Dentro Ozpetek

Qualche giorno fa, delle mie amiche vagine mi hanno chiesto se conoscessi almeno una persona capace di definirsi felice.

Credo fossero in un momento di epico sconforto, di quelli in cui ti senti un cesso e hai bisogno di sapere che tutti intorno a te stanno un cesso, che la vita è una merda, che lavoriamo troppo, che stiamo invecchiando in fretta e un sacco di altri pensieri tibetani di questo tipo.

Nei giorni a seguire ho continuato a pensarci, a tutta questa storia della felicità, a tutta questa idea che essa debba arrivare, che sia in fondo alla via, il premio per aver fatto tutto come andava fatto. L’appagamento di quelle aspettative dopate con cui siamo cresciuti (fonti referenziate riportano che io, all’età di 15 anni, ritenessi che entro i 30 avrei avuto marito, figli e carriera…e anche una fetta di culo).

Il problema è proprio qui, nella confusione tra aspettativa e bisogno, nel pensiero che finché non avremo un certo qualcosa non potremo essere felici. Non è colpa nostra, se la pensiamo così. Non nella misura in cui siamo stati educati a pensarla così, a sentire sempre un bisogno indotto e a sfrantecarci le palle per appagarlo. Il ché non farebbe una piega, se nel mentre non dimenticassimo di godere di quello che, invece, abbiamo. E no, non sto parafrasando la versione Lidl di Vasco Rossi e il suo “chi si accontenta gode, così così”. No. Sto dicendo un’altra roba.

Sto dicendo che io potrei vivere pensando costantemente al fatto che non ho un compagno di vita e che potrei non trovarlo mai, che potrei non essere mai madre, che potrei non compiacermi mai dei temi scritti da mia figlia, oppure osservare mio figlio che, con il padre, spulcia i nostri album e scopre i Radiohead, e i Cure, e i Joy Division. Che non darò mai ai miei genitori la serenità di sapermi “sistemata”. Che ho perso occasioni e persone che probabilmente avrei potuto conservare. Che mi stanno spuntando le rughe e non dimagrisco manco per il cazzo perché io sto al cibo spazzatura come il caffé sta alla sigaretta che sta alla cacca. Ecco, io potrei pensare tutto questo e molto di più. E lo penso spesso. E, per un certo periodo, non ho pensato altro che questo. Poi, però, dopo un confronto con il mio life-coach (la Vagina Maestra), ho deliberato che non andava bene.

felicità1

Ho capito che ci sono cose contro le quali nulla si può, cose che quando arriveranno si affronteranno, tanto comunque non saremo preparati mai. E poi ce ne sono altre, che se proprio ci dolgono come una ragade aperta nell’anima, possiamo lavorarci: o modificando le situazioni, o modificando il nostro approccio mentale. E così ho imparato a pensare che quello che siamo – in buona parte – è quello che volevamo essere. Che a Milano non ci sono finita per caso, ma perché per anni ho perseguito uno scopo. Che se sono single non è perché ho incontrato dei carnefici, ma perché ho scelto dei coglioni (oppure, chessò, perché ho anteposto il mio ipertrofico ego al mio partner). Che se non dovessi mai essere madre, probabilmente sarà perché, si vede, in quell’ordine non detto di priorità che tutti abbiamo, la maternità non era in cima, per me. E via discorrendo.

Ho imparato a pensarla così e tutto ha avuto più senso. E adesso lo so, quando prendo una brutta deriva, cosa devo ricordarmi.

Devo ricordarmi che quella minchia di felicità io devo scovarla, nella mia vita. Perché forse la felicità non è una roba che a un certo punto l’UPS ti recapita a casa. La felicità forse devi volerla cogliere, costruire e vedere. A volte devi accettare di trovarla in cose diverse da quelle che avevi sempre pensato. A volte devi capire che è una tipa discreta, quella, una che si confonde con il resto, non fa baccano, spesso dura anche poco, può essere enorme ma sta dentro le briciole. E forse sì, forse un giorno arriverà suonando i tamburi, ma intanto è il caso di braccarla e prenderla, tutta quella che c’è. Perché spesso ce n’è, ma non ce la inculiamo.

Così io, lungi dal definirmi “felice” e fermo restando tutte le paturnie di cui sopra, accantonando il fatto che sul mio manifesto funebre scriveranno “I suoi sex toys, uniti nel cordoglio, ne annunciano la tragica scomparsa“, ecco, stante tutto ciò, io mi impegno per pensare anche ad altro.

Penso che ogni sera i miei genitori mi chiamano per darmi la buonanotte.

Penso che ogni ricorrenza ho un luogo in cui scappare per trovare affetto e pasta al forno.

Penso che ho un lavoro. Penso che ho un lavoro che mi piace. Penso a Cosmopolitan.

Penso alla VagiNight e a quando organizzerò la seconda edizione. Penso ai bicchieri di vino che bevo nella mia enoteca preferita.

Penso a quando ho visto Roger Waters dal vivo. E Morrissey. E i Depeche Mode. E gli Arctic Monkeys. E gli Interpol. E gli Smashing Pumpkins.

Penso alla vacanza ad Amsterdam e alla prossima che farò. Penso che faccio 40 minuti sul cross trainer in palestra e che, anche se nessuno li vede, io i bicipiti ce li ho!

Penso ai weekend con i miei amici, come quello scorso, a Bologna, a casa di Vaginaffa e del suo uomo, che tra due anni si sposano, e sarà il primo matrimonio per noi, per il nostro gruppo. E siamo tutti emozionati, per questo.

Penso che, mentre siamo lì, alle due di notte, insieme  a Braciola e Tarallino, mentre Frecciagrossa dice che sembriamo un film di Ozpetek e, volente o nolente, c’ha ragione, e io gli rispondo “Sì, però anche un po’ Muccino“, ecco io la sento, quella minchia di felicità.

felicità2

Perché forse sì, forse tra qualche anno ci mancherà anche questo. Anche fumare sul divano Bologna, di notte, mentre gli uomini giocano a Fifa e noi vagine (+ Frecciagrossa) facciamo il tifo. Forse ci mancherà anche ascoltare le paturnie sentimentali dell’uno o le vicende professionali dell’altro. Forse parleremo molto più di IMU e Tares che di noi stessi. Forse saremo sommersi dai pannolini, si andrà a letto alle 23, si dibatterà degli acciacchi. Forse rideremo di meno e ci annoieremo di più.  E sì, è passata una vita, da quando facevamo il Ferragosto in spiaggia, le storie di lingua sugli asciugamani umidi, i bagni di mezzanotte, le bottiglie di alcol da 4 soldi. E’ passata una vita da quando eravamo tali e quali a questi pischelli in Piazza Verdi, seduti per terra, ad affrontare la vita con un paio di jeans sdruciti e delle All Star ai piedi. E sì, certo, muoio di ricordi, tra queste strade che odorano di piscio e gioventù, tra questi portici c’ho lasciato tre anni meravigliosi. E sì, certo, c’avevo la bicicletta, che sì, avevo comprato da un tossico in Via Zamboni.

E’ vero. Non è più come allora.

Ora è come ora. E’ una cosa diversa.

Ma è bello uguale. Cenare e ridere. Insieme. Chi si sposa, chi va con i senegalesi, chi va con i finocchi, chi va con le milf, chi è deluso, chi ha scelto, chi è cresciuto, chi ancora si rifiuta di farlo.

Ecco, forse la felicità, in questo momento della mia vita, è una stella cadente nel cielo buio di metà agosto.

Puoi scegliere di non farci caso.

Io mi impegno per vederla.

83 thoughts on “Dentro Ozpetek

  1. Splendido. Mi piace proprio tanto come dici le cose. E, in questo articolo, enunci una verità, uno spicchio di consapevolezza che, pur di avere un alibi per continuare a lamentarsi, molti non scelgono mai di ammettere: la responsabilità di ciò che siamo. Perché è così, date tutte le differenze di partenza, i diversi ambienti di provenienza, il quoziente di bellezza e di intelligenza che abbiamo a disposizione, dato tutto questo, ciò che rimane è la nostra scelta di come vivere ogni magnifico giorno che abbiamo la fortuna di avere a disposizione. Lo dici molto bene: quando cominci a pensare la tua vita da questo punto di vista, tutto cambia. E in meglio 🙂
    Buonanotte, Vagy cara..

  2. Si, premesso che la felicità è un attimo perfetto, credo che ognuno debba trovare la SUA piccola felicità nelle cose che ha e che si è costruito.
    Ma a volte l’aspirazione alla Felicità con la lettera maiuscola è quasi una cosa che esce da dentro e ti spinge a guardare fuori dal tuo mondo

  3. Subito subito ti dico: la frase non è di Vasco, è di Ligabue!!! ERETICAAAA!!!! 😀
    Per il resto, la felicità è un pezzetto che si costruisce ogni volta. Ed è proprio quel pezzetto lì, non un momento prima nè un momento dopo: è l’esatto stesso in cui la stai vivendo, la felicità.
    Perchè la vera felicità non sta nel viverla, sta nel riconoscerla. Nel riconoscere quegli istanti di felicità fortissima e pensare: che fortuna, sono felice e me ne rendo pure conto!!! 🙂

    1. Che paura Vagy…. dopo i grupponi che hai citato per un attimo ti ho creduta fan di Vasco. Invece non lo distingui dal Liga… fiù… Cmq non ti preoccupare, i figli non te le danno certe soddisfazioni. I miei non si sono mai avvicinanti manco per sbaglio ai miei vinili….. 😦

  4. Felicità è anche sapere che nonostante per la maggior parte del tempo ci si senta sole, disadattate e fuori posto, esiste almeno un’altra persona (ma di solito sono di più) che sente e vive esattamente le stesse cose che senti e vivi tu, con la sola differenza che lei queste sensazioni riesce a circoscriverle in modo chiaro e a metterle nero su bianco con un’ironia e un’intelligenza davvero rare (e che invidio!!!!) 😉

  5. Te l’appoggio!! Felicità vuol dire sapersi accontentare. Detta così non suona molto bene, ma a volte non ci accorgiamo di cosa realmente abbiamo, e ricerchiamo insistentemente qualcosa di più. Cosa aspettarsi d’altro dalla vita? Famiglia, figli, carriera, è inutile rincorrere dei sogni quando si può stare bene adesso. Purtroppo non ti accorgi di quello che hai finché non lo perdi, e rimpiangeremo il tempo sprecato a cercare una vita che pensavamo migliore. Ci lamentiamo del lavoro di merda che svolgiamo, senza accorgerci di quanto siamo fortunati ad averlo. Vivi come se fosse il tuo ultimo giorno, e la tua vita sarà sicuramente migliore.

      1. Non l’avevo capita, visto che non ascolto ne l’uno ne l’altro. Dovresti inserire le postille per i tardi….. Disgraziatamente la giovinezza uno se la ricorda più felice, ma la motivazione è semplice: avevamo i capelli lunghi e i pensieri corti, e non viceversa. Tutto era più bello, se la mente non m’inganna.

      2. Certo cara Vagy.. siamo anche d’ accordo sul fatto di limitare la libertà di espressione artistica.. e sull’ imposizione di certi ascolti alla prole..:)..
        Sai cosa dico io ai miei allievi? “Qual è la patria dei Deep Purple, Black Sabbath, della darkwave etc? Ecco avete capito dove dovete andare..”
        hihi 😉

  6. Questo pensiero mi gira spesso nella mente, la felicità la si può davvero scovare dappertutto. Ad esempio nella scorsa estate penso davvero di aver vissuto momenti di felicità, soprattutto grazie agli amici: perchè felicità è anche andare a mangiarsi una pizza e stare semplicemente bene. Nonostante questo mi è difficile liberarmi di quel pensiero secondo il quale la felicità vera sarà quando sarò anche compagna e madre. Hai ragione, siamo state progettate così e davvero non so se ci libereremo mai di questo peso.

    1. tesoro mio, non obbligarmi a scriverti un post per farti vedere quanti sacrifici dovresti fare per compagno e figli e quanta libertà hai.
      poi certo, sì, tutte noi in parte lo vorremmo. ma come dici è perché ci hanno educate così. magari saremmo infelici, in quel modo, in realtà (tolti i primi 3 mesi, o 3 anni)

  7. Bellissimo! Anche io troppe volte ho pensato che a 26 anni non ho ancora nulla per le mani… Una quasi laurea che forse sarà l’ingresso ad un mondo nuovo come no, appena mollata da uno a cui avrei dato pure l’anima se me l’avesse chiesta, vivo in una città che detesto… Però la felicità non ti bussa alla porta, te la devi cercare in quello che hai, perchè se andiamo avanti pensando che poi, un domani, con altre persone, in altri luoghi arriverà, beh come hai detto te ci scordiamo di vivere, e quel poco che viviamo lo viviamo male!
    E allora penso che un lavoro dopo la laurea con un po’ di culo lo si trova, visto che mi sono fatta il lato b all’uni, che quel cretino faceva parte di quel gruppo di peter pan che ancora non ha voglia di crescere e si fa venire paure infinite e inesistenti da solo, e che in fondo questa città se la condisci con le persone giuste si riesce a digerire…
    🙂
    Concordo con tanti tanti tuoi punti, sarà perchè più o meno la generazione è quella 😉
    Però, c’è un però…. Chi si accontenta gode così così, è il liga eh!
    😉
    Un bacione!!

    1. Ne riparliamo tra qualche anno di quanto conta farsi il lato B all’ uni.. e del lavoro. Forse tu però avrai scelto con più senso pratico ..Ne riparliamo tra qualche anno anche di uomini. ECCO PROPRIO DI AVERE UN GRANDE LATO B SI TRATTA.. e di imparare sempre!

  8. Beh, cara v, ti invidio, sai? La tua libertà, la tua storia di amici, il tuo poter raccontare qualcosa di te e del mondo sotto un punto di vista diverso. Invidio il coraggio che hai perché la vita è il frutto delle nostre scelte che difficilmente sono condizionate da fuori. La felicità nelle briciole? Non ci credo molto. Piuttosto credo nella serenità e nella quiete dell’anima che una sigaretta insieme alla migliore amica ti può concedere, come un bacio dato dopo un litigio o un improvviso sogno erotico. Un bacio

    1. Bellissimo spunto di riflessione. Ma mi spiace: la vita è solo al 50% frutto delle nostre scelte.. forse anche meno. Possiamo scegliere di cambiare approccio e VALORIZZARE CIO’ CHE ABBIAMO O CHE SIAMO DIVENTATI .. Ma da tanti eventi improvvisi non ci si può difendere. Destino? Sfiga? Sul resto certo ci possiamo lavorare.

      1. La consapevolezza del proprio stato.
        Mentale e fisico.
        Questo fa la differenza ed è la droga numero uno, altro che bamba.
        Se ti guardi attorno e riesci a vedere, il tutto assume sempre una piega diversa.
        Soprattutto ti aiuta a preparare lo scontro con la sfiga.
        I post che preferisco, ma lo sai.

  9. Felicità? Parola complessa. Che differenza fa con gioia? La gioia ti parte da dentro, è un’esplosione , non hai bisogno di amici, parenti, mamme, papà, figli. Ma di che parlo? Mi sono fumato? Io immagino l’uomo con un buco nella pancia, appena sotto lo sterno. Un grosso buco che portiamo in giro tutti. Sto buco. Fa male e ci passa anche l’aria. Quindi cercami di coprirlo o di riempirlo con qualsiasi cosa. Lo riempiamo con cose, persone, sentimenti… Nulla. Tutto passa. E quando tutto ci passa attraverso poi passiamo dalla felicità alla tristezza. Non voglio annoiare troppo i presenti, se hai voglia fai un giro nel nostro blog e magari capisci o al limite ti vengono le bolle alla lingua. Noi abbiamo perso una figlia ma abbiamo trovato altro.

    1. Ho grande rispetto della tua fede e delle tue scelte, anche se mi ritengo “miscredente e pagana” . Mi hai commosso. Il Karma non è nostro, nè è giusto ai nostri occhi.
      Francamente trovo altre culture e filosofie molto più soddisfacenti del Cristianesimo ortodosso.
      Platone o il Buddhismo potrebbero bastare, senza menzionare altri percorsi scandalosi..

      1. Capisco. Però quello che ha rivoluzionato il mondo è la misericordia che Gesù ci ha insegnato. Il voler tendere una mano a tutti, senza distinzione di razza, religione, casta. Se si seguissero i suoi insegnamenti non ci sarebbero più armi, guerre, fame, carestie… Non si insulterebbe il vicino di casa perché ha parcheggiato 10cm la macchina di fronte alla nostra uscita di casa, ecc… Ci si darebbr tutti una mano. Il cristianesimo ha il dono della croce, di portarla con il sorriso sulle labbra , per portarla per gli altri. Buona domenica.

      1. Si scusa. A volte sono pesante , a volte sono portato a mostrare in maniera inopportuna la gioia appunto che Lui mi ha dato l’onore di avere. Invece ognuno poi deve arrivarci alla sua maniera, ognuno ha le sue prove alla fine delle quali , può vedere la luce in fondo al tunnel. L’importante, secondo me, è cercare sempre e comunque la verità , senza farsi abbagliare da altro. Uffa son tornato pesante! Mi legherò le dita così non digito più.

  10. Cara Vagina, leggo sempre perché scrivi benissimo. Non ti ho mai commentato, ma questa volta lo devo fare. Mi hai aperto in due. Post vero e stupendo

  11. Cara vagina, ti scrivo con le lacrime agli occhi! Il tuo posto è molto bello! Mi ha fatto pensare che quest’estate di stelle cadenti ne ho viste ben tre…forse sto sulla buona strada per la felicità…pacca sulla spalla da una romana/berlinese in Lussemburgo (che ti capisce, eccome se ti capisce…)

  12. La felicità di risolvere un problema grosso al lavoro, quella di vedere la passione negli occhi di quello che non ti eri mai filata e d’improvviso capisci che può diventare il tuo trumpetfriend preferito…
    oppure sentire stevie wonder a palla in autostrada e poter cantare a squarciagola anche se non sai le parole bene bene tutte.
    Oppure quel giorno che tua madre ti ha detto:brava! o il tuo vicino di casa ti ha offerto una fetta di dolce.
    Momenti.Frammenti belli almeno quanto tua figlia che ti dice mammatiamo.
    Se ti fermi e ci rifletti sono stati, sono e saranno abbastanza da farti andare a rota di momenti. 😉

  13. ben detto, soprattutto qui: “ho imparato a pensare che quello che siamo – in buona parte – è quello che volevamo essere” .in troppi se lo dimenticano quando si lagnano delle cose. se uno una cosa veramente la voleva la metteva tra le priorità e di sicuro la raggiungeva. quindi siamo il riflesso delle nostre priorità,.

  14. Non ci ho mai pensato, alla felicità.
    E’ arrivata, in momenti intensi che solo a pensarci anche adesso mi viene un groppo alla gola. E’ arrivata ed è durata attimi, ore, giorni, a volte settimane ma poi se n’è sempre andata, perché nella vita funziona così. Funziona che si vive di piccoli grandi attimi di serenità ( la pasta al forno, le risate con le amiche, le chiacchierate con l’amico finocchio che pure io c’ho, dall’età di 15 anni, le serate sul divano a guardare un po’ di sana tivù spazzatura col mio gatto, e 1000mila altre minimalia,) ma la felicità non si può e non si deve rincorrere: arriva, a basta. Arriva e passa, e resta però quel “souvenir, formato TIR, a 120 all’ora- arriva lì e spazza via qualsiasi altra cosa”.
    Perdona la deriva ligabuesca ma sono reduce da uno dei concerti in Arena: bellezza, gioia, allegria,felicità pura. Durata un giorno.

  15. E’ vero, spesso ci facciamo una determinata idea di come dovrebbe essere la felicita’ e ci incaponiamo su quella, magari perdendoci per strada delle cose belle che nel frattempo ci accadono…ma quasi non le vediamo perché troppo presi da quell’idea. Io ho una mia idea di felicita’ per la quale combatto da 7 anni, e’ un’idea stupenda e non so se mai la realizzero’, ma sono semplicemente felice…di averla. L’importante e’ che tu abbia la tua. Non importa se e’ controccorente, se e’ assurda, se e’ difficilissima o perfino banale. Basta che sia un tuo sogno, una cosa che solo a pensarla ti fa battere il cuore. Come la stella cadente sulla spiaggia, quell’attimo che hai saputo cogliere, che sai che e’ finito nella frazione di secondo stesso che ti e’ passata davanti, ma l’hai vissuto…cosi’ come la serata magica a casa di Black Mamba…che sia l’ultima o la prima di tante non importa….la felicita’ sono attimi e frammenti di vita vissuta al massimo. Non e’ mai eterna ma e’ stupendo p0oter dire “L’ho provato”. Ti abbraccio

Parla con Vagina, Vagina risponde

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...