64° Festival dello Squaraus Italiano

La fine di questo Sanremo mi ha dato quel senso di sollievo che in genere si prova quando ci si ritrova immischiate in una malaugurata copulazione con uno che non ce la può fare. Di fatto sei in ballo, e lo lasci andare, e continui a chiederti – tra l’insulso andirivieni del suo membro nelle tue più sacre cavità: “Mio Dio, quando finirà?”

Il mio sabato sera prevedeva una cena fuori per le celebrazioni della mia amica indievagina, che compiva i suoi 30qualcosa meravigliosi anni. Solo che uno stato di cagionevolezza fisica (mi è venuto lo squaraus, ma risparmierò i dettagli più macabri) mi ha obbligata a casa. Dev’essersi trattato di un complotto ordito ai miei danni dai vertici Rai, naturalmente, ma tant’è, mi son ridotta a gustarmi la finale del Festivàl della Canzone Italiana, per intero. Siccome ero sola e non avevo nemmeno un gruppo d’ascolto a supportarmi, ho deciso di cogliere l’occasione per immortalare qui una specie di cronaca step by step della finalissima. Così, per donare un’emozione a tutti coloro i quali, avendo una vita, hanno perso lo spettacolo.

Ore 21. Tutto inizia con Terence Hill conciato da Don Matteo che arriva sul palco e celebra le nozze tra Fazio e Littizzetto. Bene. La caratura umoristica della serata sarà d’altissimo livello.

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Fazio ricorda che il povero Sinigallia, che peraltro portava una delle pochissime canzoni dignitose, è stato escluso. Lo screanzato ha tipo osato interpretare la canzone l’anno scorso live e poi l’ha portata all’Ariston. No, Riccardino. Non si fa. La prossima volta scrivine una ex novo, anche una cagata voglio dire. Ci metti dentro un “la vita senza te non è vitaaaaa”, oppure “perché l’amore è l’amore” e vedi che arrivi tra i primi 5.

Detto ciò,  procedono con la classifica provvisoria delle canzoni in gara. Poi si parte.

Il primo a esibirsi è Giuliano Palma, a cui sono emotivamente legata perché fu il primo concerto che andai a sentire a Bologna, all’Estragon, prima che l’Estragon si trasferisse in Via Stalingrado, e io non avevo idea di chi fosse, mi ci trascinarono, ed ero convinta che il gruppo che andavo a sentire si chiamasse Blu Bitter, invece di Blue Beaters, una specie di crodino al viagra per capirci. Non ho appunti da fare alla canzone di Giuliano Palma, se non che mi sembra assai uguale a tutte le canzoni di Giuliano Palma.

Nel frattempo succede che Vessicchio regala un fiore alla Littizzetto. E io penso che il mondo è infame, perché a me non regalano fiori (ma nemmeno una rosa dal pakistano) dal 1963 circa.

E comunque la Littizzetto cammina sui tacchi con la stessa disinvoltura con la quale un brontosauro ballerebbe il twerk.

Seconda artista in gara, Noemi. Ogni volta che guardo Noemi capisco che il suo stylist la odia in maniera furibonda ma, invece che dirglielo, la veste. Stasera ha addosso una specie di copriletto rubato a un lodge keniota, che la fascia tutta, che io mi chiedo: Noemi, ma tua madre non te lo dice mai “no, ti fa le forme”, quando ti metti sti vestiti qua? Solo io sono cresciuta con questo leit motive? Ma siccome Sanremo è il festival della musica e non la Milano Fashion Week, parliamo della canzone di Noemi. Dice cose come:  “Sento che ormai siamo vivi a un passo da noi bagnati dal sole”. Ecco. Direi che è abbastanza.

Terzo artista in gara, Ron che, mentre passano i 100 anni per ribeccarsi con Tosca, decide di regalarci una canzone che non ha alcun senso apparente. “Sto bene come sto, malinconico e un po’ comico”, quando si suol dire la ricerca forsennata della rima a tutti i costi. Resta il fatto, Rosalino, che devi fare qualcosa per risolvere questo castano-fulvo-mistobiondo che ti hanno fatto in testa. E’ così tremendo che mi distoglie persino dalla tua giacchetta tempestata di brillanti, per dire.

Quarta, Arisa. Ecco io invece lo stylist di Arisa lo vorrei, vorrei pagarlo oro e vorrei dirgli: “Bene, adesso puoi far diventare una figa pure me?”. No perché uno che ha reso la copia-di-savino-senza-baffi, una figura femminile e di classe, secondo me ha un talento indiscusso. Quanto alla canzone, la prima volta che l’ho sentita ho pensato che potesse essere la sigla di Piccoli Problemi di Cuore. E mi sono indignata sul “Come se il mondo è contro te“. Ma come? IlcongiuntivocazzoilcongiuntivoArisa! Senza contare il resto del testo, masochismo allo stato puro. Tu te ne stai lì, piccola e dimessa, non servi a un cazzo, non parli se lui non lo vuole, non puoi risolvere niente, ma ci sarai, affannandoti controvento per uno che ti si caga di striscio. Non so Arisa. Magari il senso è un altro, sicuramente, molto più profondo. Magari a noi donne l’amore sofferto ci piace assai, va bene. Ma santalamisericordia, a tutto c’è un limite. Minuetto di Califano cantata da Mia Martini, a confronto, era un inno femminista.

Quinto artista in gara, Francesco Sarcina, anche detto “Il selfie è nulla senza controllo”. Lo guardo e penso che niente, Sarcina è l’unico esemplare virile il cui sex appeal non è coadiuvato dalla barba. Saranno le fauci che spalanca quando urla frasi ricercate e piene di vita come: “Il mio cuore è quello di un guerriero che difende il mondo, sì, il mondo intero” (elamadonna, stai sereno), saranno tutti quegli orecchini, non lo so.

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A seguire, sesti, i miei favoriti: i Perturbazione. Che, infatti, riceveranno il Premio della Critica, indice del fatto che in sala stampa c’erano giornalisti con me concordi. Mi hanno conquistata su “Tutti ci invidiano perché entrambi abbiamo problemi di maturità”.

Settima artista in gara, Giusy Ferreri. Indossa un abito lungo, il ché ci risparmia la visione dell’ennesimo modello di scarpa da circonvalla con plateau di 10 centimetri. La canzone, anche qua, parla di amore e non parla di niente. E io non lo so come si possa parlare d’amore e non parlare di nulla. Quando scrivete questi testi, ce la fate? Le mani nelle budella potete mettervele un po’ e vomitare qualcosa che abbia un sentore lontano di vita? Così, tanto per emozionarci un po’. Per comunicarci qualcosa e distoglierci, ad esempio, dal taglio di capelli.

Ottavo, Renga. No, dico, parliamone. Fichezza estrema. A saperlo, che dopo mi spettava Renga, andavo pure io a fare l’Ambra Angiolini a Non è la Rai.

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Arriva sul palco Ligabue. Tutti impazziscono al suono di quegli inni generazionali con cui siamo cresciuti negli anni novanta. Fazio è in preda a polluzioni incontrollate e definisce Luciano una “rockstar”. In quel momento Jimi Hendrix fa un triplo salto mortale nella tomba.

Nono cantante, Renzo Rubino, che canta una canzone discreta a mio avviso. E poi ha quell’agitazione epilettica al piano che è tutta un programma.

E’ il momento di Antonella Ruggiero che è una signora indiscussa della musica italiana, certo, ma io vorrei dirle che: uno, siamo nel 2014; due: di Robert Smith ce n’è uno; tre: la sua canzone è peggiore dello squaraus che mi è venuto.

Undicesimo concorrente, Rafael Gualazzi con Venom (sono stata edotta in merito, non è Spiderman ma il suo nemico), che poi sarebbe The Bloody Beetroots. Sulle fantasie fetish che mi ispira il suddetto mi sono già espressa, quindi mi concentro sulle parole cantate da Gualazzi, mentre una morsa d’acciaio si accanisce sui suoi gioielli di famiglia e mi accorgo che capisco solo due parole “libero” e “brivido”, tutto il resto è ignoto. La performance comunque nel suo complesso non è sgradevole, incluso il gruppo di coriste uscite da un Sister Act misto Rocky Horror Picture Show.

A un certo punto vien fuori la Cardinale. Fazio lascia perde. Non è una gilf alla tua portata!

Si procede con De André, che farà poi incetta di Premi. Ma io non lo ascolto e continuo a pensare a quanto può essere sbattimento essere il figlio di un uomo immenso come Fabrizio De André. Forse io al posto di Cristiano avrei fatto altro, chessò, il carpentiere, il calciatore, il cuoco. Un merito che però tocca riconoscergli in maniera indiscussa, è la capacità di andare ancora in giro con il taglio di capelli a tendina e risultare credibile.

Sulla canzone di Frankie Hi Nrg mi accorgo che noi esseri umani ci adattiamo a qualsiasi cosa. La prima sera che l’ho ascoltata, mi ha fatto letteralmente cagare. Ora mi sembra normale. Se questa dinamica la estendi alla società, alla politica, alle relazioni, ti puoi spiegare un sacco di cose, in effetti.

Siamo quasi a mezzanotte e non so se sia più scoppiettante la verve di Fazio o più incontenibile la simpatia della Littizzetto.

Evvai coi premi. La Critica, come detto, ai Perturbazione per L’Unica. Premio Mia Martini a De André. Ecco cosa devo fare su De André: documentarmi sul suo love affair con la Parietti, di cui so storicamente poco e niente.

Ospite internazionale della serata: un francese apparentemente ubriaco che vaneggia sul palco, interpretando Formidable. Testo violentissimo (ce stavano i sottotitoli, io non so il francese). Effettivamente incredibile, grazie Fazio, il tuo noiosissimo gusto da ultra radical chic ogni tanto ci regala chicche interessanti.

Chiuso il televoto. Vivadio. Quanto manca ancora?

Intanto sul palco chiamano Sinigallia, fuori concorso, per ricantare la sua canzone e dare alla Littizzetto il tempo di vestirsi da faggiano in oro zecchino. Pare fosse vestita Gucci. Vai a capire perché Gucci s’è sbattuto per mettere i propri abiti addosso alla Littizzetto, poi, che il risultato supera la soglia umana di indecenza estetica, roba da rimpiangere davvero i tempi di Lolita con la Gialappa’s e basta.

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Annunciano i 3 finalisti: Renzo Rubino, Rafael Gualazzi con lo scippatore del Vomero e Arisa.

Di nuovo pubblicità. Spot Coconuda con Anna Tatangelo. Coconuda, parliamone, come fate a mettere la parola “stile” in bocca a una che s’è fatta tatuare “Gigi” sull’inguine?

Gli artisti devono ricantare. Mezzanotte e mezza. Ho dolori allo stomaco e coglioni smandrappati.

Prima del verdetto riguardiamo le nuove proposte escluse. Non finirà mai, ormai lo so. Delle nuove proposte, tuttavia, apprezzo moltissimo The Niro, che avevo già sentito al contro-concerto del 1° maggio di Taranto e avevo pensato “Minchia!”, e poi Diodato, che è un conterraneo espatriato, che sul palco di Sanremo ha cantato Babilonia: “Sapessi cos’è un’anima, saprei che cosa venderti”, top, hai vinto, già solo questa vale tutto il resto.

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Bene. Continuiamo. E’ l’1. Datemi una pistola.

Miglior testo a Cristiano De André. Ancora. A seguire Fazio ringrazia la Rai, Sanremo, la Giuria, i tecnici, Gesù Cristo e Topo Gigio.

Siamo alla fine. Rullo di tamburi. And the winner is: ARISA.

La quale, evidentemente in premestruo, reagisce come se le avessero detto che deve pulire tutto il teatro al termine della kermesse. Praticamente schifata, quando Fazio le chiede come si senta ad aver vinto, risponde “Mah, tutto ok”. No vabbé Rosalba Pippa, tu ti meriti che tutta la famiglia di Rocco Hunt fino alla settima generazione ti travolga sul palco, così vediamo se ti contagiano un po’ d’entusiasmo, eh. Non so, vuoi anche mandare affanculo quelli che t’hanno votata?

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E niente. Arisa ricanta.

E così finisce il 64° Festival dello Squaraus Italiano. Con una canzone che contiene un errore grammaticale.

Tra i momenti peggiori di questo Sanremo, totalmente aritmico in termini di senso dello spettacolo, ricorderemo:

1. I finti operai che volevano lanciarsi giù dalle impalcature

2. Fazio con maglia a lupetto che provola simpaticamente (?) Laetitia Casta. Parallelamente, Laetitia Casta che canta e balla, come se dovesse dimostrare di saper fare qualcosa, a parte essere muta e bellissima.

3. I 40 minuti di delirio geriatrico di Arbore, senza nulla togliere ad Arbore ma ci sono pochissime cose che possono durare 40 minuti senza annoiare.

4. Il monologo della Littizzetto sulla bellezza e, più in generale, la Littizzetto.

5. Il populismo del monologo di Crozza su quanto straordinari siamo noi italiani, che l’Europa deve sorvolare sulla nostra classe politica e inchinarsi al nostro cospetto perché il telefono l’abbiamo inventato noi. Una pioggia di applausi in sala. Va bene che siamo nel tempio della nazionalpopolarità, e che non ci aspettiamo l’avanguardia intellettuale, ma queste argomentazioni fin troppo ruffiane tradiscono una ricerca del consenso spudorata. Un po’ come se uno per strappare applausi dicesse che Nutella deve mettere i bambini down nelle sue pubblicità. Ah no, aspetta, in effetti questo è stato detto. Certo. Dalla Littizzetto di cui sopra, per l’appunto.

Che dire? Da Sanremo è tutto, a risentirci l’anno prossimo.

106 thoughts on “64° Festival dello Squaraus Italiano

  1. Pensavo di essere l’unica ad essere stata distratta dai capelli di Ron! ^_^
    Sui congiuntivi lasciamo perdere che sarebbe troppo lunga e io mi incavolo ogni volta che sento queste robe. Peccato che la canzone di Arisa, scritta da Cristina Donà non sia stata apprezzata. Ma d’altronde è normale, se non dici Amore-cuore peggio per te.

    1. Cristina Donà.. ma per favore.. se proprio ti piace il cantautorato italiano fatto da una donna pensante ascolta Simona Gretchen.. (Menomale che sono queen of darkness.. e porto i miei timpani a sentire gli Swans, come minimo..)

      1. Io ascolto anche in base al momento, mi piacciono stili diversi non mi voglio fossilizzare. Cristina Donà, soprattutto nei primi album era capace di un’esplorazione intimista che non mi dispiace affatto. Poi ovvio che non ascolto solo lei, ma visto che si parlava di Arisa, fra le due canzoni preferivo la prima, quella che ha vinto non si può proprio ascoltare, di una banalità disarmante.

  2. Il mio bipolarismo mi fa altalenare tra la maggior parte delle tue critiche e acide frecciatine a un amore morboso per il festival. Mi sento davvero un feticista che non può confessare al suo partner il proprio vizio. Non mi sentivo così da quando ero pischello e non sapevo se dire a tutti che io guardavo i ragazzini invece delle ragazze! @.@

  3. E della Liguri(osita’) di Sanremo 2014 vogliamo parlarne? Conduttore ligure, comico ligure, direttore musicale ligure, vincitrice ligure, miglior testo ligure. Ma soprattutto sud vilipeso o cacato, con un vincitore giovane per la merda che abbiamo preso dal nord (anima a posto) e due falsi operai appesi ad una balaustra. Complimenti Sanremo, anzi Romolo.

  4. Per fortuna ho una vita, e non avendo lo squaraus, sabato ero a godermi la bella giornata in centro città, con passeggiata e cena annessi. E anche per quest’anno, l’ho scampata!! 😀

  5. Ciao Vagi, posso precisare che l’artista Stromae, che ha cantato Formidable è Belga? è lo stesso che ha scritto “Alors on dance” nel 2010.
    ha fatto molto clamore perchè ha origini diversamente europee ed è oggettivamente un bravo artista. Me la tiro perchè so tutte queste cose perchè vivo a Bruxelles 🙂

  6. Io Sanremo non l’ho mai guardato, il tuo sguaraus é piú o meno la sensazione che lo show mi da. Sará anche perché non vado molto d’accordo con la musica italiana e certe volte i testi é meglio non capirli.
    Brava e irriverente come sempre comunque!

  7. Condivido su Renga….un maschio da paura….molto piu’ bello e interessante ora di 5-10 anni fa…se penso che Ambra ha pure fatto le corna a uno cosi’…..mi dico che siamo proprio all’incomprensibile. ^_^
    L’unica canzone che mi e’ piaciuta e’ stata Creuza de Ma cantata dal Liga. Da brivido.
    Per il resto…un festival da archiviare e dimenticare…

    1. Ho guardato i primi 20minuti ( quello con i finti operai) e mi è bastato… Non avrei resistito a guardare di più… aiuto!! Ah e la Litizzetto vestita con le piume………….. No comment

  8. Ho riflettuto a lungo anch’io sullo stylist di Arisa. In termini positivi, ovvio. Mi sono chiesta mille volte come diventerebbe un’anonima e normalissima provinciale (io) nelle sapienti mani di truccatori e parrucchieri professionisti, vestita con eleganti abiti firmati.
    Credo che migliorerei. Anzi, chiunque di noi migliorerebbe.
    Al di là di questo, la canzone di Arisa mi è piaciuta e lei mi è pure simpatica! 😀

  9. Cara buongiorno!
    è la prima volta che visito e leggo il tuo blog, grazie al post di un’amico che ha condiviso su fb.
    Sei simpatica e l’articolo su san Remo mi ha proprio divertita!
    Buona scrittura
    Irene

  10. C’erano anche le Olimpiadi di Sochi.
    C’era anche Castle, se ti piace il genere.
    L’unica scusa per avere guardato Sanremo è che non sapevi che pezzo mettere sul blog.
    Altrimenti devo chiederti seriamente se da ragazza (anzi da bambina che ragazza lo sei ancora) eri abituata a compiere atti di autolesionismo sul tuo corpo.
    Un’ultima curiosità e perdona l’ignoranza.
    Lo squaraus è una versione estrema dello squirting ?
    Con stima
    z.o.

    1. ohhhh..che cattiveria.. Ma se a lei andava di guardarlo? tutti noi facciamo cose di cui non andiamo fieri.. anche solo per ridere.. o per fare una valida indagine sociologica..
      Io sono quanto di meno nazionalpopolare esista, ma c’ho buttato un occhio la prima sera.. Noia.. Musica valida dove? ma poi non ho sentito molto. Una cosa è certa: Crozza è stato il miglior cantante. Renga mi fa venir sonno.. Arisa, brava, ma con brani schifosi. Che mossa elegante mettere le tettone in bella mostra.. che altro poteva mettere ?
      (Squirting ?.. vabbè… opperchè vuoi male al tuo prezioso arnese? lo costringi a guardare certa robaccia.. Guardare meno.. e…xxxxxxx di più ).
      A me la neve deprime e deprimono quelli che si affannano sul ghiaccio..

      P. S.: deve esserci un nesso tra il mio spogliarmi solo per passione e la mia mancata carriera musicale. Io lo so. Di certo chi mi deve ascoltare non deve concentrarmi sul mio corpo. Mah..

      1. Dovevi cantare per passione e spogliarti per carriera.
        Siamo in Italia.
        Ed è il 2014.
        Hai sbagliato tutto però sei piacevole. Di solito tra le due cose c’è relazione, non so perchè.
        ps Arisa ha le tette grosse ? Non lo sapevo. Il prossimo anno mi sa che il festival farò meglio a guardarlo. Grazie del tuo intervento di là. ciao

  11. l’unico Sanremo che ho davvero apprezzato nella mia ormai non più breve vita fu il mitico Sanremo 85. Andai assieme a un branco di scriteriate quindicenni e faccemmo di tutto per sfondare le porte ed entrare; picchiammo e fummo picchiate dalle enormi ( all’epoca mi parean enormi) guardie del corpo; piangemmo e urlammo. C’erano i Duran Duran, con Le Bon in gamba ingessata per via di una caduta -su cui leggende metropolitane cominciarono a nascere dal giorno prima- e che fece volare il microfono in platea in piena Wild Boys. Poi sono diventata maggiorenne e ho cominciato a passare i sabati sera invernali altrove, lontana dalla RAI. Sculo per lo squaraus di sabato cmq.

  12. Concordo su ogni singola parola ma, soprattutto, sull’analisi del monologo di Crozza. Patetico.
    Come se dovesse per forza scusarsi che l’anno scorso uno lo ha contestato. Allora aveva ragione quell’uno?!
    La fiera delle banalità, le solite “eh, volevo vedere se a Parigi aprivano il Louvre senza la nostra Gioconda”.
    Salvo solo la mini imitazione di Renzi perchè a me quella fa ridere, ma 10 secondi su mezz’ora direi che non fanno statistica.

  13. Ero nelle tue stresse, precise condizioni, sabato scorso. La mia rivincita sull’influenza che sta piegando mezza Italia, è stata inondare Fb e Twitter di commenti idioti sul più demenziale dei Festival…

    Ma che te lo dico a fare, condivido ogni virgola di quanto hai scritto, Sanremo è un prodotto decisamente “scaduto”…

  14. Vagina Sei fantastica. Unico appunto… Stromae è belga. Che i belgi piccoli piccoli sono rispetto alla grandeur francese e, quando appaiono, meritano di essere riconosciuti.

    1. Ecco effettivamente due artisti meritavano rispetto e ascolto.. DE NIRO E DAMIEN RICE. Altro che Ligabuo e via dicendo.. Stromae? Eh? quell’ androgino mulatto .. a parte il fisico che c’ accocchia con la musica? ok è trendy. vende. ..

  15. Senza gli Eli e il loro perfetto mood, sanremo non è comunque cosa.
    Personalmente ADORAVO Frankie Hi ‘Nrg e ritrovarlo conciato così mi ha messo addosso una tenerezza…
    Quasi come rivedere Milito a SanSiro il giorno dopo.
    Sigh…

    Tra l’altro, ma secondo me sanremo c’entra lo stesso, mi piacerebbe leggere un tuo pezzo sul matteorenzi di casa nostra, il giovine cattocomunista secondo me è una miniera.

    1. Poverini. Vabbè che ciavete el triplete, ma siete sopravissuti 40 anni con il ricordo delle vecchie glorie di papà Moratti che potrete benissimo viverne altri 40 arrancando così in campo, in attesa del prossimo calcioscommesse. Miiii……mi sto scavando la fossa con le mie mani, dovessimo perdere stò campionato….. 🙂

  16. Lo stile del post, Vagina, è come sempre impeccabilmente divertissimo 🙂

    Però, c’è un però. Premettendo che non ho visto il Festivàl, né avevo intenzione di farlo, mi sento comunque in dovere di far notare che in Italia non si bada altro che al testo della canzone: non importa quando ricercati, sofisticati o semplicemente piacevoli possano essere l’armonia, la melodia e l’arrangiamento della canzone. Alla fine tutti i comuni mortali non ascolteranno altro che quelle cazzo di parole, che incideranno al 100% sulla qualità della canzone. E il tuo post non fa eccezione.

    1. Sono con te! Viviamo in un paese di pecoroni, gli italiani non ascoltano la musica, ma solo le parole. Esempio lampante sono i Negramaro, gruppo rock ascoltato unicamente da chi odia il rock, ma non se ne accorgono poiché sono tutti troppo presi col la bellissima voce di Giuliano. E se chiedi perché uno possa preferire Vasco Rossi ai Rolling Stone, ti rispondono che sono più propensi ad assistere ad un concerto dove si comprendono i testi delle canzoni. Per la cronaca, la musica cantata per eccellenza è la lirica, dove non si capisce una cippa di niente e la voce è soltanto un’altro strumento suonato. Idem per il cinema e TV, a parte Checco, tutto il resto è una merda (non ho ancora visto La grande bellezza, cmq sempre poca roba). Ci ha surclassato anche il cinema francese.

      1. ehm…ehm…”a parte checco”? dai, non scherziamo. Siamo d’accordo sul fatto che possa essere divertente e piacevole, ma definire “merda” tutto il resto del cinema italiano, mi sembra un po’ eccessivo, non credi?

      2. Aaaahhh bhè, dimenticavo Il tredicesimo apostolo…. in Italia non sono più capaci di fare cinema, diamo spazio sono ai De Sica, Moccia, Muccino, Martina Stella e Argentero (porca troia Argentero….). Naturalmente parlo di grosse produzioni, in questi ultimi anni, così a memoria, mi vengono in mente pochi film degni di nota tra cui Romanzo criminale, Vallanzasca e Questioni di cuore. Ma sono veramente pochi….

      3. Psss….non dirlo a nessuno, l’ho piratato due mesi fa ma non ho ancora avuto il coraggio di vederlo…. grazie bro per la dritta, mi sa che continuerò così!

      4. La grande bellezza altro non è che uno spottone a una Roma che non esiste se non a sprazzi, ma è ben fatto e Tony Servillo è bravo e figo q.b. Vincerà l’Academy Award, ne sono certa. Sul cinema francese non sono d’accordo Pinza. E’ tale e quale il nostro: qualche rara perlina e molta fuffa.
        Su Sanremo mi esprimo più sotto.

      5. Ho sempre sentito un certo attrito verso i francesi, e mi pesa tantissimo ammettere che negli ultimi anni il loro cinema è migliorato, specialmente da Amelie in poi. Quasi amici l’ho già visto 3 volte, oppure film divertenti come “Per sfortuna che ci sei”, “Niente da dichiarare”, “Giù al Nord”, “Emotivi anonimi” e il Vallanzasca francese “Nemico pubblico”. Ogni volta che ne vedo uno mi stupisco e mi chiedo PERCHE’ da noi gli attori sembrano scelti con il televoto! Non voglio dire che in Italia non ci siano idee, ma quelle buone vengono scartate a priori quando mancano i soliti volti noti! Abbiamo la mafia anche lì….. ops….sono andato fuori tema….

      6. Certo, e che dire di Before The Sunset di Julie Delphy? Però mi stanno troppo sulle balle. Ti butto la’ un Virzi d’annata, o un Moretti, o uno dei primi Ozpetek, che tanto è’ turco per modo di dire. E’ che da noi fa cassetta solo Checco Zalone oramai.

  17. Ho visto Sanremo a sprazzi facendo zapping, a parte sabato sera quando ho intimato a due amiche patite del carrozzone di avvisarmi all’ingresso di Liga, che Lui per me resta sempre The One anche se concordo, rock star è altro. Al limite trattasi di pop star rigorosamente confinata all’Italia, ma mi scatena tutta una serie di cose e ricordi che non sto ad elencare.
    Poi Vagy, chettedevodì… a me la canzone di Giusy Ferreri piace… sarà il momento storico che sto attraversando ma insomma, le sento in radio e mi garba.
    Su Renga, meglio, sul suo pezzo stendo un velo pietoso ma lui è un tronco notevolissimo e anzi, dato che pare che Ambra lo schifi come al solito, lascio detto anche qui: Francesco, sono libera, conosco bene Brescia e mi piace (mica come quella lì che la ha sempre schifata,) non sono secca come lei e con quegli occhi fuori dalla testa con quella superficie palpebrale che la fa sembrare una bambola assassina. Sono automunita, economicamente indipendente, normopeso, simpatica (dicono), non nevrotica (assicuro), intelligente (dicono) e non ti tradirei mai con un obeso. Nel caso contattami.

    Per tutto il resto riguardante Sanremo, non poteva reggere. “Che tempo che fa” è forse uno dei migliori prodotti televisivi in circolazione, ma un conto è un’oretta al sabato e una la domenica, un conto è farlo durare 5 giorni.

    Baci tesò!
    Zia

  18. Grandissima!! Applausi. D’accordo su tutto, soprattutto su Renga eh. Anch’io super masochista me lo son voluto vedere, spettacolo terribile. Indecente la faccia di Arisa alla premiazione, canzone incommentabile. E la Littizzetto vestita da fagiano poi …ah ah…che imbarazzo. Anche a me piaceva Diodato, W la Puglia e W la Vagina!! Mi sto leggendo il tuo blog sbellicandomi dalle risate, talvolta amare perché e’ tristemente vero. Brava.
    Paola

Parla con Vagina, Vagina risponde

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