Cinefilia Vaginale – The Descendants

Mi arrendo. Ci sono cose che sfuggono alla mia capacità di comprensione.
E, mi dicono, non ne ho nemmeno molta.
Tra le cose che mi causano ipertrofia mentale nel disperato tentativo di spiegarmele, c’è la vagina-insensatamente-stakanovista, detto da una che ha lavorato spesso e volentieri fino alle 21, anche al sabato e alla domenica, non per demenza o lentezza ma per quella congenita condizione di “understaff” in cui vive la giovane pierre-per-sbaglio, combinata con una patologica dipendenza dal complimento (anche nota come la sindrome del “mi piace sentirmi dire brava“).
Però ecco, io dico: se sei malata, se sei un agglomerato di bacilli e batteri – magari anche di pustole infettive – cosa minchia vieni a fare in ufficio? Ad espletare la tua funzione anti-sociale di untrice pestilenziale?
No, famme capì. No, perché magari a te te pare pure normale che io devo ascoltarti per tutta la mattina mentre te strozzi e l’anima te se condensa sotto forma di catarro, pronta a fiondarsi nel mondo. Però a me un pochino me disturba. Sai, non sono per la condivisione virale, non nel senso letterale, non nel mondo reale, ecco. E allora, se sei malata, stattene a casa. Così tu guarisci e io non devo tollerarti/compatirti dissimulando le espressioni disgustate che sfuggono all’auto-controllo dei miei muscoli facciali ed emergono, infingarde, sul mio viso. Rendendo dunque palese il mio essere una stronza.
Detto ciò, oggi devo scrivere del film che ho visto ieri sera. Non è che io abbia velleità da critica cinematografica. O meglio, ho smesso di averne quando a 12 anni la Vagina Maestra mi ha detto “scegliti un mestiere normale”. Se avesse immaginato che sarei finita a fare la pierre-per-sbaglio, forse m’avrebbe incoraggiata di più. Dicevo, devo scrivere del film che ho visto ieri, perché m’è piaciuto un sacco e quando vedo un film che me piace un sacco io devo vomitare addosso al mio compagno tutte le mie profondissime e acutissime riflessioni. In assenza di un compagno, le vomiterò qui. Perché stare assieme al proprio blog non è mica così male. Vojo dì, è un tipo accondiscendente e compiacente, il blog.
Ieri sera ho visto in anteprima The DescendantsParadiso Amaro in italiano, l’ultimo film con George Clooney che ha fatto incetta di Golden Globe ed è candidato a 5 Premi Oscar.

The Descendants è un bellissimo film per chi, come me, è un fedelissimo della narrazione, della trama, della recitazione, di quel genere di cinema che spontaneamente diventa arte, raccontando i nostri limiti umani e approssimandoli a una sorta di poesia, squisita e naturale.

The Descendants è un bellissimo film perché fin dai primi minuti è capace di far sorridere e di commuovere.

The Descendants è un bellissimo film perché ci presenta un dramma senza mai essere patetico. Perché, attraverso i toni di una favola invertita, riesce a farci sorridere più e più volte, con una carellata di meravigliosi personaggi, tutti straordinariamente caratterizzati, e una sceneggiatura indiscutibilmente brillante – ma senza forzature – che solleva lo spirito, che allenta la tensione. Che poi è ciò che spesso tocca fare, anche nella vita vera.

The Descendants racconta la storia della famiglia King: ricchissimi, belli, abitanti di un mondo alieno, fatto di mare blu, di vegetazione lussureggiante, di tramonti sulle spiagge hawaiane. Ma anche di incidenti, ospedali, tradimenti e difficoltà. Ed ecco che la dicotomia tra il paradiso e il dramma, ci avvicina così tanto alla vicenda, da permetterci un’immedesimazione quasi totale, inconsueta, in una storia lontanissima eppure incredibilmente vicina, così vicina da averla in qualche misura già vissuta.
L’interpretazione di George Clooney è ottima. Lo scopriamo maturo, mai ridondante, assolutamente convincente. E con lui tutti gli altri: la piccola e adorabile Scottie e la diciassettenne e ribelle Alexandra, che s’accompagna a Sid, il giovane e sempre-d’erba-fornito amico, sorprendentemente capace di commuovere, d’un tratto, in un dialogo notturno con Mr. King.
La fotografia è più descrittiva  che interpretativa, la regia sposa le imponenti esigenze della narrazione – indugiando solo a volte sui tempi, che avrebbero potuto essere leggermente più solleciti – conducendoci alla fine, al termine, alla scelta di salvare il Paradiso, di far sì che ci sopravviva, che ci trascenda, che arrivi a chi amiamo.
Complessivamente il punto più forte del film è la capacità di toccare contemporaneamente le principali sfere emotive dello spettatore, chiamandolo all’appello come figlio, come genitore, come amante, come compagno e l’efficacia di tutta l’architettura narrativa consiste proprio nella convinzione che, in almeno uno dei 4 ruoli, chiunque di noi possa immedesimarsi. In almeno uno.
The Descendants è un film bellissimo. Senza pathos e senza buonismo.
The Descendants è un film bellissimo ed è giusto vederlo.
Io me so trattenuta. Me so trattenuta. Me so trattenuta.
E alla fine, me so commossa.
Come sempre avviene in questi casi, me so asciugata 3 lacrime, ho tirato un po’ su col naso e ho fatto la disinvola.
Come se nulla fosse successo.

14 thoughts on “Cinefilia Vaginale – The Descendants

  1. oh ma sei sicura? c’ho circa 2mila pregiudizi su sto film. non è che invece è il solito film? mi sa che faccio come con “la prima cosa bella” ché c’avevo pure lì milioni di pregiudizi e mentre tutti dicevano che mi sarebbe strapiaciuto non sono andata a vederlo per principio. perché i miei pregiudizi li amo più di ogni altra cosa. poi però l’ho visto un giorno in tv per pigrizia. e poi l’ho rivisto pure il giorno dopo perché mi era strapiaciuto, come dicevano tutti. che faccio? imparo dagli errori? però il trailer di descendants è veramente terrificante! è osceno! ma sei sicura?

    1. Beh, sì.
      Per me sì.
      Poi, chettedevodì, a me è piaciuto tanto. Non è il film più bello della storia del cinema, ma è il più bello di quelli che io vedo per lavoro (che spesso fan cagare).
      Io so che me so trattenuta un sacco, perché me veniva da piagne. E il bello è che non è deprimente, tutto sommato. Anche perché io odio i film gratuitamente deprimenti.
      E tutto il resto. A me m’ha toccata un sacco. Magari ero io predisposta. Magari è il pre-mestruo. Magari è un bel film.
      Leggiti qualcosa e poi decidi se restare fedele al pregiudizio (che è sempre legittimo) o se superarlo 🙂

  2. secondo me sei ancora una promettente critica cinematografica. hai analizzato stora, metastoria, recitazione, fotografia e regia senza tecnicismi alla “me capisco da sola”, eppure con competenza e velata emozione (che il critico, se permetti, me deve pure un po’ emozionà, lo devo capire quello che pensa veramente e non leggerlo tra le righe del manuale del giovane cineamatore che ho consultato per decifrare lo scritto suo).
    quanto alla appestatrice, posso dirti con certezza che la fanno apposta. prima si fanno vedere morenti e poi prendono lo stesso giorni di malattia tra il compatimento dei dirigenti, che le innalzeranno, stupidamente, a esempio di virtù, anziché capire che quelle, nel fare la recita delle impiegate inde-fesse, intanto j’hanno infettato l’ufficio.

  3. Una delle cose che più mi manca della mia ex, è proprio quello che dici tu, prima della tua acuta, passionale, sentita recensione del film (dovevi continua a fa la critica cinematografica!!! Altro che pierre-per-caso!): vomitarle addosso le mie impressioni a caldo e le mie riflessioni intelligentissime sul film appena visto…(ore de chiacchiere che la porella nun glieva faceva più a sopportamme, alla fine)…
    M’hai fatto ride e mo me fai pure piglià un po’ la malinconia… E la curiosità de vede sto film. Thanks, Vagina,
    Rendl

  4. Mmmh… m’hai fatto venir voglia di andarmelo a vedere.
    Quanto alla collega untore, c’ho una cara, carissima amica che fa altrettanto, cioè va a lavorare in condizioni aberranti ma non tanto tanto per farsi dire quant’è brava, ma perchè non ha uno straccio di vita privata, povera. E’ un errore nel quale si cade.

    1. ahaha tendo ad essere parimenti nazista con quelle che lo fanno in quanto sprovviste di vita privata. dio che tristezza. non è che io quando torni a casa c’abbia na famiglia de 12 persone ad aspettarmi. però, sai com’è…
      se vai a vedere il film dimmi se t’è piaciuto!

    1. ahahaah sì è vero ma per me la musichetta hawaiiana serve per acuire l’estraneità, la surrealità del paradiso e tutti gli stereotipi del luogo (le camicie, la musica, le spiagge, i surfisti biondi).
      io mi sono intrippata tanto perché m’ha emozionata…ma capisco che “bellissimo” a molti potrà sembrare troppo.
      però qualche oscar se lo merita. cioè tipo, sceneggiatura per me la merita. ma così, gratuitamente. non ho visto gli altri in lizza…

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