Amori Che

Gli amori più viscerali sono quelli che gli altri in genere non comprendono.

Prendi il mio amore per Taranto, che è inquinata, sporca, con le strade dissestate come nemmanco a Baghdad nel 1991. Prendi questo legame irrazionale con la città che m’ha vista nascere e crescere, e che custodisce, tra un parcheggiatore abusivo coi denti consumati dall’eroina e un lampione fulminato, i pezzi d’anima più vischiosi e succulenti che ho. I ricordi più pericolosi e irresistibili della mia vita. Ecco, prendilo, questo, che è un amore complesso, un amore di frontiera, uno di quelli sbagliati che covi in silenzio mentre decidi di vivere la tua vita altrove. E prova a spiegarlo a chi non sa, a chi non ha idea, a chi neanche immagina cosa significhi amare un luogo così diverso e così lontano, così stuprato, come quello da cui vengo io.

Provaci. Forse potrai approssimarti, ma di certo non riuscirai, con esattezza, a far capire cos’è.

C0s’è sentire tuo zio che ti chiama ancora con lo stesso vezzeggiativo di quando avevi 4 anni e tua zia che ti guarda e ti dice “Stai bene così, mòbbasta dimagrire!”.

Cos’é andare alle processioni del giovedì e del venerdì santo. Trovarle inverosimilmente arcaiche. Emozionarsi per le marce funebri suonate dalla banda e pensare che, quasi quasi, anche a Milano potrei ascoltarle, ogni tanto.

Cos’è il dialetto privo di vocali, l’abuso di calze color carne che ti fa sentire la paladina dell’Haute Couture, i tagli di capelli tutti uguali, di ragazzetti pippati fino alla cima del ciuffo ribelle.

Cos’è la bellezza decaduta che c’è intorno, la rassegnazione disillusa, l’attivismo dal basso.

Cos’é vedere 4 autentici maschi terrons disorientati di fronte alla parola “tartarre“, perché per noi è regolare non sapere cosa sia una tartarre (io l’ho scoperto non prima del 2010, mentre qua al nord pare che “tartarre” sia la terza parola più pronunciata dai neonati, subito dopo “mamma” e “outfit”). Mentre noi no, a noi piacciono i polletti di Damiano u nzvus (lo sporco), rigorosamente fritti in olio del 1947. Noi non abbiamo il palato fino. Siamo famosi per le cozze, del resto, non per il tartufo.

Cos’è passare la serata a ridere con Frecciagrossa, che indossa camicie sempre più froce, e con Pea, che è sempre più bella e intelligente, a raccontare gli stessi aneddoti raccontati mille volte, come fossero nuovi. E ad ascoltare il rumore del mare incazzato di notte, poco più in là. E i cani randagi che abbaiano, nell’umido e nel buio.

Cos’è fumare il solito superpuzzone, di fronte alle luci della città siderurgica, mentre Drugo parla di come a Taranto non ci sia la criminalità vera, perché a Taranto c’è lo Stato, a Taranto c’è Riva, che è molto peggio della Sacra Corona Unita.

Cos’è camminare all’alba per i palazzi pericolanti della città vecchia, e le luci giallognole, e il vento freddo del golfo che batte sulle chianche lucide della strada. E pensare che sarebbe tutto così bello, che potremmo pisciare in testa a tutte le altre città, che il Duomo, che i vicoli, che se ci fossero i locali sarebbe come il porto di Ibiza, se solo, se fosse.

Cos’è leggere sui muri le scritte “Basta Ilva, basta Eni“.

Cos’è fermarsi nell’ennesimo lounge bar con le luci al neon che sublimano l’orrore del tuo trucco sciolto e delle tue occhiaie nude, per prendere un cornetto alle 5 di mattina e lamentarsi del fatto che al nord non c’è la cultura del cornetto notturno. Che poi lo chiamano brioche. Oppure croissant.

Cos’è tornare a bere birra nello stesso locale di quando si era pischelli e pensare che il proprietario sia ancora molto fico. Anche se lo pensi solo tu. Da quando ti pagava la pubblicità sul giornale scolastico. Senza batter ciglio. Puntuale. Ogni mese.

manimami

Cos’è accorgersi che tuo padre parla sempre meno, perché tuo padre è uno che parla con i fatti e con gli occhi, non con le parole. Ma anche perché è preoccupato per la Vagina Maestra, che fa sempre più fatica a muoversi. E stringerli e continuare a pensare che non farai mai pace con la tua assenza. Che gli anni passano. Che devi trovare un modo.

Cos’è ripartire la sera tardi e tornare a Milano col cuore che resta giù ancora per qualche ora, ancora per qualche giorno. E in valigia, come nella migliore tradizione terrons, un polpettone preparato da mamma, già affettato, da dividere in porzioni e piazzare nel congelatore, alle due di notte, appena arrivi. Perché va bene la milanesità, ma maieppoimai rinuncerai al contrabbando di generi alimentari tra Puglia e Lombardia.

Prendilo, questo amore, che è un amore complesso, un amore di frontiera, uno di quelli sbagliati che covi in silenzio mentre decidi di vivere la tua vita altrove. E prova a spiegarlo a chi non sa, a chi non ha idea, a chi neanche immagina cosa significhi. Prova a spiegare cosa sia chiedersi a ogni rientro, anche quando fingi di non chiedertelo più, quanto senso abbia in definitiva, per milleuro o poco più, scegliere di vivere lontano da tutte le persone che ami più profondamente. Sempre.

Poi voltati, e continua a vivere la vita che, a quanto pare, hai scelto di vivere.

144 pensieri su “Amori Che

  1. Una splendida dichiarazione d’amore.
    Credo di capire bene questa folle relazione d’amore con un territorio che tutto avrebbe da offrire ma che poco ti da.
    E cmq tranquilla, io ‘tartarre’ non sapevo cosa fosse finché nel 2004 non ho conosciuto mia suocera, friulana emigrata in Francia, negli anni che furono.
    😉

  2. Ammetto che pur da emifrante non riesco a capire. Ma mi viene da chiederti cosa ti fa restare qua o cosa ti fa ripartire ogni volta. O meglio ancora quanto pesano quelle motivazioni. Perché resto sempre convinta che come x tante cose sia sempre una questione di pesi e sinche le motivazioni che ti spingono a ritornare a Milano peseranno almeno un poco di più avranno sempre la meglio.

      1. Lo so, ci sono anche io per questo. E finché il lavoro peserà più della nostalgia sarà così. Poi oltretutto è vero come ti hanno detto che la nostalgia sia ha per i ricordi e gli affetti ed in generale per tutto ciò che è casa e fa sentire al sicuro. Aggiungo anche che se avrai modo di costruirti qua altri affetti solidi, crearti un’altra casa allora la nostalgia farà meno male 😉

  3. “Cos’è…”
    È quello che hai lasciato scritto qui.
    Che non è tutto qui, sembra solo l’inizio di uno sfogo d’amore dolore e malinconia.
    Quella ROBA che lascia chi legge con un misto di commozione risate amarezza allegria e tutto un fritto misto di emozioni che si travasano nel proprio vissuto personale.
    Anche io, alla fine, mi volto e vado per la mia strada.
    Con un po delle tue parole ancora negli occhi e nella testa e dentro la pancia.
    Cosa sia non lo so proprio, ma quello che rimane fa venir voglia di continuare.
    A leggere, a vivere, a fare tutto quello che c’è da fare.

  4. Penso che leggerti sia una delle cose più belle la mattina.
    La tua malinconia, che si veste di una ironia schietta e feroce, mi invade mentre rimango a bocca aperta con il mio caffè tra le mani.
    E sento il tuo grido muto, l’urlo che sparisce quando già lo hai lanciato, la faccia che si gira per non guardare indietro mentre il cuore spinge in un’altra direzione. Sento tutto questo pur non vivendolo, percependo nell’aria odore di petrolio che non comprendo da dove arrivi, se Taranto o Milano.
    E le voci, quelle voci che ti ricordano che loro son li, mica vanno via, e se puoi chiama che a Milano gli amici non esistono.
    E, si. Loro rimangono li ad aspettarti.
    Solo un po’ più giù nel tacco. Profondamente al centro della testa e del cuore.
    Grazie per il bel momento di lettura.

  5. bellissimo… io lo capisco un po’ così… sono nata qui nel profondo nord, da genitori originari dell’ultima cascina del piccolo paese dove vivevano, uno a nord (del paesello) uno a sud…
    E ho sempre abitato qui. Ma ci deve essere questo senso di radici bellissimo che ti spinge a considerare CASA un posto così profondamente…

  6. Non so se si usi ancora, ma quando ero più gggiovane andavo a prendere la brioche (cornetto si usa a sud dell’Arno) da Pattíni (quello che ora è solo Pattini) in via Solferino ….potevano essere le 4 come le 5, alzava la serranda del forno e c’era sempre la fila.
    “Tutto il mondo è paese”

      1. Appunto Vagi, in che Milano vivi? Già negli anni ’80 mi ammazzavo di cose a caso appena sfornate nei vari forni in città, da via Felice Casati a S.S.Giovanni.

  7. Il modo lo ritrovi ogni volta che torni.
    Ogni volta che la chiave gira nella serratura ed invece di aprire la porta dischiude la nostalgia ed i pensieri.
    Ogni volta che, appena rientrata, l’unica cosa che vorresti fare, sarebbe ripartire e, non potendo, raccogli il dolore in un post.
    Come ti ho già scritto una volta, quello che sei è anche il frutto di questi distacchi, di questi pensieri, di questa voglia di tornate e non partire mai più. Forse adesso è giusto Tu stia li, al Nord, magari per preparare un grande ritorno, di quelli che potranno fare, in qualche modo, la differenza anche per la tua città. DAJE! 😉

  8. E’ l’amore di casa e dei luoghi in cui il destino ha voluto che ti trovassi in quella fase dell’esistenza durante la quale ti credi immortale o quasi.
    E’ Taranto ma potrebbe essere Minsk oppure Bilbao e cambierebbe niente. Non dipende dal fatto che i palazzi siano fatiscenti o ristrutturati.
    Quell’amore secondo me è tenerezza e nostalgia per la ragazza che eri e che non sei più. Taranto è solo lo sfondo in cui si sceneggiava quella parte della tua vita.
    Sei fortunata però, pensa che io non ho “quel” concetto di casa, perchè mentre crescevo la casa (e la città, anche) cambiava sempre e quindi non potevo collocare geograficamente quel momento di vita, ma solo sprazzi. Non ho infatti una città verso cui tornare e dire “ora torno a casa”. Ammesso che avesse senso poi. Tu dopo un mese a Taranto ti romperesti le palle, altro che amore.
    Mi capita così ogni tanto di provare nostalgia quando sento rievocare qualche fatto di quando sono cresciuto, più che qualche luogo, e anche qui bellezza e bruttezza c’entrano poco.
    Sentire rievocare le molotov in piazza e le br ad esempio, e trovare dolce il suono di certi notiziari e la rievocazione di certe atmosfere è aberrante ma tant’è.
    Comunque, cosa più importante, leggerlo è stato emozionante.

    1. credo che ci sia una buona parte di verità in ciò che dici.
      ma non credo passi mai, o non credo di volerlo far passare mai, perché per quanto agrodolce, è tutto sommato rassicurante.
      quindi tu hai vissuto quel periodo. e io che mi emoziono solo con i documentari su quegli anni…

  9. Tu si che sai come farmi emozionare, io sono di Bari e anche noi abbiamo miliardi di orrori da cambiare eppure io la amo fortemente cosi com’è e pur non essendomi mai allontanata il solo pensiero che un giorno forse lo farò mi fa stringere il cuore! ❤

  10. Vagi, smettila di tornare a casa che mi torni in queste brutte condizioni. Tesò, utilizzi troppi termini omofobi, se ti becca la Marcuzzi….

      1. Ai benpensanti non importa, se non se pò, non se pò. A meno che non lo sia tu! Solo l’autoironia è ben accetta! 🙂

  11. maledizione. di nuovo. sono tornata ieri con una voglia di scappare pazzesca e ora con una voglia di tornare disarmante. maledizione.
    jet-lag Taranto-Milano in piena attività, con voglia di polletti di damiano in tasca.

  12. Le dichiarazioni d’amore sono sempre sofferte, sempre.
    Questa è meravigliosa ed è esattamente come la farei io per Milano.
    Sai cosa mi piacerebbe davvero? Scrivere con te a quattro mani un bel noir di sbirri tra Taranto e Milano, vicoli del porto con l’Ilva sullo sfondo e capannoni vuoti a bordo navigli.
    Per me tiriamo su il grano.

    1. Poi giù una bella fiction con Raul Bova, Gabriel Darko, la Ferilli e l’Arcuri!!
      Magari anche Martina Stella nella parte di se stessa, ce la metterei nel romanzo. Colonna sonora dei Negramaro.

      1. Pinza, PINZA, non si scherza sui polizieschi.
        I primi quattro nomi che hai fatto lasciali alle “cene eleganti” di Arcore, tutti e quattro, categoria marchette selvagge.
        La Martina, uhm, magari sì, una bella vittima nei primi dieci minuti.
        Ma deve morire male.

  13. più ti leggo più mi rendo conto di quanta saggezza ci sia nelle donne meridionali. Sa cosa? A proposito di outfit. Penso che dovremo insegnare ai nordisti che l’outfit puoi creartelo anche con la roba del mercato. Che dire croassant non rende più dolce il cornetto. Che assaggiare la soppressata una volta tanto non fa male e che, fondamentale, un piatto di pasta non è formato da 4 cappelletti con il brodo Knor, come nella pubblicità.

  14. Vagy ti leggo sempre ma non ho mai commentato i tuoi post, perché non c’era mai nulla da aggiungere… stavolta voglio lasciarti il mio pensiero perché ho vissuto come te la condizione che descrivi e ho deciso di tornare, ho deciso che non c’è niente per cui valga la pena di vivere in un posto che non senti tuo e da quando l’ho fatto credimi la mia vita ha preso una piega decisamente migliore, e penso che vivere nel luogo che ami possa appianare e risolvere ansie e nodi interiori che non avresti mai immaginato. Non vorrei cadere nella facile retorica del dover fare di tutto per migliorare e dare il proprio contributo al nostro violentato meridione, anziché abbandonarlo, ma credo davvero che il nostro continuare a fuggire non sia la strada giusta.
    Non è mai tardi per scegliere la vita che davvero vuoi 🙂
    Baci

  15. Io provo sempre invidia per persone come te, cara vagi, che riescono ad amare in questo modo la propria città, perchè a me non capita mai, anzi, io soffro di nostalgia per le città molto lontane dalla mia che lascio finiti i pochi giorni di vacanza che mi concedo. Io Taranto l’ho vissuta poco, ma tanto mi è bastato per capire quanto tutti voi la amiate. E no, non lo puoi spiegare, e noi no, non possiamo e non potremo mai capire, almeno non fino in fondo. Gran bell’articolo!
    :*

  16. Cara Vagi,

    personalmente capisco la malinconia, ma effettivamente credo che sia consapevole anche tu che tornare giù sarebbe pressappoco che impossibile.
    Io ancora non sono riuscita a capire dove voglio stare, che cosa voglio fare “da grande”, per adesso mi barcameno tra stage malpagati e coinquilini francesi.
    Con un unico obiettivo fondamentale :non tornare a casa, non che Milano e i milanesi siano meglio ,anzi a volte vorrei semplicemente urlare e dire a questa gente che se li stai guardando negli occhi e sorridi non sei un ‘aliena, semplicemente sei felice. Ma vabbè sarà che ognuno è abituato a modo suo..sarà che ogni mondo è paese, ma a volte mi chiedo se possiamo veramente scegliere. Se questa vita che ci autoimponiamo da donne emancipate, single e felici, sia realmente quello che è meglio per noi…

  17. Il problema non è solo Taranto – Milano. Il problema è Taranto – Resto del Mondo.
    Il mio problema ad esempio è Napoli – prov. di Taranto.
    La mia città è terribilmente uguale alla tua Taranto, basti pensare l’oscenità Italsider che a Napoli è un enorme mostro che dorme. Anche io penso che non sapete fare la pizza, che non sapete fare il Babbà, che non avete il vulcano sul mare e che pure a Napoli le pizze fritte si friggono ancora nell’olio di quando era piccola la vagina supermaestra. E che mangiate tutte queste cazzo di interiora manco fosse il medioevo. Però il resto è quasi uguale, la criminalità ci sta, l’inquinamento pure (terra dei fuochi docet), i vicoli pure, il mare pure, i tumori pure e le strade fanno ancora più schifo.
    Anche a me Vagina supermaestra ormai dall’alto dei suoi 89 anni fa sempre più fatica a muoversi e quando vado via mi dice “speriamo che mi trovi sempre a nonna, io sarò qua ad aspettarti”, anche io ogni volta mi chiedo se questi milleerotti euro ne valgono la pena..anche io.. anche io tutto il cazzo che mi sono rotto!
    Conosco gente che dal nord si è spostata al sud ed anche loro vivono malissimo qua, gli manca la Bagna cauta (o come cazzo si scrive), gli mancano i ciupin e la polenta, anche loro ricordano con le lacrime agli occhi la pianura con le zanzare e la nebbia… Non hanno trovato il paradiso terrestre..
    La verità è che il luogo ove veniamo partoriti, dove cresciamo, dove pasciamo e ingrassiamo ci formano. Ogni istante che vi passiamo e vi viviamo, vi lasciamo un pezzo di noi, nelle chianche lucide di quando piove, nello spruzzo di mare fuori a via Partenope, che fino a prova contraria nonostante la macchina è più comoda io vorrei girare in motorino come a Napoli, che nonostante fate le bombette più buone del mondo, per me una pizzetta al forno o un panino napoletano sono meglio. Non riuscirai mai a rimpiazzare la tua Taranto, da Tokyo a Ginevra passando per Toronto e Rio De Janeiro, la tua Taranto, la mia Napoli, la Roma di Tizio, la Cremona di Sempronio e la Palermo di Caio, saranno sempre più belle. Così è: “Mi hanno impastato con la cenere del vulcano, con le mele annurche della collina di Capodichino e con il mare di Santa Lucia” Tutto questo mentre guardavano il Castel dell’Ovo, d’altronde il fisico quello è…. Ce sta poco a fa..C’amma rassignà..

    1. Marco hai preso nel segno…. non é questione di Taranto o di Napoli e tantomeno del Nord o del Sud… a leggere certi commmenti, anche della ns Vagina, pare che al nord ci sia solo la nebbia e non si sorrida mai e al sud sappiano mangiare bene e sorridano sempre….manco fosse un film di Toto o quello piú recente di Bisio…
      Ha ragione Marco ogni regione ogni cittá ha la sua specialitá che é migliore per chi é cresciuto con quei sapori in bocca (provate a togliere la pasta e faglioli a un Veneto, un risotto alla Milanese ad un Milanese o al radicchio ad un Trevigiano o quello al Barolo ad un cuneese o con il tastasal ad un Mantovano….).
      Il fatto é che, ogni cittá lascia nella persona che ci é nato un ricordo indelebile e per ognuno di noi la ns cittá é quella dove siamo nati o di cui serbiamo un buon ricordo (io sono una eccezione… sono nato a Milano ma me ne sono andato che ero ancora cosí piccolo che per me oggi Milano non vuol dire nulla e MAI ci andrei a vivere, amo la provincia e le case con i giardini che male si sposano con qualsiasi metropoli).
      Se poi si allarga il discorso e si parla di nazioni…. bhe allora la musica é la stessa ed i ricordi anche piú struggenti…. come ho scritto sotto vivo 8 mesi all’anno in spagna con la famiglia (intesa come moglie e figlia) che vive in italia….
      Ma l’uomo (inteso come razza) prima o dopo si abitua a tutto, si adatta e riesce ad andare avanti.

      1. @andrea: non lo discuto. io parlo di Taranto, perché Taranto è la mia, e Taranto conosco.
        la differenza è che un milanese, volendo, può non andarsene. al sud c’è evidentemente una maggiore tendenza all’emigrazione. non che nessuno se ne vada, ma le mie amiche milanesi, gli amici ce li hanno quasi tutti qui. dei miei, giù, non è rimasto quasi nessuno. fai te.

    2. Fantastica! (cmq è bagna cauda). Sono d’accordissimo sul tema delle origini però… Di Taranto è la famiglia di mio padre, a Napoli sono stata solo pochi giorni, non posso dire di conoscerla ma mi ha scioccato, nel bene e nel male. Né Taranto né Napoli sono due città “normali”. Lo dico da nordista, ma senza intenti dispregiativi. Milano è di gran lunga la città che amo meno di tutte, cattiva, tutta uguale, brutta, scomoda e costosa. Ma non ho dubbi che per altri possa essere il posto del cuore.

      1. Cavolo! Mi avevi risposto e non avevo letto!
        E’ è bello leggere quel che scrivi, nonostante io sia uomo (per fortuna cresciuto con sole donne) riesco (per sempre fortuna) a cogliere tantissime delle sfumature e nelle sensazioni che descrivi (che ritrovo puntualmente nelle donne). Questo mi riporta terribilmente alla realtà, che geneticamente arriva,quando poi mi distacco e ricomincio a pensare da uomo ed a quanto è talvolta sterile e senza tatto, chiuso, quadrato e senza spina dorsale il modo di pensare, vedere ed operare di noi uomini. Per fortuna poi rinsavisco e ritorno in modalità super-user. Continua a scrivere questo blog, lo trovo sensazionale.

  18. “Prova a spiegare cosa sia chiedersi a ogni rientro, anche quando fingi di non chiedertelo più, quanto senso abbia in definitiva, per milleuro o poco più, scegliere di vivere lontano da tutte le persone che ami più profondamente. Sempre.
    Poi voltati, e continua a vivere la vita che, a quanto pare, hai scelto di vivere.”
    A queste parole i miei occhi terroni non hanno trattenuto le lacrime. Me la pongo spesso questa domanda ultimamente anche se nel mio caso non ci sono nemmeno le “milleuro o poco più” c’è la speranza di un lavoro e il ragazzo che amo anche lui terrone che aspetta il momento migliore per poter tornare giù. Io non vedo l’ora.. ogni volta è difficile riattaccare i pezzi di un cuore frantumato.

  19. Questo è uno dei pochi blog che seguo assiduamente. Un po’ per l’ironia con cui tratti l’argomento della singletudine a Milano (mal comune mezzo gaudio?) ma soprattutto perchè scrivi da Dio. Questo è il punto, scrivi da Dio.
    Vagina mettiti a scrivere seriamente perchè hai del talento!
    Al giorno d’oggi pochissimi sanno scrivere bene e tu sei tra questi.

  20. A prescindere dall’amore per la tua città, che nessuno potrà mai contestarti, ho la certezza che tu stia frequentando solo milanesi noiosi e puzzoni (e che non fanno onore alla mia di città).

  21. Sono arrivata stamattina a Milano, dopo aver viaggiato tutta la notte, con il computer, la borsa e i cannelloni del pranzo della domenica in valigia, tre schiscette già pronte!

    Ho letto con gli occhi lucidi…. 🙂

  22. Si emigra.
    Si va a vivere in queste città piene di luce, di traffico, di musei e parchi stupendi. oppure no. ma comunque in queste città che ci danno così tanto. Amore, casa, lavoro, amici, aperitivi al mercoledì.
    Noi che nemmeno sapevamo cosa fossero gli aperitivi.
    Ma CASA è quel posto dove il tuo cuore avrà sempre radici.
    Ogni volta che parto, polpettone, sughi e verdure al seguito, sento che mi strappano un pezzo di anima.
    Ho scelto di andare e qui sono felice. Amo questa città. Ma non è la MIA.
    Grazie di questa lacrimuccia. Ci voleva.
    Grazie di scrivere quello che spesso pensiamo e non sappiamo esprimere.

  23. “… E stringerli e continuare a pensare che non farai mai pace con la tua assenza. Che gli anni passano. Che devi trovare un modo.”

    A me si è stretto il cuore.
    Perché non si fa mai la pace con l’essersene andate, che si tratti di Taranto, Napoli, Milano, Merano, Bologna o un qualsiasi squallido paesotto della bergamasca o del bellunese.
    Perché i genitori ti sembrano inossidabili ed eterni e poi scopri all’improvviso che stanno invecchiando, che si stanno acciaccando.
    Perché in nome di quell’andarsene si continua a girare come trottole e alla fine non si appartiene a nessun posto, e questo lo dico a me stessa.

  24. quando sarai, e succederà, una scrittrice affermata e soprattutto ricca! andrai a vivere ‘ndocaxxowoi!! forse sarai nomade, ma apolide giamMMmai ad aspettarti quando vorrai ci saremo noi, ci saranno le bombette, le processioni, le onde le spiaggine le dislalie per elisione di vocali e anche se (sempre meno bella e furba <3) moimeme che voglio dire: "tartarre" non si può manco sentire…ma seriamente…

  25. Ti dico solo che, come sempre, hai toccato l’argomento giusto al momento giusto. Momento in cui la mia famiglia (la bellezza di 11 persone perché anche se non sono “terrons” come te, noi italiani in fondo siamo fatti uguali) ha passato una settimana qua da me e con me in Tedeschia. E quando sono partiti devo dire che mi si è stretto il cuore.
    Perché partire è anche abbastanza facile, sali sul treno, sull’aereo o sulla macchina e poi chiudi gli occhi e vai. Lasciare andare è diverso. Partire è sempre stato facile per me, è il rimanere quando gli altri se ne vanno che mi ha sempre uccisa. E succedeva già da piccola quando cugini ed amici, la nonna, passavano da noi una o due settimane e poi tornavano a casa loro a 300km di distanza e io rimanevo a casa, che sembrava vuota e silenziosa.
    Quello che però mi ha dato il colpo di grazia, della tua riflessione, è la fine.
    “Poi voltati, e continua a vivere la vita che, a quanto pare, hai scelto di vivere.” Perché è il succo di ogni dilemma, di ogni paranoia, di ogni serata no, di ogni giornata no, di ogni volta che ti senti sola. Perché per essere quello che sei, quello che hai scelto di essere, si devono fare delle rinunce.
    E a volte costano molto di più di quello che “guadagni”.
    Me lo sono chiesta milioni di volte se ho fatto le scelte giuste e probabilmente me lo chiederò altrettante in futuro.
    Ma in fondo al tuo cuore, in fondo al mio, lo sappiamo benissimo che non saremmo mai state felici nella tua Taranto o nel mio Paesino. Tornare è sempre splendido, è viverci che è complicato. Quindi nonostante tutto, a quanto pare, abbiamo scelto giusto, ancora una volta.

      1. Ci hanno dato due gambe e per nutrirci non dobbiamo rimanere attaccati al suolo, per cui si, possiamo ancora cambiare! 😉 L’importante è mantenere la mente flessibile.
        Forse impareremo anche a lasciare andare, a forza di dai, oppure no. E sarà quello che riuscirà a mantenerci sveglie, vive ed attive. Ad ogni nuova sfida e ad ogni nuova scelta.

  26. Mi sa che io sono un apolide, o forse ho sposato che la casa è dove appendi il cappello.
    Intendiamoci, io amo la mia Milano, e ne conosco angoli e segreti spesso ignorati anche da chi vi è nato come me. Però mi sono sentito a casa, ed ho amato anche tutte le città in cui ho vissuto dei periodi seppur brevi. Beh, a parte Bitonto che è proprio triste.

  27. Mi hai fatto piangere e anche se veniamo da due città molto diverse tra loro, condivido con te il groppo in gola ogni volta che si va via da casa, il dubbio del: “ma avrò fatto bene ad andarmene”, il dolore di non poter passare ogni giorno con chi si ama davvero. E’ logorante.

  28. Vagina, una lacrimuccia me la fai sempre scendere!! Come ti capisco!! Abbiamo lasciato Milano 3 anni fa per tornare a Bari, dalla nostra famiglia!! Fa niente che abbiamo dovuto stravolgere le nostre realtà lavorative ma lo rifaremmo ancora!!! Un abbraccio forte!!

  29. Da buon schizofrenico quale sono il mio cuore è diviso a metà: 50% per la mia città natale, 50% per quella adottiva…e quando sono in una, soffro di saudade per l’altra…

  30. cara corregionale,
    sono un pugliese della provincia di Taranto e sono meno pessimista di te sulle sorti di Taranto. Certo in Puglia ci sono posti tenuti meglio ,con centri storici più curati e più ricchi ma Taranto può farcela!! ho visitato la città dei due mari nei giorni di Pasqua ed ho notato dei miglioramenti. Il museo archeologico è ben curato, Piazza immacolata stupenda nel suo candore, il lungo mare scenografico e il castello ristrutturato attirava l’attenzione dei turisti austriaci . Taranto deve ritrovare il suo orgoglio di terza città del Sud negli anni ’70 dell’industrializzazione (qui emigravano anche da altre parti di Italia) e non deve più sentirsi un brutto anatroccolo. A Bari hanno rivoluzionato il centro storico portando locali, decoro e turisti in luoghi ritenuti insicuri fino a qualche anno fa. Forza !! w Taranto w la Puglia dalle Tremiti al Salento!

  31. Che poi quell’attaccamento tutto particolare alla propria terra è una roba che chi viene dal mare lo sente ancora di più, nonostante tutto, nonostante l’Ilva da te, il Polo Nautico e la sua crisi, la discarica e il numero più alto di morti per tumore della Toscana da me, ogni volta che dalla spiaggia di casa nostra guarderemo il mare e poi girandoci guarderemo le nostre città ci sentiremo in pace con noi stesse, incazzate con il mondo ma libere di respirare. L’odore del mare, il rumore del vento e l’odore del sole sono cose che sentiamo da prima di venire al mondo e dove prima o poi inevitabilmente torneremo.
    Ps: Ho letto il tuo libro “Arbeit macht frei” complimenti! è sempre difficile raccontare storie attuali in cui si è coinvolti senza cadere nella retorica e tu, da il mio modestissimo punto di vista, ci sei riuscita

  32. ciao,
    non sono cosi’ pessimista. Ho visitato Taranto di recente ed ho visto alcuni miglioramenti. Il museo archeologico è ben tenuto, Piazza Immacolata è pulita e il Castello pieno di visitatori. Taranto sta rinascendo. Sono pugliese e amo Taranto. ciao

  33. io lo so cosa significa. ci penso ogni volta che faccio i miei 45 minuti di aereo per raggiungere la città che ospita la mia vita da 6 anni. la rabbia che provi quando non ti senti più parte di essa perché la mentalità e’diversa perché hai deciso di fuggire dalle restrizioni di una terra dove lavorare significa piegarsi fino a perdere il diritto di parola. e poi torni e realizzi che puoi stare a Milano, puoi stare a Roma puoi saltare da una capitale all’altra ma resti fatta di quella terra che ti ha concepito..
    altro che tartarre… pane e panelle per sempre

  34. Ho lasciato anche io la provincia di Taranto 13 anni fa, Bologna mi ha accolta bene, con tante persone speciali, mi ha anche fatto incontrare l’uomo della mia vita che sposerò tra un mesetto. Ma ogni volta l’ultimo fotogramma della permanenza è quello di mia mamma sempre più bella e sempre più acciaccata che mi fa ciao con la manina mascherando la tristezza col suo sorriso più bello, e mi sfilaccia il cuore. Ho versato lacrime in tutti gli intercity e gli aeroporti della Puglia, annusato magliette intrise dell’odore dell’ammorbidente di famiglia per giorni e non trovo soluzione a questa tristezza sottile e perenne, che fa parte di questo nuovo DNA. Sono perfettamente conscia del fatto che non tornerei mai indietro ma tant’è. Leggerti è un po’ leggersi dentro a volte.

  35. È sempre casa nostra, casa tua. Ovunque andrai e qualsiasi cosa farai. Conservalo questo sentimento, anche se fa male, ti rende più ricca e più umana e determina chi sei più di quanto pensi. Io comunque non so cosa significhi tartarre e NON lo voglio sapere. Ciao bella

  36. Io l’ho fatto…io sono tornata (per amore) in terronia dopo quasi 7 anni a Milano. Non a Taranto, ma a Messina che da quel che dici di Taranto le assomiglia parecchio, ho persino trovato un lavoro (retribuito..che da queste parti non è poi così scontato), ovviamente non il lavoro che facevo a Milano (quando cerco di spiegare qui cosa facessi a Milano mi guardano come fossi un’aliena), vedo i miei genitori tutti i giorni, le amiche di una vita quasi tutti i giorni e ho molto più tempo per me…Sono felice?si, ma la verità è che secondo me siamo esseri strani, inquieti, ed è davvero difficile raggiungere la consapevolezza di stare bene in un luogo e di poterci stare bene per sempre.
    Se fossi ancora a Milano vorrei certamente essere qui, adesso sono qui e certi giorni MIlano mi manca dannatamente..è l’amaro destino di chi decide di andare via…

  37. Sai che ho letto il tuo post con un groppo in gola, rivivendo tutto quello che provo ogni dannata volta che torno su… Però quando sto giù, non mi sento comunque del tutto a casa… La verità è che, per lo meno io, non riesco più a sentirmi a casa, nè a Milano, nè nella mia terra di origine… Ed è una cosa così triste…
    Grazie per le tue parole, sono state la voce di tante emozioni che cerco di contenere, ogni volta.

  38. Ho visto tanta gente “arrendersi” a questa nostalgia e tornare da Milano in Sicilia, o volerlo disperatamente fare. Io ho scelto di rimanere qui invece, a Milano, la città che seppur non perfetta mi ha dato un lavoro e tanti amici. Mi ripeto, mi convinco, che in Sicilia non posso tornare, non adesso almeno. Un terra imperfetta nella sua perfezione che non potrebbe darmi quello che sto cercando (anche se non so cosa io stia cercando… ma questa è un’altra storia!). E quindi sto bene, vivo qui la mia vita scacciando la malinconia. Ma TUTTE le volte che l’aereo tocca terra, TUTTE le volte che guardo fuori dal finestrino e vedo l’Etna e Catania ai suoi piedi, mi sorprendo ad avere le lacrime agli occhi.
    Ebbene si.. non tutti possono capire cosa vuol dire non veder invecchiare i propri genitori, ma trovarli sempre più vecchi ogni volta che torni.

    Questo e non solo è un post in cui mi riconosco moltissimo, in quanto Vagina Single Incallita! 🙂

  39. Leggendo i tuoi post mi sembra di conoscerti da sempre … abbiamo la stessa visione della vita e con questo post Mi hai fatto commuovere . Ritornare a Ravenna sarà dura ma ho sempre la mia città nel mio cuore .

Parla con Vagina, Vagina risponde

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