“Che fai stasera?” “CiòCalcetto”

No, comunque,  una cosa che non farò mai più nella vita è abbinare la cena al cinese con due birre e due vodka lemon.

Stanotte ho sognato che dovevo fare gli orali della maturità – che sono una delle cose che mi hanno perturbata di più nella vita – e non avevo studiato niente, e stavo presa bruttissima, forse piagnevo pure…che non è un bel sognare. 

Poi ho aperto l’occhi e mentre realizzavo d’avere due chiodi piantati nelle tempie, proprio lì, nel momento di minima autodifesa, quando stavo ancora raggomitolata nel tepore del mio piumone sintetico cient pe cient, mentre le mie barriere cognitive erano andate a giocare le scommesse alla Snai, è arrivata la paranoia infingarda. Il pensiero melenso e odioso. Quella roba triste assai, che te fa svejà triste, che tu dici “si vabbè eccheccazzo, la paranoia appena apri l’occhi no eh!”

E me so messa a pensà che la parte destra del letto adesso è sempre fatta e che inizia sembrarmi lontanissimo il ricordo di quando lui – mentre dormivegliavamo – mi afferrava di forza e mi tirava a sé e io mi intrecciavo a lui, e il suo respiro finiva sulla guancia mia. E le sue braccia mi tenevano strettissima e se c’annava bene c’era pure un’erezione mattutina di mezzo, i cui risvolti rimanevano di volta in volta da esplorare.  Me so messa a pensà che non c’è più una tazzina di caffé sul mio comodino a raffreddarsi perché io continuo a dormire mentre lui legge Repubblica di là, sul divano, e che anzi quando mi alzo e mi faccio il caffé, quello avanza. Perché è una macchinetta per 2 e io sono sola. Me so messa a pensà che il divano adesso è tutto mio, che non ci sono più residui di dentifricio nel lavandino (cosa che solitamente provocava in me manifestazioni di variabile ferocia) e che nessuno più mi svuota il posacenere. Me so messa a pensà che forse, prima o poi, accetterò di vederne n’artro – di maschio – seduto sulla sua parte di divano o steso nella sua metà di letto. Un altro che lasci lo spazzolino suo vicino al mio e che s’asciughi nell’accappatoio per gli ospiti. Ma mò, no.

Poi me so arzata, perché nun potevo continuà a sprofondare in simili, inutili, masturbazioni su qualcosa che non esiste più. Va bene concedersene un po’, perché la vagina-dello-scorpione-con-velleità-da-scribacchina che mi abita dentro ne ha bisogno, e proprio mi chiede la sua quotidiana razione di struggimento. Per capirci: potrei andare a Zanzibar con un essere mezzo Rocco Siffredi, mezzo Marco Travaglio (a voi decidere da chi mutuare l’arte amatoria e da chi la dialettica) e comunque potrei provocarmi dell’auto-struggimento del tipo “no ma perché quella volta che McGyver ruppe il tappo di sughero del vino…dio quanto mi manca la sua manualità”.  Funziono così. Anzi, disfunziono così. Mejo saperlo e correre ai ripari.

Innanzitutto, uscendo e cercando de distrarme. Ieri sera con l’amico mio, quello che è un anno più piccolo di me ma è un militare e quindi è come se c’avesse 47 anni portati male, che si trovava a Milano reduce da una settimana bianca low-cost. E la sera prima co n’artro amico, che è amico pure del militare, che andavamo tutti in classe insieme in realtà: CiòCalcetto.

Io e CiòCalcetto nun se semo cagati mai in 3 anni che sto a Milano (dove lui vive da 7 anni), per nessun particolare motivo, fino a venerdì che abbiamo deciso di vederci per un caffé alle 17.30, che poi è diventato un aperitivo, che poi è diventato un bicchiere di vino. 

Io e CiòCalcetto, oltre ad essere ex compagni di classe, siamo pure stati insieme 10 anni fa (e non potete capire quanto mi faccia sentire vecchia scrivere una frase del genere). Siamo stati insieme in terzo superiore, quando io ero già sensibile al fascino del “brillantone” e in lui avevo individuato un buon potenziale e non c’avevo mica torto. Siamo stati insieme quando limonare per 2 ore con passione viscerale era sacrosanto, in quell’età in cui l’attività erotica più diffusa erano gli strusciamenti sulle panchine del Lungomare, in cui si fuggiva alle ville sulla litoranea quando c’erano le assemblee di istituto e in cui si faceva soltanto “petting” perché Cioè e Top Girl dicevano che la “prima volta” era importante assai. Siamo stati insieme 10 anni fa, quando lui era già un inguaribile ottimista e io già una pessimista cronica, quando io ero già di sinistra-ma-non-troppo e lui abbastanza-di-destra. Naturalmente poi, la storia finì tragicamente con delle sue insinuazioni sulla liceità dei miei voti scolastici e una mia conseguente missiva al vetriolo, capolavoro di demenza e crudeltà.

Ad ogni modo, io e CiòCalcetto ci siamo rivisti e, a tre tavolini consecutivi, fumando 180 sigarette, ci siamo raccontati gli ultimi 5 o 6 anni di vita: la crescita, il lavoro, le relazioni finite, le delusioni, la magia che forse non torna più, il rapporto con la famiglia, le aspettative per il futuro, il romanticismo alla Walt Disney, sai voglio andarmene dall’Italia, sì fai benissimo hai tutti i numeri per farlo, ma guarda anche tu, non è vero il mio inglese non è così buono, che cazzo dici guarda che ti conosco e via discorrendo.

Lui ha parlato un sacco, io meno, ma d’altra parte io i cazzi mia li scrivo su un blog, non ho così tanto bisogno di parlarne. Gli ho raccontato per sommi capi cosa è successo. Mi ha chiesto in che fase fossi e gli ho risposto che sono nella fase “mi sento molto in colpa però anche sticazzi“. Gli ho detto che sono stata stronza per certi aspetti e che ho sbagliato un sacco di cose e lui ha sorriso.

“Cazzo ridi?”

“No è che per ammettere tu una cosa del genere…”

“Beh son passati tanti anni…sò cresciuta”

“Eh, ma tanto”

Già.

Ma, essenzialmente, la cosa più interessante e più divertente, sono stati gli aneddoti che CiòCalcetto mi ha raccontato, relativi alla sua vita da single, dopo la chiusura della sua pregressa relazione quinquennale.

Aneddoti che mi hanno aperto un duplice fronte di riflessione:

1. sono terrorizzata dal confronto con i casi umani di cui il mondo è infestato e nei quali necessariamente mi imbatterò prima o poi: quello noioso, quello pieno di sé, quello che non ti fa ridere, quello che non capisce le battute, quello che si sentirà rock perché c’ha il biglietto dei Coldplay, quello che non avrà mai visto “E morì con un Felafel in mano“, quello che masticherà a bocca aperta, quello che fumerà senza saper fumare, quello a cui puzzerà il fiato, quello che dirà “se sarei”…e mi fermo qui.

2. ma come possiamo noi vagine, alle volte, toccare degli apici di tristezza così indescrivibili? Più ascoltavo i racconti di CiòCalcetto (il cui nome nasce proprio dalla scusa che più usa per evitare di incontrare le vagine che lo ammorbano), più pensavo “padre, figlio e spirito santo, fate che io non mi riduca mai così. Fate che io non abbia mai (o quasi mai) bisogno di elemosinare attenzioni, fate che io riesca sempre a capire il grado di interesse-disinteresse del maschio, fate che io non mi metta mai nella condizione di essere definita una “zecca”, fate che io sia e resti sempre una compagnia piacevole”.

A mezzanotte, ci siamo incamminati verso casa. CiòCalcetto mi ha accompagnata, come un gentiluomo abbastanza-di-destra dovrebbe fare con una 26enne di sinistra-ma-non-troppo. Poi è andato via.

“Dott.ssa Vagina, è stato un piacere”

“Anche per me, fatti sentire quando vuoi, prima che espatri”, gli ho detto

“Fatti sentire anche tu…facciamo una specie di amicizia…” ha risposto gesticolando, come uno a cui non viene il termine per completare la frase, perché dopo 7 ore di chiacchiera ci sta pure che la lingua inizi a sciroccare.

“Biunivoca…”, ho completato io.

“Eh brava”

“Va bene, buonanotte”

 

Eh, forse essere amici di un ex si può.

Dopo 10 anni.

22 thoughts on ““Che fai stasera?” “CiòCalcetto”

  1. Io ieri notte ho sognato che avevo preso solo la laurea triennale e mi mancava la specialistica. E io ho fatto direttamente la magistrale, quindi da addormentata non riuscivo venirne fuori da ‘sto problema.
    So solo che l’idea di dover fare altri 2 anni di università mi terrorizzava e infatti mi sono svegliata proprio male.
    Gli incubi scolastici, cmq, sono i peggiori.

    Vabbè, al solito, io sono la regina degli argomenti collaterali! 😉

  2. Non so se ti può essere d’aiuto e avevo anche io le tue paranoie. Ma poi ho capito che CiòCalcetto lo sapevo riconoscere (quasi) subito 🙂

    E’ sempre un piacere leggerti anche qui…

      1. E cavoli se hai capito chi sono sei un genio, ci siamo incrociate una sola volta 🙂 (bé un po’ genio lo sappiamo che lo sei…).
        Comunque i tuoi racconti da immigrata milanese li condivido appieno anche senza essere terrona, daje!

  3. E capiterà.
    Quello noioso, quello pieno di sé, quello che non ti fa ridere, quello che non capisce le battute, quello che si sentirà rock perché c’ha il biglietto dei Coldplay e anche quello che dirà “se sarei”… ma non necessariamente perché starai elemosinando attenzioni, ma perché di casi umani il mondo è veramente infestato e piano piano il livello di esigenza nei confronti dell’altro si abbasserà micidialmente nella speranza che dietro un congiutivo sbagliato si nasconda almeno un brav’uomo.
    Ma poi arriverà la persona giusta.
    Quello che ti farà ridere, che capisce le battute, che anche se non ha visto i tuoi stessi film non vedrà l’ora di vederli tutti di nuovo insieme a te, che ama la settimana enigmistica almeno quanto il basket, e se gli puzza l’alito corre a lavarsi i denti, perché ogni tanto semplicemente capita.
    E guardando indietro ti renderai conto che non eri patetica, ma solo una epsloratrice e che se hai trovato lui è anche e sopratutto grazie al lavoro di cesello umano che hai fatto su te stessa attraverso gli altri.
    😉

      1. Dai.. c’ho dieci anni piu’ di te.. l’attesa c’è, nun te poi lamentà in merito! 🙂
        Bacionissimo!
        PS: Spero di chiamarti presto per il mio famoso progetto, archiviato per rispondere a situazioni di emergenza di vita contingente che hanno richiesto la mia massima attenzione: sopravvivenza! 🙂

  4. Hai detto ben. Dopo dieci anni.

    Che poi: mi è già capitata una preoccupante quantità di casi umani negli ultimi mesi. Ma non mi do per vinta e confido nella sorte. Al massimo applico la variante vaginifera di ciòcalcetto, che devo ancora definire, vista la sua proverbiale mutevolezza, ma che senza dubbio alcuno aiuta a prender le distanze da tipi inquietanti.

  5. > Stanotte ho sognato che dovevo fare gli orali della maturità
    Ci sono molte persone che hanno ‘sto genere di incubo ricorrente.

    Beh, dopo 10 anni ci si può concedere una fisiologica blanda amicizia
    Succede anche con la madre di mio figlio.

    1. Ma grazie al cielo io non ho spesso questi incubi. Anzi, di solito dormo talmente poco che non mi è nemmeno concesso sognare, o per lo meno averne coscienza.
      Dopo 10 anni dici bene: fisiologica blanda amicizia. A volte. A volte non resta niente davvero. Va bene uguale.

      Della madre di tuo figlio non so cosa dire.
      Vengo da un mondo in cui la gente cerca d’amarsi e scegliersi e durare insieme. Anche se io per prima, a quanto pare, non sono in grado di fare altrettanto.
      Ciao,
      v

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