Ognuno ha le vagine che si merita

La mia opinione sulle vagine non è mai certa, mai definitiva, nel bene e nel male.

E’ un po’ come se fosse costantemente in bilico (ndr: confesso pubblicamente che sono 6 anni che non riesco più a dire “in bilico” senza che la mia mente canticchi “tra santi e falsi dei”) tra le peggiori nefandezze e le più celestiali e autoreferenziali celebrazioni.

Perché io, detta in totale franchezza, dopo tant’anni (e manco ne avessi 82) mica l’ho capito se noi vagine siamo “superiori” o “inferiori” (e qui ci starebbe un commento brillantone del tipo “ma no, siamo soltanto diversi…”).

Perché, sì, ok, va bene, noi possiamo tecnicamente, in linea di principio, sfornare la prole. Abbiamo l’intuito, siamo profonde, multi-tasking, eclettiche, poliedriche, sensibili, forti e deboli, armoniose e contrastate, siamo il bene e insieme il male, dio quanto ci amiamo, dio quanto ci odiamo…(e sì, evitero di attaccare con la personale visione delle vagine di Fiorella Mannoia, perché poi su come le vagine cantano le vagine vorrò aprire un capitolo a parte). 

Per carità, io ho delle vagine carissime. Vagine storiche con cui ho spartito il sonno, le vacanze, le confidenze, le paure, le lacrime, le mbriacate, le notti fino all’alba a parlare, i flirt e gli sgami. Ci sono stati scazzi e chiarimenti, com’è ovvio che sia, in oltre 10 anni di amicizia. E anche adesso, con le nostre vite diverse e distanti, so che comunque posso cercarle e che  loro possono cercare me nei rispettivi attacchi di vaginismo. Così come ho delle vagine altrettanto storiche alle quali mi lega una grande affinità mentale, una sostanziale solidarietà femminile, non dichiarata ed effettiva. Ho delle vagine che considero tra le vagine più intelligenti che abbia mai incontrato. E ho pure delle vagine nuove che adoro come se fossimo state compagne di banco per tutto il liceo, anche se il liceo insieme non l’abbiamo fatto mai. E, a onor del vero, ho anche incontrato molte altre validissime vagine, a cui ho voluto un bene rilevante, che poi però ho perso perché nella vita è normale trovarsi e poi smarrirsi, pur senza dimenticarsi.

E allora, di grazia, com’è possibile che ciclicamente mi succeda di assistere a un crollo verticale della mia stima per il mondo delle vagine? Perché inizio a pensare che gli uomini siano infinitamente migliori di noi, per chiarezza-essenzialità-linearità e sense of humour?

Perché poi inizio a pensare che siamo patetiche, invidiose, competitive, paranoiche, egocentriche, logorroiche, vanesie, persino false, bugiarde, ipocrite e, non meno grave, noiosissime?

Come può una vagina essere misogina (in realtà basta lavorare da du anni con solo donne, e lo dico con la consapevolezza di poter io stessa alimentare la misoginia altrui)? Che minchia di paradosso è questo?

Come posso conciliare la stima sconfinata che nutro per certe vagine, con l’incredulità che mi suscitano le altre?

E intanto io, che non mi pongo né nella prima né nella seconda categoria, certa di poter shiftare tra le due a seconda dei periodi della mia vita, rifletto.

E mi ritiro per deliberare.

 

(e vedere foto come questa, decisamente non aiuta nel giudizio…)

(??? ai tempi miei “Ti amo di bene”, per lo meno, non si diceva)

9 pensieri su “Ognuno ha le vagine che si merita

  1. Semplicemente, alcune Vagine sono molto intelligenti. Molto di più di quanto potrebbe esserlo un uomo. Per intenderci, sono delle vere forze della natura, come solo loro sanno esserlo.
    E quando incontri Vagine del genere bisognerebbe fare di tutto per tenersele vicine. Anche perché, purtroppo, la verità è che la vagina media è un’idiota, frivola e con il cervello di un’oca.

    Io sto diventando una misogina. O forse lo sono già. E me ne dispiaccio. Ma quando sento certe cose o vedo certe scene non posso che fare a meno di vergognarmi di essere io stessa una Vagina.

    Cmq, complimenti, perché il tuo blog offre un sacco di spunti interessanti ed è veramente ben scritto.

  2. vagina cara, sei molto brava a scrivere e soprattutto a pensare ed esprimere bene quello che pensi. dio che discorso contorto (vaginoso?). io volevo apportare un mio pensiero da matusa, come dicevamo noi una volta. ehm…e scusami se è serioso… il discorso è molto semplice dal mio punto di vista, anzi banale (e dunque può anche essere che non abbia colto appieno il senso del tuo): le vagine che tu non sopporti, e che anch’io faccio fatica a digerire, sono semplicemente quelle che si confanno totalmente al sistema maschile. sistema maschile ‘normale’, quello che non ci piace – perché non voglio generalizzare. e non si deve generalizzare neanche nell’altro campo, se dobbiamo proprio dividere e separare (che sono così stufa di farlo…) -. fammi essere brillantona: è vero che siamo diversi, vagine e…e…? come li chiami? ma siamo complementari. non solo, come ci insegna jung (che peraltro si rifà a dottrine spirituali dell’estremo oriente), in ogni essere umano c’è una parte maschile e una femminile. è chiaro che nelle vagine predomina (anche se non sempre:-)) la parte femminile (l’anima) e nei… quella maschile. che noia ‘sta qua. lo so che sono cose che già sai, ma vado avanti. io sono convinta che stiamo assistendo a una trasformazione epocale e credo che addirittura l’espandersi (diciamo così) dell’omosessualità sia significativa da questo punto di vista. il punto di vista è che finalmente (ma chissà se io riuscirò a vederla, tu sicuramente sì) assisteremo all’integrazione del femminile nel maschile e viceversa. io sono una vagina ottimista. ne ho passate tante, non sono partita ottimista, anzi, ma piano piano sono riuscita ad equilibrare degli aspetti e ora penso di potermi dichiarare ottimista. tornando allo sproloquio, come sempre, nei momenti di passaggio le re-azioni sono esagerate. e troviamo vagine come dici tu ‘patetiche, invidiose, competitive, paranoiche, egocentriche, logorroiche, vanesie, persino false, bugiarde, ipocrite e, non meno grave, noiosissime’ e uomini (oh, m’è scappato!) maschilisti (termine che indica la mia età…a proposito, ho 63 anni), troppo sicuri di sé, o insicuri, menefreghisti, incapaci di dare tenerezza, etc. etc. le cose però cambiano, cara vagina. piano piano, ma cambiano. ed è facile, in fondo, conciliare la stima che provi per alcune con l’incredulità o addirittura la repellenza per altre: non giudicare. giudicare significa dividere, separare (lo so, è una fissa per me). ognuno è on the road. ognuno fa del suo meglio. no, vabbe’, non è così facile non giudicare, ma credo sia importante provarci.
    spero di non aver sproloquiato troppo, di non essere andata fuori tema, di non essermi presa troppo sul serio. né di essere presa troppo sul serio da te e dai tuoi lettori. luigi tenco cantava una piccola, semplice, bella canzone, che diceva: ognuno è libero, di fare quello che gli va. yè yè.

    1. Cara Maria,
      grazie mille delle tue parole. Mi fa un sacco piacere ricevere il tuo commento e i tuoi consigli!
      Bella la citazione di Tenco. Solo che, come dici tu, non giudicare è difficile, quasi impossibile. E al giudizio si è socialmente esposti, sempre. Si può arginarlo. Si può evitare che diventi gratuito, è giusto farlo. Però se qualcuno ci pesta le palle, sarà pur giusto sviluppare insofferenza. Poi sì, girarsi altrove. Perché altrove, spesso vicino, c’è di meglio.
      Ripassa presto e abbasso il conformismo al modello maschile 🙂
      Buona serata,
      V.

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