al Singles’ Revenge Day è gratuita, non richiede iscrizione, né patti di sangue, né donazioni seminali. Si apprezzeranno, al massimo, coloro i quali, partecipando, avranno successivamente il buon gusto di condividere con noialtri gli esiti del loro esperimento sociale)

Come fare?

E’ sufficiente lasciar intendere (con gli strumenti più idonei all’interlocutore) che noi, single, siamo reduci da uno di quegli eccitanti incontri clandestini su cui loro amano stuzzicarsi la memoria. Ma non dev’essere un gioco accomodante per risvegliare in loro appetiti naturalmente sopiti dal regime del coito matrimoniale standard. Non dobbiamo essere i cari, vecchi amici single che mettono un po’ di pepe nelle piccole fantasie di coppia stanca e consolidata. Nossignore. Dobbiamo proprio essere impietosi (lo so, ma sono le regole del gioco), dobbiamo prendere la mira ed essere implacabili.

Qualcosa come (parlerò al vaginale, per semplicità):

“no niente, insomma, ho conosciuto ieri sera questo tipo a cena, amico di amici, avrà avuto sulla 40ina, moro, alto, secco ma ben messo. abbiamo iniziato a parlare e non puoi capire quanto mi piaceva…”

“ah, bene…è single?”

“no, in realtà no” (questo urta sempre molto gli amici accoppiati, c’è una comprensibile solidarietà tra classi emotive)

“ah…e la fidanzata non c’era?”

“no…”

“e dov’era?”

“ma non lo so…comunque, alla fine della cena si è proposto di accompagnarmi a casa e io ho accettato, ma lungo la strada abbiamo deciso di andare a bere qualcosa…siamo andati al Frizziellazzi…è stato fantastico e io più lo guardavo più avevo una voglia feroce di farmelo” (sensazione che, 9 su 10, l’interlocutore non prova più per il proprio partner dai tempi in cui ci si diplomava in sessantesimi)

“mh…” (sarà il massimo dell’empatia che vi regalerà l’interlocutore accoppiato)

“eh niente….”

“ci sei andata?”

“siiiiii” (direte voi, con aria giuliva e insopportabile. un po’ trasognata, anche)

“ma dai!!! e com’è stato?” (l’interlocutore accoppiato lì capirà che dovrà censurare il suo rodimento di culo inconscio ed essere felice per voi che siete, dopotutto, single e che provate la triste ebbrezza di svegliarvi soli e sregolati la domenica mattina)

“e niente…è stato leggendario, io ti giuro, a un certo punto non capivo nemmeno più cosa mi stesse facendo”

“ahahahah” riderà amaramente l’interlocutore accoppiato. E poi, infingardo, cercherà di minare la vostra pace dei sensi con la sibillina domanda: “E vi rivedrete?”

Voi lì sarete bravi, non mostrerete la benché minima traccia di mestizia sul volto, neanche un accenno di pentimento o senso di colpa (che vale di più per le vagine), e direte: “Ma non lo so. Non credo. Non mi importa. E’ stato così incredibile che, credimi, anche se non dovessi vederlo mai più, so felice d’averlo visto almeno una volta! Cioè, non desideravo così tanto qualcuno da un sacco di tempo!”

“Beh, bello!” dirà l’interlocutore accoppiato fortemente tentato di chiedervi qualcosa di più specifico. Ma non lo farà. Per auto-conservazione. Quindi dovrete intercettare questa sua debolezza e attaccare con:

“E poi ce l’aveva…enorme

“ahahah ma dai! Ma tipo?”, vi chiederà.

Voi lì mimerete una dimensione, ma restate nel regno della dignitosa credibilità, niente eccessi da freak di motumbiana memoria (i cazzetti, su questo punto possono mimare la dimensione delle bocce).

“OOhhhh” farà l’interlocutore accoppiato, con forzato stupore.

“Lo so, ti giuro, non posso ripensarci che se no me tocca strigne le cosce (‘che me diventa de marmo’ per i cazzetti)”

“Beh mi fa piacere, ti ci voleva proprio” e con questa bassa osservazione (“ti ci voleva proprio”), l’interlocutore  accoppiato ancora non sa d’essersi condannato al rush finale di rodimento di culo:

“In compenso oggi sono a pezzi”, direte voi “non ho dormito un cazzo”, continuerete

“Siamo stati a fa robba fino alle 6 del mattino, ho dormito 1 ora e mezza e poi me so svejata per annà a lavoro!”

Detto ciò, dovrete passargli la palla e chiedergli: “A te, invece, come va con Medioman/Mediowoman?”

Nella pochezza della sua risposta, nella noia che a rivoli verrà fuori dalle sue parole stentate, voi potrete considerare conclusa la vostra missione.

L’interlocutore accoppiato non potrà far altro, a fine serata, che tornare a casa e litigare col proprio partner.

Per nessun motivo, naturalmente. Tranne quello di essere sempre lo stesso da anni.

Consiglio conclusivo: per salvare l’amicizia con l’interlocutore accoppiato, il giorno dopo chiamatelo e confessate di aver inventato tutto perché stavate partecipando a un esperimento sociale, a un gioco. Rassicuratelo. Fategli sentire che lui, con la sua convivenza e la sua forzata monogamia, è migliore di voi, che siete single, soli e tristi e che partecipate a giochi per single, soli e tristi.

 

Fotografia 1 by Piolzam

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Oh, buon San Valentino eh!

Potrebbe apparire bizzarro, ma io San Valentino lo odio.

E no, non è che io lo odii per qualche ragione bio-etica ed eco-sostenibile. Non è che io voglia oppormi al consumismo o alla mercificazione dei sentimenti per puri scopi commerciali. No, no, io odio San Valentino semplicemente perché non ho mai potuto festeggiarlo degnamente, come nei migliori cliché, come nei più patetici spot tv anni novanta, come nei più putridi sceneggiati per donnette medie e mediocri.
San Valentino per me non è mai esistito, indipendentemente dal mio status, se non per il tam tam mediatico e per l’eruzione incontrollata di cuori rossi nell’universo fenomenico attorno a me. Non che me ne freghi n cazzo, ma è per principio, cioè è proprio di cattivo gusto come ricorrenza, ecco, perché se sei single almeno per 20 secondi rosichi, e se sei in coppia scatta quel classico imbarazzo da San Valentino, miserabile ricorrenza in occasione della quale “come la fai, la fai, la sbagli”.
Mettemose nei panni del povero cazzetto, per esempio:
1. Se non ci fa l’ombra di un regalo, di solito reagiamo tipo: “no no, ma figurati, ma te pare che io ce tengo a San Valentino” (però in realtà iniziamo a pensà che nun ce ami, che non ci abbia amate mai, che è inutile, che c’è qualcosa di sbagliato in noi, nel modo in cui scegliamo gli uomini e nella nostra incapacità di auto-procurarci la felicità e che, comunque, a scanso di equivoci, lui prima o poi la pagherà. Il tutto sentendoci donne deluse, non in maniera letale eh, giusto un pizzico, però assai in profondità, proprio al cuore di quella principessa di Walt Disney che ineluttabilmente abita il colon di tutte le vagine, anche di quelle più evolute).
2. Se ci fa il regalo contro-voglia, è capace che se ne esce, chessò, con una scatola di cioccolatini mentre siamo a dieta o, peggio ancora, con…un PELUCHE, se possibile abbinato ai cioccolatini, che è proprio la quintessenza di chi di te non ha capito un cazzo e manifestarlo nel giorno degli innamorati è il peggio che si possa fare. Capitelo, cazzetti, abbiamo la vagina, facciamo versi strani se vediamo dei cani o dei gatti, è vero, succede. Però, esattamente come voi, non mangiamo più il fruttolo, né i Plasmon da circa un ventennio e abbiamo bisogno e desiderio di ALTRO: vestiti, scarpe, borse, bracciali, orecchini, prodotti per la bellezza, esperienze, viaggi, concerti, sesso furibondo, massaggi, cene, libri, spettacoli a teatro, trattamenti benessere, orpelli tecnologici che dovete configurarci, ecco, qualsiasi cosa ma non l’ottantesimo pupazzo raccatta-acari!
3. Se ci manda i fiori, è un paraculo che vuole essenzialmente declinare la questione regalo. Però gli va riconosciuto un minimo sindacale di signorilità. A quel punto la vagina ringrazia con frasi sconnesse del tipo “grazie amore! che carino” ma sappiate che comunque pensa “vabbè, ma il regalo vero?”. Le vagine che lo negano, mentono. Le altre sono catto-comuniste.
4. Varie ed eventuali
Personalmente, credo di aver toccato l’apice della Gaussiana degli orrori di San Valentino quando il mio ex ex valutò socialmente accettabile regalarmi per l’occasione, dopo che io m’ero sparata 1000 km di viaggio, il dvd del secondo film di X-files. Io non ho mai tolto neanche la plastichina, pietrificata d’0rrore. E, per pudore intellettuale, non ho nemmeno mai potuto riciclarlo. Il ché è strano perché, a onor del vero, il mio ex ex me faceva un sacco di regali, pure belli, ma se vede che in quel periodo non me metteva abbastanza corna, pe farme un regalo decente. Perché l’algoritmo è abbondantemente noto: più cornuto/a sei, mejo so i regali che ricevi.
Detto ciò, non mi resta che ricordarvi che in Italia su 10 coppie solo 3 sono fedeli quindi, domani, mentre riceverete un iPhone in cambio di un portafogli di Prada, per piacere, pensatelo, che avete il 70% di possibilità di essere cornuti. Ah, e se pensate di far parte del restante 30%, sappiate che è solo questione di tempo o, più semplicemente il vostro partner è davvero inchiavabile. Ah, e ricordate che a volte i frutti di mare mangiati a lume di candela possono avere effetti devastanti sull’equilibrio intestinale.
Buon San Valentino a tutti!

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