Il segreto della Felicità

Qualche sera fa la Vagina Maestra, in una seduta di psicoterapia a distanza, una di quelle nelle quali sono solita porre in discussione la mia intera esistenza partendo più o meno dalla quinta elementare, una di quelle in cui  metto a fuoco che di ciò che faccio dopotutto non me ne frega un cazzo, una di quelle che la mia vita sarà così e mi fa cagare, una di quelle che è stato tutto sbagliato e che se avessi sposato un operaio dell’Ilva e adesso avessi già sfornato un paio di pargoli, ecco forse ora sarei più felice, oppure no, perché io non sono fatta per la felicità. Ecco, proprio in una di quelle telefonate in cui non vedo via d’uscita, la Vagina Maestra a un certo punto mi ha chiesto:
“Scusa, tanto per sapere, cosa ti renderebbe felice?”
Good question, madre. Good question.
Allora sono partita con i miei cavalli di battaglia e lei mi ha lasciato sfogare verbalmente il mio purulento malessere. Mi ha anche detto che sono una stronza, a un certo punto. Non ricordo perché. Devo aver detto qualcosa di particolarmente truce, tipo sulla mia inestirpabile solitudine esistenziale, che in pochi mesi si sarebbe radicata nella mia anima come le radici del Baobab sul pianeta del Piccolo Principe, o almeno credo, perché io quella roba buona e buonista non l’ho letta e più tutti la vendono come poesia formativa, più io non la leggerò mai.
Poi mi ha parlato, la Vagina Maestra, in quel modo in cui mi parla lei. Mi ha parlato con quel fare semplice, dialetticamente essenziale. Senza giri di parole. Ruvidissimo e vero. Quel fare che io accetto solo da lei. La Vagina Maestra fa sempre così, mi parla come chi sa parlarti anche solo con gli occhi, anche senza vederti.
Mi ha parlato come chi sente sulla sua pelle l’inquietudine tua e la spartisce, perché vuole spartirla. Perché la Vagina Maestra sostiene che io debba parlarle. Perché il mio silenzio la preoccupa di più. Che era una cosa che diceva anche il mio ex, che i miei silenzi lo terrorizzavano, in quanto sistematicamente ambasciatori di bibliche piaghe emotive.
La Vagina Maestra mi dice che devo accettare una serie di cose, ci butta dentro qualche proverbio e, soprattutto, mi dice “Sei abbastanza grande da cambiare la tua vita se non ti piace”.
Aiaiaiai, come diceva la pubblicità Alpitour che, insieme al “mi ami ma quanto mi ami” , ha compromesso un’intera generazione di bambini nati negli anni ottanta. Una frase tremenda e cruda, cruda e tremenda, che se si considera che non mangio nemmanco il sushi perché non ho un buon rapporto con la crudità, si capisce quanto me può pesà ingoiarla, l’idea.
E poi già lo so che c’ha ragione lei. E’ vero che c’ha ragione lei , che so grande abbastanza da cambiare quello che non mi va. E’ vero che ci penserò, ci penserò e non cambierò una fava. Io lo so che c’ha ragione lei. Anche perché è scientificamente provato che la Vagina Maestra ha sempre ragione. Dopo anni me so arresa: è l’unica vagina che riesce ad avé più ragione de me. Ncestà n cazzo da fà.
A quel punto me rilasso e riesco anche a dirle cosa mi renderebbe felice.
Le dico che per esempio mi rende felice sentirmi brava in quello che faccio e avere la sensazione di avvicinarmi a ciò che voglio. Le dico che mi renderebbe più felice non essere legata a un ufficio. Le dico che mi renderebbe felice non sprecare il mio tempo nell’attesa di qualcosa che potrebbe non arrivare. Le dico che mi renderebbe felice avere il coraggio di essere quella che mi piace immaginare. Le dico che vorrei fare una vacanza. Le dico che vorrei perdermi tra gli aromi un po’ lerci di Camden Town e che vorrei guardare tutti, ma proprio tutti, i vestitini del mercato di Portobello pensando che tanto non mi entrano. Le dico che vorrei bere birra e parlare inglese ubriaca. Le dico che vorrei sorseggiare un frappuccino mentre scrivo sul mio MacBook Air Pro in un caffé di New York. Le dico che mi renderebbe felice scrivere sul mio MacBook Air Pro nel giardino di una villa nella Valle d’Itria.
In sostanza, le dico, sarei felice di un MacBook Air Pro.
Mi dice che sono “stod’c”.
E sorride. E sorrido.
E sorridiamo.
Insieme.

19 pensieri su “Il segreto della Felicità

  1. hai scritto un piccolo romanzo, lo sai? no, come si dice? un apologo? storia di una conversazione tra due mondi diversi ma estremamente comunicanti. brava vagina piccola e brava vagina grande!

  2. Per essere felice dovresti cominciare a mangiare betoniere di sushi come il sottoscritto.
    Comincia da li. Poi sei donna, non dovrestri avere troppe difficoltà a fartelo offrire… famme sapè.

  3. I problemi esistenziali si risolvono nella ricerca con successo dell’assoluto.
    E c’è un assoluto che accomuna i tuoi modi di sentirti felice, ed è la crescita. Ed è un assoluto che accomuna tutti. Evolution. 😀

  4. Oh, vorrei dire qualcosa di arguto. So che potrei farlo…Ma poi leggo MacBook air Pro e mi passa la voglia.

    Bell’articolo eh, li scrivessi io così sarei un drago, indubbiamente…

    Commentando il post (sul serio): La mamma c’ha sempre ragione. Anche quando ha torto, ha ragione. Un po’ come i proverbi che di solito usa.

  5. C’è sempre tempo per cambiare la propria vita se non piace. Sei sufficientemente grande, il che non esclude che tu lo possa fare più e più volte, e anche da molto più grande.
    Pian piano capisco perchè mi piace leggerti: mi ricordi una persona alla quale ho voluto e voglio molto bene.

  6. si, puoi cambiare la tua vita quanto vuoi e quando vuoi. dentro alle opzioni previste dal ruolo, dal genere e dalla classe sociale.
    lo sforzo di volonta’ consiste nel saltare oltre questi canoni.
    ho imparato a non dare per scontato che sia una persona che gia’ ha avuto esperienza della vita a darti consigli, altrimenti si rischia di muoversi entro i suddetti limiti.
    la ricerca, come sostengono alcuni commenti, e’ interiore. li’ non ci sono confini.
    e sti cazzi non ce li metti?

    1. non do per scontato neanche io che i consigli debbano provenire da chi ha già avuto esperienza. se scelgo di seguirli, quei consigli, è perché dopotutto incontrano anche il mio buonsenso. o perché spesso arrivano al punto prima di me.
      la ricerca è interiore, è vero. ma sono tanta, ce vole n po’ de tempo!
      🙂
      sticazzi tutta la vita, comunque.

  7. syntax error: ho imparato a non dare per scontato che sia nel giusto una persona che gia’ ha avuto esperienza della vita quando ti da consigli, altrimenti si corre il rischio di muoversi entro i suddetti limiti.
    perdon, tra le lingue mi muovo male negli ultimi tempi, dipendendo dalle lingue.

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