Facoltà d’Illusione Vaginale

Ho scritto un sms alla mia amica VagiGnocca che, come si intuisce dal nome, è la mia amica magra e gnocca.

Io e VagiGnocca abbiamo condiviso tante fondamentali esperienze formative, dalle vacanze a Ibiza ai festini alcolici a Bologna, passando per le prime vomitate sulle scogliere della litoranea, che uno non può capirlo quanto il cielo all’alba diventi violaceo da farti riguargitare la vodka al limone di contrabbando, di una sottomarca che alla LIDL manco l’accettano, comprata al Valentino, il baretto che sta sulla litoranea, lì, a Taranto, dove entrambe siamo cresciute.

Ora è qualche anno che io e VagiGnocca viviamo lontane e, se non fosse per questo blog, lei non saprebbe un cazzo di me. E, se non fosse per i rapidi update che ci facciamo 5 o 6 volte all’anno, io non saprei un cazzo di lei.

Ad ogni modo, dicevo, ho scritto un sms a VagiGnocca e ci ho detto: “Senti, ma secondo te io morirò sola?

vagignocche

Non per dire, ma sono pensieri che una certe volte si fa. Dico, è lecito farseli. Nel senso: la gente crede nelle cose più assurde, dalla fine del mondo, all’esistenza dell’inferno, passando per la reincarnazione, gli ufo, i fantasmi, dico, Voyager e Mistero sono programmi che fanno audience, quindi mi pare più che lecito che io mi ponga interrogativi molto più modesti inerenti il mio culo in senso stretto.

E poi c’ho chiesto, a VagiGnocca: “Ma tu, prima che arrivasse il tuo maschio, come hai fatto a non andartene nel panico?

Lei mi ha risposto che si era serenamente rassegnata, che è vero che l’uomo arriva quando meno te l’aspetti, che gli uomini sono più attratti da quelle che stanno per i fatti loro e che quando arriverà sarà lui a rompermi le palle. Poi ha aggiunto “Anche tu però sei difficile, figghia mea”. Le ho chiesto cosa significhi, essere difficile. E lei mi ha detto che ho gusti difficili. E poi che sono diffidente. E poi che non mi lascio andare. Ha detto che sono così di carattere. Alché ho pensato: ammazza, e io che pensavo d’essere solo cicciona e bacacazzi.

Ma in realtà, io non volevo una risposta razionale. Io volevo solo farle sapere che, in quel momento, mi stavo cagando sotto all’idea di restare da sola per sempre. Che era una cosa evidentemente idiota, una paura palesemente stupida, ma la stavo provando. E mi serviva solo qualcuno che mi dicesse che trovare la propria serenità non è una cosa semplice, che è normale che non capiti subito, che ognuno ha i suoi tempi, che io sto facendo molte altre cose nel mentre e che sì, che devo aver fede, che arriverà. Naturalmente arriverà. Arriverà un coglione che s’accorgerà che ho qualcosa di speciale e che non vorrà perderlo, che sentirà che sono la roccia accanto alla quale costruire il suo percorso. E io me ne innamorerò, in qualche maniera, fosse anche per il solo fatto che mi avrà riconosciuta come nessuno e che mi avrà voluta con una consapevolezza inedita e straordinaria.

Dico, mi bastava sentirmi dire questo. Che poi sta diventando il mio discutibile mantra per gli attacchi d’ansia vaginale.

E VagiGnocca me l’ha detto, a suo modo. Mi ha detto che ho imparato tanto dalle storie che ho avuto e io ci volevo dire che imparare tanto e non mettere in pratica è come avere un Master post-laurea e non trovare nemmeno uno stage. Perché non è che qui una voglia ardentamente il posto fisso. Ci accontentiamo del tirocinio. Poi del contratto a progetto, che se m’assento non devo giustificarmi, che non ho la malattia perché non ho l’obbligo di presenza. Poi c’è l’apprendistato, che sarebbe la convivenza. Poi il determinato, che sarebbe il fidanzamento con l’anello ar dito e solo dopo le nozze, l’indeterminato. Che poi le modifiche all’articolo 18 e ti mandano a casa così come viene, praticamente il divorzio, ma si sa che quando uno firma l’indeterminato non pensa che dovrà finire.

Fatto sta che ho riflettuto sul mio vissuto e su quello dell’amica mia. Mi sono ricordata com’era lei, come stava lei, in quel tempo, in cui io ero sempre fidanzata e lei era sempre single. In quel tempo in cui mi raccontava le sue vicende e io non lo comprendevo, quel suo bisogno di emozionarsi e di crederci, di avere sempre un cazzetto di cui parlarmi, quel suo sperarci ostinato ogni volta, ma ogni volta un po’ di meno. Io non lo comprendevo e un po’ mi faceva anche incazzare, allora, e provavo a dirglielo, come potevo. Provavo a dirle che dava troppa importanza a persone palesemente sbagliate. Provavo a dirle che mi urtava il fatto che lei, ogni volta, perdesse un po’ di magia. Ogni volta. Un pezzetto di più. E io non capivo. Non capivo perché ero piccola e arrogante, più di adesso. Non capivo perché le volevo bene e, vederla triste per vederla triste, avrei preferito che almeno incontrasse qualcuno che sapesse farla sbroccare di brutto, che sapesse ribaltarla, farla sentire la donna più fica dell’universo, più bella e più sicura di sé, prima di farla sentire l’ultima. Ner caso. Mi incazzavo e non capivo e mi chiedevo come potessero capitare tutte a lei.

E allora ho pensato. Ho pensato che adesso i ruoli si sono invertiti. Ho pensato che lei, un giorno, ha incontrato una persona che pare essere quella giusta e che insieme sono bellissimi. E che quelle inquietudini che aveva condiviso con me, si sono chetate. E che lei oggi è più bella di ieri. E che sta costruendo qualcosa. E che io le voglio più bene di prima, anche se delle nostre rispettive vite non sapremmo più un cazzo, se non fosse per questo blog e per quei 5-6 update che ci facciamo una volta all’anno.

Ho pensato che io oggi, esattamente come lei ieri, a volte mi illudo. Perché noi vagine, noi tutte, ci illudiamo, a volte. Ci illudiamo perché abbiamo bisogno di credere in qualcosa, di sentirci desiderabili, perché abbiamo l’anima deturpata da una sovraesposizione tossica alla filmografia Disney in età infantile. A volte esercitiamo arbitrariamente la nostra Facoltà d’Illusione Vaginale. Così. Senza se. Senza ma. E non importa quanto indipendenti, emancipate, gagliarde possiamo essere.

Certe volte c’illudiamo. Ce la raccontiamo. Anche per poco.

alone

Anche senza un vero motivo. Anche senza che un solo indizio, nella realtà fenomenica che viviamo, ci induca a credere che ciò che vogliamo possa giungere. Non importa. Noi esercitiamo la nostra Facoltà d’Illusione e quando l’illusione svanisce, porta via qualcosa. Una piccola porzione della nostra voglia di crederci, una piccola fetta di quella celeberrima magia der cazzo.

Nel mio caso, poi, c’è di buono che le mie illusioni eiaculano in fretta. Non si fa mai in tempo a crederci un po’ di più, che son già finite. E va bene così.

Dice che devo stare serena. E io serena cerco di stare.

E intanto ripenso a quella volta in cui VagiGnocca mi ha detto: “Tu quando vuoi sai essere molto stronza…”.

E io ho aspettato che la frase continuasse, che concludesse con un: “ma in realtà sei un amore”.

Invece la frase era finita lì. Non c’era un “ma”.

Ci ripenso.

E sorrido.

72 thoughts on “Facoltà d’Illusione Vaginale

  1. Senti… pensa che anche da accoppiato, a me, a volte vengono le stesse angosce che vengono a te (rimanere solo a vita ecc…).
    Non che la cosa debba consolarti, è solo per dire che è una vita complicata. Che non vuol dire brutta o difficile, ma fatta di mille aspetti.
    Inoltre penso che riguardo i sentimenti le nostre generazioni (io ahimè sono più vecchio di te) siano un po’ nella fase di sperimentazione. Una fase nella quale si deve cercare di portare avanti storie o solitudini in un mondo pieno di fottuti stimoli, positivi e negativi. E non è mai facile, cazzo!
    Quindi petto in fuori, mento alto e sguardo fiero!

  2. Trovare la serenità non è una cosa semplice. E’ normale che non capiti subito. E ognuno ha i suoi tempi. Tu Vagy intanto stai facendo tante altre cose e devi avere fede, che arriverà quel coglione che si accorgerà che hai qualcosa di speciale e si accorgerà di quanto sei bella quando eserciti la tua facoltà d’illusione che poi si chiama anche speranza, e vorrà vedere come funzioni.

    (In quello che hai scritto mi sembra di rivedere me e un’amica.)

  3. Allora qui l’illusione consiste nello “sperare” che qualcuno veda qualcosa in te.
    L’assioma fondamentale è che se sei alla ricerca, si vede. Si percepisce. Se sente, da come te tocchi, da come parli, da come ridi e anche da come fumi o giocherelli con i capelli.
    E la parte più primitiva della corteccia cerebrale lo percepisce come un atteggiamento costruito.
    Non è un percorso razionale. E’ comandato da una parte troppo bestiale e primitiva per essere compreso dalla parte evoluta e razionale.

  4. Io odio i proverbi, stella mia, ma ce n’è uno, inglese, che tradotto suona più o meno “Se gioventù sapesse, se vecchiaia sapesse”, punto. Pragmatico, no? Non ti farò prediche, che ogni tanto ti sfracagno i maroni, però ti dico questo: attrezzati più che puoi, quasi che la vita fosse un duro lavoro (e lo è! e tu lo sai già!) e quindi meglio prenderne più d’uno, di master.
    La vita di coppia è diventata un terno al lotto e al letto, negli ultimi dieci anni. E’ cambiato tutto, siamo cambiati tutti, c’è una sovraesposizione di comunicazione ma alla fine trovare un bipede mentalmente sano col quale costruire qualcosa è cosa rara, e nessuno ci può garantire che duri, perché siamo troppo affannati per mille e un motivo, e perché da sempre ci sono più vagine che cazzetti, ed è una guerra dove fischiano le pallottole, se la donna è mobile l’uomo è instabile.
    Quindi coraggio, armati della tua bella testa e anche del tuo cinismo e… aspetta, perché il tipo prima o poi arriverà, è vero, ma magari non sarà quello definitivo, durerà anni ma poi non sarà The One. Te l’ho già detto, The One, Mr. Wright può arrivare anche a 40 anni, ma anche allora toccherà combattere.
    Ochei, ora puoi bannarmi.

    Ti abbraccio.

    1. che bannarti!
      t’adoro sempre!
      a proposito della difficoltà di trovare un bipede mentalmente equilibrato, “un homo sapiens ma anche solo homo” una mia amica m’ha segnalato che è uscito proprio un libro che se chiama “dove sono gli uomini?” o “che fine hanno fatto gli uomini?” o una roba del genere…
      pensa te come stamo messe…

  5. Il tuo attuale stato mentale è dato dalla mancanza di nicotina, una dieta poco appagante e dal Natale in famiglia. E’ ovvio che arrivi un po’ di depressione. Goditi i tuoi 28 anni, che li rimpiangerai mentre cambierai pannolini smerdati. 🙂

  6. Io ho la tua stessa paura Vagy. Però a quasi trent’anni ci credo sempre meno di riuscire a trovare un compagno per la vita. Mi accontenterei di trovare qualcuno che mi accompagnasse anche solo per un pezzo della mia vita. E invece pare che tutti quelli attratti da me vogliano solo condividere il piacere fisico con me. Anche per periodi relativamente lunghi. Ma di condividere altro no. Sento sempre le stesse frasi, rivisitate e parafrasate, ma il senso è sempre lo stesso: mi voglio divertire senza impegnarmi. E io sempre ad accettare, perchè tanto non credo più che qualcuno possa offrirmi di più al giorno d’oggi, quindi prendo quello che mi si da, ritagli di tempo,risate,sesso che non sai mai quando succederà di nuovo e se sarà l’ultima volta. Il precariato dell’amore in pratica. Non sono nemmeno io una facile, per uscire con qualcuno deve piacermi davvero, prendermi pure la testa, altrimenti preferisco starmene sola. Purtroppo tutti quelli con una bella testa brillante, sono evidentemente talmente appagati da loro stessi e dal loro ego, che non gliene frega un tubo di costruire qualcosa con una donna. E’ triste. Ogni tanto ci rido su e mi godo le amiche e la libertà, ogni tanto invece-soprattutto dopo una serata piacevole in cui sono stata bene-mi prendo male e la paura mi assale. Paura di non provare più l’emozione della sera precedente. La vita è ‘na fatica eh?
    Grazie per questi post, sapere che le mie paure sono le paure anche di qualcun altro,è un po’ come ricevere un abbraccio.

    1. tesoro, a me il precariato del scesccio e dell’ammore non mi pare nemmeno una cosa brutta. poi sì, è molto vero quello che dici su quelli che hanno la testa brillante: si masturbano davanti al proprio riflesso. si piacciono troppo perché possa davvero piacer loro qualcuno. e il rompicapo non si risolve.
      ancora.
      però intanto, continuiamo a condividere timori e libertà.
      e sticazzi. vediamo dove si va.
      un abbraccio
      v

      1. Sticazzi risolve sempre tutte le paranoie!! E maledizione a me che mi prendo solo per i brillanti egocentrici e narcisi!
        Ma condividiamo e avanti a testa alta!!
        Grazie!

  7. Che poi… che significa, esattamente, in gioventù come in vecchiaia “essere stronzi”? Esigere dagli altri quel cazzo di momento di verità che noi per primi – come in questo toccante post – siamo disposti a dare loro, fregandocene spesso di quanto costi mettersi a nudo di fronte all’altro? Giocare forse secondo le regole, senza mezzucci subdoli o inutili compromessi? Oppure semplicemente trovare ancora in sé la forza di indignarsi, di dire semplicemente “basta!”, che così non va affatto bene, in un mondo in cui nessuno trova più conveniente farlo? Sì, essere percepiti come stronzi significa necessariamente essere soli a fine giornata, ma anche ritrovarsi l’indomani a poter camminare tra la gente a testa alta. E’ uno sporco ed ingrato lavoro certo, ma qualcuno lo deve pur fare.

    Ti lascio anch’io con un proverbio:

    “se incontri uno stronzo ad inizio giornata hai solo incontrato uno stronzo, ma se incontri stronzi tutto il giorno allora sei tu lo stronzo”.

    Be asshole baby, fa meno male.

  8. Sì, si rimane soli, a 40 anni, appena morto il gatto, figli mancati e convivenza (decennale) che l’altro, THE ONE, voleva trasformare in qualcosa di più ma tu, animo ribelle, con l’arroganza di chi crede nell’Amore: “no, così ci scegliamo giorno per giorno”.
    La fatica e le battaglie e il desiderio di vincere sul lato oscuro che trascina tutto nel fango non bastano.
    A 40 anni, con una storia così, si è proprio soli.
    E si muore, si muore dentro, si vuole morire, si gira senza cintura di sicurezza, si spera in una reazione allergica all’aspirina che prendi da una vita, dal veterinario si rubano lame da bisturi per farne poi chissà cosa.
    Tu ti illudi, anche se per poco. Ti leggo e vorrei volerla di nuovo anch’io, la speranza.
    Cosa ti voglio dire? Resisti? Lo stai facendo.
    Riempiti di hobbies? Ne hai già abbastanza.
    Scegliti bene gli amici. Sono le loro anime, se non sono marce, che accompagneranno e sosterranno te da sola, te in coppia, te delusa, te illusa.
    E guardati da quelli che abbracciano troppo e parlano di libertà.
    Buon viaggio.
    Mocchi

    1. che bella sei.
      i miei amici sono lontani. quasi tutti. qui ce ne sono alcuni. ma a milano ci si può dedicare 1 sera ogni 20 giorni. non di più. funziona così.
      però ho il blog. e voi. anche. pare poco, ma non lo è.

      comunque si sopravvive a tutto.
      sii forte, per piacere. a maggio faccio una festa per la vagina.
      magari ci vieni, no?

  9. è proprio così: tante illusioni, tanti pezzetti di me che se ne sono andati…
    ma quando ho trovato Lui, e non ne avevo nemmeno tanta voglia, di Lui, piano piano ho recuperato tutti i miei poteri “maggici”. Lui esiste, forse non per sempre, ma esiste e arriverà:)
    Silvia

  10. Ti chiedo scusa perchè ho letto l’articolo, ne ho capito il senso, mi ci sono rivista ma…(qui un ma c’è), io mi sono focalizzata su un altro aspetto: l’amicizia.
    Quell’amicizia vera, quella che molti dicono non esista. Quell’amicizia che puoi avere con una o al massimo due persone. Quell’amicizia che nonostante il tempo e lo stile di vita differente, c’è sempre.
    E’ una base che rimane.
    E’ una certezza al di là di tutto.
    Quell’amica che forse nel passato ti è sembrata stronza perchè ti ha sbattuto in faccia la verità, ma che crescendo hai capito che è speciale proprio perchè lei la verità te l’ha detta.
    Quell’amica che ti conosce, che sa. Con cui hai ballato, riso, pianto, bevuto, vomitato.
    Ecco si, anch’io ce l’ho. Oggi siamo due mamme ed il tempo per vederci e/o sentirci è “risicatissimo”. Però cavolo ogni volta che mi è servita c’è sempre stata. E c’è.
    Si lo so questo commento è smielatissimo (non è da me in effetti) ne chiedo perdono però pensaci, perchè a volte “questo blog e per quei 5-6 update che ci facciamo una volta all’anno” valgono più di un cazzetto.

    1. 🙂 ci voglio bene io a VagiGnocca, infatti
      e il fatto è proprio che quando si è più piccole, in realtà, si ha molto più tempo per condividere le paturnie. si esorcizzano meglio. anche se sono molte di più e si hanno molti meno strumenti cognitivi per gestirle.
      crescendo, invece, la condivisione non c’è più.
      ma è normale.
      solo che a volte manca.
      bacio
      v

  11. Ci sono alcune cose davvero degne di nota.
    Ci sono i rapporti che le donne hanno tra di loro, che nessun uomo avrà mai, gli uomini guardandosi negli occhi alla terza birra sussurreranno complici “ma tu chi metteresti in difesa?”.
    Ci sono illusioni e speranze tipiche di una certa età, che non torneranno più, andando in là.
    Ci sono le cose per cui ho iniziato a leggerti e tuttora mi va di farlo.

  12. a quello che scrivi ci penso anche io, e anche io ogni tanto pongo quella domanda per sentirmi dire quello che tu stessa dici (non sempre mi rispondono così ma pazienza).
    detto ciò, però, mi chiedo se il desiderare ardentemente che arrivi qualcuno dipenda dalla voglia reale che questo accada o sia piuttosto influenzato da quello che si “deve” fare a una certa età. una sorta di accanimento, di pensiero fisso. come se, alla fine di tutto, sia l’unica cosa che conta e quella che davvero fa la differenza nella nostra vita.
    io non voglio arrendermi e pensare che sia davvero così.

    1. me lo sono chiesta anche io. specie in questo periodo, che pare stia diventando il nuovo topic della mia inquietudine. e mi sono risposta che sì ma anche no. cioè sì, c’è l’ansia di dover intraprendere un certo tipo di percorso, ma di fatto – se siamo single – vuol dire che non ci siamo fatte condizionare da questa ansia, nelle nostre azioni. nelle nostre scelte. siamo state indipendenti. giusto o sbagliato che sia stato.

      e poi penso, semplicemente, che l’idea di vivere da soli a milano faccia cagare. non si è soli tra i propri affetti. si è soli in una città in cui ogni mese 2 persone si suicidano in metropolitana. e dimmi se non è sacrosanto non avere voglia di una solitudine del genere.

      non so se mi sono spiegata 🙂

      1. ti sei spiegata benissimo. e non ti nascondo che pure io, che sono scappata dal mio paesino pugliese senza nessun rimpianto se non quello dei miei genitori, e penso di essere più che indipendente, percepisco ogni tanto questo sottofondo di solitudine. e non solo per l’uomo di turno che non c’è o ti delude ed è meglio che non ci sia, ma anche per le amicizie che ti chiedi se siano davvero tali, e per il fatto che sia così difficile qui conoscere nuove persone interessanti – e non intendo uomini, ma anche donne.
        comunque, continuiamo a non lasciarci condizionare, qualcosa di buono, in qualche modo, arriverà. voglio crederlo davvero.
        un abbraccio

  13. Mi inquieta questo tuo bisogno di trovare un “cazzetto a tempo indeterminato”. Arriverà, lo sai tu, lo sappiamo noi che ti seguiamo da qui.

    Ma tu, stai tranquilla, non avere fretta… Arriverà, arriverà … e resta la stronza che sei, che fingere di essere diverse ti porta dritta dritta all’articolo 18…

    E che sei “tanta” da gestire: personalità, testa, intelligenza, mordente, fisicamente gagliarda, sessualmente disinibita e 100% passionale… capisci che il povero uomo che sarà il tuo tempo indeterminato, deve avere due palle così…

    E questo richiede tempo…

    Abbi fede, ascolta la zia Pimpra 🙂

  14. La serenità, è vero, arriva. Ma non arriva mai se accanto a noi ci sono le persone sbagliate. Accontentarsi di un idiota, solo per sentirsi meno sole, non è comunque la via giusta. Porterebbe solo ulteriore scompiglio.
    Mi hai fatto venire in mente “Milano circonvallazione esterna”:

    ‘ma sarebbe come arrendersi
    a quello che non sono
    e non sentirsi libero
    di non essere felice,
    di non sentirmi vivo,
    di non accontentarmi
    della mediocrità
    che mi propini.’

    Sei una DONNA con cervello, carattere, cultura, bellezza, fascino, e mille altre qualità. Non puoi accontentarti di uno mediocre. Arriverà un Uomo, con la U maiuscola, che saprà starti affianco. E no, non sarà un principe azzurro a cavallo, come quelli della Disney. Ma sarai felice comunque, al suo fianco. ♥

    1. vi amo. vi amo per questi commenti che sono quelli che una c’ha bisogno di sentirsi dire. anche se poi non arriva nessuno. il vostro crederci è il mio 🙂
      vi amo sul serio.

      no, di un mediocre non si può fare. nemmeno di uno sufficiente. nemmeno di uno discreto. poi va tutto in vacca. deve arrivare e ribaltarmi.

      di questo sì, ne ho voglia.
      un bacio grande
      ps: ottima mossa, propinarmi manuel in un momento di dissidio interiore 🙂

  15. A me è successa una cosa simile, con la mia più cara amica, ora sposata e felice, dopo averne passate di brutte. E io sempre fidanzatissima, ancora aspetto di coronare anche uno solo dei miei più piccoli sogni amorosi…

  16. Ciao Vagy…quando avevo su per giu’ 18-19 anni anni non battevo chiodo e ricordo che scrivevo pagine e pagine di diari (allora cartacei…) chiedendomi ” se, come e quando” avrei trovato il Lui che mi avrebbe fatto battere il cuore ecc.ecc. Trovai poco tempo dopo uno stronzo di 34 anni che mi prese in giro per due anni, poi un secondo stronzo altrettanto grande che per fortuna mollai io dopo un mese…poi conobbi il mio ex marito da cui divorziai dopo 5 anni di fidanzamento e 8 di matrimonio infelice…nel frattempo ci si mise di mezzo un ulteriore stronzo per il quale persi l’anima e la ragione e che ha infierito a ripetizione nella mia autostima…e finalmente solo a 36 anni ho trovato uno che mi calzava bene. Se ora potessi tornare indietro…vorrei tanto essere stata SINGLE e SOLA in quegli anni…di sicuro avrei speso le mie energie meglio e in modo piu’ proficuo (ad esempio, per realizzarmi in una professione)……perche’ e’ vero che quando non abbiamo il cazzetto lo vogliamo…ma spesso quando ne abbiamo uno non siamo felici…anzi, a volte e’ proprio un disatro e un’immane perdita di tempo…per cui ti auguro di essere felice per il tempo in cui sarai single e di esserlo altrettanto per il tempo in cui il Lui (sicuramente) arrivera’.. Baci

    1. ma grazie cara.
      ma sì, sono tutte cose che so benissimo. figurati, è un anno che son qui a parlarne e ad ammorbare il prossimo.

      è solo che ci sono momenti in cui la razionalità cola a picco. quella forza e quella lucidità che ti fa fare tutte queste giustissime considerazioni che tu e altre amiche vagine mi avete lasciato, ecco ci sono quelle volte che la luce se ne va a mignotte.
      e ci viene solo l’ansia vaginale…

      ma poi passa. e tutto torna al proprio posto.
      anche nel disordine 🙂

  17. Perdonami in anticipo. Sto per scrivere una cosa molto triste e tremendamente banale. Ma la sento vera. Il punto è che ho il momento Leopardi e putacaso sono sul tuo blog.
    Certe volte una fa tanta fatica a trovare l’omo, costruire qualcosa insieme, procreare, crearsi degli affetti. Di quelli veri, unici, totalizzanti.
    Certe volte una si sente in una botte di ferro. Così sicura di non esser sola da non pensarci proprio mai alla morte. Al limite si immagina che arriverà quando avrà 102 anni e settordici nipoti mocciolosi intorno.
    Col cazzo.
    Magari, invece, arriva la mattina alle 7, su un’autostrada. E l’ultima cosa che vedi è il cofano che si accartoccia. Altro che il viso dei settordici nipoti.
    Capisco che sto mmm sminuendo il concetto di solitudine ma, fidati, quando quella bastarda della morte la vedi in faccia, ti senti fottutamente sola. In ogni caso.
    Ergo… non pensarci più mia cara Vagina. Primo perché lui arriverà eccome e no, non lo dico per consolarti, tu sei cazzuta, non ne hai bisogno. Secondo perché, si sa, le blogger sono immortali. Peggio di Andreotti.
    Un bacio grande 🙂

  18. …non morirà mai solo, chi ha imparato a viver prima solo…
    ….chi vivendo solo ha imparato a capire chi realmente può farli compagnia per tutta la vita…a contratto a tempo indeterminato 😀
    E come diceva Winnicott La capacita di stare soli è un elemento fondante, e non dipende dalla vicinanza fisica. Si può star soli anche in compagnia e sentirsi in compagnia essendo soli.

  19. E come la mettiamo quando non credi a niente ma emotivamente alla fine non è così? Il tuo cervello entra in confilitto con un’altra parte di te che neanche sai definire e sai che per un verso o per l’altro ti stai per fare di nuovo un male cane eppure ottusa vai avanti (o ci provi vabbè) perchè se ci provi un minimo di affezione ce la metti…A volte vorrei riuscire a non volere più niente, almeno mi metto l’animo definitivamente in pace.
    Intervento deprimente il mio ^^

    1. io invece vorrei tantissimo volere. correre il rischio.
      farmi male. vorrei un morso nello stomaco che non sai che darei. ma di quelli veri, quelli che capitano, quelli che te ne accorgi che è già tardi e già sei infetta.

      vuoi. fatti male. fallo, tu che lo stimolo ce l’hai.
      non volere è una cosa pessima. davvero.

      1. No ma manca pure lo stimolo perchè l’unico che al momento c’è (quello del social network sola 😀 ) per quanto mi incuriosisca pure troppo mi mette pure troppi dubbi (che nn dipendono solo da lui ma per la maggior parte son dovuti a miei “problemi” che mi troverei ad affrontare)

  20. Mah? La mia idea è che non è il caso di sentirci in colpa per quello che la vita ci nega. E’ lo stesso meccanismo velenoso che osservo nei malati, che si vergognano della malattia: quasi fosse la pena per un peccato!

    La vita non è meritocratica, se non a rovescio. Meglio vivere serenamente che dannarsi per cose che non possiamo decidere. E magari chissà che la ruota non giri dalla parte giusta.

  21. Mi é parso sul serio di leggere cose scritte da me. Se riuscirai mai a trovare una qualche risposta che ti permetta di non avere sempre gli stessi pensieri e ti permetta di smetterla di avvalerti della facoltà di illusione per dovrr andare avanti, io vagina aspetto che tu condivida con me il segreto della gioia di non pensare di morire sola in una casa piena di gatti.

  22. “io sto facendo molte altre cose nel mentre e che sì, che devo aver fede, che arriverà”. Il problema è quel ‘nel mentre’. Nel mentre succede cosa? Quello che, fossi in te, mi farebbe vorticare i metaforici zebedei è che proprio il paragone che fa l’articolo che hai appena postato, per me veramete umiliante, tra le tue testimondianze e quelle – che poi testimonianze non sono, trattandosi di fiction – di sex & the city su cui un uomo del sud di oltre 50 anni (mio padre) un giorno, distrattamente, disse “Ma queste, quando si maritano, di che cazzo parlano? Finisce la storia!”. Correva l’anno 2001 e, in effetti, sì: la serie è finita quando tutte loro hanno trovato l’amore. Quindi essere una donna interessante come te – come me – cos’è, na storia di frontiera? Non lo so, e ‘non lo so’ non è retorico: io non lo so cosa succede oltre una relazione stabile e felice, io ne ho una e non lo so. Come si concilia cervello, cinismo, talento, propensione all’infelicità creativa, quando tutto ti dice che devi essere felice? Tu lo sai? Io no. Ma “nel mentre”, minchia, no.

    1. scusa, è l’ora tarda, ma non ho capito quale sia il problema con “nel mentre”.
      il paragone dell’articolo è una cosa facile, chiunque parli di sesso e relazioni è condannata ad essere etichettata come figlia di sex and the city. a dire il vero il pezzo segna una differenza, piuttosto evidente. ma anche lì, forse nell’ora tarda mi perdo dei pezzi.

      quanto al resto, non lo so nemmeno io. perché come te non ho una relazione felice. dovessimo mai scoprirlo, possiamo raccontarcelo.

      1. Non c’è un problema oggettivo nel fare cose ‘nel mentre’ si aspetta l’ammmore. Dipende che valore si sta dando a quel ‘mentre’, insomma: che sia diverso da quello degli sceneggiatodi della HBO (e parlo anche del tanto osannato – mai capito perché – ‘girls’ – ma pensto tu abbia gli strumenti perché lo sia. Oltretutto, la HBO non ti ha ancora contattata, dunque sei salva. Quello che – forse per l’ora tarda – volevo esprimere era il colossale (mio) giramento di palle per non aver visto ancora nessuna serie tv che parli della sindrome di Emma Bovary (“Quindi quello che volevo è tutto qui?” (…) cucchiaiate di cianuro)

  23. Vagy, la tua amica ha ragione. Nella vita capitano le cose più strane, il mio ragazzo l’ho conosciuto a 14 anni e per 8 siamo stati solo amici. L’uomo giusto ce lo avevo accanto, gli raccontavo già tutto, dovevo solo capire che era lui, e ci ho messo tanto tanto tempo.
    Tranquilla per la questione di carattere, tutti dicono che pur essendo ” di carattere ” ho trovato qualcuno che mi tiene testa. Un bacio!

    1. Cara Vagina, questo post capita a pennello, in un sabato sera strascorso nella solitudine, vedi mi ci ritrovo in pieno.
      La cosa brutta sai qual è? E’ che molti si sentono come noi, cazzetti e vagine varie, soli nella loro quotidinianità, soli nelle loro esperienze, nelle cose belle ed in quelle brutte. Ma non abbiamo mai la forza e l’umiltà di metterci a nudo con gli altri e dirci “condividiamola questa solitudine in due”. Ma no non succede mai così ci vorrebbe troppa fiducia negli altri, e ci manca, e ci vorrebbe tanto coraggio, ed io personalmente non ne ho. Ma dato che mantengo sempre un poco di positività ti dico, pensa a chi è accoppiato e si sente comunque solo nella propria relazione, e pensa quanto sia più brutto, perchè oltre alla solitudine ci si sente ingabbiati in qualcosa che non ti sostiene e ti da voglia di fare, ma il contrario. Pensa che noi alla fine abbiamo sviluppato la forza di vivere da sola le nostre cose e che ce la facciamo e anche bene e dovremmo iniziare a pensare che vorremmo che questa relazione solipsistacon noi stessi non finisse mai e forse quando inizieremo a crederci finirà, perchè in fondo le cose finiscono sul più bello e dobbiamo iniziare a pensare un pò al contrario e chissà che tutto non inizi ad andare esattamente per il verso giusto, tipo il tuo ciuffo insomma.
      Un bacio
      Una solipsista

      1. @solipsista: hai tanta ragione. infatti poi ci penso sempre. che io ero sola anche quando ero in coppia. e passa. e tutto sommato io ci sto bene, così. è che a volte non mi tollero. sai, sono pesante 🙂
        un bacio a te
        v.

  24. Martin Blanchard s’era sposato due volte, aveva divorziato due volte, aveva rotto molte relazioni. Adesso aveva quarantacinque anni, viveva da solo al quarto piano di un condominio e aveva appena perso il ventisettesimo lavoro per assenteismo e noia. Si manteneva col sussidio di disoccupazione. Aveva desideri semplici – gli piaceva ubriacarsi più spesso possibile, da solo, e gli piaceva dormire lunghe ore e stare a casa, da solo. Un’altra stranezza di Martin Blanchard è che non si sentiva mai solo. Più riusciva a starsene lontano dalla razza umana, più si sentiva bene. I matrimoni, le relazioni, le avventure d’una notte l’avevano indotto a credere che l’atto sessuale non aveva quel che il genere femminile chiedeva in cambio.

  25. ho 51 anni del genere VagiSenior o VagiVintage – dipende da che parte mi si guarda – sposata da quasi 28 anni ( ti prego non svenire!) e sono appena alla seconda bottiglia. Credimi,( odioso modo di dire di chi ha sperperato la propria vita non seguendo i suggerimenti di nessuno) il meglio deve ancora venire. Ma sei troppo intelligente per farlo 😉

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