Ho la vagina. Quindi la memoria.

Il mio spazzolino non ha ancora accettato di essere single. Continua a implorarmi di tenergli accanto lo spazzolino di lui, che è ancora lì, nel bicchiere per spazzolini, sul lavandino del bagno.


Allora io mi ci incazzo, col mio spazzolino. Gli dico che è un deficiente. Perché altri spazzolini a quest’ora si sarebbero già invaghiti di un Oral B, duro naturalmente, il più consigliato dai dentisti. Gli dico che è da idioti fare misticismo dei ricordi. Gli dico che proprio adesso, che può avere tutto il suo spazio, proprio adesso deve diventare padrone del suo bicchiere sul lavandino del bagno.

Per tutta risposta, lo spazzolino mi dice di parlare con l’accappatoio di lui, appeso accanto al mio. Pare che, ormai preda di una totale sindrome di abbandono, irrimediabilmente depresso, l’accappatoio tenti ogni giorno il suicidio con la discografia dei Tiromancino. Ma non ci riesce. E resta lì. Appeso. Chiedendosi se qualcuno mai lo userà di nuovo.

Qualora non mi bastasse, rincara lo spazzolino, posso interpellare anche la metà destra del mio letto, quella dove dormiva lui. Quella che adesso è sempre precisa, sempre fatta, quella che adesso non ho più nessuno con cui incazzarmi perché nel sonno me rivolta pure il coprimaterasso. Quella metà composta, come lo sono le metà dei letti matrimoniali in cui si dorme da soli. Quelle metà destinate a diventare, al massimo, una misera succursale dei cassetti, propaggine del caos sentimentale, brodo primordiale di femminilità gigantesche, sole, egoiste.

E pare che un po’ tutta la mia casa, così, in generale, non condivida il modo in cui fingo di non sentire alcuna mancanza.

Come se tutto fosse successo ducento anni fa. E invece sono pochi mesi. E questa specie di spavalderia si scalfisce con un nonnulla: è architettura di carta, è ingegneria dell’utero, è strumentale equilibrismo emotivo.

Sono pochi mesi. Sembrano passate due vite, ma non è così. E quando realizzo questo dettaglio, quando mi fermo un attimo nel mio forsennato avvicendarsi di crisi esistenziali e aperitivi, mi accorgo che posso anche non fingere. Che non sono un caso umano se mi manca ancora.

Che forse è normale ricordare quando, prima di uscire, vestendoci, cantavamo insieme da na stanza all’artra improvvisando canzoni a sfondo brutalmente sessuale, degne dei peggiori Elio e le Storie Tese. Che forse è normale ricordare quando mi appoggiava il pacco sul culo mentre cucinavo e io gemevo e ansimavo per scherzo. E a volte per davvero.

Forse è normale ricordarne le mani e il collo. Forse è normale continuare a sentire i suoi consigli e tutto quello che mi ha insegnato, anche su me stessa, anche ora che non c’è più. Forse è normale immaginare di dirgli che ha fatto bene a perdermi e che mi dispiace umanamente di non essere stata alla sua altezza. E che a volte ho paura di non trovare più qualcuno che mi voglia bene come me ne ha voluto lui. Ma come diceva un saggio: “Ciò che sono l’ho voluto io”. Quindi pace così.

Forse è normale che mi manchi ma che io non abbia alcuna voglia di vederlo né di sentirlo. Non voglio sapere niente di lui. Non voglio sapere quanto sta bene senza di me. Non voglio sapere che se ne va in vacanza in Thailandia con la sua nuova vagina. Non voglio sapere che già convivono e che ha già adottato il suo cane. Perché è scientificamente dimostrato anche questo: io li lascio convinta d’essere unica e insostituibile, loro non mi rincorrono, dopo 6 mesi vivono con un’altra e ne adottano il pet.

Mi è successo due volte di fila e della terza preferisco non sapere.

Non voglio sapere nulla.

Non voglio sentire, non voglio vedere.

Mi basta ricordare.

E crescere da sola.

Mi basta ricordare. A volte.

Perché purtroppo ho la vagina, non il pene.

Non so cancellare tutto in 1 settimana.

Purtroppo ho la vagina.

E amo. E odio.

E, a dirla tutta, spesso annoio.

Anche me stessa. Che poi sono l’unica obbligata a starci, con me.

64 thoughts on “Ho la vagina. Quindi la memoria.

  1. …ti assicuro che nessuno cancella tutto in una settimana. Son strappi profondi….che però danno il tempo necessario per ricucire….se si vuole….se ne vale la pena….se sinceramente lo si desidera. La domanda è: “mi manca lui o i manca genericamente un altro lui?”. Appurato questo…tutto ne consegue in automatico.

  2. Normalissimo. Anche quando cambi vita. O lavoro. O nazione. Persino dopo aver passato la notte con qualcuno, a volte. Qualcuno che nemmeno parla la sua lingua, ma magari scopri che ama le sue stesse canzoni. E sono quelle volte in cui non vorrei proprio essere costretta a starci, io con me.

  3. Sai cos’è, è che loro sono più accontentabili di noi. Se tu ti facessi andar bene uno sfigato, anche tu adotteresti il suo cane e andresti in Thailandia dopodomani. Il fatto è che tu ti troverai un tipo che ci sta dentro un sacco, e varrà la pena di aver aspettato un po’.
    (a proposito di spazzolini single. Ascoltati De Fonseca degli Offlaga disco pax).
    Baci.

    1. Graziassai di questo commento.
      Per il tipo che ci sta dentro non ho fretta. Purché ci stia dentro pe davero 🙂
      Defonseca l’ho sentita, grazie 🙂
      Gli Offlaga li vidi live anni orsono a Reggio Emilia e restano sempre un piacere!
      Un abbraccio
      v

  4. se posso permettermi. non e’ che avere il cazzetto invece della vagina sia questo enorme vantaggio.

    sì, è vero, possiamo pisciare da in piedi e fare l’elicottero agitando il bacino, ma a parte questo…

    boh…

  5. il ricordo tormenta tutti nel bene o nel male..bisogna farne tesoro(del ricordo eh..non delle menate:dagli errori si impara…bugia…)e ritirarli fuori quando si è tristi,felici,stanchi,sobri,ubriachi,astemi,sfatti,malati,immaginari,folli,pazzi…insomma metti in valigia e bona cosi…
    quando il mio primo ragazzo(all’epoca io 16 enne e lui 18 enne) mi lasciò per un’altra (che ora sta per diventare sua moglie)non ho ascoltato i the cure per ANNI..perchè mi ricordavano lui..LI HO RIPRESI AI 21…fortunatamente.!da allora quando ci incontriamo per strada facciamo finta di non aver vissuto nulla…sconosciuti …però ho solo i ricordi..sia belli che brutti…e poi Godo nel vedere quella cessa con cui sta…e non erano gli occhi della gelosia che me la facevano vedere cosi…è PROPRIO UN CESSO e lei che ancora mi fulmina con lo sguardo e segna il territorio e mi viene da dirle: MA CHI TE LO PIJA PIù CHE A FURIA DI FREQUENTARTI è DIVENTATO UN CESSO COME TE!
    comunque il manuale base: “cancellazione e/o rimozione dell’ex” inizia dal togliere lo spazzolino,l’accappatoio,le foto,le minchiatine…e a volte anche il numero…fallo…è un buon inizio..

    1. sì, prima o poi toglierò tutto.
      è che non so come regolarmi con la differenziata 🙂
      sul numero non ho problemi. non ho tentazione di chiamarlo né di scrivere.
      per l’appunto, non voglio sentirlo e non voglio sapere nulla di lui, per cui…

  6. Non fa differenza essere uomo o donna,è la differenza nei metodi di distrazione a sottolineare la facilità a meno con cui si “accanna” all’angolino una persona amata..Noi donne si sa,siamo razionali..passeremmo giorni interi a tediarci con domande e ragionamenti filosofici degni da far cadere le palle pure al toro di Wall Street..L’uomo invece,sensibile quanto primordiale,soffre in silenzio,ma invece che prendere Kleenex e asciugare le sue lacrime invisibili,preferisce la pulizia del cavo orale col pelo di figa,che si sa,tira più di un carro di buoi 🙂 !
    La questione,per quanto difficile da mettere in pratica,è solo iniziare a voler bene a se stessi..il resto vien da se..ma non possiamo di certo permettere a quello che è stato un grande amore,di rovinarci la vita e la quotidianità..
    Io son qui col pollicione in su..secondo me ancora qualche tempo e poi sfanculizzerai spazzolino e accappatoio con annessa discografia dei Tiromancino sugli annunci di Facile.it!!

    1. Grazie per il commento, piccola botte, ma c’è una cosa che devo assolutamente puntualizzare: NO, io non ho la discografia dei Tiromancino. GIAMMAI! Appunto, perché nun me pare il caso de tajarmi la giugulare o di indurre al suicidio le mie ovaie.
      Detto ciò, sono dello scorpione, mi passerà. Lentamente ma mi passerà. 🙂
      un abbraccio
      v.

  7. La prima cosa che ho notato è stata “Into my arms”, accidenti, “The boatman’s call” è un disco che non riesco più ad ascoltare a causa di una tua collega. E sono passati… quanti anni dal 1997?
    Forse le generalizzazioni non contano, forse il pene ha una forma troppo ridicola per avere una memoria, però io credo di avere una memoria a forma di lama, che scatta fuori e ferisce a tradimento ed ho anche molti dei pensieri che hai tu, padrona di non crederci.
    Padrona di non credere nemmeno al fatto che in questo periodo potrei dirti “mal comune, mezzo gaudio” conscio del fatto che sia un’assurdità in termini, nonchè un triste palliativo decisamente troppo blando.
    Posso almeno però augurarti che la vita (e non la mera esistenza) continui e lo faccia in fretta.
    Un abbraccio.
    N

  8. E’ perchè il pene è come una gomma, ha un movimento di tipo cancellatorio, nell’esrcizio delle sue funzioni ludico-procreative.
    La vagina è una tasca, e ci si infilano dentro, anche lì, i ricordi.

  9. Io sono solo al terzo giorno e tu mi dici che durerà mesi? Se non abitassi al primo piano mi butterei. Credo di essere una di quelle da metabolismo lento ma che pretende d’averlo veloce e si dice, quando una situazione la fa star male, ogni 30 sec. “finito?” E la testa, il cuore e la vagina le dicono.. “no”. Non ho idea di come si superi, non ho mai letto un Galateo del lasciarsi o robe simili… non so neanche se ci sia. Ne dovremmo avere però uno personale, uno da poter modificare a nostro piacimento. Oppure mandare tutti aff*n**lo!
    xx

    1. Dunque, ecco, man mano diventa meno dura eh. Questo sì.
      Poi ognuno c’ha i tempi sua e questo si sa. Io direi che una prima fase in cui toccare il fondo, in cui guardare il dolore preciso preciso negli occhi ci deve essere. Per poi alzarsi e decidere che, dopotutto, nessun cazzetto se lo merita. Nemmeno il migliore del mondo. E non importa che sia vero o no, questo bisogna pensà. E poi diventa una camminata in pianura. Con dei dossi. Ma non è più una scalata.
      E si aspetta che, nel mentre, il paesaggio si faccia interessante.
      Un abbraccio e hold on!
      V.

      1. sante parole, se non fosse per il fatto che il cazzetto in questione non mi lascia andare. e io sono troppo coinvolta per non permetterglielo. f**k!

  10. allora partiamo da un assunto: mi sto dondolando in riva al mare mentre il sole tramonta, ho il completo buono e ancora i pass del festival al collo, il sole brilla a dovere sulla baia di cannes, mentre io celo una faccia da cadavere con delle rayban anni 80.
    Ho letto il post dopo una giornata di lavoro, mettendo il mac nuovo sulle gambe e trovando uno strano equilibrio tra il profumo di mare ed i gas di scarico delle auto che fanno da (pessima) colonna sonora al mio momento da finto scrittore.
    Ok l’assunto e finito e passiamo alle motivazioni che mi spingono a scrivere alla vagina: gli oggetti della memoria che tengono in disordine casa mia.
    Da dicembre ho perso le mie possibilità di una relazione importante e seria, dopo sei anni vissuti alla grande.
    Ora come qualsiasi brava psicologa che abbia preso la laurea in un episodio dei simpson mi direbbe, dovrei liberarmi di tutto quello che lei ha lasciato in casa mia.
    Ma la speranza è vana i simpson dopo un po mi annoiano, quello che invece non mi annoia mai è il tuo blog.
    Un pezzo di neo-realismo. Anche io ho ancora l’accappatoio di lei sul termosifone in bagno, c’è ancora qualche cream di bellezza (ne usava poche e non ho mai capito a che servissero, che poi lei a me piaceva/faceva-sesso in ogni attimo), deve esserci anche dell’acetone, ah si e i suoi poster-da-vita-bolognese arrotolati con cura nell’armadio. C’è anche l’armadietto rosso, quello dei film-tv vecchi che lei leggeva come incantata. Ci deve essere ancora tanto di lei in casa, ed è per questo che io sto provando a mettere ordine.
    Ma cara Vagina, la differenza tra me e te, è che a me quegli oggetti ricordano bene quanto io sono stato stronzo con la mia lei.
    Per il resto la mia canzone in soundtrack è personal jesus… il resto è una paglia che mi accendo prima che il sole saluti cannes e la batteria del mac dica addio ad un commento troppo lungo.
    Complimenti vagina, scrivi bene e scrivi al meglio.

    1. Ciao Hellpesman,
      siamo tutti, a fasi, nella vita stronzi. Il problema è che spesso lo siamo con le persone sbagliate. Ma anche questo fa parte dei giochi e lo sanno tutti. Io ti auguro che il tuo ordine in casa tu riesca a farlo nel modo migliore, che non so dirti quale sia, ma in questi casi si va un po’ per prove ed errori e tu questo lo saprai meglio di me.
      Io il mio ordine lo farò, quando sentirò che è il momento di farlo. Quando buttare uno spazzolino vorrà soltanto dire buttare uno spazzolino e non far finta che una persona non sia esistita mai, non mi abbia mai presa per mano e non mi abbia mai fatta crescere.
      Ora le strade si sono separate e certe volte questo causa ancora inquietudine. Ma ho fiducia nel mio metabolismo emotivo. E ciò che serve, a volte, è soltanto la pazienza.
      Goditi il mare. Che se lo avessimo a milano, io sono sicura, sarebbe un’altra vita.
      T’abbraccio
      V.

  11. Mi trovo d’accordo con chi dice che: a) avere il cazzetto non è poi sto grande vantaggio; b) non è vero che noi, a differenza vostra, dimentichiamo in fretta.

    Sarò strano io, però non dimentico mai le mie ex; anzi, a volte con qualcuna sono riuscito a stabilire pure un rapporto d’amicizia, e sono loro che mi chiamano per dirmi com’era fico stare insieme, e quante cazzate abbiamo fatto insieme, e quanti bei ricordi, e che differenza adesso che stanno con uno totalmente diverso da me. Io non me la prendo; né mi sento sfigato; né provo gelosia. Col passare del tempo (e ti assicuro che ne deve passare! Parecchio! A volte perfino anni…), con il senno del poi e con un po’ d’ironia, si può riuscire a capire perché non si era una coppia destinata a durare, perché è stato meglio così, che ci si sia lasciati (o che lei mi abbia lasciato o che io l’abbia lasciata). E si può arrivare perfino a ridere, per telefono, con quell’ex irruenta che voleva spaccarti il casco in testa perché l’avevi trattata male e fatta piangere troppo, per il tuo egoismo o la tua stupida voglia d’infilare il cazzetto nelle vagine altrui…

    Un abbraccio e forza e coraggio

    Rendl

    1. “stupida voglia di infilare il cazzetto in vagine altrui” non tocchiamo questo argomento, te prego. Che qua se finisce in un x-files ancora più vecchio e nun va mica bene.
      Detto ciò, dici bene tu. “Col senno di poi”. Quando il presente diventerà poi, si penserà.
      Un abbraccio a te,
      V.

  12. Cara Vagina, Vagina cara,
    ma ti ricordi quanto a lungo dibattemmo sulla questione “macchinetta del caffè”?
    Ahhhh…
    Quante mattine ho iniziato piangendo per questo continuo alzarsi e farsi il caffè. E accorgersi che quello giustamente avanzava perchè la Bialetti era per due e non per uno. E io ero da sola.

    Giorni addietro poi mi è stato chiesto cosa mi mancasse di lui. Così tanto per farsi del male. Non ho risposto, non avrei potuto, ma nel vecchio blog scrivevo così:

    “Mi manca parlarti addosso, mi mancano i tuoi logoranti appunti su di me, i tuoi consigli pedanti, i tuoi fraintendimenti, il tuo volermi fare coraggio e non riuscirci, il tuo realismo, la tua lucidità nella mia irragionevole felicità.
    Le mani insistenti.
    Il tuo modo di leccare.
    Le corse forsennate in moto con la Ducati, con la Honda.
    Mi manca il tuo cuscino. I tuoi capelli, neri, lucidi, forti e densi.
    Le urla per la tua paura, dannata paura.
    Il sesso: quello del weekend e quello infrasettimanale.
    Mi mancano i tavoli.
    Lo stare stretta nel letto perchè tu sei troppo alto, troppo grande. Troppo.
    Il tuo modo bizzarro e tardo di esaudire i miei desideri.
    Gli ultimi fogli di Carta che mi hai regalato.”

    E mi fermo qui. Che le lacrime possono essere ancora calde, cara Vagina.
    Ma il dolore ha la densità della nebbia.
    Poi si dirada.
    Ed io che – come Te – sono Innamorata di speranza, ti dico che passerà. Lo so che passerà perchè è facile capire che non può durare a lungo questo tempo così duro da piegare.
    Sorrisi (comunque),
    P

  13. Leggerti mi ha riportato indietro nel tempo…. so che ora le mie parole non ti portano nulla e non rendono meno intense certe sensazioni, so che ognuno ha il suo tempo e il suo modo, ma sentivo il (mio) bisogno di dirtelo, arriva anche il tempo in cui “si tiene l’insegnamento e non il dolore”

      1. “Forse è normale immaginare di dirgli che ha fatto bene a perdermi e che mi dispiace umanamente di non essere stata alla sua altezza.”
        Scusa ma stanotte mentre leggevo il tuo post… beh mi sono sentito troppo coinvolto…

    1. il tempo sì. guarisce. non tutto ma buona parte.
      è che bisogna aspettare che passi. e nell’attesa respirare, lavorare, uscire, mangiare. sopravvivere.
      ma poi ci si rimette in piedi. tanto per cadere, per qualcuno dopo.
      e man mano, ogni volta fa contemporaneamente meno male. e più male.
      un abbraccio e forza!
      v.

Parla con Vagina, Vagina risponde

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...