L’atrocità del Petting

Ieri mi è capitato di riflettere sull’atrocità del petting.

Ci sono arrivata riflettendo sui sospesi sessuali, ovvero quei flirt/relazioni che non hanno mai trovato sublimazione in un atto di fornicazione oscena e consapevole, per intenderci.

Tutto è naturalmente partito da un messaggio ricevuto su whatsapp da un mio ex, che risale ai tempi in cui ascoltavo ancora i Red Hot Chili Peppers convinta che il loro funky rock fosse il non plus ultra ed ero completamente persuasa all’idea di perdere la mia verginità con i pettorali di Anthony Kiedis.

Ho ricevuto questo whatsapp da un numero con prefisso internazionale, perché a me piace flirtare con quelli che stanno negli altri continenti, così non corro il rischio di farmi una sana chiavata come Rocco comanda.

La cosa bizzarra è che avevo sognato il tizio in questione la notte prima ed essere contattata il giorno dopo ha inevitabilmente toccato corde sensibili di una vita, la mia, ricca di colpi di scena relazionali, sentimentali, sessuali. Tanti, troppi, decisamente ridondanti per un solo cuore.

Così, tra un “come va?” e un “mi dispiace di non averti salutata degnamente”, siamo finiti a parlare di quanto eravamo giovani quando facevo petting primordiale in gita scolastica, oppure quando c’era assemblea d’istituto e si andava in motorino alla villa al mare, dove la casa era umida, e le lenzuola intonse e fredde, e un sole spinto dalla tramontana passava dalle persiane. Sì, ho un ricordo molto poetico del petting primordiale.

Il tizio in questione è uno che risale ai tempi in cui il mesiversario era un traguardo esistenziale e lo si festeggiva con un peluche di Diddl, il topo che dopo una prolungata esposizione ai monologhi di Saviano ha subito una mutazione genetica che gli ha ingigantito zampe e orecchie. Di quei tempi in cui il T9 era un ritrovato di avanguardia tecnologica che induceva i più lungimiranti a pensare che un giorno i computer avrebbero sostituito gli esseri umani. Di quei tempi in cui esisteva ancora netmeeting, dove la gente ti chiamava random e ti mostrava il pisello e tu chiudevi inorridita che, in fondo, non c’avevi tanta confidenza col membro virile.

Ecco, a quei tempi lontani in cui se ci avessero chiesto dove saremmo stati oggi forse avremmo risposto più o meno dove siamo: lui dall’altra parte del mondo a fare il managercazzi e io a Milano, al nord, in qualche posto dove avrei fatto tipo la giornalista o la pubblicitaria. Perché io no, non sarei andata in un altro continente. Quei tempi lontani in cui potevamo immaginare che da adulti avremmo concluso grandi robe, comprato bei vestiti, costruito una bella vita insieme a qualcuno. Del resto erano i tempi in cui sostenevo che entro i 30 avrei fatto tutto: lavoro, casa, marito e figli. Anche una fetta di culo.

E invece tra la teoria e la pratica lo scarto è enorme, i nostri limiti li impariamo vivendoli, e così ci ritroviamo dopo 10 anni con i nostri sospesi, con le fellatio mai elargite e rivendicate con un decennio di differita a migliaia di chilometri, con la memoria di quando emozionarsi era così assurdamente, meravigliosamente possibile. E la decadenza era fica, ed essere complicati era avvincente.

Ma soprattutto, la cosa più sconvolgente è che all’epoca si riteneva eticamente plausibile strusciarsi per ore nelle parti intime senza copulare. Che è una roba che, ripensandoci oggi, uno si chiede come sia possibile. Voglio dire: quanto mal di palle hanno avuto i poveri cazzetti che abbiamo incontrato sul nostro cammino in quegli anni lì? Quelli che sì-appoggiamelo-ma-non-entrare, sì-mi-metto-su-di-te-e-timidamente-mi-dischiudo-come-un-bocciuolo-di-rosa-ma-no-non-te-la-do-perché-sai-non-sono-proprio-sicura-di-essere-proprio-pronta. Che quelle erano torture che potevano intervenire i caschi blu dell’Onu, a fermare l’atrocità. Poi sì, certo, per carità, fronte cazzetti tutto quello che veniva era epifania e andava bene e diventava argomento di chiacchiere dopo il calcetto o nel cesso del liceo.

Solo che ecco, mi pareva giusto, così, ripensnadoci, spezzare una lancia in favore di tutti quei cazzetti che non ci hanno né violentate, né molestate, né seviziate, né lasciate dopo interminabili sessioni di petting che alle volte non culminavano nemmeno in un orgasmo. Che era impacciato esplorarsi, allora, più che altro.

Ecco, volevo dirvi grazie.

Così. Che mi pareva giusto.

E ormai l’ho detto.

80 pensieri su “L’atrocità del Petting

  1. Dopo aver letto questo post vorrei troppo abbracciarti! E magari pure strusciarmi, ma senza copulare!
    Grazie Vagina, ti adoro veramente!

    1. Meglio del petting subito che trombare chissà quando! Sempre meglio del fai-da-te…. 🙂 Il petting è come una pratica Zen, il primo approccio con la persona che ti piace, le prime uscite insieme. Capita anche che poi il sesso sia più atroce, e forse era meglio fermarsi lì, al petting. Mhm…e non vedo nessuna atrocità nel strusciarsi e nel palpeggiare una donna….. conseziente , naturalmente….

      1. mmmmhh…sì….ammetto che a 49 anni ancora lo faccio e me gusta enormemente! Anche perchè, se ci penso attentamente, mio caro @pinzalberto…sono pochi quelli che poi “NON” fanno sesso atroce! 😛

  2. Hai completamente ragione.Da un bel po’ di anni ho iniziato a guardare i cazzetti in generale in maniera un po’ più bonaria e accondiscendente.La tattica del telofacciodiventareduroetilasciolicomunsalame dovrebbe essere proibita per legge.Chè ci sono donne adulte e mature che lo fanno ancora oggi…

  3. c’era proprio un gran impaccio
    nell’esplorarsi, ma ci permetteva di vibrare come forse da “adulti” non ci riesce più, ora che ci sentiamo sicuri e liberi di fare tutto… mah?! mi sa che sono proprio una nostalgica!

  4. Io, non fossi felicemente fidanzata, lo farei ancora.
    Sono una maga, in queste cose. Come dice pattylafiacca, il “telofacciodiventareduroetilasciolicomunsalame” è uno dei miei sport preferiti. O, per il momento, è meglio dire “lo era”!
    AHAHAHAH!

    Però sì, mi associo al grazie. Ah, i maschi adolescenti di una volta. Quanta pazienza hanno avuto! 😀

      1. si ce ne sono.. io con la mia ragazza facciamo petting da circa 5 mesi e ancora non ci spingiamo oltre perché lei non si sente pronta.. ma io rispetto la sua scelta e quindi aspetto che sia pronta 🙂

    1. Non siamo tutti uguali noi maschietti, quelli della “penetrazione” a tutti i costi, dell’egoismo sessuale, del “cià le braccia grosse” o “deve darmela subito la prima sera”. Non siamo cani al parco, e proviamo anche noi piacere nel far piacere! 🙂 Non siate troppo generose, l’uomo va tenuto per le palle! Una giusta misura….

      1. @pinzalberto. Non credo siate tutti uguali, no, ma ce ne sono tanti che passano dal “è sottintesochemeladai già da subito” al “misonodistrattounattimo perché è successo qualcosa tra di noi…?!” Ecco! Invece ora tu aggiungi anche quest’ultima frase e la mia idea degli uomini subisce una evoluzione positiva 🙂

  5. gran bel pezzo, sapore d’antico e appunto primordiale.
    Noi adesso gliela molliamo oppure no. La via di mezzo non esiste, confesso che sarebbe spiacevole anche per me e non solo per il cazzetto di turno.
    Insomma lo capiamo dopo pochi minuti se il flirtante ha le sue chance o meno. Se le gioca come riesce e entro la fine del primo bacetto so esattamente come finirà la serata. Di oscuro rimane il pronostico, quanto mi piacerà, ma credo che sia questione primordiale, ma anche senza tempo 🙂

      1. Peccato, le vie di mezzo sono l’orgasmo della mente. Tutto finisce quando vi sfiliamo le mutande. È bello, ma è come dare un esame dopo tanto studio. È vincere una battaglia che era tanto bello combattere. Iniziano altre emozioni, ma finisce un sogno.
        Quindi, le vie di mezzo non sono assurde e, ti prego, valuta la possibilità di reintrodurle nel tuo menu.

  6. Uh, mi sono commosso a leggere di questi ringraziamenti. Prego, eh.
    Poi mi sono ricordato che dopo ogni petting noi maschi si andava in giro a raccontare che lei ce la aveva data.
    A parte i dolori, era un equo scambio insomma: lei gli faceva balenare a lui la possibilita’, lui raccontava agli amici di averla raggiunta.
    Credo comunque di aver capito come mai noi di questa generazione votiamo per uno che promette di farci diventare ricchi, e poi facciamo il mutuo per andare in vacanza in posti strafighi e raccontare di esserci stati.

    1. ahahahah anche questa cosa è verissima!
      ricordo distintamente amici che si vantavano di averla conquistata a 14 anni.
      salvo scoprire che l’hanno effettivamente ottenuta a 17! 🙂
      vi stimo.
      insomma, ce lo meritavamo anche ecco.

  7. La chiosa sul “una fetta di culo?”, mi ha fatto per un attimo innamorare di te devo però ammettere che le tristemente famose Incordature di Palle sono tutt’oggi tra i due ricordi piu brutti della mia vita.

    Scuse accettate.
    Che Ti amo. Senza amore.

      1. Anche da adulti si raccontano certe cazzate…..non solo i teenagers. Quando lo si racconta, il pesce è sempre più grosso….

  8. Allora, a parte il fatto che sono morto dalle risa anche stavolta e ti prego scrivi un libro che te lo compro giuro, mi hai fatto venire in mente una cosa.

    Avevo una ragazza anni fa (non ridete grazie, è avvenuto nel medioevo) e ripensandoci io ero molto contento di fare petting senza poi avere molti contatti con la ciccia vera e tutto quell’umido pelosume, e se me ne fossi reso conto prima forse avrei potuto interpretare questo *timido* campanello d’allarme capendo che sono gay e non perdere anni di vita con le vagine.

    Che la mia storia sia d’insegnamento a tutti quanti 🙂

    1. tesoro, non è colpa mia se feltrinelli non ha ancora deciso di coprirmi d’oro! appena decide, però, te lo comunico in direttissima!
      quanto al resto, io credo che il tuo contributo, questa volta più che mai, sia uno spunto davvero ottimo! 🙂
      i posteri ne faranno tesoro, ne sono convinta! 😀

  9. Quesot post ha risvegliato ricordi che pensavo fossero ormai sepolti per sempre in un’imprecisata zona dle cervello…che tenerezza quel petting senza concludere nulla…e si, di sicuro per loro dev’e’ssere stata una vera tortura… 🙂
    Comunque, se puo’ consolarti, sono una che a 30 anni aveva realizzato tutto quello che hai descritto, ovvero casa (bella) marito (con lavoro tale per cui potevo permettermi di non fare una mazza) e figlio.
    Dopo 10 anni: non ho piu’ un marito, vivo in una casa che e’ un decimo di quella precedente e…il figlio si, c el ‘ho ancora ma ormai e’ quasi adolescente e non e’ piu’ un roseo e paffuto bebe’ ^_^
    Insomma…da che parte ce la rigiriamo alla fine tutte abbiamo qualcosa che non abbiamo realizzato o che abbiamo lasciato andare, a torto o a ragione…
    Alla fine, di tutto questo notro struggerci per quello che abbiamo avuto o non abbiamo avuto…cosa ci resta?
    Proprio questi dolci ricordi che hai descritto tu….
    Quindi si…hai fatto benissimo a ringraziare i tuoi pettingboy…avercene ancora adesso…farebbe proprio comodo, a volte…

    1. lo so.
      avere le cose non vuol dire avercele per sempre e la nostra educazione al pretendere la perfezione da noi stesse non conduce molto lontano.
      però questi ricordi fanno sorridere, a ripensarci.
      allora, come dici tu, teniamoceli stretti 🙂
      baci
      v

  10. vedi che tutto si lega? eravamo adolescenti ed essere complicato era avvincente.
    e io non lo so se le complicazioni avvilenti e non più avvincenti hanno a che fare col sesso, ma forse sì. perchè passi ad una dimensione in cui non c’è più attesa per qualcosa che deve ancora essere, ma che non sai come sarà.
    non lo so. è un pensiero sconclusionato. ma mi rimane come la sensazione che la cosa avvincente fosse l’attesa dell’ignoto, non solo il sesso, ma il futuro in generale, in cui a 30 anni hai lavoro, successo, famiglia e anche il sesso, libero da implorazioni impacciate, finalmente. mentre adesso l’infinita incertezza del futuro, in cui ogni strada è aperta, non c’è più. ed è quello che rende tutto complicato e non avvincente.
    ci restano i nodi senza le aspettative.

    e poi la smetto, che alle palle altrui posso far male anche senza gli strusciamenti non finalizzati!

    1. ah beh sì.
      ma sicuramente è come dici. cioè, parlo per me e per certe come me, ma voglio dire, la chiave di volta di molte nostre pugnette sono le aspettative con le quali siamo cresciute. aspettative da noi stesse, anche e soprattutto.
      solo che più cresci, più fai scelte, più gli orizzonti necessariamente si stringono.
      più capisci che dopotutto non è che il mondo stesse proprio aspettando te, con tanto di tappeto rosso e petali di rosa albina.

      le palle mie (o il loro surrogato) sono allenate, quindi, quando vuoi.

  11. Insomma la famosa orchite tanto per intenderci!
    Ventitre anni fa ho ho avuto una pseudo relazione estiva per tre agosti di seguito con un coetaneo olandese, ci si baciava e basta senza neanche chiedersi il perchè!
    Ora a distanza di tot anni vorrebbe recuperare, cavoli tuoi se non ti sei svegliato prima, no?

    Gine

  12. Io il petting non l’ho mai concepito, quindi i miei fidanzati erano molto felici. A volte ci penso e mi chiedo se da adolescente non ero anche più spavalda, perché ai tempi era tutto facile e non sapevo cosa fossero i fallimenti, le delusioni. Dovevo essere insopportabile e supponente, ma non mi dispiacerebbe riavere quell’autostima.
    Però siccome da qualche parte bisogna soffrire, mi fa piacere non essere l’unico genio a flirtare con uomini che stanno in altri continenti. 😀

  13. leggo ora e, dopo due ore di allenamento che definirei quantomeno “cattivo”, non potevo nemmeno ipotizzarlo che il ritorno di un dolore come quello che ci fai rivivere empaticamente tu potesse annullare la “botta” che provavo fino a due minuti fa e causarmi fitte tanto lancinanti. al corpo e all’anima. ma il tuo aver “ripensato e compreso” non è gesto da poco. ed io lo apprezzo.

    r.

  14. Mioddio che balzo indietro nel tempo…Solo che al posto dei Diddl c’erano i Paciughini, microscopici pupazzetti infantiformi chiusi dentro scatoline tipo quelle dei fiammiferi, e si ascoltava David Bowie.
    Io ne avevo anche uno nero. Sia di Paciughino che di cazzetto: un panchinaro della Virtus basket, uno basso, solo un metro e novantacinque. No, non ho mai aperto il pacco regalo nè l’ha fatto lui, che tanto lo so che te lo stai domandando.
    Baci! 🙂

    1. ahahahahaha come fai a sapere quali domande mi faccio?!
      comunque, sconvolgiti, anche io mi ricordo i tuoi paciughini, che chiamavamo paciocchini.
      hanno cercato di farmeli piacere in tutti i modi. ma io proprio non ne coglievo il fascino.
      questioni generazionali immagino 🙂
      magari un paciughino nero…

  15. Era possibile perchè eravamo unite e compatte, se adesso succedesse una cosa del genere, il cazzetto di turno ci riaccompagnerebbe a casa e troverebbe subito una vagina sostituta pronta ad accontentarlo.

  16. Che dire allora …..”Tutti i nodi vengono al Petting”.
    Sinceramente ho trovato nel petting tutto quello che all’epoca potevo cercare, con gran piacere mio e della mia lei.
    E piu’ si e’ protratto il petting…piu il piacere “completo” e’ stato vissuto pienamente.
    Ma forse in tempi dove tutto brucia più in fretta, anche la passione più ardente non aspetta e non rispetta godimenti solo accennati.
    Ma saro’ io fuori tempo…anche perchè al tempo di cui parlo…avrei potuto chiamare il petting: “Netmeeting” con la stessa allegra consapevolezza.
    Scuse non accettate,quindi…ma solo perche’ non c’è niente di cui scusarsi.

  17. grazie per questo tuo bel post molto nostalgico. Grazie a tutte le tue coetanee che con il petting ci avete fatto sognare, desiderare, cullare, in quel naufragar dolce di emozioni adolescenziali (im)mature

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