Non siamo religiosi. Siamo tarantini.

Oggi in pausa pranzo ho intrapreso un’attività fortemente discutibile: ho deciso di spiegare alla mia collega milanese purosangue cosa succede giù, da me, a Pasqua. Premetto che la mia collega milanese purosangue mi ha confessato di fare il sugo senza nemmeno soffriggere la cipolla prima, ma mischiando la salsa di pomodoro direttamente con la pasta. O meglio, non è che lo faccia lei, lo fa sua madre (il ché, per quanto mi riguarda, è ancora più grave), perché lei vive coi genitori, giustamente. Innanzi a questa eresia io ho fatto il segno della croce e ho detto: “Signor Divella, perdonali perché non sanno quel che fanno”.

Le ho raccontato cosa succede con le processioni, perché per noi le processioni sono importanti assai, sia quella del giovedì notte, a Taranto Vecchia, sia quella del venerdì notte, a Taranto Nuova – che poi è una parte della città parimenti vecchia solo che è meno vecchia di quella vecchia vecchia. E no, io non ci vado perché sono religiosa. Ci vado perché sono tarantina.

Per farle capire bene, le ho anche mostrato delle foto dei perdoni, che sarebbero conciati come dei membri del Ku Klux Klan, salvo che sono pugliesi, membri di due confraternite e non ce l’hanno con gli gnori. La mia collega milanese purosangue ha reagito dicendo che le facevano paura e ha manifestato una totale incapacità di comprensione del fenomeno. Alché io le ho detto che sì, che sembra strano pensare che Taranto e Milano siano nella stessa nazione, così, tanto per solleticare quel desiderio latente di secessionismo che alberga in ogni settentrionale nel momento in cui comprende che al sud ci sono una marea di tradizioni, piuttosto retrograde, sì, come tutte le stronze tradizioni che si rispettino.

Mi sono divertita a rincarare la dose, dicendole che questi incappucciati camminano scalzi per tutta la notte, portando le statue e facendo due piccoli passetti in avanti e uno indietro, che c’è da diventar scemi, me ne rendo conto, però funziona così. Le ho anche detto che pagano e che pagano un sacco di soldi per farlo e che spesso sono malavitosi. E lei continuava a non capire. Continuava a chiedermi “Ma perché?” e a un certo punto ho sentito tutta la percentuale di terronia che esiste in ogni mia singola cellula condensarsi e le ho risposto: “Per onore”. Ma mi è suonato troppo siciliano. Quindi ho aggiunto: “E per fede”.

A quel punto lei si è lanciata in un’osservazione del tipo che i mali del sud, che al sud non hanno soldi e poi li spendono in queste minchiate. Non l’ha detto chiaramente, perché è molto prudente. L’ha solo lasciato intendere. Io le ho sorriso e un po’ l’ho compatita. L’ho compatita come lei compatisce un po’ me perché sono sola, perché non ho le sopracciglia fatte bene, perché ho 25 kg più di lei, perché sono povera e per altre validissime ragioni.

L’ho un po’ compatita perché ho pensato che lei non capirà mai quel senso di appartenenza a una città a cui non appartieni di fatto più, che ti risale in gola ogni anno, in quelle due notti. Che provi quando guardi una tua amica e le fai cheers (segno che comunque a Londra c’hai vissuto) mentre la tua Raffo urta contro la sua Raffo. Che non starà mai alle 4 del mattino in un vicolo sgarrupato di Taranto Vecchia con un maleodore che non capisci se sia pesce o piscio, tra volti che paiono figuranti di Gomorra, con il brillantino al lobo dell’orecchio e le tute acetate e certe volte coi denti consumati dall’eroina. Lei non vedrà mai tutti insieme i medici e i delinquenti, gli architetti e gli spacciatori, i giovani e i vecchi, e i bambini sulle spalle dei padri con lo stupore negli occhi.

E la mia collega milanese purosangue non vedrà mai così da vicino vecchie signore vestite di nero che seguono la Madonna Addolorata e non guarderà i fedeli andarle appresso a piedi scalzi e con ceri enormi in mano. E non si chiederà come sia possibile vivere così nel 2012. E non si chiederà quanto sarebbe più facile vivere se si riuscisse a credere in qualcosa.

L’ho un po’ compatita perché non sentirà mai il senso della collettività, non in questo modo, perché non si ubriacherà davanti alla statua di Cristo alla Colonna, perché non ascolterà le marce funebri suonate dalla banda mentre la processione scende, lenta e stanca, su Via di Palma. Perché non proverà la sorpresa di incontrare tutti i volti del suo passato così, inaspettatamente, tutte persone andate via, tornate per Pasqua, raccolte nelle stesse vie. A incrociarsi, salutarsi, sorridersi. Raccontarsi come va, dove si sta, cosa si fa. Scoprire che uno diventa padre anche se non si è ancora laureato, che un altro si sposa, che un altro è definitivamente cocainomane e che sì, io e lui ci siamo lasciati e no, non ci sentiamo, a grazie, no, non lo sapevo che scende domani.

Io l’ho un po’ compatita perché quando lei incontra i suoi ex compagni di liceo non è una carrambata, come per me. Perché non si ferma a parlarci per ore, davanti alla statua di Gesù Morto, ricordando quante risate e quante litigate, ma dopotutto, quanto se semo divertiti.

Io l’ho un po’ compatita perché non sente i piedi distruggersi dopo 5 ore in piedi e non va a sedersi ai tavolini del primo bar, ordinando un’espressino all’alba. Espressino, non marocchino. Il marocchino non lo fanno in Marocco, lo fanno in puglia e si chiama Espressino, cazzo, e la Puglia non è il Marocco!

Io l’ho un po’ compatita perché tornando a casa non può fumare un vurpo sotto casa di Frecciagrossa e non può mangiare un cornetto alla crema caldo del Merendaio e pagarlo 60 cents. E, soprattutto, il giorno dopo, non può gustare la pasta con le cozze alla diossina cucinata dalla Vagina Maestra.

E l’orata al forno. Quella vera, non quella nella busta dell’Esselunga.

*Fotografie di Francesco Minnuni 

56 pensieri su “Non siamo religiosi. Siamo tarantini.

  1. Ha qualcosa di magico il senso di appertenenza vissuto in quelle notti. Lo senti sulla pelle e ne sei felice. Prima di leggere questo post avrei detto che sarebbe quasi una sensazione indescrivibile…ma mi hai smentito ancora una volta Vaggì. Complimenti!

    1. Ti leggo spesso, ammirato da come scrivi, vorrei commentare, però il più delle volte penso: “ma che posso aggiungere a quanto detto?”

      Posso aggiungere che il tuo modo di vedere il mondo ti rende “sensuale”, cioè ti rende capace di affinare i sensi e percepirlo meglio.

      Sarai anche un uncino sù per il c….come dicesti una volta, ma ammazza che fregi di classe.

      Baci e schiocchi di frusta.

  2. Che bel pezzo. Lascia in-soddisfatti, mangiati ma non sazi, che ne vorresti ancora o che vorresti essere stata lì la notte del giovedì santo a vivere tutto questo sulla tua pelle, vicino a una che sente le cose come le senti tu.
    Ché poi pure nella vita si fluisce tutti insieme, forte e piano.
    Ma nella processione non ci sono differenze, ognuno si porta appresso la sua miseria, piccola o grande che sia, senza vergognarsene, forte del fatto che pure Cristo, in quanto fatto uomo, a volte se la ride e a volte se la piange, come tutti.

  3. Tralascio per ovvie ragioni (Concorderei con la tua smunta amica milanese: nel 2012 nun se po vive con usi e costumi da borgo medievale) la descrizione ( comunque a “5 stelle”) della tua splendida città.
    L’immagine di tua madre che cucina quelle cose per la tua, immagino numerosa, famiglia me l’ha fatta troppo pija a bene. Vorrei fa colazione co le cozze alla diossina. LE famose cozze tarantine che non ho mai assaggiato. E si, mi ci sento na cifra cojone.

    1. Beh le cozze so bone e noi le famo in tutti i modi.
      Sulle tradizioni, beh no. Non sono d’accordo. Pur avendo le processioni siamo assai meno provinciali di certi soggetti provenienti da piccole cittadine nordiche, te l’assicuro. E poi cazzo, ma a noi ce pijia proprio il core, andare alle processioni. Come ve viene in mente di togliercele?

  4. Ahahah
    Che delizioso manifesto dell’antimodernismo, a te Massimo Fini non fa un baffo.
    Sì, quella che tu hai descritto è una cosa molto buona sana e preziosa che si chiama topofilia ovvero radicamento / attaccamento alla terra (natale).
    Uno dei problemi della gravissima regressione generale delle masse è proprio l’assenza di radcamento e di topofilia. Ci sono paesi come gli USA nei quali ciò è evidente. Ma anche in posti come MIlano si osservano i pattern dello sradicamento e della peggiore liquidità postmoderna.
    In quanto emigrata tu hai avuto la fortuna di vivere queste tradizioni e pure di muoverti dove tutto ciò è stato completaemnte azzerato e distrutto da decenni ormai e di accorgerti della mancanza sia nella tua collega che dal punto di vista sociale e culturale.
    Ebbrava Vagina! 🙂

  5. Ieri ho iniziato a vedere Mine Vaganti di Ozpetek, che si svolge quasi dalle parti tue natie. Ozpetek riesce a descrivere bene i contrasti tra tradizione e contemporaneità e il cozzare di valori e discvalori di una e dell’altra parte.

    1. Eh, io so impopolare. A me non è piaciuto granché. Si vede che è descritto da chi non è del posto.
      Se vuoi davvero toccare la tradizione narrata da dentro, devi vedere i film di Sergio Rubini, che io ho amato tantissimo. Non gli ultimi, che fanno cagare. Ma fino a La Terra, secondo me è quello che racconta meglio e con la migliore autenticità il nostro territorio.
      E non mischia accenti e cadenze alla dog’s dick.

  6. Và che i tizi incappucciati ce li abbiamo pure noi emiliani, si chiamano “Sacchi” e sono parte di una confraternita nella quale si entra solo essendo figlio di un sacco.
    Ma non vanno scalzi, questo no.

  7. Cara Vagina,
    ho letto il tuo post questa mattina mentre facevo colazione. Sono 50% milanese e 50% pugliese (come se si potesse paragonare una città a una regione, ma vabbè…). Ho in me entrambe le identità, ma mi rendo conto che quella pugliese sovrasti in modo netto e quasi arrogante quella milanese. Mangio a volte per strada (cosa ritenuta disdicevole per ogni donna del nord), la domenica è domenica se vado a pranzo da mia mamma, amo i carciofi fritti che mia nonna fa alla Vigilia di Natale e potrei andare avanti per ore. Riconosco che per chiunque non sia mai stato educato alla “meridionalità” tutto possa sembrare stravagante, ma io tutto questo lo amo profondamente, ancestralmente. Detto questo, non toccatemi la processione del triduo pasquale. E’ uno di quei momenti che possono competere con poco altro per intensità, sentimento di condivisione e profano-che-si-lega-al-sacro. E mi dispiace, anche a Savona, in Liguria, la processione del Venerdì Santo è un momento immancabile per tutti i savonesi e limitrofi. Gente di ogni estrazione sociale e lavoro porta i Crocefissi delle contrade in processione sulle spalle nelle strade della città.
    No, mi dispiace, questa volta il commento della tua collega non mi fa ridere. Se inorridisco ma compiango la poveretta per il pensiero del no-cipolla-comunque-si-sugo, il resto non lo reggo. Per fortuna che ci sei tu, che con la tua pazzesca ironia e auto-ironia, la tua verve comica adorabile e la tua incredibile capacità sai dare un nome a tutto con acutezza, facendoci ridere. E tanto.
    Perdonatemi, cari tutti, per il peso di questo commento, ma tantissime volte sono stata tentata di commentare, adesso finalmente ce l’ho fatta, mossa dal fastidio per la collega milanese di V.! Prometto, la prossima volta parlerò di rutti e cazzetti 🙂

    1. Cara Darjeeling (complimenti per il nome :))
      la tua argomentazione è per me perfetta, perché coglie in pieno il legame con questa tradizione che è un non-detto culturale profondo, salvo che qui abbiamo scelto di provare a spiegarlo.
      Io continuo a dire che noi – mi permetto di includerti – che siamo un po’ di su e un po’ di giù, riusciamo a prendere il meglio che c’è in entrambe le realtà che viviamo. E ad amarlo. Anche se sì, l’amor di Puglia straccia l’amor di Milano. Ma non potrebbe essere altrimenti.

      Detto ciò, ti ringrazio per le tue bellissime parole e non aspetto altro che leggere di rutti e cazzetti!!!
      V.

  8. Mi sa che più che in una milanese, non intesa come fettina panata, tu sia incappata in una wooden pussy, volgarmente detta figadilegno o figalessa. Io sono nata al nord ed ho origini non italiane ancora più a nord, ma tutto ‘sto stupore di fronte alle tradizioni della tua città non lo provo. Perchè tutto il mondo si assomiglia: in Austria dopo un funerale si va in pasticceria e poi a cena. In Trentino ci sono processioni molto simili a quella che racconti. A Bologna c’è la madonna di San Luca che quando scende dal suo colle e quando ci risale non sto a dirti. E’ che al sud siete molto più sanguigni, esternate di più, festeggiate di più, e poi avete un clima meraviglioso che, probabilmente, non vi rende degli stitici emotivi.
    Un’ultima cosa: non è che tua mamma mi faccia un trattamento B&B se passo da quelle parti? Vorrei tanto provare le bombette e le cozze. 😀

    1. ahahah wooden pussy. ahahaah. comunque tutto vero, ciò che dici. quanto al resto, zia, mia mamma il trattamento B&B te lo farebbe ben volentieri, se non fosse che ultimamente non è in forma smagliante! 🙂
      però, io, ti posso fa da cicerone, quello sì. (salvo che poi, in realtà, campo a milano).

  9. Un bel pezzo, senza romanaccio guarda caso. (non ho mai pensato che tu sia un 38 enne maschio, ma che tu abbia vissuto a roma da come scrivi e’ sicuro, lo dico perche’ io ci ho vissuto).
    Venendo al pezzo, ti garantisco che nel nord italia (non a milano) esistono manifestazioni tradizionali a carattere religioso altrettanto pittoresche di quelle pugliesi… siamo un paese di cattolicesimo folkloristico superato probabilmente solo dalle Filippine…
    un saluto

    1. mammagari avessi vissuto a roma! semplicemente, conosco bene il romanaccio. sto facendo un corso avanzato.
      non discuto che esistano tradizioni ovunque in italia. è la mia collega che lo esclude.
      per il resto, io non la butto sul cattolicesimo sfranto. mi fa incazzare di più quando il papa dice di non votare a un referendum, per dire, e tutti gli organi di informazione gli danno spazio mediatico. ma le processioni, che poi sono tradizione, che poi legano indissolubilmente territorio e fede ma perché quella è la nostra storia, a me non danno fastidio. veramente, in alcun modo.

  10. pur essendo di estrazione terronica, come ebbi già a dire in altro commento, non condivido questa apologia del sud tradizionalista ad oltranza ed oltre ad ogni ragionevolezza, cara Vagina.
    non si è nè migloiri nè peggiori per questo, credo che per spianare questa diversità che si trascina e che divide, si debba proprio agire su queste esternazioni eccessive di riti ormai desueti e inutili. teniamo le cose belle del sud, le altre abbiamo il coraggio di buttarcele dietro alle spalle
    con simpatia

    1. mi spiace cara margot ma le cose belle del sud sono anche queste. non solamente la notte della taranta in cui tutti i turisti possono dire di essere stati in salento e ciò li rende cool.
      purtroppo non sono d’accordo. del sud amo anche la sua arretratezza, anche le signore sedute nei vicoli con la sedia, i gatti randagi e il sugo della domenica mattina.
      poi io vengo comunque da una città, sia chiaro questo. abbiamo l’elettricità e il wi-fi (più o meno). una tradizione è una tradizione. non è un rito desueto e inutile. il modo in cui la città lo sente e vi partecipa, ne è la chiara dimostrazione.

      se poi vogliamo parlare dei veri mali del sud, parliamone. ma non sono questi.

      1. ti capisco più di quello che può sembrare Vagina, solo che alcune cose bisogna saperle collocare nel folklore e accettarne le consegeunze senza lamentarsi.
        il sud, fammi precisare che il mio cuore ha molti fili che lo legano lì, deve imparare a conservare le tradizioni gestendole e non subendole, finchè esse saranno gli ancoraggi che tendono alle recidivie secolari di involuzioni non permetteranno mai quella crescita economica necessaria a far sì che, persone come te e me e tanti altri, si trovano costrette ad andare.
        con crescente simpatia

      2. condivido tutto. semplicemente non penso che il problema stia nelle tradizioni in sé, quanto in un approccio complessivo agli eventi che andrebbe sicuramente corretto. non so se mi spiego.
        con ricambiata simpatia 🙂

  11. Marlene… si chiama ‘nostalgia’.
    Penso che se tu fossi rimasta a vivere a Taranto come non molti altri ragazzi, cominceresti a sentire un poco di fastidio di fronte alla quantità di persone che si riversano per strada commuovendosi al suono della troccola, ma sorde ai mille problemi di questa città (e per risolvere i quali non si muoverà mai una massa così composita e curiosa). Te lo dice la mamma di uno di quei pochi ragazzi rimasti che – nome d’arte (?!) Fido Guido – cerca con le sue canzoni di portare i più giovani a crederci, nelle possibilità di questa sibaritica città che, bella com’è, potrebbe diventare anche più sana (e non parlo solo dell’aria).
    A parte questo, complimenti per il tuo blog. Lo leggo sempre e ne ammiro la spigliatezza e l’ironia che, però, non riusciranno mai a coprire del tutto il fondo sentimentale e intenso del tuo modo di affrontare la vita.

    1. Cara Enza,
      grazie del tuo commento, innanzitutto.
      Sono perfettamente d’accordo con ciò che dici. Se fossi rimasta lì, noterei molto di più la distonia tra il sentimento della processione e l’apatia nei confronti dei veri problemi della città. La questione di Taranto è assai complessa e tecnicamente meriterebbe un commento più approfondito di questo. Per anni mi sarebbe piaciuto tornare a casa, tutto sarebbe stato più semplice, da un certo punto di vista. Però sì, c’è un crogiuolo di criticità quasi irrisolvibile. Non so dirti quanto siano i singoli cittadini a poter davvero cambiare le cose, quanto spetterebbe piuttosto agli organi competenti che dovrebbero slegarsi dai rapporti di connivenza e garantire il minimo ai cittadini: la vivibilità del territorio. E non so neanche indicarti una soluzione. Forse bisognerebbe agire contemporaneamente dal basso e dall’alto, cambiare la cultura di chi abita la città, di chi la vive, di chi ne accetta la deturpazione e, insieme, organizzare una protesta organica.
      Ma bisognerebbe protestare seriamente e intelligentemente. Non solo con una manifestazione in piazza di cui, tempo una settimana, non si ricorda più nessuno…

      Non lo so. Sai, a volte si dice che il male peggiore di taranto siano i tarantini.
      Io dico sempre che amare Taranto è come amare un uomo stronzo. Con tutti i pericoli e le contraddizioni che ciò comporta.

      Ti ringrazio per il resto e auguro in bocca al lupo a Guido per le sue canzoni e il suo lavoro di musicista 🙂

  12. Pur non essendo milanese (provinciale e fiero di esserlo e nemmeno sangue “puro” (Sì, sembra che debba essere uno dei cazzo di maghetti di Harry Potter)) e pur ritenendo una blasfemia la schifezza che la tua collega milanese pensa di mangiare (No, cazzo, non è pasta al sugo. È qualcosa che al sol pensiero mi piange il cuore e mi vien da vomitare), pure io penso che ste processioni siano inutili. Passerei direttamente al dopo processione.

    Ma le tradizioni soprattutto nel profondo sud (sotto Roma) (No, non sono serio, dai…Non tanto) sono assai sentite e quindi sticazzi a chi non capisce e chi non apprezza.

    In definitiva, sti cazzi pure a me.

  13. Sovente mi chiedo se le tue colleghe li leggono i tuoi postS.. Ad ogni modo, credo che la gente che proviene da dove siamo nati noi possa sopravvivere e spaccare ovunque 🙂 Piccola presunzione.
    Per il resto, spero che la storia del sugo fatto in quel modo sia solo una tua specie di licenza poetica.
    Ah, ad Agosto N’ V’DIM. Cheers :*

  14. Ciao ,
    sono Tarantino ed amo le ns tradizioni .Le vedo dall’altra parte della metà vuota del bicchiere.La Lega Nord combatte per riprendersele le sue tradizioni e si è inventata l’ampolla sacra del Po.Ah!!! se Alberto da Giussano ,da capopolo interessato alle sue faccende,non avesse rotto le uova a Federico Barbarossa come starebbero meglio, oggi, loro e forse anche noi.
    Se posso darti un consiglio spassionato :A milano cambia amicizie che questa ti deprime.
    Con simpatia
    Bartolomeo

  15. che bello questo post!!! TARAND NUESTR per sempre!
    sono le stesse sensazioni che provo io ogni volta..mi sono anche commossa quando è passata la Madonna..stranamente! non siamo religiosi, siamo tarantini! =)

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