Chiamami Amore

Ho avuto sempre un rapporto problematico con la parola “amore” e con i suoi derivati.

In particolar modo con il “ti amo“.

L’unico momento della mia vita in cui ho usato il “ti amo” senza problemi, è stato a 18 anni. Perché a 18 anni, effettivamente, ho amato di un amore irripetibile e irripetuto. Ho amato come si ama nei film, come si ama nei romanzi, anche quelli di qualità discreta. Ho amato come si può amare solo a 18 anni: senza mezze misure e senza mezzi termini, mettendo in discussione tutto e smarrendo completamente il confine tra la sua pelle e la mia, tra la sua vita e la mia, tra la sua storia e la mia. Del tutto abbandonata alla certezza deliberata di amare il meglio. Perché quell’amore lì, parte dalla doppia punta del capello e arriva all’unghia incarnita dell’alluce sinistro. E’ una roba totale e inesorabile, quell’amore lì. E quindi, in quel caso, dire “ti amo” è spontaneo come mangiare, pisciare e respirare. Non dico “cagare” perché “cagare” non è sempre spontaneo, considerato che la stipsi è uno dei principali mali del nostro secolo.

Ora, tolto quel caso lì, io non sono mai stata a mio agio con il “ti amo“. Forse perché non ho amato mai. O forse perché non mi sono mai sentita veramente amata. Ho sentito altro. Ho sentito altre cose a me rivolte: affetto, stima, fascinazione, subordinazione persino, nelle mie fasi più totalitarie. Però, evidentemente non “amore“. Che poi io in definitiva non lo so cosa sia stocazzo d’amore. Fatto sta che a 16 se mi dicevano “Ti amo” rispondevo “Grazie”. E che dai 20 in poi ho detto o ricevuto “Ti amo” solo sotto effetto di sostanze psicotrope o in occasione di tradimenti fatti e/o subiti.

Amore” è una parola che trovo già più fruibile. La dico ad amici e amiche. In coppia la uso, per esempio, ma sono una fondamentalista, voglio che sia usata per intero, se così devo essere chiamata. Voglio essere “Amore“, non “amò”, che “amò” mi fa venire i brividi d’orrore lungo la colonna vertebrale (se sono single ci sarà un perché).

Ora, uno degli aspetti positivi della singletudine è che quando ti relazioni con una persona dell’altro sesso, vivi situazioni talmente superficiali, talmente clandestine, talmente limitate nel tempo, che puoi tranquillamente non inciampare in queste questioni di forma. Anche perché, personalmente, sono sempre stata assai intransigente sul “ti amo“, nel senso che “ti amo” non si dice, se non si prova.  Non si dice nemmeno quando si sta a letto, a capocchia, e no, non te lo dico nemmeno se mi fai avere un amplesso che vedo la madonna con tutti gli apostoli che fanno un trenino sulle note di MaracaiboMareForzaNNovve, per intenderci.

Altra faccia della medaglia è che, quando sei single, non te lo aspetti mai, il “ti amo“. Non ti aspetti niente, quando sei single, mentre quando sei fidanzata da 1 anno e quello stronzo continua a non dirti che ti ama, quello che provi tu diventa secondario, non conta  nulla se tu lo ami o no, l’unico insormontabile problema diventa: perché cazzo non mi dice che mi ama? E’ perché in effetti non mi ama? E’ perché io non sono abbastanza? E’ perché sono grassa? E’ perché è anaffettivo? E’ perché crede davvero che io sia quel genere di vagina che non ci tiene e che basta dimostrarmelo senza dirmelo? E’ perché non gliel’ho mai detto nemmeno io? E’ perché quelli nati a fine anni settanta portano nell’anima la premonizione di una Chernobyl sentimentale che li ha devastati lasciandoceli emotivamente storpi?

Ecco, da single, tutto questo, vivadio, non c’è.

Quando sei single non ti aspetti niente. E non prometti niente. E quando vai a casa di uno per praticare il tanto vituperato sesso-senza-amore-sesso-senza-cuore, perché ne hai voglia e basta e, in quanto single, sei straordinariamente libera di soddisfarle, le tue voglie (e questo è il più squisito contraltare delle domeniche invernali trascorse nella solitudine più totale), ecco quando vai a casa di un EgoFrocio qualsiasi per passare la serata, rilassarti, prenderti quello che vuoi, rivestirti e andartene, da sola, perché sei sola, perché non hai bisogno di illuderti d’avercelo, un cazzetto, ecco quando fai tutto questo, quando sei consapevole abbastanza da farlo, quando sei disposta a farlo  nella più completa coscienza di ciò che vuoi e di ciò che avrai, ecco tu non te l’aspetti proprio di dover usare la parola “Amore“.

Cioè, non si fa. Non è nei patti.

Non è previsto dal regolamento, il coito impreziosito. La bigiotteria sessuale. La scopata in cui tu, che sei dichiaratamente e spudoratamente sesso-senza-amore-sesso-senza-cuore a un certo punto, ti fai prendere così tanto che, mentre stiamo stretti stretti e sudati sudati, a dirci cose nell’orecchio, mentre no-ma-va-mica-è-così-con-tutti-oh-dio-sì-così-bravo, ecco non è che lì mi devi chiamare AMORE.

Checcazzo, no.

Porcoddue, no.

Perché se tu lì, così, in quel momento, mi dici “amore“, mi fai pensare che l’amore non c’è. E’ come dirmi “non pensare all’elefante rosa”. Mi fai sentire la mancanza di quando mi veniva spontaneo dirlo, amore, mentre l’amore si faceva. Mi fai pensare com’era scopare nudi nell’anima. Liberi di perdersi nell’altro. Fidandosi dell’altro. Amando l’altro, anche se io non lo so, cosa sia stocazzo d’amore. Insomma, pisci fuori dal vaso, entri in un territorio semantico che non ti appartiene e che non ti apparterrà mai. Violi il mio rigore dialettico ed emotivo.

E poi mi chiedi, a un certo punto: “Chiamami amore“.

E io sono spiazzata perché nella mia non-così-impressionante carriera, non mi era successo mai. Onestamente. Però non è il momento, quello, di fare sofismi. Né, per il bene comune, vorrei stemperare la tua eccitazione. E quindi t’assecondo. Te lo dico. Ti chiamo “amore“. Lo faccio. Una, due, tre volte. E mentre lo dico, mi si desertifica l’anima come nemmeno l’entroterra calabrese.

Svendo la parola, svendo il concetto, svendo un pezzetto di me, per la prima volta in 26 anni. Ma in tutto questo non c’è fascino. Non c’è trasgressione. Non c’è perversione. C’è solo un fottuto cliché. E io mi sento l’attrice priva di talento di un brutto film tratto da un libro del competitor di Federico Moccia. Mi immagino anche la copertina: sfondo bianco,  un reggiseno nero, un cuscino rosso a forma di cuore, un paio di manette per cavalcare l’onda 50 shades, e sotto campeggia trionfale il titolo, scritto in un font rubato al quaderno degli esercizi di calligrafia di un bambino di prima elementare: “CHIAMAMI AMORE“.

E in tutto questo, che poi si risolve in una manciata di colpi pelvici, io decido che non lo farò più. Che io non chiamerò “amore” nessuno su richiesta. Che mi va bene il sesso senza amore, il sesso senza cuore, il sesso senza coccole, il sesso senza abbandonare la corazza con cui s’affronta la vita. Ma il sesso senza onestà, no.

Che se volessi il sesso senza onestà, avrei una relazione fissa.

E avrei qualcuno che al weekend vada a lavarmi la macchina.

59 thoughts on “Chiamami Amore

  1. Come ragionamento, mia cara, non fa una grinza.
    E scusa ma, io non ti conosco, ma sicuramente mi sembri tutto fuorché una persona che si fa mettere i piedi in testa dagli altri – forse, anche a letto.

  2. Probabilmente è colpa del mio stato d’animo, ma m’è venuta un’angoscia incredibile.
    Tutto molto vero, almeno per me, solo ho realizzato proprio leggendo che sono rientrata nel giro, pensavo di averlo ormai alle spalle :\

  3. oddio ma “scopare nudi nell’anima” è come “far l’amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi”! cioè, tu, bella mia, mettici due notte a cazzo sotto e ci vinci sanremo co’ sta genialata!

  4. Io non ci conterei troppo sul fatto della macchina a lavare… Io, da single o no, me la sono sempre dovuta lavare da sola. E’ perché io non sono abbastanza? E’ perché sono grassa? E’ perché era anaffettivo? E’ perché non gliel’ho mai lavata io?

  5. Però pensa se ti capitasse una relazione fissa con sesso onesto incorporato….sarebbe una bella botta di culo no? (e non nel senso fisico del termine, o anche si, se tu fossi un’ amante del genere tergo…). Potrebbe succedere. Pure se sei della fine degli anni 70, e non hai quindi più 18anni.Potrebbe succedere!

  6. Una roba da niente di pezzo.
    Pronti via butti dentro un trattato che non si può che appoggiare.
    Ho vanverato spesso “amore” o “ti amo”, in gioventù.
    Adesso come adesso non me la sento più e, devo dire, mi sto imbastardendo di molto.
    E comunque lo svilimento delle parole importanti è una delle piaghe della nostra epoca.

    1. non posso che quotarti. mi sono persa il tuo commento su settembre e su quanto sia terribile come mese.
      io non lo so. ma ti dirò che avrei gradito godere ancora degli aperitivi all’aperto, invece che rimestare nella scatola delle scarpe invernali dal 1.
      per il momento, settembre sucks.

  7. Non sono per niente convinta che ci sia una distinzione tra sesso e amore… alla luce dei miei primi 40 anni, sono arrivata alla conclusione che esiste sempre e soltanto il sesso. L’amore è una specie di idea platonica applicata al sesso, un inganno più concettuale che sentimentale. Quello che ti lava la macchina e ama i tuoi figli… e ama anche te e ti ha sposata, in fin dei conti differenzia il suo “amore” per te rispetto a tutti gli altri affetti della sua vita solo attraverso il sesso. Non mi sembra nè cinico, nè poco romantico, solo un fatto naturale.. Secondo me “ti amo” e “Amore” sono due sovrastrutture abusate. Tra un uomo e una donna, ciò che di più autentico può esserci, rimane sempre il sesso. E’ lì che siamo primitivamente e immediatamente (nel senso di -in modo non mediato) noi stessi.
    C.

  8. Una delle poche cose accettabili dell’essere single, oltre a quelle che hai già elencato tu, è che si può essere sinceramente stronzi e stronzamente sinceri senza provare sensi di colpa. Figuriamoci se uno deve anche rinunciare a questo, e sputtanare la propria onesta condotta etica per soddisfare il capriccio di un altro. GIAMMAI!

    :*

  9. Grazie.Mi hai fatto sorridere e ridere.Il sentire…?Quando troverai qualcuno che senti,ma che senti tanto,nell’anima e non solo,allora sarà normale,uscirà spontaneamente.Ciao.
    P.s.Brava,scrivi bene.

  10. Durante l’orgasmo proprio no, ché se lui ti sente ti dà una sberla facendo “che cazzo hai detto?” insomma sia se vuoi dirlo sia che no non conviene proprio alla vagina.

      1. ciupa =D

        goliardismo di basso livello a parte, intendo dire che: brava! Sono d’accordo! L’ultima cosa che un uomo che non vuole sentire ti amo vuole sentire è *rulloditamburi* ti amo! È brutto! Suona male! Lo ammoscia! Poi letteralmente che cazzo si fa? Continua con queste perle, la prossima che sento dire ti amo te la mando qua così impara qualcosa di utile!

        Cia’

  11. …chiesto e detto in quel modo dovrebbe essere vietato per legge, per editto imperiale. Ecchepalle! Fatece respirà!!

    ( “porcoddue” è la “romanità” che è “dentro” di te…ma facce capì…se non sei de Roma…ma chi te le passa ste dritte?? 🙂 )

    Io, per quanto riguarda la mia personale esperienza, credo che le parole d’amore più vere sono quelle che non ti escono dalla bocca, che non riesci a dire, quelle che vorresti chiudere pure gli occhi per non farti sgamare.

    Cia

      1. Diciamo che il titolo potevi anche scriverlo così: “Chiawami Amore”. Ma qualche rompicoglioni convinto che quella sia solo una m capovolta per sbaglio lo troverai sempre!! 🙂

        ( sì lo vedo che ti “applichi” molto! 🙂 )

  12. dire “ti amo” significa:

    1) ammettere di essere autolesionista
    2) attivare un proiettore che spara su un maxi schermo improbabili scenari futuri

    sì, lo confesso, io a l’amore non abbiamo mai socializzato

    TADS

  13. “E’ perché quelli nati a fine anni settanta portano nell’anima la premonizione di una Chernobyl sentimentale che li ha devastati lasciandoceli emotivamente storpi?”

    e qua mi sa che ti sbagli: la Chernobyl sentimentale ha devastato un’area temporale ben più vasta, fidati! solo che quelli un po’ più attempati non hanno avuto le palle di darlo a vedere subito, per cui gli esce all’improvviso e creano anche tzunami!!!

    p.s. bellissimo il tuo stile! 🙂

  14. With my compliments, Vaggì! “Amore” è parola abusata – come tante altre – e non si dovrebbe mai usare in certi ambiti; anche perché, in certi ambiti, bisogna fare gli adulti, ci vuole serietà anche nel sesso-senza-amore, oltre che senza-cuore, ci vuole la testa sulle spalle (cfr. quelli/e che non usano il preservativo – un’altra cosa che mi fa rabbrividire quando si tratta di rapporti occasionali). Una mia ipotesi: “ti amo” lo si dice veramente solo a una o due, al massimo tre persone in tutto nella vita… Non di più (I think)… Hugs & kisses (un abrazo fuerte – forza e coraggio)

  15. Forse molte di noi si sono ritrovate in situazioni simili al…

    E quindi t’assecondo. Te lo dico. Ti chiamo “amore“. Lo faccio. Una, due, tre volte. E mentre lo dico, mi si desertifica l’anima come nemmeno l’entroterra calabrese.

    ma, come ha detto qualcuno, la singletudine è anche potersi permettere di essere davvero se stessi, anche se vuol dire essere stronzi e pensare machissenefrega… ecco… io ci ho messo un po a capire che se uno se ne va perchè non viene assecondato..beh, chisenefrega… e così alla richiesta “dimmi che sei mia” ho risposto “che sei mia”… e vaffancul

Parla con Vagina, Vagina risponde

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...