Sindrome da Rientro Terrons

Le ferie sono finite. Sono tornata a Milano e ho impegnato la prima settimana a combattere contro la forsennata Sindrome da Rientro che mi ha – come da manuale – assalita.

Mettiamo subito le cose in chiaro: non solo la Sindrome da Rientro esiste, ma ci sono sindromi da rientro e sindromi da rientro. Con tutto il rispetto, tu, che lavori nella tua città e che il rientro significa SOLO tornare in ufficio, ecco tu non hai una minchia a che vedere con noi, che il rientro è una rivoluzione copernico-esistenziale, ogni anno, ogni estate, ogni check in, ogni Ciao-siamo-stati-bene-ci-vediamo-a-Natale.

Tecnicamente la Sindrome da Rientro Terrons è una roba che per capirla devi prendere la peggiore sindrome premestruale, moltiplicarla per la frustrazione di un campionato mondiale di calcio perso ai rigori, elevarlo a un dolore simile a una vescica sul tallone mentre indossi un paio di scarpe nuove, e forse vagamente ci sei.

Per definire meglio i sintomi e i rimedi di questa brutta patologia, mi sono confrontata con un panel di amiche vagine rigorosamente Made in Sud. Siamo così giunte a stilare l’elenco delle fasi salienti di questo critico fenomeno che colpisce, senza pietà, la popolazione terrona che ad ogni fine agosto deve impacchettare anima e vestiti nella valigia di cartone e ripartire per il vituperato nord:

rientro

1. Prime Avvisaglie: tipicamente si manifestano a una settimana esatta dal termine del periodo vacanziero e i sintomi più evidenti sono frasi come “Non voglio tornare a Milano” oppure “Voglio restare qui

2. Riduzione: a quel punto intervengono immediati gli agenti riduttori, volgarmente detti “amici e parenti”, che ti dicono frasi come: “Ma non pensarci da adesso!“, “Ma è presto“, “Goditi le ferie“, “Non rovinarti gli ultimi giorni!” e via discorrendo.

3. Passione: nel senso biblico del termine, come la passione di Gesù Cristo, il dolore, la sofferenza. Un male sordo che ti parte da un  punto indistinto nelle budella e non ti lascia più, aumentando in intensità con lo scorrere del tempo. Il culmine della Passione si ha il giorno prima della partenza, quando tutto è già volto al rientro e il terrone saluta ogni più piccolo dettaglio della sua vita meridionale con un pathos ottocentesco che nemmanco Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “Ciao mare”, “Ciao litoranea”, “Ciao friselle”, “Ciao casa” and so on.

4. Disperazione: il giorno del ritorno dalle ferie estive è di default nella Top 5 dei giorni di merda dell’anno. Ci va direttamente, come le voci pre-compilate nel bollettino del Canone Rai, come le lauree ad honorem a Umberto Eco. Sono cose che stanno lì, nell’ordine della natura. Dal momento in cui ti svegli a quello in cui ti addormenti in un’altra città, l’ultimo giorno di ferie è un concentrato di disperazione allo stato puro. Il primo pianto di solito arriva dopo il caffé, il tempo sufficiente a riattivare le sinapsi e mettere lucidamente a fuoco il nefasto avvenire. Si tratta di pianti anche piuttosto composti, di lacrime inesorabili, contro le quali nulla si può, cose che ti occludono le vie respiratorie ma non ti uccidono, dolori che t’accompagnano e a volte manco si esprimono. E così per tutto il giorno, raggiungendo il climax naturalmente in aeroporto, al momento dei saluti, del mi-raccomando-a-te-no-mi-raccomando-a-voi. Dei controlli. Delle mani che fanno “ciao” da lontano e delle facce deformate in smorfie di strazio e melodramma.

5. Implosione  (decollo/atterraggio): dall’imbarco all’arrivo alla casa nordica, è puro stordimento, silenzio, annientamento mentale, bisogno di dormire e di non sentire.

6. Depressione Amletica: è la fase successiva, in cui inizi a porti interrogativi iperbolici sulla tua esistenza, sul perché non te ne sei rimasta alla casa tua, sul perché non hai scelto, chessò, di affettare mortadella per il resto dei tuoi giorni, in un posto dove saresti stata più felice, vicina alle persone che ami, che ora vivi con chi capita e non con chi vorresti e questo è assai diverso, che se fossi stata la moglie cornuta e borghese di un tarantino mediocre le cose sarebbero andate diversamente e blablabla. E i tuoi affetti. E devi trovare un modo per essere indipendente. Inventare un lavoro, ecco un lavoro, un’idea, un’idea, l’indipendenza, un’idea, un’idea, blablabla.

7. Somatizzazione: dopo il rientro – in genere caratterizzato da pioggia e 10 gradi in meno rispetto alla località da cui provieni – sei un patetico relitto sub-umano: hai mal di testa, tossisci, starnutisci, hai nausea, disturbi intestinali, imperfezioni cutanee.

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8. Narcolessia&Pigrizia: rientrato dalle ferie, sentirai un indiscriminato bisogno di dormire, sempre. La sera del primo giorno di lavoro, per esempio, in barba alla casa da rimettere in sesto e alle valige da disfare (che se Iddio vuole resteranno intonse ALMENO una settimana), vai a dormire alle 21. Sempre per non sentire. Sempre perché, anche se vieni dal sud, hai il jet-lag manco arrivassi dalla Polinesia.

9. Tentata condivisione: arriva sempre, nella Sindrome da Rientro Terrons, di solito al terzo giorno di degenza, un momento in cui pretendi di giustificare agli occhi di chi ti circonda, seppur sommariamente, il tuo miserabondo stato fisico ed emotivo. Magari cerchi solo di creare empatia col prossimo e nel farlo azzardi una battuta, una riflessione, una parola sullo scenario post-bellico che c’hai dentro. Sbagliato! Nel momento in cui lo fai, è scientificamente provato, incontri solo discendenti biologici di Tonino Guerra nati sotto il segno di Unieuro che prorompono in illuminanti esternazioni inutilmente razionali e para-positive, come “Beata te che almeno hai un lavoro a cui tornare“, oppure “Almeno tu le ferie le hai fatte“, oppure “Se stai male a Milano, vattene” oppure “Scusa ma non ti mancano i tuoi spaZZi, la tua indipendAnzA?” e altre cose completamente fuori-asse rispetto alla Sindrome da Rientro Terrons che stai attraversando, esattamente come Jim Morrison attraversò il deserto (perché lo attraversò, giusto?).

10. Negazione passiva/attiva: chiuso in un microcosmo di alienante solitudine emotiva, il terrone capisce che i suoi unici interlocutori possono essere altri terroni sofferenti. Così passa dalla Negazione Passiva (durante la quale ha guardato ossessivamente le fotografie delle ferie persuadendosi di poter intraprendere viaggi spazio-temporali, tornare indietro di 20 giorni e ricominciare tutto daccapo), alla Negazione Attiva (organizzare sedute di auto-aiuto tra amici meridionali, guardare tutti i ponti possibili nei successivi 8 mesi e prenotare il maggior numero di biglietti aerei e ferroviari che le proprie finanzie concedano).

E infine c’è lei, la Rassegnazione: solo dopo aver dilapidato diverse centinaia di euro in prossime fughe dalla sua quotidianità, trascorsi ormai almeno 6-7 giorni dal rientro, il terrone può chetarsi e accettare il suo destino. Tornare a infarcire i suoi ragionamenti di parole come “outfit” e “feedback”. Pagare una birra 8 euro senza batter ciglio. Cenare al fusion. Varcare la soglia di una palestra assurdamente costosa al weekend. Pianificare aperitivi con due settimane di anticipo.

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Resta il fatto che finché ci sarà una Sindrome da Rientro Terrons così acuta, significherà che casa sarà ancora casa, stracolma d’amore, irrinunciabile, proprio così, semplice com’è.

Come il dondolo in giardino. Come il caffé di mia madre al mattino. Come nuotare con mio padre fino alla boa. Come le risate con i miei cugini. Come i panzerotti dei miei zii. Come le bombette impanate. Come fumare super-puzzone sugli scogli e vedere un milione di stelle cadenti. Come i ricci di Pea. Come i cani che abbaiano lontani. Come un’impepata di cozze al Jamaica. Come il fizzo di pesce della Discesa Vasto. Come i messaggi di Frecciagrossa per andare al mare mentre ancora dormo e le confessioni notturne su un balcone di periferia. Come le guance che fanno male dal ridere. Come una spiaggina. Come una puccia uccelletti e patatine. Come il mio giardino, le birre raffo, le micro-lattine di coca-cola, come shhh-non-fate-casino, come vedere l’alba e trascinarsi a letto e il giorno dopo ricominciare. Daccapo. Insieme.

 

223 pensieri su “Sindrome da Rientro Terrons

  1. Ho iniziato tre frasi e le ho cancellate tutte.
    Primo giorno.
    Non ce la posso fare.
    Ho continui flash sensoriali di acqua trasparente che mi scivola sulle spalle mentre nuoto.
    Mah.
    Non riesco neanche a immaginare il dover lasciare anche casa salutando da un check in del cazzo.

    Forza.

  2. Penso di essere l’unico caso di emigrante felice di emigrare ogni volta: tornare a casa è bello, bellissimo, stupendo il mare, bone come sempre le friselle et cetera et cetera, MA il momento più bello è abbandonare il caos meridionale (pochi cazzi, è così) e tornare alla mia vita ordinata, aaaaaah che bello! Casa è bella e buona ma per pochi giorni ^_^
    Sarà che sono britannica inside, ma ci sono cose del sud che amo e sono incomparabili e insuperabili, prima tra tutte la gente, e altre cose che sono odiose e insopportabili, come… altra gente .____.

  3. Tipo che io sono una che vive in Veneto ma che è originaria della Toscana. E tipo che questo, in Veneto, vuol dire essere terroni tanto quanto uno di Lampedusa. Ecco, io la sindrome da rientro ce l’ho in versione lampo: solo quando salgo sul treno e saluto mio padre dal finestrino.
    Perchè la verità è che gli unici a mancarmi, quando sono via, sono i miei genitori. Per il resto, notte fonda. Per gli affetti devo molto di più al Veneto che non alla Toscana. Sono strana?
    Resisti, cara! 😉

    1. Io sfaterei anche il mito della simpatia dei Toscani – soprattutto del capoluogo.. detto da una toscana. . Ogni realtà va conosciuta poi.. a fondo.

  4. sarà che non mi sono abbuffata di cozze al jamaica ne di bombette ma quest’anno il rientro è stato insolitamente soft anzi sono quasi felice. sono tarantina anche io e condivido fino all’ultimo sopratutto il “mi-raccomando-a-te-no-mi-raccomando-a-voi”

      1. C’hai ragione è stata un’estate del tipo mi-sono-lasciata-una-settimana-prima-delle-ferie e i-miei-amici-di-taranto-erano-tutti-fuori. tuttavia il fritto misto del tridakna e il ritrovato amore delle puccie di poldo mi hanno aiutata. sono tornataa pezzi e la mia collega Anna mi ha consigliato di leggere il tuo blog e mi sono ritrovata nelle tue storie….tooopppppp

  5. Purtroppo funziona anche per passaggi Ovest-Est. Lunedì torno dall’altra parte. Sto per affrontare la fase Disperazione.
    Per dire, mi sono già scoperta a controllare la mail di lavoro.
    Giuro: non lo faccio più.

  6. “dopo il rientro – in genere caratterizzato da pioggia e 10 gradi in meno rispetto alla località da cui provieni”… in compenso però c’è il quadruplo di umidità, ed il decuplo di zanzare 😀

  7. Ma come se il problema fosse unicamente dei “terroni”! Tanto da settimana prossima tornerai a tracannare negroni sui navigli…vedrai che riassumento la giusta dose settimanale di alcool ti passerà tutto. I salentini sono spocchiosi

  8. Quest’estate sono riuscita a vedere il MIO mare (Lido Silvana – l’Aeronautica/San Vito) solo per un giorno e una notte, e in più pioveva! Però dopo la pioggia sembrava una piscina, un’acqua trasparente che potresti anche berla!
    Avevo un progetto differente, poi a causa di un mafioso nordico, son dovuta rientrare e rovinarmi il resto dll’estate. Speravo di riuscire a usufruire almeno dell’estate settembrina: anche questa speranza sembra scemare! Non demordo e accarezzo l’idea del Natale, appunto!
    E’ vero: sono fortunata perché ho un lavoro e, per di più, un lavoro sicuro. Qui al Nord-est, ho una casa di proprietà (della banca, ma le tasse le pago io) ed è diventata una palla al piede: se riesco a venderla, me ne torno giù, non riesco più a tollerare questi friulani opportunisti, bacchettoni e conformisti. E pensare che dicono di noi, che siamo arretrati! Qui, le donne non si siedono neanche a tavola quando devono servire il pranzo!
    Il mio tempo qui si è compiuto e, anche se ho un figlio che vive qui, credo d’aver sacrificato abbastanza: e poi mio figlio si comporta più da friulano che da terrone, nonostante me!
    Scusami lo sfogo, ma ti seguo da un po’ e condivido troppo spesso quello che scrivi e questa volta ho pensato fosse giusto aggiungere la mia!
    Lix da Udine

    1. No, scusa, ma così non va. E bada che non sono friulana. Che vuol dire “Mio figlio si comporta già da friulano?”.
      Che vuol dire se le donne non si siedono a tavola mentre servono il pranzo?
      Che vuol dire “Mafioso del nord?”
      Non si disprezza il lavoro né la terra che te lo offre né la gente che la abita solo perché è diversa da te. Ci si mescola, c’è sempre qualcosa da imparare l’uno dall’altro.
      Che poi il cuore resti là dove siamo nati è un altro paio di maniche.
      Vagy sa usare e dosare l’ironia e il sarcasmo: tu sputi nel piatto in cui mangi, e questo non mi piace. E poi ci si meraviglia della mancanza di integrazione.

      1. X lavoro frequento spesso il Friuli e i friulani e devo dire da terrone (sono di Matera) che è bella gente e trovo molte cose in comune, l’unica differenza è che hanno un senso civico + alto del nostro

  9. Condivido in toto! io tornata ieri…tristezza mood on. mi manca il SUD, la mia città, lo skyline dei palazzoni abusivi, l’odore dell’aria e il fetore dell’immondizia abbandonata per strada…

  10. Meraviglioso.
    Cio’ che piu’ lascia l’amaro in bocca e’ il paragrafo: 6. Depressione Amletica: è la fase successiva, in cui inizi a porti interrogativi iperbolici sulla tua esistenza,

    Bisognerebbe avere il coraggio (o la pazzia) di tornare ad affettare mortadella….

  11. Non sapevo fossi tarantina… Posso darti un consiglio? Mettiti in cucina e fatti le friselle, o le cozze, i panzerotti… vedrai che riassaporare quei cibi ti aiuterà a superare la “sindrome”. 🙂
    @Licia, è anche il mio mare quello! 😉 ne ho grande nostalgia, ma non ci torno mai, anche se sono solo a 100 Km di distanza:troppi ricordi.

  12. Per me è ancora più drammatico, perché rientro a ROMA da BARI e ormai da varï anni non vedo più perché dovrei rimanere appunto a Roma, che in rapporto alle sue dimensioni non ha (più) niente di meglio rispetto a Bari, a parte la storia, ecc, e per di più è zeppa di pessima immigra­zione che al decoro cittadino non ci pensa manco di striscio, non avendone manco il concetto (avete presente la tristezza zingara delle frutterie da due soldi dei bengalesi, aperte tutti i giorni dell’ anno fino a tarda sera?).

    1. beh vabbè. io ora bari non la conosco così bene. ma voglio dire, comunque stai in una delle città più bella al mondo. quando sei di cattivo umore alzi lo sguardo e t’accorgi di vivere in un posto straordinario. cioè io poi l’ho vissuta sempre poco e per piacere, quindi magari camparci è n’incubo. però.
      e poi il clima. e il cibo. e i romani. cioè per me quanto a drammaticità vince ancora milano. scusa. 😀

  13. Sei una grande!!!!!! Descrizione impeccabile di stati d’animo, luoghi, colori e odori ( discesa vasto)……oggi primo giorno dopo il rientro….LUTTO AL BRACCIO!!!!!!

  14. la nostra casa ci manca solo perchè è un luogo che si vede occasionalmente. provate solo a pensare di stare tutto l’anno in quelle cittadine che tanto osannate per la spiaggia il mare e le cozze…di inverno diventano noia, tristezza e lamentele da parte di tutti.

  15. Effettivamente anche il mio ragazzo è assolutamente affetto da SDRT, ma io che sono una terrona superottimista prenoto subito un weekend al lago dopo 4 giorni dal rientro…un modo per illudersi che l’estate continua! Comunque il mio lui il bagno al lago non se lo vuole proprio fare!Uffa!!!

  16. Io l’ho fatto..dopo anni di sindrome da rientro e insoddisfazione milanese sono tornata a vivere al paesello del sud.
    Almeno prima avevo un sogno di vita migliore..un isola felice in cui rifugiarmi ad agosto..adesso tutto quello che amava del sud, vivendolo e’diventato insopportabile…siate forti e pensate a quanto valete!! L’affettatrice di mortadelle e’felice perche’ha visto solo quello..le mortadelle..voi siete delle grandi donne e se siete li e’perche’lo eravate gia’ a 18 anni quando siete partite!!! Non tornate indietro ma guardate avanti! I vostri figli non cresceranno in campagna con le friselle…ma potranno mangiarle dai nonni ad agosto e vivere in un ambiente meritocratico e stimolante in inverno

    1. ecco, ho appena risposto ad un altro commento di diffidare dalle mortadelle che leggo il tuo!
      anche io sono tornata piena di palpiti ____________________________________________________
      per capire che un conto sono ilmareilsolelemozzarellelaterrarossaleverdure
      e un altro vivere le soddisfazioni per quello che si sa fare

    2. Ciao Chicca, da terrona aspirante “expat” ho apprezzato molto il tuo commento. Non si vive di sole friselle 🙂
      La mia terra (la Sicilia) è bella , di una bellezza straziante…ma ci sono troppe cose che non vanno e non riesco ad immaginare di trascorrere qui il resto della mia vita. Troppe cose mi fanno star male, così male da impedirmi di godermi anche il bellissimo mare e il bellissimo sole che abbiamo…che poi, quando stai male perchè non hai un lavoro, perchè i soldi non bastano mai, perchè tutto quello che fai non è mai abbastanza (poichè non sei la figlia di nessuno o l’amica di qualcuno…) beh, il sole e il mare non ti risolvono mica i problemi! Spero di trovare la mia “isola felice” altrove, e tornare qui giusto il tempo di stare con le persone che amo, che sono il primo motivo per cui sono ancora qui…ma per poco.

  17. Straordinariamente veritiera! !ti sono vicina in questo momento d dolore geografico!!.x me…da messina a verbania…pensa te…neeeee???? Noooooo!:-)

    1. Vabbe’ Graziana, almeno c’è il lago no? Io quando tornavo dalle vacanze in Sardegna a casa dei nonni, me ne andavo a prendere il sole a Ghiffa o Cannero, e un po’ la nostalgia passava neeee???????

  18. A me la sindrome prende anche per i soli 200 chilometri di autostrada da VE a BO, o per gli ottanta che mi hanno strappato da Jesolo, che anche se non ha nulla a che vedere con il mare pugliese è pur sempre mare, il mio, quello che mi coccola e mi accoglie da anni.
    Da Nord a Nord, eppure ogni volta che rientro da Bologna mi chiedono “Ma come parli”, o io mi chiedo”Ma come cazzo parlano questi qua…”

    Come non capirti.

  19. che poi, bisogna stare attenti a non confondere la nostalgia per un Luogo con la nostalgia per un Tempo. Che è un attimo, non ci si accorge. Se ci pensi bene è diffcile dire che hai nostalgia di una vita presente in un luogo natìo presente, perché l’unica vita che hai conosciuto lì è già nel passato…

    1. @cristiana spero tu non vada mai in vacanza al sud… ma se dovessi andarci spero davvero tu ti possa divertire, e che l’aria buona possa portare un po’ di ossigeno al tuo cervello spappolato.

  20. Credo di essere una meridionale mancata. Sono di Venezia, e mi rendo conto che la distanza Modena-Venezia sia molto più affrontabile della distanza che separa te dai tuoi affetti, ma per me è così ogni estate ed è così ogni Natale. Sempre.
    Detto ciò: pensi di iniziare a fare il cambio di stagione? Sono appena stata licenziata (iuppi che gioia la disoccupazione), quindi se hai bisogno di consigli fai pure!

    1. Sono rientrata oggi a Roma. Lo so che Roma non è Milano (qui oggi c’è stato un bel sole), ma il rimettere piede dentro casa mi ha devastato. Non solo perchè ho salutato mare, famiglia, amici, cane, ma soprattutto perchè ho lasciato lì il mio precario equilibrio, difficilmente ricostruito. Dopo un mese passato a capire che forse è giusto che io sia sola, perchè forse la vita mi darà altro, perchè forse ora devo essere libera di poter plasmare me stessa, perchè forse la devo smettere con i forse, a due giorni dalla partenza conosco un ragazzo che mi piega in due lo stomaco e che, dopo una lunga premessa sul non volersi impegnare (sdraiati sulla spiaggia con il sole a rendere tutto più bello), salutandomi mi dice: “che peccato che parti, se l’universo lo vorrà ci rincontreremo”.
      Risultato Vagina? Punto a capo. Così ho fatto partire una playlist e ho scritto sul mio blog.

  21. Sono rientrata oggi a Roma. Lo so che Roma non è Milano (qui oggi c’è stato un bel sole), ma il rimettere piede dentro casa mi ha devastato. Non solo perchè ho salutato mare, famiglia, amici, cane, ma soprattutto perchè ho lasciato lì il mio precario equilibrio, difficilmente ricostruito. Dopo un mese passato a capire che forse è giusto che io sia sola, perchè forse la vita mi darà altro, perchè forse ora devo essere libera di poter plasmare me stessa, perchè forse la devo smettere con i forse, a due giorni dalla partenza conosco un ragazzo che mi piega in due lo stomaco e che, dopo una lunga premessa sul non volersi impegnare (sdraiati sulla spiaggia con il sole a rendere tutto più bello), salutandomi mi dice: “che peccato che parti, se l’universo lo vorrà ci rincontreremo”.
    Risultato Vagina? Punto a capo. Così ho fatto partire una playlist e ho scritto sul mio blog

  22. Tutti questi aspetti sono validi se si riferiscono alle vacanze…dopo essere tornata da due anni in Sicilia l’unica cosa a cui penso è ad organizzare la mia partenza il prima possibile. Quando torni per vacanza vedi solo ciò che è piacevole e bello (mare, sole, cibo, temperature), poi, se rimani, inizi a dover avere a che fare con burocrazia inefficiente, incompetente e cinica, sfruttamento esagerato per quanto riguarda il lavoro (se lo trovi; quest’anno per la ristorazione, ovviamente in nero e lavorando infinite ore al giorno, siamo scesi a circa tre euro all’ora), gente con idee incredibili quanto inaccettabili, mondo mafioso tangibile anche se non visibile, pesante inquinamento di aria, acqua e suolo (dell’inquinamento acustico non ne parliamo neppure tanto nessuno ci fa caso…), e disservizi di ogni sorta (trasporti pubblici inesistenti, malasanità, ecc.).
    Quindi, godetevi la sindrome da rientro perché, se ci fate caso, è una cosa bellissima che vi darà la possibilità di godervi ancora il sud alla prossima vacanza; perché, spesso, chi ci vive il sud non se lo gode per niente.
    Ciao a tutte/i.

  23. La frisella, la spiaggia…la disoccupazione…
    Vi manca tanto il Sud? tornateci!
    Ma che c..o venite a fare a Milano, se poi passate il tempo a lamentarvi di quanto la odiate?
    Statevene buoni al sud, andate in spiaggia, mangiatevi le friselle, gli arancini e tutte le ottime pietanze che il sud ha da offrivi.
    Che venite a fare? Voi odiate Milano, Milano certamente non vi ama…perchè? perchè? dovete venire qui in mezzo alla nebbia ad ammorbarci con le vostre lamentele da piangina terrons?
    Canten tuch luntan de napuli se mor…ma poi vegnen chi a milan terun…

  24. Quanta tristezza in questo post, e nei relativi commenti. Se avete questa grande passione per le friselle ve ne potevate rimanere al vostro paesello a lavorare in una salumeria, no? Tanto ne aprono una nuova ogni due o tre mesi, un posticino dietro il bancone lo si trova sempre. E a raccomandarvelo non è uno del nord che ha paura che “gli rubiate il lavoro” [cit. by Cristiana], ma un terrone che non vede l’ora di scappare da questa terra sempre più agonizzante.

  25. Beh ma…se non ti piace star qui, perché non torni da dove sei venuta?
    Non si sputa nel piatto dove si mangia, non lo sai?
    almeno ci risparmi ‘sta papela!

  26. Conosco la sensazione. E oggi, in questo momento, la sto vivendo.
    Complimenti per la descrizione, sei la mente e la mano su penna (o tasti) per molti di noi.

  27. Condividi tutti i punti!Ho la stessa malattia perché presento tutti i sintomi …ogni benedetta volta che ritorno al mio paesello diventa uno strazio staccarsi dagli affetti, dai nipotini che crescono e dagli amici, quelli unici, quelli di sempre, quelli che senti sempre vicino nonostante la lontananza…

  28. Forse è la prima volta che commento un post di Vagina,ma leggendo sia il suo testo che i relativi commenti mi sento quasi chiamata in causa.
    Non conosco la Sindrome da Rientro Terrons,pazienza,ma quantomeno riesco a cogliere l’ironia nelle sue parole.
    Non credo che,per quanto possa o meno odiare Milano,sia così stupida da “sputare nel piatto in cui mangia” reputando questa città come la tomba della sua vita ma anzi,credo che sia ben felice di avere un lavoro,un tetto sulla testa e,soprattutto,la possibilità di vivere esperienze ben diverse dalla quotidianità della sua terra.
    Quindi non vedo perchè alcune persone si siano “prese le corna da terra e se le siano messe in testa” sentendosi offese per quanto scritto nè vedo il motivo per cui debbano continuare la solita ed inutile tiritera del “terrun” e del “polentun”! Tralasciando le solite frasi fatte come “siam tutti un’unica nazione” ,”Nord e Sud son convenzioni” e “vi lagnate dei terrun ma passate le vostre vacanze qui” (e lo fate),vorrei ricordarvi che tutto il mondo è paese e così come Vagina sentenostalgia degli affetti e di ciò che le ha riempito il cuore prima di vivere a Milano,così anche voi nelle sue condizioni avreste detto lo stesso. Vivere in un’altra città,in un’altra regione o direttamente in un’altra nazione non è certo cosa facile al di là dei servizi o meno che offre.
    Quindi,invece di incaponirvi facendo i minchioni,perchè non pensate a farvi una bella risata? Perchè non pensate ad organizzare una bella mangiata o una sana giornata di shopping? Per quanto vi siate offesi,alla fin fine non v’ha certo detto “Milano Merda” e roba simile;ha solo espresso la sua nostalgia cercando di riderci e di far ridere.
    Credo che la libertà di parola esista e se proprio non vi piace sentire una terrona che parla bene della sua terra,vi ricordo che potete cliccare sulla X in alto a destra e chiudere la pagina.

  29. Ma voi terrons, ve lo chiedete mai come sia la sindrome da rientro per uno che al nord ci è nato e cresciuto? Chè noi per andare al sud spendiamo migliaia di euro e ogni volta che lasciamo la nebbia e la polenta dobbiamo prenotare sperando di non prendere la sòla, domandarci perché li giù uscire a cena costa la metà, si può andare in scooter senza casco o usare la bici senza rischio di perdere i polpastrelli per 4 mesi l’anno, bere due birre senza l’incubo dell’alcoltest, fare la pausa pranzo in spiaggia anziché in piscina, parlare dialetto senza che tutti dicano che hai un accento di merda, ecc ecc. Non dico che dovresti essere felice, ma cazzo un po’ di rispetto per chi in mezzo a questa pioggerellina implacabile e questo cielo grigio, c’è cresciuto dai tempi dei pantaloncini corti. Love sud

  30. A volte ci vuole piu’ coraggio a restare che a partire…
    Non credo che il nord offra tante piu’ possibilita’ e piu’ benessere. io vivo nel “ricco” nordest e non ho lavoro nonostante studi e qualifiche, il mio ragazzo lavora 14 ore al giorno e siamo sempre con l’acuqa alla gola. Il sud non solo e’ solo piu’ bello per la natura meravigliosa e il cibo impareggiabile, ma anche per l’umanita’ delle persone. Visto che il lavoro manca, o che comunque non da’ molte soddisfazioni, se potessi scegliere ORA andrei a vivere al sud di corsa.

  31. hahaha sindrome da rientro dei terroni…potevi startene al sud se non ti piace il nord….ma chi ti ha invitato??? hahahaha
    veramente ridicolo….e non usare la solita frase: “per il lavoro”….perchè se il nord non ti piace non ci staresti. sai che gioia per chi è del nord vedere la propria città invasa di persone, non trovi parcheggio l’inferno im metropolitana….
    rifletti rifletti e fatti passare la tua sindrome….che quando salite manco più l’italiano sapete parlare:))))

    bada che non son razzista ne leghista!!!:))) e non ho nessun sentimento negativo nei confronti dei meridionali…ma trovo che ci siano molte ingiustizie tra nord e sud, per esempio in banca lo stipendio è sempre lo stesso però a milano la vita costa il triplo che in meridione….e tante altre piccole ingiustizie….a napoli si può andare in 3 sul motorino a milano ti danno la multa dopo 3 minuti….e via dicendo….

    1. Ci vorrebbe il domatore.. o il moderatore.. state halmini- come si dice dalle mie parti :). Sarà il traffico o lo smog meneghino a rendervi un tantinello nervosi?? Essendo per nascita, studi e osmosi, quasi Accademica della Crusca, devo a malincuore notare che il congiuntivo e il periodo ipotetico stanno maluccio costà.. 😛

  32. No vabbè, io ti ADORO, sei grandissima! E da vagina terrona emigrata a Milano, operaia della Comunicazione con la passione autolesionista della scrittura, non posso che immedesimarmi in ogni tua parola, in questo post e negli altri. E tifare per te.

  33. Io invece son l’esatto contrario: quest’anno non volevo partire, sino all’ultimo son stata tentata di bruciarmi i soldi del biglietto e mandare tutto a quel paese. L’unica cosa che mi rodeva era non andare al mare ma per il resto non ci sto bene come non ci son mai stata. Credo, opinione personalissima, che il tipo di nostalgia di cui parli sia legata più che ai soli luoghi al fatto di trovarsi dentro un ambiente “protetto” fatto di affetti, famiglia e amici coi quali si è cresciuti e con i quali ci si sente a casa. E a questo punto qualsiasi luogo immagino risulti bello e se ne senta la mancanza (giusto per dire che nn è solo questione di sud o che ma di cuore).

  34. Cari tutti, che tristezza…
    In vacanza in Salento ci sono stata benissimo, ma rientrando a Barcellona non posso che sentirmi bene. Non era lo stesso quando mi toccava rientrare a Forlì, a Dublino o a Roma. Sarà che dopo un po’ di giri c’ho azzeccato?
    Venerdì notte tornavo dalla Puglia e sabato mattina, zaino in spalla, partivo per partecipare all’incontro annuale della rete iberica di villaggi ecologici (in Italia è la RIVE). Un altro passo nel mio processo di transizione. Perché tra affettare mortadella o essere moglie cornuta di un tarantino mediocre e avere un lavoro cool in una città cool (che se poi è tutto così cool perché genera tanta frustrazione?) ci sono tante opzioni. Che ognuno scelga dove e cosa vuole fare per non soffrire così!
    Buona fortuna a tutti!!!

  35. Affettare la mortadella? Moglie cornuta di un tarantino mediocre? Per superare la sindrome sminuisci decisamente la realtà. O probabilmente la porzione di realtà che puoi vedere, dalla prospettiva di chi ritorna solo per due settimane, è molto ridotta. Non esiste lavoro decente solo al Nord 🙂

  36. se tanto gradisci startene lì dove non si fa un cazzo tutto il giorno torna pure, nessuno ti obbliga a vivere a milano (non dire che è il lavoro, che qui si lavora gratis a conti fatti)
    te lo dice un terrone felice di vivere in luoghi più civili e di non passare le sue giornate a oziare al sole in modo improduttivo o inscatolato nel traffico. fortunatamente esistono posti migliori del sud italia dove spendere le proprie vacanze, lontani dall’abusivismo edilizio, da prezzi che sanno di truffa, da cafoni che sporcano le strade e da fancazzisti che si lamentano di non trovare lavoro ma non sanno fare di meglio che passare la notte a bere vino squallido, chiudersi nei recinti di house music, o passare i pomeriggi in spiaggia (perché la mattina dormono).
    povera italia, basta con questa retorica, le ferie si vivono benissimo in luoghi più civili e milano (che pure non è l’eldorado anzi… una piccola grande città della periferia occidentale) non è fatta solo di aperitivi, corse e stress, cambiate vita se ci riuscite.

    1. non ero cosi’ in sintonia con un testo dai tempi del Discorso dei Capelli del ’73. Sara’ la depressione barra ipersensibilita’ da fine estate, sara’ che ho perso tutta la mia fantastica abbronzatura nel tragitto London Stansted – Liverpool Street, sara’ la nausea che mi sale tutta se penso che laprossimaimpepataaljamaicasaratrapiudinovemesidemmerdadebacidemmerda, erda. bel pezzo wagne’ made me proud of my homeland

  37. Oddddddiooo!! Sarà un caso che questo testo mi trovi proprio nella mia settimana critica? OOOOOOOOOOOOOOOOOddioooooooooooo .. sono anche ….. raaaffreddato! Mannaggia a Cristina D’Avena incoronata e .. Christian Dior!

    Tristess .. saudade

  38. La cosa peggiore è quando pensi già a quanto sarai triste al momento di tornare in Polentonia prima ancora di partire per la tua amata terra! E’ quello che sta succedendo a me in questi giorni…sarà che tornerò a casa per troppi pochi giorni, ma meglio di niente 😦

  39. Ce l’ho anch’io che sono Terrons di terra Umbra, togli il mare e le cozze, metti verdi colline e salsicce, ed è la stessa identica cosa. Quest’anno che son rimasta più di venti giorni è stata devastante. Non mi sono ancora ripresa dopo un mese in verità, e leggere tutto ciò mi fa salire di nuovo la malinconoia.. Ma non è colpa tua, è colpa del premestruo. Ora vò a riveder le foto di tramonti infuocati.

  40. Tolto il fatto che, a mio parere, sei la Carrie Bradshaw del 2013 in versione italiana e solo per questo meriti molta stima. Non ho mai e dico MAI conosciuto una persona che sapesse veramente cosa si provasse nella “sindrome da rientro”. Fino ad oggi credevo di essere l’unica pazza/depressa sulla faccia della terra (soprattutto dopo gli innumerevoli insulti che mi becco sia dai cari capitolini che si credono stocazzo, sia dai miei conterranei che credono che io abbia vinto al lotto per essermene andata e vivere in questo schifo di posto). Riesci veramente a leggere nel cuore delle persone, complimenti.

  41. Io sono mi faccio già venire la malinconia appena arrivo nella mia terra perchè penso al giorno del ritorno in UK, soprattutto quando ti vedi casa circondata di parenti tutti festosi e commossi di rivederti manco venissi dalla guerra. Chissà perchè inizi ad apprezzare quella semplicità tipica della nostra gente e ti chiedi “perchè ho scelto di complicarmi la vita, quando potevo accontentarmi di quello che c’era qui?” …poi però mi ravvedo.
    Comunque complimenti per come hai descritto alla perfezione i sentimenti che un buon meridionale prova quando rientra dalle vacanze.

  42. Io sono nata e cresciuta in CH…. ma ho origini Terrons… non so perché ma me lo sento dentro mi sento più del sud… e malgrado la mia famiglia è qua… posso assicurarti che i sintomi sono stati gli stessi… non me lo so spiegare… sud è sud

  43. io sono una terrons espatriata in Spagna e, sebbene innamorata della Puglia e profondamente nostalgica, sono sempre felice di tornare a Madrid. Mi piace molto il tuo sarcasmo e la tua ironia, e capisco benissimo che i toni a volte sono volutamente esagerati, ma penso anche che se dentro di te le cose stanno cosí dovresti cambiare cittá. Il lavoro é importante, ma quello che conta davvero é stare bene.

  44. Oh Vagina, mi sentivo così quando lasciavo Trani per Firenze, mi sentivo completamente sradicato senza ragione come chi dovesse lasciare il proprio imprecisato paese africano molestato da un imprecisato dittatore. Vagavo per Firenze disprezzando tutto il rinascimento ed il loro stramaledetto pane senza sale.

    1. “assim paccie p le chiancarelle e pur pa sazizz du pais nu Sim Taranto cu corso rosso blu bvim birra rafforzare e non chiu”.
      Mi trovo bene in Veneto dove vivo ormai da dodici anni apprezzando il grande senso civico che lo contraddistingue, ma casa mia è tutta un’altra storia!

  45. Il primo giorno: ho una maschera di cera apatica… non sento nulla…
    Il secondo giorno: 16 gradi in meno di casa… traumatico!!!
    Il terzo giorno: oggi sono ancora catalettica e con il pianto ‘dietro l’angolo’ … mi illudo cercando offerte di lavoro vicino casa 😦

  46. Sono siciliana, di Trapani, e vivo a Londra da tre anni ormai. Quest’anno, per la prima volta in 24 anni, non ho fatto le vacanze estive a casa. Il lavoro, và alla grande, nuovo lavoro in una compagnia da sogno iniziato da due mesi, ergo niente ferie. Pensavo che l’eccitazione da novizia avesse spento un pò la nostalgia di casa…macché! Mai sentita più vuota e instabile di così. Quello che desidero e di cui ho bisogno è tutto ciò che ho riletto nel tuo post (che mi ha fatto ridere e commuovere insieme). La cosa più straziante è, però, cercare empatia tra i miei colleghi inglesi che mi guardano come se avessi una rara malattia incurabile. Siamo benedetti, perché conosciamo il valore di casa nostra, siamo maledetti, perché costretti a starne lontani. Chissà se il coraggio e i sentieri percorsi ci riporteranno un giorno nel nostro amatissimo Sud. E non ad affettare la mortadella, ma a costruire qualcosa per noi stessi e per il nostro territorio.
    Grazie v.

  47. Ti adoro, sei un mito per me.
    Da oggi ti seguirò ogni giorno, sono felice di averti conosciuto per mezzo di una condivisione su FB.

    Non potevo leggere questo post in un momento più appropriato per me: tornata ieri sera dalla terronia e già oggi catapultata in ufficio (non Milano ma Bologna…uguale direi!!!).

    Io sono così patetica e romantica che, se ti va, leggi cosa ho scritto sul mio blog…ho pure fatto un gioiello per portarmi il sole e l’estate con me!!!
    Ma ti pare????
    Sarò normale???
    http://www.kevitafarelamamma.it/2014/08/arrivederci-sicilia-ciao-estateti-porto.html?m=0

    Ieri mattina, ancora nella mia splendida isola, ho fatto le valigie piangendo (come al solito!!).
    Da 10 anni (dieci capito!??) vivo fuori e piango ancora come il primo giorno.
    La cosa allucinante è che mia figlia, sentendo nell’aria una tristezza infinita prima della partenza, prova anche lei già a 3 anni le mie stesse sensazioni e ieri, mentre mi abbracciava, le ho visto uscire una piccola lacrima dall’angolo degli occhi.
    Volevo morire…

    Per non parlare delle scena strappalacrime davanti al mare: il mio ultimo bagno prima di partire, per salutarlo, godermelo un’ultima volta…
    Bene! Due ore li è poi decido di tornare in villetta…metto le ciabatte, prendo la borsa, mi incammino…ma poi torno indietro..dai…un’ultima foto…un ultimo sguardo su questo azzurro infinito…ok…adesso posso andare…vado…mi rigiro…torno ancora indietro…mortale!!! Non la finisco più!!!

    Ma sarò normale???

    E’ tutto vero quello che hai scritto. Io comincio a stare così già qualche giorno prima: il mio primo pensiero la mattina quando mi sveglio è fare il calcolo preciso di quanti giorni, minuti e ore mi restano prima di andare via.

    Ci vogliono diversi giorni poi per riassestarsi e riprendere la vita di sempre…e io sono davvero felice di aver letto questo post oggi, nel corso del mio primo giorno di assestamento.

    Grazie, davvero…perché hai descritto benissimo e con la giusta ironia uno stato d’animo che solo NOI possiamo capire e sentire.

    Ti abbraccio
    Viviana

  48. Ciao Vagy,
    e come darti torto?? Hai ragione in pieno, rileggendo ho notato di aver avuto gli stessi effetti ma con tempi (rispetto a quelli che hai scritto) più brevi. Sono un caso grave???!!! 😀
    Una settimana di Gargano e … dovevo ricordarmi della nostalgia salentina e prepararmi al peggio ma niente da fare non mi sono preparata!
    Ho voluto vivere tutte le bellezze del nord della splendida Puglia ma il Venerdì ero già in crisi per il rientro della domenica.. alleviato poi con una ME – RA – VI – GLIO – SA escursione in barca alle ISOLE TREMITI.. si mi voglio davvero tanto male e poi… il freddo tipico del nord italia (peccato che non siamo a fine Settembre/inizi Ottobre) ha pensato bene di mettere il dito nella piaga quando mi sono fermata per una sosta nei pressi di Imola. Mi son sentita in dovere di condividere uno stato nella mia bacheca facebook.

    Ciao Vagy, grazie dell’articolo e… pensare che una settimana fa ero seduta in spiaggia con le gambe all’aria, sorseggiando un aperitivo davanti ad un tramonto mozzafiato 🙂

  49. Beh, forse non ci crederai, ma esiste anche la Sindrome da Rientro Polentones, per quei settentrionali che vivono al Sud: ok io sono un caso particolare perché dall’ Emilia sono finito ad Atene (una città all’altezza di Palermo e credimi, moltoooo meridionale) ma un mio amico di Bologna e uno di Faenza sono rispettivamente a Brindisi e nel barese. Per quanto sia contento e sia effettivamente bello vivere in aree più calde e “rilassate”, la depressione quando si torna dalle brevi vacanze al nord è esattamente la stessa che vivi tu! ok, lasciamo la pioggia e la neve dell’inverno o l’umidità estiva senza mare, ma vuoi mettere non avere tra le mani le tigelle, i turtlén o una bella piada alla salsiccia e squacquerone? tra l’altro, senza negarlo, ci manca l’organizzazione del nord e un certo senso civico che talvolta nel meridione (italiano e non) possono essere più flebili. Certo la figata è che le ferie possiam prendercele in primavera o autunno e lavorare l’estate stravaccandoci in spiaggia nei fine settimana e talvolta anche la sera, facendo invidiare quei compagni di vita e di infanzia che si tirano mille madonne (al nord si bestemmia di più..) l’un l’altro per usufruire di un millimetro di piscina alla modica cifra di 11 euro ! ma credimi il resto è uguale, il viaggio di ritorno è uno schifo, già ti manca tutto, gli affetti e i luoghi e appena ti butti nel letto, rimani in uno stato a metà tra quello del coma e del pirla a pensare alla vita e a filosofare manco fossi il nuovo nietzsche del terzo millennio..

  50. Ciao Vagina … sottoscrivo tutto quello che hai detto. Io ho lasciato i 35 gradi della mia sicilia per i 15 di una grigia Londra e tutto quello che comporta (mare,sole, cibo, amici, famiglia, casa, angolini che ti ricordano cose appartenenti al trapassato remoto) A volte vorrei che le vacanze non arrivassero mai, vivo quelle 2 settimane, in cui cerco di infilarci tutto, con l’angoscia della partenza … e il risultato è la distruzione dell’equilibrio già piuttosto instabile che ero riuscito a costruirmi. Mi sento straniero ovunque: in paese mi chiamano l’inglese, a Londra mi chiamano l’italiano. La vita qua non è facile come viene descritta e seppur circondato da centinaia di persone, conoscenti, presunti amici, ti senti sempre solo. Come se stessi vivendo la vita di un altro.Tornare è impossibile ma se anche lo facessi so che tornerei ad odiare la mia terra come il giorno in cui l’ho mandata al diavolo per tanti motivi, il lavoro uno di quelli ma non solo. Che dire … terroni si nasce e ci si rimane a vita. In tante piccole sfumature. Menomale… a volte una bel ‘minchia’ in mezzo a cotanta educazione mi fa stare meglio. ti solleva. fallo anche tu anche se ahimé da quelle parti ti capiranno. Un saluto cara

  51. Vero verissimo!!! Perfettamente così….e se poi hai marito nordico e figlioletto che devi portar via ai nonni meridionali, mentre la famiglia nordica non vede l’ora che ritorni…non ne parliamo della
    Crisi psico-esistenziale che ci travolge!!!!!!!!!!!!

  52. Da casa mia si sente il rumore del mare,vedo le luci di Taranto, e l’odore di mare si mescola a quello dei fornelli delle macellerie che preparano la carne,le visite a casa si fanno senza telefonare semplicemente ci si presenta e i miei cugini mi urlano dal balcone quando è pronto perché si mangia tutti insieme sempre e comunque …dove sn adesso intravedo Mirafiori…Secondo te Vagy quanto sono depressa??

  53. L’ha ribloggato su il magico kiwie ha commentato:
    “…trascorsi ormai almeno 6-7 giorni dal rientro, il terrone può chetarsi e accettare il suo destino. Tornare a infarcire i suoi ragionamenti di parole come “outfit” e “feedback”. Pagare una birra 8 euro senza batter ciglio. Cenare al fusion. Varcare la soglia di una palestra assurdamente costosa al weekend. Pianificare aperitivi con due settimane di anticipo.”

  54. Io che, terrona, al sud ci sono rimasta dopo anni (felici) a Milano, se potessi di direi com’è restare quando tutti vanno via. Com’è la saudade delle spiagge che si svuotano e del mare comincia a rallentare il suo respiro. Com’è la sensazione che lu Salentu, lu sule, lu mare, lu ientu, torna quello di sempre dopo la mezzanotte, topi e zucca compresi. Com’è quando, l’estate finisce due, tre, quattro, infinite volte, una per ogni parente, amico, conoscente che va via.
    Eppure a me piaceva Milano al rientro, parco Solari che cambiava colore dopo l’afa di Luglio. Il rombo del 50 che suonava la ripresa e l’eccitazione chè quest’anno chissà come sarà (perché i capodanno sono almeno due e uno è a settembre). Milano che sembrava accogliente e cordiale dopo il caldo di giugnoluglioemetàgosto che annienta ogni cosa.
    Finita l’estate, il sud per il terrone fuori sede è una favola a lieto fine. Ed è bello così.
    Stay strong che presto ti arriverà un pacco di leccornie da casa. O no?

  55. Ho impiegato 5 anni ad abituarmi. Poi ho capito che l’Appennino settentrionale era per me una cortina invalicabile ed ho abbracciato serenamente la mia terronitá

  56. Dalla Sicilia a Vicenza c’è una bella sindrome da rientro Terrons.. Ho da poco vissuto anche Sicilia-Londra e lì… Altro che SdRT! Ma purtroppo se mettiamo in moto in cervello e cerchiamo di non pensare cosa il cuore, battendo a mille di fronte ad una foto di Taormina o di Acitrezza, ci vuole far vedere, ci rendiamo conto che quella realtà idilliaca diventa tale solo perché non dobbiamo viverla quotidianamente. Accanto alla bellezza del mio mare di Catania c’è un mare di problemi che fa affondare ogni possibilità di crescita per noi giovani, che mette a repentaglio la mia pazienza, che mi fa imbestialire perché la gente non funziona, almeno la maggior parte. E così, con tanta tristezza, vedo il degrado divenire sempre più acuto e niente sembra migliorare. Grazie per questa perfetta recensione della nostra Sindrome, by a trueTerrona 🙂

  57. Credo di accusare tutti i sintomi 😦

    Già fatta la prima cena con due amiche terrone…e sono rientrato solo sabato scorso…

    Le domande sul “che cazzo ci faccio qua me ne stavo giù a vendere arance” sono ormai una costante….

    Non ci resta che leggere per far andare la mente altrove…

  58. ho letto un po’ di commenti di persone provenienti da varie parti d’Italia, sia settentrionale che meridionale. Gli unici che svettano per odiosità e merdosaggine sono proprio i milanesi.. a conferma di ciò che dicevo (ah, prima che mi rispondiate come automi, non sono terrone e non abito a Milano – Dio me ne scampi a vita)

  59. Boh, secondo me se ci viveste permanentemente giù, anche in quei mesi in cui gli amici emigrati sono via e non fa così caldo da potersi spalmare in spiaggia.. vi rompereste le palle dopo pochi giorni. Il motivo per cui andate giù e avete un orgasmo ininterrotto dal primo al penultimo giorno è che concentrate in poco tempo ricordi, posti, persone, abitudini di quando eravate piccoli, affetti, amici ecc. Li godete appieno, tutto il giorno proprio perchè siete in vacanza e perchè durano poco! Se invece foste impantanati nella routine quotidiana lavoro-casa-pocotempolibero vivreste il tutto in modo più passivo e meno emozionale, anche trovandovi nelle vostre terre natìe (e che te ne fai del mare a febbraio?)

  60. Si beh, vedi, il problema è che i terrons che ne soffrono possono permettersi di dire (come al punto 1) “…i sintomi iniziano da una settimana prima della partenza”.
    Io da quando ho smesso di andare a scuola le ferie estive le considero una/due settimane, e tanti altri come me. Ovvio che se decidessi di tornare a casa, nonostante io sia tra i fortunati che vivono e lavorano nella propria città, e restarci 2 mesi dopo non sarebbe tanto bello riabituarsi alla vita normale. Ricordiamoci che le vacanze sono un periodo di relax dal lavoro, molti terrons prendono una settimana di ferie al mese e due mesi ogni estate, così diventa patologico

  61. Ecco qua, tornata ieri nella pioggia e in piena sindrome da rientro terrons… Ci mancava solo leggere questo articolo, per soffocare ancora una volta una lacrima di disperazione tra gli starnuti. 😦

  62. Fortuna che ho trovato questo post!
    Sono una terrons emigrata da soli 2 anni e continuo a chiedermi: ma quanto sono terrona? ma forse sono malata?
    guardo il mio mare e prima ancora di salutarlo piango perche’ penso che e’ bellissimo e poi dovro’ salutarlo o.O
    insomma cose cosi’!
    Fatto che sta che al rientro mi sale la febbre, e non e’ poco, cazzo!
    grazie di aver scritto questo post…
    sembra tu lo abbia scritto solo per me,
    lo fatto per me vero?!!!! 😂😂😂

  63. Allora, io sono “terron”, ho un pene e non una vagina ma — fatemelo dire — lavoro all’estero, a Londra.
    Quindi la sindrome da rientro terrons, nel mio caso, raggiunge livelli dal sapore epico.
    Non è solo cambio di città; è cambio di clima, di mentalità, di Paese, di lingua, di pianeta quasi. Madonna, che saudade…

  64. Maronnnnn 😦 tarandina dovevi essere!!! Condivido e sottoscrivo… Sono oramai dal lontano ’91… Fuorisede e la nostalgia è canaglia 😉

  65. Potrebbe andare peggio e al posto dei 25-30 gradi di Milano e una pioggerellina ogni tanto avere pioggia tutto l’anno, costantemente, e al massimo 18 gradi (ad agosto). Quanto rimpiango Milano!

  66. Senza dilungarmi in apprezzamenti verso la tua scrittura per evitare di cadere nell’ovvio, io sono una dell’altra fazione.. Quella che resta. Terrona residente in terronia, con una sorella e nipote piccolo al seguito ubicati nei pressi Milano, che presenta gli stessi sintomi di colei che parte.. In più ci metterei il vuoto che lasciano dentro e fuori una volta tornati alla routinaria vita feriale. Che forse, non so, è peggio vivere gli stessi posti senza chi ami, che viverli affatto. È un po’ come sentirsi abbandonati, svuotati, infelici. Ma è qui che cadiamo in errore: La felicità è sì averli vicino.. Ma è soprattutto sapere che stanno bene anche a km di distanza.. E che, in fondo, chi vuole non è distante mai. Un abbraccio Vagi 😊

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