Amore Terrons

Esiste una legge socio-fisica secondo la quale per ogni figlio terrons espatriato, esistono due genitori terrons che – finché ne avranno i mezzi e la salute – un paio di volte all’anno si imbarcheranno su qualche genere di aereo low cost e/o carro bestiame (di quelli che Trenitalia tipicamente adibisce al collegamento del florido Nord con il profondo Sud), e verranno a trovare noi, pezzi de core prematuramente strappati all’habitat natìo per approdare qui, nelle austere terre settentrionali, che ci hanno adottati senza amarci mai davvero.

Nel mio caso specifico, poi, le cose funzionano un po’ all’incontrario, cioè che io sono stata letteralmente spinta ad andare via, altrimenti figurati, a questa ora qui mi diletterei felicemente in faccende domestiche e cazzeggio esistenziale, facendo la dama di compagnia di qualche ruggente tarantino, senza nessun tipo di problema etico a riguardo, nel mio ruolo di impenitente bambocciona imprigionata nel corpo di una moderna schiava in carriera.

Ma non è questo il punto. L’oggetto del contendere è che i miei sono stati qui da me la settimana scorsa e l’occasione è stata propizia per mettere a punto i postulati fondamentali che, come tutti i terrons sanno, regolano e scandiscono le visite genitoriali al Nord.

meridionali

1. Far trovare sempre la casa in ordine – Punto di fondamentale importanza per offrire ai genitori l’illusione che la loro pargola sia diventata una donnina in grado di badare a se stessa, capace di scandire sapientemente il ritmo delle lavatrici, di cucinare manicaretti che nemmeno Wilma De Angelis dopo un Master da Suor Germana, e di spendere il suo tempo casalingo in un ambiente salubre, a prova di ispezione dei NAS.

2. Far trovare sempre la casa in ordine, invano – Di fatto, non ha alcuna importanza che tu abbia invaso l’Uzbekistan e deportato 10 volenterosi individui che ti hanno disinfettato l’immobile prima dell’arrivo della famiglia. L’illusione di ordine e igiene dura circa un quarto d’ora, dopo di ché, l’intransigente occhio materno s’attiva e inizia a vedere che lì, in quell’angolo, a quattro metri d’altezza, vai dritto fino alla seconda traversa, poi gira a destra, ecco lì c’è quella ragnatela che bisognerebbe togliere. Poi bisognerebbe lavare le tende. Poi bisognerebbe fare i vetri. A questo ultimo giro la Vagina Maestra s’è superata quando ha detto: “Bisognerebbe imbiancare”. Perché non radere la casa al suolo e ricostruirla dopo una disinfezione a base di napalm, a questo punto.

3. Fare la spesa hard core – Il giovane terrons si trasforma in un concorrente di Pazzi per la Spesa e, persuaso del fatto che il mondo stia andando incontro a un’apocalisse nucleare, approfitta della presenza dei genitori per comprare e trasportare qualsiasi categoria merceologica incontri sul suo cammino: fustini di Dixan come se dovesse lavare tutte le divise della nazionale di Rugby; ettolitri di detersivo per stoviglie come se facesse il lavapiatti a Versailles; rifornimenti da 400 scatolette di tonno per sfamare il quartiere. E via discorrendo.

4. Fare i lavoretti domestici – Esiste tutto un campionario di bizzarre attività che al terrons non verrebbe in mente di compiere nel suo esiguo tempo libero e che pone in essere solo ed esclusivamente in presenza dei genitori, una su tutte: lo sbrinamento del freezer. Il mio freezer ha un livello di congelamento inversamente proporzionale a quello dei ghiacci polari. Più quelli si sciolgono, più il mio freezer diventa un blocco monolitico nel quale si incastonano verdure surgelate e Tupperware di ancestrale memoria.

5. Consumare cibo terrons – Qualsiasi genitore terrons in trasferta da un figlio terrons avrà in valigia almeno un genere alimentare non autoctono, illecitamente immesso oltre il Po’, sottovuoto o mediante apposita borsa termica imbottita di ghiaccio sintetico. Un formaggio, un pacco di taralli, del pane, della focaccia, dei salumi. Questa dinamica si fonda su due fenomeni speculari e complementari: da un lato la convinzione genitoriale che al Nord non esistano esercizi commerciali preposti alla vendita di generi alimentari. Dall’altro il desiderio del figlio terrons di gustare in terra straniera quei sapori che richiamano alla  mente il luogo di origine. Oltre al fatto che sì, il rapporto qualità/prezzo è imbattibile e che la carne che mi porta mio padre, quella del mio macellaio, è più buona e questo è indiscusso perché lo dico io.

6. Consumare cibo esotico – La cena fuori – preferibilmente offerta dai figli – è un caposaldo di ogni visita genitoriale. Soltanto un terrons emigrato può capire quale soddisfazione dia un padre terrons che chiede di andare a cena al fusion perché vuole il Pad Thai, o una madre terrons che mangia gli uramaki con le bacchette. Vero scambio culturale, non c’è che dire.

7. Fare una gita – Secondo caposaldo imprescindibile di qualsiasi visita genitoriale è la scampagnata fuori porta. Quel genere di velleità da vacanziero del weekend che ti induce a visitare posti come Como o Pavia, o altre cittadine provinciali che avresti benissimo potuto non vedere mai nella vita. Eppure non importa. C’è il genitore terrons, che pure che ha viaggiato per tutta Europa, tu devi portarlo a spasso.

8. Andare all’Ikea – L’incubo dell’uomo contemporaneo dai tempi de La Cosa di Carpenter in poi si concretizza puntualmente: la Missione Ikea, rigorosamente al weekend. Non è necessario che ci sia qualcosa di preciso da acquistare, l’Ikea saprà intercettare un bisogno che non ti eri mai accorta di avere – tipo un utensile che ti permetta di grattarti la schiena e al tempo stesso scolare la pasta – e ti proporrà di soddisfarlo a un prezzo assolutamente competitivo. E così, tra orde di bambini annegati in vasche di palline colorate e spaccio illegale di polpette svedesi, riesci sempre a tornare a casa con 12 candele Tindra nuove, il tuo ottavo plaid e un par di cuscini in più.

9. Armadio Perfetto – Una cosa che qualunque terrons (meglio se vagina) sa, è che la propria strategia di conservazione degli indumenti negli appositi cassetti e armadi è agli occhi materni SEMPRE errata. O, se non altro, fortemente migliorabile. Le madri terrons in queste occasioni vengono possedute dallo spirito di Carla Gozzi, iniziano a parlare in aramaico e ti inducono a far esplodere un brodo primordiale di magliette, pantaloni e gonne, senza alcuna distinzione stagionale, nella tua camera, per essere successivamente riorganizzate secondo un criterio di natura militare.

10. Il lascito – Ciò di cui i genitori terrons si preoccupano prima che la visita finisca, è che tutto sia a posto: la casa in ordine, la macchina lavata, la dispensa piena, l’anima rinsaldata. E il figlio terrons, per quanto cresciuto, per quanto adulto, non potrà che godere del beneficio materiale ed emotivo di questo aiuto.

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Ma non c’è solo questo, naturalmente, come tutti i figli terrons sanno. C’è la voglia di amarsi e di farlo il più possibile, per quel poco tempo che si passa insieme. La voglia di aiutarsi e prendersi cura l’uno dell’altra. C’è il desiderio di regalare un portafogli nuovo a tua madre e la voglia di parlare con tuo padre, che parla sempre meno. C’è che anche se hai 28 anni tra le sue braccia ti rimpicciolisci e nelle sue guance morbide ci sprofondi baci rumorosissimi. C’è che la sera prima di dormire ti stendi accanto a tua madre. E quella ti fa il solletico. E tu ridi e le dici di piantarla. E così tutto sembra come prima, come è sempre stato. E potete fare finta. Finta che lei non stia invecchiando, che tu non stia crescendo, che lei non faccia sempre più fatica a muoversi, che il tempo non passi, che tu non sia sola, che papà ricordi ancora tutto anche se inizia a dimenticare qualcosa. C’è che devi prenotare il prossimo volo per andarli a trovare. C’è che dici “Portami via in valigia” e quelli dicono “Non ci cacci in valigia”.

Non ci caccio, in valigia.

C’è che ti viene il magone quando li stringi, prima che vadano. Come sempre. Come ogni volta. C’è che non li lasceresti e invece devi, e invece dovete, perché la vostra vita è questa qua e l’avete scelto voi. Forse.

C’è che continui a ripeterti che ci sono famiglie vicine che si odiano e che l’unica consolazione, che non è poca cosa, è che in questa distanza voi vi amate come di più non sapreste fare.

Come di più non sarebbe possibile.

Questo non basta. Non basta mai. Ma facciamo tutti finta che basti, fino alla prossima visita.

101 pensieri su “Amore Terrons

  1. Mi piace molto leggerti. Mi piace molto molto leggere questi spaccati di vita che sono anche i miei. Che non sono terrons tanto quanto te, che non sono lontana dalla mia terronia tanto quanto te, ma le visite dei cari genitori terrons sono le stesse, con le stesse ansie da prestazione prima che arrivino, gli stessi pomeriggi passati all’Ikea con gli occhi della genitrice incantati a guardare tutti gli utensili inutili ma indispensabili e le mani del genitore che spingono carrelli pieni di cose dal nome impronunciabile e dal destino noto “dai, a papà, compriamolo, che ti aiuto a montarlo io sennò devi farlo da sola”, le stesse valigie stracariche di cibi reperibili nella grande città ma che, solo perché sono stati nelle valigie piene d’ammore di mamma e babbo, hanno più sapore.
    Gli stessi abbracci, le stesse risate, gli stessi occhi, la stessa consapevolezza che il tempo passa e i capelli diventano bianchi e le schiene curve.

    Mi piace assai leggere questi spaccati, mi fai piangere. Mi fai sentire meno sola in questa grande città.

    Grazie.

  2. vagina, ma mia madre le poche volte che capita qui (con somma tragedia conseguente) è uguale. solo che lei è di origini VolksTirolerPartei…

  3. La lontananza aiuta gli affetti, Vaga, statisticamente le probabilità di alterchi scemano e quelle di scontro fisico si azzerano proprio. Amare qualcuno che non ti sta in mezzo ai calli ogni dieci secondi è molto più semplice.
    Come al solito però i tuoi post suscitano in me interrogativi angosciosi.
    1) I maschi tarantini ruggiscono ? Qui da noi, per lo più, belano. Terza plurale, eh ?
    2) Pad Thai è un’arte marziale ? Uramaki è un posto dove sono state sganciate bombe atomiche ?
    3) Pavia ok, c’è anche la Certosa, ma Como… Como, santa madonna !
    4) All’Ikea ti spennano, altrimenti gli svedesi come farebbero a pagare lauti stipendi genere Electrolux ai dipendenti ? Sempre detto io, in Svezia c’è una sola cosa che valga la pena di…vabbe’ dai…
    5) Chi è Carla Gozzi ?
    ps sui Negroni ti ho risposto di là

  4. Io non sono terrons (non credo la Toscana sia considerata del tutto terrons, anche se secondo me un po’ lo è), eppure, vivendo sopra al Po, mi trovo più o meno nella stessa situazione. Solo che i miei, in quattro anni, saranno venuti qui sì e no tre volte, di cui una per la laurea. Quindi il tutto va rapportato a quando scendo io in Toscana 🙂
    Sarà che ho una madre nordica (di Torino)?

  5. Mi hai fatta commuovere! Nonostante i miei genitori siano del nord, il fatto che vengano a trovarmi a Londra li rende “Terrons” a modo, e staccarsi dal loro abbraccio é una tortura.
    Le avventure all’Ikea non mancano, cosi come gli oggetti inutili comprati tanto per abbellire quella casa che sa un po’ di vissuto e un po’ di passeggero.
    Per l’ordine non mi faccio troppi problemi (ho la scusa dei coinquilini), ma mi fa piacere pulire e cucinare per loro, e so che rendo mia mamma felice adottando le abitudini di casa.
    é proprio vero che la lontananza aiuta gli affetti, ma é altrettanto vero che da vagine italiane non riusciremmo a vivere troppo a lungo lontane dalla mami e il papi!
    Un abbraccio!

    ps: la prossima volta che porti i genitori a fare le scampagnate pavesi, portali a Vigevano e manda un saluto ai miei! 😀

  6. Bella tu!
    Con i miei non ho questo rapporto, soprattutto con mio padre. C’è da dire che lui ci mette tutto l’impegno del mondo per non farmi mancare nulla di materiale e per farmi mancare tutto a livello sentimentale.
    Mia mamma è rigida e parsimoniosissimamente (esiste questa parola?!?) dispensa pizzicotti, in segno d’affetto, ma le si legge negli occhi tutto ciò che pensa, che è l’esatto opposto di come si mostra.
    Vivo con loro, e a volte mi sento distante, mi sento in una vita non mia. Ma, devo ammetterlo, quando riuscirò ad uscire da questa casa, per mia mamma, sarà esattamente come tu la racconti.

    Ti abbraccio fortissimo, Vagina! ♥

    1. tesoro vivere insieme comporta sicuramente molte più difficoltà.
      la lontananza fa dimenticare solo chi non s’ama, per l’appunto. considerato che quasi sempre tra genitori e figli ci si ama, star lontani moltiplica la consapevolezza. e ti da una cosa dolorosa ma insieme preziosissima: la percezione del tempo e di quanto sia importarle usarlo per amarsi e dimostrarselo.
      vedrai, quando uscirai.
      un bacio grandissimo
      v

  7. Hai descritto perfettamente la stessa situzione in cui puntualmente mi ritrovo io, solo che qui non abbiamo l’ikea ma si va tutti all’auchan, mi è scesa una lacrimuccia :’) la verità è che in questi momenti ti accorgi che il tempo vola e vorresti passerne di più con chi ami.
    Grandissima

  8. è proprio così vagì, dalla spesa hard core al magone finale al raccontarci che ci parliamo meglio e più di quelli che si vedono sempre.
    ce lo diciamo, ce lo ripetiamo ancora e ancora. e alla fine di tutto vorremmo comunque parlarci di meno e poterci prendere il caffè insieme tutti i giorni, in cucina, tutti seduti ai posti di sempre.
    e senza mari, montagne e aerei di mezzo.

  9. Il tuo decalogo dovrebbe essere affisso su tutte le porte dei figli fuori sede, terrons o meno 😀 Io sono toscana emigrata in liguria, mia madre è sarda emigrata in toscana… La storia si ripete e il rituale delle visite genitoriali o filiali si tramanda di generazione in generazione ♥

  10. Come al solito mi fai morire dal ridere. Sappi che da Ciovane sposa, dopo quasi tre anni di vita indipendente e con ma Mater che abita a 500mt da me, in occasione delle sporadiche visite a casa mia, in fatto di pulizia, succede esattamente la stessa cosa. Oggi, per esempio, l’ho invitata a pranzo, dopo aver pulito casa per una settimana. “Bisognerebbe spostare il letto e scoparci sotto”. Ovviamente ho pensato “ma’ non so te ma io di solito ci scopo sopra”. Non l’ho detto, ho ancora un pizzico di pudore, io! 😀

  11. Anche mia madre è uguale! E abita ad un isolato da casa mia. Non c’è terrons che tenga, alcune madri son sempre madri. Giuro che mi comporterò uguale con mia figlia 😉

    1. Anche mia madre… Siamo rigorosamente “nordici” da generazioni e viviamo nello stesso quartiere ma si può star certi che quando mia madre viene da me (che da tre giorni avrò igienizzato e ordinato la casa come una disperata) avrà sempre qualcosa da ridire su “come vivo” 😉

  12. Hahaha! Quella sul freezer poi! Io abito in Toscana e papà e mamma scendono dai profondo nord una volta all’anno in macchina. E si portano: la verdura dell’orto, la lasagna fatta in casa, il cuscino speciale che sennò al papà ghe vien la cervicale… ma l’aneddoto che volevo condividere con te è questo: dopo averli lasciati a casa tutto il giorno da soli perché avevo un colloquio di lavoro, ho trovato tutta una fila sul tavolo della cucina di: pacchidipasta, farine, spezie di ogni tipo (mi piace la cucina indiana e mi macino tutte le spezie da sola)…scadute! Ora magari la pasta ok, ma una polvere di curcuma come fa a scadere? Questi si erano passati tutti i vari armadi ed armadietti, cercando tutte le date di scadenza. Che dire? Bontà loro! Grazie per le sonore sganasciate che mi fai sempre fare.

  13. Sto aspettando ancora risposta… 🙂 sono un trentenne maschio vergine inchiavabile… che una volta voleva suicidarsi per questo, ma ora resiste. E non si fa neanche seghe, proprio campa senza sesso. Vorrei sapere quanto altro disprezzo vomiteranno le donne come te su di me..
    🙂

  14. Mia madre che abita ad una decina di chilometri da me, lasciata sola mezza giornata a casa mia ha:
    -Lavato 3 piatti sporchi che erano nel lavandino (ho la lavastoviglie)
    – pulito caffettiera e fatta ritornare bianca
    -svuotato pattumiera (secco, carta, plastica e persino vetri), con cui probabilmente ci ha riempito la sua macchina
    – portato a spasso cani e conosciuto mezzo paese (io non conosco nemmeno il nome dei miei vicini)!
    E siamo al nord, profondo nord. Le mamme sono tutte uguali!!!

  15. Sapevo che mi avresti emozionata giá dal titolo…per me sarebbe ‘Amore polentone’ ma ti assicuro che le emozioni sono le stesse…Grazie mi fai sentire meno sola nei mie pensieri malinconici.

  16. Quando ti leggo, Vagina, mi viene voglia di Puglia, di cicale, di piatti nuovi e di vecchi amici. Quando scrivi d’amore, poi, mi viene voglia di limare via gli spigoli e sorridere. Grazie.

  17. Cazzo, le lacrime. Io non sono così distante dai miei genitori ma vivo fuori casa per studiare, ho quasi 21 anni e mai come nell’ultimo anno ho avuto paura di perderli. Sarà che sono venuti fuori tutti insieme, questi maledetti acciacchi che loro in qualche modo cercano sempre di sminuire e di sdrammatizzare… Osteoporosi la mamma, artrite il papà, e una settimana dopo l’altra li vedi sempre più incurvati, sempre più rugosi… Ma il papà da quando fa fatica ad alzarsi da tavola? Da quando non ci sente quando gli parlo? E la mamma perché deve sedersi così spesso per via delle ginocchia? Perché io mi sento così in colpa a non esserci, e ho così paura che mi abbandonino, che mi lascino qui a metà, proprio adesso che ho così bisogno, ma smetterò mai di avere bisogno? Vorrei poter fare le magie, lo giuro, e tenerli sempre con me, e passare altri mille natali come l’ultimo, a casa degli zii, a respirare l’amore che solo una famiglia bella, unita e viva come la mia può regalare. Cerco di non pensarci perché è un attimo che mi si riempiono gli occhi di lacrime e mi viene addosso un’angoscia pazzesca. Grazie perché fai riflettere. E sei simpatica. 🙂

    1. grazie a te laurè 🙂
      questi pensieri sono normali, te l’assicuro. li fanno tutti. sono parte della vita e del processo di maturazione, che sarebbe quella cagata per cui capiamo che noi stiamo diventando adulti e che loro, pian piano, stanno diventando anziani. questo spaventa tantissimo.
      ma ti dico una cosa che una volta mi ha detto una persona e che mi ha rasserenata: loro ci sono. ce li hai. sono qui. c’è tua zia. c’è il natale pieno d’amore. tutto questo è qui, adesso. quindi goditelo. e non star male per cose che verranno, perché quando verranno (la vecchiaia, acciacchi peggiori, eccetera) li affronterai.
      ora occupati d’essere felice con loro.
      un abbraccio
      v

  18. a volte mi chiedo se siamo la stessa persona, hai una bravura innata nel descrivere le situazioni dettagliatamente, tutto quello che scrivi è vero, accade, sempre ed esattamente come tu lo scrivi.
    Brava davvero!

  19. Ma così mi fai commuovere….sottoscrivo tutto ciò che hai detto in più io fumo e i miei nn lo sanno (o meglio così mi fanno credere) quindi una settimana prima del loro arrivo spalanco tutt……anche a febbraio. Cmq bello che i tuoi gradiscono il giappone o il thai, i miei sostengono che il cibo esotico equivale ad un sucuro cagotto il giorno dopo e trovano un esperienza quasi mistica mangiare le cozze di bellavista, le bombette di martina le mozzarelle dimarzulli qui, nell alt’italia come dice mio nonno

    1. ahahahah è stata dura convincerli, ti dirò. però dopo svariate ritrosie paterne (la vagina maestra è una sperimentatrice), ce l’abbiamo fatta. s’è fidato di me e ora me lo chiede esplicitamente, il pad thai! 😀
      bellavista, marzulli, bombette…questo mette a durissima prova il mio regime alimentare…

  20. Vagy a parte lavare tutte le divise della nazionale di Rugby, spero che i proprietari vengano a ritirarle personalmente! Mia madre è a Roma da 20 anni eppure si comporta ancora da perfetta donna del sud: e mi piace perché è affettuosa come pochi al mondo! A quanto pare ha anche i difetti della tua, visto che benché abitiamo insieme riesce a beccare l’unico angolo della mensola in alto in alto che non ho spolverato ( e che cavolo è ” alta ” 1.50 !). Un bacio!

  21. Sono una ex mamma terrons, sono cresciuta a Taranto e, quando ero ragazza ero amica di tuo padre ( non lo vedo da un pò di anni )Da tempo vivo a Martina. Le tue parole mi hanno commossa, davvero, e mi sono sentita vicina a tua mamma. Ciao, sei molto simpatica. Dove vivi?

  22. il mio è un buffo percorso inverso, dal florido nord all’ignorato centro italia (chissà come mai nessuno si caca mai il centro, c’è sempre il nord, il sud, il sud, il nord ma il centro non è pervenuto!) 🙂 in realtà nessun trasferito che venga dal sud, dal nord o dal centro, sarà proprio amatissimo dalla sua nuova città… però mi dà lavoro, vita, non è cosa da poco! Anche io come te provo la strana sensazione di veder rimpicciolire i miei genitori, invecchiare, vederli poco, preoccuparmi per la loro salute, portarli fuori cena, la gita, gli alimenti nordici portati in dono! Mi salvo solo l’ispezione della casa perchè non gliene importa molto. ciao!

  23. Hai una capacità incredibile di scrivere…. un secondo prima mi fai ridere e il secondo dopo scendono lacrime. Grazie, mi fai sentire meno sola.

  24. mi hai fatta commuovere più di quanto siano mai riusciti a fare titanic o pearl harbour..Siciliana DOC vivo a Monza da un anno. Hai raccontato in un modo incredibile cosa succede ogni volta che i miei genitori mi vengono a trovare: mia madre mi prepara il sugo da congelare, per ricordarmi del sapore di casa, mio padre mi guarda con una rassegnazione o non so cosa nello sguardo, una tristezza che eprime il fatto che per adesso casa mia è qua, una casa dove io sto bene e lui si sente un estraneo, mio padre! e mia madre che vuole vedere tutto, tutti i miei teli da bagno e le mie lenzuola, che mi chiama tre volte al giorno per sapere se ho mangiato, che viene con me a milano per fare una passeggiata all’università, così da immaginarmi la mattina mentre corro per i corridoi, ecco piango anche ora..
    noi terrons siamo spesso criticati x il nostro attaccamento alla famiglia ma è qualcosa che non si può spiegare, non si può capire dall’esterno..

  25. Come già ampiamente esposto, alla lettura di questi tuoi “terrons” mi assale sempre una punta d’invidia per tutto l’affetto che una suddetta famigghia terrons è in grado di generare, roba tosta, in Richter.
    Ma dammi retta, credo anche fermamente che ti manchino quando li vedi, ma non ce la faresti più a integrarti giù.
    Detto questo, in caso ti avanzassero manicaretti made in VaginaMadre, io mica sono a dieta.

  26. sono una madre terrons con entrambi i figli maschi al nord. Stamattina mia nuora amatissima mi ha fatto leggere il tuo scritto e….giù lacrime, perché è tutto verissimo e te lo tieni stretto per te, perché loro stanno bene al nord e qui si muore fisicamente e intellettualmente , ma quanto fa male!!!!! E impari a convivere con quella malinconia che non ti lascia mai, neanche quando lavori o quando sei con gli amici. Sai quando non la provi più ? ,quando in un abbraccio senti di nuovo profumo di figli..

      1. Tutto verissimo. Da Taranto a milano anch’io, faccio finta di non provare tutte queste emozioni ogni volta, ma per colpa già stavolta sono scoppiata in lacrime. Se solo fosse tutto più facile, o se potessero venire tutti qua…

      2. o se potessimo non essere obbligati ad andar via dalla nostra terra perché, oltre a non esserci lavoro, viviamo in un terreno contaminato, tubo di scappamento dell’italietta

  27. Ciao. ti ho scoperta da poco e ogni tanto vengo a leggere i tuoi post. Mi piace leggerli perchè sono racconti veri, esperienze vere, momenti di vita vera. Come questo per esempio.. mi sono commossa. Noi terroni (anch’io pugliese di Lecce) quando siamo al nord rimpiangiamo la nostra terra e quando finalmente dopo una lunga traversata siamo lì non vediamo l’ora di andare via ma allo stesso tempo di restare. Combattiamo sempre tra quello che vorremmo diventare e quello che siamo. Quando ero più piccola non ci facevo caso ma adesso a 28 anni ogni volta che riparto un pezzo di cuore rimane a casa con i miei genitori, mia sorella, i nonni dolcissimi e il sole e il mio adorato mare..
    W l’amore terrone

    1. io c’ho sempre fatto caso e ci faccio caso sempre di più e ti posso pure confermare che man mano che il tempo passa la nostra sindrome da terroni peggiora 🙂
      però poi possiamo venire qua a lamentarcene o a raccontarla a chi non la prova e non potrà capirla mai 🙂

  28. Come si potrebbe descrivere meglio ? Sono Pugliese anch’io (Monopoli), espatriata in Svizzera, Francia, California e ora ancora Francia…ogni volta , in ogni posto, i miei sono giunti, armati di formaggi, mozzarelle, sott’olio, taralli, frise e tutto quello che una figlia lontana potesse desiderare…! Tra 2 giorni torno e mia mamma gia’ cucina da ieri… ❤ vero amore terrone.

  29. Ciao, mi sono trovata non so come nel tuo blog, e data la mia leggera insonnia, ho cominciato a girare tra gli articoli. Ne ho letti diversi e sei riuscita a strapparmi diversi sorrisi e risate. Ma poi sono arrivata a questo… non so cosa significhi vivere lontano da casa, ma ho intenzione di andare via dalla Terronia (nonostante la ami tantissimo), probabilmente via dall’Italia tutta, e il solo leggere questo articolo -e quindi immaginarmi nella stessa situazione in un futuro non molto lontano- mi ha portato alle lacrime sul finale, a pensare a quanto possa essere “difficile” una situazione del genere. Godiamoceli questi genitori terrons, io penso che siano i migliori!
    Comunque scusami per questa sorta di poema, ma volevo complimentarmi, mi piace molto il tuo modo di scrivere, moltissimo!
    Buona fortuna per tutto 🙂

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