E sesso orale. E santità.

Quando una è single le succede di alternare momenti di profonda aridità emotiva a periodi di elevata sensibilità sentimentale, durante i quali si innamora a ogni piè sospinto, attingendo a un repertorio umano che varia dall’autista del tram ad Arthur Rimbaud.

In questo momento, per esempio, sono innamorata di Francesco Bianconi dei Baustelle. Anzi, sono innamorata dei Baustelle.

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Come di tanto in tanto faccio, ho smosso i miei potentissimi canali vaginali e ho ottenuto due accrediti per me e indievagina che, oltre a essere l’eletta che meglio può apprezzare questo genere di esperienza metafisica di lunedì sera dopo il lavoro, è anche colei che per prima mi passò La Malavita, in un pomeriggio di diversi anni (e diversi kilogrammi) fà.

Così, intorno alle 20 siamo montate a bordo del mio bolide e siamo partite alla volta degli Arcimboldi, per assistere al Fantasma Tour, non prima di aver ingurgitato un hot dog di fetida qualità accompagnato da birra piscio, disquisendo su quanto tra tutte le tipologie di junk food, quello  pre-concerto resti indiscutibilmente il più gustoso.

Ci siamo sedute, pochi minuti d’attesa, si sono spente le luci e lo spettacolo è iniziato.

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E’ iniziato e io non so se sia dipeso dal fatto d’essere in teatro, che io mi suggestiono sempre quando sono in teatro, oppure dalla presenza dell’orchestra diretta da Enrico Gabrielli, che io adoro perché i Calibro 35 sono così bravi che non si ascoltano, ecco io non lo so da cosa sia dipeso, ma ho pensato dal primo istante: “Cazzo, sono diventati grandi“.

I Baustelle son cresciuti. L’evocazione adolescenziale ha lasciato il posto a un’età adulta senza vie d’uscita. Le inquiete istanze puberali, la malinconia dubbiosa da trentenni di provincia, l’inquietudine esistenziale si è evoluta, si è complicata. E questo i Baustelle ce lo mostrano, senza inibizione e senza ostentazione, facendo ricorso a un canto che si fa narrazione e a un impianto strumentale che esprime il putiferio opaco che vi è dietro, che vi è dentro, che vi è sotto.

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La maturità chiude le possibilità. Il Futuro è una malattia “che desertifica, che significa che ciò che siamo stati non saremo più”. E tutto rimane permeato da un’incontenibile, sfrontata e persino precoce nostalgia. Ed è proprio questa specie di ansia naturalizzata, questo logorante sentimento del tempo che scorre inesorabile, cantato con una disarmante spontaneità, che me li ha fatti sentire vicini. Vicinissimi.

I Baustelle sono cresciuti. Hanno metabolizzato e rielaborato i propri tratti distintivi, arricchendoli di rimandi, omaggi, citazioni della migliore tradiziona cantautorale italiana, ma anche di cori e giochi di luce di pinkfloydiana memoria, e sonorità a tratti lisergiche. E anche quando sale il sospetto che forse non ci sia in essi qualcosa di davvero nuovo, di davvero straordinario, di davvero mai sentito (per quanto encomiabile e interessante sia ciò cui si sta assistendo), ecco che arriva un verso, senza preavviso, 4 o 5 parole messe in fila, che ci lasciano nudi. Che ci obbligano alla resa. Come il “Perciò stanotte dormi qui, che non esiste oscenità, freghiamo la pornografia. E dammi figli e verità. E sesso orale e santità ” di Nessuno.

Cioè, io glielo davo veramente l’utero, a uno che mi cantava ste robe, per dire…

I Baustelle sono cresciuti. E io non so dire se siano migliori o peggiori di quelli iniziali, che pure abbiamo amato. So soltanto che sono cresciuti, come persone e come artisti. E so che io sento ciò che sentono loro. So che tutti cerchiamo la chiave individuale a un disagio generazionale. So che quell’irrisolto oggi è più profondo di ieri, al punto che – d’un tratto – le parole finiscono e tutto viene demandato all’orchestra che interpreta, sublima e ci restituisce i perché e i per come delle nostre angosce condivise. Della nostra paura di fallire.

So che i Baustelle sono cresciuti e che interpretano come pochi altri lo spirito del nostro tempo: la sua controversia, la sua inadeguatezza a tutti i semplicismi, la sua ansia, la sua rassegnazione sofferta. Ma anche la sua cultura, la sua finezza, il suo catartico cinismo, la sua malinconica bellezza.

So che i Baustelle sono cresciuti e saranno tra quelli che un giorno ascolterò in macchina, in viaggio, con il mio compagno accanto e i figli seduti dietro. Come mio padre faceva quando ero bambina. Con De André. E Dalla, e De Gregori, e Bennato, e Battisti.

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In questo momento, per esempio, sono innamorata di Francesco Bianconi dei Baustelle.

Perché magari sembrerà strano, ma è una cosa meravigliosa sapere che qualcuno è ancora capace di toccare le inquietudini che ho dentro. Anche se è un musicista. Anche se lo fa cantando, in punta di dita, sull’orlo di me. Senza conoscermi.

43 thoughts on “E sesso orale. E santità.

  1. Io in macchina con i figli ascolto i Green Day e loro fanno headbang con la testa ridendo, otto e cinque anni.
    Certo, certo che sono cresciuti i Bau, come siamo cresciuti tutti, e la sensibilità con cui sventrano questo cazzo di paese mette paura.
    Grandi.

  2. Questo post cade nel momento giusto, proprio ieri sera mi chiedevo come sia possibile che periodicamente mi senta totalmente innamorata di qualche musicista/band. Sarà anche sciocco, sarà la singletudine prolungata oppure sarà che certi personaggi sanno toccare delle corde profonde dentro di noi nonostante non facciano parte della nostra vita. I Baustelle non li ho mai ascoltati con convinzione però mi hai fatto venire voglia di sentire qualcosa. Detto questo, devo dichiarare qui ed ora il mio amore per Matteo Casadei, cantante dei Blastema.. che sigillerò con un concerto tra un mesetto 😛

  3. “Perché magari sembrerà strano, ma è una cosa meravigliosa sapere che qualcuno è ancora capace di toccare le inquietudini che ho dentro.”

    Credo che questa frase spieghi perfettamente perché mi innamoro dei musicisti, in particolar modo di quello che nel gruppo scrive i testi. Non è un amore fisico – magari lo fosse, che certi musicisti sono dei fighi… – ma un amore spirituale. La grandezza della musica sta in questo: anche quando ti senti solo come un cane, puoi ascoltare una canzone in cui ti rifletti o che ti fa riflettere, chi ti tocca e scuote nel profondo. E visto che le canzoni sono create da altre persone, credo che sia questa l’unica cosa che mi fa credere davvero che non siamo mai soli.

  4. Tutto giusto, come al solito scrivi molto bene.
    Però per sdrammatizzare (spero mi perdonerai), ché io non riesco a prendere niente sul serio: in questo momento, per esempio, sei innamorata di Francesco Bianconi dei Baustelle perché, tra l’altro, è un gran pezzo di figo (e lo dico da maschio etero che coglie però la figaggine maschile altrui).

    1. ma che davvero lo trovi figo?
      io e indievagina al massimo lo troviamo pieno di fascino sfigato.
      il resto delle mie amiche, quelle fichette, sono convinte non si lavi.
      io cmq l’utero lo davo a uno che mi cantava quelle robe….

      1. Giustamente la davi!
        Sì è un po’ zozzo e pieno di fascino sfigato, in pratica il mio concetto di “figo”.
        Aggiungo una strofa, la più bella di Nessuno, per me:

        Arrivi e dici dolcemente
        Che vecchio stupido che sei
        Ed accarezzi con la mente
        Le rughe che ti regalai

  5. Loro non mi hanno mai fatta impazzire ma, si sa, io finché non vedo un concerto live non riesco bene a comprendere alcun gruppo. Stessa cosa che mi è successa per i Marlene o Il Teatro degli Orrori. A volte, non ho neanche ascoltato nulla di troppo registrato e son andata direttamente a un concerto, a farmi sputare parole, versi e note addosso.
    Per i Baustelle è così. Non mi fanno impazzire.
    Ma dalla tua descrizione, quasi quasi, vado a comprare un biglietto.

    ♥♥♥

  6. Diceva un mio amico, poi diventato prete, si canta e si suona nelle funzioni religiose, perchè è una via per arrivare a Dio.
    Non so se Dio sarebbe contento, ma quando i Subsonica, hanno scritto “forse è perchè…sorrido fuori tempo”, mi sono chiesta se per caso non mi leggessero nel cranio.
    E non credo sia una prerogativa dei single, io pure potrei farti un paio di nomi di gente che inviterei volentieri a casa 🙂

  7. Ciao Vagy!Francesco ha detto che se mai dovessimo sposarci lui in chiesa ci entra solo con una canzone dei Linkin Park e per quanto anch’io sia una loro fan……insomma mi tocca trovare un prete rocchettaro!

  8. “Alla fine è commovente ciò che sai che muterà”.
    La Natura.

    Sono cambiati sì, i Baustelle.
    Quest’album io lo sento dentro. Come te, come tanti. Che siamo tutti figli dello stesso tempo.
    Bel post. Sei una gran critica musicale, facci un pensiero!:D
    Ciao vagi, baci.
    Silvia

    1. ero sicura che noi che apparteniamo allo stesso tempo pensiamo le stesse cose di questi pezzi…
      ne ero sicura…

      critica musicale tesoro, sono ignorante come na capra, ar finale, tuvvedrai 🙂
      bacio a te
      v

  9. Ho conosciuto i Baustelle qualche anno fa, grazie ad una canzone che adesso è la loro canzone che odio di più, e cioè Charlie fa surf. Li ho amati e li amo, sono stato a tre loro concerti, e sì, sono cresciuti tantissimo dai tempi del Sussidiario Illustrato della Giovinezza, tant’è che adesso con questo me-ra-vi-glio-so Fantasma non sembrano nemmeno loro.

    Darkroom è finita nei ringraziamenti della mia tesi, non so se mi spiego.

    E il 4 Maggio li attendo a Montecatini ♥

  10. Io conosco solo La Morte, l’ho taggata per curiosità ed ho scoperto i Baustelle! Bravi!
    Però in questo momento un pensierino ce lo farei con Daniele Silvestri: da quando l’anno scorso sono stata ad un suo concerto, mmme ppiaceee!!!

Parla con Vagina, Vagina risponde

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