Vagina Emigrante

Quando ero giovane, quando studiavo a Bologna, viaggiavo in autobus.

Lo facevo perché, ar finale, per Bologna ci volevano 9 ore. Perché ero giovane. Perché all’alba poi potevo arrivare a casa e collassare.

Quando ero giovane, viaggiavo di notte. E ricordo che il pullman mi sembrava un pachiderma lentissimo che si muoveva goffo sulla A14. E io ascoltavo Heroin dei Velvet Underground, guardando le luci dei paesini arroccati lungo la strada, che si riflettevano nei finestrini, che si riflettevano nei finestrini, che si riflettevano nei finestrini. E scendevo a tutte le fermate, e fumavo una sigaretta guardando i camion addormentati nei parcheggi dell’Autogrill. Ero una giovane vagina riflessiva, allora.

E, allora, mentre ascoltavo la voce di Lou Reed pensavo che sarei cambiata. Che sarebbe arrivato il giorno in cui andarmene non mi avrebbe più fatto male. Il giorno in cui non avrei più sentito di appartenere a quel luogo, a quei colori, a quegli odori e a tutte quelle contraddizioni lì. Pensavo, allora, che di anni ne avevo 19, forse 20, quando andavo via per andare a fare la bella vita a Bologna, quando lasciavo i miei genitori, i miei amici e qualche amore sempre troppo sbagliato, quindi maledettamente passionale, ecco io allora pensavo che dovevo avere pazienza, che prima o poi avrebbe smesso di essere così truce, andarsene. Pensavo che avrei smesso di odiarmi per non essere stata capace di accontentarmi. O per non aver avuto le palle di dire che, dopotutto, volevo restare lì dov’ero.

Di anni, da quei tempi lì, ne sono passati otto. Quasi nove.

E io oggi so che erano tutte cazzate. So che non è cambiato nulla, a parte il fatto che ho imparato a trattenere le lacrime, in aeroporto.

foto-4

E allora mi dico le solite minchiate, quelle che servono per contenere la depressione da rientro fulminante, che potrebbe accopparmi in quattroequattrotto. Mi dico che non mi devo lamentare. Che sono tornata, che ho passato 10 giorni a casa, che ho rivisto chi amo, che ho chiacchierato con la Vagina Maestra mentre insieme preparavamo le crespelle per il pranzo di capodanno. Che ho coccolato tanto il mio babbo. Che ho parlato con i miei amici e che nonostante gli anni passino continuiamo a ritrovarci, anche se litighiamo per le partite a zumpacavallo, anche se tutti peggioriamo in qualcosa e miglioriamo in qualcosa d’altro. Allora mi dico che ho vinto a poker e che se a Milano conoscessi meno vagine e meno froci, e più uomini duri e puri, forse potrei giocare a poker anche a Milano. Allora mi dico che ho fatto shopping e che sono molto soddisfatta di ciò che ho comprato. Mi dico che ho riso da morire con Frecciagrossa, che ho avuto il tempo per chiedere a Braciola se fosse felice e per farmi promettere da Tarallino che una volta al mese mi porterà al Bingo, a Milano, perché mi sono ricordata quanto possa rendermi felice, il Bingo. E poi ho promesso alle mie amiche, che vivono con i loro uomini sparse per l’Europa, che andrò a trovarle. E forse sì, forse dovrei farlo.

Così me ne vado. Prima del metal detector butto la bottiglietta d’acqua da mezzo litro. Butto via la dolcezza, la serenità, la pace che provo con me stessa quando sono a casa mia. Butto via tutto. E parto. E me ne vado, una volta ancora, con la Vagina Maestra stretta stretta tra le braccia e le guance di mio padre in cui sprofondare, parto di nuovo, in questo andirivieni esistenziale che ho scelto, senza sapere bene il perché. Vado via con la scamorza affumicata in borsa, che mia zia mi ha appositamente comprato per portare un po’ di Puglia a Milano. Vado via incarnando tutta la retorica del terrone emigrante con la valigia di cartone. Vado via con il desiderio di restare, di continuare a godermi i miei genitori, di continuare a parlare in dialetto con i miei amici e con i miei cugini, di continuare a vivere piena d’amore, e coccole, e attenzioni.

E poi arrivo a Milano. Dove di gradi ce ne sono 10 di meno, forse 15. Dove piove. Dove sono sola. Dove i tassisti hanno i coglioni girati anche il primo dell’anno. Dove niente e nessuno sta aspettando il mio rientro.

Ma, del resto, anche se non è un granché, questa è la vita che ho scelto.

E visto che siamo in ballo, balliamo.

Buon anno a tutti.

99 pensieri su “Vagina Emigrante

  1. Away from the big city
    Where a man cannot be free
    Of all the evils in this town
    And of himself and those around

    E via dicendo.
    Già.
    Bello e intimo come solo la fine delle natalizie sa essere.
    Arrivo a odiare ferocemente le pubblicità befanizie, per questo.
    E poi c’è questo anno che incombe e che proprio non riesco a.

    Buon anno Vagghe.

    ps. Zumpacavallo?!?!

    1. In risposta al PS: Gioco di carte in uso prevalentemente nel Sud, variando il nome a seconda della regione, in cui lo scopo è inculare il prossimo, anche se spesso è proprio il prossimo ad inculare te. A questa fase di gioco cosiddetta “leggera” può anche seguire, a seconda degli usi locali, la fase di gioco più sanguinolenta, che io chiamerei anche “The Breaking Dead”, in cui lo scopo del “morto” diventa quello di rompere i coglioni ai vivi, scatenando esempi di bassezza umana che nemmeno Walter White. Un esempio di cui fui io stesso testimone quello di uno zombie che, con la scusa di andare in bagno, chiamò anonimamente al cellulare la fidanzata solo per farsi dare la sua ultima vita. Alla fine, come in “Highlander”, ne rimarrà uno solo. Ho visto cose a Zumpa Cavallo che voi umani non potete neanche immaginare…

  2. Buon anno!
    Non è poi così vero che nessuno ti aspettava, certo non siamo della tribù originale, ma noi ti aspettavamo e poi magari c’è anche iltipoomoaltospallegrosse che …. bentornata

  3. visto che sei a milano.. ti manca un pò di cultura manzoniana,, quindi visita.
    Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, .. vuoi vedere chè!!! buona giornata vagina volatile.. 🙂

  4. ti capisco. ma si può decidere che la vita sceltanonsisabeneperchè non era quella che desideravamo. e si può mettere la retro e cambiare strada.

  5. Finché non ti farai una famiglia a Milano, il distacco sarà sempre traumatico. Fra qualche anno partirai per le vacanze natalizie insieme al fidanzato/marito su una bella stescionvegon, ripartendo non con una caciotta in borsa, ma con un carico di prodotti di casa tua, e ti sentirai meno sola. P.s. Se vuoi ti passo il numero di un mio amico tassista/lumacone. Per un rientro più piacevole…….

      1. ahah 🙂 eh infatti se passi l’inverno qua capisci perché l’hanno legalizzata! 🙂 Peccato che io non fumi: il vento 40 nodi fa sí che la mia sinusite sia sull’incazzereccio giá di suo, se poi fumo si incazza a bestia 😦

    1. Vagina, quasi t’invidio Milano. Io Boston: a gennaio -30 C e neve piu’ alta di me. ma la stessa scamorza in borsa (e nessuno ad aspettarmi)!

  6. Lo sapevo, l’avevo capito già dal titolo che mi sarei dovuta fermare al primo paragrafo. Ma alla fine mi ha fatto bene/male ritrovare la mia situazione in uno dei miei blog preferiti in assoluto. A Madrid per lavoro, ogni volta il rientro è un trauma e mi chiedo perché 6 anni fa non mi sia fidanzata con il panettiere del paesello, anziché assecondare irrequietudini e filosofia del ‘massì perché no’. Direi che la tua frase ‘E visto che siamo in ballo, balliamo’ andrebbe ripetuta ogni giorno prima di mettere piede in ufficio, tra una scorpacciata di affetti di cui facciamo il pieno una volta ogni tanto, e l’altra.

    Buon anno Vagy!

  7. Se ti fossi accontentata , non avresti cambiato prospettiva, non avresti avuto la consapevolezza di ciò che avevi e a cui tornare, proprio grazie a quella struggente malinconia. Forse non avresti maturato la sensibilità che ti fa scrivere post così, dove ritrovarsi a leggere con gli occhi umidi, ed altri dove le lacrime scendono per il gran ridere. Se ti fossi accontentata, questo blog non esisterebbe e “Vagina” sarebbe solo una parte anatomica…comunque molto amata 😉
    So che sei consapevole di tutto questo, ma in momenti di “saudade” da rientro…si dimentica tutto. Bentornata!
    Kali

  8. Sai che ti invidio Vagy? perchè io non sentirei l’ansia da separazione dai miei genitori, dai miei affetti se me ne andassi altrove. Anzi, io vorrei andarmene altrove. Non so se è perchè la mia è una famiglia del nord e i legami son diversi (lo so perchè ho parenti siciliani,e sono diversi, più belli, più uniti, più legati..), o se son io che sono uno spirito libero.. Sta di fatto che ti parrà assurdo, ma “invidio” la tua malinconia da rientro. E ammiro la tua forza d’animo nell’affrontarla da tutti quegli anni. Sei di una dolcezza incredibile, ma una dolcezza “con le palle”. E devi esserene orgogliosa!
    E se un po’ ti può consolare, a me sei mancata. Mi son mancati i tuoi post, la tua ironia, e anche il sapere che c’è una ragazza che ammiro tantissimo che vive a pochi km dalla mia città. E ti sarei venuta a prendere in aeroporto. Con un bel regalo per addolcirti il rientro.
    Un abbraccio fortissimo, e bentornata al nord.

  9. Hai fatto venire il logro pure a me.

    È una vita, la tua, questa che descrivi, che ti dà tante cose di cui dispiacerti ma anche delle soddisfazioni. Ma lo sai già, non capisco perché io lo stia scrivendo.

    Tanti tanti auguri Vagi :*

  10. Le mamme meridionali sono qualcosa di meraviglioso e invischiante , detto da una che ha avuto il sergente di full metal jaket come genitrice …

  11. Sono in treno, Foggia -Milano per almeno la 100esima volta. Questa vita la faccio da quasi 14 anni, eppure mi sento esattamente come hai detto tu. 😦

  12. Non sai come ti capisco: provo esattamente le stesse cose. Sono ripartita da casa 2 giorni fa e sono ancora in fase depressiva…che dire…se lo abbiamo scelto un motivo ci sarà… 🙂

  13. Da quando ho scoperto il tuo blog, (ovvero un paio di giorni fa), sto facendo incetta dei tuoi post. Tempo e impegni permettendo. Torno a casa dal lavoro, svolgo le mie solite mansioni domestiche, e una volta che mi sono guadagnata il diritto di rilassarmi un po’ e di leggere qualcosa che mi vada a genio, apro il tuo blog e leggo. leggo leggo leggo. Di solito preferisco il cartaceo, ma i libri non sono sempre così soddisfacenti. Invece so con certezza che qui, bene o male, troverò qualcosa che mi faccia sorridere, ridere, riflettere.
    Sono una Vagina di Roma, di qualche anno più piccola di te. Ho 22 anni.
    Anch’io single da un annetto dopo una storia durata qualche anno.
    E, cazzo, mi rispecchio nella maggior parte delle cose che dici, pur essendo una vagina cancro. Questa crescita imposta da me stessa, agognata e sofferta, è la strada migliore che per ora mi sia venuta in mente. A volte fa male, la solitudine ti coglie alla sprovvista, e ti senti vacillare. Ma poi passa, realizzi che ce la fai, che ce l’hai sempre fatta. Che ti devi bastare. Tu, e tu solamente.
    Se io fossi di Milano probabilmente avrei cercato il modo di buttar giù una birra con te.
    Perchè sei stronza. Perchè sei cinica. Perchè hai le palle.
    E perchè ascolti una cazzo di musica che SPACCA. adoro.
    Silvia

      1. Cheddico? Dico che me piace. E allora ti farò sapere con piacere quando mi capiterà di passare per Milano. Che, tra l’altro, non ci sono nemmeno mai stata in quella città così grigia e piena di nebbia (così si mormora). Nel frattempo continuerò a leggerti e commentare qua e là.
        ciao Vagi!
        Silvia

  14. Cara vagina, è la prima volta che commento qui.

    Ti leggo molto spesso, rifletto in silenzio. Che forse non è la cosa giusta, ma sai sono un tipo che lascia troppo spesso i pensieri intrappolati nella testolina, a marcire con mille altri pensieri.

    Ti scrivo perché questo post è andato dritto al cuore, veloce e preciso come un dardo. E non voglio iniziare con la solita cantilena già troppo inflazionata «sono di Taranto anche io, come ti capisco.. Abbracciamoci»

    Il fatto è che non so se sia una fortuna che non ho un posto che posso chiamare casa: la trovo ovunque ho una persona che ha piacere di ospitarmi o che mi riserva semplicemente un sorriso.

    Forse passerà, forse no. Ma comunque sento la tua emozione smisurata nello scrivere della tua terra, della nostra terra. Del calore che il posto che ci ha dato i natali continua a regalarci.

    Come diceva quel tale?

    «O Puglia, Puglia mia, tu Puglia mia,
    ti porto sempre nel cuore quando vado via
    e subito penso che potrei morire senza te
    e subito penso che potrei morire anche con te»

    Ti auguro di trovare un sorriso ovunque tu vada. E di sentirti a casa in ogni dove.

    1. Non sono mai riuscita a tornare, dopo essermene andata.
      Forse un giorno ci riuscirò. Ma dovrò farlo a ragion veduta e in maniera intelligente. E quel momento, se mai arriverà, non è ancora giunto.
      Ma ci penso, sempre. Sappilo.

      1. lo so, lo so.
        non ci sono mai riuscita ma non penso sia una sconfitta.
        ammiro chi riesce a cambiare. ad andare più lontano e a tornare.
        io intanto vado in palestra.
        ogni bene anche a te
        v

  15. Io sono rimasta al paesello. Con mamma, daddy e tutto il cucuzzaro a un tiro di schioppo da casa mia. E sebbene la città disti poco più di 40 min di macchina e un’oretta di mezzi pubblici, a volte il desiderio di andarmene di qui è così forte che farei le valigie seduta stante.
    Forse le due situazioni non sono paragonabili e non era comunque mia intenzione farlo. Era solo per dirti che qualsiasi decisione è una mancata scelta. E forse per tutta la vita staremo a chiederci cosa sarebbe successo se…
    Ma siamo in ballo, balliamo 🙂
    Bentornata Vagina!

    1. Hai molta ragione.
      La Vagina Maestra, per esempio, dice che sta cosa ce l’ho in testa io. E me la porto appresso.
      E’ uno dei miei fantasmi. E ci convivo. E non ci farò pace mai. Ma ne sono consapevole, che è già qualcosa 🙂
      un abbraccio
      v.

  16. Sono terrona inside, sappilo. Perché se essere terroni sta a significare l’attaccamento al luogo dove si è nati, agli amici che sono rimasti là e ti accolgono ogni volta che neanche la duchessa di York e la sua panzetta, se essere terroni significa ripartire col sacchetto di tortellini e e Umarells 2.0 sotto il braccio, sono terrona anch’io. E’ solo che voi avete un clima che lèvati, e avete il sangue che scorre più veloce e caldo.
    Io sto risistemando le mie pedine tra dove vivo, dove lavoro, dove abita il mio uomo, dove stanno i miei parenti, e dove sono nata e vissuta fino ai 24. Quindi profondo nordest, Brescia, Milano, Bologna, Londra, Austria. E’ difficilissimo, serve attaccamento forte, denso e vero tra le persone, ma insomma… più o meno me la sono voluta, quindi… 🙂

  17. Ciao Vagina, anch’io sono emigrante, da un posto abbastanza vicino a Milano che mi soffocava, sono arrivata in Germania ormai da tre anni. I primi rientri si sono svolti proprio come hai descritto tu, i sentimenti e la nostalgia che gia’ sentivo prima di ripartire e le borse piene di cose buone da mangiare. Ora considero tutto in modo diverso, sono cambiata molto. A casa dei miei mi sento a mio agio, pero’ dopo una settimana, inizio a sentire la mancanza della mia nuova casina e della mia nuova Heimat, dove tra l’altro sono riuscita a ricreare gli affetti. Ultima considerazione, tu, dal sud Italia, sei andata al nord Italia, io dal nord Italia sono andata ancora piu’ a nord, secondo me sono i campi magnetici che attirano tutti verso nord! 😉

      1. Se avvesi le competente socio-culturali ci farei uno studio con questo titolo prettamente scientifico: “Come mai quasi sempre al nord (di tutto) funziona sempre meglio, ma le persone sono più tristi e più asociali? Osservazioni sulle correnti migratorie nei secoli. (Nord Italia, Nord Europa, Nord America)”.
        Chi vuole apportare qualche contributo? 🙂
        Spero di non essere OT!

      2. Ciao Elena, non in tutti i paesi il Nord viene preso come un modello sociale ideale, ad esempio in Francia (vedi il film “Giù al Nord”) sono considerati i loro terroni i cittadini delle città che si avvicinano di più al Belgio. In Gran Bretagna i terroni sono gli Scozzesi, la parte più Nord dell’isola. In Spagna ci sono i paesi Baschi , ma non so come considerarli. Come i nostri Legaioli federalisti? Boh. Cmq i campi magnetici non c’entrano…

  18. Cara Vagy, i8ntanto ben tornata sul blog…^_^ Ti capisco, io ho cambiato casa tante volte nella vita ma pochi posti, forse un paio, sono davvero rimasti nel cuore e ogni vota che ci vado, lasciarli e’ un tormento. Che poi, diciamocela tuttta…credo che lasciare qualunque posto del mondo per andare a Milano ucciderebbe chiunque (non me ne vogliano i milanesi…ma, a parte qualcosa di pregevole, la citta’ nel compesso e’ da suicidio, cosi’ come tutte quelle del nebbiso nord padano…tutto girigio…gente grigia…). Ho imparato che, in realta’, piu’ che i posti in se’ sono proprio le persone a fare la differenza. Casa e’ dove risiede il nostro cuore e dove stanno le persone che amiamo.
    Un bacio

    1. ma grazie a te!
      sono in parte d’accordo. evidentemente le persone che amo di più sono giù, per questo tendo a quel luogo.
      ma è anche la città in sé. i posti della prima parte della mia vita. gli affetti passati ma più travolgenti che sono rimasti tra un incrocio e una scogliera. che ci posso fare. lo sapete che sono una putrida sentimentale del cazzo 🙂
      un abbraccio
      v

  19. Sei sempre unica, e toccante, nel trasmettere quello che hai nel cuore.

    Io, a differenza tua, sento d’esser stato troppo tempo nello stesso posto…

    Che certe volte mi pare di stare in gabbia e vorrei spaccare tutto.
    Che certe volte, pure se vivi dove sei nato, ti senti comunque troppo solo.
    Che certe volte, pure se vivi dove sei nato, i genitori non riesci a goderteli come vorresti e dovresti…

    Solo per dirti che la tua, all fine, son sicuro sia stata la scelta più giusta…

    Solo per dirti… che continui ad essere, senza ombra di dubbio, la mia blogger preferita, perché sei speciale!

    Smack.

    r.

  20. Io sono napoletana e nn ti capisco. Sono qui a Milano per scelta mia e nn perchè qualcuno mi ha obbligato. Ci sto bene anzi meglio, ma è una mia opinione e ho delle mie motivazioni ma nn e’ questo il punto. Se tu stai male qui perchè continui a restarci? Con i tuoi malumori, purtroppo uguali a tantissime persone del sud che abitano a Milano, alimentate sono frasi del tipo: torna a casa terrun! E ti dico la verità li capisco.. perchè se uno di Milano andasse ad abitare a Napoli e postesse un pensiero del genere gli scriverei VATTENN A MILANO! POLENTONE! W l’Italia e viva le persone libere di scegliere… perchè che sia per lavoro o per studio o per amore è sempre una scelta. Buona scelta.

    1. Ho paura, Francesca, che qui si stia purtroppo generalizzando. Anche perché il libero arbitrio con le questioni di carriera ha davvero poco a fare. E’ ovvio che se uno va a Milano o in qualunque altro posto non lo fa perché glielo ha ordinato il dottore o, come diceva l’altra utente, per “attrazione magnetica”, quanto piuttosto perchè il lavoro si prende dove si trova. Ed una persona che viene da Napoli, Taranto o Canicattì, questo dovrebbe saperlo anche meglio di altri. Facile dire “se non ti piace vattene”. Nella real life, purtroppo, non funziona così. Un cambiamento di città, di carriera, di stile di vita, non si decide così su due piedi. Va ponderato accuratamente e soprattutto non grazie ai consigli o ai pareri degli utenti su un blog. E il fatto che una persona scelga di mettere il proprio privato alla mercè di tutti, non significa che poi debba anche essere costretto a dare spiegazioni. Only my opinion….

    2. @Francesca: a me nessuno ha mai detto di tornarmene a casa perché io in questa città sono venuta a lavorare e a produrre, come buona parte dei miei conterranei. Detto ciò, ti inviterei solo, semplicemente, a rispettare ciò che non cogli, ciò di cui non sei capace, ciò che non ti appartiene. O, se preferisci, per citarti, ciò che “non capisci”.

      Sulla fondamentale questione che sollevi, quella del “torna a casa terun”, potremmo aprire un’immensa diatriba che poco mi interessa, francamente, in questa sede. Ma quei poveri nordici, con i quali solidalizzi, dubito dicano delle frasi del genere perché siamo legati al nostro posto d’origine. Lo dicono per altri difetti culturali sui quali, di nuovo, dovremmo aprire un’altra grande parentesi.

      Io non sono una suddista estremista. Ho semplicemente, come la maggior parte di noi, un forte legame emotivo con i miei affetti lontani.
      Che non è essere provinciali. Non è essere mammoni.
      E’ essere umani, consapevoli, a volte sofferenti, ma con due palle che sono il doppio dei “polentoni” (sempre per usare la tua terminologia), che non sono mai usciti dal paesello di nascita.

      Mi auguro tu questo, invece, lo capisca. Se non lo capissi, mi spiacerebbe per te.

  21. Il signor L. oscilla tra due cittá che non sono luoghi geografici ma sono parti di se. Egli é unitario durante il volo che congiunge i due luoghi, benché in quel mentre sia lontano da terra.

  22. Sono arrivato a quota 10 anni di “emigranza” e ho dedotto che non mi abituerò mai alle ripartenze!!! Ogni rientro a Milano mi servono tante cartine per assorbire la nostalgia!!! Poi riprende la vita metropolitana e tutto torna alla normalità!!! Baci.

  23. Vagy, tieni duro, ci siamo noi, la tua ” famiglia allargata”, con noi puoi parlare di tutto. A te manca casa, ma anche i tuoi cari devono affrontare il fatto che gli manchi, che una parte importante di loro è lontana.
    L’importante è sapere sempre chi si è e da dove si viene dentro. Altro che terrona immigrata….puoi esserne fiera, veniamo da una terra bellissima, dove sembra sempre estate, perchè le persone sono affettuose come in pochi posti al mondo, e chi non è mai andato in Puglia difficilmente può capire.
    Casa più che un posto fisico sono le persone che ci portiamo sempre dentro.
    Un bacio!

  24. Quanta dolce malinconia… post piaciutissimo… dai, ancora qualche giorno e ti passa… e poi tu hai noi, i tuoi amici pixelati che ti seguono, ti stringono forte, ti ascoltano… daje che non sei proprio sola…

  25. … BELLA!!! L’amore per la tua TERRA si porta dentro, nessuno può portartelo VIA, NESSUNO può dimenticarne i COLORI, solo i venduti, i figli di niente hanno abbandonato le RADICI, hanno perduto il SOLE e ogni volta che tu SCIVOLI VIA sai che tornerai, sai che è lì che il tuo CUORE riprenderà a BATTERE FORTE e le EMOZIONI ti riempiranno di GIOIA lasciandoti SORRIDERE con gli OCCHI di un bambino!!!

  26. ” E parto. E me ne vado, una volta ancora, con la Vagina Maestra stretta stretta tra le braccia e le guance di mio padre in cui sprofondare, parto di nuovo, in questo andirivieni esistenziale che ho scelto, senza sapere bene il perché”…..

    Le tue parole mi hanno fatto riprovare lo spasmo allo stomaco che sento ad ogni addio alla stazione di Rogoredo…..

    Quello che scrivi entra dentro come una lama.

    Grandissima!!!!!!

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