Famiglie Terrons

Quando c’è un ponte, un weekend lungo o una festa comandata, qualunque terrons che si rispetti coglie l’occasione per tornare all’ovile, a casa, la casa vera, quella che le lenzuola del letto profumano come in nessun altro posto al mondo e quella che quando il pranzo è finito ti mettono a tavola 1 kg di nodini di mozzarelle, le burratine, un vassoio con almeno 3 qualità di salumi e  una scamorza affumicata da 800 grammi così fresca che c’ha l’anima, che quando la tagli ti pare di commettere un formaggicidio.

Non c’è niente da fare. Se ci sono dei giorni a disposizione, 8 terrons su 10 li sfrutteranno per tornare a casa. Il restante 20% in genere è composto da stronzi anaffettivi. Non solo. Gli Specialist Terrons imparano ad avere una panoramica d’insieme e di ampissimo respiro sui ponti e le festività del prossimo quinquennio, abozzando con semestri di anticipo tutte le eventuali trasferte e raggiungendo apici di incommensurabile sdegno di fronte a eventi nefasti come un 2 giugno di sabato o un 8 dicembre di domenica.  In genere, gli Specialist si distinguono dalle Matricole Terrons perché prenotano voli 8 mesi prima della partenza, per risparmiare, a differenza dei secondi che, per risparmiare, affrontano 14 ore – checcevò – di viaggio in autobus al fine di rincasare.

nodini

Di fatto è come se i Terrons rispondessero, ognuno a suo modo, a un imperativo categorico autoindotto, un’urgenza di esserci quanto più possibile anche se non ci siamo mai, che ci induce a destinare tempo, energie e risorse economiche per avere – per 48 ore – ciò che certi altri hanno sempre vicino: la famiglia, la propria città, gli amici storici. Si capisce, poi, che non ci restino molto tempo né molti picciuli per partire alla volta della Thailandia, dell’Uzbekistan o del Madagascar.

Per quanto mi riguarda, lo scorso weekend, da buona Specialist Terrons sono tornata a casa, con un pulciosissimo volo Ryanair prenotato presumibilmente a febbraio 2010. Sono tornata a casa e ho avuto modo di riflettere una volta ancora sulla dimensione delle Famiglie Terrons e su quanto, a volte, in effetti, sia meglio averle lontane. Badate, con “Famiglie” non intendiamo il nucleo familiare in quanto tale, che è l’amore della vita nostra, ma quell’intricatissimo network di relazioni e risentimenti transgenerazionali che coinvolgono l’albero genealogico fino alla sesta generazione.

Perché se vero è quel che si dice, ovvero che la “famiglia” al sud è importante assai, è anche indiscusso che le famiglie terrons siano un lavoro a tempo pieno. Qualsiasi famiglia terrons degna di tal nome, infatti, porta in seno faide intestine che toccano nel vivo l’onore della stirpe: un mancato invito a pranzo, l’assenza a qualche evento ritenuto a vario titolo importante (quasi sempre coincidente con la celebrazione di un sacramento cattolico), un atteggiamento poco partecipativo in occasione del Natale, una telefonata non fatta per una ricorrenza e, più in generale, qualsiasi inosservanza nei confronti della gerarchia borbonico-familiare il cui primo postulato è l’assoggettamento dei fratelli minori (e dei loro discendenti tutti) ai fratelli maggiori (e ai loro discendenti tutti).

La cosa interessante è che spesso, contrariamente a quanto si pensi, ciò non origina sceneggiate vernacolari da far impallidire la tradizione teatrale partenopea, nossignore. Il risultato di queste tensioni è la nascita di ardite e torbide trame rancorose, che a confronto Ken Follett è una pippa che gioca con le lettere dello Scarabeo e Sally Spectra un Premio Nobel per la Pace. Niente. Scatta la Guerra Fredda, dinastia fratturata in blocco occidentale e blocco orientale, tutti sanno e tutti parlano, ma nessuno dice niente. La rottura, a seconda della gravità, può comportare l’eliminazione coatta del saluto oppure il veto sulla presenza del nemico genetico numero uno, che in genere è alla base del temibile fenomeno “se c’è lui/lei, non vengo io”.

E così, come nulla fosse, succede che fratelli e sorelle, genitori e figli, cugini e zii non si parlino più, per settimane, mesi, anni. Il tutto arricchito da quella peculiare forma di diplomazia coercitiva solitamente esercitata dai vertici del sistema che, operando a mezzo di scomuniche e anatemi monarchici, tentano disperatamente di “salvare le apparenze”, cercando di far riconciliare l’inconciliabile. Non per nulla, ma perché sopra a un invito mancato, embé, non si passa sopra, cioè, questi son problemi.

sally

Ecco, e se quando sei piccolo tutto ciò riesci ad accettarlo, oppure comprenderlo, oppure ignorarlo, ecco quando sei adulto non riesce a sembrarti vero. Che persone che dovrebbero volersi bene si lascino inghiottire da competizione, falsità, sentenze. Quando sei adulto e scegli di tornare a casa, lo fai perché vuoi trovarci la serenità. Quando sei adulto e vedi sessantenni offesi tra loro per le stronzate, provi un senso di incredulità che rimette tutto in discussione. Ti sembra come se nominassero CEO di Procter&Gamble un bambino di 5 anni: una follia. Quando sei adulto e vedi trentenni comportarsi in maniera più ottusa dei sessantenni, allora capisci che non c’è speranza, che ci sono cose che nelle famiglie terrons non cambieranno mai. Anche in negativo. Il ché, quando sei adulto, ti fa molta più pena che rabbia.

Naturalmente questo è solo un pezzo di qualcosa di molto più grande e, d’altro canto, molto più bello. E’ il contraltare della famiglia che è famiglia davvero. Delle persone che ti hanno cresciuta e che tu ami senza riserbo, che puoi non vederle per mesi e ogni volta che le ritrovi è come se non le avessi lasciate mai. Quelle che quando torni hai l’urgenza fisica di andare a salutare, quelle che casa loro è e sarà sempre anche casa tua. E casa tua, la loro. E se ti serve aiuto, ci sono. E se hanno bisogno d’aiuto, scatti come un Velociraptor. E i film visti sul divano, le sfide alla wii, le partite a carte, i ricordi di quando da piccoli litigavamo, le chiacchiere davanti al caffé e ai biscotti, le fotografie, gli abbracci.

Naturalmente questo è solo un pezzo. Poi c’è l’amore, la convivialità, la condivisione.

Poi ci sono io che dopo pranzo mi addormento satolla a casa di mia zia, sul divano che è in cucina, che è piccolo, e io mi sveglio col sempre col torcicollo. Ma voglio stare lì. Rannicchiata. Per abbioccarmi dolcemente, ascoltando il curtigghio delle vagine di casa mentre sistemano la cucina esercitando il loeo insindacabile diritto al pettegolezzo.

Voglio stare lì. Per abbioccarmi e di tanto in tanto intervenire, così, all’occorrenza, tra il sonno e la veglia.

74 pensieri su “Famiglie Terrons

  1. Ho una compagna ex Specialist. Dico ex perché ha diradato di molto le rimpatriate quando ha capito che almeno otto su dieci campate di questi stramaledetti ponti le passava in autostrada. La cosa più drammatica, però, era il ritorno: un trasloco alimentare vero e proprio. Non ho mai capito perché al Sud c’è la convinzione che a Nord non si trovi da mangiare. Boh.
    Però, ed in questo hai ragione, c’è la famiglia col suo vero calore.

    1. @IncostanteMente: ma dio li abbia in gloria i traslochi alimentari. ci portiamo un pezzo di casa su, i sapori di giù che al nord cambiano comunque. inoltre, giù il rapporto qualità/prezzo mi pare decisamente migliore. io mi porterei un container. ma non posso.

  2. e non dimentichiamo che se un terron scende a casa, tutta la famiglia si mobilita, comincia a preparare menù succulenti che manco a Natale (cioè a Natale anche …perchè è Natale e perchè il terron viene!), vengono cancellati impegni di ogni tipo comprese le visite mediche se non sono agli orari giusti ed impediscono di godersi a pieno il rientro terron e chi non fosse disponibile h24 ha i sensi di colpa che potranno essere cancellati solo alla successiva discesa dando piena e completa disponibilità al parente terron (nel mio caso la sorella)
    A titolo espiativo confesso che questo we del primo novembre io che sono pendolare del fine settimana sono stata fuori per una minivacanzina (pagata con una megainfluenza che ancora mi attanaglia), questo ha causato la mancata discesa della sorellaemigrataamilanochepoverinalavoratuttoilgiornoeanchelanotteepoilìsistamaleenonèbellocomequi che non poteva vedere me e il nipotino (soprattutto) e l’ira funesta della Madre, Nonno, Zio
    …ovviamente nei miei confronti!!!

  3. Non è assolutamente vero che abbiamo la convinzione che al Nord non ci sia cibo!!!Primo costano di meno(AL SUD) e sopratutto noi Terroni amiamo i nostri cibi,fatti da noi,coltivate dalle nostre terre (che non è poco)!!EVVIVA I TERRONS!!

    1. si certo, le mozzarelle e le verdure tarantine aromatizzate Ilva sono uno spettacolo. Anche al nord ovviamente ci sono cibi non proprio genuini, eh! Ma almeno non sono da trasportare per 1000 km.

      1. Non è questione di trasporto,è questione di usi,tradizione,qualità dei prodotti coltivati nel proprio orto,con le proprie mani!!

      2. Io veramente resto basita dalle reazioni piccate dei settentrionali.. e sono Toscana. Figlioli, fatevene na ragione: le verdure, la frutta e i latticini del Sud sono eccezionali! Lo so bene e pur amando la mia terra, posso ammetterlo..
        Francamente non trovo di buon gusto ironizzare su Ilva e connessi..

  4. Ho un compagno Terrons. L’ho riconosciuto in tutto quello che racconti. peccato non sia facile conciliare la sua spasmodica voglia di tornare a casa ipotecando tutte le ferie e i soldi, e la mia voglia di “partire alla volta della Thailandia, dell’Uzbekistan o del Madagascar”. vale forse il detto mogli e buoi dei paesi tuoi?

  5. leggevo leggevo e pensavo “è tutto vero, manca solo di quando ti addormenti sul divano della zia”. ecco. c’è tutto, proprio tutto.
    roba che si merita anche 14 ore di viaggio per 24 ore di permanenza. 🙂

  6. Ahahhah. Grande Vagi! Confermo e sottoscrivo, da buona terrrona. Anzi, terrona solo d’adozione (appellativo che mi ci sono data da sola, mi ci sono) poichè a noi isolani sardi non piace essere chiamati terroni. Ma a me sì. E sticazzi.

  7. Sono Terrons da parte di padre. (Puglia, Taranto)
    Tutto quello che dici è decisamente vero.
    Da parte di madre, invece, le origini sono nordiche, molto nordiche… Trentine, appunto.
    Ma per quanto riguarda le ripicche degli adulti 60enni per delle vere stronzate, non c’è differenza tra nord e sud.
    Ho zii che non si parlano da anni per cose che non ricordano nemmeno più. E’ una vera tristezza. Devi stare attento a quel che dici con uno per non offendere l’altro.
    Quando ho organizzato il mio matrimonio, degli amici dei miei suoceri si sono offesi a morte per non essere stati invitati e non hanno più rivolto la parola ai miei suoceri. Che pena.
    Tutto questo è avvenuto a Milano tra lombardi “puri”.

  8. Riflessioni e sensazioni che i terroni in terra madre non capiscono e traducono come freddo snobismo nordico, prima o poi qualcuno ti dice: “Sei diventata come loro, non montarti la testa!”

  9. Sono lumbard, ho pochi parenti, ma le scene su piccola scala sono le stesse.
    E quando torno al paesello piemonetse in cui vivo ora vengo caricata di salami e formaggi, perché “là non li sanno fare”
    🙂

  10. ecco però sai mi pare che al sud ogni tanto ci sia un’aria un po’ malsana perchè gli specialist che conosco si ammalano tutti quando ritornano a casa…Che peccato posti così belli gente così accogliente ….; ))

  11. – Eddai jamesblog…commenta, scrivi qualcosa!
    – Ma non ho niente da dire a tal proposito!
    – Eddai…
    – Ma la mia famiglia è altoatestina…noi ci riuniamo 1 volta ogni 5 anni, mangiamo un cracker integrale e dopo 20 minuti ci salutiamo…Vedi che non c’azzecco con questo post!!
    – Vabbè, almeno sii gentile e saluta la signora Vagina!
    – Buongiorno signora Vagina!
    – Bravo!
    – Grazie!

      1. Peraltro rischieremmo la crisi del settimo anno senza neanche aver trombato una volta (perdonami l’eloquio gergale). Mi vedo già la rivista di gossip del web WORDPRESS 2000 che titola in prima pagina…”Vagina e Jamesblog in crisi:sette anni senza mai trombare!”
        Rischieremmo di diventare gli zimbelli del web…ci prenderebbero in giro tutti, avremmo un crollo di popolarità…mi vengono i brividi solo a pensarci!

  12. Bene, da oggi mi arrogo il diritto di chiamarti sorella.
    Sorella, QUANTO C’hai ragione!
    Peccato che spesso ste stronzate intra- famiglia hanno rovinato infanzie a decine di bimbi terrons….

  13. Esatto, tutto vero ma permettimi di fare delle considerazioni. Non mi trovo (più) d’accordo sul fatto che bisogna assolutamente prenotare voli in anticipo o sorbirsi ore di viaggio per passare solo un paio di giorni in compagnia della famiglia. Dipende dalla rete di relazioni che una persona riesce a costruirsi fuori “dall’ovile”. Chi non ci riesce è troppo legato a una vita che non gli appartiene più, ma probabilmente è la stessa persona che brama di tornare, prima o poi, quindi di fatto, non è interessata a costruire null’altro che presupponga esistano altri posti nel mondo.
    Prima o poi si finisce per amare e dare il proprio affetto ad altre persone eh! Ma tutto sommato potrebbero essere solo osservazioni da “stronza anaffettiva”;).

    1. Oooohhhh Vagy, c’è di peggio, quando ti piomba in una tranquilla famiglia settentrionale una figlia di terrons e ti distrugge tutto quello che tocca. Non so se ti è mai capitato di conoscere qualche famiglia dei primi emigranti degli anni ’50, che mentre i loro parenti rimasti in meridione si sono evoluti come tutto il resto del paese, loro si sono fermati a quella data, a quel giorno in cui hanno traslocato a Milano. Non sono molti, per fortuna, ma ce ne sono, e lei è una di quelle. Già si era creata il vuoto intorno a se litigando con tutti i suoi parenti, dai più stretti fino al terzo grado, adesso fa lo stesso con noi. Si vanta che nella sua famiglia si dicono le cose in faccia, ma appena le fai notare qualcosa si offende a morte. Se salti un compleanno, nà tragedia, e figuriamoci una comunione…… In una famiglia si dovrebbero distinguere le esigenze e le difficoltà che incontriamo quotidianamente invece di vivere sempre e solo per l’immagine, il far vedere, il dimostrare quello che non siamo: comprendere anche le esigenze degli altri, e non ostentare sempre una finta ricchezza, l’importanza dell’apparire. E quel mio povero fratellino che la segue come un cagnolino…… Sono 10 anni che cerchiamo di tenerla buona, assecondarla, ma è dura, molto dura.

      1. Il dubbio mi era venuto, ma risponde perfettamente ai requisiti da Guerra Fredda descritti dalla Vagy. Ma questa è giovane! Posso capire i vecchi zii tarantini, ancora con antiche mentalità. Ma quanto sento di colleghe milanesi che sono costrette a festeggiare le comunioni delle figlie a Manfredonia, con 200 invitati, per non offendere nessuno….. ma quando finirà? Le nuove generazioni devono avere il coraggio di fermare tutto questo. Checco Zalone fa scuola…. 🙂

      2. Eh eh eh, posso capire, in effetti 🙂 purtroppo in questi casi vige la famosa raccomandazione del “compromesso” che citano sempre le nonne. Un po’ a te e un po’ a me. Io ti trascino a Camigliatello, tu mi trascini alla serata bagna cauda. Ridiamo di tutte e due le esagerazioni, e quando proprio non ci va l’altro ha diritto di darsi malato. Dio mio come sono sensata oggi, dovrei ascoltarmi qualche volta! 🙂

      3. @pinza: io ti credo! e non mi stupisce, perché i giovani sono spesso peggiori dei vecchi. l’ho detto: vedo trentenni comportarsi in maniera più ottusa dei sessantenni. ahime. detto ciò: tuo fratello mandalo a noi, gli ricordiamo com’è la vita senza una rompicojoni provinciale di mezzo 😀

      4. Ero accecato dalla rabbia e ho esagerato nel rispondere. Ma quando hai raccontato delle faide familiari me la sono vista di fronte. In tutte le famiglie c’è il rompicojoni di turno, da Trieste a Lampedusa. Chiediamo conferma alla Pimpra.

    2. Questi argomenti mi stimolano la risposta compulsiva, perdonatemi. Devo dissentire dalla teoria espressa sopra, che riassumo con “non ho una vita qui-rincorro la vita che avevo al sud”. Credo che le nuove reti non dovrebbero sostituire le vecchie, ma sommarsi. Si può avere una vita pienissima nel luogo di destinazione della “migrazione” ma voler lo stesso, a tutti i costi, tornare in quei luoghi in certi momenti. È troppo semplice dire che si vuole tornare per incapacità o disinteresse. Magari per qualcuno succede (ne ho conosciuti tanti) ma con un po’ di sforzo si possono avere vite parallele e pienissime da entrambi i lati. Senza contare che, ahimè, spesso si torna anche per vedere delle persone che non ci saranno per sempre (tanto per citare, i nonni) e voler approfittare di ogni attimo insieme è naturale.

  14. trovo questo post razzista verso i meridionali.E’ vergognoso l’uso continuo della parola terrone .Che cosa penseresti se noi meridionali chiamassimo il tuo fidanzato senegalese il negro? dopo tanti anni a Milano sei diventata la tipica “ciao neh “snob?

    1. C’è da dire che ho sempre avuto un po’ d’invidia. Avevo amici con parenti in Sardegna, Sicilia, Gargano. Io al massimo giravo per il triveneto, mare fangoso e temperature da bora. Ascolterò il mio Guru, il Lupo ha sempre ragione. Farò un giretto in tangenziale.

      1. Dico sul serio.. dovevo iniziare ad andare in analisi a sette anni.. Mi dissocio dai miei genitori.. ma questo non è il luogo per parlarne..

  15. Amo e detesto questo tipo di acredine parentale generata da immani cazzate.
    La amo perché comunque porta con sé un senso di “clan” che a noi settentrionali è sconosciuto. La detesto perché io, di fronte a certi atteggiamenti, reagirei a sganassoni.
    E comunque non c’è nulla da fare, Voi c’avete un senso della famiglia, quella vera, che noi manco ce lo sogniamo, pur volendoci un gran bene.

    Adoravo Sally Spectra, e poi mia zia Renathe invecchiando è diventata identica! 🙂

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