Sociali Cambiamenti e Vaginali Conferme

Ogni volta che torni a casa ti accorgi che qualcosa è cambiato, anche se ti sforzi sempre di far finta che ogni cosa sia uguale a prima.  Perché tutto sommato persino lì, persino nel profondo sud, le cose cambiano, le persone cambiano. Invecchiano per lo più. Certe crescono e certe non cresceranno mai. Però portano la barba, oppure tagliano i capelli, molti ingrassano, pochi dimagriscono e io, come è noto, rientro nella prima macro-categoria.

Le cose cambiano, anche a Taranto, dove non cambia niente mai. Le cose cambiano. Persino il manto stradale cambia. Peggiora. Ed è un problema, specie per quelli come me, che vivono fuori. Che non possono saperlo che lì, per esempio, da un mese, c’è un fosso che nemmanco fosse caduto Giuliano Ferrara di culo a terra, voglio dire, si sarebbe formato così grosso.  Infatti ci avvisiamo, tra di noi. Autentica cittadinanza solidale. Ci diciamo: “Vedi che lì, all’incrocio del Bambuza con Viale Unità d’Italia ci sta una buca enorme”. Che poi il Bambuza non si chiama più Bambuza. Adesso si chiama La Sfinge, o La Piramide o qualcosa del genere ma per noi è e rimane il Bambuza. Che poi è un postaccio, il Bambuza. Come quasi tutti i posti a Taranto, che hanno le luci al neon, gli schermi al plasma e sfornano espressini e cornetti tutta la notte.

v&f

Ecco, voglio dire, ogni volta che torno lo so che mio padre sarà un po’ più silenzioso e che la Vagina Maestra sarà un po’ più stanca e che io farò sempre un po’ più fatica a digerire tutte quelle squisitezze che se magnano giù. Io lo so. Sempre. Ogni volta di più. Lo so che mio zio avrà ancora i punti dopo l’intervento, che mio cugino maggiore avrà qualche etto in più sulla ventra da metalmeccanico e che l’altro, il “piccolino”, insensatamente appellato ancora così nonostante sia del ’79, ecco lui avrà qualche capello in meno. Io lo so già. Che da noi è così. Se nasci piccolo, piccolo resti. Anche se cresci. E’ lo stesso principio. Fingere che nulla cambi, anche se cambia tutto.

Persino lì. Persino a Taranto, dove niente cambia mai. Persino io, cambio.

Persino io non riesco a lasciare a Milano le prime vere preoccupazioni professionali. Persino io torno e trovo meno volti noti, meno amici tra tutti quegli amici che non tornano più, che i giorni son pochi e muoversi costa troppo. Che la crisi c’è e c’è per tutti. Anche quelli che c’hanno una laurea vera in una vera materia, tipo In-ge-gne-ria, quelli che quando avemo iniziato a studiare si pensavano di guadagnare 5 milioni di miliardi di euro al mese e poi si sono trovati pure loro nelle frange più estreme del milleeurismo. Quelli che non sono più precari, sono disoccupati direttamente. Che poi si sa, Ingegneria quanto è difficile a Bari non è difficile a nessuna parte e ci si ritrova facile, così, a chiedersi se non si sia sbagliato tutto, alle soglie dei 30, con più o meno un cazzo in mano. Perché per dirla tutta anche noi siamo cambiati. Noi che ci ritroviamo ancora lì, alla processione del giovedì santo a Taranto Vecchia e a quella del venerdì santo in centro. Noi che incrociamo il nostro ex professore di italiano, che di noi si ricorda, che ci chiede cosa facciamo e che siamo diventati negli ultimi dieci anni. Noi che alle tradizioni ci teniamo. Noi che in Dio non crediamo ma che seguiamo le signore grasse e vecchie con i capelli lunghi e sfibrati, colorati da una tintura nera nera e scadente, fatta in casa. Noi che le seguiamo mentre si muovono lente con i ceri enormi in mano. Noi che quando incontriamo i compagni di scuola parliamo del passato pur di non parlare del futuro. Noi che discutiamo di mutui che non otterremo mai e di patrimoni genetici che forse perderemo nelle pieghe (e nelle piaghe) di una vita solitaria (la mia) e dissoluta (quella di Frecciagrossa). Noi che dibattiamo dei grillini e di Vendola alle 4 del mattino su un balcone di periferia, fumando un paio di vurpi di super-puzzone, il celeberrimo hashish tarantino, raccontandoci tutto quello che avremmo dovuto o potuto fare alla nostra età e che invece non abbiamo fatto ancora, e la democrazia, e l’Ilva, e sticazzi è tardi, domani si parte.

taranto

E così riparto, torno a Milano. Ma prima di andarmene riesco a fare ciò che devo fare. Riesco a parlare ancora con i miei, a cuore squarciato, se necessario, condividendo i malesseri come solo con loro posso fare, come solo con loro riesco a fare, senza pudore e senza tabù. Riesco ancora a coccolare Braciola. Riesco ancora a incontrare vecchi amici che sanno ubriacarsi di birra. Riesco ancora a ridere con Frecciagrossa e la nostra amica Pea, che è una delle vagine più intelligenti che io abbia incontrato nella vita, che legge un sacco e fuma troppo, e quando ride ti contagia, e poi ci viene il mal di guance, pensando a nuovi mestieri e nuove idee di bussiness come, ad esempio, creare un Lavaggio Peluche. Oppure proporci come Peluche Sitter.

E ci sembrano idee straordinariamente geniali.

E l’aereo di rientro, in partenza dopo poche ore, per un po’ lo dimentichiamo.

E restiamo ancora lì. Ancora un po’.

A contorcerci dalle risate, insieme.

69 thoughts on “Sociali Cambiamenti e Vaginali Conferme

  1. Sai che con questo post ti invidio? perchè ogni volta che torno mi sento sempre pù fuori posto e sempre più checisonvenutaafare, e le chiacchiere sono sempre più contate…hai un posto dove tornare e che puoi chiamare casa e questa è una bellissima cosa lo sai vero? 🙂

  2. E’ vero qualcosa è cambiato, e nulla è cambiato. E’ cambiata anche la prospettiva. E sei cambiata anche tu.
    Ma la vena malinconica correla alle radici, che non possono essere divelte. Checchè

  3. Saro’ banale e infantile ma.Ma non dovremmo vivere cosi, dovrebbe essere vietato vivere dove non si vuole, bisognerebbe poter avere la possibilita’ di poter credere di riuscire a costruire qualcosa ovunque.E invece.

    1. dovrebbe essere vietato non vivere con chi si ama ma vivere con chi ci capita, per esempio…
      certe volte essere infantili permette di rendere le cose più semplici. di rimetterle nell’ordine giusto. quello meno influenzato da tutte le sovrastrutture della minchia con cui viviamo…per esempio…

  4. Ciao Vagy,
    Questo commento non c’incastra niente con il post (non c’azzecca come direbbe qualcuno).
    Ma io ti devo ringraziare. Davvero.

    Alcuni mesi fa , molti mesi fa, girovagando sul tuo blog, tra i commenti di una tua “fan” ne notai uno in particolare. Sembrava un’inserzione delle auto che, tra molte, sembrava quella evidenziata in giallo che, magneticamente, attira la tua attenzione.
    E me l’ha attirata.
    Ho risposto.
    Ha risposto.
    In un modo che mi ha affascinato.
    Ed io ho iniziato la ricerca, con tutte le chiavi possibili, web, mail, FB. Niente. Mistero.
    Un giorno commenta sul mio blog. E mi rendo conto che mi seguiva da tempo, in silenzio. Mi leggeva dentro.
    Ed iniziamo un piacevole scambio di tanto in tanto di messaggi in un linguaggio che era il “nostro”. Tutto tra le righe.
    Per me era come andare al mio bar con il barman che mi faceva trovare la mia ciambella preferita da parte, il cappuccino fatto per me, le chiacchiere.
    Fino a che non capisci che alla fine non ti basta la ciambella ma ti interessa il barman. Assolutamente ed esclusivamente il barman.
    Ed al barman interessa il SUO Cliente.
    Non ci siamo mai visti alla fine. Il Barman ha “preferito” rompere qualcosa che ancora non era stato composto, con un dolore, il suo, il mio, che mi lascia di pietra. Forse ha ragione lei, ben più razionale di me.

    Ma io ti voglio ringraziare Vagy.

    Perché se ho bevuto questi meravigliosi cappuccini accompagnati da dolci ciambelle, lo devo a te.
    Non tutte le ciambelle riescono con il buco, ma è pur sempre bello sapere che qualcuno la teneva da parte per te.

    Un bacio.

    1. beh, io leggo solo ora questo ringraziamento ma… se il dolore che lascia di pietra era sia suo che tuo … che razionalità è non provarci nemmeno…

      1. rileggendo… non per andare sul banale… ma forse la chiave di lettura è che lei ha preferito un altro cliente del bar…?

      2. Se hai risposto cosi’ piccato perchè ho colto nel segno, mi spiace. Se invece pensi veramente quello che hai scritto… allora insisti, la barman deve cedere! E poi raccontaci! 😉 😉

  5. Il mio volo è domani: sono stata a San Domenico (HO VISTO LA MADONNA!) e ai Misteri; ho visitato l’Ipogeo De Beaumont/Bonelli (lungo la Ringhiera), la casa della Marchesa con i suoi misteri e le Maioliche di Silvana Galeone, e Taranto Vecchia (Il Borgo Antico); sono arrivata fino Lido Silvana, ancora devastato dal famoso maledetto incendio; ho girato per la mia città con una profonda malinconia nel cuore e la certezza che tornerò, anche se i miei amici qui sono sempre di meno e meno spesso tornano giù e il degrado è sempre maggiore, che le strade sono una sfida e un test per le auto. Ti ringrazio per quello che scrivi, perchè ogni volta che ne ho la possibilità (anche se sono abbastanza più vecchia di te) leggo ciò che io stessa sento nel cuore e penso che certi sentimenti e sensazioni, grazie al cielo, non hanno età e non appartengono a generazioni specifiche. Grazie mille, Lix

  6. Il post come sempre è bellissimo, l’ho letto tutto d’un fiato, ma il commento che mi vien spontaneo fare, anche se non c’entra nulla, è: a me piacciono da morire i colori dei tuoi rossetti! hai delle labbra splendide. Te le “invidio”. Bella Vagy!!

  7. Ciao Vagy,
    Questo commento non c’incastra niente con il post (non c’azzecca come direbbe qualcuno).
    Ma io ti devo ringraziare. Davvero.

    Alcuni mesi fa , molti mesi fa, girovagando sul tuo blog, tra i commenti di una tua “fan” ne notai uno in particolare. Sembrava un’inserzione delle auto che, tra molte, appariva evidenziata in quel giallo che, magneticamente, attira la tua attenzione.
    E me l’ha attirata.
    Ho risposto.
    Ha risposto.
    In un modo che mi ha affascinato.
    Ed io ho iniziato la ricerca, con tutte le chiavi possibili, web, mail, FB. Niente. Mistero.
    Un giorno commenta sul mio blog. E mi rendo conto che mi seguiva da tempo, in silenzio. Mi leggeva dentro.
    Ed iniziamo un piacevole scambio di tanto in tanto di messaggi in un linguaggio che era il “nostro”. Tutto tra le righe.
    Per me era come andare al mio bar con il barman che mi faceva trovare la mia ciambella preferita da parte, il cappuccino fatto per me, le chiacchiere.
    Fino a che non capisci che alla fine non ti basta la ciambella ma ti interessa il barman. Assolutamente ed esclusivamente il barman.
    Ed al barman interessa il SUO Cliente.
    Non ci siamo mai visti alla fine. Il Barman ha “preferito” rompere qualcosa che ancora non era stato composto, con un dolore, il suo, il mio, che mi lascia di pietra. Forse ha ragione lei, ben più razionale di me.

    Ma io ti voglio ringraziare Vagy.

    Perché se ho bevuto questi meravigliosi cappuccini accompagnati da dolci ciambelle, lo devo a te.
    Non tutte le ciambelle riescono con il buco, ma è pur sempre bello sapere che qualcuno la teneva da parte per te.

    Un bacio.
    ME

  8. concotorcesi di risate con i vecchi amici resta uno dei piaceri più grandi della vita, persino oserei dire superiore al sesso, almeno a quello dozzinale che si pratica ai tempi del web

  9. Bello bello bello. Come già ti scrissi, a 40 anni gatto e partner scomparsi, si è un po’ in difficoltà ma il rientro “a casa”, come tu lo dipingi, come è stato per te, come è stato per me, fa un po’ rinascere. Poco poco, in mezzo alla pena (nascosta), in mezzo alle bugie (raccontate), in mezzo a chili di dolcetti commissionati ad una mamma sempre troppo disponibile e ad un papà ansioso di piacerci, ci si sente anime di nuovo. Invece che scarti. E spero di aver dato loro altrettanta anima. Bello bello bello.

  10. queste sensazioni mi fanno pensare che sia meglio non tornare mai, o tornare molto poco. accettare che certi luoghi appartengono al passato, e che il nostro presente è altrove. ma cavoli, un modo di far esistere i due spazi/tempi non l’ha ancora trovato nessuno?

  11. Io per la prima volta in 10 anni di emigrazione verso “nord” non ho passato la Pasqua in terra natia per crisi, per lavoro e per il milleurismo che ci condanna. E l’ho presa maledettamente male perchè anche se, come dici esattamente tu, per me le cose “giù” non cambiano mai, ho bisogno di RI-trovarle per sentirmi appartenente a qualcosa e a qualcuno.
    Bel post, bello, bello, bello!

  12. Cerco, sempre più spesso e senza riuscirci, di non pensare a Bologna. Com’era, com’è, come siamo diventati e come eravamo, noi ragazzi e ragazze del Galvani, del Copernico e di via Boldrini. Per non parlare dei nostri genitori, che è fortunato chi ancora ne ha uno su due.

    Poi: se l’idea ti ingrifasse e volessi metterla in pratica, mia figlia s’è inventata insieme a un amico la professione di “noleggiatrice di cani”. Checcevò? Compri un 4/5 cani di razza e taglia diverse, li tieni bene bene, poi li noleggi a chi vuole fare il figaccione con un Rottweiler o la trendy con un Hairdale Terrier.
    Però intanto il cessetto del gatto e l’acquario li pulisco io.

    Bacissimi.

    Zia

Parla con Vagina, Vagina risponde

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