Quelle che la domenica è mejo

AVVISO AI NAVIGANTI:

ELEVATISSIMO TASSO DI PATHOS, SI SCONSIGLIA LA LETTURA AI PORTATORI DI PENE E ALLE PERSONE FELICI.

***

La domenica è sempre stata un giorno alquanto controverso.

Quando ero piccola e dovevo fare la prima comunione ero costretta ad andare a messa (che al sud – o come dicono qui a Milano “in meridione” che suona lontanissimo come “in Nuova Zelanda” e invece è molto più vicino di quanto non credano – ecco al sud la prima comunione è praticamente come il vaccino, prescritta dal medico curante); quando ero al liceo ero costretta a fare i compiti per il lunedì; da quando sono andata a vivere “in settentrione” la domenica è il giorno in cui dovevo strizzarmi il cuore in aeroporto e ripartire; quando avevo un uomo e una relazione a distanza, la domenica era il giorno in cui lui andava via.

Certo, ho anche dei bei ricordi della domenica. La domenica si andava (e quando sono in meridione si va tutt’oggi) sempre a pranzo a casa di VaginZilla, la mia zia preferita, i cui banchetti sono un’esperienza libidinosa per i palati più audaci e sono articolati secondo una precisa consecutio ciborum: antipasto, primo, secondo, contorno, varie (in genere si tratta di peperoni, la cui preparazione può variare: arrostiti, alla scacchiata, fritti con l’uovo). A questo punto si fa una pausa, di solito, e poi si introduce la “latticino session” nella quale, proprio mentre pensavi che il pranzo fosse nella sua fase calante, a tavola arriva 1 kg di “nodini” freschi freschi che – incredibilmente – hanno davvero il sapore della mozzarella + caciocavallo + provola + scamorza affumicata di Fragnelli che io non posso resisterci. Il tutto, s’accompagna con uno o più piatti d’affettato che, solitamente, contengono capocollo e fettine di un salame specialissimo, regalato da qualcuno, buonissimo, con la pellicina già tolta. Va da sé che non è possibile manifestare sazietà e non partecipare alla “latticino session“. E’ proprio questione di etichetta: almeno un nodino, anche se senti che le tue interiora stanno per cedere, devi mangiarlo. E anche una fettina di scamorza affumicata, devi mangiarla. Sul resto puoi soprassedere. A quel punto, di solito c’è il momento finocchio/pagnottella, di ispirazione vegetale, tanto per alleggerirsi. Poi la frutta. Poi il dolce. Poi il caffé. Poi l’ammazzacaffé. Poi la morte. Nel senso che tutti si dileguano e vanno a svaccarsi, satolli e rantolanti, in qualunque angolo della casa permetta di assumere una posizione orizzontale e morire per un par d’ore. Io, solitamente, mi svacco sul divano in cucina. Dove VaginZilla poi lava i piatti chiacchierando con la Vagina Maestra. Mi piace stare lì, così noi 3 possiamo spettegolare.

E poi, la domenica era anche il giorno di X-files, quando su Italia1 alla sera davano ben 2 puntate che erano un appuntamento fisso per me e il mio papi, il quale m’ha formata a suon di film di fantascienza e horror, e che si lamenta che oggi non ne fanno più film di fantascienza belli come quelli a cavallo tra anni ottanta e novanta e forse c’ha pure ragione. E noi ci accucciavamo sul divano in tavernetta, sotto le coperte e ci gustavamo le paranormali avventure degli agenti speciali Mulder e Scully,  quasi sempre disquisendone a posteriori, perché uno dei plus di X-files era che spesso non ci si capiva un cazzo (privilegio che negli anni 2000 sarebbe stato ereditato da Lost).

E anche adesso, in questo periodo intendo, in questa piacevolissima fase della mia vita in cui potrei dormire 3 mesi di fila, risvegliarmi, voltarmi dall’altra parte e continuare a dormire per altri 3 mesi (e probabilmente lo farei se solo non avessi un lavoro che mi obbliga a contenere la mia tendenza alla deriva autolesionista), la domenica è un bel giorno perché segna la fine del weekend. Se mi avessero detto che un giorno avrei scritto una frase del genere, giuro, che non avrei potuto crederci, ma dopo questa il relativismo di Einstein mi ha persuasa del tutto.

La verità, infatti, è che in questo momento io odio il weekend. Lo odio profondamente. Lo odio da prima ancora che arrivi, il giovedì m’innervosisco già, e quando esso giunge, il weekend, in tutta la sua magnifica pateticità io mi ritrovo a raschiare il fondo di me stessa, ad esplorare nuovi orizzonti di atarassia, come se una forza fisica molto più forte della gravità mi incollasse a terra e mi spingesse ancora più giù.

Completamente estranea all’idea di sforzarmi, di prendermi in giro, di dissimulare questa solitudine. In un totale rifiuto della relazione di circostanza, della ricerca di argomenti e interessi in comune lì dove non ce ne sono, dell’uscire per l’uscire, del parlare per il parlare, solo per pensare di non essere soli. Ma io credo fortemente di essere sola, nonostante gli amici lontani e i conoscenti vicini, nonostante l’adorabile Zia Vagina, nonostante gli aperitivi e le cene fuori, io lo sento su ogni centimetro di pelle che sono sostanzialmente sola e ogni weekend questo sentire si manifesta, lapalissiano, inequivocabile.

E sono, per di più, emotivamente viziata perché fino ad oggi nella mia vita, ogni volta che ho passato un momento difficile, c’è sempre stato qualcuno che da grande voleva fare il crocerossino o il missionario e per cui io fossi abbastanza importante (o che avesse abbastanza tempo libero) da infiltrarsi nella mia stanza con un barattolo di nutella e una san miguel; qualcuno che mi obbligasse a uscire; qualcuno che mi salvasse dal mio spocchioso carattere di merda e mi aiutasse a vedere le cose sotto una luce nuova.

A questo giro, però, non c’è.

Perché quando si cresce, quando si va via da tutti per andare a lavorare e a vivere da sola a Milano a 23 anni, quando non vuoi che i tuoi genitori si preoccupino e quindi non parli, quando odi l’idea di dover elemosinare delle attenzioni a qualcuno che nella tua vita c’è soltanto capitato, quando non tolleri il pensiero di essere noiosa o ammorbante, ecco in questo caso l’unica possibilità è imparare a salvarsi da soli. E sperare di riuscirci, senza sprecare troppa vita.

Mentre l’unica persona che riesci a cercare è proprio quella dalla quale dovresti allontanarti. Che però non è soltanto il tuo ex, è anche il tuo amico, il tuo compagno, il tuo punto di riferimento. E’ colui che un giorno ti ha presa per mano e ti ha fatta crescere. E’ colui che ti ha insegnato ad affrontare la vita da adulta. E’ colui del cui affetto non dubiti, è colui che ha sempre dimostrato, nonostante tutti i suoi limiti, di volerti un bene pazzesco. E in questo momento io non riesco a pensare a un altro modo per respirare, che non sia averlo al mio fianco. Ed è come se, senza l’aria, non potessi trovare la lucidità per affrontare tutto il resto.

E intanto la gente mi dice “devi distrarti, devi vivere, devi uscire, devi andare in palestra, devi rinascere, devi conoscere altra gente, devi divertirti, devi affrontare la cosa con maturità, devi voltare pagina, devi chiudere perché continuare a sentirlo non ha senso, devi fare chiarezza, devi pensare a te”. La gente dice un sacco di cose, in questi casi. Il problema è che io le so già tutte. Il problema è che io non voglio voltare pagina, perché non credo sia giusto farlo. Il problema è che finché la mia pelle non si convincerà che non c’è più poesia, io non sarò disposta a perderci.

Ieri un mio amico, un mio caro amico, che è diversissimo da me quasi in tutto ma con il quale nei momenti di merda riusciamo sempre ad avere un’enorme empatia, mi ha detto che io sono forte, così forte che sono più forte di lui, del mio amico intendo. E l’ha detto con una tale sicurezza, come se fosse un fatto così acclarato, che mi ha colpita. Che mi ha fatto chiedere come possa essere così sicuro, lui, di questa forza che io non sento di avere, che io non trovo.

Come possa essere sicuro che io uscirò da questo smarrimento totale.

Da questa vulnerabilità vischiosissima nella quale vorrei raggomitolarmi e rannicchiarmi.

E implodere. Ancora.

16 thoughts on “Quelle che la domenica è mejo

  1. Dico sempre cose inutili e sdrammatizzanti ma dovevi sconsigliare la lettura anche agli appassionati dei pranzi di VaginZilla, soprattutto se affamati 🙂

  2. Sono capitata per caso sul tuo blog, di link in link.
    E però non posso che adorarti: anche per me, da piccola, la domenica era sacra perché c’erano quelle due puntate di Xfiles.
    Ovvio, lo so che non era quello il tema centrale del post… e però leggere quelle frasi mi ha fatto tornare alla mente un sacco di ricordi..! 🙂

  3. Anch’io sono pugliese e posso comprendere i chilometrici pranzi in casa in cui espressioni come “no, grazie sono sazio”, oppure “ho mangiato tanto da non avere più un angolino libero nello stomaco” sono un’offesa pubblica alla padrona di casa; unica pena possibile una specia insana di contrappasso in cui al pranzo successivo dovrai rimpinzarti di più avendo il fiato sul collo degli altri commensali.
    Se posso permettermi… non si volta mai pagina con ex vari di cui si serba un ricordo positivo, parlo per esperienza personale: gli altri ti diranno sempre che lui non ti merita, è uno stronzo, che tu sei la vittima, che devi tagliare i ponti per smettere di soffrire e andare avanti. Tutte stupidagini! Loro non capiranno, ma la vera sofferenza sarebbe privare te stessa di ricordi, di sensazioni e stati d’animo non comuni e che sarebbe una perdita di tempo cercare di spiegare. Per me è stato così.
    E comunque chi fa da sè fa per tre, e anche di più! 😉
    Ciao, Sibyl

    1. Ciao Sybil,
      i ricordi sono importanti. Ma una volta uno m’ha detto “non fare misticismo del rapporto”. E siccome quello c’aveva spesso ragione, io non lo faccio.
      Ho deciso di smettere. Smetto. Ho smesso.
      Insomma, in qualche modo si fa.
      Ah, naturalmente, w i pranzi in puglia!
      Ciao!
      V.

  4. “Cento demoni giocano con te, come puoi sentirti sola più che mai?”

    Sì, se non si fosse notato ancora, passo molto tempo a leggerti. E se anche questo post risale a un anno fa, per me molto di ciò che hai scritto è perfettamente attuale. Per motivi e situazioni diverse, ma quella sensazione di essere soli non è esclusiva di chi “è single, ha gli amici lontani” eccetera. Forse è tutta “colpa” di una dannata frustrazione esistenziale permeata sottopelle, quella noia da weekend in solitaria passati davanti al pc o alla tele. Quei weekend quando non c’è manco mezzo amico disponibile per andar a bersi una birra e allora speri che sia il weekend in cui almeno il sabato sera lavori, perché aver un ragazzo non riempie la mancanza di un amica con cui andar a far l’aperitivo e parlar male dei penedotati.
    Chiedo venia per il piccolo “sfogo”, ma son al secondo giorno di ciclo reduce da giorni di seghe mentali.
    Un abbraccio.

    Ps: se ti mancano i pranzi in puro Puglia’ style, ti invito una domenica da mia nonna. Se ti va bene mangiar camionate di panzerotti fino alla morte 😉

    1. Non scusarti del tuo sfogo. Dopotutto sto blog sta qua anche come terapia di gruppo. Nel senso, l’ho aperto come auto-aiuto. Poi ho scoperto che aiutava pure qualcun altro e questo è stato un bene.
      Posso immaginare, forse, la tua condizione. E posso dirti di pensare quello che penso io, che alla fine sono quasi sempre periodi, sono fasi, che si trasformano, sia quando le cose vanno bene, sia quando vanno di merda.
      Tu però se mi inviti a magnare panzerotti da stare male, che poi torni a casa con i capelli che puzzano di fritto, capisci che tocchi una corda molto sensibile in me, vero? 😀

      1. Certo, lo so, ma un panzerotto fa bene al cuore 🙂 grazie comunque per le tue parole, carissima. Non sono cose nuove -non ti sto sminuendo eh!- perché in un angolo del mio cervello troppo emotivo c’è un barlume di razionalità. Ma da scorpione a scorpione, credo che il discorso lo conosciamo entrambe molto bene.
        Un abbraccio 🙂

  5. Ti ho scoperta ieri e sto leggendo dall’inizio il tuo blog. Ecco,questo pezzo è esattamente come mi sento io ora,che il weekend sta per iniziare. E io sono single da 2 settimane. Ho lasciato io,pur amandolo ancora,al momento ci facevamo solo del male. Ora ci dobbiamo concentrare su d noi e risolvere i nostri problemi,per sperare in un futuro insieme. Ho scoperto che lasciare pur amando è la tortura peggiore del mondo. Ieri erano 10 giorni che non avevamo contatti(cosa richiesta da lui). ma ieri lui mi ha cercata. E dopo la felicità del sentirmi cercata,e di averlo sentito,oggi ho vissuto una giornata di isteria totale per esser dovuta ripartire dal giorno 1 di distacco, e ho avuto bisogno di sentirlo di nuovo. Perchè solo lui sa gestirmi in questi casi. e ora sono a casa sola. e il weekend inizia. e danno pure pioggia. Io non penso di ritrovare la forza di 11 giorni fa. Il tuo blog è fantastico,tu sei fantastica e questo weekend lo leggerò tutto! Sei fantastica

    1. Cara sconosciuta amica vagina,
      questo blog, in realtà, riporta, specie in questi post più vecchi, la testimonianza di una fase assai simile a quella che stai vivendo tu. Anche se gli anni condivisi erano molti di meno ma sai, i nostri schemi mentali non sono poi così dissimili.

      Se ti fa bene spulcialo. Ti farà capire che tante cose che provi sono veramente normali, regolari proprio in questa fase. E penserai anche che possa passare.

      E quanto al resto, grazie di tutto 🙂
      hold on!
      V.

      1. Nel frattempo io sono arrivata a leggere il post del 23 giugno con tutti i commeni annessi ^__^. E mi piace sempre più. Mi piace come scrivi. Mi piace come pensi. Mi piace la tua forza. perchè hai una forza incredibile sai? Io ho 29 anni, 2 figli,e questa era la prima relazione post-separazione che vivevo. Un sogno. L’Amore con la A maiuscola. mai provate cose così per un uomo. E dopo che lui ha rotto il silenzio,stiamo continuando a sentirci. ma via sms. Che pare meno grave (a me piace prendermi in giro da sola). Il tuo blog mi sta aiutando non sai quanto. Ma io non ho la tua forza nel portare avanti la decisione di non avere contatti se un ragazzo è diventato ex. Tu sei il mio mito!! Intanto continuo a leggere,così magari nelle prossime fasi sto già un passo avanti e so che mi aspetta!!
        Un bacione e grazie per le risate nonostante il weekend demmerda!

      2. Di niente davvero e guarda che quella forza ce l’hai sicuro.
        Però devi avere pazienza e aspettare che venga fuori.
        Al momento giusto! 🙂
        parole da posta del cuore finite 😀
        ti mando un abbraccio
        V.

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