Dove c’è Frecciagrossa85 c’è casa

Questo weekend è venuto a trovarmi il mio migliore amico finocchio che, non per dire, è una figura retorica degna di qualunque ultra-ventenne semi-evoluta milanese, il miglior amico finocchio. Per evitare di chiamarlo in continuazione “il mio miglior amico finocchio”, chiameremo il mio migliore amico finocchio “Frecciagrossa85“.

Venerdì pomeriggio, dopo l’ufficio, mentre Frecciagrossa85 era in viaggio per raggiungermi, mi sono detta che c’avevo vojia di coccolarmi. Mi sono accesa una sigaretta mentre il portone del palazzo del mio ufficio si richiudeva alle mie spalle. Mi sono incamminata verso casa a piedi, continuando a ripetermi che questo inverno, dopotutto, non è mica poi così feroce (il ché implicherà che nelle prossime 48 ore si abbatterà su Milano una tempesta di neve in direttissima dal Circolo Polare Artico). Camminavo in quella specie di nebbiolina che s’addensa tutta attorno ai lampioni, tra le vetrine scintillanti piene di accessori e indumenti che non potrò permettermi mai e mi sforzavo di ignorare l’incombere di quell’odiosa prassi meglio nota come “PENSIERINI DI NATALE“.

Camminavo e pensavo che era proprio il caso di entrare in un parrucchiere e di farmi fare una piega. Ogni volta che vado in un parrucchiere a Milano, mi viene una nostalgia pazzesca del parrucchiere terrone. Il parrucchiere terrone, di solito,  conosce te, tua madre, tua zia, i tuoi gusti, il tuo lavoro, la tua vita sentimentale e, possibilmente, anche il nome del tuo “zito”. Il parrucchiere milanese, invece, ti fa pagare 29 euro per una piega con 11 euro di trattamento Kerastase dei miei cojioni e all’ora dell’Happyhour ti offre anche il prosecco nel flut. La piccola terrona che è in me era sconvolta.

Uscita dal parrucchiere con una testa di morbidi boccoli, ho raccattato Frecciagrossa85 che, intanto, era giunto a Milano più figo, più tonico e più salutista che mai. Siamo andati a cena fuori, poi a mangiare un gelato in Via Marghera che è inspiegabilmente una fucina di gelaterie, infestata di famiglie ingorde di ghiottonerie a qualunque ora del giorno e della notte (per rendere l’idea, ho visto panettoni imbottiti di gelato, io, in Via Marghera).

E poi siamo andati a bere negroni e vodka lemon raccontandoci gli ultimi mesi di vita: un tripudio di avventure sentimental-para-sessuali, lui, e uno sfacelo sentimental-para-sessuale, io. Il resto del weekend si è consumato tra chiacchiere sul divano-letto, passeggiate in centro con conseguente ipertrofia del polpaccio per una che ha la stessa agilità di un tricheco, merenda con Zia Vagina e Panaro a base di caffé e sfogliatine convincendoli in tutti i modi a tornare in vacanza in Puglia la prossima estate, sfoderando una lunga lista di alimenti di imponderabile pesantezza che sottoporremo alle loro papille gustative. Ma, soprattutto, cifra caratterizzante del weekend, un susseguirsi di esilaranti massime come:

“Mi ricorda quella volta che per sbaglio mi sono lavato il culo col topexan”

“A me piacciono tutti. Basta che respirino”

“Non posso raccontarti tutti i miei flirt, non me li ricordo nemmeno”

“Preferisco il rimming alla fellatio”

“Per me vanno bene dai 13 anni ai 55”

“Gli stavo toccando il pacco in discoteca ma mica me ne facevo accorgere”

“A me non importa nulla della dialettica”

“Mi hanno appena invitato a un’orgia

“Vieni subito a trovarmi, ti presento un bel nero”

“Secondo me Vaffanculo di Marco Masini è una bella canzone” con conseguente, acceso dibattito in cui, sotto la moderazione di Gad Lerner, io cerco di spiegargli perché è indiscutibilmente, socialmente riprovevole affermare che Vaffanculo di Marco Masini è una bella canzone. Per riabilitarsi, mi ha proposto di andare al concerto dei Radiohead, ed io che vivo ormai fuori dal mondo in un piccolo bugigattolo di auto-commiserazione vaginale, manco l’avevo capito bene che vengono i Radiohead in Italia. Gli ho detto sì, naturalmente. Ma i biglietti temo siano già finiti. 

Il tutto accompagnato da quello che ormai può definirsi uno dei nostri giochi preferiti: passare in rassegna qualunque conoscenza pene-munita condivisa negli ultimi 12 anni e confrontare i rispettivi gusti. Devo ammettere che le nostre preferenze sono piuttosto dissimili, fatta eccezione che per il mio ex e per un amico di uno nostro amico musicista che, a quanto pare, diversi anni fa, ha animato le fantasie erotiche di entrambi. Solo che allora non lo sapevamo. O meglio, Frecciagrossa85 sapeva benissimo dei miei scompensi ormonali. Io ignoravo che fossero da lui condivisi.  

In conclusione, non meno importante, ho ampliato la mia cultura in finocchiologia, scoprendo che se ti piace prenderlo nel di dietro sei “bottom“, se ti piace metterlo nel di dietro sei “top“, se invece dipende dalle condizioni metereologiche sei “versatile“. Ho scoperto che esistono degli escort che costano dai 50 ai 150 euri all’ora, che sono palestratissimi, depilati e con delle facce quasi sempre inguardabili. Ho scoperto che Frecciagrossa85 ha una sconsiderata tendenza allo “sgamo facile” in luogo pubblico, cosa che a me imbarazza un sacco perché ho una serie di fissazioni sociali come “non fissare la gente + non parlare ad alta voce in pubblico (beneinteso che in privato posso abbandonarmi a delle sceneggiate di magnitudo 10.5, che mi meraviglia i miei vicini non abbiano chiamato mai il 118) + mangiare a bocca chiusa. Ho anche scoperto che Frecciagrossa85 è un bel bocconcino e che se io gli cammino accanto tirata a lustro i maschi guardano lui (ma non sono ancora pronta, in quanto vagina single, a lamentarmi del fatto che tutti gli uomini in circolazione sono o fidanzati, o cessi, o froci…no, non lo farò).

Ho scoperto, nel mio Master Executive in Finocchiaggine, che c’è una libertà sessuale invidiabile e una chiarezza che non mi è mai capitato di trovare nel mondo etero. Ho scoperto una memoria di me stessa che avevo perso, nei suoi racconti di festini alcolici e di avventure occasionali. 

Ho scoperto che ai matrimoni dei nostri amici, noi 2, che saremo – per lo meno apparentemente – 30enni e single, ci siederemo vicino e faremo scudo comune agli occhi di un mondo che ci chiederà “E VOI? QUANDO VI SPOSATE, VOI?”

Ho pensato che se vivessimo nella stessa città sarebbe molto più bello.

Ho pensato che mi obbligherebbe a fare sport.

Ho pensato che la domenica verrebbe a pranzo da me.

Ho pensato che sarebbe famiglia.

Ho pensato che dove c’è Frecciagrossa85, c’è casa.

11 pensieri su “Dove c’è Frecciagrossa85 c’è casa

  1. Ecco. Ché casa è un chi, non un dove.
    E si, i biglietti per i Radiohead sono finiti ancor prima di essere ufficialmente in commercio (con mio sommo disappunto, per di più).

    Ah, e la storia dei single ai matrimoni e dell’immancabile domanda, beh, l’ultima volta ha provocato una mia reazione verbalmente violenta e per poco non mi svoltavo un grazioso centro tavola ad arma di distruzione di massa. Ma si sa, noi pugliesi abbiamo il fuoco….

  2. Cara Vagina, come sempre è un piacere leggerti…magari nelle stessa città si amplierebbe ancora di più la tua cultura homo 🙂 pensaci, pensaci! I love you.

Parla con Vagina, Vagina risponde

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