Brividi Vaginali: il freddo e il terrone

Questo sarebbe stato uno di quei weekend da fare scorte anti-atomiche di junk food, alcol e/o droghe leggere e rinchiudersi in casa col proprio uomo, a sconvolgersi e a fare all’amore, dolce e poi zozzo e poi lento e poi veloce e poi de sù e poi de giù e poi anche basta perché sai com’è, ormai c’ho n’età. A magnà stesi e a vederse na spataffiata de film più o meno improbabili, per commentarli poi, tutti rannicchiati sotto i plaid ikea. Uno rosso e uno bianco. Ce sarebbe pure quello arancione, ma quello s’abbina con la parete. Quello è il plaid pe le grandi occasioni.

Sarebbe uno di quei weekend da rullarne uno via l’altro, e finì a fa a botte e riempirse de lividi, e ridere, goffi, pensando che stare insieme sia bello e che quell’intimità alterata dallo stupefacente sia meravigliosa, illudendosi che tutti i problemi della settimana possano svanire in una doccia bollente, fatta con la porta del cesso aperta, cantando insieme “Be my baby“, ma nella versione di John Lennon però.

Mò, prima che me piji un attacco di vaginismo in cui io – da copione – me metto a pensà a quanto me pare lontano il tempo in cui tutto questo ce l’avevo; prima che me piji un coccolone all’idea che tutti i weekend della vita mia mi alimenterò di Long Snack Gusto Pizza, indossando 2 calzini di colore diverso, io mi fermo.

Perché la vagina è come l’alcol. Va assunto (o somministrato) in certe dosi. E’ importante imparare a capire quand’è il momento di fermarsi, di restare brilli invece che sbronzi fracichi, dolcemente complicate invece che depresse, ecco. Allora io me fermo prima e chiamo GuruVagina che è a sua volta in uno stato psico-fisico assai simile al letargo ma che, ricoprendosi di strati multipli di lana-merinos, mi annuncia che passerà da me, che berremo birra e che ci perderemo in quel genere di chiacchiere psyco-femminili in cui ogni tanto c’avventuriamo.

Perché, siamo in questa specie d’era glaciale, quindi la voja de uscì sta a sotto zero. Per intenderci, quando sono obbligata a camminare in questo gelo, balbetto frasi del tipo “Sto cazzo de freddo de merda”. Non è che io lo dica proprio eh. Cioè, non lo pronuncio. Ma lo penso, riproducendone il labiale, tremando. Se proprio sto incazzata, può succedermi di enunciarlo mentalmente in dialetto “STU CAZZ D FRIDD”, mentre pongo spasmodica attenzione al modo in cui poso il mio tacchetto nel ghiaccio. Resta il fatto che, nei prossimi giorni, se sentite un tonfo mentre pranzate, o mentre andate al lavoro, o mentre espletate i vostri bisogni fisiologici con una copia di Libero in mano, sappiate che sono io che sono caduta a Milano. Poi sì, le scarpe da neve ce le ho, però il mondo nun se ferma e se io devo annà a fa un colloquio nun ce posso mica annà coi doposcì, o no?

E poi il rapporto tra il freddo e il terrone resta una delle piaghe della nostra società. Ogni anno il terrone patisce un drammatico sconvolgimento – che è davvero impossibile raccontare – al sopraggiungere dell’inverno feroce. E’ come se fosse una tragica epifania annuale, come se il terrone sperasse sempre in un angolo della sua psiche meridionale, che questo inverno possa essere più mite degli altri, che la sua pelle non diventerà di cartapesta e che sulle sue labbra non si creeranno faglie di Sant’Andrea che soltanto approvvigionamenti industriali di Labello potranno sanare. E poi non dipende solo da noi. E’ proprio l’educazione climatica che abbiamo avuto che ci porta a maltollerare in questo modo il gelo. Numerosissimi fotodocumenti ritraggono noi giovani terroni, ricoperti di scafandri anti-gelo accuratamente selezionati dalle nostre Vagine Maestre, per far fronte ai truci inverni di 15 gradi del sud. Roba che si andava in giro avvolti nei piumoni caleffi con 2 maniche applicate altezza braccia.

Poi sì, è vero, quand’ero giovane coi miei s’andava a fa la settimana bianca: ce lo so cos’è la neve. Poi sì, è vero, quando la vedi cadere, lì, fitta fitta, e leggerissima, che pare poggiarsi e mettere un manto di silenziosa purezza sopra tutto, in questa città così sporca, ecco lì sì, è vero, te senti sempre un po’ bambina e ce trovi sempre una qualche forma di maggia (sì, con 2 G, perché è più incisivo). Sì, è vero, me va bene tutto, però io ne farei proprio sinceramente a meno.

E in tutto questo ho scoperto che contro il freddo mi fa un sacco bene pensare all’estate. Sognare il sole, il verde degli ulivi, i muretti a secco, la terra arsa, la sabbia incandescente, il traffico sulla litoranea, le onde contro le cosce, la birra raffo che si scalda veloce, la mia panza bianca e strafottente tra culi marmorei e negri con la mutanda piantata tra le chiappe, l’umido tra i capelli, la pelle tesa e cotta, la stanchezza al tramonto violaceo, l’odore dello iodio.

Certo, me pare un po’ presto pe pensà all’estate. Ma, a mali estremi, estremi rimedi.

14 pensieri su “Brividi Vaginali: il freddo e il terrone

  1. Ho continuato a leggere con Lennon che cantava… sembrava un film questo post…
    Anche io conosco un terrone che ha un’idiosincrasia per il freddo…. Quanto l’ho amato…
    PS. ODIO LA NEVE!!!!
    Buona Domenica
    Bye Bye Baby 😉

  2. anche io ho continuato a leggere con la canzone del J. Lennon in soundtrack.
    L’effetto è stato un bel tuffo nella piscina emotiva della tua vita.
    Ora sono sospeso in uno stato di hangover per i troppo godfather di ieri sera, ma la scena della doccia e la musica cantata a due, per tacere dei calzini di due colori, mi ha acceso il ricordo delle mie canzoni cantate a due, quindi ancora una volta il tuo post mi ha commosso. Ora accendo una paglia e tiro su sul dolby il mio J.Lennon di Angel Baby ripetendo a mente il monologo finale di Trainspotting. Thanks vagina 🙂

  3. freddo freddo freddo. qua addirittura siamo arrivati a temperature dove non nevica perché fa troppo freddo. penso all’estate, penso al caldo, penso di bere una corona sulla spiaggia al tramonto. penso penso ma mi sto a congelà! odiolinverno! odio pure l’autunno! sopravviveremo?

  4. A me questo freddo piace che sa di pulito anche se è per finta e a me che sono terrona per i nordici e polentona per il sud (Go Emilia go!) piace tutto il cambiare delle stagioni.
    Meno il picco estivo che qui è appiccicoso e sudaticcio.
    Il bello del freddo comunque sono le coperte, poter decidere ci aggiungerci sotto un privilegio da sudare.
    Io sto in pausa dallo sport.

  5. Ihih, pensandoti che camminavi pensando Stucazz(etc.) mi è sovvenuto che l’altro giorno stavo appunto bestemmiando non in labiale “puttana etc che freddo”, che un vecchietto ha aperto il portone sulla strada ed è stato investito dal mio blasfemo turpiloquio. Dovrei cominciare a pensarle solamente certe cose. 🙂

Parla con Vagina, Vagina risponde

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...