Amarsi un po’

Ho conosciuto GuruVagina nei miei primissimi giorni a Milano, più di 3 anni fa. Siamo state vicine di banco al Master di Alta formazione in Sticazzi che abbiamo frequentato insieme, affrontandolo con lo stesso disinteresse nei confronti di un mestiere della cui inutilità ci saremmo lamentate assai negli anni a venire, senza smettere di farlo, perché in fondo farlo ci piace.

GuruVagina è tre anni più grande di me, è brillante che nemmanco con pril due in uno e ha una specie di saggezza laterale da cui c’è sempre da imparare. Straordinariamente in grado di rapportarsi con i problemi vaginali usando un approccio virile, GuruVagina è quel genere di amica che  riesce spesso a offrirti un punto di vista a cui non avevi pensato, una prospettiva altra, politicamente scorretta, in grado di invertire i poli della questione e di farti apparire tutto in qualche misura più gestibile.

Quando ci siamo conosciute lei aveva la mia età oggi, ed io ero una minuscola appena-23enne catapultata nel mondo dei grandi, che abdicava alla rosea vita universitaria, al tempo libero, alla libertà e al cazzeggio, in nome di un ingresso precoce nel mondo del lavoro. Eravamo entrambe fidanzate con cazzetti meridionali, del tipo nasco-cresco-vivo-muoio al sud. Io conobbi il suo, lei conobbe il mio. Ci lasciammo entrambe. Entrambe iniziammo un nuovo amore (il mio, tragicamente finito mesi orsono, è quello imputato della paternità di questo blog), mentre affrontavamo i primi mesi di lavoro, lo sfruttamento, lo stagismo, quella precarietà e quella nausea che spesso caratterizzano i primi 2 anni di vita a Milano.

Tecnicamente con GuruVagina abbiamo condiviso un sacco di vizi e di risate, di birre e coca cole light, di paturnie, di lacrime, di insalate, di OKM (operazioni kate moss) mai andate a buon fine e di aperitivi. Abbiamo affrontato nuove relazioni, nuovi lavori, nuovi clienti, nuove preoccupazioni, nuovi fallimenti  e nuove soddisfazioni, suggerendoci espedienti di serenità a vicenda, arginando il vaginismo dell’altra, anche in apposite terapie di gruppo con chic-vagina e surf-vagina. Insomma, in tre anni sono successe svariate cose e io da GuruVagina ho ricevuto tanti spunti di saggezza vaginale, di cui quello principe è, e resta: “Il modo peggiore per avere da un uomo ciò che vuoi, è chiederglielo“.

Ho conosciuto GuruVagina nei miei primissimi giorni a Milano, più di 3 anni fa.

E la settimana scorsa ho scoperto da GuruVagina che GuruVagina stessa si sposerà.

Per affrontare l’argomento ho bisogno di qualcosa come i Sigur Ros, che non ascoltavo da tipo 5 anni, perché sono troppo liquidi e mi scendono troppo dentro. E io non ho mai voglia di farmi frugare l’anima. Ma oggi li metto, ché merita, il tema. E il minimo che posso fare è immolarmi sull’altare dell’autolesionismo musicale.

GuruVagina me l’ha detto prima di andare insieme a un concerto a InCuloAiLupi. E’ venuta da me, è entrata nei 290 gradi centigradi del mio ampio living room/cucina/salotto/studio/purgatorio, si è seduta sul divano – che a luglio segna la vittoria indiscussa dell’ecopelle sulla pelle umana – ha iniziato a rullare e mi ha detto: “Dunque, sai che abbiamo fatto l’anniversario, no?”

Alché ho capito e ho iniziato ad emettere versi inconsulti, gesticolando in maniera improbabile. Ci siamo guardate, ping pong di occhiatine e ridolini vaginali, punteggiati di stupore devastante e poi ha sollevato la mano sinistra e io l’ho visto, finalmente, l’anello.

Lì credo mi sia partito un nitrito asmatico, o qualcosa di molto simile ad esso. Le sono andata incontro, le ho preso la mano, l’ho sbaciucchiata a mitraglietta sulla guancia, così emozionata che quasi piagnevo, se non fosse che ero già pronta per il concerto e se avessi pianto mi si sarebbe sciolto tutto il trucco da battona che avevo accuratamente dipinto sui miei occhi. Avrei anche voluto abbracciarla dippiù, ma saremmo scivolate sguiscide l’una contro l’altra, in quella patina di sudore condensato che si crea sull’epidermide degli esseri umani che abitano a Milano a luglio, e noi avremmo fatto la fine di quelle otarie nei delfinari, che si rotolano addosso facendo peripezie insensate per un biscottino al gusto di baccalà.

Lentamente mi sono ripresa e mi sono fatta raccontare tutti i dettagli, interrompendola ogni 8 secondi circa per dare un essenziale contributo alla narrazione, del tipo: “Non ci credo!”, “Che storia!”, “Dio che bello!”, “Ma è dolzissimo”. E intanto la guardavo e vedevo in lei una felicità meravigliosa: incredula, composta, vera. Non ridondava. Se ne stava lì, piantata negli occhi suoi, come una luce che non aveva bisogno di abbagliare.

Fino a quando ci siamo incamminate per InCuloAiLupi, dove ci aspettavano gli altri, e, lungo il tragitto, per non sentirci quel genere di vagina terrona legata all’idea del matrimonio, abbiamo parlato malissimo della cerimonia, del ricevimento, del velo, del bianco, del bouquet, dei parenti di settordicesima generazione, dei pranzi infiniti, delle fotografie in pose plastiche, dei ristoranti che hanno le riproduzioni delle statue greche e le fontane zampillanti. Abbiamo paragonato il matrimonio a una recita, a un presepe vivente, a un retaggio arcaico di una società ormai evolutasi in altra direzione.

Eppure io non smettevo di pensare e di dire quanto, in quel caso, fosse tutto magico, ma non quel magico der cazzo, non quel magico vaginale che si dice sempre. Magico per davvero. Magico perché non richiesto, non preteso, non voluto. Magico perché non era nei piani ed è successo.

E allora, ho pensato, che forse amarsi (un po’)  si può. Lavorare su di sé, incontrarsi, incastrarsi, costruire un equilibrio condiviso, che rispetti entrambi, che permetta di volersi, di afferrarsi, di non perdersi, ecco forse tutto questo può essere. Ed è impegnativo, è voluto, è conquistato. E’ raro. E io non so spiegarlo bene, non ne ho gli strumenti né le capacità,  però questa storia qui io l’ho vista nascere. L’ho vista crescere. Ogni tanto tremare. E non finire.

Quando siamo arrivate al locale, ho tracannato 2 vodka-lemon a stomaco vuoto ma, contrariamente a quanto avevo sempre pensato sarebbe successo in un momento del genere, ero talmente felice per lei che in me non c’era spazio per le paturnie vaginali, per pensare che a me non succederà mai, per pensare che io resterò sola, che non saprò mai costruire un legame così solido da fuorviare un uomo al punto da volermi al suo fianco per la vita. In me questo spazio non c’era. Non c’era per il cinismo. Non c’era per tutto ciò che posso lucidamente pensare delle unioni che pretendono di durare per sempre.

C’era solo l’idea che forse, a volte, amarsi un po’ si può.

C’era solo felicità. E quella sorpresa indescrivibile e rassicurante che si prova, a inciampare in qualcosa che – con le dovute trasposizioni -, ha il sapore dolce di quelle favole der cazzo con cui siamo, nostro malgrado, cresciute.

35 pensieri su “Amarsi un po’

  1. Non so perché ma mi viene in mente, dopo aver letto il post, la scena finale di “ufficiale e gentiluomo”, dove Richard Gere, immacolato nella sua divisa, entra nella fabbrica di buste e va a prendersi la sua Paula/Debra portandosela via in braccio, e tutte le colleghe ad applaudire dicendo: “brava Paula, si fa così!”.
    Brava Guru Vagina, è così che si fa!

    Vagi, sulla scena delle otarie sono morta. Sei un geniaccio.

  2. ”Il modo peggiore per avere da un uomo ciò che vuoi, è chiederglielo“ è da premio Nobel per gli aforismi. Tutte le donne dovrebbero scriverselo su un bigliettino da infilare nella carta d’identità.
    Mentre la parola “matrimonio” libera lo stereotipo della donna che c’è in voi: non esistono donne invidiose, donne disilluse, donne che odiano gli uomini, donne incazzate con l’amore (cit.). Le reazioni diventano piuttosto.prevedibili, come se gli anni di Dirty Dancing non fossero mai finiti.
    E si, per questa sincerità emozionale condivisa provo un po’ di invidia.

      1. Tu sei chiaramente giovanissima, ma sappiamo bene che Dirty Dancing ha corrotto le menti di diverse generazioni. E la tua (che poi è la mia) non ne è esente.

      2. Con un minimo margine di errore (non meglio quantificabile). E non dirlo con quello sguardo di chi ha di fronte Zichichi.
        Diciamo che quando è uscito Dirty Dancing ero da poco cosciente di cosa succedeva intorno a me.

  3. Te lo già detto… tu sei proprio dolce! 🙂

    E sì, nonostante tutto, anche secondo me è possibile trovare qualcuno. Certo, qualche compromesso va fatto, ma (magari) ne vale la pena! 😉
    Guarda, per come la vedo io, forse è più difficile trovare un’amica come è Vagina Guru per te, che non un uomo!!

    Bacioni Vagina e tanti auguri alla tua amica! 🙂

  4. Mitica Guruvagina! Tanti auguri e tu vaggì non disperare, troverai sicuramente un uomo a cui piacciono le donne incrocio tra vittorio sgarbi e giuliano ferrara! 🙂
    Cmq per il ricevimento al ristorante io ci sono, grazie 😉

  5. Mi fa ridere pensare quanto siano diverse le reazioni degli amicidellosposo e delle amichedellasposa, alla notizia del loro matrimonio.

    Quelle femminili sono SEMPRE come tu l’hai abilmente descritta (e con questa ho finito i complimenti settimanali), tutte urlanti gioia e con una o piu amiche che malcelatamente stanno a rosica. De che, nse sa.

    Quelle maschili spaziano dall’insulto, al “mo quella te stacca er pisello e se lo infila in saccoccia: cazzi tua! ahahaha”, al “ma che cazzo te dice la testa?”, al “beh allora andiamo a brindà cazzone!”

    Poi quando divorziano le cose si invertono.

    Bella Vagi.

  6. Amarsi un pò si può!!A volte capita solo agli altri ma,se come in questo caso,capita ad una persona che “certi notti c’è qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà” per dirla alla Liga..beh forse in quel caso è giusto il non pensare che infondo un pò sfigate lo siamo!!Vagina,arriverà il nostro cazzetto da amare (un pò)! 🙂

  7. Intanto una standing ovulation per il tuo ex, senza il quale non esisterebbe il tuo blog (tanto poi si può sempre smoccolargli dietro comunque.)
    Poi, sì, tutto vero, tutto bello e amarsi si può davvero: a volte tanto, poi un po’ poi di nuovo tanto, in un ottovolante emotivo che contraddistingue il vero amore, o più che altro l’amore vivo come i fermenti di activia.

    Però è altrettanto vero che il matrimonio a una recita, e un presepe vivente. ma forse questa è l’uscita da single di ritorno che oramai ha già dato.

    P.S- Mi riferisco a me, ovviamente.

    1. “standing ovulation”. cosa devo aggiungere?
      quando alla visione del matrimonio, quella da single da ritorno che ha già dato non è poi così diversa da quella da single che probabilmente non darà mai…ecco.
      ma lì per lì, magico è.
      magari.

  8. Leggo questopost e penso che è bello avere la propria GuruVagina, che infondo chi ci smonta le nostre teorie con epici aforismi è davvero necessario a rendere la nostra vita migliore. Penso anche che vorrei essere un po’ comeGuruVagina che la vorrei pure io quella felicità stampata negli occhi quando arriverà quel giorno. E poi penso che se una mia amica mi scrivesse questo post, invece di correre alla ricerca di xanax e vodka, quando darò la notizia del lieto evento sarò davvero una Vagina fortunata…nonchè esageratamente felice.

    Grazie Vagì!

  9. Leggerti è gustosissimo.
    Lei è felice perchè ha toccato l’eternità. E questa felicità è contagiosa, e infatti l’hai sentita.
    Poi, è chiaro, l’amore è una strada da percorrere, con la relativa fatica….
    Ma questo non toglie niente al momento “magico”, come hai giustamente detto, che sta vivendo.

      1. E’ proprio vera. E la senti se tra la felice e l’interposta persona c’è un bel canale aperto di affettovero, come fra voi vagine 🙂
        ciao
        AdS

  10. > per non sentirci quel genere di vagina terrona
    > legata all’idea del matrimonio, abbiamo parlato malissimo della […]

    Ora rieccoci al feticcio del matrimonio alias solo tu ed io amooorre per sempre etc.
    ‘nzomma, è come gettarsi spensietratamente in un viaggio in una foresta pluviale del Borneo in infadito perché ho letto tante fiabe e visto tanti filmi e udito tanti conzuncine d’ammooore che dicevano tutti e tutte quant’èbelloandarnellagiunglaininfradito.

    Esther Perel scriveva in “L’intelligenza erotica” che la monogamia è una nave che fa acqua da tutte le parti e che più affonda più ha successo nella coda di persone che cercano di imbarcarsi su essa.

    C’è una fortissima ritrosia nel rifutare la realtà non-monogamica e a non volerla governare, com-prendere e ciò porta a dolore, delusioni, strazi, rotture, conflitti, con pesi terribili anche sull’infanzia ed altre persone, una macelleria sentimenale e sociale terribile.

    Fa molto male e, paradossalmente, ci siamo passati quasi tutti e tutti hanno diritto di verificare sulla propria pelle e sul proprio cuore che… cos’ non funziona, che l’amore muore nella gabbia del tuedisolipersempre.
    Cmq… è diritto di tutti di sbagliare! >>:)
    Io ci auguro che tutti possiamo passare da queste battaglie con i mulini a vento ad una vita intelligente, con scienza e conoscenza che ci permetta di vivere bene nella realtà non esclusivamente né imperituramente monogamica e a considerare il matrimonio una vera follia in termini di amore, di eros.

    Insomma, come diceva ‘n’amico mio, il matrimonio è la prima causa di divorzi!
    Buona fortuna alla guru vagina amica tua.

    1. sì, ma infatti qui nessuno sta facendo l’apologia del matrimonio.
      né, se posso dirlo apertamente, siamo cresciuti sulle pale di fico d’india e crediamo che la monogamia all life long sia una strada semplice o di sicuro successo. anzi.
      qui il discorso è diverso. è la decisione di intraprendere un cammino insieme, pronti a farsi carico delle gioie e delle difficoltà che esso comporterà. e io, per questo, mi sento felice della felicità di una persona a cui voglio bene.

      quanto al resto, come tu dici, tutti hanno diritto di provare.
      ciao
      v.

  11. Praticamente è come quando, mesi fa, scrissi alla mia amica che vive lontano, lamentandomi che vedevo gli altri far figli e che mi chiedevo quando sarebbe arrivato il mio momento, dato che è un mio desiderio.
    E lei mi rispose: verrà anche il tuo momento….ah, a proposito, sono incinta!
    Non sapevo se rattristarmi per la mia mesta situazione, o essere felice per lei !
    Ho scelto di essere felice per lei, perchè lo sono davvero.
    Nonostante , come te, continui a chiedermi quando verrà il mio momento?

  12. mi fai ridere ogni volta che ti leggo…….questa sì che è intelligenza erotica……….guruvagina sei un genio………..passa nel mio blog……..mi mancano dei commenti un pò più piccanti che alimentino una discussione…….un bacio amica tarantina

  13. cara v.

    io a questa storia del Matrimonio ci credo.

    Ci credo perché ho visto le litigate dei miei genitori finite con le porte d’ingresso sbattute tra urla ed imprecazioni.

    Ci credo perché io in quel rito in chiesa ci vede del vero, anche se tutto il resto crolla nella parola divorzio.

    Ci credo perché ho amato una ragazza in vita mia e l’ho fatto nonostante sia uno stronzo patentato.

    Ci credo perché voglio vedere i miei amici in chiesa vestiti bene, e mi madre piangere in seconda fila.

    Ci credo… e ci spero…

  14. Sorry, so sorry per quanto sto per dire ma.
    Te lo dico dall’alto dei miei DUE matrimoni.
    E’ in effetti la stronzissima tomba dell’Ammore.
    Lo è, no fucking way out.
    E dille, se le vuoi davvero bene, di non farlo, e se vuoi per assurdo glielo dico pure io.
    Ma non basteranno due vodka lemon.
    No.

    Perdona ‘sta roba che ti butto addosso.

    1. no vabbé ma immagino sia così.
      e personalmente, ad oggi, non penso nemmeno di esserne tagliata.
      ma è anche vero che qualche case history di successo io l’ho vista. non credo sia facile, ma se due persone sentono spontaneamente di provarci, anche sì.
      certo è che per far funzionare le cose, io credo, ci vuole tanta, ma tanta, ma tanta, ma tanta pazienza…

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