Stop all’evoluzione Vaginale?

Ieri ho avuto uno scambio di battute con una mia collega vagina, una che è gagliardissima e che ha più di 30 anni, un sacco di energia, due braccia molto muscolose e un umorismo che mi fa tagliare.

Eravamo in cortile a fumare una sigaretta: io, lei e la mia collega milanese purosangue, che è fidanzata. Mentre ci lamentavamo, non so di cosa, ma sicuramente non c’era alcun serio motivo per farlo, è passato un tipo, un fichetto, uno carino, tipicamente milanese: alto, magro, ben vestito, giovane, con tanti capelli sottili.

La mia collega vagina milanese purosangue ha detto qualcosa come: “Che bel figlieul” o una roba del genere (tra le mie numerose velleità non rientra il writing del vernacolo milanese).

La vagina over30 ha chiesto alla milanese purosangue: “Ma non sei fidanzata te?”, la risposta è stata “sì” e il commento, immediatamente successivo, della over30 è stato: “Del resto anche se hai già ordinato, non vuol dire mica che non puoi più guardare il menù”.

Poi la over30 si è rivolta a me, assorta com’ero in altro genere di pensieri che verosimilmente spaziavano dai diritti delle donne musulmane all’invecchiamento di Benicio Del Toro, e mi fa: “O no?”

“Beh sì, certo”, le ho risposto. Che è quel genere di cosa che amiamo dire per sentire di avere anche noi il pisello, che pure che stiamo con uno ci guardiamo attorno. Oppure è quel genere di cosa che ci piace dire per non ammettere che non amiamo più la persona con cui stiamo. Forse. Ma comunque, nonostante il mio ciclo, non avrei mai alterato quel momento di cameratismo vaginale con una sterile polemica socio-sessuale. E quindi sono stata d’accordo.

Poi, a metà delle nostre Camel Silver, Winston Blue e Marlboro Light, la vagina over30 mi chiede: “Anche tu hai ordinato, no?”, riferendosi sempre a questo enorme menù immaginario dei cazzetti di tutto il mondo.

“No, vagina over30, io e te abbiamo smesso di ordinare più o meno nello stesso periodo l’anno scorso. E abbiamo fatto reciproco outing in una delle tante sere in cui eravamo in ufficio fino alle 21, ricordi?”

“Ah già, è vero…eppure ero convinta avessi ordinato di nuovo”

“No no”, ho risposto io, chiedendomi se la sua convinzione significasse che ho l’aria di una che scopa tanto o di una che si accasa in fretta. O nessuna delle due. O entrambe.

“Quindi non ti sei rimessa sul mercato…”

“No, dopo settordicimila anni in coppia (che poi sono stati 5 anni, con 2 cazzetti diversi) io preferisco decisamente così adesso…”

“Fai bene…”

“Sì, ci sta”

E, nel dirlo, mi sono chiesta perché quasi sempre, quando si fanno questi discorsi, ci sia così tanta incredulità nell’aria. Una specie di non crederci a priori, che anche nel caso in cui tu dica effettivamente ciò che pensi, finisci col sentirti ipocrita, o persino un po’ in colpa nel non dipingerti come triste, o come sfortunata, o come diseredata, 0 come frustrata, o come disgregata, così, nella solitudine di una vita priva del collante virile. Come se fosse indispensabile patire l’assenza di un cazzetto e mostrarlo, per essere rassicuranti, per perpetrare l’idea che in coppia è bello e auspicabile.

E, in effetti, no. Non sono in coppia per scelta e non è una scelta necessariamente bella, o facile, o a costo zero. Come tutte le scelte, del resto.

“Tu, invece, hai ri-ordinato?”, le ho chiesto io.

“No, decisamente…” mi ha detto. “Io resterò…” rullo di tamburi e un filo di terrore “ZITELLA”

Occazzo. Occazzo, l’ha detto. L’ha detto sorridendo, ma l’ha detto.

“Diversamente”, ha continuato, “dovrei accontentarmi, e non mi pare proprio il caso”, ha concluso, guardando il blackberry.

Io ho annuito e abbiamo spento le nostre sigarette ormai consumate.

E io non ho più smesso di pensare alla sua ultima frase, a questa storia del non accontentarsi, a questo nostro continuo giocare a scacchi con le nostre aspettative. Ho continuato a pensare alla sua ultima frase e mi sono chiesta se non sia forse vero che più cresciamo, meno ci accontentiamo. E che forse, in una visione pragmatica del mondo, dovremmo fare esattamente il contrario.

E’ forse vero che è sempre più difficile trovare qualcuno che ci piaccia, che sappia strimpellare un po’ le corde della nostra femminilità, facendoci sentire migliori, sublimandoci e non banalizzandoci? E’ forse vero che più ci completiamo, più bastiamo a noi stesse, più diventiamo consapevoli, mature, forti, meno possibilità abbiamo di trovarne uno che sia alla nostra altezza, e che siamo altresì meno disposte a modellarci sui limiti di un qualsivoglia cazzetto storto, o troppo piccolo, o troppo grande (ne esistono?), o troppo moscio, o troppo in tiro?

E’ forse vero ciò che dice GuruVagina? “Stop all’evoluzione“, perché più ci evolviamo, più andiamo avanti, meno i cazzetti si accolleranno l’onere di sostenere il confronto con noi? Più fatica faranno a dimostrare d’avere il pisello, meno ci vorranno? E’ forse vero che dobbiamo conservare parte della nostra inettitudine vaginale, come l’unico elisir che possa salvarci da una vecchiaia solitaria trascorsa a guardare Antonella Clerici su RaiUno, che ci insegna ricette da non cucinare a nessuno?

Forse, e dico forse, il problema non sta tanto nella nostra evoluzione vaginale quanto nel costo emotivo che per noi ha quell’evoluzione. Perché noi sì, riusciamo a lavorare, pulire casa, cucinare, stendere il bucato, stirare, portare le buste della spesa da sole, viaggiare, parcheggiare a cassonetto, appendere quadri, uccidere insetti, andare in palestra, dialogare, dispensare consigli, coltivare interessi, farci la manicure, smanettare al computer, guardare una serie in inglese per tenerci allenate, camminare su 10 centimetri di tacco per tutto il giorno, dormire 4 ore a notte e fare brainstorming l’indomani e dopo il lavoro andare a fare un aperitivo di pubbliche relazioni e una cena di piacere, curarci da sole e salvarci da sole. Siamo gagliarde, noi, vagine contemporanee. Il punto, però, è cosa ci aspettiamo, poi, da un cazzetto. E quanto possiamo essere truci, se non tiene il nostro ritmo.

E a volte capita di pensare che in effetti non troveremo più qualcuno che ci piaccia, qualcuno che sappia sfogliarci, e leggerci e impararci, e sottolineare i passaggi più belli. Qualcuno che sappia affascinarci e incuriosirci, che sappia farci ridere, e sostenerci, e cazziarci. E a volte capita di pensare che non ci emozioneranno più le dita che si intrecciano, gli abbracci a letto, i respiri che si confondono. A volte pensiamo che nessuno più riuscirà a spogliarci della nostra pelle, a guardarci dentro mentre dentro ci scivola, a farci piangere di felicità, a farci tremare le cosce, a farci evaporare in un abbandono momentaneo, ma totale. E questo pensiero non se ne va mai, si attenua e ricompare, mese dopo mese, sempre più forte. Mentre tutte le nostre sottaciute aspettative vaginali si accumulano, in quella vescichetta sentimentale e putrida che abbiamo dentro, in qualche punto indefinito del nostro ventre, nella quale comprimiamo tutto il vaginismo emotivo, per continuare, giorno dopo giorno, ad essere vagine consapevoli e forti. Nell’attesa, perché in verità con quell’attesa viviamo anche quando fingiamo che non sia così, che prima o poi, nei secoli dei secoli, potremo pisciare via dall’anima il timore di passare la vecchiaia da sole a guardare Antonella Clerici su RaiUno, che ci insegna ricette da non cucinare a nessuno.

Quanto al resto, farei l’amore ora, lo farei con quest’afa del cazzo, lo farei fino a farmi male, lo farei con la felicità di chi non ha paura di fare la cosa sbagliata. Lo farei con gli occhi, e tutta la pelle, e le mani, e il respiro. Lo farei completamente spoglia di tutte le mie difese. Lucidissima. E nuda.

Se ne fossi capace.

Se amassi.

54 thoughts on “Stop all’evoluzione Vaginale?

  1. Quanto al resto, farei l’amore ora… lo farei fino a farmi male…Eccomi!!!!!!!

    Hahahahaahahaha a parte prendere in giro le mie inclinazioni devo dirti che quanto riportato nella tua testimonianza è vero anche per l’universo maschile, ne stavamo parlando qualche sera fa un mio amico ed io.

    Arrivati a 35 anni, cazzetti non prostata nel loro fulgore, le scelte sono due principalmente, si imbastisce un rapporto serio per bisogno di costruire una famiglia, oppure vi si rinuncia in toto.

    Come disse Kundera nell’insostenibile leggerezza dell’essere( vado a braccio) è più facile ritrovarsi quando si è più giovani, gli “spartiti” hanno meno note, sono meno complessi, è più facile accordare la melodia, più si va avanti, ed è inevitabile, meno due strumenti troveranno punti di contatto.

  2. Devo avere una qualche dose di estrogeni nel sangue, perchè questo tipo di timori ce li ho anche io da cazzetto… oppure la solitudine (intesa come la mancanza di una persona realmente significativa al proprio fianco) dev’ essere una sorta di timore atavico ed universale impiantato nella razza umana… di sicuro stare senza qualcuno in grado di capirci sul serio non è bello, lo si voglia ammettere o meno.

    1. esatto.
      specialmente se cresci nell’idea che qualcuno accanto lo avrai.
      ma, forse, e dico forse, bisogna capire per cosa siamo fatti. e pensare che se restiamo soli è perché per quello siamo più portati.
      i saggi, per evadere dalle questioni spinose, dicono: chi vivrà vedrà.
      io li emulo, senza saggezza.

  3. Ne parlavo l’altro giorno col mio fidanzato, riguardo ad un nostro amico che ha superato da mo’ i 35 anni e vive ancora con la madre. Ovviamente single, perchè nessuna donna vuole un uomo che a quell’età vive ancora con mamma, anche se lo fa perchè lei è anziana e sola e malata. Quello che mi è uscito di dire è orribile, ma orrendamente veritiero: quando sei single, più passano gli anni, e più quello che trovi in giro è merce avariata (divorziati pieni di problemi, amanti piantate in asso, psicotici che all’attivo hanno talmente tante relazioni finite che non ti viene nemmeno da domandarti come mai alla soglia dei 40 siano ancora soli). Se poi impari a bastare a te stesso, chi te lo fa fare di tornare a dipendere da qualcuno che poi magari se ne va?……

    1. Mi piace la definizione “merce avariata” …sono separato da 4 anni ed ho due figli…grazie La Micci , l’aggiungo alla serie di aggettivi che contraddistingue la categoria dei separati ^_^

      1. Nu nu ti prego! Non fraintendermi! Io ne parlavo vedendola con gli occhi di chi è in cerca di un compagno/compagna e trova – tra virgolette – solo quello che non ha più voluto qualcun’altro. Parole brutte, mi rendo e mi scuso, ma rendevano l’idea di quello che purtroppo si pensa della “vostra” categoria…che è brutto pure definirvi categoria, perchè siete esseri umani come gli altri, magari solo un po’ più sfortunati nelle relazioni. Ok? Non vengo ad insultare o giudicare nessuno 🙂

    2. Simpaticamente te lo dico, ma secondo me tu ci hai capito poco di quello che intendeva vagina… ma proprio poco… (tra le altre cose: post da standing ovation e da incorniciare, ma magari poi sono io che non l’ho capito… ;))

      1. parlava delle over 30 che non si vogliono accontentare…io ne ho riportato un esempio al maschile, di uno che magari si accontenterebbe anche, ma sono le altre a non accontentarsi…e cmq pace. Se deve diventare tipo salotto della De Filippi, io semplicemente chiedo venia… 🙂 (La Vagina fin’ora dice saggissime cose. Spero continui così)

      2. lusingata, un cenno del capo io ti faccio 🙂
        come giustamente dici, nel pezzo c’era anche altro. c’era l’accento sulla difficoltà a sentirsi affascinate, incuriosite e coinvolte. e sul desiderio, profondo e purtroppamente in noi insito, di abbandonarci, qualche volta.
        di spogliarci, ogni tanto.
        un bacio
        v.

    3. ahaha cara, hai fatto gran scalpore con questo commento.
      capisco che “merce avariata” sia un’espressione che suscita perplessità. il concetto, comunque è chiaro. poco incoraggiante ma chiaro. e in esso un margine di verità probabilmente c’è.
      ma siamo ottimiste e pensiamo che i casi della vita non dividano necessariamente le persone in “scelte” e “scarti”. e che anche se, davanti a un 40 anne figo e affascinante single non puoi non pensare che abbia qualcosa che non vada per legittimare la sua singletudine, pensiamo anche che gli “scarti” sono stati una “scelta” a loro tempo.
      e che, oggi più che mai, nelle relazioni, tutto gira.
      che dici tu?

      1. Io ti dico che lo spero, lo spero per chi ha già “un’età” e vorrebbe qualcuno, ma non lo trova, o peggio per chi non lo trova perchè non gli va bene quello che c’è. Io ho il vizio di dire “pane al pane, vino al vino” e ti posso anche dire che un bel essere umano, lo possiamo paragonare ad una bella macchina: se la usi e poi non la vuoi più, o la rottami, o la vendi. Vendendola sai però che non avrà più lo stesso valore, ma che devi trovare magari l’appassionato d’auto d’epoca…..ok, io ci rido su queste cose e mi mette in difficoltà pensare che in troppi leggano blog e commenti relativi sentendosi tirati in causa, perchè io posso scrivere o pensare quello che voglio, e tu puoi fare lo stesso, ma tanto poi la realtà della propria vita e della propria condizione all’interno del mondo la conosce solo il diretto interessato. Quindi non ci si deve arrabbiare, o offendere, o mettere sulla difensiva. Se sei in pace con te stesso/a non ti tocca nulla di quello che dicono, pensano o insinuano gli altri. Poi sai cosa? Sono io la prima che se mi dovessi pensare single tra 5 anni, so già che non mi andrebbe bene nessuno, per paura di attaccarmi al primo incontrato solo per la paura di restare sola. Però sì, me lo chiedo come mai arrivi a 40 anni single…e non è sempre per sfortuna, e non è sempre per colpa di qualcun’altro…su questo sono abbastanza sicura, ma ovviamente potrei sbagliarmi. E non vorrei mai essere nei loro panni.

  4. Vedo che tu sei sempre molto attenta alle età. Ma io (forse perché anch’io sono nei 30 come la tua collega?) non penso mai all’età, in questi ragionamenti, cioè non credo che oltre una certa età debba solo “accontentarti” (questa espressione riferita alle cose d’amore e alle persone, la odio) o che in giro ci siano solo scarti, rottami o psicopatici residuali. Per quanto riguarda me… rimarrò zitella? Troverò il grande amore? Boh, cosa ne so? Devo forse preoccuparmene? No, io non mi preoccupo per le domande a cui è impossibile saper rispondere (forse ho pochi estrogeni nel sangue!). Vivo la mia vita, cerco di vivere al meglio e poi se troverò un uomo con cui condividerla, bene! Mi auguro di trovarlo. Però so che se non lo troverò riuscirò comunque a non sentirmi una povera derelitta. Non perché consideri la presenza di un uomo ininfluente nella mia vita, assolutamente, ma penso che sarebbero due vite diverse ma entrambe degne di essere vissute. Poi, banalmente, quando sento la solitudine penso che probabilmente se fossi in coppia questa mi mancherebbe, e viceversa. Quindi, in coppia o da sola, accetto e accetterò la mia vita per come me la sarò costruita e per quel che mi sarà capitato (non tutto dipende da noi). So con certezza una cosa: sola o in compagnia, non voglio diventare cinica. No, per me la vera morte è raggiungere quel livello di cinismo e disillusione ostentato soprattutto da certe donne, quelle trenta-quarantenni e oltre acide e “zitelle dentro”, che vedono solo il brutto e partono sempre negative. Il cinismo in fin dei conti è dei perdenti. No, quello NO.

    1. Condivido, cara Ilaria… E cara V., aggiungo anche un’altra cosa: che non si può mica sempre stare lì a concepire i rapporti cazzetti-vagine in termini di “competizione”! E’ vero che più si cresce e più si diventa esigenti (forse proprio perché uno impara a conosersi meglio e a capire davvero cos’è che vuole dalla vita, dall’amore, dai rapporti di sesso, sentimentali, dagli amici o quant’altro), però è pur vero che si può sempre avere la fortuna di trovare l’altra metà, quella che, come direbbe il messaggino nel Bacio Perugina, “ti completa”. E se poi questa metà non arriva (o non arriva al momento giusto), beh, pazienza, come dice Ilaria, tanto vale stare bene da soli con se stessi, senza avere paura di restare per sempre soli, evitando accuratamente d’accendere la tv (perché tanto quella rincoglionisce e basta – a prescindere da Antonella Clerici o da “90esimo minuto”) ed evitando, soprattutto, di diventare cinici.
      Thanks a lot,
      Rendl

      1. x rendl: non parlerei di competizione, quanto di confronto. e il confronto è inevitabile quando ci si relaziona con un’altra persona e si pondera anche momentaneamente l’eventualità di combaciare. che sia per 1 sera, per 1 settimana, per 1 anno.
        infine, la riflessione sul rapporto tra i generi per me è importante, spesso anche utile, quindi colgo spunti non necessariamente endogeni – sfruttando anche ciò che osservo intorno a me – per parlarne, per approdare a un nuovo punto di vista o per raffinare quello che ho, che è sicuramente in divenire. come tutti i punti di vista degni di tal nome,
        cordialità eh,
        v.

    2. x ilaria: no, infatti non penso nemmeno io che oltre una certa età ci si debba accontentare. inoltre, non facevo una distinzione tra me e la mia collega over30, la cui frase mi ha colpita proprio perché mi ci sono identificata, in parte.
      quanto al resto, certo, nessuna può sapere cosa ci sarà nel proprio futuro e, come giustamente dici, masturbarsi in domande assillanti a cui non ci è possibile rispondere non avrebbe senso. questo no. sfruttare uno spunto di riflessione, banale se vuoi, per chiederci o per confrontarsi, per me è e resta legittimo.

      infine, siamo probabilmente tutte molto più simili di quanto non creda. e io non faccio tutti questi distinguo tra chi è zitella acida, chi è sognatrice, chi è felice così com’è e chi si impegna per esser felice così com’è. penso che siamo tutte accomunate dal tentativo di vivere al meglio la nostra vita e l’aspetto migliore della condizione che ci appartiene contingentemente.

      che dire, la posizione era in parte provocatoria e non si può dire che il dibattito in merito non sia sorto.
      ciao
      v

  5. Sì è vero, si invecchia, si diventa più esigenti e più sicure anche di noi stesse, a tal punto da usare come una spada il nostro esser sempre un po’ “troppo”. Ti devo dire che, in tutta onestà, che ho sempre creduto che fossero solo le donne a farsele tante domande. In realtà anche l’altro sesso non sta messo meglio… Da una certa età in poi (e Kundera regna, come ha ricordato Cavalier amaranto) si diventa tutti troppo sfaccettati, troppi spigoli, troppo carattere, troppe esigenze. Su tutto vince la poca voglia di venersi incontro. Poca curiosità anche… Troppe cose in ballo e noi che facciamo sempre un po’ paura per il nostro esser giocoliere con troppi birilli per aria e solo due mani … E loro un po’ spaventati …
    La troppa certezza temo ci porterà tutti soli a fare il pubblico dalla Clerici o a 90esimo minuto (sempre che esista ancora..) .. oppure troveremo quel che cerchiamo … o forse staneremo chi sta lì e non prende decisioni mostrandogli proprio quei nervi più dolorosi ed emotivi che non volevamo mostrare prima per paura. La nostra e la loro.

  6. Uff. Il fatto che io abbia enucleato un concetto molto simile nel mio ultimo post e che sia riuscito a farlo con parole che non arrivano neanche ad un quinto dell’intensità delle tue, mi abbassa notevolmente l’autostima già precaria. Ammetto la tua superiorità, vagina.

  7. Mia nonna ha ragione: “sai perché ci facevano sposare giovani? Perché dopo col cavolo che accetti compromessi, difetti e restrizioni!”. Insomma, è vero. Devo chiamare più spesso mia nonna, mi sa.

  8. io sono un uomo e penso la stessa cosa delle donne, che si fanno mille problemi e ti lasciano vivere una esistenza infelice solo per avere l’aperitivo il lavoro e le pubbliche relazioni senza vivere a pieno la storia d’amore con il partner, ci sono diventato adulto con questo ed ora posso parlare ad alta voce dicendo che l’altro sesso era meglio quando erano donne, anzi che aver voluto la parità dei diritti dell’uomo divenendo dell’uomo un clone, ma senza avere qualche tocco di giocosità che fa il bello della nostra esistenza. inoltre non si può stare a pensare sempre al sesso, considerando anche che ci siamo emancipati dalla realtà agreste o comunque terrena che caratterizza la bestia e non l’uomo di oggi che pensa anche se è trattato di merda. siamo in crisi, dillo alla tua vagina, anche perche oltre alle mille cose dobbiamo fare il lavoro delle donne dato che voi ormai portate i pantaloni. e scusa se sembro un pò offensivo e/o maschilista, cosa che non vorrei essere almeno in questa sede. saluti e un bacio

  9. Madò potrei scriverci un libro sui discorsi contorti/banali che avvengono nelle pause lavorative. Ma solitamente mi limito ad osservare la gente sfogarsi.
    Sfogarsi di non avere mai uno sfogo.
    Sfogarsi rompendomi i coglioni fondamentalmente.
    Ma tu sei zen..

  10. Non so se sono più cinica io o la tua collega trentenne a dire che, si, domande importanti e tutte leggittime, ma no, non si trova la persona che ci calzi a pennello, mai, nemmeno quando qualcuno dice sia così.
    Sicuramente più si va avanti, più è difficile rivedere i propri equilibri, ma può darsi che se si trova la persona per cui valga la pena (non quella giusta, che non so cosa voglia dire…) magari si sia disposti a cercare l’incastro giusto. Forse quando ci si ama, c’è una forza misteriosa che ti fa andare avanti anche quando vorresti strozzare la persona che ti sta accanto. Perchè ci sono i momenti no, ma ci sono anche quelli si.
    E poi domanda: sarà l’evoluzione della vagina, o l’involuzione del cazzetto?

    1. “non si trova la persona che ci calzi a pennello, mai, nemmeno quando qualcuno dice sia così.”

      Perché non può esistere, semplicemente, perché puoi pure trovarla che adesso, in questo momento, si adatti, poi entrambe le persone cambiano, si evolvono, maturano, nel bene e nel male, ed ecco che l’alchimia che prima funzionava, non funziona più.
      Secondo me non c’è magia, non c’è una “forza misteriosa” come dici dopo. O quanto meno non è duratura per una vita. C’è per un periodo di tempo limitato, che può andare da 1 giorno a qualche anno… e poi, se l’amore e la relazione di coppia non si costruisce, giorno dopo giorno, difficoltà dopo difficoltà, il rapporto crolla.
      Amare non è solo un sentimento, ma un atto. Ti devi forzare, di amare, ti ci devi impegnare per fare andare avanti una relazione. Se ti ci sforzi troppo e per troppo tempo, e solo tu, è evidente che qualcosa non va, ma se ti aspetti di sentirti le farfalle nello stomaco per 60 anni senza fare nulla, perché tanto l’amore è la magia ed è sempre presente, ti schianti contro un bel muro in cemento armato.
      Personalmente la forza di amare e stare vicino alla mia donna, anche quando la vorrei strozzare, la trovo nella convinzione assoluta di creare con lei qualcosa di superiore alla semplice somma delle nostre capacità: figli, divertimento, discussioni, viaggi… e su questa convinzione vado avanti…
      My two cents.

      Mandi.

      1. x mailmaster c: mi permetto d’intervenire, intanto.
        è verissimo ciò che dici. che amare è un atto. che è un impegno, una “missione”, uno sforzo che ci nobilita (forse, a volte), in nome della creazione di qualcosa di più grande, di condiviso.
        ma è anche vero che i presupposti devono essere buoni. che all’inizio, secondo me, come dice Silvia, bisogna avere un forte slancio, bisogna che ne valga la pena e che la pena ne vale bisogna sentirlo con la pelle e con le palle, come si suol dire.
        se no è una partita persa in partenza.
        se no è perdita di tempo, non necessariamente disonesta, ma perdita di tempo.
        credo.

      2. Nel mio stringato commento, non ho espresso certo tutto ciò che penso, anzi molti forse, magari e può darsi. In ogni caso sono daccordo su molti punti.

      3. @ SIlvia: tranquilla, ovvio che in un post non puoi dire tutto, cercavo solo di dare il mio contributo, in particolare al riferimento sulla “forza magica”… quella esiste solo in Guerre Stellari.. forse… 🙂

        Mandi

      4. @ Vagina: sono d’accordissimo con te, certo che all’inizio devi sentire lo stimolo a stare bene con l’altro, devi avere la convinzione di fare qualcosa di grande assieme… e aggiungo, banalmente, che bisogna essere in due, altrimenti è una lotta persa, che devasta e basta.
        Ma una volta appurato che l’intesa c’è, la voglia di fare qualcosa c’è, il desiderio di passare più tempo possibile assieme c’è, che le difficoltà logistiche si possono superare (esempio classico, distanze di svariate centinaia di km), la forza dell’amore non basta a reggere una vita di coppia. Tutto qui. Ti ci devi giocare tutto, ti ci devi buttare completamente, se il tuo primo pensiero resta sempre “si ma tanto poi quando mi va mi faccio i cazzi miei”, ecco, lascia perdere che va a finire male. IMHO.

        Mandi

      5. diciamo la stessa cosa secondo me. e poi, ho reso l’idea che quando sono in coppia poi tanto mi faccio i cazzi miei? 🙂 no sai, per capire. magari sì e non me lo ricordo. ps: io nella mia vita contro la distanza, comunque, non ho vinto mai.

      6. @Vagina: “diciamo la stessa cosa secondo me.”

        Sono d’accordo.

        “e poi, ho reso l’idea che quando sono in coppia poi tanto mi faccio i cazzi miei? no sai, per capire. magari sì e non me lo ricordo.”

        Un po’ magari si, probabilmente è una tua caratteristica… ma quando sei in coppia o la cosa è acclarata e sta bene ad entrambi, o prima o poi qualcosa non torna… secondo me.

        ” ps: io nella mia vita contro la distanza, comunque, non ho vinto mai.”

        Che io sappia, pochi hanno vinto. Vinci se, ancora una volta, le cose sono chiare fin dall’inizio: siamo in coppia si, ma molto elastica: mi faccio i cazzi miei, se siamo distanti facciamo un po’ quello che ci pare, ecc. Personalmente non è il mio ideale di coppia, ma ce ne sono molte che si trovano bene così…

        PS: confermo le mie impressioni: la tua terra è stupenda! 🙂

    2. la tua domanda merita approfondimento e apre un nuovo orizzonte di riflessione. alla nostra “evoluzione” al limite del trans-genderismo (apparente, si intende), corrisponde la loro involuzione. la resa incondizionata?
      good point…

  11. “farei l’amore ora […] Se ne fossi capace. Se amassi.”

    Se non avessi il ciclo!

    Ok, scusa, senza offesa e con il massimo rispetto per voi, ma non ho potuto fare a meno di fare il collegamento con l’inizio del post! 🙂

    Mandi

    1. ahahah no no, è un appunto condivisibile che denota una grande attenzione nella fruizione del post, e che quasi mi lusinga.
      detto ciò, è noto che quando abbiamo il ciclo siamo più vogliose.
      indi per cui…averne voglia è lecito. a dir poco. 🙂
      ciao
      v

      1. “Quasi mi lusinga”… Come “quasi”?? 🙂
        Vabbeh.
        Siete proprio diverse, una dall’altra… che abbiate più voglie durante il ciclo, ammetto l’ignoranza crassa, non lo sapevo… le mie minime esperienze mi hanno insegnato l’esatto opposto…
        A ri-vabbeh…

        Mandi.

      2. Vivo nel pianeta che mi illustra mia moglie… anche se a ben pensare forse l’avevo letto da qualche parte, troppi anni fa… 🙂

        Mandi

  12. Già.
    Eppensare che spesso a noi ci basta un Pirlo qualunque in prima serata che scucchiaia gl’inglesi.
    Splendidamente differenti oserei dire.
    Del resto non ci si potrebbe completare a vicenda, non fosse così.
    Ma un downgrade emozionale per acchiappare di più no, non lo accetto.
    Le donne mi piace ascoltarle mentre frullano emozioni a vanvera, intrecciando lavoro/passioni/rapporti umani in una catena di anelli fatti di grissini e titanio temprato, alternati.
    Quindi nessuna concessione allo spettro zitella, scopare va bene, l’ammore va scelto con cura, si fotta l’età, vorrà dire che invece del ventenne troverai il quarantenne un millimetro più predisposto a fare due chiacchiere prima e dopo.
    Eppoi ci hai la faccia simpa, per me becchi di brutto.

    ps sarebbe bel fioeu, pronuncia oeu come la “eu” francese. Se hai bisogno di grammatica Bauscia fai un fischio.
    🙂

  13. Pero’ riguardo sta cosa che gli uomini hanno paura delle donne…..io non so convinta….secondo me hanno solo paura di trovarsi fidanzati o sposati con una rompic…….i .
    Scusa la semplicita’ del concetto…ma il segreto e’ pensare come loro 🙂

    1. c’è molta verità anche in quello che dici.
      magari si dividono. certi c’hanno paura e certi temono solo di sentirsi le palle masticate quotidianamente. e comunque, i secondi, c’hanno pure ragione.
      secondo me 🙂

  14. come diceva Vaginadiverse righe più su, gli scarti sono state scelte, un tempo. chiunque abbia deciso di ‘ridare indietro’ la sua scelta magari ora la detesta, ma non dovrebbe dimenticare di averla amata, tempo prima. detestare le proprie scelte significa detestare se stessi, significa non capire che siamo continua evoluzione. che ciò che ci piaceva ieri, forse non ci piacerà domani. e allora? forse non possiamo nemmeno arrivare a definirci, se non per brevi periodi. forse non riusciamo neanche a rispondere alla domanda ‘che cosa vogliamo?’ ma per certo, più andiamo avanti più sappiamo che cosa NON vogliamo. ed è già parecchio. e qual è il problema?

    io noto una specie di insana, forse atavica, paura del cambiamento. di qualsiasi cambiamento. il marketing si è trovato obbligato a definirci in categorie di consumo per facilitare alle aziende il processo di produzione, lentamente però abbiamo dimenticato che è solo un discorso di consumi e non di sentimenti e pensieri. eppure. con il tempo ci siamo fatti sterilizzare, liofilizzate, mettere sottovuoto e sotto conserva. ci presentiamo con il nostro lavoro, ci viene chiesto il segno zodiacale, la nostra età è la discriminante per le scelte. etichette. ormai tutto è diventato catalogabile, selezionabile, inseribile in box ed insiemi. ma dove sono finite le care vecchie passeggiate? e le conversazioni in cui si soppesavano tutte le parole? le telefonate? le lettere?! (esagero?) oggi abbiamo colleghi come amici, un buffet di cibo spazzatura come cena e un insieme di dialoghi che sono spot pubblicitari. discorsi che sono chattate. appuntamenti che sono trailer cinematografici, messaggi che sono battute criptate, slogan, mini manifestini di perfezione (la quale vorrei ricordare, non esiste), magari rubati all’amico o al film o alla pagina Facebook del momento. tutte bugie. o quasi. in ogni caso molta impostazione e molta poca spontaneità. e non faccio distinzione tra i sessi. e mi ci metto in mezzo pure io.

    ci è stato insegnato che non si può stare da soli, che bisogna accasarsi, e poi, come si conviene, avere dei figli. il punto non è, come credo dicesse La Micci, trovare qualcuno di affidabile che ci dia la garanzia di poterne dipendere. macché scherziamo?! l’amore non deve servire. se finisce con l’essere necessità è solo un modo come un altro di riempire i propri vuoti. spesso c’è il sesso, oppure c’è il cibo, alle volte l’alcool, per alcuni le sigarette; un figlio, un cane.

    l’amore dev’essere condivisione, l’amore dev’essere scelta. imparare a bastarsi, prima, durante e dopo, è la sola priorità; sìsì sempre quella, sempre la stessa, l’unica, vera necessità. banale ma parecchio difficile da afferrare. per avere una vita equilibrata, ovvero una vita che contenga in sé tutte le parti che la definiscono, quindi anche un amore, è necessario perdere l’equilibrio, inizialmente. è un gioco tra le parti, che poi diventa l’aggiustarsi in un meccanismo.

    di chi ci si può davvero fidare? di nessuno. nemmeno di se stessi. e non è nichilismo cosmico, diamine, è la pura e semplice verità. se evolviamo in continuazione in scelte, gusti e abitudini, persino alimentari, come possiamo anche solo pensare di giurare amore eterno a qualcun altro? può essere possibile una cosa del genere? no che non lo è.

    peggio ancora: come possiamo anche solo volere che qualcuno ce lo chieda? in che diavolo di posizione lo stiamo mettendo già solo desiderandolo? vivere l’amore è l’amore. fino al prossimo amore. ne siamo circondati, perdio! pensiamo alle storie avute in vita. che siano finite o finite male non ha importanza, da qualche parte sono state amore. ed è magnifico. averlo sentito è magnifico, averlo donato, provato, è magnifico. all’eternità si aspira tutti, a quel meccanismo perfetto che s’incastra col nostro e mai s’inceppa, ci speriamo sempre. sperarci con la testa però, è un altro discorso.

    (madò che pippone! ahah!)

    1. ahaha dunque, posto che è tutto sostanzialmente condivisibile, non riesco a smettere di chiedermi:
      cosa sono io? sono un risotto liofilizzato o una scatola di latta con dentro i ceci?
      sono monoporzione o porzione doppia?
      se mi congelo, mi guasto?
      ci penso.

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