No country for old Vaginas

C’ho pensato stanotte.

C’ho pensato stanotte quando intorno all’1, dopo aver cenato (molto bene) con i miei amici 30enni alla Dogana del Buongusto per soli 40 euri, ho proseguito la serata con indie-vagina, bevendo birra da 1 euro (che poi era ciò che restava del nostro budget per la serata: spiccioli) tra colonne di san lorenzo e corso di porta ticinese. Che è un po’ come vivere una dimensione transitoria tra la borghesia e le pezzenteria, tra la maturità e la giovinezza, accostare il vino alla birra, gli affettati deliziosi all’odore dei kebabbari della zona. Che poi perché a Milano il Kebab sia Kebap non credo potrò capirlo mai.

Dicevo, l’ho pensato mentre i miei stivali in finto cuoio calpestavano bicchieri di plastica al suolo, tra il rumore dei bonghi e uno sterminio di supposti studentelli seduti per terra in cerchio, e punkabbestia con cani e odore di erba, e quella strana idea che le colonne possano assomigliare a Bologna ma invece no, perché in qualche misura lo senti che quello scenario finto alternativo così periferico non può appartenerti, o almeno non può appartenerti più.

Ecco, c’ho pensato stanotte, quando intorno all’1 e mezza mi sono imbattuta in una schiera fitta fitta di 20enni e me so sentita d’improvviso vecchia assai e proprio mentre indie-vagina cercava di persuadermi del fatto che lì, in quell’area, la gente fosse più adulta, io le ho fatto notare un par di facce, di quelle facce che proprio si vede che è giusto qualche anno che la peluria pre-puberale è stata soppiantata da una specie di baffo vagamente virile, ma ancora piuttosto rado. E le ho detto che no, che c’era da andare, perché a restare lì ci sarebbe successo di parlare con qualcuno e di scoprire, chessò, che era nato nel 1992 e io questo non potevo accettarlo. E ho iniziato a immaginare dialoghi del tipo: “No ma perché sai domani studio un casino che lunedì c’ho il compito in classe di latino” – “Eh sì, poi dopo l’occupazione di dicembre se so instronziti tutti un sacco” – “Eh, sì, ANFATTI”.

Indie-vagina mi ha guardata e ha detto questa cosa geniale, che era il suo modo per dirmi che sì, che ce ne andavamo. Mi ha detto “No country for old Vaginas“. Io l’ho molto stimata, ma molto, per questa sua perla. Che poi io e indie-vagina siamo state coinquiline per qualche mese, un certo numero di anni fa. E c’eravamo state simpatiche fin da subito, perché ascoltavamo la stessa musica e avevamo lo stesso bioritmo che sarebbe stato perfetto se fossimo state, chessò, a Santiago del Cile. Invece, eravamo a Reggio Emilia. Poi ognuna col suo viaggio, s’è fatta il percorso suo. E alla fine se semo ribeccate qui di recente, ma resta il fatto che quando una ha visto il livello di disordine che può esserci nella tua stanza, o ha visto creparsi i vetri delle finestre per le urla col tuo ex ex, diciamo che ritrovarsi è facile. Ecco.

Ecco, c’ho pensato stanotte, che adesso siamo in questo bizzarro limbo in cui è difficile distinguere il giusto, tra il troppo vecchio e il troppo giovane, tra il troppo serio e il troppo cazzeggione, tra il troppo metropolitano e il troppo provinciale. C’ho pensato mentre andavamo via, al fatto che a 26 anni sei eccessivamente giovane per farti bastare la cena coi 30enni ed eccessivamente vecchia per sederti per terra in mezzo ai bonghi.

E mentre ci pensavo, abbiamo attraversato questa smorfia di primavera e abbiamo concluso la serata al MOM. E arrivando ho sentito che, per dirla col nostro gergo, quello era un posto in target.

Abbiamo preso altre due birre, mentre nell’aria c’era Atomic di Blondie ma io non avevo idea che fosse Atomic di Blondie e continuavo a chiedere indie-vagina di chi fosse, che c’è in Trainspotting, nella scena in cui Renton si è disintossicato e va a ballare in discoteca.

Abbiamo preso altre due birre e ho sorriso a un tipo, perché aveva la barba. Una barba vera, di chi ha almeno 26-27 anni. E lui mi ha sorriso, perché io gli ho sorriso.

Finché, a un certo punto, tipo verso le 2.30, sono tornata a casa, in macchina, fumando mentre Robert Smith mi cantava Just Like Heaven.

27 pensieri su “No country for old Vaginas

  1. Mi vien da chiederti chi e cosa ti ha portato a Reggio Emilia e poi a Milano e poi a scrivere perché quando scrivi cosi on the road, tra la nostalgia di Santiago e il fumo dei navigli, mi si apre la voragine nello stomaco come hai quando fame di una storia.
    Brava. 😉

  2. “…c’ho pensato stanotte, che adesso siamo in questo bizzarro limbo in cui è difficile distinguere il giusto, tra il troppo vecchio e il troppo giovane, tra il troppo serio e il troppo cazzeggione, tra il troppo metropolitano e il troppo provinciale.”

    Arriva zia che ti spiega.
    Che succederà anche a 40, e poi a 50, magari anche a 60 e forse a 70. Quando la vita ti scorre dentro e fuori viene naturale guardarsi attorno e sentirsi fuori posto sempre, perchè tutti sono o sembrano più giovani di te. L’importante è fregarsene, perchè le piazze sono di tutti e i locali pure. Io vivo in una terra infestata da bimbiminchia – perchè guarda che uno del ’92 è già all’ università, io ho una figlia del ’91 –
    Se ti capita di passare daventi a una scuola media all’ora di uscita, ti spauri perchè sembrano orde di 25enni.
    Vai in palestra e sembrano avere tutti 30 anni.
    Vai in un locale e sei sommersa da 20/30 enni che potenzialmente ti fanno sentire da gita Auser.
    A 40 il mondo ti appare popolato di 30enni.
    A 50 di 40enni che sembrano 30enni.
    A 60 vedo signore mordere il freno e accoppiarsi con 40enni che sarebbero più in target per me.
    In compenso esistono 35enni tendenti alla necrofilia che fanno la corte a 50enni, poi i soliti medioman 40-50 enni che si buttano sulle ragazzette di 20.
    L’importante è strafregarsene, perchè saremo sempre sospese in un limbo generazionale. Quindi io faccio sempre ciò che mi sento di fare, anche se a volte mi sento fuori posto. lo farò fino a quando il mio target non sarà veramente e definitivamente quello della gita ad Amalfi con annessa vendita contenitori al silicone.

    1. ahahahah zia che ti spiega mi fa un sacco tenerezza!!!
      grazie della dettagliata spiegazione, sapere che quelli nati nel ’92 mette alla prova il mio auto-controllo. ma farò finta di nulla.
      e vivrò serenamente il mio limbo generazionale. godendo di questi 26 anni al pensiero che un giorno rimpiangerò pure questi. perché io so dello scorpione e ho velleità da scribacchina. quindi io rimpiango a prescindere!!!
      baci
      v

  3. Ecco questa considerazione io la faccio quando mi ritrovo a Campo de’ Fiori, ma con un Negroni al posto della birra, perchè credo di essere diventato troppo poco rimastone per la birra, e troppo poco fighetto per la boccia de spumante direttamente nel gargarozzo.

  4. Aspetta un attimo, io ne ho 29, la mia amica con cui faccio più baracche ne ha 33, ma corca che ci fermiamo alla cena! :)…al limite ci fermiamo alla colazione il giorno dopo.

  5. Ma percheeeé ti senti fuori posto a VENTISEI anni!
    Non facciamoci prendere dal panico. E lo dico anche perché ne ho 25 e mi sento vecchio quindi tienimi che ti tengo.
    Ma si può?
    Baaah…

  6. “Atomic” è uno dei jingle che ti indicano a chiare lettere “Sei Nel Posto Giusto”. Altro che “Heart of Glass”, con rischio annesso di veder partire il trenino nostalgico di chi l’onda lunga degli 80’s l’ha vissuta. Lì c’è da avere paura…

  7. non per scatenare il panico…ma quelli del ’92 mò non sono mica più alle superiori, hanno smesso con bimbumbam e sono al primo anno d’università :O

Parla con Vagina, Vagina risponde

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