Noi masturbiamo

Le Vagine sono naturalmente e geneticamente predisposte alle pugnette mentali. Questo è noto. Negarlo sarebbe ipocrita.

Certo, crescendo cerchiamo di contenerci perché a forza di “sei pazza” e “sei paranoica”, dopo i 23-24 anni, capiamo che dobbiamo sostanzialmente sbattercene preventivamente e che la cosa più saggia che possiamo ripetere a noi stesse è “sticazzi“.

Resta il fatto che noi, naturalmente, se non dovessimo adeguarci agli standard relazionali e sociali correnti, potremmo soffocarci di masturbazioni mentali e si capisce perché, in quella fase della vita in cui in noi è più forte la dimensione naturale rispetto a quella culturale, ovverosia la giovinezza, masturbiamo qualsiasi cosa. Masturbiamo una frase. Masturbiamo un gesto. Masturbiamo un non-gesto. Nelle mie performance migliori sono riuscita a masturbare anche “l’intenzione del tono”. Non è fiction, l’ho fatto sul serio. E non a 15 anni. L’ho fatto in età cosiddetta adulta, dopo già un lungo percorso formativo di auto-castrazione caratteriale. L’auto-castrazione caratteriale dovrebbe servire a diventare meno rompicoglioni (e a farsi meno pugnette) ma, di solito, funziona come quella che viene praticata agli animali domestici: l’istinto non lo perdono e si ritrovano a simulare atti osceni con un cuscino, oppure a stuprare un vecchio orsacchiotto di pezza. Nello stesso modo noi ci ritroviamo a masturbare “l’intenzione del tono”.

Non è colpa nostra. Noi masturbiamo. Ci sforziamo di non farlo e, più cresciamo, più pretendiamo da noi stesse di non masturbare. Quando eravamo piccole ci sentivamo libere di farlo. Quando eravamo piccole, in fondo, era tutto più semplice. Potevamo ammorbare un’amica per ore perché quel tipo 3 anni più grande, 2 giorni prima, ci aveva fatto uno squillo alle 22. Che va ricordata, questa cosa qui, che ora ci pare inverosimile, nell’era degli smarfon e della messaggistica istantanea gratuita ma, nei primi anni duemila, i giovani dotati di cellulare (che se eri un fico c’avevi l’Ericsson t10, se eri mainstream c’avevi il nokia3310 e se eri uno sfigato c’avevi l’Alcatel), si corteggiavano con gli squilli. Ci si squillava. Così. Per dire “guarda, ti penso”. L’sms, invece, implicava già un interesse più radicato e impegnativo. A dire il vero, all’epoca, la nostra psiche era legata a doppio filo alle onde elettromagnetiche dei nostri cellulari perché, allora, si creavano fragorosissime interferenze tra il cellulare e qualunque altro apparecchio elettronico nel raggio di 45 km e, in pratica, gli squilli si preannunciavano da soli, e noi si iniziava a palpitare prima ancora che gli squilli di fatto arrivassero. Esiste un intero x-file relativo alle adolescenti che se ne andavano in paranoia quando il rumore da onde elettromagnetiche si rivelava un falso allarme e, drammaticamente, non arrivava né lo squillo, né l’sms. Peggio ancora, quando arrivavano e non erano gli squilli o gli sms desiderati.

Quando eravamo più giovani, ci sentivamo libere di assecondarci e di dare spudoratamente importanza alle cose e alle persone sbagliate. Ci sentivamo libere di rispondere a un sms con una email lunga 3 pagine word. E non avevamo paura di sembrare così maledettamente patetiche. Quando eravamo più giovani, eravamo vulnerabili ma con una forza straordinaria, con una voglia devastante di vivere, di scoprire, di bruciarci, di sperimentare. Non avevamo paura di cercare le emozioni. Di prenderci quello che volevamo, giusto o sbagliato che fosse. Anzi, se era sbagliato, era meglio. E non davamo scadenze, nemmeno quando avremmo voluto darne. Ed eravamo talmente desiderose di scoprire che sapore aveva il mondo e di che materia eravamo fatte, che trovavamo in noi la pazienza di costruire qualcosa anche con i cazzetti più improbabili.

Quando eravamo più giovani, urlavamo, piangevamo, ridevamo, ripetevamo sempre le stesse cose, costruivamo castelli e giravamo interi sceneggiati sul nulla, o poco più. Ma tutta quella masturbatoria e inutile fatica ci permetteva, in qualche modo, di sentirci assai vive.

Oggi siamo cresciute. Non masturbiamo più. Non pubblicamente. Ci limitiamo. Ci sfoghiamo da sole, nell’0vatta fradicia del nostro vaginismo più intimo, dando quasi sempre la colpa al premestruo.

E’ che, di fatto, a un certo punto della vita succede che non possiamo più masturbare, se non risultando dei casi umani. Il punto di rottura, la linea che segna il confine tra quando si può e quando non si può più è sottile e spesso non la vediamo nemmeno. Ci limitiamo a oltrepassarla e ci ritroviamo ad essere semplicemente disinteressate: a non urlare più, a non scrivere più email lunghe 3 pagine word per nessuno, a piangere molto meno, a ridere molto meno, a raccontare molto meno, a montare canadesi che ci ospitino per una notte, invece che costruire castelli. Abbiamo altri interessi. Altre priorità.

Succede e basta.

Ma siccome la tendenza alla masturbazione la conserviamo, perché noi masturbiamo, a volte ci proviamo, con le vagine amiche, ad imbastire un tavolo di masturbazione, in assenza di un cazzetto fisso da ammorbare con le nostre insane paturnie. A volte, sì, con le vagine amiche, ci proviamo, lo facciamo dissimulando, in maniera poco diretta perché a farlo direttamente ci sentiremmo sfigate. Diciamo frasi tipo: “No, non l’ho più visto. Ma guarda non capisco perché continui a contattarmi a vuoto. Cioè, vuoi vedermi? Dillo. Non ti piaccio? Mollami. Ma non continuare a contattarmi senza che ne venga nemmeno fuori una scopata”.

A quel punto, di solito, speriamo che la vagina interlocutrice raccatti questa palla e spenda almeno 5-10 minuti in un’attività di masturbazione condivisa socialmente utile.E noi, in quel momento, sappiamo benissimo che poniamo una questione che non esiste, che se con un cazzetto non ti ci vedi è perché, semplicemente, non vi piacete abbastanza. E sappiamo benissimo che a nessuno degli  attori frega un cazzo. E sappiamo benissimo che è tutto privo di contenuti, che si parla del niente. E tutto sembra posticcio, e i tira-e-molla da liceale non interessano, e che siamo in un’età in cui le persone vanno a convivere, costruiscono progetti di vita e le questioni di lana caprina con i cazzetti disadattati potevano andar bene 10 anni fa. Non oggi.

Ma le vagine più sensibili, a quel punto, dovrebbero capire, dovrebbero prestarsi a questo volontariato personalizzato, a questa specie di mutua solidarietà, in un circolo virtuoso in cui oggi capita a me e domani a te. O ieri a te, non importa, si tratta di 10 minuti in cui bisogna, semplicemente, sfoderare il repertorio delle frasi di circostanza che TUTTE abbiamo per queste situazioni e metterle sul tavolo +  aggiungere una considerazione ad hoc, specifica per la questione posta. Il mio repertorio prevede: “Sbattitene”, “No, vabbé, ma è un coglione”, “Se ti devi bagnare, fatti una doccia” (nel senso di “se devi peccare, fallo fino in fondo”) e “Questo cazzetto ha senso se apporta un beneficio alla tua vita, viceversa piscialo”

Perché, in verità, quando poniamo una questione inutile, una volta al mese, stiamo spendendo il nostro bonus masturbazione sentimentale che, di tanto in tanto, anche se nella nostra vita non c’è nulla di sentimentale, ci serve a fingere di non aver completamente anestetizzato una parte di noi. Forse perché siamo talmente oneste da non dover simulare né orgasmi, né completezza. Forse perché sappiamo ammetterlo, a volte, che ci mancano l’intrigo, la fascinazione, la curiosità. Forse perché sentirci sedotte ci confermerebbe che siamo capaci di aprire ancora una fessura, un piccolo squarcio nella nostra cortina di ferro emotiva.

Forse nelle masturbazioni inutili, c’è solo la memoria di quelle ragazzine che spasimavano per le onde elettromagnetiche dei cellulari, di quelle che non avevano paura di sbagliare e che nella loro bulimia di vita hanno divorato tutto ciò che potevano mordere. Con tutta la pelle. Con tutta la mente. E forse in quelle masturbazioni inutili, c’è tutta l’impazienza di chi, in fondo, ha ancora urgenza di vivere.

Di vivere cose da ricordare.

50 pensieri su “Noi masturbiamo

  1. Ho sorriso, benché sia nell’età vaginale che precede lo ‘sticazzi’, ovvero i 23 anni – blandamente suonati.
    Ora.. mia cara.. in casini spudorati, quando le relazioni e le masturbazioni sono di alto livello.. prima della piazzata ad 800 km per andare da lui e afferrarlo per il collo dopo 3 mesi di non-vedenza.. quando alle mail non v’è risposta (senza ricorrere all’eccesso, che ho notato sempre dall’altra parte – stranamente), andiamo di lettera sobria o telefonata?
    Perché altre compagne ovviamente ti diranno che ‘sei pazza’, ma tu lo sai: finché non ti fracassi le corna, contenta non sei.

    La masturbazione finirà mai?

    1. dunque io ho imparato che il silenzio paga di più. nel senso che ci preserva. e che se non hanno voglia di parlare, di comunicare con noi, noi possiamo provarle tutte (e tutte le proviamo) per portare a casa un bottino assai magro, se non nullo.
      quindi, se vuoi un consiglio strategico: silenzio. “non mi rispondi? suca” (o qualcosa del genere)
      se vuoi un consiglio vaginale: telefonata. può non rispondere, certo. ma nel caso in cui pigiasse “rispondi” sul touch screen del suo smartphone, almeno, avresti più elementi da prendere in considerazione: voce, contenuto, tono e via discorrendo.

      comunque no, la masturbazione non credo finisca.
      possiamo solo fingere a tratti di saperla gestire.

  2. Gli squilli, che flash-back!, e quante serata a botta e risposta di squilli! E quando trovavi sullo schermo del nokia bicolor “45 ch. perse” (mica c’era spazio per caratteri in più!) e ti veniva una lacrimuccia. Robe che adesso mi viene un colpo al cuore e già penso che stia succedendo l’apocalisse!

      1. Nella mia ultima relazione (un anno fa), un pomeriggio mentre ero a lavoro ho ricevuto uno squillo -“ti penso” ed il botta e risposta ha caratterizzato l’intero pomeriggio… lo trovai molto romantico…
        Hai ragione: celavano l’assenza di contenuti!!!

  3. una volta, nel 2006, ho spiegato a un mio amico inglese l’esistenza degli squilli. la sua faccia allibita di fronte a una cosa tanto assurda e incomprensibile resterà per sempre impressa nella mia memoria. gli squilli: indice di massima italianità tanto quanto la pizza!

      1. Figurati è un vero piacere farvi sapere che la masturbazione mentale non ha un termine di scadenza come i latticini 😛 anzi diventa più brava a farlo, del resto si sa l’esperienza aiuta 😀

  4. Mah…io credo che quelle che tu chiami memorie di ragazzine siano soltanto la dimensione di essere donna. La differenza è che allora, anni fa, non c’era alcun complesso ad ammettere ciò che si pensava di volere o si pensava di provare…adesso una vocina falsa e bugiarda dice che non si può più…ma alla fin fine, la cosa che si desidera, guarda un po, è sempre la stessa….ossia il “complesso sentimento”…fatto di seduzione, intrigo, fascinazione e curiosità…curiosità che ho messo per ultima ma credo vada messa in cima alla lista…dato che è la cosa più importante in tutti gli aspetti della vita.

  5. Personalmente non ci ho mai trovato nulla di male nella masturbazione, basta non diventarne schiavi o farsi schiacciare dai pensieri collaterali che genera: una volta riconosciuta per quello che è, si è anche in grado di gestirla. Razionalmente è un’attività inutile ma, fortunatamente o meno, è nella natura umana trascendere sia la razionalità che il concetto di utilità, indi se si è inclini a certe attività e queste danno una qualsiasi soddisfazione, non vedo perchè no… è un modo per rompere la monotonia e l’obbligo non scritto di produrre comunque qualcosa con un fine tangibile per tutti. La masturbazione è un atto a suo modo sovversivo… così come gli squilli che lanciano un minimo messaggio utilizzando un servizio senza corrispondere nulla ai gestori.

    1. stai quindi paragonando gli squilli a una forma di dissidenza sociale? affascinante.
      quanto al resto, a noi ci manca solo d’essere autoindulgenti con le nostra masturbazioni. poi è sicuro, che non ne usciamo vive. o sommariamente sane.

      1. Penso che gli squilli siano più o meno una forma di ribellione contro i gestori telefonici… giustificata anche solo dall’ammorbamento televisivo incessante cui ci sottopongono grazie alla pubblicità… usufruite e non pagate!
        Ho sempre considerato il detto anglofono “if you can’t beat them join them” un emerita stupidaggine eppure, in questo caso, potrebbe andare, visto che sono ineludibili, comunque.

  6. ‘Se ti devi bagnare, fatti una doccia’ inizialmente l’avevo interpretata all’opposto: cioè, vuoi scopare? Rinunciaci e fatti una doccia, piuttosto.

    Ci sono persone, e in genere sono tutte le donne, a cui viene proprio naturale masturbare mentalmente qualsiasi cosa. Non è che ne hanno bisogno, è proprio nella loro natura. Succede che a un certo punto si convincono che le seghe mentali sono solo seghe mentali e non andrebbero fatte, e cominciano a reprimere questa loro natura, ma in realtà interiormente se le fanno ancora.

    E allora mi domando, io ragazzo che di seghe mentali ci vive e le reprime: ma non sarebbe meglio farsele alla luce del sole, e sdoganare questo tabù sessuofobico? 😛

    1. hai ritratto in maniera piuttosto fedele l’excursus di qualunque piccola segaiola mentale.

      comunque non vorrei che facessimo l’apologia della sega mentale. come dicono i saggi, la virtù sta nel mezzo. la masturbazione mentale non andrebbe demonizzata, come giustamente dici, o vissuta come un tabù o una fonte di imbarazzo, ma resto convinta che non andrebbe nemmeno assecondata impunemente.

      le pippe mentali stancano. spesso inutilmente. complicano. spesso inutilmente. isolano. spesso inutilmente.

      non è facile trovare l’equilibrio tra masturbazione e pragmatismo, direi…
      o no?

  7. “in pratica, gli squilli si preannunciavano da soli, e noi si iniziava a palpitare prima ancora che gli squilli di fatto arrivassero. Esiste un intero x-file relativo alle adolescenti che se ne andavano in paranoia quando il rumore da onde elettromagnetiche si rivelava un falso allarme e, drammaticamente, non arrivava né lo squillo, né l’sms. Peggio ancora, quando arrivavano e non erano gli squilli o gli sms desiderati.

    Ci sentivamo libere di rispondere a un sms con una email lunga 3 pagine word. E non avevamo paura di sembrare così maledettamente patetiche.”

    Oddio, quanto mi ci rivedo. Le tue parole mi fanno pensare 🙂

  8. Ma come ho fatto a vivere la mia adolescenza senza telefonini ?
    Penso che mi sia mancato veramente qualcosa di fondamentale….cioe’, ho avuto un’adolescenza abbastanza divertente e abbastanza eccitante , ma avrei preferito che ci fossero…certo , viste le esperienze recenti penso che le seghe mentali sia aumentate esponenzialmente con i telefonini io me ne faccio molte di piu’ adesso !…negli anni 80 il tuo numero era sull’elenco e i cazzetti dovevano prendere coraggio e chiamarti (il piu’ delle volte trovavano tua madre o tuo padre ehehheh )…altrimenti dovevano venirti a parlare di persona magari invitandoti a fare un giro in moto

    1. e io, invece, trovo molto – ma molto – più romantico il tuo racconto “so 80s”. giuro. quanto al resto, in realtà la tecnologia, partendo dall’SMS per arrivare alle chat e ai social network, ha incredibilmente complicato le relazioni.
      by vagina novantenne conservatrice

  9. Se hai bisogno di una persona con cui condvidere le masturbazioni (oddio detta così sembra una cosa un po’ pornacciosa), io ogni tanto sono ancora bravina a costruire castelli! Succede meno, più discretamente, ma se trovo un’amica che mida un minimo di corda mi riesce ancora benissimo, non so, sarà sindrome da peter pan.
    Cmq sia, amen sorella

  10. Ma non è mica questione di età.
    Masturberai tranquillamente anche negli anni a venire, così come dal mio lato della faccenda al primo accenno di masturbazione del cazzetto (santo dio), la risposta istantanea sarà, “hai visto chi ha preso l’Inter?”
    No easy way out.
    Questione di mononeuronismo imperante, il nostro, e vaginismo roboante, il vostro.
    Personalmente riesco bene a farmi masturbare da una donna.
    Lo trovo spesso inreressante e devo dire la verità mi ha arricchito come persona , in questi anni.
    Ok, non è il modo migliore per dirlo?
    Hai cominciato tu.
    Ma ascoltare un esemplare femminile che si frantuma d’incertezze davanti a un alcolico mi piace.

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