Ciliegie

Vedi, amarsi tra femmine è così complicato.

E io, per esempio, ti amo. Ti amo che tu sei un pezzo dell’anima mia e della mia carne. Ti amo che se tu stai male, io quel male lo sento dentro e addosso. Ti amo che saperti serena mi dà pace. Ti amo che se potessi ti conserverei come sei. Non ti farei invecchiare mai, ti terrei così: con la tua ruvidità, con i tuoi limiti, con quel congiuntivo che di tanto in tanto sbagli, con il tuo costante e screanzato criticarmi più o meno su tutto, con quella capacità di intuire il bene e il male a pelle, quella vita vissuta per istinto e ragione, quell’incredibile modo che abbiamo di essere antagoniste e complici, di farci male per farci bene, di intuirci senza fiatare.

Straordinariamente forte, tremendamente fragile, come sei.

Non lo so quanto siamo diverse e quanto siamo uguali, non l’ho capito mai. Quel che so è che tu la vita la vedi e la vivi da una prospettiva che io non sarò mai in grado d’avere. E mi scuso, mi scuso di aver pianto davanti a te per 2 giorni per un colore sbagliato dei capelli. Mi scuso di aver dato così tanta importanza a una cosa così stupida. Mi scuso di aver rovinato alcune delle ore che avevamo da passare insieme, per quell’insicurezza feroce che prende il sopravvento e diventa rabbia e tira giù tutto. E non fa più distinguere le cose serie dalle stronzate.

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Ma tu lo sai, io sono un’irrisolta. Sono un lavoro a tempo pieno, io. E sono pesante, insopportabile, spigolosa, stronza. Non è bello vivere con me, io lo so, io che con me ci convivo forzatamente. Io che a volte non la sopporto più questa ansia di vivere e di dimostrare, di spuntellare le caselle dell’anima: fatto, fatto, fatto. Il lavoro, l’indipendenza, l’amore. Dovrei prendermi a piccole dosi. Performerei meglio.

Sai, hai compiuto 57 anni e per la prima volta ho pensato davvero che saresti in età nipotabile. Mentre io non so ancora cosa minchia voglio dalla vita e intanto corro, tutta goffa, come se alla fine di questa maratona forsennata dovessi trovare la felicità, o la completezza. E a volte, correndo, sminchio il percorso. Lo rovino. Non mi godo il panorama.

Sai, noi dobbiamo star bene quando ci vediamo, perché per noi che viviamo lontani vedersi è un atto di volontà. E’ una corsa contro il tempo e contro due esistenze parallele, distanti 1000 km. E’ un put pourrì di weekend ritagliati, mentre a te la ricrescita bianca viene sempre più in fretta, mentre a me spuntano i capillari sulle beneamate cosce.

Ma soprattutto volevo dirti che io so che tu sai. Ma anche io so. So che sei stanca. E che sei stanca già da tempo. So che vorresti essere capace d’arrenderti, che sarebbe più facile, invece sei forte, anche tuo malgrado. So che ci sono sempre troppi ostacoli, so che non fai in tempo a superarne uno che ne compaiono altri. So che tu combatti da una vita, ma da una vita vera. E che più passa il tempo, più tutto è faticoso. E che le energie sono sempre di meno. E che qualsiasi banalità quotidiana si complica. So che non ricordi cosa sia una giornata senza dolori, o camminare senza incertezza, o allacciarsi le scarpe da sola, o fare un movimento senza fatica, o dormire una notte intera di fila. So che quelle medicine sono droga, lo vedo sul tuo volto, che si trasforma quando le prendi. So che hai meno pazienza e più bisogno di raccogliere le energie per te, per andare avanti. E prometto che imparerò a incastrarmi con te, anche così. Che imparerò a dare di più e prendere di meno. Che imparerò a ricordare, ogni volta che mi dici qualcosa di sbagliato, la donna straordinaria che sei e tutto quello che fai e che hai fatto sempre. Finché hai potuto. Tutto ciò che hai fatto e che io non saprei fare per metà. Non so fare. Non sto facendo.

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Vorrei solo tu sapessi, però, per capirci bene, che la tua stanchezza mi spaventa da morire.  Mi terrorizza. Mi fa incazzare. Perché forse c’è ancora in me quella bambina che aveva bisogno di sentirsi dire che ogni ciliegia era buona, prima di mangiarla. Perché tu la rassicurassi che mordendola non avrebbe trovato il verme dentro. E che tutto sarebbe andato bene.

Vedi, amarsi tra femmine è così complicato.

E io per esempio ti amo. Perché sei la più forte e più altruista che io abbia conosciuto mai. Perché sei autentica. Perché sei la volontà fatta donna. Perché hai costruito e difeso, amato e tutelato. Perché hai un’onestà che ti rende unica. Perché hai imparato da subito che le piccole cose sono conquiste e questa lezione l’hai rispettata sempre. Perché da bambina, in ospedale, giocavi con gli altri a indovinare le targhe delle auto che passavano, che guardavate da dietro il vetro, mentre vi annoiavate. E io non ti ho mai vista lì, ma ti vedo sempre. Per questi e per duemila altri motivi, sai, io ti amo.

Perché sei il modello migliore, la persona più bella, il riferimento sicuro e indiscusso, anche ora che sei più incerta.

Anche ora che sei stanca.

E io ti terrei così, come sei: con la tua ruvidità, con i tuoi limiti, con quel congiuntivo che di tanto in tanto sbagli, con il tuo costante e screanzato criticarmi più o meno su tutto, con quella capacità di intuire il bene e il male a pelle, quella vita vissuta per istinto e ragione, quell’incredibile modo che abbiamo di essere antagoniste e complici, di farci male per farci bene, di intuirci senza fiatare. Straordinariamente forte, tremendamente fragile, come sei.

E forse tutto questo è morboso. E’ così viscerale che fa male.
Ma io le vie di mezzo non le pratico.
E questo è l’unico modo che conosco, ed è l’unico che scelgo, per esserti figlia.

102 thoughts on “Ciliegie

  1. Proprio un paio di ore fa ho letto questa frase in un blog su Vanity Fair “Secondo un sondaggio di cui riporta notizia il Telegraph, a trentuno anni, la donna comincia ad assomigliare sempre di più alla propria genitrice”. Mia madre era con me e gliel’ho letta e il suo solo commento è stato “Ti dispiacerebbe tanto assomigliare alla tua genitrice?”
    A settembre compio 31 anni e forse inconsciamente un po’ come mia madre vorrei esserlo.

  2. Tesoro, mi hai commossa tanto. Come hai ragione, “amarsi tra femmine è così complicato”! E io, che ho tanti anni più di te e una mamma ben più anziana, ci sto provando con tutte le mie forze, a non arrabbiarmi più, a godermi di lei quel che c’è, anche quello che, prima, non riuscivo neppure a notare.
    Non si può prescindere dal tenere aperto il canale che ci collega a loro, alle nostre madri. Un mio amico, che ha molto studiato e praticato le Costellazioni familiari (sistema psicoterapico fondato sulla concezione che la famiglia ha un’energia unica, nella quale tutti sono legati a stretto filo e che ha anche un determinato “ordine”, che spesso noi non rispettiamo, provocandoci tanto dolore), una volta mi ha lasciata di sasso, dicendomi: “no mamma, no uomo”. Ed è vero, se non cerchiamo di nutrire il nostro canale del femminile, attraverso il rapporto con la nostra mamma, anche quando costa, anche quando è doloroso, mettendocela tutta fino a quando non riusciremo a spuntarla, anche la nostra femminilità risulterà monca, nonostante le apparenze. E non potremo avere un rapporto vero con l’altra parte.
    Ti lascio con un abbraccio affettuoso, un grazie e ancora complimenti anche per come scrivi, so che prima o poi queste tue riflessioni saranno raccolte in un libro, che piacerà tanto 🙂 ciao, piccola Vagy, buonanotte

  3. Che belle parole, complimenti!!!!
    Condivido tutto a pieno, anch’io ho vissuto a 1000 km di distanza e grazie a questa lontananza ho capito quanto amassi e quanto avessi voglia di stare con mia madre. A breve diventerò madre anch’io per la prima volta e immagino quanto sará forte e indissolubile il legame con quel fagottino che per 9 mesi mi ha seguita ovunque andassi e spero che anche lei, un giorno, si commuova pensado a quanto unica è la sua mamma!!!

    1. Stampale e lasciale nascoste dove possa trovarle. Nasconditi per non vederla piangere. Poi corri ad abbracciarla e piangete insieme. Poi gelato e cavolate per ridere di nuovo. Io lo farei. Ma tu sei tu…

  4. Non è mai semplice, non è mai facile il rapporto con la madre. Tu però mi sembri su una buona strada, perché avete entrambe un’affettività molto radicata anche se non sempre manifesta, ed è bene tu sia cosciente della vita dura che ha fatto tua mamma, e dell’amore che avete una per l’altra. Io me ne sono accorta troppo tardi, impegnate come eravamo, lei a rincorrere e combattere i tradimenti di mio padre e a conservare la sua bellezza sfolgorante, davvero. Io a fuggire lontana da loro due, dai loro macelli. Spero di averle fatto capire il mio amore in tempo.

  5. Pur essendo maschietto mi ritrovo in molte delle cose che hai scritto. E complimenti Vagy, è raro trovare persone che riescono a sfiorare le corde dell’anima come sai fare tu quando scrivi seriamente…

  6. miseria…le parole tolgono il fiato. Ecco, sai qual’è il bello di amarsi fra donne? E’ aver la possibilità di poter usare queste parole, è la certezza che questa volta non verranno travisate o peggio ancora ignorate, è la sicurezza che ovunque le metti (verticale, orizzontale, obliquo) manterranno comunque la pienezza del loro senso, è la certezza che verranno recepite ad una ad una, e si fermeranno nel cuore e nell’anima, non scivoleranno via con la prima brezza (e nemmeno con il primo maestrale).
    Chapeau.

  7. di solito non metto molti mi piace … anzi è cosa abbastanza rara, ma per questo post l’ho fatto, come già avrei voluto farlo per ‘Tagli’. Perché è bello e spassoso leggere i tuoi post di vita vissuta, simpatici, diretti e divertenti, irriverenti nei confronti dell’uno e dell’altro sesso, senza filtri … ma post come questo sopra mi colpiscono sempre, per il cinismo con cui si espongono i propri difetti e limiti, quello che si è e, forse, non si vorrebbe essere …
    frasi segrete, scritte prima di tutto per se stessi, perché a scrivere le cose difficili di se stessi aiuta a capirle meglio …

  8. La verità è che hai fatto apposta.
    Dillo.
    Per sentirti ancora dire “ti adoro quando metti giù ‘ste robe”.
    In effetti, le budella che ci metti dentro, il modo in cui le metti giù, l’anima che scivola via da questi pezzi, meglio di un Negroni, l’insieme perfetto.
    Davvero.
    Sembra facile dar fiato ai sentimenti, mica vero.
    Ci vuole introspezione.
    Checcazzo eccola la parolina magica, ci vuole il gusto e la voglia di guardarsi dentro e dire beh?
    E ora?

    Ok, la signora in questione è una Gran Donna.
    Non fosse altro per il modo in cui ti ha stampato giù.

  9. la vera forza è saper mostrare quanto si è fragili, e tu, anche se ti mascheri dietro parole “cazzute” lo fai bene cara Vagi, bene come la tua mamma “fortissima” che mostra finalmente la sua stanchezza.
    siete belle e siete donne.
    un abbraccio e un p.s. la tua mamma ed io siamo praticamente coetanee, magari da piccole ci conoscevamo…..un altro abbraccio

  10. Leggevo in macchina e ho dovuto smettere due volte di leggere perché’ le lacrime mi velavano gli occhi. Proprio ora che sto combattendo contro natura per essere a mia volta mamma.. Vorrei amare di più e meglio la mia che sto tenendo all’oscuro e non conosce la mia battaglia!

  11. Non è valido farmi piangere così, far colare quel poco mascara che ho messo, e così, dopo una notte passata a litigare con il fidanzato (senza che lui, tra l’altro, lo sapesse), e così dopo una mattina di nuotata per far evaporare quella rabbia che due ore di camminata la sera prima non sono riuscite a fare, e così, giusto per ridimensionare. Ma ridimensionare cosa?
    … è sempre così difficile? Uffa.
    Non valido, comunque. Ma grazie e davvero.

  12. credo che dovrebbe leggerle lei, queste parole. che non abbiamo idea di quanta vita possano trasmettere, che non abbiamo idea di quanto un cuore di mamma possa gioire, di fronte a tutto questo bene. al bene di una figlia.
    in un foglio, vicino al piatto o sul comodino di fianco al libro che sta leggendo, raccontaglielo tutto questo amore.
    sei tu la sua forza, devi solo ricordarglielo.
    Un abbraccio.

  13. Che bella dichiarazione d’amore Vagy…e si che non sempre siamo capaci di dimostrare ai nostri cari la gratitudine e l’affetto per tutto cio’ che hanno fatto e fanno. anzi…tante volte si fa il contrario. Capisco che la tua mamma sta passando un brutto momento di salute, so che sono cose toste e dure, e di fronte a queste tutto scompare. Ho appena finito di leggere un libro bellissimo che parla proprio di questo: “L’albero dei mille anni” di Pietro Calabrese. La storia della sua malattia e della sua incredibile rinascita. Mi ha toccata profondamente, come questo post. Te lo consiglio…di cuore. Un abbraccio

  14. Bagnare la tastiera non va bene: va in corto.
    Queste cose si scrivono con gli occhi appannati e la rabbia dentro che strozza la gola.
    Sei preoccupata.
    Chi non lo sarebbe?
    Questa “lettera” è meglio di qualunque medicina: regalagliela, vedrai starà meglio subito…subito dopo averti abbracciata.
    E mi hai fatto piangere e pensare.
    Sapevo che non avrei dovuto leggere.
    Ho capito immediatamente di chi stavi parlando ed ho cominciato a vederci male…
    Coraggio. Fai quello che puoi e farai sempre di più.

  15. “…Vorrei solo tu sapessi, però, per capirci bene, che la tua stanchezza mi spaventa da morire. Mi terrorizza. Mi fa incazzare. Perché forse c’è ancora in me quella bambina che aveva bisogno di sentirsi dire che ogni ciliegia era buona, prima di mangiarla. Perché tu la rassicurassi che mordendola non avrebbe trovato il verme dentro. E che tutto sarebbe andato bene…”

    e fa incazzare si la stanchezza di mamma! fa incazzare me che ho quasi l’età della tua mamma, immagino te! fa incazzare perché mamma è una quercia, è immortale, mamma è semplicemente mamma…… qualunque sia l’età…… e invece eccola a mostrare la sua fragilità, e a far intravedere quel giorno in cui sarà necessario diventare madre della propria madre, per sorreggerla, per non farla cadere…. pur continuando ad avere noi bisogno di essere consolate, coccolate, accolte dalle sue braccia forti…..
    e sarò ripetitiva, ma non posso non dirlo, sei straordinaria!!! come sempre!!!

    1. grazie tesoro.
      io amo la sua umanità. amo la sua vulnerabilità. non mi spaventa quella, mi spaventa la sua stanchezza, per l’appunto. quei momenti in cui sento che la sua tempra vacilla.
      ecco lì per me il mondo ha un peso diverso. ecco. sì.

  16. Sono commossa. Io mia madre la vedo due volte all’anno, se va bene. Vorrei piangere ma sono sola in un ristorante, davanti a me c’è un jasmine lemon martini e non vorrei sembrare troppo disperata.

  17. mi hai commosso, mi piacerebbe averti come figlia e mi piacerebbe che mia figlia mi dedicasse certi pensieri che, senz’altro avrà ma siamo sempre troppo pudici per esternarli. roberta

  18. Vagy, quando mi dicono ” assomigli tutta a tua madre ” rispondo ” no lei è molto meglio!”. Ed è così,noi figli spesso siamo come gli aggiornamenti dei programmi, e spesso l’originale è il migliore.

  19. Sembra fatto di proposito, ma oggi ho ricevuto una lettera di questo genere dalla mia figlia maggiore. Te lo dico da uomo – immagino che per una donna le sensazioni saranno addirittura amplificate: ho pianto di emozione.

  20. Come si fa a non amare quello che hai scritto? Un post viscerale.
    Ed è vero.. l’amore fra donne è complicato. Mi risulta difficile parlare con mia madre. Si è quasi creato un muro tra me e lei ultimamente, ragion per cui credo che questo post caschi a fagiuolo.
    Mia madre la AMO immensamente, ma non riesco a dimostrarglielo fino in fondo. Vorrei fare tanto con lei e PER lei, ma le parole non bastano, le parole non vengono fuori. Spero di non accorgermi troppo tardi che non si può recuperare il tempo perduto.

  21. Ecco mia mamma è malata da 30 anni e adesso ha una nuova malattia, e le scarpe non le allaccia perché non se le può mettere e la vesto io. È soffre ed è stanca e io vivo lontano e poi tornò a casa e le chiedo di cucinar i le cose buone, quelle che mi piacciono di più, perché così resta mamma e io figlia.

  22. Mi ha fatto bene leggere questo articolo. Io che non ho un papà, ma ho una mamma da poco malata e che non riesco ad accettare le cosa. Ho una madre fragile, rimasta bambina. E a 25 anni mi ritrovo a prendermi cura di lei, della casa e del gatto.. devo pagare i debiti suoi e di mio padre. E non riesco più a pensare a me. La amo, ma la sento certe volte come fosse una zavorra. Una bella zavorra, ma sempre di quello si tratta.
    Mi sono commossa molto leggendo, e credo cercherò da ora in poi a cambiare il mi oatteggiamento prevenuto e nervoso nei suoi confronti.
    Grazie Vagy. Ti seguo sempre su fb. Ma adesso che ho scoperto il blog è la fine!!

  23. Non posso piangere così in ufficio. Non posso. Ma cazzo metti un avviso vicino al titolo così li leggo a casa sti post!
    Capisco tutto, sento tutto. Mia madre per fortuna non ha malattie rilevanti. Sta “solo” invecchiando… sta solo diventando piano piano sempre più fragile e insicura e timorosa e io mi sento morire perché ogni volta che mi parla di un nuovo dolore io m’incazzo e reagisco male e lei pensa che sia perché mi annoia, ma la verità è che non lo voglio sapere e che mi fa male saperlo.

  24. ……ti dico solo che mi sono commossa già alla quarta riga…sei bravissima a scrivere sempre coinvolgente e sempre riesci a esprimere quello,che almeno io, provo……

  25. Ti seguo da relativamente poco ma sono completamente, visceralmente, infinitamente devota alle tue parole, soprattutto dopo il pezzo ‘Spiriti Affini’. Perché con le tue parole mi svisceri l’anima e la metti su carta, parola per parola, pezzo per pezzo, lacrima per lacrima. Proprio in questi giorni mia madre è infortunata (proprio poche ore fa l’ennesima corsa in ospedale) e nel momento in cui mi sono ritrovata a correre a 180 km/h in autostrada per raggiungerla in ospedale, dopo che mi aveva chiamata in lacrime, completamente presa dalla paura, mi sono resa conto di quanto la mia vita sia collegata alla sua, ancora da quel cordone ombelicale. In macchina, mentre correvo, parlavo con un Dio, non so quale, ma avevo bisogno di chiedergli di farla stare bene perché senza di lei la mia vita sarebbe stata così insulsa che neanche riesco a pensarci. Adesso siamo a casa e io di notte non riesco a dormire perché mi sveglio, scendo dal letto e controllo che lei stia bene, se ha bisogno di qualcosa, e penso a quante notti insonni lei mi abbia dedicato, e tutto diventa più leggero, perché le prendo la mano e la guardo dormire. Ogni giorno mi sveglio e penso di ‘performare’ meglio, e mi rendo conto che se ogni giorno, forse, ci riesco è soprattutto merito della mia grande Donna. Ciao Vagina, inconsciamente ti voglio già bene.

  26. Commovente, profonda e disarmante. Ecco i primi 3 aggettivi che mi vengono in mente leggendo questa poesia. Grazie infinite per aver dato parola ai pensieri più intimi che riservo per quella strana creatura che, proprio come te, amo oltre ogni logica. Un bacio 🙂 Stefania

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