Non ti stupro.

Beh sì, il cuore un po’ mi batte.

Sono stupida. No, sono disinvolta.
C’è poca gente, pensavo di più.
Entriamo? Sì, entriamo.
Sebastiano è un bell’uomo secondo me. Gli dico che voglio una media bionda. Freccia gli dice che vuole un negroni, perché Freccia non beve la birra. Cioè la beve solo dagli altri, quando ha finito il suo cocktail ma ha ancora sete. Non la prende mai, la birra. Dice che non gli piace.  Come non gli piace il calcio. Strano per un finocchio!, penso io.
 
Prendiamo una bionda media e un negroni e pago io, perché ormai siamo grandi e ci offriamo le consumazioni. Usciamo a fumare, senza addentrarci nel locale, perché non mi va di vedere le stesse facce di sempre. Non ho voglia di “eiiii ciao, come va? auguri! ma allora?”.
Andiamo a bere fuori, perché tanto lo so che presto usciranno tutti a fumare. Come da manuale, dopo un po’ si alzano dal tavolo e ci raggiungono perché qualcuno fuma ancora in questo sporco mondo.
 
 
Eccolo. Lui, color ittero, di blu-grigio vestito, come sempre, e gli amici sua.
E’ magro. Ha il viso dolce, anche se dolce non è. Gli sorrido. E gli vado incontro.
 
Saluto tutti. Per me è sempre bello incontrarli. Forse perché li ho conosciuti quando avevo 20 anni e mi parevano tutti incredibilmente psichedelici, in assoluto i più fichi e divertenti che avessi conosciuto mai. Non lo so. Forse perché tutte le esperienze fatte a 20 anni sembrano le più fiche possibili. Persino Amsterdam, non è mai stata bella e spensierata come a 20 anni.
 
Chiacchiero. Fumo. Chiacchiero. Bevo. Sorrido.
E lo guardo. Troppo.
 
***
 
E’ bello sentirlo parlare.
Anzi, è bello vederlo parlare. E’ bello vedere la forma che fa la sua faccia quando ride, tutte le pieghe che gli si creano in fronte e sulle guance e gli occhi che restano grandi, anche quando si strizzano in una mia battuta, che gli sembra brillante, che gli fa pensare che le mie battute forse gli mancheranno. Per un po’.
 
E’ bello rullare sul tavolo della sua cucina, parlando di poker, parlando di qualsiasi cosa perché di qualsiasi cosa lo lascerei parlare pur di stare qui. Di guardarlo. Di ascoltarlo. Senza sogni. Senza domani. In un adesso diluito e irreale, strappato a una notte che potremo dimenticare, senza problemi. Insieme a tutto il bello. Insieme a tutto il brutto.
 
In bagno sua madre ha ancora i sali che le ho regalato l’anno scorso. No, non serve scusarsi del disordine, sono io. Sono sempre io.
 
E’ bello vederlo parlare. E io mi sento come se fossi sul binario e il treno fosse già partito. E io l’avessi perso per poco e la colpa fosse mia, perché se mi fossi guardata meno allo specchio, forse sarei arrivata puntuale. E mi saltano tutte le coincidenze. E mi va a mignotte la vacanza. E tocca riprogrammare tutto. O restare a casa.
 
E’ bello sentirlo parlare.
Anzi, è bello vederlo parlare e nel guardarlo pensare che seccamente, senza pathos, lo amo.
Non è che lo ami come “oddio, ti amo” (con l’eco). No, lo amo banalmente come si ama chi non ti ama più, come si ama il ricordo di qualche momento di felicità e completezza, lo amo come si ama la memoria alterata di un sogno lucido che scivola, lentissimo, sul piano inclinato del rimorso. Io mischio le carte. Avrei potuto essere più dolce, avrei potuto essere migliore, avrei potuto essere meno stronza, meno egoista, meno concentrata su di me. Ma non lo sono stata.
Avrei potuto dargli ciò che mi chiedeva. Avrei potuto ascoltarlo. Ma non l’ho fatto.
 
Sto zitta. Accendo un’altra bomba.
Lo amo nella fine e rido nella tristezza.
 
Lo amo senza averne forse diritto. Lo amo perché espone teorie provocatorie che abbiamo creato e raffinato insieme.
Lo amo e sto zitta.
Perché non ho voglia di dirlo né di dimostrarlo.
 
Lo amo e so benissimo che lui non vuole sentirmi. Nè leggermi. Nè capirmi.
Nè toccarmi. E mi va bene così. Perché, forse, ognuno ha ciò che si procura.
 
 
Io lo guardo parlare. Lo guardo sorridere. Guardo i suoi occhi che restano grandi anche quando si strizzano in una mia battuta che gli pare brillante.
Chiacchiero. Lo faccio ridere. Sorrido.
E penso che, banalmente, lo amerò in silenzio. Dandogli, per una volta, quello che mi chiede.
E penso che amerò, per un po’, il ricordo di una persona che non esiste più.
 
***
 
L’aereo è in ritardo.
Io non so perché ma è scientificamente provato che tutti gli aerei da e per Bari sono in ritardo. A prescindere.
 
L’aereo è in ritardo ed io sono andata via senza salutarlo.
Glielo avevo chiesto io, pateticamente, di rivederci. Di dirci “ciao”. Di dircelo di nuovo, perché la notte di capodanno ci eravamo solo incrociati, perché era scappato via in 10 minuti, dopo avermi cercata e avermi chiesto di raggiungerlo al Villacazzi. E io, come qualunque vagina media nella mia condizione, ero andata via alle 3 dalla festa con i miei amici, insieme al prode Frecciagrossa, per vedere lui, senza sapere che sarebbe durato solo 10 minuti, molto fast & poco furious.
 
L’aereo è in ritardo ed io sono andata via senza salutarlo.
Gli avevo chiesto di rivederci. Io e lui. Senza uno scudo di 10 persone intorno.
Forse volevo sentire che c’era e parlargli della Vagina Maestra e di quanta forza ci vuole. Forse volevo solo abbracciarlo e non sentirlo con una mazza su per il culo.
Forse volevo solo rivedere un flash, velocissimo, piccolissimo, di noi. Di chi s’è voluto bene.
 
Lui, piuttosto, mi ha contro-proposto di raggiungerlo a casa di amici (che pure adoro, sia chiaro) dove lui avrebbe presumibilmente intavolato un poker insieme col mio ex ex.
Che va bene tutto, ma anche no. Io non vengo. Non ne ho voglia. Avevo chiesto altro, manco troppo. Liberissimo di non darmelo, ma pijiarme pure pe culo no.
 
E, per la cronaca, non era mia intenzione stuprarlo. Né nel corpo, né nello spirito.
 
E, del resto, gli addii sono solo un retaggio culturale della cinematografia mainstream.
E, notoriamente, ciò che è di nicchia è mejo.
 

14 thoughts on “Non ti stupro.

  1. devo ammetterlo, sono emotivamente instabile al momento perchè mi sono appena rivisto il finale di lost e mi sono fatto un bel piantino per 20 minuti buoni, però hai scritto cose e descritto situazioni che più e meno a molti (me compreso) è capitato di vivere e ti confesso che mi ha colpito molto questo tuo “intervento”…potrei scriverci un libro pure io su situazioni come la tua, purtroppo. E quella cosa degli addii, se ti può consolare, spesso mi ha fatto pensare che la realtà è una merda e che, ogni tanto, un addio coi controcazzi stile cinema farebbe davvero bene; nella vita reale il più delle volte invece si finisce per ignorarsi e non salutarsi mai più…
    E ora vado a giocare a pallone che mi sfogo cazzo!

    1. 1. ahahahaahahaha la fine di lost. io voglio una decina di tue frasi registrate da sentire qui a milano quando sono triste.
      2. a me sono capitati anche gli addii stile cinema. il risultato non cambia, naturalmente, ma in qualche misura fanno bene.
      3. mi è capitato anche di non salutare più (o, meglio ancora, di non essere salutata). anche in questo caso il risultato non cambia. ma in qualche misura, come dici tu, è una merda 🙂
      4. io invece quasi piango quando uccidono il libanese. ma ne parlerò, sccchhh, ne parlerò.

      1. Quando hanno ucciso il libanese mi sono sentita crollare il mondo addosso e mi son detta “ecco,l’inizio della fine”.
        Quando freddo ha cominciato a sputare sangue sono proprio scoppiata in lacrime e singhiozzi :S

  2. “E’ bello sentirlo parlare. Anzi, è bello vederlo parlare e nel guardarlo pensare che seccamente, senza pathos, lo amo.Non è che lo ami come “oddio, ti amo” (con l’eco). No, lo amo banalmente come si ama chi non ti ama più,” Non hai idea di quanto mi ci sia riconosciuta in questa frase, ho capito finalmente quello provo… Sei fantastica, baci!

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