Nodi

Ho bisogno di scrivere questo post. E non ho voglia di scrivere questo post.

Ho bisogno di scriverlo perché questa è la mia medicina, l’auto-terapia non farmacologica che mi permette di sopravvivere senza rimpinguare le casse di un analista. Lo strumento attraverso il quale comprendo parte dei miei scompensi vaginali. Il mio tentativo di sdrammatizzarli e di ridurli a poco più che paturnie premestruali.

Ho bisogno di scrivere questo post perché scrivere è un piccolo lassativo per il cervello, che in genere mi aiuta a cagare via un pezzetto, durissimo, dell’inquietudine con cui convivo.

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Non ho voglia di scrivere questo post. Non ne ho voglia perché per riuscirci dovrei infilarmi le mani nel ventre e rovistarmi le budella. Oppure spingermi due dita in gola e vomitare mestizia. Non ho voglia di scriverlo perché ho paura di scoprirmi troppo brutta, troppo fragile, troppo patetica.

E non va bene, se sei quella che fa ridere, quella forte, quella a cui chiedere consigli esistenziali, sentimentali, professionali, sessuali.  Perché poi tutti chiedano consigli a me, che della mia vita non ho capito un cazzo, è un mistero che nemmeno le menti di Enrico Ruggeri, Roberto Giacobbo e Daniele Bossari, messe insieme, ne vengono a capo.

Non ho voglia di scrivere questo post perché l’infelicità è il più grande stigma dei nostri tempi.

E’ una roba antisociale, l’infelicità. Non ha nulla di accattivante, è onerosa e dispendiosa e, di solito, non produce esiti positivi. Complicata da risolvere e spesso impossibile da spartire. Nelle nostre favolose vite fotodocumentate con i filtri di Instagram, l’infelicità è un deficit da dissimulare, un difetto da occultare. E se c’hai l’anima claudicante son cazzi tuoi, belladecasa checcredi, mettiti una protesi e corri veloce, insieme a tutti gli altri, alla conquista di un inglorioso avvenire.

Il fatto è che certe volte succede che non riesci più a nasconderla, l’infelicità. A volte si legge in faccia. Negli occhi lucidi. Nella gola strozzata. E basta. Il fatto è che certe volte l’infelicità ti invade la vita, vanifica i tuoi sacrifici, ti fa sprofondare nel divano, ti mette in croce, sminuisce i tuoi successi, rimette in discussione tutto, ciclicamente, da capo, ancora, sempre di più. Mentre i pezzi continuano a mancare e le pressioni aumentano, e tu senti le crepe che si formano nella carne e sai che se continui così non potrai che romperti. Sgretolarti in schegge minuscole.

Il fatto è che non avevamo mai pensato di finire a sentirci così, sole e contorte, abbandonate agli andirivieni della nostra tormentata coscienza, complicate e senza dolcezza, nonostante il carillon di cene e aperitivi che scandisce la nostra quotidianità.

Il fatto è che, invece che chiarirsi, nel tempo, le carte si confondono.

L’effetto cannibalizza la causa.

La mediocrità è contagiosa.

Il mondo si rimpicciolisce.

L’orizzonte svanisce.

Finché d’un tratto non capisci più una minchia: di te, della tua vita, di quello che vuoi e di quello che non vuoi. E hai paura, una paura fottuta, di non farcela da sola, di non riuscire a sbrogliare quella matassa di aspettative e insoddisfazione, mentre il limite tra la paranoia e la lucida analisi si scangella.

Finché non sai rispondere quando qualcuno ti chiede: “Come ti vedi tra 10 anni?”. Non lo so. Checcazzo vuoi che ti dica? Cose come: “Professionalmente più appagata, con un compagno, magari un figlio, una casa piano alto biesposta con terrazzo e, perchennò, un Cocker King Charles Spaniel”?

No.

Io non lo so come mi vedo tra 10 anni.

Io non lo so cosa voglio.

Appunto.

Cosa cazzo voglio?

Dimostrare a me stessa che posso farcela, anche a Milano, anche da sola, anche grassa, anche stanca, anche calva? Cos’è che voglio? Annientarmi e resuscitare il terzo giorno? Voglio andare all’estero? Voglio tornare indietro? Voglio lottare per i diritti dei più deboli? Voglio amare? Fare la volontaria? Pulire cessi? Infornare torte? Sfornare figli? Prendermi una pausa?

Di grazia: cosa stracazzo voglio?

Nell’attesa di scoprirlo e nella speranza che capirlo – al netto degli ormoni – sia più semplice di quanto appaia, spero che arrivi quel giorno. Quello in cui avrò il coraggio di cambiare. Il coraggio di essere quella che vorrei. Il coraggio di mandare a cagare tutto ciò che non è abbastanza.

Nel frattempo inizio a pensare che Walt Disney avesse ragione. Tutto sommato le principesse esistono, anche nella realtà.

L’unica differenza che c’è con le favole, è che qui nessuno le salverà.

Il drago devono sconfiggerlo da sole.

Per essere libere.

156 pensieri su “Nodi

  1. Da persona con un’anima claudicante, come la chiama tu, posso solo dire che adoro questo post.
    Non sapere cosa si vuole non è bello e non è facile, soprattutto se prima lo sapevi e le tue aspettative sono state deluse. A me è successo così.
    Mi tengo stretto quello che, per certo, so di non volere, ma non è comunque sufficiente.

  2. Stasera mi sento esattamente così, come te. Sola. Anche se ho la mia famiglia nell’altra stanza, un’amica che mi consola per telefono e che sta peggio di me. A volte ti senti sola anche quando non lo sei, perché in realtà è con noi stesse che non riusciamo a stare, perché ci sono quei momenti in cui proprio non ci bastiamo e ti chiedo perché di quelli con cui sei andata a letto non ce ne sia uno che si informa se sei viva o morta.
    Non lo so Vagi se anche tu ti senti come me, non ho la presunzione di saperlo. Ma avrei voglia di abbracciarci tutte, te, la mia amica, un’altra che passa di qua e che come me, nonostante tutta la forza e l’auto- convinzione che siamo delle persone tutto sommato accettabili, in realtà non ci accettiamo per niente. Abbracci virtuali da una che grazie alle tue parole riesce spesso a sorridere. Sono grata al caso (o a Fb) per avermi fatto capitare sul tuo blog.

    1. ma che bella sei?
      non lo so se si tratti di non accettazione di se stesse. tendo a pensare che non accetto quello che mi sta intorno e, di solito, fila di più.
      ma ultimamente meno, lo confesso.
      ricambio l’abbraccio, nettamente
      v

  3. La frase “come ti vedi da qua a dieci anni?” non ha più senso nel mondo di adesso, nel mondo in cui se vivi alla giornata è già tanto! Lasciatelo dire da una che è stata sei mesi a rotolare dalla sedia al divano al letto e al divano nella speranza di capire “cosa voglio fare da grande” anche se grande lo sono già.. Impossibile. E non sono, non sei, l’unica.. Ne ho un elenco di persone che si sentono come te, come me, come Federica, come Emily.
    Ma non smettere di sperare o di lottare o semplicemente di sopravvivere, se continui a pedalare la ruota girerà. Se non sai quello che vuoi, inizia ad eliminare quello che non vuoi. E’ un modo di scegliere anche quello!
    Poi so, sempre per esperienza (sei la mia copia per caso?! 😀 ) che quando sei quella forte, quella di carattere, quella spiritosa, vederti piangere, vederti piegata fa crollare le certezze di tutti quelli che si appoggiano a te ogni santo giorno. Tu lasciali crollare, e poi quando ti rialzi, come sai fare, tira su di nuovo anche loro.. Loro non vedono che ci metti una vita a rimetterti in piedi, non vedono che ci soffri, vedranno sempre e solo che ce la fai, ancora una volta come loro non ce la faranno mai. E’ un fardello che qualcuno deve portare. Purtroppo tocca a te, per fortuna sei in grado di farlo.
    Per quanto riguarda le Principesse Disney la mia preferita rimane, dalla prima volta che l’ho vista (e non credo sia un caso), Mulan. La donna-guerriero, quella che salva sé, la famiglia, l’imperatore e l’intera Cina praticamente con le sole proprie forze, la propria intelligenza e un paio di buoni amici. Che poi ognuna di noi sogni che Aladdin ci porti sul Tappeto Volante cantandoci “Principessa, è tanto che il tuo cuore aspetta un si”, è un altro discorso. Certe idee, a noi cresciute a pane, Nutella e Disney, non ce le togli facilmente! 😀
    P.S. Sappi che se continui a scrivere così non potrò fare a meno di commentare ogni post! 😀

  4. il problema sostanziale credo che tu non sappia davvero cosa vuoi… il giorno che lo vorrai ci saranno altri problemi da affrontare e verteranno sul come. Ora mi sembra che la sfida più ardua per te sia capire “cosa e perchè”…
    Posso dirti solo questo perchè io ho sempre saputo bene o male quello che volevo, sin da piccola. Ovviamente esso si è arricchito nel tempo ma anche depauperato di tutti i voli pindarici della giovinezza. Ma non posso dire che sia cambiato di molto.

    daje…

  5. Non so se sia un sentire comune della nostra generazione o solo un difetto di noi maledette donne forti…perché l’essere forti è una maledizione troppo spesso…almeno per me…perché quando sei all’apice sei al top e nessuno può toccarti lì e ti senti Wonder Woman,perché lì ci sei arrivata da sola,ma quando non lo sei,sei in fondo a un pozzo dal quale è difficile uscire,nonostante le unghie e i denti…e te lo dico,perché è praticamente un anno che io sono in quel pozzo…senza prospettive,senza sogni se non quelli irraggiungibili…e allora faccio un passo alla volta,un dolore alla volta…liberandomi dalle scorie di una me che forse non ero io e che sono stata per troppo tempo…

    1. ah come capisco bene il problema di essere troppo forte. roba che quando per caso ti permetti il lusso di non esserlo la gente si stupisce… fancoool!

  6. uh e anche se scoprissi cosa tu vuoi, ora, tra dieci anni non sarebbe più lo stesso…la vita è così.. un susseguirsi di perchè … di come e di dove.. Forza. Io penso che in fondo tu sappia già cosa vuoi per la te stessa che sei ora.

  7. Mia cara stai crescendo !
    È bello leggere un pó delle tue emozioni e non solo dei tuoi pensieri 😊
    Quando si inizia ad avere il coraggio di mostrare la propria debolezza si sta incominciando ad essere forti.
    Stai crescendo , tutto qui, e se te ne accorgi è ancora più bello!
    Benvenuta
    Un bacio

  8. di solito vengo qui per sorridere, però è interessante anche leggere di altre emozioni meno divertenti….fa riflettere.
    Comunque per provare a tranquillizzarti un pò la risposta alla tua domanda è pressoche impossibile da dare, anche se Hari Seldon, nella trilogia della fondazione, scritta da Asimov, ipotizzava ci fosse una scienza chiamata psicostoriografia che potesse predire statisticamente il futuro…ma quella era appunto fantascienza.
    Se ripenso a cosa avrei risposto io 10 anni fa….

    1. Ricordiamolo per completezza (e spaccamaronaggine): non applicabile ai singoli ma solo ai grandissimi gruppi!
      Occhei, spero di dare una nota meno grigia a tutto il post. 🙂

      Mandi

  9. Mi sento spesso così, saranno anche le pieghe di quella ciccia in più che ci protegge dai colpi esterni?
    Quel correre perché vogliamo sentire la vita e poi ci ritroviamo in luoghi desolati in cui dobbiamo fidarci solo del nostro istinto, e bam,nemmeno quello c è più! !!passa…tutto passa, ma poi ci si ritrova, e non è colpa del castello,delle carrozze,delle dame di compagnia, è di quella carezza che dopo una giornata di battaglia nn c è, perché siamo donne, non macchine

  10. Scriverò un commento da zio maschio (zio per l’età e maschio ….mi pare ovvio, questione anagrafica).

    L’infelicità. È come la peste, per chi ti stia attorno, tutti temono di esserne contagiati e quindi la rifuggono. Per ben che vada ti ignorano. Io mi sono quasi rovinato il fegato per stare vicino a due amici (prima uno e poi l’altro) nei momenti bui (Hemingway mi faceva un baffo), ma ora siamo talmente sopraffatti dai “problemi” individuali (veri o percepiti tali) da essere infastiditi da quelli di altri. L’infelicità è un gatto nero, meglio cambiare strada.

    Ormoni a parte, anche i maschi riescono ad essere infelici. E non è solo questione anagrafica, ci sarà sempre qualche obiettivo da raggiungere, un traguardo a cui tendere. Non necessariamente professionale o economico, intendiamoci. E se alcune donne devono essere forti per se stesse, la maggior parte dei maschi lo deve essere doppiamente, per sè e per la propria compagna. Non sempre è facile, e quando hai la responsabilità di altri devi superare in fretta le tue paure e le tue ansie e sorridere sempre come se tutto andasse per il meglio.

    Non so se questo ti possa essere consolatorio. In caso affermativo posso praticare la tariffa agevolata ed accontentarmi di 80 euro per la seduta.

  11. Scordavo di dire che la mia esperienza è di almeno sette/otto differenti vite vissute (tutte le volte che per un motivo o per l’altro mi sono dovuto reinventare). E cosa sarò tra dieci anni non lo so neppure io ….mi piacerebbe essere pensionato (nel senso di smettere di lavorare, considerando che sono autonomo) ma questa è un’utopia

  12. se le principesse esistono ma “il drago devono sconfiggerlo da sole”, forse basta semplicemente che non lo facciano esistere, quel drago (semplicistico?)
    Je t’embrasse

  13. Intanto inizia a renderti conto che non tutte le foto hanno filtri e molte sono ispirate dal tuo stesso sentire. Perché anche fotografare è terapeutico, proprio come scrivere… E stare male fa parte di questa vita e cercare di stare bene è la missione…(impossibile?) di tutti, anche di quelli che si rifugiano nei tuoi consigli, anche di quelli che ti leggono sperando in un sorriso e spesso, ti salutano senza riuscire a leggere l’ultima riga per gli occhi appannati. Non farti tante domande perché il tempo passa troppo in fretta e quelle diventano sempre di più. Anch’io aggiungo il mio un: DAJE!

  14. Capire ciò che si desidera dalla vita è impossibile. Penso sia insito nell’essere umano, il non accontentarsi mai, il perseguire sempre un ideale, la ricerca continua di ciò che non c’è. Perciò, quello che oggi desideri dalla vita, domani sarà diverso, e dopodomani pure.
    Potrebbe essere invece un buon inizio, cercare di accontentarsi di ciò che si ha di buono, e gettare ciò che non ci piace. E cercare qualcosa di buono che rimpiazzi ciò che non ci piaceva.
    Insomma, l’infelicità è uno stato mentale dal quale si può uscire, ma ci vogliono due coglioni grossi così. E tu ce li hai, vai tranquilla :*

  15. sono un po’ scossa per aver trovato le parole “menti” e “daniele bossari” nella stessa frase. Ma appena mi riprendo vengo a darti una bella scrollata vaginesca,,,

  16. Come non capirti? stessi sentimenti, stesso sgomento, stesso tutto e la voglia di abbracciarti e dirti eddai che ce la faremo.
    Io devo andare da un/una psichiatra per sbrogliare i miei nodi che sono fatti di depressione, disturbi della personalità, anoressia nervosa nonostante non pesi 20 kg.
    Saranno soldi buttati, ma è l’unico spiraglio di luce che vedo.
    Perché non puoi addossare alle vagine che ti circondano la responsabilità di aiutarti a salvarti, al di là della fase premestruo.
    A volte può solo essere un aiuto in più.
    Perché noi anime fragili non ce la possiamo fare da sole.
    Nel tuo carillon giornaliero, se hai bisogno di una sconosciuta su cui contare, utilizza pure la mia mail.
    Un abbraccio.

  17. Nodi. Già il titolo la dice lunga.
    Siamo donne, siamo piene di nodi. Hai mai sentito un uomo dire “mi sto togliendo i nodi dai capelli?”, lo facevamo da piccole, ci hanno inculcato di doverceli pettinare sti cavolo di capelli, prima di andare a dormire, dopo aver fatto il bagno.
    Hanno anche inventato gli shampoo che sciolgono i nodi, non possono farlo anche per la vita?
    Naa, troppo complesso. E poi..a che servirebbe il lavoro dello psicologo, dello psichiatra, del neurologo, del medium e della cartomante?
    Parliamoci chiaro, nessuna di noi sa cosa vogliamo, non sa cosa saremo di qui a 10 anni, ma di cose che sappiamo e piccole certezze che da qui a 10 anni rimarranno immutate ce ne sono, non le vediamo.
    No, non psicanalizzo, si sono nelle stesse condizioni.
    Dall’alto (?) della mia esperienza pressochè inesistente so solo una cosa, so solo che una volta non mi ricordo dove, ho letto che alla fine i nostri rapporti non sono altro che una corda: ad ogni nodo i due estremi non fanno altro che avvicinarsi l’uno all’altro.
    L’ho sempre pensata molto vera per un rapporto a due, ma se valesse anche per il rapporto con noi stesse?

  18. “Vivere alla giornata è come attendere di morire”, disse una mia collega disfunzionale….se la vita così com’è non ti da pace, intanto la a colpa non è solo tua, però è ora di cambiarle, ste carte in tavola, prima che cadano dal tavolo e si perdano….come ti capisco, tresor :*

    1. esatto.
      io sento che stanno per cadere. o che comunque cadranno. e se non ora a breve. magari qualcosa mi distrarrà di nuovo, mi intorpidirò, l’inerzia riprenderà il sopravvento. e poi? solo questione di tempo. se non cambio…

  19. Cosa? Se non siamo felici noi, chi dovrebbe esserlo? I bambini soldati in Uganda? La nostra vita è sempre mezza piena, anche dopo la peggiore delle disgrazie. Abbiamo debellato la fame, le malattie, abbiamo tante persone che ci amano o ci hanno amate. I periodi di depressione capitano a tutti, ma la depressione è solo una malattia sociale data dal benessere. Giovane, bella, intelligente, famosa, amata da tutti, cosa vuoi di più? Vivi in una delle città più fashion del mondo, quando vuoi rilassarti puoi ritirarti in famiglia in una splendida terra. Non sai ancora cosa ti riserverà la vita e ti senti già abbacchiata? Almeno aspetta di venire abbandonata dal tuo futuro marito per una giovane moldava, rimanendo sola con un paio di figli a carico! Alza subito quel culo dal divano se non vuoi che ti prenda a calci!! Tzè, giovani d’oggi!

    1. Tu sei uno di quelli, vero? Uno di quelli che se ti capita di incontrarli e di essere cosi’ fortunata che ti vogliano un poco di bene, sai che non potrai mai fare abbastanza torte di mele per ringraziarli a dovere.
      Quando io mi sento come la Vagy, e capita adesso che vado verso i 40 piu’ di quando stavo ancora in zona 20/30, alzo il telefono e chiamo il mio migliore amico, che mi dice esattamente le stesse cose che dici tu qui. E io mi metto a ridere, gli do dell’idiota che non capisce un tubo e non rispetta i miei momenti bassi, e poi mi passa. 🙂 Grazie, anyway.

  20. Come ti capisco con questo post. Anch’io ci sono passata l’anno scorso ed è per quello che avevo anche deciso di aprire il blog, nella speranza di poter magari avere qualche illuminazione circa la mia vita, circa lo stracazzo che volevo fare, dove volevo andare, cosa minchia l’esistenza cercasse di dirmi.
    Il blog un pochino mi ha aiutata, mi sono messa una mano nel ventre ed ho rovistato per bene le budella. Qualcosa un pochino ho capito, poi dopo un po’ ti risollevi, poi un piccolo barlume di speranza appare. Ne sono sicura Vagy, andrà tutto per il meglio. Non so quando, non so come, ma se no ce la puoi farcela tu, non ce la può farcela nessuno. 🙂
    E grassa, abbi pazienza, ma proprio no. 😛
    Un abbraccio!

      1. Uganda come iperbole di Senegal, quasi un gesto di amicizia.
        Allo scudiero a spada tratta: sospetto che la titolare sia d’accordo e convenga.

        Saluti.

    1. Complimenti.. eroe della manovella.. Ora te c’ avrai spero non più di trent’ anni.. Se credi che il letto risolva tutto, sei nei guai.. Del resto di cosa mi meraviglio? Finalmente mi sono resa conto che gli uomini NON SONO IL SESSO FORTE..SALVO SPORADICI CASI.

  21. con questo post mi hai ispirato e ho scritto. Lo condivido con te:
    “Oggi ho letto una cosa. Ne ho lette tante, ne leggo sempre tante, ho l’impressione che leggere mi salvi la vita.
    Dicevo, ho letto una cosa: si trattava di un post di un blog di una blogger milanese, anche se definirla milanese è alquanto scorretto. Una di quelle donne forti e complesse, così forti e complesse che è immediato pensare a quanto in realtà siano in fondo fragili e pure. Altrimenti non sarebbe complessa e neanche si mostrerebbe tanto forte.
    Oggi si è messa a nudo, si è scrollata di dosso i social network di cui si fa corazza e ha scritto della sua infelicità, dell’infelicità di ogni essere umano, dell’infelicità di ogni donna. Non ha scritto con struggimento né pietismo, ma semplicemente con una verità spoglia e semplice quanto solo il suo stile di linguaggio elaborato e pop è in grado di comunicare.
    Mi ha colpito quello che ha scritto, potrei dire che “conosco la sensazione”, quel misto di malinconia, amarezza, insoddisfazione e disfacimento fisico-cerebrale in cui talvolta è illusoriamente piacevole cullarsi. Ripeto, conosco quella sensazione, l’ho provata così tante volte e così tanto spesso e così recentemente che ancora riesco a odorarne la coda. E non è Chanel n° 5. È un misto di profumi natalizi di Douglas a 3 euro e cibo fritto. Sento ancora quell’oleazzo che mi permea sotto il naso, eppure quella sensazione è sparita. E questa rivelazione mi ha stordito e affascinato. Sto bene. Sono la principessa delle favole che ha sconfitto il drago, tanto per riprendere una citazione del post. Sono libera e sono salva.
    Prima di compiacermi troppo e di intorpidirmi in questo sentimento da stronza-che-gode-delle-sfighe-altrui che ben poco si addice al mio carattere, mi rendo perfettamente conto che non durerà per sempre e che ci saranno giornate difficili e pesanti (improbabile più pesanti e difficili di alcune già passate) e che si galleggia sempre in un mare mosso, a volte più pacato, a volte tempestoso. Ma oggi sono più forte e ottimista che mai e forse-forse mi sono ri-impossessata di me stessa.”

  22. in pratica, questo post, avrei potuto scriverlo io, cazz.. è incredibile! Ci hai preso in pieno (solo che io, alle languide principesse disneyane non ho mai creduto.) Come diceva il saggio, se non puoi sconfiggere il drago, mettilo a lavare i piatti! 😉

  23. Riuscire a capire cosa sarai tra 10 anni è utopico, oltre che inutile, la vita fa il suo corso e non sempre ti lascia la possibilità di scegliere. L’unica cosa che puoi scegliere è chi vuoi essere adesso e un buon modo per scegliere e fare solo cio che ti fa stare bene (ti fa stare bene fare volontariato? pulire i cessi? sfornare torte?)Respira, rallenta, segui l’istinto, di solito la mente sa cosa è meglio per noi …

  24. Cara tu, non ho mai scritto ma ti leggo fin dall’alba dei tempi. E non sai quante volte (si’, lo so, scusa la poca originalita’ ma e’ vero) mi sono trovata a pensare che stavo leggendo qualcosa che stava dentro di me, oltre che dentro di te.
    Posso solo dirti che poi passa. Cioe’, resta, perche’ quando senti cosi’ sentirai cosi’ per tutta la tua vita. Ma si impara ad uscirne, a ricominciare il girotondo solito, amici, cose, ritrovi, chepalle, fino a quando la misura e colma e si ricomincia da capo. Non va bene e non va male, e’ solo cosi’ che siamo fatte. Quella insoddisfazione eterna che non ti fa mai essere “contenta” dice di te piu’ cose positive che negative.
    Comunque, ti abbraccio forte. Per quel che vale.

    1. vale molto. più di quanto tu creda.
      tutto vero quel che dici, il problema di recente è che il circolo si chiude sempre più in fretta e sempre più spesso, e sempre più ferocemente, tutto finisce in discussione.
      ma ne verremo a capo. si spera.

  25. La tua è una sensazione provata da me tempo fa. Non ho rispsote. Accade. Forse tutto quello che abbiamo accumultato, messo nella stanza disordinata adesso spinge e fuoriesce come un blob. Il finto appagamento di alcuni momenti trascorsi, l’accontentarsi e lasciar stare tanto poi arriva il momento giusto, poca voglia di fare l’Adulto ed indugiare sulla condizione di adultolescenti di questo tempo. Credo che stai crescendo e ti accorgi che quello che hai e sei non basta, vuoi di più. Essere di più, essere più sicura, più serena più viva. Te ne rendi conto e ti accorgi che è difficile aver fatto finta o quasi fino ad oggi. E ti accorgi che è difficile adesso provare a fare la tua strada. Ma lo farai e basta. Perchè poi capirai che una volta imboccata non torni indietro, e ogni passo deve essere nella direzione giusta. In bocca al lupo.

  26. Non è mica vero che non sai quello che vuoi. Tutti quanti sappiamo esattamente quel che vogliamo. Nel momento stesso in cui lo vediamo, sappiamo se lo vogliamo o meno. Quel che non sai (e che non so nemmeno io, intendiamoci) è come fare per ottenerlo. Qual è la tua strada, il tuo modo per averlo. Ma quello che vuoi, lo sai. Fidati.

  27. È da un po’ che ti leggo e ti ammiro, proprio per la tua capacità di risollevarmi sempre il morale. Non starò qui a raccontarti la triste storia di un’altra fuori sede. Voglio solo dirti che, anche se non ti conosco, anche se magari nella vita reale potremmo schifarci o volerci un bene dell’anima, non sei sola. E, anche se non avrai la comprensione di tutte le vagine del mondo, ti basti sapere che hai la mia.
    In ogni caso grazie per post come questo e per tutti gli altri che riescono a farmi dimenticare dei miei di casini, anche solo per la durata di una lettura.

  28. è che ad un certo punto…accade! accade..per un motivo. per un altro…ma accade..attraversare questo mare magnum di dubbi e nodi…sopravvivere
    si accade
    un forte abbraccio

  29. Mi tocca fare il bastian contrario…

    TUTTO QUESTO É UNO SPRECO.
    Perché l’infelicitá é un lusso che si può permettere SOLO chi SAPEVA cosa voleva fare, nitidamente, ottusamente ma … poi si accorge che alla fine erano tutte cazzate.
    L’infelicitá non é una sensazione preventiva, ma tardiva, perché capisci di avere perso qualcosa che difficilmente potrai rivivere: il tempo.
    Il tempo é opportunità, anche di sbagliare, e te hai tante possibilità di sbagliare ancora. Vivilo come un tuo diritto ma, soprattutto, per quello che é : UNA OPPORTUNITÀ.
    Quindi ogni istante che passi a pensare cosa vuoi fare da grande é solo tempo sprecato. Avrai tempo di pentirtene oltre, ma non ora. Non prima di non avere terminato nemmeno il primo tempo cara VAGY.
    Questo é il vero spreco.

    PS. Non ascoltare i consigli di nessuno. Me incluso. FAI. Punto.
    I bilanci si tirano alla fine.

  30. Non mi odiate, ma cito Baricco… a me qst testo casuale trovato online ha illuminato l’esistenza:
    ”Non è che la vita vada come tu te la immagini.Fa la sua strada.
    E tu la tua. Io non è che volevo essere felice,questo no.
    Volevo…salvarmi,ecco:salvarmi.
    Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare:dalla parte dei desideri.
    Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente:il dovere,l’onestà, essere buoni,essere giusti. NO. Sono i desideri che salvano.
    Sono l’unica cosa vera.Tu stai con loro,e ti salverai.”

  31. E’ peggio diventare ciò che si è sempre odiato, o odiarsi a tal punto da desiderare di essere ciò che si è sempre odiato?
    Non so chi cazzo sono, dove vado, cosa voglio. So che la strada che è stata battuta per me è orribile e mi trascinerà in un abisso. Devo provare a batterne una mia.

  32. Purtroppo questo post è profondo, vero e bellissimo. Purtroppo è scritto così bene ed è così tanto comunicativo che, nella sua deriva malinconica, mi strappa un sorriso e mi ricorda cosa (e, indirettamente, chi…) mi ha spinto ad aprire un blog.

    Non ti dico “coraggio”, non ti dico “sei un fenomeno”, “sei un genio” o che “ troverai quello che cerchi”, no, tutto questo già lo sai. Già te l’hanno detto, e a ragione.

    Ti dico solo che ti voglio bene.

  33. Mi colloco un pochino fuori dal coro. Credo che in fin dei conti, per quanto possa spaventare, non sapere cosa si farà o come si sarà fra dieci anni non è poi così male. Sono strade aperte, ancora tutte da esplorare. E’ peggio, molto peggio, secondo me, avere già tutto prestabilito, scritto, inscatolato. Sei una donna forte, Vagy. Lasciati pure andare ai momenti di sconforto ma, una volta passati, ricorda che, al di là di tutti i problemi, la tua forza è il motore per esplorare le opportunità che riserva la vita.

    1. lo so tesoro, ma quando hai 22 anni non sapere cosa fare ha un sapore diverso rispetto a quando ne hai 28, quando gli altri lo sanno, quando gli altri lo fanno e tu sei ferma.
      ma comunque qualcosa farò. e se non farò nulla sono adulta abbastanza da assumermene le responsabilità.

  34. in realtà penso che sapere cosa si vuole davvero sia estremamente difficile, e forse anche terribile, perché se poi non lo si riesce a ottenere apre la via a una inimmaginabile frustrazione

  35. Vagy, si il drago conviene ucciderlo per conto proprio. Tanto il Principe Azzurro se lo è già mangiato. Premesso questo a ciascuna di noi prende a modo suo. Oggi il mio fratellino più piccolo mi ha detto ” Papera ma tu hai fiducia nel futuro? “. Si, come dico sempre a mia madre è la fiducia che mi fa andare avanti. Oggi per esempio sono in pieno ciclo, si è rotto un tavolo, mi sono stirata una gamba sullo step, ho le occhiaie viola, sono bianca come un cadavere, il mio ragazzo ha il ciclo ( si anche lui a modo suo ), mi è venuta una maledetta bolla al centro della fronte, ma mi sono guardata allo specchio e ho sorriso.

      1. si Vagy, ” pensiero possitivo “, come dico sempre a mia madre nei momenti di sconforto. Sembra strano ma guardare il lato positivo, il bicchiere mezzo pieno, risolve le giornate storte.

  36. E qui ci sarebbero da scrivere trattati.. e ce n’è.. Uno su tutti: “Donne che corrono coi lupi”. Anche in sintesi o scegliendone parti..
    Bellissimi i consigli dati dai maschi adulti qui presenti ( e si fa presto a contarli.. ). Pragmatismo, leggerezza e concretezza. Non smetterò mai di amare i portatori di queste doti, e loro, di cercare me.. Gli opposti si attraggono con una forza incredibile.
    Il problema è sicuramente che tu sei inquieta e insoddisfatta per natura.
    E sono certa che molte storie familiari e sentimentali aggravano certe nevrosi . Anche io sono stata, fino a qualche anno fa, preda di periodi e crisi di quel tipo..
    Finchè la vita, con una crudeltà e saggezza unica, non mi ha tolto via via tutte le mie FALSE certezze, i puntelli, I PUNTI DI RIFERIMENTO, i sogni .. Quando inizi a togliere veli e rimani sola o zoppa, quando hai finito lacrime e ti passa la fame- di qualunque tipo-, RITROVI TE STESSA. TE E IL TEMPO. Come insegnava Seneca.. Non hai altro NELLA VITA.
    Dopo avere speso tutte le energie per macerarmi, ben aiutata dal veleno di luridi individui\e, ho iniziato a ricostruirmi con basi nuove: basi di filosofia orientale con l’ ausilio di Jung ( Osho, Eckart Tolle, Krishnananda, per nominare i più famosi )…
    Ho perso il gusto di farmi male.. Non sono una guru e m’ incazzo ancora, sono sempre io con le mie passioni e fissazioni; però appena arrivano il dolore, l’ ansia, la rabbia li espello. Di certo la vita non è diventata più facile, ma sono i nostri occhi e l’ approccio alla vita che devono cambiare.
    Ama quello che SEI, non moltiplicare specchi e bisogni, non cercare fuori.
    Nutri la Bellezza che hai, quella profonda. Vivi e ringrazia per ciò che hai\sei. Il resto verrà.. ah.. Adotta UN GATTO ! 🙂

      1. Il gatto è un must :).. sai come sorrideresti con le sue fusa e il suo modo imperativo di pretendere attenzioni?
        I filtri sono ben più che cognitivi.. Quando il malessere ti resta addosso -e viene somatizzato- non è problema cognitivo.. ma più profondo. Da’ piu’ a te e meno a lavoro, amici, sesso, ambizioni, feste e festini, amore.. Relax, terme, massaggi.. yoga..
        (Comunque potrei anche decidermi a inquinare un blog mio.. ma che palle.. rileggermi.. è tutta la vita che mi leggo 😛 . edifico il nuovo nell’ attesa e nel quasi-silenzio )

  37. Ti bacio sulla fronte.

    Non serve aggiungere nulla alla lucida polaroid che ci hai offerto.

    Faccio parte, come te, di questa coreografia di dannati.
    E dietro il sempiterno sorriso che porto, c’è il doloro più grande.
    E il drago è sempre più difficile da sconfiggere.
    Ma, come te, sono Principessa anche io, e so che ce la farò.
    Ce la faremo.

    Sticazzi.

  38. Forse ti sei creata un ruolo, che ti piace, gratifica. Forse gli altri te lo riconoscono ed è bello, è gratificante, ti porta in alto; avere un ruolo significa essere un punto di riferimento, costante … forse avere un ruolo non permette debolezze, perché poi c’è sempre qualcuno che sta peggio di te e forse tu arrivi sempre dopo.
    Forse i principi o le principesse esistono ancora, ma non sono fatti come te li immagini … Forse non sono quelli che ti portano al loro castello o all’altare. Forse hanno solo due occhi e due orecchie per ascoltare, ma ascoltare veramente. Ascoltare e capire.
    Ascoltano e se ne vanno, senza dire niente. Ma intanto ti hanno cambiato un po’ la vita.
    Forse scrivendo questo post hai già fatto tanto, forse quasi tutto.
    Brava.

  39. Mi sentivo uguale, stessa città, stesse paturnie. Poi tanta merda è iniziata a piovermi addosso e mi ha tolto perfino le piccole cose della vita quotidiana che non mi bastavano per essere felice, ed ora che sono in un letto del FBF ne sento intensamente la mancanza. E penso che bermi un caffè quando voglio, andare al cinema d’essai per guardare un film che pochi guarderanno, prendere un bastone puntuto e ripulire quella piccola aiuola vicino a cui passi tutti i giorni… mi darebbero una soddisfazione che prima non avrei mai percepito.

    1. sai qual è l’ironia della sorte? che anche a me il male è passato nel corpo.
      forse è vero che la merda l’attiriamo, quando anneghiamo nelle paturnie.
      qualunque cosa sia, io ti mando un abbraccio. anche se non ti conosco.
      arriverà più forte di tanti altri di presunti amici e conoscenti, magari

  40. Si però Vagi, con te siamo sempre da capo, come fai a sentirti così inadeguata, così inquieta, così.
    Sei una splendida creatura, ricca dentro e fuori, meravigliosamente imperfetta e perfetta nello stesso tempo.
    Tutto il resto, but you, è noia.
    Ecco, volevo dirtelo.

  41. ‘Fanculo, le principesse Disney ormai sono una decina e le sbambolano al Carrefour Assago.
    Draghi fottuti da tempo, avvistate uova al di là del grande mare, ma poi si vedrà chi cazzo le cova.
    Rimedi?
    Nessuno baby.
    Stringi i pugni al volo, che ti ritrovi dentro? Aria certo.
    Ma ora guardali, belli vero? Sembrano fatti apposta per colpire.
    Gran cosa la sciùra evoluzione, peccato quella merdaccia di cervello che a volte ci costringe a pensare.
    Beh quindi? Non mi farai la cantilena dell’oddio mi manca l’omo della mia vita che ancora ha da venire vero?
    Cosa sarai domani?!?!
    Si fotta il domani “Tomorrow might really never come” dicevano gl’immortali Van Halen.
    Quoto il Pinza (che sta diventando una pessima abitudine), leva le chiappe dal divano ed esci.
    Giovane, bella, intelligente, insomma la natura si è accanita di brutto.
    Vedi di rompere meno.
    🙂

    1. Se vuoi continuare con le pessime abitudini stasera raggiungimi al nuovo birrificio di Lambrate, e toccherai il fondo! Mi riconoscerai, sembro il fratello basso di “er monnezza”.

      1. Ti stimo fratella! Devo solo puntualizzare una cosa: il Lupo è inaffidabile. Venerdì sera, a forza di aspettarlo al birrificio, sono tornato a casa sui gomiti. Però gli ho lasciato il conto da pagare.

      2. Non è che lui stava ad aspettarti all’altro birrificio e la’ ha lasciato il conto a te? No perché noi patiamo la sindrome premestruale ma anche voi avete i vostri svarioni per cui mi andate in confusion… 😉😃 Stima reciproca.

      3. Eh Pinza, poco preavviso, sorry.
        Noi con prole abbiamo la catena cortisssssima.
        Prossima volta avvisa un pelo prima, giusto per onorare una promessa.

        Simo se poi vieni anche tu potrebbe essere una soddisfa epocale.

      4. Dontvuorri, a mezzanotte non ricordavo neanche il mio nome…. mi sa che venerdì prox sarò ancora lì. Mi raccomando, quello di Città Studi, che poi apriamo due conti diversi…. 🙂

  42. Ieri e’ stato il mio compleanno Vagy, tu dirai: e che c’entra con il mio post? C’entra perché anche io ieri mi sono sentita cosi’…perché il mio uomo non ha potuto liberarsi per stare con me, perché penso che poco entero’ in menopausa e perché quando mi guardo allo specchio vedo una donna di mezza eta’, grossa e senza un lavoro stabile e nessuna prospettiva di pensione. Penso che finiro’ in ospizio e che tutti si scorderanno di me. Poi pero’ basta poco per risollevarmi. L’aroma del caffe’ al mattino, il sorriso di mio figlio, vedere che nonostante tutto, riesco a cavarmela lo stesso. E di questi tempi…anche riuscire a cavarsela non e’ poco. Hai ancora tutto il mondo davanti cara, non arrenderti e addenta tutta la vita che puoi.
    Poi c’e’ da dire che la sindrome premestuale amplifica sempre tutto all’ennesima potenza…e questo e’ un dato di fatto da cui non possiamo sfuggire, ma so che quando ho le paturnie, al 98% e’ perché mi devono venire. ^_^
    Ti abbraccio forte

  43. Quando mi sento così mi permetto di sprofondare, ma fino a un certo punto. Penso che non me lo posso permettere. E prima di accettare di essere depressa e di dovermi curare di conseguenza, provo: eleuterococco, vitamina B, un pomeriggio sul divano a guardare repliche di grey’s anatomy e a ringhiare contro chiunque mi parli, un po’ di meditazione, e se ce la faccio ad alzarmi dal suddetto divano (ma lì devo essere già risalita un po’) una gita fuoriporta da sola a visitare qualcosa che mi piace molto. Qualche volta chiedo anche aiuto a un amico di quelli che non giudicano e non ammestrano, quelli che conoscono bene i disastri e non se ne stupiscono. Ecco, queste sono le mie medicine, vedi se qualcuna ti ispira… un abbraccio

  44. Dunque, stella mia.
    A parte quotare Luperrimo e il Pinza… lo prendi ‘sto cazzo di lievito e la vitamina B?? Perché se lo stress e l’infelicità ci fanno cadere i capelli non è che dobbiamo starcene qua con le mani in mano, e almeno per i capelli qualcosa si può fare.
    Poi.
    Quando mi hai sbattuto lì Enrico Ruggeri ho pensato a questa:

    “…ed ho visto coprire di terra gli amici
    portando orgoglioso le mie cicatrici,
    giocando la vita a bruciare del tempo per niente perduto.
    E tenendo le mani mai troppo pulite
    ho lasciato persone ferite sparite nel viaggio.

    Quando volevo partire, quando morivo di nostalgia.
    Quando volevo tornare, quando volevo cambiare.

    E ora che sono più solo di prima,
    la barca nel porto legata alla cima
    è uno scheletro nero antracite che dondola lento sul mare.
    E consegno i peccati ad un Dio sconosciuto
    che spero non sappia di come ho vissuto.”

    L’ho captata una mattina, in auto mentre andavo al lavoro, e mi ha lasciata secca, perché parla della mia stanchezza, della mia solitudine affollata, di persone amate che ho visto coprire di terra-troppe in pochissimo tempo- e di quella che ho sbattuto fuori di casa in un blink, e… niente, tesoro… stati solo mordendo la vita, che è un frutto mica sempre buono, e il suo essere più o meno buono non dipende dalle stagioni. La mia vita è stata sgradevole come un caco acerbo e dolce come una papaya ben matura. Poi legalingua come una banana verde e superba come un ananas gustato in Costa d’Avorio. Up and Down, montagne russe che stai affrontando e che diventeranno improvvisamente un mare tropicale per poi un calcinculo e di nuovo, chessò… un lago meraviglioso.
    La gente ti chiede consigli perché sei speciale, intelligente, saporosa, intrigante, e le persone come te vengono spesso vampirizzate. A volte l’intelligenza, specie femminile, è una sorta di dannazione, ma ripaga, ripagherà, vedrai.
    E FANCULO LE PRINCIPESSE. E anche i social.

    Ti stringo forte.
    Zia

    1. Molto vero. un abbraccio anche a te. Più difese sane contro parassiti e sciacalli e fiducia in noi. Una rosa resta tale, RESTI TALE. E FIORISCA PER SE’.. Ma GUAI ALLE ROSE CHE NON HANNO SPINE: E’ IL MOTTO DELLA SETTIMANA CHE HO SCRITTO OVUNQUE.

  45. “Forse non è proprio legale, sai, ma sei bella vestita di lividi”
    …E sono sicura che Manuel Agnelli si riferiva proprio a te, alle “tue lacrime in fondo ai miei brividi”. Sei bella vestita delle tue insicurezze, delle tue fragilità, dei tuoi dubbi. Sei bella, perché sei vera.
    Sei bella perché sei tu. Perché la vita è anche una merda, e abbiamo tutto il diritto di incazzarci, e di essere tristi, e di prendercela con il mondo intero.
    Ma ricordati che TU SEI BELLA. No matter what.

  46. Che tenerezza
    Il dolore, la solitudine, l’insicurezza, i dubbi sul proprio corpo che cambia (si allarga, o si restringe, a seconda dell’umore), i dubbi sul senso di ciò che si fa, al lavoro e/o della propria vita, il significato delle nostre azioni nel momento in cui si allarga l’orizzonte e, invece di puntare lo sguardo verso il proprio ombelico, si fissa il cileo .. la voglia di smettere, di fermarsi, di cambiare, di partire…la genericità di questi sentimenti e la genericità delle soluzioni immaginate….l’assoluta insignificanza di tutto questo non appena lo si metta in prospettiva, una persona, un essere umano infelice è solo un altro essere umano infelice, qualcuno o qualcuna per cui il mondo, l universo non prova alcuna simpatia (come i film di Terrence Malick suggeriscono in maniera cosi’ poetica…basta sedersi in riva al mare…le onde, lo sciabordio dell’acqua sulla battigia, quelle conchiglie piccole, colorate sbattute di quà e di là..quel va e vieni…incessante…non contempla la nostra presenza…mentre noi, spesso, abbiamo bisogno di contemplare il mare per ricordarci della nostra reale misura)….e poi l’idea malefica, frutto di chissà quale equivoco, che senza passare dalla fase del dolore, della sofferenza, non si è/sarà mai in grado di godere appieno delle piccole gioie della vita..il primo sorso di birra..la baguette calda, appena uscita dal forno sotto il braccio…le conversazioni intorno al tavolo di cucina sgranando i piselli…il lieve fruscio della dinamo contro la ruota della bicicletta, durante una pedalata notturna…la voce di chi si ama…per assaporare tutte queste piccole gioie non c’è nessun bisogno di farsi venire un esaurimento nervoso…basta solo saperle apprezzare..facile come bere un bicchiere d’acqua …il guaio è che sembra esserci una linea di pensiero che va da Baudelaire a Sparklehorse (Mark Linkous) secondo la quale se sei un essere in pace con la vita e con gli altri allora sei un sempliciotto…come se la profondità si nascondesse nel dolore, nella solitudine… come se essere sereni/appagati fosse sinonimo di inerzia e non, invece, di un continuo scavo e ricerca di equilibrio fino all’agognato giorno (arriverà mai?) in cui ‘in equilibrio’ è ciò che si è…….ma si può continuare a rinnovarsi con un lavoro dalle nove alle cinque? Oppure si finisce solo per accomodarsi in una routine priva di sfide?
    Allora forse bisogna buttare alle ortiche anni di studio, dire addio a qualunque certezza, piano pensionistico, polizza malattia, sperando poi che l’incertezza ci premi regalandoci un’ anima viva,guizzante?? Come Kevin Specey in American Beauty, che passa da una scrivania ad una friggitrice…
    E poi quei cassetti pieni…vibratori, profilattici, lubrificanti…e gli armadi che traboccano di scarpe, occhiali da sole e borse…in numero inversamente proporzionale alla nostra autostima
    E poi il tema del cordone ombelicale……non basta spostarsi a centinaia di chilometri di distanza per reciderlo……bisogna smettere di coltivare quei sogni che nascono tra le pareti domestiche e che sono solo il frutto acerbo di quelle modeste quattro mura..la prima a laurearsi ..la prima a parlare una lingua straniera…..farcela da sola senza l aiuto della famiglia…. l idea che accudire un marito e dei figli possa essere un’auto mutilazione ….leggere, viaggiare, lavorare, guadagnare per diventare qualcuno che un giorno possa permettersi un arredamento che non sia dozzinale come quello delle stanze in cui si è cresciuti….essere più colti dei propri genitori….
    e poi trovarsi in appartamenti in cui alle pareti ci sono opere originali di Marco Lodola o Jack Vettriano, quando nella propria di casa, di originale c erano i vhs o i dvd da guardare stravaccati sul divano con indosso una tuta tutta sdrucita e sformata….in appartamenti i cui ci sono impianti audio o video (proiettori) dal costo di un mini appartamento laggiù in terra natale…in appartamenti in cui, affastellati tra le riviste di Franco Maria Ricci, trovi intere discografie di Furtwangler e Von Karajan mentre laggiù a casa al massimo Celentano e Lucio Dalla…appartamenti che appartengono a giovani che sanno andare a cavallo, e che d’inverno vanno a sciare e d’estate in barca a vela, e che il fine settimana scendono a camogli, paraggi, santa margherita ligure o lavagna, mentre laggiù a casa il fine settimana è un’occasione per un giro al centro commerciale e il mare è solo il pretesto per un ennesimo pranzo pantagruelico a base di frittate e timballi…..
    e i genitori, dei proprietari degli appartamenti, sanno scegliere tendaggi e tappezzerie e hanno casali in umbria o in provincia di siena e negli anni settanta sono stati a Goa Londra New York e oggi vanno a teatro ad ascoltare l opera mentre laggiù, a casa, al massimo si va in qualche trattoria in cui il cuoco cucina con troppo olio e i piatti prelibati sono le fritture(che anche una suola di una scarpa diventa appetitosa una volta fritta)….
    e sentirsi fuori posto…fuori luogo…fuori forma….con sentimenti ambivalenti….di stupore, invidia ma anche disgusto per la naturalezza con cui queste persone, come fosse un diritto naturale, godono di privilegi che a noi sono preclusi ..e, allo stesso tempo, ogni tanto desiderare (come Lena Dunham nell’episodio di Girls con Patrick Wilson) di diventare la moglie di uno di questi ‘rampolli’ che nei cassetti accumulano maglioncini di cachemire color pastello il cui costo di ogni singolo capo è pari ad una nostra mensilità…e pensare che sarebbe bello sistemarsi cosi’…ma quei rampolli non ci vorranno mai come mogli…la nostra struttura ossea non è adatta a dare i natali alla loro progenie ariana….e allora li detestiamo…ma senza sapere se li disprezziamo perché loro in fondo disprezzano noi… o se invece saremmo pronti a dimenticare i loro difetti se soltanto uno di questi promettenti professionisti, futuri collezionisti di arte contemporanea, ci accogliesse non solo nel letto ma anche nel cuore…..certo poi si pensa al momento dell’ incontro tra il promettente professionista e i nostri genitori…lui abituato a sfogliare i cataloghi di Sothebys e loro con l abbonamento a Grazia e Quattroruote….però….però potrebbe essere una soluzione….ma poi si rischia di finire come Carrie Bradshaw che in un episodio rivela di venerare Katie Moroski interpretato da Barbra Streisand in ‘The way we were’…personaggio che rappresenta il contrario di ciò che Carrie è…una tutta scarpe, accessori e principe azzurro l’altra invece al principe azzurro (e che principe azzurro – Robert Redford -) ha rinunciato in nome dei principi in cui crede e delle battaglie che ha voglia di combattere nel loro nome ….
    e pensare che il prezzo del riscatto sociale sarà pari all’impossibilità di goderne i frutti…quei frutti che a qualcuno sono stati graziosamente porti su un piatto d’argento e che noi non potremo mai gustare appieno perché saranno imbevuti del sudore che ci è costato ottenerli e anche, forse, della disapprovazione verso noi stessi per aver cosi’ ardentemente desiderato qualcosa di…superficiale…quando forse avremmo potuto usare le nostre capacità per ottenere ben altro…
    e poi sentirsi sempre come un ospite, sempre fuori posto, di qui – nella grande città – e di là – giù a casa – come un viaggiatore, sempre in transito, ma senza sapere diretti dove…
    e poi gli amici, la loro ironia, il loro sarcasmo…armi affilate con le quali finiamo per fare a pezzettini qualunque persona (nessuno ci va mai bene) e cosa, persino il dolore, fino a, come disse il poeta di Lisbona, fingere cosi’ completamente che arriviamo a fingere che è dolore il dolore che davvero sentiamo….e diventiamo cinici, senza un briciolo di dolcezza, senza più la capacità di raccontare e raccontarci favole e di illuderci…fino al giorno in cui, seduta accanto a noi, una sconosciuta in un bar, parla alle amiche del suo fidanzato e di come sappia renderla felice e intanto mostra sorridente l’anello di fidanzamento che le ha regalato, e noi non riusciamo a farci venire altro pensiero che il seguente: ‘che cazzo si ride…povera ingenua..non sa cosa la aspetta’
    Va bè adesso la smetto di parlare di me
    Adesso, dopo aver messo su un disco di Neil Young o Jackson Browne (chè non c’è nulla che funzioni come ascia, in grado di spaccare il mare ghiacciato dentro di noi, come la voce di quei di due), mi rannicchio sul divano in posizione fetale, e sotto una coperta calda e morbida chiudo gli occhi, e lascio che la notte scivoli via senza far troppo rumore

  47. non so da dove cominciare a rispondere a questo post. mi interrogavo su queste stesse cose da un pò , sarà perchè pochi gg fa è stato il mio compleanno. sono a 33 anni mal spesi della mia vita. sono ancora qui,senza un lavoro da luglio(non che fosse chissà che) a sentire amiche ed amici che vivono ancora con i genitori ” perchè è più comodo” nonostante si possano permettere un affitto(quanto non li sopporto). oppure le amiche che si sposano e figliano , perfette come orologi.
    dall’altra parte amiche e amici che devono vivere con i genitori perchè si lavora a singhiozzo o per niente e si fan spesso gli stessi discorsi.
    di tutti che vogliamo andar via dal sud,ma stiamo sempre qui. che se il passo lo dobbiamo fare non basta più il nord, ma l’estero.(non si tratta di non voler abbandonare la famiglia, ma della paura di tornar con la coda tra le gambe, dopo aver finito i risparmi)
    essere single invece mi piace, non avere una persona a cui dar conto (dopo 5 anni con un ragazzo con cui è finita male-male) è fantastico. mi son riappropriata di molte cose. faccio quello che mi va di fare. non che fossi obbligata prima, ma si sa quando si è in coppia si incastrano orari ed esigenze. ora non devo farlo. sento gli aspetti positivi della singletudine. a volte è vero, mi vengono le paturnie su questo argomento. ma gli aspetti positivi sono di gran lunga meglio.
    penso che se non so che fare della mia vita, non voglio farci entrare un’altro a livello profondo. ma non mi chiudo nel guscio, questo no, penso che sarà difficile far entrare una persona nella mia vita così tanto da fidarmi, ma non rinnego il genere maschile. no.
    mica sono un’acidona delusa. sono delusa ma la vita è mia e se un’altro può farmi battere il cuore ben venga.

  48. Guarda che noi lo sappiamo che non sei costituita soltanto di consigli intelligenti e battute simpatiche, noi lo sappiamo che hai i tuoi momenti (molti, probabilmente) in cui ti senti fragile. E non devi pensare di essere patetica per questo.

    Detto questo, aggiungo un abbraccio.

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