Relazioni Pericolose tra Cestini della Spesa

Oggi ho visto due cestini della spesa innamorarsi.

Ero in coda alla cassa. Una di quelle code lentissime, che ci sono nei piccoli supermercati vicino casa. Che poi, potremmo tornare a chiamarli “mini-market” come si faceva negli anni novanta nelle località turistiche estive. Che lo sapevi già, che tutto ti sarebbe costato il doppio.

Ad ogni modo ero lì, in coda, e uozzappavo (sì, lo so, voce del verbo “whatsappare”) freneticamente con le mie amiche vagine che, mò che abbiamo anche scoperto la possibilità di uozzappare in gruppo, l’alienazione è sempre a portata di mano e l’ossessivo zampettare di unghie sulla QWERTY è diventato la colonna sonora della nostra nevrosi condivisa.

Comunque, dicevo, ero in coda alla cassa e così, per caso, mi è caduto l’occhio (ma poi, che tipo di atrocità è la caduta degli occhi?) sul cestino del tipo che era in coda davanti a me. E ho subito notato una grande somiglianza con il mio, di cestino.

I nostri cestini erano, entrambi, piuttosto vuoti. Erano due cestini evidentemente single, che vivono alla giornata, fatti l’uno per l’altra. Il suo conteneva una confezione da 3 di birra peroni, una bottiglia di vino, un sugo pronto, una confezione di tortellini freschi carrefour (perché non è un marketing victim, a differenza mia, che pretendo i giovanni rana sfogliagrezza) e un pacco di pop-corn.

Il mio conteneva un dentifricio, un pacco di più gusto – gusto pomodoro, una super tennent’s, un pan bauletto grano duro e una busta di insalata, che segnava l’unica vera differenza tra noi: io sono un’ipocrita che ha bisogno di comprare qualcosa di vegetale per legittimare il resto della sua spesa.

Ma la somiglianza era così sconcertante che ho iniziato a pensare che persino ai cestini possa succedere di trovare la propria anima gemella, di essere due facce della stessa solitudine. E che non è vero che l’amore è l’incontro tra due solitudini, che era una di quelle frasi di NonSoChi che si scrivevano sui diari a scuola, nei periodi di massima loffiezza liceale. No, l’amore è l’incontro di 2 cestini della spesa mezzi vuoti, ecco cos’è. 

Purtroppo è arrivato il nostro turno, poi. Il suo e il mio. E tutta la poesia si è smaterializzata sul nastro trasportatore della cassa, che ha azzerato il romanticismo di due spese perfette, che si erano piaciute a prima vista.

Soltanto mentre imbustavamo ho notato che il tipo era una faccia conosciuta. E so che anche lui ha pensato lo stesso, ma non ci siamo salutati. Siamo andati via, lui per la sua strada con la sua Spesa Romeo. E io per la mia, con la mia Spesa Giulietta. Ci siamo ritrovati davanti al portone del palazzo. Io l’ho visto, gli ho sorriso e gli ho detto: “Ma io non ero sicura che fossi tu al supermercato!”

Lui mi ha sorriso. Mi ha sorriso tanto. E il sorriso era bello. E anche gli occhi azzurri dietro le lenti degli occhiali da vista, sembravano buoni. E persino quell’aria dimessa e piuttosto sfigata da studente fuorisede (ma fuorisede del nord) era evaporata un po’, facendo spazio a dei lineamenti rassicuranti e gratuitamente familiari.

E mentre le nostre spese innamorate percorrevano gli ultimi metri assieme, nell’androne del palazzo che pare decisamente una cappella cimiteriale, lui mi ha chiesto: “Come va?”

Ma non era un “come va?” di circostanza. Me l’ha proprio chiesto per davvero, tradendo un filo di apprensione, persino.

Io gli ho risposto che va bene e gli ho sorriso intenerita, quasi, da quello slancio umano, così raro da esperire qui a Milano.

Solo dopo qualche secondo ho collegato tutto. Ho riflettuto sul fatto che lui è un estraneo, che non c’ho mai parlato, che non può saperlo, che sono stata male.

E lì mi sono sentita spoglia. Lì ho capito che lui c’era stato.

C’era stato, dall’altra parte del cortile, tutte le volte che avevo litigato furiosamente col mio ex, urlando così forte che mi si era graffiata la gola manco avessi fumato crack.

Lì ho capito che c’era stato, dall’altra parte del cortile, mentre avevo consumato le mie nottate alternativamente in telefonate isteriche e  in pianti disperati e singhiozzanti.

Lì ho capito che deve avermi pensata pazza. Almeno una volta o due.

O molto infelice. Almeno dieci volte o venti.

Ho percorso gli ultimi metri verso casa, continuando a pensarci.

Ho capito che il condominio sa.

Ho capito che lui sapeva.

E ho pensato che, di buono, c’è che ora sono diventata una vicina molto più silenziosa.

42 thoughts on “Relazioni Pericolose tra Cestini della Spesa

  1. Beh…adesso sai anche che il condominio non è una jungla…e che se poco poco abbassiamo le difese….dall’altra parte emergono esseri umani come noi che in fondo….sono esattamente noi….con tutto quello che ne consegue. In merito ai supermercati…una volta una mia amica mi ha ha fatto una complessa ed articolata disamina sull’ora dei single. Modi, tempi e maniere per incontrarsi e conoscersi davanti al banco dei surgelati.

  2. La citazione è (99 su 100) di Jim Morrison o Oscar Wilde.
    La birra Peroni è schifosa D:
    Eh, beh, anche facendo la spesa hai appreso una lezione mica da ridere. Beata te che ce l’hai fatta. Per me la spesa è un insensato spreco di tempo. Soprattutto alle casse.

  3. Tutte le spese di chi vive da solo segnano un bel 9 nel Tristometro rispetto a quella imbustata dalla forzuta Madredefamija che compra da mangiare per 24, che non si sa mai viene qualcuno a cena o scoppia l’olocausto nucleare.

    Detta sta minchiata, devo ammettere che se avessi una vicina di casa giovane e anche solo vagamente attraente, sentendola sbraitare contro il suo penemunito mi verrebbe automatico far uscire dal cranio una nuvoletta-pensiero di questo tipo “Ok. Appena hai finito, se vuoi ci facciamo una bella chiacchierata, ci alcolizziamo e poi ci trombiamo per riprenderci dalla sbronza.”

  4. io do un 10 pieno alla peroni e uno 0 a giovanni rana.
    poi ti ricordo di fare sempre attenzione, ché il condominio è il grande fratello e cerca di controllarti.
    e infine ti dico che questa storia d’amore non è tra cestini della spesa, ma tra te e il vicino. buttati, ché alle sue birrette mancano le patatine!

  5. Per un attimo ho pensato a un remake di Sliding Doors: Sliding Baskets. Invece è un vicino di casa… Mmmh… Può sempre tornarti utile, sempre che dietro l’aria da sfigatello buono non si nasconda un Hannibal Lechter.

  6. Tutto qui? E io che mi aspettavo un bel resoconto di come sarebbe stato il seguente approccio, e poi ci scambiamo la spesa, e poi ci vediamo, e che fai il fine settimana… niente… che delusione…
    Scherzo, bel post, come sempre, complimenti!

    Mandi

      1. Ma infatti non doveva essere fiction, speravo veramente che nella tua reality vita ci fosse stato un seguito… e mi immaginavo che tutto il post era preso un po’ alla larga con i cestini per poi raccontare che almeno con sto tizio vi siete scolati un paio di birre a ridere e raccontarvi qualcosa… 🙂

        Mandi

  7. Devo ammettere che sono sempre capitato qui per caso, però mi sto innamorando della tua scrittura.

    La botta fatale me l’hai data quando hai scritto che il comprare insalata è ciò che ti rende ipocrita. È da quella frase che ho capito di amarti… Ti seguo!

  8. Beh, certo che il mio carrello non si potrabbe mai innamorare di uno con delle latte di Peroni dentro -probabilmente la birra peggiore che esiste- molto più facile che succeda con della Tennent’s (le birre britanniche regnano!), se fosse Guinness saremmo anime gemelle di sicuro.
    Facezie a parte, la citazione non so da dove derivi, ma quella sulla maglietta sono quasi sicuro che derivi da “Gloria” di Van Morrison, poi ripreso da Patti Smith, dai Doors etc…

    1. Quella maglietta deriva da Patti Smith, che ha aggiunto quella celeberrima frase alla canzone di Van Morrison come preambolo. Credo… 🙂

      Mandi

      1. Grazie per il 10 e lode, ad ogni modo la citazione corretta sul credere viene da: Paradiso, XV, 61 🙂

        Mandi

  9. Di buono c’è pure che è consolante sapere che hai un vicino carino che ti chieda davvero come stai, e non la solita zitella pettegola! E di buono c’è che potrebbe essere benissimo l’incipit di un buon romanzo, perciò se non dovesse esserci un seguito nella realtà ( cosa molto pericolosa visto che potrebbe aver visto o sentito troppe cose di te….) potresti benissimo scriverci su!!!! In bocca al lupo per entrambe le eventualità!!!

  10. Ma io mi aspettavo un lieto fine!! E dai, cerca di impegnarti per reincontrarlo, non fosse altro per scrivere un altro post! E comunque se è quello che ho visto anch’io una volta è più che valido! 😉

  11. c’è molta teneruria in questo incontro di cestini della spesa.
    e anche nel fatto che siano cestini vicini di casa.
    sembra la trama di un film di ozpetek. solo che lui dovrebbe essere gay e tu un cazzetto en travestì.

  12. cara V, questo è uno dei tuoi migliori post. a parte la storia dei due cestini, con Spesa Romeo e Spesa Giulietta, che da sola vale l’Oscar alla dolcezza.. ma la parte finale mi ha quasi emozionata! ti ho proprio immaginata in quel momento di “sto realizzando che lui sa”.. e penso che, in un mondo di totale indifferenza, il suo “come va” sia stato molto bello. un abbraccio cara V

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