Ciao Melissa

Oggi avevo in programma di pubblicare un post del cazzo su me e Frecciagrossa. Lo pubblicherò più avanti, perché scriverlo mi divertirà. Ma oggi no.

Oggi mi sono svegliata e ho letto dell’attentato a Brindisi. E, per ora, provo un dolore sordo, composto ed empatico.

Lo sento perché quella è casa mia. Lo sento perché 10 anni fa c’ero io, fuori scuola, a farmi spiegare Hegel dal mio amico Braciola, prima di salire su e d’essere interrogata. Anche se noi eravamo fuori da un liceo scientifico.

Lo sento perché immagino la storia di questi ragazzi, quello che sono stati e quello che diventeranno. Immagino la disperazione delle loro famiglie e, senza troppo sforzo di fantasia, riesco persino a vederne i volti, le rughe, gli occhi gonfi e le camicie sgualcite e scomposte da un dolore imponderabile.

Lo sento perché ogni anno finiamo alla ribalta della cronaca perché facciamo fuori una ragazzina, in Puglia. Con strumenti diversi, ma il risultato non cambia.

E allora io oggi non riesco proprio a scrivere un post del cazzo su me e Frecciagrossa. Non riesco a parlare di vagine e di cazzetti.

E allora io oggi vado su twitter, vado su facebook, vado su repubblica e corriere. E mi sottopongo masochisticamente alla solita parata di commenti vuoti, ufficiali, impersonali, patetici, ributtanti, banali, persino imbarazzanti.

Mi sottopongo a quello strano fenomeno per cui chiunque – e intendo dire chiunque – (me compresa) si sente in dovere di esprimersi. Di parlare. Di dire qualcosa di profondamente idiota, o presuntamente brillante, su una tragedia personale e sociale. Chiunque – e intendo dire chiunque – si sente autorevole abbastanza da lanciarsi senza paracadute nei più affollati luoghi comuni, spendendosi in analisi socio-politiche, variamente ingessate, per lo più ignoranti, in cui io non trovo neanche un filo di pelle.

Mi sottopongo allo “sciacallaggio” (parola che odio, ma oggi non riesco a trovare sinonimi)  dei mezzi di comunicazione tradizionali e mi sottopongo a quello, se possibile, ancora più infimo, delle star di Twitter e di Facebook, di chi imbastisce geniali campagne di personal branding su una ragazzina morta. E quando io vedo queste cose, vedo tutto ridursi sempre alle stesse, spicciole logiche di populismo e ricerca d’approvazione (e di condivisione, soprattutto). E penso che il problema non siano la televisione, la stampa, i social network. Il problema non è più nel mezzo, è proprio nell’umanità, intesa nella sua più variegata e banale manifestazione.

E poi c’è l’attivismo, i presidi, le sagre dell’inutilità, a cui partecipare per sentirsi meglio, parte di un gruppo, uniti contro un nemico che oggi è la Sacra Corona Unita e domani sarà chiunque altro. Perché, naturalmente, tra 1 mese nessuno ricorderà più un cazzo. Come è forse giusto e normale che sia.

Ma fanno bene a farle, ste manifestazioni. Io trovo che la manifestazioni di piazza siano una stronzata, ma è una mia opinione. Di fatto costano poco sforzo e magari un messaggio lo mandano.  Che ne so. Anche se tra 1 mese nessuno ricorderà più un cazzo.

Io, invece, non smetto di ascoltare Place to Be di Nick Drake. E mi chiedo come si chiamasse il ragazzo di cui era innamorata Melissa (forse, se lo cercassi, lo troverei già online, ma non voglio). Mi chiedo di chi fossero i testi delle canzoni che scriveva sulla smemoranda, al posto dei compiti di matematica. Mi chiedo se avesse paura di essere interrogata, stamattina, o se fosse serena e già pensasse alla serata con le sue amiche. Mi chiedo se il ragazzo di cui era innamorata frequentasse la stessa scuola, e se i loro sguardi si siano incrociati prima che la campanella suonasse, se lui le abbia sorriso e se lei sia stata felice.

Mi chiedo se se ne sia resa conto, di quel che succedeva, mentre succedeva.

E se la sua vita, i suoi 16 anni, le siano parsi bellissimi, mentre se ne andava.

Ciao Melissa.

32 pensieri su “Ciao Melissa

  1. Per scelta da me non ne ho parlato, non mi sembrava giusto, ti dico solo una cosa che scrissi diverso tempo fa.

    La morte dei giovani fa più paura e colpisce anche perché si perdono tanti, è se, tutto quello che avrebbe potuto essere non sarà mai, delle persone molto anziane invece diciamo che in fondo ha fatto la loro vita, pur soffrendone ugualmente, ma lo usiamo come argomento consolatorio.

    Non la conosciamo, dispiaciamoci semplicemente di tutto quello che avrebbe eventualmente vissuto ma si è perso, forse è più corretto.

    1. Io ho scelto di parlarne perché la cosa mi ha toccato tanto.
      Non ne ho fatto nemmeno un’analisi della situazione.
      Ho detto quello che ho provato, dispiacendomi come dici tu, cercando di mantenere la compostezza che meglio s’addice al dolore sentito.

  2. Non si tratta di presunzione di autorevolezza, semplicemente di “umanità”, la stessa di cui ti parli…potevamo anche esserci noi lì anni addietro, davanti al nostro liceo scientifico, potevano esserci i nostri fratelli, i nostri cugini….non è campagna di personal branding, nè populismo e ricerca di approvazione/condivisione, nè tanto meno sciacalaggio, è solo uno sfogo di qualcosa che fa male, in quanto italiano o in quanto pugliese, è un’indignazione che non ha secondi fini e che ha molta più pelle di un solo “filo”…

    1. Mi pare che diciamo la stessa cosa, fino a un certo punto. Mi pare che noi, che il rumore di questo evento ce lo siamo sentito dentro pure che siamo lontani, siamo indignati, o addolorati, o incazzati, o affranti, o quelchelè.

      Lo “sciacallaggio”, il “personal branding” e la strategica strumentalizzazione emotiva, la fanno gli utenti evoluti (come si chiamano in gergo), mi pare di dirlo, la fanno le “star”. La fanno coloro che sfruttano mediaticamente l’argomento, che cavalcano il trend topic di twitter, e via discorrendo. Pensavo fosse chiaro, ma forse non lo è, che tutto ciò non si riferisce all’utente basico. Conosco i media per lavoro e per passione, da fuori e anche da dentro (senza voler suonare come una maestrina) quindi mi permetto di dire serenamente, senza mostrare il minimo acume perché mi pare proprio un’evidenza, che sì, c’è sciacallaggio. Che c’è sempre stato in tv e adesso c’è anche sui social che – invece – in teoria – dovrebbero vivere una filosofia diversa.

      Aggiungo, infine, che queste considerazioni mi sono sorte molto più osservando twitter (che trovo più interessante), che non facebook.
      Poi, sul dolore e sull’indignazione, siamo sicuramente molto più vicini di quanto possa non esserti apparso a prima lettura.
      Ciao
      V.

      1. Ovviamente se succede come per Sara Scazzi, che la gente dei dintorni faceva le gite alla casa di Michele Misseri ad Avetrana, questo è sciacalaggio ed è da condannare, come anche il modellino di casa Franzoni fatto a Porta a Porta…io mi riferivo ad una frase facebook di indignazione (che anch’io ho messo, per questo ti ho voluto rispondere), quindi qualcosa di un utente “basico”…il fatto che non fosse rivolto all’utente basico l’ho capito solo ora, ma secondo me nel post non era chiaro…o forse sono io a non averlo afferrato

  3. Concordo con te su alcune cose, non concordo con te su altre. In ogni caso non starò qui a dare la mia opinione, perché il tuo è un post di sfogo che non voglio imbrattare con polemicuzze inutili e sterili. Sicuramente ciò che è successo ci ha colpiti tutti, ora silenzio.

  4. Io invece non ho parole per quello che è successo, non era mai stata toccata una scuola e degli alunni.
    Adesso mi faccio solo due domande io… Chi è stato e il perchè.

  5. Caparezza avrebbe detto: “E’ arrivato il Populino”. Ho sentito la notizia con ritardo, il bello e il brutto di aver scelto di vivere senza tv è che vieni a sapere le cose come accadeva una volta, e cosi’, mentre compravo una pianta di menta piperita al vivaio, ho sentito una mezza notizia alla radio e chiesto qualcosa in piu’ alla commessa. Non ho avuto voglia di approfondire la dinamica e gli spruzzi di sangue che avrei trovato sicuramente su internet. Non ho voluto cliccare per ingrandire il volto di chi non c’è più. Mi è bastato leggere che la prima matrice ipotizzata, quella mafiosa, sia stata già scartata, per pensare che forse qualcosa in Italia funziona ancora, il gip investigativo. Ma non riesco a commentare in nessun modo. Un dolore sordo come il tuo mi annichilisce accompagnato da una semplice frase: i ragazzi non si toccano.

  6. Cosa dire… una banalità: la scuola dovrebbe essere il posto più sicuro in cui un ragazzo/una ragazza possa trovarsi; sicuro anche più della famiglia. L’idea che dei criminali (chiunque siano) colpiscano una scuola agghiaccia e basta. Gli sciacalli secondo me sono quei giornalisti che in pieno dramma intervistavano dei ragazzini in lacrime, tra cui il “fidanzatino” (così nominato) di Melissa; ho cambiato canale senza ascoltare. Più rispetto l’ho trovato nel web e in post come il tuo.

    1. la televisione è inqualificabile, come dimostrato già in moltissimi altri casi di cronaca nera. quanto al resto, come hanno detto molti: “a 16 anni si dovrebbe aver paura della matematica, non di morire”.
      un abbraccio
      v.

  7. Bello il tuo pensiero non banale per questa ragazza…

    Ma non sminuiamo l’attivismo contro la violenza, anche i presidi e le manifestazioni pubbliche di dolore sono un segno di solidarietà e fra un mese tutti avranno ancora negli occhi questo fatto.
    Io dato che sono nato e cresciuto a Brescia, ho sempre negli occhi le immagini di Piazza della Loggia, non un solo giorno all’anno, quindi non è vero che tutti dimenticano.

    1. non sminuisco. o forse sì, ma insomma, quella è una considerazione fortemente opinabile. è un mio punto di vista. né più né meno.
      se poi qualcuno ricorda, tanto meglio. perché vuol dire che la memoria civile di questo paese, forse, in effetti, un po’ esiste.

  8. ..io invece penso alle altre quattro ragazze ustionate, a cui nessuno ha rubato la vita del respirare ma che probabilmente le ha trasmormate in esseri che non avranno più il desiderio di vivere…

  9. I genitori non dovrebbero mai sopravvivere ai propri figli….Un pensiero di infinita tristezza a quella povera creatura, e ai suoi genitori, che non sanno nemmeno perchè piangerla.

Parla con Vagina, Vagina risponde

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