Sola Andata

Sono le 23.  Dobbiamo ancora cenare.

Abbiamo fatto l’amore e siamo qui. Intrecciati. Esangui. Sudati.

Mi accarezzi, mentre guardo le 4 – dico 4 – candele Ikea che bruciano sul tavolino poco più in là. Che ogni volta che vado all’Ikea faccio scorte antiatomiche di candele profumate. Quando l’apocalisse giungerà, sarò preparata: morirò di fame ma inebriandomi di essenze Tindra.

Il computer suona un concerto di Earl Klugh, che ti piace, che mi racconti che quando andavi a scuola, un tuo amico veniva a trovarti il pomeriggio per studiare e, invece, ascoltavate le cassette di Earl Klugh a manetta. Smooth Jazz. Non lo conoscevo, lo smooth jazz.

Abbiamo fatto l’amore e siamo ancora qui. Stretti. E persi.

Accarezzi il mio profilo. Le braccia, il collo, di nuovo le braccia, i fianchi, indugi, mi afferri, come fossi tua. E poi sali di nuovo. Lentamente. E io mi chiedo se anche tu stia cercando di impararmi a memoria, per non dimenticarmi, per non dimenticarci.

Anche se ci dimenticheremo. Anche se un giorno ripenserò a quanto eri incredibilmente bello e a quanto è stata speciale tutta questa storia, e non ci crederò, non mi sembrerà vero. Dovrei farti un photo-shoot e usarlo come integratore vitaminico per l’autostima nei momenti bui. E invece no, non lo farò. Invece affiderò tutto alla pelle, alla mente, agli occhi. Affiderò a loro il sorriso, lo sguardo, le vene sul dorso delle mani, le gambe lunghe, la cicatrice sul petto di cui ti vergogni, i muscoli così naturalmente definiti, le dita morbide, la voce profonda, le parole in francese e quelle in italiano, i silenzi, il profumo di Jean Paul Gaultier sul corpo e quello di sapone di marsiglia sulle camicie. Affiderò gli aneddoti di questo mondo visto dagli occhi tuoi, il capo, i soldi, i progetti. Affiderò il riso piccante, il riflesso di me che mi avvinghio a te  nello specchio, il succo d’arancia, i miei capelli nel tuo letto, il bacio sulla fronte al sabato mattina quando vai via mentre io ancora dormo. Affiderò il ricordo di te tra queste strade, in quel supermercato in cui ci siamo incrociati la prima volta, guardandoci in quel modo che dentro ci stava tutto YouPorn ma anche un po’ di Via col Vento. Affiderò il pensiero di quel vuoto enorme da colmare e delle nostre solitudini che per un po’ si sono mischiate. Così diverse e così simili, come sono.

E nell’orecchio, più vicino che mai, mi dici che non sai come farai a vivere senza di me, che ti mancherò, che tornerai tra ennemila mesi, che mi chiamerai, che mi penserai sempre. E le tue parole sono dolci come bugie di zucchero filato.

Mi chiedi se verrò a trovarti, lì, in Senegal, che non devo avere paura, che l’uomo nero non esiste, che mi farai vedere posti indimenticabili, così belli che non potrò più fare a meno di tornarci ancora, e ancora.

Mi dici che speri che giù vada tutto bene e io ti dico che sì, che andrà bene tutto, che devi essere positivo, che hai fatto milioni di sacrifici ed è giusto tu vada lì, dove ora puoi vivere una vita migliore, in quel paese che hai lasciato 15 anni fa. Poi io son terrona, queste cose le capisco, cosa credi.

Ritroverai i tuoi affetti, i tuoi amici, la tua famiglia e tante donne che ti vorranno da impazzire. Magari ti sposerai. Una o due volte. E tutto, vedrai, andrà bene.

Io, invece, resterò qui. E no, non ti dimenticherò. Forse qualche dettaglio si sfocherà, ma resterà il resto. Resterà la sensazione di te. La naturalezza, la spontaneità, l’affetto, quel po’ di casa che mi hai fatto trovare dove per me casa non c’è mai. E la libertà di dirti che sei bellissimo, che mi fai stare bene e che bene ti voglio. Senza sovrastrutture. Senza cortine d’acciaio. Nudi. Ridotti all’essenziale.

Sai, la più saggia delle mie amiche vagine dice che è meglio così, che è meglio che tu parta. Che innamorarsi di te sarebbe stata una follia, che ci sarebbero state troppe differenze culturali, troppi sbattimenti. Dice che almeno, in questo modo, finirà per una causa di forza maggiore, senza fare troppi danni, lasciandoci il sapore di questo piccolo viaggio condiviso, di questo mozzico che abbiamo dato alla vita.

Io non so quale sia la verità.

So che tra pochi giorni andrai via e io devo dirti addio. E gli addii mi scatenano tutto il melodramma vaginale.

So che tra pochi giorni andrai via. E so che il tuo è un biglietto di sola andata.

So tutto.

 

Mapperò ora stringimi. E dimmi, una volta ancora, che mi porterai via con te.

Stringimi più forte. E dimmi, per l’ultima volta, che mi porterai via con te.

118 pensieri su “Sola Andata

  1. Eh no,non puoi.Non puoi scrivere una cosa così e io passo e leggo.E piango.Perché so,so tutto di come ci si sente a lasciar andare via una cosa bella.A vedersela svanire dalle mani e sapere che una parte di te andrà via con lei.Rimangono i ricordi.Di emozioni,di sensazioni,di momenti estasianti.Che non è poco,ma non sarà mai più “abbastanza”.

  2. Struggente e vero, e ascolta la tua amica saggia.
    E non serve che uno viva in Senegal per lasciarci un brandello di cuore. Sulle differenze etniche e culturali non so, ma certo non sarebbe una passeggiata. Tu salutalo come fosse l’ultima volta anche se magari non lo sarà, ma salutalo stampandoti indelebilmente dentro, ciò che di lui vuoi ricordare. I ricordi belli, se sai conservarli, sono ciò che ti sorregge nella vita, credimi.
    Ti abbraccio.

      1. guarda, lui è de roma e io sono di torino, lui ovviamente non vuole mollare roma e io non voglio mollare torino. Decisione reciproca: rimanere buoni amici (poi oh se capito a Roma e lui e libero, e vice versa, credo la si fa anche una sex-rimpatriata. ad ogni modo non è questo. Almeno però ora ho un’idea dell’uomo che voglio.

  3. Sai, lo dicevo giorni fa, penso che quando qualcosa non resta nelle nostre mani è solo perché non era lì che doveva stare. Per dei motivi precisi, che non dobbiamo, però, per forza analizzare. Certe volte quello che resta è malinconia, altre rabbia. Altre ancora un sorriso, che è quello che ti auguro (e che ti faccio)…

    Ti abbraccio.

  4. Cara! Voglio essere controcorrente. Ma dove sta scritto che non vi vedrete mai piu’? Vero, il Sengal non e’ propriamente dietro l’angolo. Ma ci sono gli aerei no? Se c’e’ amore si superano gli ostacoli, ostacoli che spesso costruiamo noi da soli nella mente, anche piu’ grandi di quelli reali….
    Vedo piu’ differenze culturali tra un veneto e un valdostano che tra te e lui. Entrambi avete vissuto (tu ancora) lontani dalle famiglie. Entrambi amate le stesse cose. Siete due “cittadini del mondo”. Non fatevi spaventare dalla distanza. Sono altre le distanze tesoro….
    Cosa farei io? Proverei comunque. Proverei ad andare li’, una volta. E poi magari verrebbe lui. E poi…non si sa. Potrebbe andare bene come male. Ma almeno provateci e non permettete alle paure di oggi e ai rimpianti di domani rovinare un presente cosi’ bello. Ti abbraccio forte

  5. amica vaggì, scusa se mi permetto eh, ma l’amica tua che cazz di amica è? vivi a milano, eh!? nel 2013, eh?
    oh sò io che siccome sto in africa mi pare tutto normale?
    più slancio vaggì, più slancio!!! ::))

  6. Quando sei così poetica e melodrammatica, mi fai incazzare!
    Eh sì, perchè – sacripante!- ci speravo, speravo che potessi fermarti, che l’avessi incontrato…
    Invece deve andare via…

    Mi dispiace tanto…tanto, tanto….
    Ti abbraccio forte.

  7. Quando avevi parlato di lui la prima volta mi ero commossa perché mi aveva fatto riprovare sensazioni di cui non ho mai veramente parlato…perché anch’io avevo incontrato pochi mesi prima un ragazzo così bello, così tremendamente diverso da me…io così bianca e lui così nero. Dentro di me speravo che questa partenza non ci sarebbe stata, ma come è stato per me, purtroppo anche tu ora devi affrontare tutto questo. Un abbraccio

  8. Non so perchè ma mi si sono scatenati pensieri da sciocca bionda che crede alle favole. E nei miei pensieri lui partirà, ma poi deciderà di tornare perchè sta troppo bene con te. Lo so, sono sciocchi pensieri, ma io sono bionda e ho sempre amato le favole.

  9. Sai, Vagy, mi è successo qualcosa di molto simile ormai un anno fa. Un lui italoamericano con cui è andata più o meno come fra te e il tuo bel senegalese. Lui era in partenza per tornare a NY dopo 14 passati qui. Un biglietto di sola andata.
    Quello che rimane, Vagy, è una sensazione di estrema dolcezza e, a volte, malinconia, anche se nel mentre si hanno altre storie e la vita va avanti. Tieni i ricordi, tienili stretti!
    Ti abbraccio, ora più che mai.

  10. quante volte m’è successo. dover andare e voler restare. guardare partire e aver voglia di incatenare. mi hai scagliato via delle lacrime che credevo oramai asciutte.

    non so cosa consigliarti, soprattutto perché consigli non ne chiedi, perché sei maggiorenne e la tua testa funziona bene e puoi e devi decidere tu.
    ma cristiddìo, io non chiederei di dirmi che vuole portarmi via. io starei facendo le valige. poi o la va o la spacca, ma almeno si prova.

      1. io sì, e ti dirò: avessi potuto l’avrei fatto allora e, potendo (oramai) farlo, avrei dato lo stesso consiglio alla me di allora.
        pei rimpianti c’è sempre tempo… Vagi, non riesco a pensare in maniera diversa, prendimi per ottusa fatalista romanticona tutto quel che vuoi, ma ho la sensazione che IO VOLEREI VIA IN DUE SECONDI NETTI.

  11. Uhuhuhbuhuh…. dai che mi fai piangere… sono una romanticona sentimentale, non mi puoi scrivere post così… sono cresciuta a lieto fine, non ammetto altro! Però forse ha ragione la tua amica, e questo distacco forzato e secco, in un certo senso, può essere considerato un lieto fine…

  12. Vabbè ma Cristo Santo il Senegal non è la nuova zelanda è poco più di un siciliano doc, possibile che non si possa vivere un amore pendolare…. è talmente tanto poetico che rinunciare a tutto per dogmi, lavoro e Milano è come ascoltare lirica facendo Zumba!!!

  13. la tua amica saggia è un po’ vigliacca o non ha capito cosa c’è tra te e lui…
    non ti dico di partire domani, ma Vagina… per favore non rinunciare così facilmente, altrimenti dovrò credere che te la sei raccontata e basta!
    cosa vuoi fare? passare anni di paragoni e rimpianti?
    pensare “e se avessi osato prendermi ciò che mi piaceva, anche se era scomodo e lontano?”??!!
    rifletti sul fatto che non è che ci viene tutto servito a portata di mano, a volte bisogna alzarsi e prendere ciò che vogliamo… oppure accontentarsi.
    le differenze culturali… ma santiddio ci sono spessissimo e in moltissimi le hanno superate, hanno creato un loro piccolo mondo in cui avere la medesima cultura… ma pensiamo alle coppie interraziali di 50 anni fa, cos’erano, eroi, masochisti?

    io so solo una roba: l’amore ti salva la vita, l’amore ti rende felice anche se sei in un pozzo di mer*a.

    1. non discuto la tua certezza sull’importanza dell’amore come elemento salvifico per le nostre anime alla deriva.
      però ci sono milioni di considerazioni che per fartele dovrei scriverti un altro post.
      le coppie miste per me sono bellissime. questo è indubbio. con tutte le differenze culturali del caso.

      1. io so solo che piuttosto raro provare quello che avete provato, che vi ha avvicinato e accompagnato mentre eravate insieme… e quando parlo di raro, parlo di un periodo di tempo lungo una vita, so per certo che ci sono molte persone che non hanno mai assaggiato sensazioni come le tue.

  14. tesoro… non proverò a tirarti su perché ti crogiolerai per settimane e settimane nel languore di quello che è stato e di quello che poteva continuare.
    settimane in cui controllerai mail, o cellulare, o niente, controllerai solo la tua memoria, magari per dirti “sì, c’è stato, non lo ha inventato la mia vogliadistoria”.
    settimane in cui tutto quello che farai e i posti in cui andrai e le persone con le quali ti sforzerai di parlare ti sembreranno quello che saranno realmente: ibuprofene. cose blande per sollevarti da quel pizzicore che arriva il giorno prima del ciclo.
    posso però farti un augurio: che siano realmente settimane.
    e che poi, una mattina, così, puff, per magia, ti sveglierai e i respiri saranno ampi, molto più ampi di quelli della settimana precedente.
    e ci sarà un altro supermercato, o un parcheggio, o una libreria.
    e gli occhi che incontrerai non avranno il colore dell’Ibuprofene.

  15. Mi sto apprestando a vivere una cosa simile, anche se estremamente diversa per mille dettagli. Ma uguale nel succo, le cause di forza maggiore.
    perchè lo stare bene non basta sempre.
    Ma esistono storie tra parentesi, brevi e bellissime. Le parentesi possono sembrare un peso, segni di grammatica non richiesti. Ma non è così, le parentesi a volte servono a proteggere le cose pure dallo schifo che c’è intorno. E allora vagina, tieniti tutta questa bellezza, non serve a volte scrivere un romanzo. A volte basta un haiku, da rileggere tutte le volte che vuoi

  16. Io credo di aver cominciato a buttar giù lacrime dalla decima riga in poi, fino ad ora in cui sto scrivendo questo commento. Forse sarà il premestruo, forse sei tu così incredibile con i tasti o con la penna, con le parole che sai e hai saputo mettere insieme così perfettamente, come se modo migliore non potesse esserci. O forse è anche questa mia testa di m***a, che non dimentica mai nulla, e che ad ogni tua parola rivive cose già vissute..e sento addosso le sensazioni, annuso gli odori, ascolto parole, e mi perdo nell’immagine di occhi che ho fissato così intensamente, consapevole del fatto che avevo poco tempo a disposizione e dovevo imprimere tutto nella mia memoria. Perchè sapevo che non volevo perdere niente nonostante avrei perso tutto.
    E quella è stata una parentesi della mia vita, che però non sono riuscita a chiudere. Forse ha mantenuto la sua bellezza proprio perchè il tempo non ha potuto metterci mano, il tempo che generalmente è così abile a rovinare tutto, a cancellare la magia e la poesia con la quotidianità. Forse perchè col tempo diventiamo tutti un po’ più scontati.
    E’ passato tanto tempo, i ricordi sono sempre lì. Qualcosa è un po’ più sfocato, come dici tu, di alcune parole è rimasto l’eco lontano. Ma sono sempre lì.
    Grazie di cuore per avermi fatto emozionare Vagi.
    Silvia

    1. Mi ritrovo al 101% in queste parole, Purple Rain, e te ne ringrazio.
      E la mia testa, parimenti di m**da, mi ha messo nella tracklist mentale una traccia, una sola. I don’t want to miss a thing, Aerosmith.
      Estate 1998, Grecia, 12 ore alla partenza verso casa, due occhi da mandare a memoria una volta per tutte.
      Ho detto tutto, no? Mò vado a piangermi una sigaretta.

  17. ma vai in africa..il Senegal un bel paese dove gli islamici governano e dove le donne occidentali hanno meno diritti di un cane. .vai là. .vedrai che accoglienza. .che tolleranza e il tuo Lui come ti vorrà bene mentre ti picchierà dopo che avrai scoperto che fa il romantico con altre 5 donne…vai dai…una radical chic snob in meno in Italia…

  18. Hai davvero toccato un nervo molto scoperto… Non viene da così lontano… ma so che cosa vuol dire vederlo andare via… anche se si tratta di pochi km….

  19. Nooooo. Io l’ho fatta ‘sta cacchiata. Era amore vero, non so quanto forte o durevole perché ho usato la scusa della vita che si era messa di mezzo, per me e per lui, quindi non l’ho mai potuto scoprire. Non sono potuta tornare indietro perché ne ero talmente convinta,che questa è la vita, che la vita continua, che le magagne quotidiane avanzeranno e avranno la meglio su ogni tuo dubbio, che non ho tenuto tracce, indirizzi, numeri, niente.
    Per te la cosa è fresca, tieni stretto quel numero, non impedirti di andare in fondo a quel “E se…?”, qualora lo volessi. Please?

  20. Non saprei da che parte cominciare; ho tante di quelle cose da dirti che magari uno stream of consciousness davanti ad un caffè nero bollente potrebbero raggiungere una quantità sufficiente – o forse no.
    Se è di forze maggiori che si parla, allora sì, prendiamola per buona e andiamo avanti cercando di continuare ad improvvisarci pittori en plain air che fermano attimi/luoghi/gente.
    Se subentra la rassegnazione però il discorso cambia drasticamente, perché alla fine si rimane a metà. Con la parte meravigliosa condivisa ed il dark side of the moon ancora da scoprire, che magari sta buono là nel migliore dei casi ..ma nel peggiore un ‘pelìn’ ci tarlerà a vita.

    Accendi magari una candela in più, si cerca come si può di compensare vuoti incolmabili ed impareggiabili, a seconda delle nostre possibilità psico-vagi-materiali.
    Un viaggio però, magari, fallo. E guarda che orizzonti ci sono per te dall’altra parte – senza impegno, cosa credi!?

    It’s all about the mood.

  21. Ho 19 anni; sono giovane , forse un pò bella e sono una terrona , che da buona terrona , quando ha dovuto scegliere il proprio futuro , non ha avuto il coraggio di lasciare la madre casa per studiare , roba che odio, perchè ad una certa età non sai mai quello che vuoi. Lui no, lui è partito, perchè lui ce l’ha avuto il coraggio di lasciare la sua madre casa, perchè è giusto che ognuno segua i proprii sogni, mentre io di coraggio forse manco troppo.
    Ho 19 anni, e penso che tu sia brava a scrivere e tutto il resto, e dio sa quanto pagherei per poter scrivere come te,però le parole per quanto possano essere dolci a volte mancano, mancano di un profumo, di uno sguardo e di un abbraccio. Ho 19 anni, e anche io scrivo per dimenticare , anche se qualcuno scrive per non dimenticare, perchè a volte scriverle certe cose è più facile che dirle. Ho 19 anni, e tutta una vita davanti,sono bella e fiera di essere una terrona che il sabato sera vuole tornare da mamma perchè ha bisogno di un abbraccio e di un sorriso. Ho 19 , eh no ,non è facile lasciare andare qualcuno. (scusa, per lo sfogo personale di minchiate che ho scritto, spero di non averti fatto perdere tempo).

    1. ma va.
      figurati. in verità c’è sempre qualcuno che va e qualcuno che resta. quasi mai si ritorna. o per lo meno: quasi mai si ritorna in tempo.
      la vita, per quel poco che ne so, è un continuo susseguirsi di prese e lasciate.
      ma tu hai 19 anni. sei giovane, bella, terrona e fiera. tanto basta.
      e hai fatto una scelta che alla tua età avrei voluto avere coraggio di fare: restare.

  22. Sei cattiva. Mi hai fatta piangere. È che il mio ragazzo è nero, bellissimo e ci siamo visti la prima volta in un alimentari. È che abbiamo fatto l’amore prima quasi di presentarci e senza neanche accorgercene viviamo insieme. È che è cominciata come “un integratore vitaminico per l’autostima”, e poi mi sono sentita amata, che è molto meglio, accidenti! Ma soprattutto è che ho da tempo progetti all’estero che non posso rimandare per sempre: le buone scuse hanno un termine massimo che coincide con il minimo di amorproprio che mi mantiene distinta da una pianta grassa, e io eccheccazzo sono una delle pochissime elette che sa cosa vuol tentare nella vita. Questo è importante. Però quell’elleapostrofo davanti non ci riesco proprio a mettercela..
    La verità è che la mia storia è molto meno struggente della tua. Intanto saremo più vicini. E poi non ci stiamo lasciando, ma solo allontanando. E poi lui verrà a trovarmi. E poi chissà vistocheinitalianonc’èlavoro magari prima o poi mi raggiunge.

    E se non lo fa? Quanto tempo ci si ama da lontano? E se poi me ne pento? E se poi non lo amo più? E se poi da lontano lui non si fida?

    Ma soprattutto come faccio a smettere di mettere tutti gli “e se poi” e pensare solo “dddio quanto mi mancherà!”?

    In realtà sono piuttosto ottimista riguardo le sorti del Grande Amore della Mia Vita, nonché prima relazione che non rientri nella categoria Storia (leggi: “relazione di carattere prevalentemente o anche solo sotto qualche aspetto adolescenziale), purnonostante la mia (troppo) giovine età e il mio (molto) latente romanticismo molto prossimo a un (troppo) radicato cinismo sentimentale.
    Rimane il fatto che leggere il tuo post ha causato un qualcosa di simile alla Primavera Araba a livello del mio substrato emotivo, che, ovviamente é scaturito in un’alluvione di lacrime che solo ora sono riuscita a placare (come probabilmente si noterà dal repentino cambio di registro stilistico che non ho ancora capito se disprezzo o infondoinfondo di cui un po’ mi compiaccio).

    Insomma ora che ho recuperato un pochino di degnezza e contegno (d)ai miei stessi occhi, ti ringrazio.
    Era tanto che avevo bisogno di qualcosa che stappasse la mia emotività razionalizzata che neanche la peggior specie di positivista.
    Grazie per essere stata la mia purga, il mio sturacessi, il mio cavatappi emotivo. E letterario, perché eccheccazzo non scrivevo più di sei righe da mesi!

    Grazie!

    1. cara, innanzitutto grazie a te.
      quanto a tutto il resto, sai come si dice: vivendo facendo.
      vivila e vedi come va. non hai molto altro da fare e tormentarti non ti darà le risposte a tutte le domande che poni.
      un abbraccio e un grande in culo alla balena
      v

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