Buongiorno Taranto

Esiste un solo periodo dell’anno in cui noi del sud veniamo invidiati da quelli del nord ed è esattamente questo: il trimestre compreso tra giugno e agosto. Per il resto, naturalmente, il soggetto settentrionale non vede margini aspirazionali nell’avere famiglia/casa/amici a 1000 km di distanza o nel doversi svenare a ogni ricorrenza per tornare all’ovile, spendendo così l’equivalente di quanto egli, individuo di sofisticatissima razza semi-ariana, può invece investire in un più utile giro di shopping a New York City.

Fatto sta che, in estate, loro ti guardano come se tu fossi una privilegiata, dicendoti questa frase meravigliosa: “Beati voi che avete il mare…“, che un po’ ti fa venir voglia di rispondere che avere il mare e vivere a Milano è come essere intelligenti ma non applicarsi.

Se non fosse che io quest’anno ho trovato un utile strategemma. Utile non solo perché smorza la solita storia di “quant’è bello lu mare, lu sole, lu vientu, la pizza con la pummarola ngoppa, jamme jamme jamme jamme jà” ma anche perché serve a ricordare una questione che un anno fa era in cima all’agenda mediatica italiana e che, ad oggi, è finita nel dimenticatoio, tra il mestolo della Franzoni e l’aggressore di Maurizio Belpietro: la questione Ilva.

buongiornotaranto

Quando laggente nell’ultimo mese mi ha chiesto – mediamente 20 volte al giorno: “Ferie?”, io ho risposto puntualmente: “Torno a casa, in Puglia!”

“Bella la Puglia, dove precisamente?” – “A Taranto, dove c’è la DIOSSINA!” con un piglio che definirei punk, provocatorio, disturbante. Perché proprio ora, mentre pensi alle onde salmastre che dolci s’infrangono su bagnasciuga dorati, mentre pensi al colore degli ulivi, alla terra di Puglia arsa dal sole, al suono d’uno stronzo tamburrello, a un muretto a secco, a un concerto reggae, ecco io intendo contaminare l’idea bucolica che Nichi Vendola vorrebbe tu avessi di questa regione. Lì, io ti faccio pensare alla Puglia reale.

Uno potrebbe dirmi: “Ma non ti stanchi mai di rompere i coglioni?”

No. Non mi stanco mai. Non mi stanco perché a Taranto si continua a crepare. Per il lavoro. Per l’indotto. Per l’Italia. Per il PIL. Oltre che, naturalmente, perché a Taranto fumiamo moltissimo, come dice Bondi.

Ecco a Taranto la diossina c’è ancora. C’è sempre. Non è andata mai via anche se tutti l’hanno dimenticato. Chisselincula quei pori stronzi che schiattano di cancro. Chi se ne fotte, del veleno che c’è nell’aria e nella terra, nell’acqua e negli occhi, nel latte delle pecore e in quello delle madri. E dei seni, e dei polmoni, e delle pleure, e dei fegati, e dei cervelli mangiati vivi. Chi se ne sbatte dei cittadini che se stanno male hanno il terrore di farsi un esame e scoprire quanto gli resta da campare. Chi se ne fotte. Passato il santo, passata la festa. Tutto finito. Tutto andato. E invece no. Invece il cazzo. Perché io, se posso, te lo ricordo. Perché noi, tarantini, quando possiamo ve lo ricordiamo. Perché noi ci pensiamo. Perché qualcuno di noi se lo ricorda ancora, com’è la situazione.

Per esempio lo ricordano i Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, lo ricorda Alessandro Marescotti, lo ricorda il comitato Ammazza che Piazza, lo ricordano Michele Riondino e Valentina Petrini, tarantini doc che mettono il proprio volto, le proprie competenze e le proprie conoscenze al servizio di una causa collettiva. E lo ricorda anche Paolo Pisanelli, film maker leccese, classe ’65 o giù di lì, già dietro la macchina da presa in città come Genova e L’Aquila e, nella fattispecie, regista di Buongiorno Taranto!

L’ho intervistato circa un mese fa, in una lunghissima chiacchierata su skype, durata circa un’ora e mezza, durante la quale mi sono fatta raccontare i perché e i per come di questo progetto, dalla genesi creativa alla produzione indipendente e dal basso, al film-making d’inchiesta, alle realtà incontrate a cavallo tra Mar Piccolo e Mar Grande.

Pisanelli a Taranto non c’era stato mai, mai davvero intendo, prima dell’estate scorsa. Ci era solo passato, come moltissima gente, che da Taranto ci passa e basta o che a Taranto ci ha soltanto fatto il militare. Pisanelli non la conosceva e ci si è fiondato, un anno fa, quando sono iniziati i tumulti, spinto da quell’intuito che spesso i narratori hanno, a prescindere dalla forma narrativa che scelgono. Quell’urgenza di raccontare, di capire, di parlare e di far parlare. Di raccogliere le voci e le testimonianze di una città sotto assedio, sull’orlo di una guerra civile inesplosa. Ed è stato così che Pisanelli ha deciso di dare il via a questo progetto, ambizioso e a mio avviso interessantissimo, realizzato dal basso, come tutto ciò che di positivo si compie in una città come Taranto: proviene dal basso. Non fosse altro che per la corruzione di tutto ciò che c’è in alto, dai sindaci agli alti prelati.

Prodotto da Big Sur e Officina Visioni, Buongiorno Taranto è un collage composito di sogni e paure, di rabbia e luoghi comuni, di speranza e disfattismo. E’ il ritratto di un’umanità disgregata e straordinariamente legata a una città aliena, di tutti e di nessuno, un po’ marziana, un po’ lunare. Sospesa com’è, tra la disfatta e la resurrezione, tra la caduta libera e la tensione a rinascere.

Quanto alla distribuzione del docufilm, dice Pisanelli, stanno ancora lavorando, ma si tratterà di una distribuzione sostanzialmente digitale, oltre che fisica, su base locale, organizzata in collaborazione con comitati e gruppi d’opinione.

ilviani

Buongiorno Taranto è sì il titolo del documentario ma anche una narrazione della narrazione, è un videoblog, è un diario delle strorie di una città, è l’espressione di una forte volontà di partecipazione. Parola chiave “partecipazione”, di cui il crowdsourcing – conferma lo stesso Pisanelli – è una ulteriore manifestazione: “Credi in questo progetto? Sostienilo. Diventane parte. Unisciti fattivamente alla nostra visione e aiutaci a mantenere alta l’attenzione su un tema di primaria importanza”. C’è tempo fino al 15 ottobre e si può contribuire partendo da una quota minima di 10 euro, a salire, fino a diventare “socio sostenitore”. [Qui per tutte le info su come sostenere il progetto]

Concludo dicendo che avrei voluto scrivere prima questo pezzo. E avrei voluto scriverlo meglio. Concludo dicendo che ci tenevo moltissimo a parlare di Buongiorno Taranto perché trovo  encomiabile qualsiasi iniziativa – che sia politica, artistica, sociale – che accenda i riflettori sul sangue che sgorga, a fiotti, dalle suture arruginite della città cui appartengo.

Perché la Puglia non è solo quella della Taranta e dei concerti. Solo quella del mare e delle bombette. La Puglia è anche Taranto e QUESTA è Taranto: una città bellissima e malata.

Venite, signori, se avete il coraggio. Venite ad assaggiare il veleno, venite a testimoniare lo scempio. Venite a scoprire questa terra di confine, questa trincea industriale, questa ferita aperta tra cielo e mare, profonda nella terra infetta. Venite a guardare con gli occhi vostri le sfumature del cielo e venite qui, signori, ad annusare l’osceno.

Venite pure, a onor del vero, a scoprire quanto accoglienti possiamo essere. Scoprite l’umorismo tarantino, fatevela insegnare qualche parola in dialetto. Assaggiate i nostri piatti. Cogliete tutta la bellezza che c’è nel dramma, nella sopravvivenza, nella tensione, nella rassegnazione di questo avamposto di umanità siderurgica.

Venite, signori, a visitarla, la bellezza decadente, condannata e misteriosa, di questa Berlino d’Italia, di questa città difficilissima, che tocca capirla perché su di sé porta, pulsanti, i segni del proprio vissuto, gli errori della propria storia.

E se la capisci, Taranto, come succede con gli amori sbagliati, non puoi dimenticarla più. Ti si pianta dentro. Non se ne va. 

“Però tra salute e lavoro, io scelgo la salute.

Non si può dire: eh, se no muoio di fame. Sì, si muore di fame, ma forse no.

Il punto è che i bambini stanno nascendo malati di tumore.

Se mio figlio subisce una mutazione genetica, allora dimmi,

ma che cazzo ho lavorato a fare, io?”

(Paolo Pisanelli – Conversazioni con Memorie di una Vagina – Estate 2013)

 

49 pensieri su “Buongiorno Taranto

  1. Porto Torres petrolchimico e gente che ci ha lavorato che ancora ci muore e un tasso di tumori piu alto della media nazionale. Almeno qualcuno da te ne parla, qua tutti zitti così come non parlano più di Salto di Quirra del poligono militare e delle malformazioni negli animali e nei bambini.

  2. Avresti voluto scriverlo meglio, questo pezzo, ma fidati che vai dritta al cuore…
    Grazie per avere parlato di un argomento così importante. È sempre meglio tenere alta l’attenzione.
    A pochi chilometri da Sassari, dove vivo, c’è il petrolchimico di Porto Torres, quello dell’isola dei cassaintegrati. Qui nel Sassarese il tasso di tumori è molto più alto che nelle zone pulite della Sardegna. Per anni il territorio è stato avvelenato. Il terreno è così carico di idrocarburi che neanche fra mille anni tornerà come prima. Qui sono state cancellate spiagge stupende per costruire porti industriali, dove i pesci puzzano di benzina. Tutto nel nome del lavoro. Anche se lavoro è una parola che molti quarantenni, qui, non hanno mai potuto neppure pronunciare.
    Mo’ vado a fare un po’ di crowd sourcing per la tua Taranto…

  3. sono di Lecce, sono TOTALMENTE d’accordo con te. il baraccone di certi festival ormai gonfiati spropositamente ha ben poco della vera natura della Puglia, Buongiorno Taranto, invece, è un progetto che, già solo leggerlo e guardare il trailer, emoziona. e fa piangere. e incazzare

  4. Pura e sacrosanta l’incazzatura, per il resto, come già commentato tempo fa, discorso lungo e molto molto doloroso.
    Esistono troppe zone al mondo dove i tumori, dove i neonati, dove gli estintori non vanno, dove gli operai si buttano di sotto, dove dove dove.

    Noi siamo, noi distruggiamo.

  5. Finalmente leggo su Taranto e sulla Puglia qualcosa di schietto, franco, drammaticamente lucido e pieno di amore per questa terra. Amare una terra significa saperne cogliere anche le ombre per affrontarle, non voltare lo sguardo e far finta di niente. Grazie

  6. Un pezzo straordinario (e stavolta, stranamente, sono serio), dell’ILVA come di altre oscene vicende italiane, se ne parla finchè fa tendenza farlo, poi le telecamere si spostano altrove alla ricerca di una nuova schifezza… lo so, è un discorso populista, ma sarà che in questi giorni mi innervosisco facilmente o forse perchè uno stabilimento ILVA c’è anche dalle mie parti, fatto sta che per come la vedo io…chi dimentica diventa complice.
    Ok, come vedi ogni tanto “Pinocchio” si incazza e spara proclami. (anche a casaccio).

  7. Ancora una standing ovation per te, Vagina.
    La Puglia è una terra da scoprire. E’ una terra piena di meraviglie e di amarezza che, spesso, è tenuta nascosta.
    Come ti ho già detto, io, qui, dalla provincia di Bari, faccio il tifo per voi.

  8. Post molto toccante…”fortunatamente” non vi ho mai invidiati per il mare, piuttosto per la Storia e quei monumenti che cadono, pezzo dopo pezzo, per la malacura dei governi che si avvicendano, comandando e mandando a scatafascio il nostro intero Paese…

  9. Come ti capisco.. Amo la mia città.. E ti dico quanto fa male vedere i cartelli che vietano le passeggiate nei parchi, che vietano di sdraiarsi al sole nell’erba, di farci giocare i bambini? Ti dico quanto fa male veder morire le persone che ami dopo 30 anni di onesto lavoro sbagliato? Da una parte diossine e pcb e dall’altra amianto… Ti dico quanto fa male sere che il tasso di tumori nella mia Brescia si sta paurosamente alzando e le malattie cardiolmonari sono in netto aumento? Te lo dico? No, non ce n’è bisogno, perche so che lo sai, e so che condividi con me l’incazzatura e lo sdegno che ho provato quando, dopo un mese dalla morte di un mio carissimo, nella mia città si son spesi centinaiadimigliaiadieuro per i cassonetti rosa per il giro d’Italia… E il pcb e le diossine e l’amianto? Machisselincula… Lacrime…

  10. Che poi mettere il mio francobollo del “mi piace” suona come un ossimoro. Siamo un paese avvelenato, tesoro. E va bene continuare a parlarne, a denunciare, ad incazzarsi. E se ho sorriso al mestolo della Franzoni, mi sono poi venute amaramente in mente tragedie su tragedie, sepolte sotto stratificazioni di tempo, boom economico, “chissenefrega, tanto mica è qui.” Non faccio esempi, ma credimi, non è roba “del sud”.
    Ti abbraccio, e fatti un po’ di partite a zumpacavallo.

    Zia

  11. Ho letto il post e una salutare mazzata allo stomaco è giunta. Poi dallo stomaco alla testa, ché lì resta sempre qualcosa – normalmente – per cui ancora meglio.
    Taranto è Puglia, Puglia è Italia, Italia è Europa, Europa è parte del mondo.
    Fin quando ognuno penserà solo al suo proprio orticello morto/morente gli orti continueranno a morire, ognuno a propria destinazione; anzi, sarebbe quasi ora che pensiamo di riunire “gli orti” per avere ognuno di noi quello che dovrà mangiare, lui, i suoi figli, nipoti ecc. ecc.
    Art. 32 Cost: ” La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse DELLA COLLETTIVITA’, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
    Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può IN NESSUN CASO violare i limiti imposti dal RISPETTO DELLA PERSONA UMANA.”.
    Lla salute prima di tutto. In tutta Italia, Europa e mondo.
    Scusa, Vague, ma a me le “guerre tra sorci” stanno sul cazzo.
    E il tuo post è il non plus ultra, tu sì che alla tua terra ci tieni ancora.

  12. diretta come sempre. brava.
    ora vorrei vederlo questo film, sai mica se è disponibile per l’acquisto, il noleggio o altro? sul sito non ho trovato nulla

  13. Come sempre splendida. Non voglio dimenticare nemmeno io, anche se non vivo in Puglia. Conosco e amo la tua terra, per tanti motivi, e sono davvero indignata per ciò che accade. Diffonderò il docufilm tra i miei contatti. Un grande abbraccio, Vagy

  14. La solita storiella banalotta su quanto siamo bravi e belli ma sfortunati noi tarantini che tanto amiamo questa città. Per quanto riconosca sacrosanta e doverosa la lotta contro l’inquinamento dell’ILVA fa un po’ ridere che una persona che vive 11 mesi all’anno circa a Milano, una delle città più inquinate d’Italia insieme a brescia torino ecc ecc si lamenti per quell’unico mese che viene in vacanza di quanto sia inquinata Taranto. Hai molte più probabilità di beccarti un tumore tu a Milano di quante ne abbia un tarantino. L’incidenza tumorale a taranto supera la media solo nel quartiere tamburo e per due o tre specifiche patologie tumorali polmonari. Allora si, se parliamo di quel specifico tumore si ha piu probabilità di prenderlo uno che vive a taranto di uno che vive a modena. Ma tu mia cara sei soggetta ad una vasta gamma d’inquinanti che ti danno la grande opportunità di ammalarti ad una vasta gamma di tumori e altre simpatiche malattie. Però se la diciamo cosi poi non abbiamo piu il fascino del “bel tenebroso” che tanto piace alle fighette mosce, la città è “bellissima ma difficile”. difficile? ma che vuol dire? qua di difficile da capire c’è solo questo romanticismo hipster metropolitano. Il problema di taranto sono i tarantini che sono arroganti presuntuosi e diffidenti come nessuno in italia. é forse la città meno ospitale d’italia. Il tarantino è quel barista che vede entrare un turista straniero nel bar e gli fa pagare il caffè 2,50 € invece dei soliti 80 centesimi. il tarantino è quel ragazzo che se poggi la borsa alle tue spalle e ti distrai un attimo te la ruba non perchè fa il ladro per mestiere ma perche te la deve rubare. Il tarantino è quella guardia giurata dell’università a taranto vecchia che se entri con la tua ragazza che fa l’architetto che adora lo stile seicentesco di quei palazzi e vuole fotografarli ti blocca e ti dice che non puoi entrare in una università pubblica perchè è un ignorante schifoso, mentre 5 minuti prima sei entrato a fare foto nel tribunale minorile senza nessun problema. Potrei continuare con storie mie e di conoscenti all’infinito. Gli unici non tarantini che si divertono a taranto sono quelli ospitati da altri tarantini che si muovono con loro. Ma quei pochi turisti fai da te che ho conosciuto in giro per l’italia che sono stati a taranti si sono scusati con me dicendomi mi dispiace che sei di taranto io ci sono stato e non ci tornerò mai piu. Ma siamo troppo presi a farci le pippe pensando a quanto siamo belli e ospitali. L’ilva per quanto sia un problema gravissimo è l’ultimo dei problemi di questa città. Il vero tumore di taranto sono i tarantini. Adesso torna a milano e preoccupati dei tumori seriamente perche te li prendi per davvero, perche la questione mediatica ilva è come tutte le questioni mediatiche un gran bordello ad uso e consumo del pollo da spennare, cioè il lettore. Si crea il “caso ilva” per vendere libri, riviste fondare associazioni che prendono soldi pubblicie si sfrutta il fenomeno finche la gente non si stanca poi si passa alla successiva città del sud.

    1. ah, finalmente un’opinione condivisibile. Ecco vagina, forse sarebbe il caso che nell’affrontare argomenti come questo, abbandonassi un pò la tua naturale inclinazione nella ricerca del “uao” o della commiserazione…questi son fatti seri…
      p.s. come non ricordare a supporto delle tesi sopra esplicate l’atteggiamento sempre spocchioso ed arrogante del tarantino quando incontra qualcuno della provincia “ah, si di lu paisi…”. Come non ricordare la stupida ed effimera vanità che li conduce ad indebitarsi pur di fare le compere da “Lord”. Come non ricordare la assoluta miseria intellettuale, il servilismo nei confronti dei potenti (sempre supportati) ed ora?…Tour nella provincia a chiedere aiuto, patetiche rivendicazioni di “Capitale della cultura”. Come non ricordare quando i comuni furono chiamati a scegliere una provincia e Taranto rimase sola…sola. Non riesco a commuovermi per Taranto… mi piace pensare che, probabilmente, un qualunque altro popolo l’avrebbe resa una delle città più belle d’Italia.

    2. l’unica cosa che approvo del tuo commento è “romanticismo hipster metropolitano”. salvo che non sono hipster.
      tutto il resto è un put pourrì incasinato di luoghi comuni, specificità personali e rancore nei confronti dei tuoi concittadini.
      detto ciò, naturalmente esistono tarantini mediocri. come in tutte le città esistono ladri, disonesti, ignoranti. capirai lo scoop.

      inoltre non mi pare di aver fatto l’apologia della popolazione tarantina, indubbiamente ci sono enormi problemi culturali. ma:

      1. ho l’impressione (da lontano, come osservi tu) che ci siano piccoli progressi
      2. scelgo di dare spazio a cose che mi interessano e a me il progetto Buongiorno Taranto interessa
      3. per quanto riguarda l’Ilva: è un problema, quanto grave tu lo percepisca per me è di poco conto. C’è una violazione vergognosa del diritto alla salute (non che sia l’unica ma per me resta comunque una delle più clamorose d’Italia), a Taranto, questo è un fatto. Che poi a te i tarantini stiano più o meno simpatici, lo capisci anche tu, conta una sega.

      concludo con una nota personale sull’intelligenza di un commento in cui – più o meno 3 volte – quasi mi auguri di ammalarmi e prendermi un tumore a Milano.
      hai ragione. non tutti i tarantini sono degni.

    3. Secondo me tu ti devi seriamente sparare! Cioè pensaci, perchè in realtà io tante cazzate tutte assieme non le ho giammai sentite.
      Con Affetto!
      ARDITI.
      P.S. Proprio ieri sono stato a Taranto e ci vado ben spesso per lavoro (e con piacere).

      1. Ah approposito. Probabilmente non lo sai (ma io si che sono originario della 3^ città più popolosa d’Italia e con l’Hinterland dal tasso di densità di abitanti pari alla Cina e la criminalità pari al Bronx di New York – te lo suggerisco è Napoli) ed ora vivo in provincia di Taranto, quindi conosco sia “La Metropoli”, sia ” La avvelenata Taranto”, sia “Lu paisi, o nel mio dialetto “O’ Paes”, e vi dico a te ed a Frank, tutti i difetti che denunciate non sono assolutamente inerenti a Taranto, ma in genere alle grandi città, ed all’italiano medio in genere. Ho parenti che vivono da 50 anni a Milano (da ben prima che io nascessi quindi) e lamentano le stesse cose dei tarantini, dei bolognesi, dei napoletani e di qualsivoglia cittadino.
        Tutte chiacchiere scontate. Finquando non riuscirete ad estrapolare la vostra mente da questi chichè alquanto vetusti e ricorrenti, li resterete, nella gabbia del vostro claustofobico cranio. Pertanto fino a quel fantastico momento vi terrete la vostra, anzi ormai nostra (perchè io mi sento pugliese d’adozione, con tanto di pizzicarella, con tanto di taranta, di focaccia, nonostante preferisco la mia bella pizza, bombette e cavatelli fagioli e cozze) bella Ilva la dove sta ed i nostri cari a crepare con una “palla avvelenata” nello stomaco, nei polmoni e dove cazzo più vi pare!

  15. Sono stata in Puglia due anni fa, non a Taranto ma a Lecce. E’ una regione fantastica ma sfruttata troppo e nella maniera sbagliata. Le amministrazioni dovrebbero amarVi e amarSi un po’ di più.
    Ti saluto, Vagy 🙂

  16. A Brescia abbiamo il PCB della Caffaro e anche io vivo al nord, in Germania, e mi sento dire dai tedeschi “ah che bello, anche io vado sul Gardasee in vacanza!”. Tutto questo per dire che capisco, ci sono tante sumature di incomprensione

  17. Stanno letteralmente scavando la Pedemontana nei terreni contaminati di Seveso. I problemi ambientali esistono anche nella tua Milano. Forse non ti bastava lo smog mattutino in quelle belle giornate grigie invernali, quando superiamo i 100 microgr/m3 di PM10, c’è anche la vecchia e cara diossina dell’Icmesa che tornerà in circolo. Fortunatamente hai smesso di fumare.

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