La Vagina e la Grande Industria

Amo Taranto con quell’ostinazione cieca con cui si amano gli uomini stronzi, sbagliati e ignoranti.

Pare che chiudano l’Ilva di Taranto.

Il ché, alla percezione di un tarantino, suona meno verosimile di quando Raffaella Fico mise all’asta la sua verginità, prima di farsi presuntamente fecondare da calciatori.

Per i non addetti ai lavori, l’Ilva sarebbe questa fabbricona che impiega in parte il popolo tarantino e in parte una caterva di paesani, che spesso poi hanno 12 palazzine e 400 ettari di terra, ma questo è un dettaglio. Perché al sud non c’è la piccola imprenditoria. Al sud non c’è la “fabbrichetta“, che è una parola squisitamente lombarda, triveneta al massimo. Al sud noi abbiamo il mostro siderurgico, bene che vada. Giganteschi apparati macina-esistenza, che fagocitano tutta la bellezza e la salubrità del territorio in cambio di qualche migliaio di schiavi che per 1000 euro al mese mandi avanti il baraccone.

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Appena ho letto il titolo della notizia, sono stata felice. Felice come quando ho vinto 2.500 euri al Bingo o come quando ho parlato nell’orecchio a Manuel Agnelli.

Ho immaginato migliaia di persone riversate in strada, nude a farsi il bagno nella fontana di Piazza Ebalia, a brindare per questa temporanea vittoria dell’ambiente, della salute, della vita, della legge, della giustizia su decenni di violenza, di abusi e di connivenze.

Invece, ho letto di migliaia di persone in strada per difendere l’Ilva. Anzi no, per difendere il posto di lavoro.

Sai, devono mantenere le famiglie.

Sai, devono farsi “mettere le marche”.

Sai, la rata della macchina.

Sai, lo stipendio sicuro.

Sai, il mutuo.

E allora ho pensato. Ho pensato per tutto il giorno. Mi sono posta il problema. Non volevo essere un mostro, non volevo pensarla da stronza. Non ho smesso di pensarci per tutto il giorno e, uscita dall’ufficio, ho chiamato i miei cugini, che all’Ilva ci lavorano.

Che all’Ilva c’aveva lavorato pure mio zio, che faceva i turni di notte e straordinario a nastro, che non era facile campare in 4 con uno stipendio. Che mio zio è uno che, così, parlando di politica, può snocciolarti senza remore frasi del tipo “Il problema è che è caduto il Muro (di Berlino)”. E’ un nostalgico, per così dire. Naturalmente, però,  lo dice in dialetto, perché in dialetto tutto suona straordinariamente più efficace. Mio zio è stato un grande lavoratore e ora, che percepisce la sua meritatissima pensione, ha sempre qualcosa da pittare: un cancello, un muro, una staccionata, delle sedie da giardino. Ed è uno di quelli vecchio stampo, c’ha quella tempra che gli uomini d’oggi non hanno più, che pure che c’ha quasi 70 anni col cazzo che si fa aiutare. E quando bestemmia, se la prende con San Procopio, che io non sono nemmeno sicura che esista, tale San Procopio, ma questo forse l’avevo già scritto da qualche parte.

Comunque, dicevo, quando mio zio ha lasciato l’Ilva, classiche storie di terroni, ci sono entrati i miei due cugini, che ci stanno dentro da quando io avevo ancora i capelli corti e gli occhiali con la montatura dorata e le lenti rotonde. Allora io, dopo il lavoro, ho fatto sta telefonata. C’ho chiesto com’è la situazione, cosa succede, come stanno, se sono preoccupati. Ho chiesto cosa ne pensano. E non è che non siano preoccupati, e me l’hanno detto che è un casino perché se davvero chiude, restano a terra 20.000 famiglie. Però entrambi m’hanno detto che vedranno come si mettono le cose e che, alle brutte, s’arrangiano e che qualcosa da fare la trovano. Anche a costo di andare. O di mettersi proprio. O di inventarsi un mestiere. Allora io c’ho detto che sono persone in gamba, che è ciò che penso, e poi, ho aggiunto, Tyler Durden diceva che perdere il lavoro è una cosa auspicabile, perché significa avere finalmente la possibilità di concludere qualcosa nella vita.

Poi abbiamo chiuso e io ho continuato a pensare.

Ho pensato a lungo. E sono giunta alla conclusione che l’Ilva bisogna chiuderla. Che la cosa giusta è questa. Che tutte le vie di mezzo sono beceri mezzucci per perpetrare lo status quo. Che la salute e la vivibilità del territorio non devono più essere disposti a scendere a compromessi. Che se l’Ilva resta aperta, nulla cambierà perché no, non è vero che gli impianti si metteranno a posto e ringrazio Vendola delle sue dichiarazioni, della sua ipocrisia, perché sa smuovermi l’intestino come nemmeno il Bifidus Essentius.

Ho pensato che l’Ilva bisogna chiuderla e che tutte le conseguenze sono solo un effetto collaterale del cambiamento.

Ciò che le autorità devono fare, se son degne di tal nome, è chiuderla.

E ciò che i tarantini devono fare come popolo, se son degni di tal nome, è reinventarsi.

E non si può sempre pensare che in nome dello stipendio fisso sia lecito uccidere il prossimo. E’ inumano difendere una mostruosità come l’Ilva, voglio dire che è quasi come quelle mogli che non crepentano di mazzate i mariti che di notte stuprano i figli.

Non vi è civiltà nel difendere l’Ilva. Non vi è dignità. Non vi è intelligenza. Mi spiace dirlo, mi spiace davvero, ma è così.

Forza e coraggio. Ognuno vive le proprie difficoltà in questo tempo, come forse in tutti. Ognuno fa il meglio che può, con i mezzi che ha. Ognuno si mette il culo in batteria e cerca di restare a galla. Magari fa le valige e se ne va, a 1000 km o a 10.000 km. Ognuno resta e combatte, e vive con il terrore di scoprire da un giorno all’altro che a sé, o a qualcuno dei propri cari, restano pochi mesi di vita.

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Ognuno vive le proprie difficoltà in questo tempo e, per quanto mi riguarda: armatevi di zappe, armatevi di cazzuole, armatevi di pinze e di reti da pesca, armatevi di farina e olio di gomito, armatevi di inventiva, evolvetevi o tornate indietro, fate un po’ il cazzo che vi pare, ma lasciate che il mare torni ad essere mare, che l’aria torni ad essere aria, che la terra torni a dare i suoi frutti e che quei frutti siano commestibili. Lasciate che le cozze non siano più radioattive e che nel latte materno non ci sia più la diossina. Cogliete questa opportunità e concludete qualcosa nelle vostre miserrime vite. Perché se voi scendete in piazza, perché dovete pagarvi l’abbonamento alla 3 per permettervi un iPhone 4s che non sapete usare, siete complici di un delitto. E siete talmente ignoranti da non comprendere che questo è fraticidio e voi siete delle meretrici asservite a un potere che vi mastica e vi caga via, con le vostre metastasi, da 50 anni.

Quello di oggi è un cambiamento. Ed è un cambiamento in positivo. Non perché sapere che 20.000 famiglie restano senza lavoro sia una cosa buona. Nemmeno Borghezio potrebbe affermare una tale assurdità. Ma la situazione in cui Taranto vive è così vergognosa che anche un dramma occupazionale è un successo. Perché alla disoccupazione il rimedio c’è, basta cercarlo, basta essere disposti e pronti a trovarlo. Alla malattia, a quel genere di malattia per cui ogni tarantino ha almeno un morto prematuro in famiglia, la soluzione non c’è.

Ed è per la memoria di chi è schioppato a 30, 40, 50 anni, andandosene in un 1 mese, o dopo anni di sofferenze atroci; è per la memoria di chi ha lasciato mogli, mariti, bambini, di chi non ha fatto in tempo a vedere i nipoti o ad accompagnare i figli all’altare; è per la memoria di tutte queste persone che dovreste guardarvi in faccia e farvi delle domande che vadano due centimetri più in là delle vostre natiche. I vostri figli non valgono più di quelli che non hanno più un padre o una madre, grazie all’inquinamento prodotto dalla vostra meravigliosa industria. E se voi non siete capaci di dare alla comunità nemmeno una briciola di onestà intellettuale, forse non è un caso che tremiate di fronte alla selezione naturale.

E certo, non è soltanto l’Ilva. Sì, c’è l’Eni, ci sono gli inceneritori e tutto il piscio che per 50 anni ci siamo presi in faccia, pur di avere qualcuno che ci dicesse cosa fare. Sì, certo. Ma da qualche punto, magari, partiamo.

Io non lo so se ci siano state manifestazioni di sostegno in città, i media non ne parlavano. Però quello che è successo oggi a Taranto, un popolo sano, lo avrebbe festeggiato. Lo avrebbe celebrato come una rinascita, come una liberazione, come un’occasione per ripartire, per crescere, per sforzarsi e cagare sangue a costo di diventare migliori.

E sì, certo che mi dispiace per le persone che rischiano di dover rimettere tutto in discussione, di entrare in un periodo nero della propria vita, certo che mi si stringe il cuore perché tutto avrebbe potuto essere più facile e invece è sempre difficile. Certo che mi dispiace per i padri che non sapranno come crescere i figli, per la depressione che ci sarà, per chi a 50 anni non avrà gli strumenti cognitivi per evolversi. Ma il mondo cambia in fretta e bisogna tenere il passo, anche a 50 anni. E, se mai fosse, mi auguro che queste persone siano aiutate. E mi piacerebbe tantissimo che fosse Riva a pagare di sua tasca, un vitalizio minimo a ciascuno degli operai. Mi piacerebbe che chi si è ammalato o chi è stato esposto al rischio di malattie (tipo 300.000 persone) fosse risarcito dal grande padrone. E mi piacerebbe che Riva fosse tenuto senza mangiare e senza bere per tanti giorni, quanti sono gli operai morti nella sua fabbrica.

E certo che mi dispiace per i miei cugini, per i giovani, per chi aveva scelto un compromesso pur di non lasciare la propria terra e la propria famiglia, facendo un lavoro tecnicamente di merda, per non andare, per esserci, per lo stesso amore che provo io per quella città immonda, ormai così lontana.

Mi dispiace per tutte queste persone. Ma mi dispiace molto di più per chi non c’è più.

E ciò che preferisco pensare, in realtà, è che ci sarà crisi ma che attraverso la crisi si cresce.

E, se vale per gli individui, può valere anche per la collettività.

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80 thoughts on “La Vagina e la Grande Industria

  1. Tendenzialmente sarei d’accordo.
    Però, ci sono un sacco di però. Ad oggi piazzare ventimila persone non è uno scherzo. Non lo sarebbe stato nemmeno quando la crisi non c’era, figurarsi adesso.
    E il discorso del “reinventarsi” è valido per i giovani che, bene o male, possono sperare di ambire a qualcosa di meglio trasferendosi oppure cercando qualcos’altro. Ma per i cinquantenni? Avrebbero davanti altri 10/15 anni di lavoro (arrotondati per difetto) eppure sono “troppo vecchi” per un mercato del lavoro già saturo. E cosa resta da fare? Resta da cercare lavori provvisori, a chiamata (che, sia chiaro, sono meglio di nulla) ma che non mantengono una famiglia. Si dà nuova linfa al lavoro in nero, a persone che lavorano come schiavi e vengono sottopagati, senza alcuna assicurazione. Spiegaglielo ad un cinquantenne che deve mantenere la famiglia che, in fondo, è un bene che abbia chiuso la sua azienda. Spiegagli anche che deve sapersi adattare a questo mercato del lavoro con una legislatura confusa e incerta.
    È una vittoria? Sì, indubbiamente lo è. Ma è una vittoria a metà, ottenuta ad un prezzo salatissimo e in un periodo di certo non dei più fortunati. Insomma, è una vittoria di Pirro.
    Per lo meno, spero che tu abbia ragione sulla faccenda dell’inizio di un cambiamento (a Taranto, come in tutta Italia), ma se così non fosse, sarebbe stata una mossa quanto meno azzardata.

    1. Possono prepensionarli. Possono obbligare il Grande Padrone a risarcire i danni arrecati e dar loro un vitalizio.
      Quanto al resto, anche noi giovani abbiamo dovuto adattarci alla merda, al deserto dei tartari. E nessuno ci ha spiegato come fare.
      L’abbiamo fatto e proviamo a farlo ogni giorno.
      E una vita dobbiamo costruircela. E, per dirla tutta, la nostra generazione non sa nemmeno cosa sia un lusso come il “sindacato”.

      Ma il punto non è questo. Il punto è che tra la disoccupazione è un male minore della morte. Non lo trovo oggettivamente discutibile.
      Cari saluti, Coso 🙂

  2. Son perplesso. Se Taranto e la Puglia in generale non sono stati capaci di costruirsi qualcosa di alternativo alla grande industria inquinante, costringendo lo Stato a metter su certi baracconi (perchè lo Stato mica può aprire la fabbrichetta per inscatolare le lenticchie dell’orticello della sora Lella) mi sa che qualcosa che non funziona anche a Taranto c’è. Se non se la son trovata fin ora questa capacità i tarantini per costrursi un’economia diversa da dove la dovrebbero tirar fuori in questo momento? A me tutto sto vittimismo e questo sparare addosso alle istituzioni che quanto meno hanno provato a tirar su qualcosa dove c’era solo il latifondo e un pò di pesca mi pare quanto meno, fuori luogo. Che non si debba adar avanti nel menefreghismo (ma Regione, provincia e Comune dove sono stati fin d’ora?) son d’accordo ma le acciaierie le hanno Paesi anche più civili del nostro. Magari se un pò alla volta l’ILVA fosse stata messa a norma….ma mettiamola così….molti tarantnii son morti perchè i rappresentanti che si erano dati se ne son fregati, se ne son sbattuti o nella migliore ipotesi, erano dei perfetti incapaci. Come dicono i Brits “garbage in…garbage out”….. in parole povere “ogniun per il suo mal pianga se stesso”. Invece di queste proposte nichiliste del “tanto peggio tanto meglio” e ” torniamo alla terra”….magari si potrebbe continuare a far subire un pò di scempio a Taranto (buttare sul lastrico 50.000 persone…così dice il Messaggero stamattina mi sembra uno scempio altrettanto grosso…anzi…un pò di più a fronte di 83 morti sospette all’anno…scusa la ragioneria ma a volte ci vuole) e metter nel frattempo mano ai lavori per rendere il tutto un pò meno inquinante (400 milioni di euretti d’investimento). Non è che ILVA e Stato ancora non se lo possano permettere…..

    1. Come sempre accade, le notizie vengono amplificate o sminuite in funzione di ciò che si vuol comunicare…
      Pertanto per chi non vive qui da 33 anni…molte cose non possono essere comprensibili…
      Se non avessi valutato questi due aspetti, avrei risposto con un’incontrollabile aggressività al suo commento…
      Vorrei solo invitarla ad approfondire il più possibile l’argomento prima di scrivere cose, che, ad una come me che oggi festeggia, appaiono “enormi cazzate”…
      (mi perdoni l’espressione…nulla di personale)

    2. x hscic: Affascinanti le cifre che snoccioli. Avvincenti davvero.
      Quanto al resto: è una situazione troppo complicata per esprimersi con tanta presunzione avendo letto cosa? Un articolo del Messaggero? Me cojoni. Se non sei meridionale queste logiche non puoi capirle.
      Tanto più se non hai la sensibilità di ascoltare le letture di chi quella terra la vive e la conosce. Ma questa è, una volta ancora, una mia opinione.
      E lungi da me negarti il gusto di venire qui a criticare aprioristicamente.
      Stammi bene.

      1. Sarà per questo che Taranto s’è bloccata per due giorni. Volevano tutti la chiusura immediata dell’ILVA. Meno male che c’è ancora un pò di buon senso….ma naturalmente quelle migliaia di operai erano presuntuosi pure loro, erano tutti di Cinisello Balsamo e naturalmente avevano letto il Messaggero la mattina. Est modus in rebus questo ho detto. Meno prosopopea e più buon senso. Grazie. A proposito…stavo a Taranto in quei giorni. E si…perchè per scrivere del meridione bisogna essere solo meridionali. Anzi no per scrivere di Taranto bisogna essere solo tarantini. Mi correggo ancora. Puoi scrivere dell’ILVA solo se hai le finestre di casa che danno sul cortile della fabbrica. Le vostre di finestre, dove danno?

  3. Brava.
    Ogni volta che vado a Taranto vengo colta da un malessere psicofisico condito da emicrania che mi dura per giorni e giorni.. ed inevitabilmente finisco a pensare ai tarantini, a come facciano etc etc.
    Se il Grande Mostro chiude, certo ci saranno ripercussioni… ma come dici tu, è una conseguenza del cambiamento.
    Anni fa si fece una scelta per la produzione di massa. Se però le conseguenze sono a scapito dell’uomo, è giusto si sacrifichi un pezzo dell’economia locale-e-non, per la Salute. In senso moderno e non.

  4. Lo stabilimento va chiuso subito. Alla famiglia RIVA vanno confiscati tutti i beni, Il gruppo RIVA ha una capitalizzazione di 10 miliardi (si, miliardi) di euro, con un utile netto annuo di mezzo miliardo di euro. Con questi soldi ci si paga la bonifica dell’area e si gestiscono gli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori.

  5. Forse non e’ chiara una cosa: questa e’ la nostra citta’ e da piazzare ci sono ad esagerare 5000 tarantini. Chi e’ di fuori tornasse alle proprie case. Mi scoccia fare discorsi egoistici ma siamo in una situazione in cui si deve scegliere il meno peggio. Il meno peggio e’ licenziare 5000 tarantini e salvare la vita di 200 mila persone che popolano la città, far rinascere pesca, agricoltura e turismo, garantire un futuro ai nostri figli. Abbiamo il piombo nelle urine, la nostra città ricca di storia e gloria e’ stata infangata da quest’uomo che ha letteralmente fatto i cazzi suoi e violentato il territorio. Quando facciamo la spesa dobbiamo stare attenti a non prendere la ricotta locale, le cozze locali, dobbiamo stare attenti a che mare andare, MA SCHERZIAMO??? PER COSA POI? PER MANTENERE LO STIPENDIO DI 5000 TARANTINI? Molti miei amici e colleghi sono andati via da Taranto pur di non far parte di quella macchina “MANGIAVITE; io stesso sarei disposto ad andare a lavorare in Africa pur di non far parte di quel sistema omicida. E se l’equazione e’ Taranto senza Ilva = morte, allora vi dico, Taranto muori. Muori per rinascere, Taranto riprenditi la tua dignità e il tuo splendore. Perchè anche se la gente se ne e’ dimenticata, noi siamo la Magna Grecia, sede di una cultura di inestimabile valore storico e meritiamo rispetto. Non siamo solo la città dei veleni così come appariamo oggi agli occhi dei più…
    Abbiamo un porto che si trova in una posizione strategica, valorizziamolo, e’ di là che è cominciato il nostro splendore, ripartiamo di là e dal nostro splendido mare, noi non vogliamo morire!

    1. Son dovuto andare via da Taranto già nel 1953 .In molti luoghi sono stato in cerca di lavoro e mi sono sempre con facilità adattato anche se spesso ho dovuto in quanto meridionale subire battute diciamo benevolmente di scherno.Tornando a Taranto l’ho trovata con gran dispiacere di molto disastrata in tutti i sensi.Ora si sta parlando di fermata degli impianti ed in seguito bonificare mi auguro che non avvenga ciò che è accaduto a Bagnoli.Dopo 20 anni dalla chiusura di Bagnoli dicevano che avevano stanziani svariati miliardi che si sono (come sempre)persi per strada e l’area è stata lasciata cosi come era.Mare inquinatissimo,terreno altrettanto per non parlare della spiaggia .Divieto di balneazione ma la gente ci va lo stesso a rischio e pericolo.Ora a Taranto non hanno intenzione per la verità di eliminare l’area a caldo altrimenti si blocca tutto il processo di lavorazione.Dovrebbero spiegare se per davvero ma non credo ,inizieranno a bonificare e come faranno con questi impianti vecchi e obsoleti eriditati dalla Italsider tra i piedi.L’unica soluzione è fare come nella Rhur.(Nord-Rhein-Westfalen)località dove io vissuto diversi anni sempre per lavoro.

      http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.italianostra-venezia.org%2Findex.php%3Foption%3Dcom_content%26view%3Darticle%26id%3D581%253Acome-cambiata-la-ruhr-una-lezione-per-marghera%26catid%3D48%253Ai-progetti-di-rivitalizzazione%26Itemid%3D85%26lang%3Dit&h=eAQGItG9zAQEbn2HHevaiH19IQ446cI-Rjod0NptKlzVIjA&enc=AZOGjLmxxpBtjn7QifAv5QTHVrowxuECMUZCkgS9Qsk2sEJuMsYxcU8hWLFnoANNTdDbVrG_ZXio8skBYUOUMwwZ
      Mi è garbato molto il TITOLO:La vagina e la grande industria

    2. infatti…mi veniva da ridere quando ho letto che i genovesi scendevano a manifestare x difendere il posto di lavoro…e ci credo…al limite questo operaio metteva a rischio la sua vita….quella della moglie e figli la teneva al sicuro a Genova…bella questa…lui si mangia la farinata locale e noi invece le cozze le prendiamo dalla Spagna xkè lui deve venire a lavorare qua,,,,all’ilva ci lavora tutta la Puglia e tutta l’Italia ….ma i fumi ce li sorbiamo anche noi tarantini che facciamo tutt’altro mestiere….Riva cn i soldi guadagnati a questo modo dia stipendio a vita x prima ai nostri operai tarantini ,,,almeno fino a quando nn si siano inseriti in altro lavoro…e poi stipendio agli altri lavoratori ….

      1. Taranto è considerata zona strategica lo è stata da sempre ad incominciare dalla M.M.con l’arsenale con le navi che ormeggiavano in mar Piccolo.Già loro da decenni hanno iniziato ad inquinare questo mare che è praticamente come un lago ,Sui fondali c’è di tutto e poi altra sventura è stata quella di mettere praticamente dentro la città la Italsider acquistata poi dai Riva il quale ha pensato solo a fare profitti. Tutti i politici locali e regionali se sono completamente fregati ,disinteressati( Io per la verità avrei voglia di usare un altro termine!)Anche le A.S.L. non hanno vigilato controllato le acque e sembra che erano anche ciechi perchè non vedevano la nube rossastra che fuorusciva dai camini e che si estendeva per Km.Di notte L’Ilva dava e tuttora da ancor spettacolo,mentre la gente dorme si scatena ancor più.Basta vedere alcuni video molto eloquenti ,riprese di immagini con telecamere a infrarossi. http://sphotos-d.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-prn1/c261.0.403.403/p403x403/60759_10151358117973141_1963613153_n.jpg

  6. Concordo pienamente, mi dispiace per i vari lavoratori , ma è giusto che questa macchina di morte venga chiusa, sia per far rinascere la città di Taranto con nuove risorse economiche, sia per una questione di giustizia per chi ha perso i propri cari in questi anni a causa di questo mostro siderurgico.

  7. Meraviglioso…davvero meraviglioso ciò che ho letto!!!
    Sono mamma di due bambine…e solo due giorni fa ho saputo di essere in attesa del terzo bimbo…
    E quando ieri ho appreso la notizia inerente all’ILVA ho pensato che forse i miei figli un futuro a Taranto lo potranno avere.
    Questa città che la loro mamma ama infinitamente…ma che più volte ha pensato di abbandonare per dar loro un futuro migliore…
    I media non hanno mai mostrato con la stessa intensità di immagini e commenti tutte le attività con cui una parte della cittadinanza si è prodigata per far emergere lo scempio in cui siamo costretti a vivere….la prima condanna nei confronti dello stabilimento risale al 1982…
    Ma con la tecnica del ricatto occupazionale…la corruzione dei politici…l’insabbiamento delle prove…con la logica del potere/denaro…tutte quelle voci non sono mai state ascoltate…Ma non sono mai riusciti nemmeno a farle tacere…e finalmente oggi qualcuno le ha ascoltate…

    Ed io faccio parte di quella “Taranto” che ieri “ha festeggiato”…ma che nessuno ha mostrato!!!!

    1. Ecco appunto io mi chiedo come mai nessuno mostra ,ne la stampa ne la Tv mostrano immagini di esultanza da parte della popolazione per questa sentenza della magistratura.Solo e soltanto immagini di operai che bloccano la citta.Possibile che non ci sia nessuna esultanza da parte della cittadinanza .O c’è sistematica censura.!Fanno vedere cose che a LORO garba far vedere?Del resto a me pare non si deve in tutte le maniere sapere nulla di nulla.Questa è per lo meno la mia impressione.

      1. X Michele: ci pensavo l’altro giorno. Trovo nauseante il modo in cui gli operai e la loro protesta venga strumentalizzata dal potere e raccontata dai media. La storia che ci propinano è malamente rivisitata e parla di una magistratura cattiva che riduce sul margine della povertà questi poveri padri di famiglia.
        Come posso dirtelo? Storie già viste.

  8. Il post mi è piaciuto molto e in buona parte lo condivido. Se la condizione ambientale è quella appurata al processo, non si può fare diversamente. Ma si pone un problema concettuale: se cerchiamo l’industria pulita non la troveremo mai. Nemmeno con l’economia verde. Nemmeno con il solare e l’eolico. Nemmeno con l’imprenditoria leggera. Che abbiamo bisogno d’inventare qualcosa di nuovo, di creare al Sud qualcosa che sia locale e sano, diverso dai “mostri d’importazione” è indubitabile. Ma “qui” non si può campare solo di agricoltura e turismo. D’altra parte in tal caso potrei fare al massimo la guida turistica: non ho la pazienza sufficiente per fare il cameriere ne il fisico per zappare la terra.

    1. A me piace pensare che cambiare sia possibile.
      Solo che bisogna farsi un buco di culo così.
      E al sud tendiamo storicamente a scegliere la via più comoda. Che è la causa di molti dei nostri mali. Che è quel meccanismo implicito che ci rende a volte vittime a volte carnefici.

  9. E’ morto sul lavoro,all’Ilva,uno dei miei più cari amici,schiacciato sotto un capannone crollato.Ha lasciato una moglie giovane e una bambina.Ecco, da allora maledico l’Ilva,la stramaledico

  10. Non è, purtroppo, così semplice.
    Il problema risiede nel fatto che quelle fabbriche non andavano costruite lì.
    Il problema sta nel fatto che le fabbriche avrebbero dovuto stare qui e non lì.
    Lì andava sfruttato A FONDO il turismo, valorizzata l’agricoltura, il tutto ovviamente con metodo NON clientelare.
    Andava valorizzata la piccola impresa familiare dell’indotto del turismo, non assunto il doppio del personale necessario nei fabbriconi inquinanti.
    Adesso è tardi cara Vagina.
    Non puoi dire a quaranta/quarantacinquenni con famiglia reinventatevi, è semplicemente impossibile nell’italia di oggi. Lo è per un trentenne, figurati.
    Sei tagliato fuori, sei kaputt.
    Se non hai il lavoro non hai niente.
    E vuoi saperne una?
    Quando sei in queste condizioni, tutto il resto si fotte, si fotte pure la salute.
    E se chiedi a un qualunque di questi colliduri, che fanno una lavoro durissimo, ti risponderà che al tumore ci penseremo poi.
    Prima penso ad arrivare a fine mese.
    Ascolta ho conosciuto per varie ragioni molti ex o tuttora TyssenKrupp, ma a tutti loro interessava il posto di lavoro, solo DOPO, averlo in perfetta sicurezza.
    E li capisco, li capisco a fondo.
    Perchè se hai qualcuno che dipende da te e vedi morirti il lavoro attorno, ti monta la paura.
    E la paura è una brutta bestiaccia quando ti si aggancia alla pancia e non ci dormi la notte.
    Credimi sulla parola.

    1. Capisco l’umanità di questo commento e della posizione che veicola.
      Ma non si parla del punto di vista endogeno. Si cerca di guardare la cosa in maniera oggettiva e tranchant.

      Senza cadere nel pathos soggettivo, dal quale non si esce.
      E oggettivamente 5000 stipendi non valgono quello che sta costando in termini di vita, di salute, di vivibilità, di speranza, di crescita, l’Ilva a Taranto.

      Ripeto, tirandomene fuori. Perché tutti noi a Taranto c’abbiamo amici e parenti che all’Ilva ci lavorano e a cui non augureremmo mai, in senso stretto, di ritrovarsi col culo per terra. Ma è questione di priorità, io credo.

  11. Nel mio cuore ho esultato. Mi si sono bagnati gli occhi dalla commozione. ho aperto la finestra che si affaccia sull’Ilva e l’ho guardata. E ho pensato: muori mostro! Ora potrò tenerla aperta questa finestra, per far cambiare l’aria in casa o potrò stendere la biancheria. E dopo l’aria, lentamente, anche il mare diventerà più pulito. Per il terreno ci vorrà più tempo e le bonifiche.
    Ho esultato nel mio cuore. Ma sono rimasta a casa. Non sono scesa in strada. Anche a parlarne con gli altri ho tenuto il tono della voce basso e preoccupato. Perché da giorni giornalisti prezzolati, sindacalisti e politici e “servi del padrone” andavano diffondendo il terrore in città. Pareva che, una volta venuti a conoscenza delle decisione del giudice Todisco, gli operai erano pronti a mettere a ferro e fuoco la città. Incredibili atti di violenza sarebbero avvenuti. Non dichiarato chiaramente, ma con mezze frasi, sguardi, pieghe del labbro “coloro che sapevano” erano molto preoccupati. Ho provato a dissentire: – ma che dici? non sono mica black-block incappucciati! E anche quelli, alla fine li hanno presi. Sono operai, hanno una casa, la moglie, i figli, il mutuo da pagare. Vuoi che si mettano a spaccare vetrine o a incendiare automobili? Sono i nosti parenti, amici, vicini! Li beccano subito, li fanno pagare tutto. –
    E’ stato il solito gioco, lo stesso delle ultime elezioni: operai contro ambientalisti, lavoratori contro ammalati. Come se non fossimo la stessa persona. Poi ho visto i video su you-tube. Gli operai incazzati per essere stati ancora una volta manipolati e ingannati. Gli operai che dicevano: prima la salute e poi ci DOVETE garantire il lavoro per tutto quello che in questi 50 anni vi abbiamo dato e ci avete rubato.
    Troppo facile chiudere e andare via (gli impianti sono un po’ vecchiotti, il lavoro altrove costa meno), magari con un po’ di soldi dati dai contribuenti. Rimani e produci come si dovrebbe fare o te ne vai, paghi tutti i danni che hai fatto e ripulisci. Per ripiantare gli olivi ce la vediamo noi.

      1. A Taranto hanno perso il lavoro: allevatori, miticoltori, agricoltori, maestranze delle ditte dell’indotto quando Riva ha assegnato gli appalti alle ditte non locali, lavoratori del commercio e del terziario per la ricaduta economica sulla città di tutto questo. E molti altri per i problemi legati alla crisi economica. A Taranto non c’è altra possibilità di lavoro perchè, per esempio, i turisti “ci saltano”, per via dell’inquinamento, e vanno in Salento.
        Nessuno deve perdere il lavoro. Leggo che potrebbe essere possibile rendere l’ILVA molto meno inquinante (ma è così difficile gestire le polveri come se fossero gas o liquido e trasportarle e stoccarle in sicurezza? O forse solo costoso?) E poi, come scrivevo prima, c’è tanto da bonificare. Quante generazioni di tarntini potrebbero lavorarci. Non rispondo alla tua domanda provocatoria (in ogni famiglia di tarantini ci sono dipendenti ILVA e ammalati di cancro e la mia non fa eccezione) ma te ne pongo una ugualmente provocatoria: Dove vivi? Quale aria respirano i tuoi figli?

    1. Posto che io non credo possibile conciliare a Taranto industria e rispetto ambientale e umano (non perché io sia pessimista ma perché la storia ha collezionato fallimenti in questo senso), condivido il tuo punto di vista.
      Inclusa la considerazione sugli allevatori, coltivatori e mitilicoltori che hanno perso il lavoro grazie all’inquinamento e nessuno se li incula.

  12. In Veneto abbiamo il petrolchimico, abbiamo zone del vicentino avvelenate dagli scarichi delle concerie, abbiamo vallate poco o quasi per nulla industrializzate dove però c’è una percentuale di patologie tumorali da paura.
    Il futuro dell’Italia, se vogliamo che questo nostro paese ne abbia uno, sta come dici tu nel ricominciare: arrangiandosi, reinventandosi, coltivando terra fosse anche un piccolo appezzamento, producento cose buone, o belle, o utili. Ripescando mestieri che nessuno vuole più fare: il falegname, l’idraulico-factotum, l’artigiano riparatutto, il calzolaio, la sarta riparatutto. Recuperando cose, riaggiustandole. Certo, lo so che non si può vivere di mestieri così, soprattutto se segui pedissequamente le regole di Sua Maestà La Comunità Europea e suoi sottoposti ( unioni artigiane, casse artigiane, banche succhiasoldi, ) però sapessi “arrangiarmi” in qualche campo lo farei.

    Dulcis in fundo, tanto per rendere più light il contesto, avevo letto “Raffaella Fico mise all’asta la sua verginità, prima di farsi presuntamente sfondare da calciatori”.
    Orrido lapsus freudiano.

  13. L’Ilva a Taranto è l’ultimo impianto italiano ad eseguire il “ciclo del minerale”. In pratica, abbiamo solo fabbriche che fondono ghisa bella e pronta e rottame; gli altiforni ormai sono rimasti solo a Taranto. Che detiene il record nazionale nella produzione di diossine e pcb, tra l’altro.

    L’industria siderurgica non ci abbandonerà per le battaglie di un magistrato, o per i capricci di un politico: ci lascia semmai perché la nostra nazione è priva di carboni pesanti poveri in zolfo, ed è anche ormai a corto di minerale di ferro.

    Raccontare che il settore siderurgico è minacciato da questa chiusura è ridicolo: in Italia la siderurgia agonizza da decenni. Dovremmo semmai porci il problema di usare materiali alternativi nelle nostre attività, ma questa è un’altra storia.

  14. Non so come si possa solo pensare di chiudere un impianto che con l’indotto produce il 75% del PIL regionale e il 75% del movimento merci del porto di Taranto. Non so come si possa solo pensare di chiudere un impianto che produce da solo un terzo dell’acciaio prodotto in Italia.
    In Cina la sola citta’ di Chongquing conta 32 milioni di abitanti. Cazzo 32 milioni di abitanti, piu’ della metà dei cittadini Italiani in una città. Non so se rendo l’idea.
    Dai, chiudiamo l’Ilva, chiudiamo la chimica, chiudiamo i rigassificatori. e mandiamo i nostri figli a coltivare i pomodori. Cosa usiamo? I concimi cinesi? Quelli sì che non contengono la diossina. Costruiamo le case col tondino di ferro cinese? Loro negli altiforni, ci buttano dentro gli impianti di radiologia e gli scarti delle centrali nucleari. Allora, non moriremo piu’ di tumore ma di leucemia.
    E quando fra 20 anni non avremo piu’ una struttura produttiva, e i cinesi ci compreranno a pezzi come hanno già fatto col porto del Pireo in Grecia, vivremo di turismo.
    Sì vivremo di turismo sessuale perchè le nostre figlie saranno così povere che aspetteranno i cinesi che all’aeroporto per offrirsi col cartello in mano ‘100 yuan, faccio di tutto’ come adesso succede in Thailandia.

    Il mondo che ci aspetta sarà un mondo difficile. Dove noi non giocheremo piu’ in serie A, ma qulcun’altro sta diventando piu’ forte di noi. E noi dobbiamo proteggere i nostri interessi.
    Io credo che oggi piu’ che mai dobbiamo rompere i coglioni a non finire a tutti per difendere i nostri diritti. I nostri diritti di salute prima di tutto. Le tecnologie di abbattimento polveri e fumi e depurazione di inquinanti ci sono, e se usate bene e controllate, possono risolvere i poblemi di salute pubblica. I nostri diritti a lavorare e a farci le cose che ci servono secondo i nostri standard e i nostri criteri, fondati su 2000 anni di pensiero occidentale che ha generato infinite guerre e distruzioni ma è stato anche una formidabile fucina di idee e intuizioni, che nel bene e nel male ha sempre cercato di conuigare al meglio il bene indiviuale e il bene universale.
    Ma bisogna rompere i coglioni. E io noto sempre di piu’ che in Italia tutti sappiamo brontolare e scandalizzarci ma nessuno veramente vuole ed è capace di rompere i maroni.
    Qui non bastano i cazzetti di cui parli. Qui ci vogliono nerchioni grossi e duri. Perchè solo se ce l’lha grosso e duro, forse, eviti che qualcun altro ti arriva di soppiatto e appena ti chini te lo tronca in culo.

    1. Questa è la storia che vogliono venderci.
      A Taranto non ci sarà mai un’industria che rispetti le regole e mai nessuno che sappia farle rispettare.
      Questa è la menzogna che ci vogliono vendere. Non siamo idioti da augurarci la povertà, ma se una parte della città non ha dubbi vuol dire che solo noi sappiamo quanta falsità c’è in questo tipo di approccio. E siamo noi a respirare lo scarto meraviglioso che intercorre tra la teoria e la pratica.

  15. Non sapevo che l’ILVA fosse come tu la descrivi, un mostro inquinante. Questo post mi sembra uno dei più belli e coraggiosi che tu abbia mai scritto, sei grande.

  16. Ho letto l’articolo ma non ho letto tutti e 58 i commenti per cui spero di non ripetere cose già dette in precedenza. Mio nonno era un pescatore (morto di tumore ai polmoni). La mia famiglia vive nella parte vecchia della città, nella tanto amata e odiata “Taranto Vecchia”. Apri la finestra e hai l’ILVA davanti. Mia nonna mi racconta di quando poteva farsi il bagno sotto casa, ma ormai sono ricordi. Ogni volta che vado a casa sua, il mare, per quanto martoriato continua a splendere. Sembra quasi che chieda aiuto.

    Aldilà del problema inquinamento o del problema licenziamenti quello dell’Ilva a Taranto è un problema serio per un ‘altra ragione. Il fattore mentalità. I miei nonni non avevano l’ILVA e hanno avuto 5 figli. CINQUE dio buono. Tutti lavorano e nessuno nell’ILVA. Hanno operato una scelta, non andarci. Nel mio caso emigrare è stata la soluzione.

    Eliminare l’ILVA dalla città non è solo spogliare 5.000 persone di un lavoro e dal pane. È spogliarle da un sogno che ormai in tutto il mondo sta finendo. Tolti i casi disperati di gente onesta che si troverà priva del lavoro con figli e mutuo a carico (e che sicuramente si rimboccherà le maniche) per il resto è svegliarsi. È un pò come la pillola rossa o blu di matrix. Puoi vivere pensando di stare bene con 1000 euro facendo finta che i morti intorno a te non esistano.

    A me non spaventano i morti intorno, a me spaventano i morti che sono “dentro” i lavoratori dell’ILVA. Finirà il sogno del lavoro convertibile in consumo. Lo spirito degli anni 70 a Taranto non esiste da un pezzo. I lavoratori non protestano per le loro condizioni o per la loro salute. Quello è secondario. Marciano divisi tutto l’anno e ora si uniscono perchè sono minacciati tutti. Fosse minacciato uno non sarebbe un problema.

    I soldi contano: non sono tanto la via per affrontare una crisi economica che investirà la famiglia ma la crisi personale che porterà a domandarti “chi sei?”. Gli operai dell’ILVA di Taranto, purtroppo (ho molti amici all’interno dell’ILVA) non hanno mai pensato il “cosa sarebbe di me senza l’ILVA”.

    Ho visto diverse interviste in cui gli operai parlavano a testate giornalistiche e lo facevano ovviamente in Tarantino tra cori da stadio e minacce gratuite. Questa parte di Taranto è morta da un pezzo adesso si tratta solo di staccarle la spina. Non tanto per noi. Per i nostri figli.

    1. Credo che sia tu Vagina, che Marc abbiate detto quello che penso io da diversi giorni. Credo che ciascuno di noi, tarantini e non solo (ancora a Taranto o ovunque nel mondo), lavoratori Ilva e non, si scelga tra la pillola blu e la pillola rossa come in Matrix. Tutto il resto (incolpare qualcun altro) e’ solo voler perpetuare la condizione di morte ambulante. E’ duro dirlo ma e’ cosi’. I cambiamenti non sono mai indolori… ma non cambiare e lasciare le cose cosi come sono e’ ancora piu’ doloroso.

  17. Non so come chiamarti ,ma vagina proprio non mi piace ,letto il tuo post altro non posso dire che è stupendo e ricco di verità ,sono di Massafra (TA) ho 39 anni ho due bambini e sono senza lavoro dal 30 aprile 2012,cosa ultima che non mi spaventa affatto, anzi come dicevi tu serve ad arricchire la volontà di prodigarsi a fare altro ,sono stato a lavorare in ILVA appunto l’ultimo anno e mezzo con una ditta .Su questo punto faccio una piccola premessa e cioè che i lavoratori delle ditte lavorano molto ma molto di più e tantissime volte se non sempre in condizioni disumane ,cosa che gli stessi operai ILVA non fanno, bene detto ciò vorrei con questo post essere propositivo essendo che ero anche un ex delegato sindacale di quelli che credono in quello che fanno, ma non seguito in tutto, perchè abbiamo dei lavoratori inaffidabili, dico questo per motivi che la mia esperienza di tre anni da RSU (rappresentante sindacale unitario) mi ha portato e cioè che non riescono proprio ad essere coerenti con le decisioni prese, es. il giorno prima dicono si scioperare il giorno dopo basta una pacca sulla spalla di un capo del caxxo qualsiasi che subito cambiano vento,e questo rivolto a chi legge lavoratore che sa benissimo che è verità,tornando all’ILVA la mia idea è quella di fare una cosa logica per salvare come si suol dire capre e cavoli ,cioè chiudere l’aria a caldo completamente ,comprare dall’estero l’acciaio chi se ne frega ampliare e riaprire a pieno regime il cantiere navale Buffoluto e impiegare anche la i materiali lavorati nelle aree a freddo rimaste ,in più le aree a caldo ormai abbandonate pian piano in vent’anni forse trenta chi sa e comunque con i beni sequestrati a Riva bonificarla e farla diventare zona di visita turistica a tutti gli effetti perchè per molti vedere colossi e tecnologie, la dove presenti,e sempre un emozione visto che è la più grande d’Europa . Insomma cosa succederebbe ,1 gli operai ILVA avrebbero continuità occupazionale area a freddo o Buffoluto le ditte esterne bonifica delle aree a caldo e non solo ,Riva finalmente paga per le malefatte che istituzioni e molti cittadini non vogliono ammettere e quindi tutti vissero felici e contenti.

    1. Per “chiamarmi” Vagina va benissimo, anche se non ti piace.
      Quanto al resto, io non posso che essere d’accordo con l’idea di sequestrare i beni dei Riva e usare quelle risorse per un razionale re-impiego delle persone che resterebbero senza lavoro.
      Resta il fatto che, distratta negli ultimi giorni, non so più a che punto sia la faccenda Ilva a Taranto…

  18. Buonasera sig.ra Vagina, sono di Taranto ed anche io volevo lasciare il mio contributo con un messaggio. Lei scrive molto bene e si esprime in ugual misura, i suoi concetti sono veri genuini e anche io, come molti ,tendenzialmente la penso come lei…ma poi mi scontro con la realtà, la realtà che l’Ilva davvero è una grossa azienda che inquinava,inquina e reca danno…che ha creato danno a famiglie ed ambiente…ma ha creato anche lavoro. Per me ormai l’Ilva,fermo restando che deve obbligatoriamente adeguarsi alle migliori tecnologie esistenti, sia diventata il capro espiatorio di anni di amministrazione fallimentare e tutto ciò che ne circonda. Non riesco a credere assolutamente che Taranto non sia turistica per la presenza della grande industria…il borgo,il centro,il litorale…non credo mai nessuno sia fuggito via dalla nostra città perchè invivibile…ma per mancanza di tutto!strutture,lavoro,turismo,organizzazione,università,diversivi ecc ecc. Ovviamente chi in Ilva non ci lavora la vuole chiusa,perchè spera in un cambiamento che possa tornare utile al proprio futuro..ed anche della collettività,perchè spera che chiudendo l’ilva per forza di cose la città si svegli e riparta chissà da cosa non si sa. Allora, io dico che sarebbe più giusto creare in questo momento storico le alternative di sviluppo che lei hai tanto auspicato sfruttando anche questa ondata di vetrina a livello nazionale, magari proprio per dare fiducia e speranza a quei giovani studenti e disoccupati che tanto urlano la chiusura (ah dimenticavo la “Taranto bene”..medici,avvocati,commercialisti ecc). L’azienda,invece, dovrebbe adeguarsi al meglio investendo in ecocompatibilità e sicurezza, ma sono tutti “condizionali” i miei….e come le vostre parole lasciano il tempo che trovano,aria fritta. Io non mi permetterò mai di metter bocca a chi attribuisce malattie ad Ilva….ognuno conosce il proprio dolore e dei propri cari e le proprie sofferenze! Io non mi permetterò mai di giudicare un operaio perchè difende l’azienda….ognuno conosce quanto e come e perchè li serve un lavoro,uno stipendio,una carriera. Giudicare così spudoratamente è amaro,amarissimo…fa male! e per questo lo si fa ancora con più accanimento vedo.Adesso poi con facebook è diventato tutto più facile,chiamare un operaio:capra,schiavo,venduto,assassino…ecc.è facilissimo!:) Sig.ra Vagina, non mi fa piacere che lei come molti abbia preso una decisione netta….si chiude e basta,ci si farà male…(non lei ovviamente,forse i suoi cugini) ed è un dato certo!…perchè posso accettarlo dai “liberi e pensanti”(e dipendenti),che anche non condividendoli hanno cmq uscito gli attributi e si sono esposti….ma per tutto il resto della gente no!!! …troppo facile urlare CHIUSURA!! Concludo dicendo che anche io ci ho pensato tanto prima di arrivare a questa conclusione e la mia verità non è assoluta, come quella di nessuno altronde…aria fritta. Il Bianco ed il Nero non esiste..si vede solo. Saluti

    1. Caro Axl,
      a livello teorico sarei anche d’accordo. C’è solo un problema: io non credo che a Taranto l’Ilva sarà mai ecocompatibile. Non sarà mai “pulita”, per quanto una siderurgica possa esserlo. Sperarlo, dopo gli scorsi 50 anni, è quanto meno da illusi, se permetti.
      Detto questo, ciò su cui mi trovi assolutamente in linea è la pigrizia della popolazione, del territorio. Ma, purtroppo, è un cane/gatto che si morde la coda. Perché finché noi giovani continueremo a pensare che mettere al mondo un figlio a Taranto – avendo la possibilità di metterlo al mondo altrove – non è una scelta sana, noi da Taranto andremo via. E, in questo modo, molte persone valide – non tutte, per carità, ma molte – che viaggiano, che crescono fuori, che imparano modi di vivere e lavorare più produttivi, non tornano. E giù la mentalità non cresce.
      Ci siamo sempre turati il naso. Abbiamo fatto sempre buon viso a cattivo gioco per avere lo stipendio fisso. Un popolo dignitoso, buttato a mare, nuota. Ma sì, come dici tu, verità di fede non ce ne sono. E sì, prendere una posizione è doloroso. Non per questo trovo sbagliato prenderla.
      Ciao
      V.

  19. Pingback: Officinaverde
  20. Complimenti! sono Brindisina e noi abbiamo il Killer di Cerano! La chiusura dell’Ilva mi fa ben sperare per il futuro della mia bambina che ama la sua città e dice di non voler andare via quando sarà grande! Condivido in pieno tutto ciò che hai scritto! Forza meravigliosa Taranto!

  21. Sono d’accordo, va chiusa la più grande acciaieria d’Europa, 45 anni orsono Taranto con la sua acciaieria dell’Italsider era già un cesso puzzolente, poi venne venduta ai Riva che la ingrandirono per far lavorare il meridione!!!!!!…..per industrializzare quelle terre depresse!!!!! —chiaramente con aiuti di stato, senza controlli ecc. . Ora però saremo costretti a spese dei contribuenti a trovare un lavoro ai disoccupati, a risanare l’area dell’ILVA, a comprare l’acciaio dalla Germania, dove quei volponi hanno da anni reso le loro industrie siderurgiche non inquinanti, ristrutturate, ridimensionate e con capillari controlli sanitari e controlli della regolarità delle emissioni. Qui è il problema, come dicevo sono decenni che il siderurgico di Taranto inquina, ma solo ora la magistratura si è mossa proprio nel momento di maggior difficoltà del paese, quando proprio l’acciaio non tira e qualche signore vede un attività in perdita. Come si sa la nostra magistratura, poi, arriva a sentenza dopo decenni; cadranno le accuse per i soliti certi individui, saranno condannati i soliti pesciolini, tutto andrà in malora e il sito resterà inquinato. Tanto i soldi sono al sicuro alle Cayman.
    Coraggio, siamo in Italia!
    Ciao

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