Barbie Generation

Noi vagine nate negli anni ottanta, noi che siamo cresciute pensando che ci saremmo fidanzate con Marco Bellavia, noi che abbiamo imparato a scrivere col Grillo Parlante e a disegnare con Gira la Moda,  noi che collezionavamo ciucci di plastica colorata come se non ci fosse un domani, ecco per noi la Barbie è una specie di entità sacrosanta, è un feticcio religioso, è un’icona al di là del bene e del male, intrinsecamente legata alla prima coscienza meramente vaginale che abbiamo avuto di noi stesse.

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Per carità, le nostre infanzie spese nel nome del consumismo hanno avuto molti altri oggetti di culto, come ad esempio il Banco Scuola, i Polly Pocket o la Nouvelle Cuisine. Però le Barbie erano le Barbie. Personalmente non amavo nemmeno particolarmente giocare con le bambole: non ho mai avuto un Cicciobello, per esempio. Non ho mai avuto Baby Mia perché la Vagina Maestra era inquietata da questa bambola assassina che mi avrebbe chiamata “Mamma” alla veneranda età di 5 anni. E a dirla tutta, anche con Sbrodolina non ho mai avuto molto feeling. Voglio dire: io le davo la pappa e quella invece che sbrodolare mi pisciava da un’ascella o dall’inguine (o combinava altre nefandezze anatomiche che non vi sto a raccontare).

In questo desolante panorama che lasciava già presagire le mie carenze in quanto a spirito materno, le Barbie erano un’altra storia. Le Barbie erano fiche, senza se e senza ma. Le Barbie ti facevano sognare d’esser donna, non d’esser madre, innanzitutto, e questo a me pare già in qualche misura rivoluzionario. E nell’immaginario di una bambina esser donna vuol dire sì essere mamma, ma anche avere le tette (non spetta mica a Mattel spiegarti che oltre alle poppe nella vita c’è di più), usare il rossetto e camminare sui tacchi.

Eppoi, sognare di essere una tettona bionda californiana piaceva a tutte, avanti, che male c’è! Poi non lo siamo diventate, graziaddio, né ci siamo vestite di fucsia da capo a piedi, tranne che nel 2003 quando tutte abbiamo posseduto un paio di decolté tacco 9 color Katia del Grande Fratello. Ecco però voglio dire, era divertente giocare con le Barbie, da sole o in compagnia con le amichette, scambiarsi i vestiti, pettinarci i capelli biondissimi e sintetici, insomma, daicazzo, le Barbie erano le Barbie.E’ ovvio che una bambina trovi più aspirazionale una Barbie che una, cazzonesò, Pigotta! E le Barbie non bastavano mai. Erano il premio perfetto, quel qualcosa che ti rendeva incondizionatamente felice, sempre, a prescindere, erano impareggiabili, per noi della Barbie Generation. Un po’ come le videocassette dei film Disney.

Ecco, io di Barbie ne avevo 9, anche se ne ricordo specificatamente solo 3: Barbie Hollywood con i capelli lunghi fino alle caviglie e i camperos dorati, Barbie Roller Blade con i pattini che facevano la scintilla e Barbie Sirena con la coda azzurra metallizzata, una vera tamarra degli abissi. Le altre non le distinguo, ne ricordo solo il numero. Perché il numero di Barbie per una vagina può contare più del numero di uomini con cui è stata a letto.

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Ecco io avevo 9 Barbie e nessun Ken. Non era una bella vita per le mie Barbie. Potevano scegliere se diventare lelle o se vivere di relazioni immaginarie. E poi erano sempre scalze, le mie Barbie, perché io le scarpe le perdevo sempre, ma proprio sempre. E mi turbavo di questo e ancora oggi sarei così felice di avere una scatola piena di scarpette rosa di Barbie. Per compensare tutto ciò che non ho avuto. Tutto ciò che ho smarrito. Tutto ciò che non saprei più dove cercare, ormai.

Insomma, nel bene o nel male, le Barbie spaccavano assai. Al punto che quando ho letto ieri che hanno aperto la Casa di Barbie a Berlino me so detta: “Anvedi oh! Quasi quasi se ce capito!”
Poi ho letto la notizia completa e ho scoperto che gnente, hanno protestato, le femministe. Per quella storia che la Barbie è una bambola sessista, perché è un modello non aderente alla realtà, perché vogliamo un mondo senza pregiudizi, perché lo stereotipo della bionda americana con le sise che son due cocomeri, il vitino che è largo quanto una fetta di pompelmo, gli occhi azzurri, le labbra fucsia e i denti bianchi non va bene, che è un giocattolo con connotati sessuali. E blablabla.

Ecco, secondo me, mò che ci penso hanno proprio ragione su tutta la linea. Bisogna stare attenti ai bambini.

Per esempio, non dovremmo far vedere loro i cartoni con Minnie e Topolino. Metti che da adulti poi vanno da Nip & Tuck e chiedono di farsi fare delle enormi orecchie nere che spuntano dal cranio?

Per esempio anche quella storia della sorca depilata che va tanto di moda, ecco anche quella è colpa di Barbie, che non ha i peli. Dovremmo fare una petizione. E per dirla tutta, cosa stanno aspettando gli uomini a protestare contro He Man? Contro Batman? Contro Bruce Willis, persino.

heman

Torniamo seri, avanti. Ci sono problemi enormi nella condizione femminile odierna, in Italia più che mai. E’ uno scenario post-nucleare in cui i numeri del femminicidio s’accompagnano alle ragazze dell’Olgettina, in cui le nostre rappresentanti politiche hanno fatto in larga maggioranza più pompini di un viados brasiliano per arrivare dove sono e non esistono modelli dominanti di femminilità reali, consapevoli, ammirevoli. Questo è un fatto ed è tremebondo. Ma è un problema culturale, come sempre, all’interno del quale la Barbie lasciatela in pace. Perché di base tutto si può fare e tutto si può usare, il punto è sempre il “come”. Serve intelligenza, non radicalismo.

E comunque sticazzi. Quando ripasso da Berlino io alla Casa di Barbie ci vado. Anche se fa cagare.

Per principio e perché lo devo alla mia infanzia.

80 pensieri su “Barbie Generation

  1. “Le Barbie ti facevano sognare d’esser donna, non d’esser madre”
    standing ovation, Vagi!
    Ho sempre così sofferto la subdola predestinazione alla maternità, inferta dalle decine di pupattoli di gomma che anche tu citi nell’articolo.
    Sono una Vagina nata nei tardi anni ’60, e ti dico: anche per noi la Barbie era un mito! Se vado a Berlino, ci vado anch’io alla sua Maison! 🙂
    un bacio

    1. alle parole “Casa di Barbie” ho mollato quello che stavo facendo e mi sono messa davanti al televisore pensando “è una di quelle cose che nella vita devo vedere”, poi ho sentito anche delle proteste e blablabla.
      Giocavo i pomeriggi interi con queste stangone di plastica (fino ad un’età piuttosto avanzata per raccontarlo in giro-credo): giocare a Barbie dà alle bambine la possibilità di inventarsi il futuro che vogliono, di viverlo subito e -forse-di conservarne il sapore anche quando saranno grandi; di prendere consapevolezza del loro corpo attraverso quello di una bambola fichissima e di innamorarsi di ken o di mollarlo tutte le volte che volgiono (e grazie a Dio, senza che ken le riempia di botte o le ammazzi). Sono uno strumento di educazione sentimentale, sessuale e di vita…io ken me lo sono fatta comprare quando ero già grandicella e ci ho giocato pochissimo, bistrattandolo alla grande (anche se un ken per una cosa tipo 13 barbie, non era una statistica niente male!per non parlare di Shelly (la figlia di barbie-secondo me capitata un po’ per sbaglio): forse se avessi continuato a giocare con le Barbie un po’ più a lungo, a quest’ora avrei un rapporto migliore con gli uomini (e di sicuro meno problemi) e avrei un sogno più vivido da seguire nella mia vita.

  2. con me tutte le mie barbie finivano con l’essere punk e alla peggio subivano ferite da bisturi per poi essere suturate…. peccato non si rimarginassero mai, ne perdessero sangue.

      1. ehhh ma io le barbies non le ho mai amate particolarmente, ero una maschiaccia, preferivo giocare a calcio, arrampicarmi sugli alberi, scorazzare in bici, in pattini e in skateboard…

  3. E noi il Big Jim o la versione ipertrucida, il GI Joe. Per noi maschietti le Barbie hanno sempre rappresentato il simbolo supremo della delusione cocente. Insomma, le spogliavi e trovavi il nulla.

  4. Barbie ha una storia di immigrazione. È’ stata infatti inventata da una signora ebrea figlia di immigrati http://jwa.org/encyclopedia/article/handler-ruth-mosko
    E si’, poi c’era tutta la menata che le bimbe ebree erano ricce, bassotte, incazzose e le loro compagne di scuola americane purosangue erano bionde californiane sorridenti e quindi la bambola era, guardaunpo’, pure antisemita. Ruth Handler ha poi avuto un tumore al seno e c’era chi diceva che le stava bene, lei, colpevole di angosciare bimbe non ancora sviluppate. E lei si è’ messa a produrre …
    Va beh, e’ una storia interessante.
    Ciao

  5. intelligenza e non radicalismo…
    andrebbe inciso su tutti i luoghi pubblici (e privati)
    e poi la barbie credo sia stata una delle prime vere emancipatrici del potere femminile, il cui ometto, Ken era solo un labile contorno, adatto giusto a fare l’autista o il maggiordomo!

  6. tu ed io abbiamo avuto un destino segnato da una cronologia identica…
    la prima barbie della foto ce l’ho, si ce l’hho ancora, ma è stata decurtata della chioma…
    a marco bellavia preferivo donatello delle tartarughe ninja…
    no comment please

  7. Ora che mi ci fai pensare, anche He-Man potrebbe essere causa di miriadi di petti maschili depilati.
    E’ chiaro, ormai, il ruolo eversivo di quella setta massonica che noi ex-pargoli abbiamo indirettamente foraggiato: la MATTEL!
    Altro che P2…

  8. Vagy!!!!!!!!!!!Quando ho letto delle casa di barbie mi sarei precipitata a fare il tour completo!
    Vuoi sapere la verità? Conservo ancora un’enorme scatolone con tutte le mie Barbie e ne vado fiera perchè alcune sono pezzi introvabili ormai! Le femministe non sanno di cosa parlano, ho avuto anche la casa e il camper di Barbie, erano ore magiche. Poi da grande non mi è spuntata una quarta ma 2 lauree le ho prese lo stesso! E alla faccia di chi da grande smette di sognare il mio ragalo preferito sono le bambole di porcellana, ne ho una vetrina a quattro ripiani piena!

  9. Cara Vagina,
    mi sento un po’ parte di questo post e tu sai perché. Avevo in mente di scrivere dell’argomento ma come al solito tu lo fai meglio. Andiamoci insieme a Berlino così io mi infilo il vestito di barbie Superchioma che è da una vita che coltivo questo sogno proibito.

  10. Io che sono un po’ piu’ vechciotta confemro che la “barbiemania” era gia’ ben presente nel le bambine della mia generazione…forse in quegli anni (anni ’70) il consumismo sfrenato del decennio dopo non c’era ancora e quindi….di barbie ne avevo solo una…sognata e desiderata all’incversmile…volevo tanto la Barbie Ballerina ma costava troppo…cosi’ la mia nonna mi compro’ la “Barbie Portofino”, che ra molto pu’ economica e dotata solo di un costumino rosso. Le amichette piu’ fortunate avevano la mitica “Barbie Superstar” cpn i capelli lunghissimi e ondulati e le braccia piegate ed era vestita con un lungo abito aderente fucsia e il boa di struzzo…e aveva pure la macchna fucsia e il barboncino…la vera antenata di Paris Hilton ^_^. Sinceramente, io non ho mai voluto assomigliare alla barbie…mi piaceva vestirla, lavarla, pettinarla ma poi se mi facevano vedere un vestitono rosa scappavo…pero’ credo che quel modello femminile sia stato deleterio soprattutto per quelle ragazze che hanno vissto nella barbie, cosi’ sprorzionata, un modello fisico a cui adeguarsi….non voglio dire che la sia la causa dell’anoressia dilagante negli ultimi tre decenni…pero’ forse..un po’ di responsabilita’ anche lei ce l’ha….troppo magra, troppo tettuta, troppo “tutto”….pero’ era bello giocarci…e cosi’, nonostante tutto, la ricordo con affetto. Confesso che “da grande” ne ho acquistate alcune, ufficialmente “per collezione”, ma sotto sotto, e’ stato per gratificare la bambina che era in me e che voleva tanto una barbie “fica” come quella delle sue amiche. ^_^

  11. Le Barbie, che meraviglia, chi non ci ha giocato? Io ne avevo un bel po’, tanto che non ricordo il numero. Ma due in particolare sono rimaste nel mio cuore: Barbie Modella Fotomagic (schiacciavi il pulsantino dietro la schiena e lei buttava indietro le braccia, tirandosi così indietro i capelli a reclinare la testa in posa da diva.. sento le urla delle femministe!!) e Barbie Luce di Stelle (tanto agognata).
    Eppure non sono diventata nè fashion victim, né decerebrata nè succube al modello maschilista della donna oggetto. Si gioca, poi si cresce.
    PS: avevo 1 Ken e 1 Todd della famiglia Cuore. Poligami, of course!

  12. Vagi non so chi sia Marco Bellavia, ma il discorso sulle barbie lo condivido un sacco. Io ne avevo diverse e avevo pure un ken, ma il gioco era SOLO vestirle con dei pezzi di stoffa avanzati a mia madre che faceva la sarta. fine. no impersonificazione della vita di coppia, no megavilla di barbie, no complementi e accessori: solo vestire con le pezze. anfatti mo sò venuta su tranguillla, senza pensà nè alla maternità nè alla gnocchezza.
    cmq bello quando i miei problemi si limitavano a “che gli mettiamo oggi alla barbie”, eh!? mortacci.

    1. anche mia zia, sarta, mi faceva tanti vestiti per la Barbie con i pezzi di tessuto avanzati… li conservo ancora in una scatola : )

  13. E’ evidente, alle femministe compravano la Tanya…
    Son traumi gente, vanno comprese.

    Parità dei sessi? Io vedo soltanto grossolana emulazione (della parte più ridicola/grottesca del maschio).

    Con le barbie ci giocavo anch’io, mi eccitavano da morire e le ammucchiavo svestite nel carrellino dei giochi.

    Gran bei tempi.

    1. iNSUPERABILE COME IL TONNO.. :P, Chronicle!!
      Infatti dici .. bene Vagy.. Qui Si demonizzano i giochi.. io invece consiglierei di rivedere un attimino il dott. Freud.. così si inizierebbe a capire qualcosina.. o anche a ripensare a un modello sano di famiglia

    2. UN UOMO CHE SA COS’ E’ UN OSSIMORO?? :O wooow!!
      SEI IL MIO IDOLO DA OGGI.. . anche se cattivello.. sei very interesting… 😛 ( son troppo buona oggi).. Cmq ho detto ripensare.. Realizzare è utopia.

  14. E la Tania dove la mettiamo???Per le poverelle che non potevano permettersi Barbie LUCI DI STELLE c ol vestito che si illuminva al buio(il mio mito) si optava per l ‘economica cugina Tania…Il mio sogno mai esaudito…la MEGA VILLA di Barbie!!!Cavolo!!Ho pure pianto quando non me l ahnno regalata per Natale…La Barbie è un MUST ed è un’icona per noi DONNE…non ci trovo nulla di degradante e roba varia..C’è di peggio al Parlamento,verissimo

  15. Maddai!! Marco Bellavia era uno sfigatone di prima categoria…ma sarà mica figo uno così…Ce l’avevo in classe alla scuola per supereroi ed era il peggiore di tutti…non riusciva neanche a compiere un giro intero intorno alla terra alla velocità della luce per fermare le catastrofi naturali…sai come lo chiamavano in classe?? BELLA…VIA…DAI COGLIONI…

  16. Io di Barbie ne avevo una quindicina, tra cui Barbie sirena, ma quella coi capelli e la pinna viola. e Barbie rollerblade. Di Ken ne avevo solo 1, era sposato con Barbie occhi di diamante e tutte le altre erano le loro figlie, evidentemente erano neocatecumenali. Comunque sia, se vai a Berlino fai un sacco di foto ti prego!!!!!

  17. Le Barbie erano il mio gioco preferito! Le amavo e ne avevo un sacco: la barbie sirena, la barbie sky, la barbie con i capelli lunghi fino ai piedi…. ma sopra tutte Lei, la venere delle Barbie…la Barbie Gran Galà, con vestito fuxia con le stelle argentate…che costava il doppio di tutte le altre!

  18. ” Le Barbie ti facevano sognare d’esser donna” Concordo in pieno con te. Pezzo stupendo e tra l’altro questa frase la porterei a Berlino, davanti la casa di Barbie e inviterei a porla come slogan pubblicitario, altro che femministe.

  19. io che sono degli anni sessanta ho avuto la mia prima Barbie a sei anni. Era una rarità, orribile per i canoni odierni… e negli anni successivi una collezione bellissima di Barbie e Ken e Skipper compresa la serie Malibu e vestitini a iosa.
    Collezione che mia mamma mi ha fatto consegnare ancora bellissima e intatta quando ho compiuto quattordici anni, io molto riluttante, alla mia sorellina allora cinquenne che dopo mezza giornata aveva tagliato tutti i meravigliosi capelli delle Barbie e distrutto i loro vestitini… mi sono rifatta con mia figlia che ha giocato insieme a me seduta sul tappeto con Barbie e accessori di tutti i tipi divertendosi e divertendo molto sua madre

  20. Ommiddio quella stupida Barbie! Le avevo entrambe anche io la coda che cambia colore e le stelle su Barbie Holliwood (mi pare si chiamasse) che non uscivano mai bene, ma tutte slavate! DIo quanto hai ragione, siamo cresiute tutte allo stesso modo, dei clichè belle impacchettate per l’altare e il lavoro che non c’è!

  21. Approvo e sottoscrivo!

    Le mie Barbie erano sempre studentesse o donne in carriera. Uscivano, facevano sport, avevano un sacco di animali, andavano in giro con il camper. Barbie non si prendeva nemmeno la briga di convivere con Ken, lei aveva casa sua e se la teneva come le pareva. Ken si palesava solo quando c’era da andare a cena fuori, fare vacanze e al massimo farsi accompagnare in carrozza da qualche parte. Barbie faceva la veterinaria, la pilota, la maestra, il medico o l’astronauta, e si vestiva orgogliosamente come le pareva perché la sua competenza non era messa in discussione dall’essere gnocca. Barbie metteva anelli che se fossero veri peserebbero centocinquanta grammi. Barbie era alta come Ken, e lo guardava dritto negli occhi. Barbie cucinava e magnava quanto le pareva, e devo ancora vederli dei cocktail belli come quelli di “Barbie festa in piscina”. Barbie si faceva i tatuaggi. si faceva i capelli di colori assurdi. Barbie se ne fregava, insomma.

  22. personalmente penso che la realtà percepita dai media sia molto parziale, deformata. c’è quella che è adatta al clamore, molta normalità invece passa inosservata. magari stiamo meglio di quello che pensiamo.

  23. Io non ho mai posseduto una Barbie. La mia mamma non me l’ha mai voluta comprare perché nonostante fosse nata a cavallo dei ruggenti anni ’30, la pensava esattamente come le femministe crucche. Quindi: zero Barbie, ne elemosinavo una in prestito durante i pomeriggi con le amichette barbiedotate. Io avevo Cicciobello, poi un cagnolino nero di peluche che veniva giornalmente sodomizzato dal mio bassotto in pelo e ossa, gelosissimo. Poi avevo un sacco di pentoline, servizi da thè in vera porcellana, e il dolceforno. Ne è conseguito che ho sommerso mia figlia di Barbie, che lei odiava: preferiva le Braz, quelle che sembrano dei trans brasiliani e che non hanno le scarpe, ma PIEDI SVITABILI con scarpe di ogni tipo. In casa c’era un sacchetto con una ventina di piedi di Braz che regolarmente mio figlio faceva sparire per dispetto. Erano guerre fredde, quelle, perché lei poi boicottava le microcittà delle micromachines con tecniche da talebbana.
    Dio sa se è stata dura.
    Se organizzi un pullman per Berlino vengo anch’io.

    Bacissimi.

    Zia

      1. ihih 😀 ovviamente firmando così non si capisce molto. Ho cambiato account, perchè il vecchio (farfallaimpazzita) ha rischiato di perdere l’anonimato, che per il mio blog (e per me) è molto importante. . .

  24. …questo brano e’ bellissimo ed e’ di una serieta’ direi quasi disarmante. ti devo leggere piu’ spesso, invece vengo qui molto raramente.
    Grazie

  25. Avrei condiviso totalmente questo articolo se fossimo nel 1985. Le cose sono cambiate tradicalmente. Noi avevamo qualcosa che oggi a causa dello strabordare dei media non c’è più: il distacco. Noi eravamo noi, cioé bambine. Le Barbie erano bambole. Ovvero altro da noi. Stavano nella dimensione del sogno, dell’eccesso, una specie di Marilyn Monroe, ovvero la femminilità pura e quindi immaginaria. Nella società dell’immagine che ha stravolto il rapporto con la pubblicità e i diktat della moda il confine è scomparso. Esiste solo l’emulazione, la Barbie è un modello, tanto che nella famosa Casa di Barbie che citi, organizzano concorsi di bellezza per bambine truccate e acconciate da Barbie. Per quanto fosse grande Villa di Barbie” (te la ricordi ?) era comunque a dimensione di bambola, non di bambina. Mentre oggi con la chirurgia estetica che domina quel modello sta diventando reale. Life in plastic come dicono le Femen is a shit and not fantastic.

    1. è una considerazione assai interessante la tua, su cui riflettere.
      resta il fatto che continuo a pensare che il problema non sia l’esistenza di una casa di Barbie ma di madri che acconciano le figlie come Barbie.

Parla con Vagina, Vagina risponde

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