Volontariato Emotivo

Ieri sera mi ha chiamata un mio amico.

Mi ha chiamata un mio amico che s’è lasciato un anno e mezzo fa con la sua vagina. St’amico mio c’ha la mia età, anzi a dire il vero è pure un anno più piccolo, ma è un militare, quindi è come se c’avesse 47 anni portati male.

Ieri sera ha avuto un momento di sconforto, cosa incoraggiante per chi s’è mollato da du mesi, vedere che dopo più di un anno capitano ancora i momenti di sconforto in cui vorresti il tuo ex, vorresti parlarci, berci una birra insieme, riderci come se tutto quel tempo non fosse passato e come se la vita non fosse andata avanti, dritta e separata. Distante.  

Tutto è iniziato col film sbagliato.

“Perché?” gli ho chiesto.

“C’era una coppia innamorata”, m’ha detto

“Ma pure tu, che minchia di film ti guardi?” gli ho fatto.

“Ma era maschi contro femmine, cazzo una commedia all’italiana…” m’ha risposto.

“Non capisco perché siano convinti che l’amore e i tradimenti facciano ridere…no devi guardare altro, devi guardare i thriller oppure le storie dei serial killer…” ho concluso, perché la verità è che quando sei single devi stare attento a una marea di insidie emotive.

Dicevo, st’amico mio ha avuto sto momento di sconforto: vive giù e trova che giù sia ammorbante, che la gente sia piatta, che se sente solo, che quelle più piccole so sceme, che quelle di 25 anni stanno con quelli di 35 e che quelle di 30 stanno con quelli di 40. Che quelle migliori sono andate via (come te, cara mia), che quelle che sono rimaste se la profumano e che di solito vanno con “cazzi rigonfi d’acqua”. Che nonostate la dozzina di vagine trascorse nell’ultimo anno della sua vita, alcune delle quali anche carine-dolci-interessanti, a quanto pare, lui non ne può trovà una che je vada a genio. Inoltre a lui gli piace di parlare di politica internazionale, dichiara, e se la vagina non conosce la differenza tra perigeo e apogeo, gli cascano le palle a terra.

 Allora io pensavo a questo mio amico, questo giovane uomo che dispera come se fosse spacciato, alla veneranda età di 25 anni, e iniziavo a sentire una feroce invidia del pene, che ho manifestato nella seguente affermazione:

Hai 25 anni. Tra 10 anni sai quanti ne avrai? 35. Il ché significa che, siccome hai il pene, hai ancora 10 anni, se non 15, per costruirti tutto ciò che vuoi. Avrai 35 anni e starai con una di 25, per la teoria che hai tu stesso enunciato! Allora cosa stra-minchia vuoi? Cosa dovrei dire, io, che ho ancora solo QUATTRO anni prima di diventare un cotechino da cuocere con le lenticchie? Solo 4 anni per trovare, in via del tutto teorica, l’uomo della mia vita – che EVIDENTEMENTE non esiste e non esisterà mai perché sono destinata a morire sola, grassa, con due gatti, mangiando Gocciole Pavesi sul divano??”

E allora lì ho capito cosa stava succedendo. Lì io ho chiaramente messo a fuoco la nuova frontiera di sopravvivenza del single conteporaneo: il VOLONTARIATO EMOTIVO.

Avevo già avuto sentore di ciò, ma non ero mai riuscita a percorrere fino in fondo questa intuizione. Me ne ero accorta grazie a un altro mio amico, che mi aveva raccontato le sue disgrazie sentimentali proprio mentre io attraversavo le mie e, contravvenendo all’antico adagio “non si cerca salute dall’ospedale“, mi ero ritrovata a dispensare saggi consigli su come affrontare il difficile momento, io che la notte vivevo crisi di pianto isterico da togliere il fiato (nel senso che a volte quasi m’accoppavo per asfissia).

E allora ho capito che la cosa più terrificante per il single conteporaneo è il confronto con il coetaneo sentimentalmente appagato.

Sia chiaro, non si tratta di invidia, che è un sentimento essenzialmente puerile, anche perché spesso il coetaneo sentimentalmene appagato è un amico a cui vuoi bene come ad un fratello. E’, piuttosto, proprio una questione sociale, la cui problematicità sta in quell’effetto “cartina al tornasole” che hanno le coppie felici sul single contemporaneo. Il single le ama, pensa che si sposeranno, che convivono e si vedono in tuta e si amano, gli si stringe proprio il cuore, al single. Purtroppamente, però, esso inizia anche ad accusare un crescente disagio innanzi alle smancerie altrui, non per niente, è che inizia a sentirsi veramente una merda per non essere stato in grado di preservare il proprio rapporto. Spesso, questo ci tengo a dirlo alle coppie (è un discorso generale, lo sappiano le coppie che frequento e di cui sono amica: potete continuare a pomiciare e a tenervi per mano davanti a me!), sono i più piccoli gesti di tenerezza a uccidere, la complicità nelle battute, la dolcezza con cui lei si rivolge a lui e tu ti ritrovi a pensare: “ma perchè cristo io non sono stata capace di essere così? se io, se lui, sotto quale cielo pensi al tuo domani e sotto quale lercio lenzuolo stai facendo male l’amore?”.

Questo dovrò ricordarmelo quando sarò accoppiata (perché farò qualche altro tentativo, presumibilmente, prima di arrendermi al divano, ai gatti e alle Gocciole Pavesi) e porterò fuori un amico single….ANZI, farò di più! Mi metterò d’accordo con il partner (che è un termine orendo – la mancanza della erre non è un refuso) e farò ciò che un buon amico dovrebbe fare in questi casi: fingere di litigare con il partner! Ma brutto, su quelle questioni totalmente idiote per le quali litigano le coppie, facendo sfoggio di follia e frustrazione, del tipo “perché lui non mi ascolta, perché lei non fa vedere le partite, perché lui a letto scoreggia, perché lei me rompe er cazzo se quando piscio sgocciolo sul bordo del cesso”.

Ecco questo bisognerebbe fare. In modo che il single, il cui ego-sentimentale è in riabilitazione, non anneghi in una serie di radioattivi ricordi iperglicemici, soffermandosi piuttosto sulla memoria di tutti gli sbrocchi che aveva con quello stronzo/a dell’ex e non li rimpianga affatto e si senta, altresì, persino un po’ awannasgheps, con la sua indipendenza, libero da vincoli insensatamente claustrofobici, d’altronde si sa che la monogamia è solo una minchiata culturale e blablabla.

In sostanza, dunque, sono addivenuta a questa illuminante rivelazione socio-antopologica: il single contemporaneo, per sopravvivere, ha bisogno di altri single. Non solo per una questione di abitudini, di stili di vita, di esigenze, di aspettative, ma anche perché il single contemporaneo ha bisogno d’aggrapparsi alla tristezza di altri single contemporanei, di condividere il patimento (che a volte accade, è inevitabile) dei propri momenti di solitudine, di confessarli senza sentirsi il più patetico stronzo dell’universo…perché il single è esattamente come l’alcolizzato (spesso è anche alcolizzato), come il bulimico (spesso è anche bulimico), come il tossico (spesso è anche tossico).

Ha dunque il via una sorta di do ut des, una specie di gara al ribasso di tristezza che però improvvisamente sembra meno lugubre, e allora ci si rimbalza di: vado a uno speed-date, guarda questo tour operator fa le vacanze in gruppi di single, ho passato 6 weekend in casa a piangere, qui non c’è niente da fare, qui c’è un sacco da fare ma non ho con chi farlo, il sesso non mi appaga più, non ho alcuna voglia di riaffrontare la demenza dell’uomo medio, forse la verità è che bisogna imparare ad accontentarsi, forse bisognerebbe andare ad Amsterdam a drogarsi…  

E si aspetta. Che il tempo passi. Che le ferite guariscano. Che la pelle accetti. Che il cuore maturi il cambiamento.

E cada dall’albero, affinché qualcuno lo colga di nuovo.

10 pensieri su “Volontariato Emotivo

  1. hai mai pensato che sono proprio le continue seghe mentali che ci si fa in ricordo del tempo passato, di ciò che era e ora non è più, di ciò che potrebbe essere e che non è, che creano l’infelicità latente del “single”?
    Occorrerebbe, credo, vivere il presente “moment by moment” cogliendo ciò che di positivo ti capita, e anche ciò che è negativo (quello che non ti ammazza ti fortifica).

    1. beh sì, certo che l’ho pensato.
      personalmente ritengo che la pugnetta mentale, entro certi limiti, sia fisiologica. poi diventa masturbazione distruttiva e non va bene.
      la storia del fortificarsi sì, me la dico e me la dicono da anni.
      a che cazzo servirà poi tutta sta forza non lo so. ma andiamo avanti. e prendiamola come viene.
      ciao dorian gray 🙂

  2. – “Morire sola, grassa, con due gatti, mangiando Gocciole Pavesi sul divano”. Alla peggio, saremo in due!
    – Se dovesse funzionare il volontariato emotivo fammi un fischio. Ah, e ho una coppia di amici da cui spesso passo le notti, dato che a differenza mia, momentaneamente confinata in una palla di vetro post.adolescenziale a casa dei miei, loro vivono da soli in una casetta anni 70, vicino al centro. Loro sono i miei volontari. E quando lui si sveglia al mattino stampa a lei un bacio sulle labbra e a me uno gigante sulla guancia, così per par condicio. E ci porta il caffè a letto. Che non è la stessa cosa che avere un tizio tutto tuo accanto, ma almeno quando sto con loro mi si attenua l’inadeguatezza emotiva!

    1. – Ma tu che gatti sceglieresti scusa? Io voglio un Norvegese ciccione e un trovatello
      – Beh mi sembra una cosa dolce dolcissima quella che fanno i tuoi amici…e lui mi sembra un eroe! Non sentirti emotivamente adeguata. Sono solo fasi, sono fiduciosa. Okkappa?
      Ti abbraccio,
      V.

  3. Gattacci di strada, come me!
    E si, lui è un uomo molto coraggioso. Lo sono entrambi, e per molte cose oltre questa. Quanto al resto, solo fasi, I know. E sono fiduciosa anche io!
    Yeah!

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