E la voglia di tacchi

Mi chiedo: non rimarrà un po’ mascolina questa abitudine di bermi na birra al giorno, dopo il lavoro?

Mi chiedo altresì: non sarà dannoso per la mia ventra, che ribellandosi allo stereotipo dello stomaco piatto e combattendo il regime capitalista dell’addominale scolpito, preferisce abbandonarsi a morbide (per non dire flaccide) rotondità di matriarcale memoria?

Nell’amletico dubbio, io brindo.

Oggi me so messa i tacchi pe annà al lavoro. Tacchi veri, intendo, perché come qualunque vagina sa, affrontare la vita con i tacchi è un’altra cosa. Un po’ come affrontarla con i capelli messi in ordine dal parrucchiere. Parono banalità, ma non lo sono. Il mondo è più sotto controllo e tu te senti molto più gagliarda nel tuo incedere. E poi io ero una grande fan dei tacchi, quando ero giovane. Per carità, lo sono ancora, solo che da quando me so trasferita nella grande padania che esiste perché esiste il grana padano – dove non puoi usare la macchina anche per spostarti dalla cucina al soggiorno – ho dovuto prostituire il mio integralismo feti-fashion alla necessità del mostruoso “MEZZO TACCO“. 

Comprare il primo mezzo tacco è una di quelle cose che te fa capì che sei cresciuta, che non puoi più sognare di limonare col cantante dei Verdena, che non puoi più dormire sulla spiaggia, che non puoi più usare scollature generose d’inverno senza fatte venì na tracheite. Come quando l’anno scorso sono andata con le mie amiche al Vinodromo, che ce stava Robi Dell’Era degli Afterhours e io volevo fà la figa e me so messa il reggiseno che me faceva le tette da manuale e una maglietta scollata. Io lo giuro: m’è venuta la febbre. Tutto pe chiacchierà co Roberto Dell’Era che c’aveva pure na fiatella paura. 

Il primo mezzo tacco è come il primo capello bianco, come il primo pelo che te spunta dove non dovrebbe, come le prime 3 rughe che vedi in fronte,  come la prima volta che te pare di intuire la presenza di cellulite sulle tue cosce. 

Però è inevitabile. Arriva il giorno che del mezzo tacco hai bisogno e lo compri. Finché improvvisamente un t’accorgi che la tua scarpiera -che per definizione è troppo piccola per contenere tutte le tue scarpe- straborda di merdose ballerine multicolor (che, non siamo ipocrite, va bene le usiamo perché sono comode e quindi ce piacciono ma la ballerina è consigliabile se pesi 40 kg, accettabile se vai sui 50, discutibile se raggiungi i 60, oblio della femminilità oltre) e di tacchetti modello cammina-anche-tu-comoda-in-una-valleverde (salvo che però, ovviamente, so scarpe de plastica).

Ecco. Allora a quel punto scatta la molla. La follia incosulta e indomabile che ha ispirato alcuni tra i più grandi geni del nostro tempo, tra cui ci piace rimembrare Elio. Lì senti un improvviso bisogno di acquistare la folle scarpa tacco a spillo 12, nera, scomoda come per un uomo potrebbe esserlo averci i maroni chiusi dentro un’arachide. Di solito questa scarpa ti colpisce all’istante, in realtà è questo l’unico vero colpo di fulmine esperibile: quello per le scarpe. Tu la vedi esposta e senti subito che è lei. Ti avvicini, la prendi in mano, la scruti. E in quel mentre c’è una piccolissima parte di te che ti sussurra “ma ndò cazzo ce vai co ste scarpe?” però tu non la senti, tu fai di tutto per zittirla, chiamando a raccolta un esercito di alibi che si schierano come tanti soldatini, in fila, pronti a legittimare la tua irrazionalità, e procedono impavidi sul tuo scosceso buonsenso.

Alla fine le comprerai, le scarpe tacco a spillo 12. Arriverai a casa, le libererai dal loro involucro, te le ammirerai, te le proverai. Se c’hai n’omo in casa vai da lui e je fai vedé quanto sei gnocca con quelle scarpe su. Lui fingerà di apprezzarne l’innovativa bellezza e nasconderà la totale incomprensione della differenza tra queste scarpe e le altre 5 paia assolutamente identiche che già possedevi. 

Quindi te ne torni in camera da letto, te siedi, te guardi. Anvedi che gambe, anvedi come so’ lunghe si l’accavallo. E mentre stai là a suonartela e a cantartela, in un pieno amplesso consumistico, inizia a farsi risentire, piano piano, la feroce domanda: “ma mò, ndò cazzo ce vado co ste scarpe?”

E poi arriva la risposta: “Uff devo comprare delle scarpe basse per tutti i giorni”.

Stamattina, però, io me so messa i tacchi veri. Me so messa i tacchi veri e procedevo spedita, tra addobbi natalizi spenti e scintillanti vetrine di negozi vuoti, pensando che tra pochi giorni è Natale e io non ho comprato manco un regalo, perché io quest’anno voja de fà regali un ce l’ho mica tanta. Procedevo sui miei tacchi veri e pensavo che faceva un freddo fottuto, che dovevamo esse sotto lo zero, che però ce stava er sole e che quanno ce sta er sole le cose non vanno mai malissimo. Devo aver anche incautamente pensato “ma guarda che bella giornata“.

 

E lì una grande verità mi s’è resa manifesta: ormai, una parte di me, si è milanesizzata. Doveva succedere prima o poi. Doveva succedere che io, come qualunque terrone trapiantato, un giorno avrei vissuto lo spartiacque, un giorno me sarei dimenticata com’è il sole vero, com’è il vero azzurro. Doveva succedere prima o poi de pensà “Che bel sole”, a Milano. Perché il posto dove viviamo diventa parte di noi e noi diventiamo parte di lui, e l’amore vince ogni cosa, e stavamo mejo quanno stavamo peggio.  

E a volte, sturmentalmente, per puro spirito di sopravvivenza, per banale amore di semplicità, ce portà a vedè bellezza, laddove bellezza un ce stà. O almeno, ce ne sta assai meno che altrove.

Così, io, camminando sui miei tacchi veri, spedita, nel gelo del sole milanese, stamattina so entrata in ufficio.

E ho iniziato una settimana nuova.

14 pensieri su “E la voglia di tacchi

  1. D’estate noi 26enni rampanti ci diamo al sandalo, abbiamo fatto tappa nell’era del compromesso. Cmq di sicuro i tacchi VERI in ufficio segnano l’inizio di una nuova stagione. Cheers my darling :*
    It’s time to get a grip.

  2. “che bel sole a Milano” nun se po’ dì, anche in seguito ad un inizio di milanesizzazione.
    Comunque a tutto c’è una cura 😉
    Oggi trampoli o ballerine? (mezzo tacco no, dai…)

    Buona giornata

  3. La vostra superiorità ce sta tutta… nel senso che io c’ho uno stuolo de capelli bianchi ma col cavolo che mi sono ancora imparata a camminare sui tacchi. Io ormai c’ho rinunciato… che ve devo dì…. resterò nell’inchiavabilità ma so talmente maldestra che me so slogata una caviglia e rotta un mignolo… va beh lo so so un caso a parte disperato… non per niente me chiamano Fortunella XD bellissimo blog cmq! Ciao^^

    1. Ahahaha ma il punto è che la scarpa bassa i suoi stramaledetti vantaggi ce li ha. Chessò, quella sicurezza, quella comodità, quella sensazione de poté camminà senza il terrore che ogni passo che dai sia l’ultimo…:)
      Grazie d’esse passata, foglianera, è stato un piacere!:)
      Ciao
      V.

  4. l’altro weekend, aperte le tende e visto che il cielo era tutto bianco come al solito ma non pioveva, ho detto “oh, bello oggi!” davanti alla mia amica che era venuta a trovarmi da roma. quando poi, in risposta, ho visto la sua faccia tra il perplesso e l’abbattuto, allora ho capito che pure io mi sa che mi sò scordata com’è il sole! sob.

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