Dimagrire con l’elettroshock

Sono a dieta da circa 4 mesi.

Sotto le minacce di un pool di medici, sono stata sottoposta a un nuovo regime alimentare a base di fibre, vitamine e proteine. Carboidrati moderati. Pasti regolari. Grassi ridotti. Addio Coca Cola. Addio Mc Bacon Menù grande con una vaschetta di maionese. Addio formaggi. Addio panna. Addio besciamella. Addio patatine Più Gusto al pomodoro, mi mancate, mi mancate tanto.

Essere a dieta non è semplice, sia chiaro, è uno sbattimento logistico-organizzativo non indifferente: plan alimentare da fare, verdure da comprare e da cucinare, pranzo da portare in ufficio e via discorrendo; il tutto senza nemmeno contare la sconfinata mestizia dei cibi consumati. E risparmiamoci la storia della “dieta non mortificante” che per me è leggendaria più o meno quanto quella del “carcere rieducativo”.

In più, se vivere in un regime ipocalorico è un sacrificio per tutti, per noi meridionali lo è ancora di più. Non lo capisci mai con tanta chiarezza come quando abbandoni Milano e parti per la Puglia o, chessò, l’Abruzzo (dove sono stata di recente, per la precisione a Vasto  – qui dove alloggiare – e posso confermarvi che anche l’Abruzzo ne sa che ne sa). Sono proprio questi, dicevo, i contesti più propizi per arrendersi alla disarmante evidenza: sono un’obesa imprigionata nel corpo di una vagina a dieta.

Mi sono infatti resa conto di 5 indiscussi fattori che complicano inesorabilmente l’intento di dimagrimento e che conto di condividere seriamente con il mio nutrizionista al prossimo controllo: 

1. Dimagrire al sud è impossibile. Puoi resistere finché  mangi a casa con i tuoi, quello sì, e comunque tra grosse difficoltà. Ma la prima volta che esci nel mondo, che vai a pranzo dai parenti, o a cena al ristorante e ordini gli antipasti misti terra e mare, o la prima volta che i tuoi amici magnano un panzerotto fritto come snack alle 3 di notte, ecco capisci che pretendere di dimagrire è talmente velleitario che avresti più probabilità di arrivare a Sharm El Sheik a nuoto.

2. Al sud abbiamo un rapporto religioso e morboso con il cibo. E’ qualcosa di ancestrale e inspiegabile, una spinta irrazionale che induce le donne meridionali a cucinare per 7 persone come se cucinassero per il raduno nazionale dei Suini Anonimi, tutti operati di bypass gastrico. Nel senso che non è ragionevole un menù con: pasta al forno (condita con sugo, mozzarella, melanzane, carne macinata, mortadella e un paio di autobotti di olio) + arrosto di carne (capocollo & bombette in doppia variante: piccanti e ripiene di provolone e salame piccante) + vino casereccio in quantità + torta salata con carciofi + frittata + peperoni arrostiti + melanzane arrostite + fiori di zucchina fritti + insalata + nodini di mozzarella + burratine + scamorza affumicata + pane + dolce + caffé + ammazzacaffé. Praticamente un suicidio assistito. Se a Jonestown fossero stati pugliesi, si sarebbero ammazzati di parmigiana di melanzane e calamari fritti.

3. Il fatto è che per noi terrons il cibo è gratificazione allo stato puro e questa cosa è fortemente connaturata al nostro modus pensandi. Per questo motivo la zucchina lessa ci ferisce emotivamente, in profondità. Essa è contraria a tutto ciò in cui abbiamo sempre creduto. A Milano, per esempio, è diverso. Qui la gente si gratifica comprandosi le Luis Vouitton e considera il cibo puro carburante. Esso viene assunto non per il piacere che procura ma per le proprietà nutritive che ha, tipo le medicine. Il paradosso si raggiunge quando ti dicono che il riso in bianco con il parmigiano è “buonissimo”. Da me, il riso in bianco con il parmigiano è ciò che mangi quando stai male, ma proprio male brutto, dalla gastroenterite acuta in sù. E, quando lo mangi, i commensali ti guardano con compassione e provano più pena per te che per il cane di Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi. E non esiste nessun altro motivo al mondo (a parte una giornata/nottata passata sul cesso) per cui possa venirti in mente di mangiare riso in bianco con parmigiano. C’è anche da dire che qui a Milano ci si cura mediamente di più, la gente si fa le analisi del sangue nel tempo libero (un po’ tipo “Che hobbyes hai?” – “L’ipocondria”), e così scopri i valori del tuo sangue e te ne vai più facilmente in fissa con l’idea di essere sano. Mentre da me si va dal medico quando hai la gamba rotta, un dolore che non ti fa dormire la notte, una vertebra che se ne è andata in giro per i cazzi suoi. Le analisi del sangue si fanno ogni 15 anni, quindi giù a scofanarsi l’universo commestibile come se non ci fosse un domani. Poi magari sei a dieta e dimagrisci pure, ma fai oggettivamente il triplo della fatica perché sei in un contesto culturale in cui il cibo è sdoganato come pura forma di edonismo.

4. Il cibo per noi è convivialità. Per carità lo è anche al nord. Ma è un po’ come il sesso. Ci può essere il rapporto normale, composto, mediamente appagante e socialmente accettabile (l’aracera arrosto con spinacini di contorno e un calice di vino bianco) che fai a Milano. E poi c’è il rapporto lussurioso e peccaminoso, nocivo e ridondante, così animalesco che torni a casa con i lividi e i muscoli indolenziti, che più ne hai e più ne vuoi (la tipica abbuffata meridionale alla quale non puoi sopravvivere senza un digestivo Brioschi). Il problema è che quando sei cresciuta con il secondo genere di esperienza sessuale e alimentare, ti viene difficile poi trovare ugualmente appagante la normo-trombata senza infamia e senza lode. Cioè, l’accetti, va bene, devi pur sempre alimentarti, ma ti resterà dentro il germe dell’ingordigia, pronto a risvegliarsi da un momento all’altro.

dieta2

5. E poi c’è tutto il fattore umano, che non è trascurabile: io so che la ferisco per davvero, mia zia, se non mangio le prelibatezze che ha comprato e cucinato apposta apposta per me. Ma anche un po’ la madre di Frecciagrossa se non onoro le sue sacre carteddate natalizie. Diventi una specie di cuspide sociale, non sei né del Nord (perché non sarai mai una che a pranzo mangia 2 litri di tisana drenante) e non sei del Sud (perché hai deciso che dopo un primo e un secondo non mangerai 15 tipologie di salamino buonissimo, assaggialo che è favoloso, mena che mò ti trovi, quando ti ricapita?) Ecco, possiamo dire che il “quando ti ricapita?” riassume perfettamente il ricatto emotivo a cui amici e parenti ti espongono: automaticamente pensi che non ti capiterà per mesi e quindi t’abbotti come una giovane scrofa in fame chimica.

Considerate, quindi, tutte le difficoltà culturali e sociali, e anche il fatto che la goduria alimentare è parte integrante del nostro habitus terrons, forse la soluzione migliore per consentire a noi vagine meridionali di dimagrire definitivamente dovrebbe essere (oltre a non tornare a casa per almeno un anno) praticarci l’elettroshock. La lobotomia. L’ipnosi. Qualunque cosa che ci permetta di dimenticare una volta per tutte il sapore della puccia, della cassata, del gateau di patate, dei tubetti con le cozze, delle mozzarelle in carrozza, del pane fresco inzuppato nell’olio dei peperoni alla scacchiata, tutto in quantità inumane . Qualunque cosa possa convincerci che il cavolfiore cotto al vapore è buono. Davvero molto buono. Tipo gli hambuger di soia.

E che tutto sommato non c’è questa grande differenza tra uno yogurt vitasnella e la nutella.

O che la focaccia con le cipolle e le olive nere non è poi così tanto più gustosa di un cracker di riso…

Sì.

Ne sono sempre più convinta: elettroshock is the way!

 

127 pensieri su “Dimagrire con l’elettroshock

  1. mi fai morire….
    mi hai fatto venire una fame, a me…che a casa mi nutro di zucchine lesse, insalate e OGNI TANTO una sana spaghettata – integrale sia mai! – al pomodoro (con pochissimo olio, per carità)…
    Ma vuoi mettere avere una dieta apagante rispetto ad una ipocalorica?
    E si vive pure una volta sola, chediamine!
    p.s. sono sicurissima che tu non sei affatto obesa 😉

  2. mmmmm… ho la figliola a dieta per problemi vari per cui la nutrizionista le ha dato un regime alimentare sano. Che sarebbe verdura frutta carne e pasta integrale con pomodoro e pesce.
    Io cucino, tanto e bene anche se sono del nord. E per me portare a tavola un bel pasto, magari anche originale è quasi indispensabile.
    Così ieri sera, la figliola, che sentiva odore di zafferano anche nel tappo di plastica della biro, mi ha detto per carità mamma… una pasta con tanta panna tanta cpancetta tanto zafferano… non lo dico a nessunoooo

  3. Cazzo, la dieta no.
    La dieta mi mette depressione anche solo leggere che la fa qualcun’altro, sono profondamente dispiaciuta, umanamente toccata dalla sfiga che ti è capitata.
    E adesso che mi ci fai pensare, in vita mia ho collezionato più diete che relazioni. Forse è quello il problema.
    Voglio dire, dieta = tristezza infinita, mentre relazioni e conseguenti atti sessuali praticati ovunque è a qualunque ora del giorno e della notte, sono meglio di qualunque dieta.
    E poi le farfalline nello stomaco, quelle che quando t’innamori riempiono tutto loro, danno sensazione di sazietà e squilibrio psichico, fanno più loro in una settimana che un mese di dieta.
    Ah, che bei ricordi.

  4. Ma il riso col parimgiano E’ SQUISITO! Personalmente ci metto anche qualche goccia di limone (no, non ho il cagotto.)
    C’è health food anche buono, tipo lo yogurt, le zucchine lessate, il tofu, l’hamburger di soja… a me piacciono davvero! Poi ovvio che se li confronti con le pizzelle fritte, le verdure fritte, o la colazione che puoi fare a Isola delle Femmine con pane caldo, pomodoro, olio e parmigiano, casca tutto il palco.
    Per mia chiamiamola “fortuna”, da un anno a questa parte non ho più lo stomaco a mò di frantoio e devo compiere scelte drastiche: la pizza ma poi niente dolce, il fritto misto con l’insalata invece che con patatine e tiramisù a seguire. E poi non ho più nessuno, mamma, nonna, prozia, che cucini per me e si risenta se non mangio, e questa è la cosa veramente triste.
    Tu tesoro fai quello che facciamo tutte: stai a stecca ma trasgredisci una tantum, anche due tantum, ma che ne valga la pena, poi rimettiti sulla retta e deprimente via del mangiare sano.

    Abbracci del Mulino Bianco (ma sono meglio le Gocciole Pavesi)

    Zia

      1. Riso bianco, grana, limone, patate lesse e un filo di olio Sasso, quello che in puglia usano per lubrificare gli attacchi in metallo della canna dell’acqua.

  5. Ribadisco quanto esposto nei commenti al post precedente: ma quali milanesi (e Milano) conosci? A parte il fatto che milanesi a Milano saremo rimasti in tre (e pure io sono mezzosangue, con ascendenze austroungariche).
    Io cucino per la (quasi ex) famiglia, e soprattutto per gli amici, e tra un “impiattamento” alla Cracco e un “mappazzone” di Barbieri, ripropongo piatti della vera tradizione meneghina. Come il risotto alla milanese, che non è un misero riso con zafferano, ma contiene anche midollo di bue, tanto burro da svuotare i magazzini della Parmalat e soprattutto viene cotto nel brodo del bollito misto, avendo cura di non togliere neppure un grammo di grasso. Alla fine il parmigiano ci va, per la mantecatura, ma un piatto del mio risotto ha tante calorie da sostenere due cosacchi per una settimana in Siberia.

    1. Ribadisco anch’io….. non è la prima volta che raffronti la tua cucina di casa con una pseuda cucina nordica. Gli aperitivi in Sempione a base d’insalata di riso e ostriche non sono gli esempi della cucina ne nordica ne milanese. La polenta va cotta con un panetto di burro per 4 persone, la casoela sono verze cotte nel grasso delle costine e salamelle. La Lombardia è il regno del colesterolo, da Cremona e i suoi maiali e i ravioli di zucca a Sondrio con la selvaggina in salmì. Spaziamo dal taleggio al gorgonzola, i formaggi più calorici in assoluto e se sconfini in altre regioni padane ti accorgerai che sono pure peggio. Veneto e Friuli vivono con Grappe e vini e in tutto l’arco alpino utilizzano una cucina bandita dall’organizzazione mondiale della sanità. Mai provato i formaggi alpini con marmellata di cipolle, casoncelli con patate e selvaggina naviganti nel burro, pizzoccheri, brasati di cervo e capriolo, polenta taragna, uncia, speck e bresaola nostrane, strudel con mele della Val di Non o la bagna cauda, che sembra ma non è solo un brodino di verdure (come la descriveva Franco o Franco). Dovresti farti un giretto in Valtellina o Valle Camonica. Anzi, no, sei a dieta….. 🙂 Tu conosci solo la Milano da bere fatta da modelle anoressiche. Il nord è altra roba…..

      1. Il frico è la cosa più buona del mondo.
        Però devi accompagnarlo giusto: un paio di fette di polenta dura abbrustollita con il burro sulla stufa, una terrina di “ledrec cun lis fricis” (che sarebbe radicchio condito con cubetti di pancetta lasciati appassire in padella e un po’ di aceto), due fette di salame cotto nell’aceto con la cipolla e mezzo litro di “chel bon” (vino rosso nel mio caso, di quello che ti tinge le labbra e macchia i denti).
        Leggerino, no? Eppure siamo talmente a Nord che nemmeno la Carrà ci prende in considerazione dipingendo l’Italia “da Trieste in giù”. 😀

      2. La polenta bianca abbrustolita, ok, ma abbinato al radicchio e pancetta non lo sapevo! Solitamente radicchio e pancetta finiscono nel risotto…. Perché, cosa c’è dopo Trieste? Mi sono perso un pezzo…

      3. Pinzalberto, grazie. Mi hai preceduto 🙂

        Vagina cara, capisco la necessità di paragonare in modo divertente il tuo Sud all’idea stereotipata che avete di Milano, ma voglio davvero pensare che tu non conosca e frequenti solo quel genere di “milanesi”, altrimenti mi dispiacerebbe molto per te.
        Detto questo, nonostante sia uno dei tre milanesi citati da Fedigrafo (e per giunta purosangue) a cena mi sono scofanato due etti di linguine al ragù di cinghiale toscano. Buon appetito.

      4. Grande Pinzalberto! E te lo dice una pugliese trapiantata a Milano;)
        C’è qualcosa che sfugge a vagina, una Milano ben diversa da quella che lei spesso descrive. Vagina, ti auguro di conoscere persone migliori in questo nord che riserva tante sorprese, anche dal punto di vista culinario.
        Buona dieta;)

      5. Brava, diglielo alla Vagi! La differenza tra nord e sud è nella quotidianità. Dalle nostre parti ci si abbuffa sono nel week-end, e durante la settimana si sta più leggeri. Invece al sud…….

      6. Oh ragazzi (per coloro che ancora lo sono) devo far fuori un bel pezzo di cinghiale e un bel po’ di trita (mista tra chianina e maiale) con cui pensavo di fare lasagne (oppure posso fare il citato risotto, ho ancora una latta di Acquerello). Venite da me a cena una fine settimana e proviamo una cucina dietetica innaffiata da una tisana di “Sfursat”

      7. Volentieri Freddi! Ma il cinghiale proprio non lo digerisco, e il vino mi manda in squaraus totale. Le lasagne hanno il glutine e il risotto di chianina troppo colosterolo, sono a 270. Un risottino in bianco con limone…no? Porca vacca, come sono messo…..

      8. @Pinzalberto
        La storia della Carrà è il “come bello far l’amore da Trieste in giù” che presumo dovesse indicare, nella sua mente, il punto più a nord d’Italia. Da Trieste in su c’è il Friuli, il resto è Venezia-Giulia. (E qui chiudo con le dissertazioni territoriali che sennò non ne usciamo più. Sono friulana e conosco quello che certe cose possono scatenare! Niente da togliere a Trieste che per 6anni è stata casa mia! 😀 )
        Comunque da noi la polenta è gialla e sodissima, e il radicchio non è quello che tu hai in mente, quello rosso e bianco, ma il radicchio di campo o “ledrèc cul poc” che è talmente fibroso e amaro che lo devi mangiare o con la pancetta appunto o con le uova sode.
        Oddio mi sta venendo nostalgia di casa e di una frasca (tipo agriturismo ma ancora più spartano ed economico)!!

      9. Pensavo usaste anche voi la polenta bianca, come nel Veneto. Lo davo per scontato visto che ho i suoceri di Verona, la mamma e parenti vari fra Mestre e S.Donà e le vacanze le faccio da una vita a Bibione, e l’ho trovata sempre bianca. Ce l’ho presente il vostro radicchio amarissimo, avete la cucina più amara d’Italia. Mi torna alla mente anche la Salsa di Cren…..

      10. Mi sa che io sono ancora più ad Est… magari verso Pordenone la polenta è anche bianca, ma quella di mia nonna è sempre stata gialla. (Mia mamma invece da buona lombarda la fa anche bianca!)
        Buono il Kren! 😀 Ma quello credo che venga originariamente da oltre il confine: Slovenia o Croazia.. che poi, checché ne dicano, siamo un po’ “oltreconfine” di sangue anche noi! 😀 Non a caso, la gente all’estero quando dico che sono italiana mi dice “No, non lo sei, sembri più dell’est Europa”!

      11. Ti piace il Cren? Lo trovo quasi peggio del wasabi! :)) La polenta bianca in Lombardia? Di dov’è tua mamma, a Milano, Bergamo e Brescia si usa la classica gialla, in Valtellina hanno la taragna, che è mischiata col grano saraceno. Forse nelle zone di Mantova, quelle non le conosco. Vabbhè, ti raggiungo subito e ci mangiamo a pranzo un bollito al cren con polenta gialla.

      12. Mi piace anche il wasabi, se è per questo! 😀 (Ma diluito nella salsa di soia..) Comunque come fanno il panino con cotto caldo e kren a Trieste, accompagnato da mezzo litro di birra, non lo fa nessuno!!
        Mia mamma è di Brescia, ma si vede che l’hanno tirata su diversamente.. 😀 fa anche quella Taragna ogni tanto. Che poi, voglio dire, sono buone tutte le polente!
        Se mi raggiungi al momento è dura, dato che in Germania la carne è solo e unicamente sottoforma di wurstel o derivati, e la polenta non la conoscono!! O.o
        Quanto a colesterolo, ci danno dentro anche qua, comunque. Ma è tutto troppo “pannoso” e “burroso. 😦

      13. Germania…… che cucina triste….. polli alla diavola e stinchi di maiale, non sanno fare altro….

      14. Non è che sia così triste, ci sono cose gustose anche qua, ma non hanno fantasia. Qualsiasi cosa ha lo stesso sapore dato il quintale di burro o strutto e panna dentro. Se poi sono vegetariani mangiano tutto o al vapore o con un quintale di panna.
        Quando cucino una “pasta normale” sono esterrefatti. Sembra che abbia fatto chissà che.. La peperonata poi, non sapevano neanche che esistesse! Come fai a vivere senza peperonata, dico io?!? 😀

    2. ahahahahaha ho letto tutta questa caterva di commenti e:
      1. conosco evidentemente una milano meno verace di quella di cui mi parlate, ma giuro che non la invento. anzi, traggo sempre spunto da cose che davvero mi succedono quindi, vi credo eh, ma continuo a credere anche alla milano che vedo tutti i giorni e ascolto tutti i giorni 🙂
      2. quando ho raggiunto l’obiettivo dieta, che dirvi: invitatemi a cena. cucinate voi, scegliete un ristorante eccellente in cui io possa cenare senza sdrenanrmi il conto corrente e non avrò timore di scoprire la vera milano di cui parlate
      3. comunque ho parlato di milano e non di nord, so che in montagna se magna bene, perché quando c’erano le vacche grasse andavo a fare la settimana bianca
      4. per non farmi dire che parlo sempre della puglia, ho vissuto a Bologna e lì ho vissuto un piacere alimentare in nulla inferiore a quello della terra natìa. poi milano… insomma fate un po’ voi!!! 😀

      1. 1. Non c’è dubbio. Frequenti gente e posti sbagliati. E mi ci gioco €5 che quelli che tu ritieni essere milanesi tipici, di milanese hanno (forse) solo la residenza.
        2. Al massimo ti posso suggerire una decina di posti dove mangi bene, tanto e spendi poco; ma non pretendere di trovare arredamento chic, camerieri manzi, fighe di legno con la Luis Vuitton e buffet tipo apericena a €7.
        3. Quando parli delle prelibatezze pugliesi ti riferisci solo ed esclusivamente a prodotti tarantini (della città), o ci sta che a Milano mi possa mangiare un piatto di pizzoccheri valtellinesi o un riso coltivato nel pavese?
        4. Vedi risposta al punto 1.

    3. Non è che sia così triste, ci sono cose gustose anche qua, ma non hanno fantasia. Qualsiasi cosa ha lo stesso sapore dato il quintale di burro o strutto e panna dentro. Se poi sono vegetariani mangiano tutto o al vapore o con un quintale di panna.
      Quando cucino una “pasta normale” sono esterrefatti. Sembra che abbia fatto chissà che.. La peperonata poi, non sapevano neanche che esistesse! Come fai a vivere senza peperonata, dico io?!? 😀

      1. Ma anche tu vivi sulla luna ….la peperonata la mangiavo a sei anni (e ti assicuro che non era l’altro ieri) 😉
        Burro e strutto in tutti i piatti non li ho mai visti, certo poi dipende da dove mangi 😛

      2. ho sbagliato a rispondere!! 😀 rispondevo a @Pinzalberto! So che mangiate bene in Lombardia, sono del nord anch’io e la peperonata la mangio da quando avevo meno di sei anni! ahahah mi riferivo alla Germania, che poi forse un po’ sulla luna è! 😉

  6. Vabbè io a sto giro faccio l’emigrante anomala ma ammetto che queste descrizioni finiscono, per me ovvio, col contribuire all’idea del meridionale visto come macchietta e un po’ lo trovo svilente. Non tutti quelli del sud si abbuffano ogni giorno (questa per me è la discriminante) e non tutti a nord mangiano verdure lesse. Son cresciuta con una madre abituata a cucinare per 10 che quando faceva la pasta raddoppiava le dosi per una questione di principio, le arrostite estive ecc eppure nel quotidiano non abbiamo mai strafatto. E’ mentalità senza dubbio ma al solito queste generalizzazioni sono eccessive. Poi siam li: se devo scegliere tra le abbuffate e la salute scelgo la seconda e l’abbuffata me la concedo ogni tot senza affamarmi. Il primo anno qua a milano ho preso piu di 15 kg ma il problema era solo il mio modo di usare il cibo…oggi quando sono in compagnia mangio più dei miei amici maschi e quando sto a conto mio mi tengo il cibo sano. Tutti quei piatti da “quando ti ricapitano” valgono allo stesso modo della tua salute che anche quella “quando ti ricapita”. Su che non è così drammatico come la dipingi 😉

    1. guarda lo troverei svilente se fosse fiction. in realtà il menù riproposto è una fedelissima trasposizione.
      naturalmente no: al sud non sono certo tutti ciccioni, non tutti sono mangioni, il mondo è bello perché è vario, gli stereotipi, i luoghi comuni. eccetera. eccetera.

      al sud c’è chiaramente tanto altro. mi pare così ovvio, che non trovo di doverlo puntualizzare 🙂

      1. …cellulare del piffero. ..finiscono in polemica per sciocchezze. Nn pensare ai menù quando stai qua…è solo torturarti ma goditeli quando scendi. Un compromesso va trovato x star bene 😉

      2. Già, al sud non sono tutti così. Però, non si sa come mai, nei tuoi racconti al nord c’è solo gente che mangia riso in bianco, si ammazza di palestra e di spritz, scopa male e passa le giornate a fare shopping in Montenapoleone.

        Milanese DOC da 37 anni e non ne conosco nemmeno uno di quelli da te descritti. Ok, sul fatto che scopino male non ho esperienza diretta e suppongo anche di non tenerci ad averne 🙂

  7. Capperi, mia madre non è proprio del Sud, ma nelle grandi occasioni cucina il menù a 500 portate che hai descritto sopra!
    In compenso io, nata al Nord ed emigrata ancora più a nord, trovo che il riso bianco con il parmigiano sia BUONISSIMO. E pure la minestrina, le gallette di mais (se le mangi insieme al Gruyère somigliano ai cornetti Pai al mais), il pane di spelta, i finocchi bolliti…

  8. mia povera vagina cara, se come suggeriva O.W. l’unico modo per liberarsi dalle tentazioni è cedervi allora forse l’equilibrio si può trovare nella misura, amare il cibo non necessariamente implica l’ abbuffarsi, qualità e bontà e non quantità… perchè lo sai che se ingolli 1000 quando sarebbe sufficente ingollarne 300 poi ingrassi… comunque, pur senza conoscerti… bella sei!!
    un abbraccio

  9. Ore 10, in ufficio. Leggo il tuo post e ho i crampi allo stomaco dalla fame, a leggere mi vien da sentire quasi anche gli odori e i sapori di ciò che descrivi, mannaggia a te!!! 🙂

  10. Sfondi una porta aperta, mia cara Vagina!
    Io, che al sud ci sto tutto l’anno, ho iniziato a perdere qualcosina (evitando le schifezze alimentari schifezzose per davvero), ma tra Natale, Pasqua e cene con parentame vario c’ho ripreso su dei chili.
    La prova costume non l’ho mai passata, ma quest’anno è una tragedia!
    Torno a cucinare i carciofi. Che dice che si pranza col risotto, in realtà di riso, in quel risotto, ce ne sarà uno sputo! 😛

    p.s.: Esponi al nutrizionista le tue perplessità anche da parte mia, eh! Che come si fa a resistere a tutta la roba buona che c’è, in giro per l’Italia? *_*

  11. Pura verità! Sono una vagina calabrese (che lavora a Milano), piatti un po’ diversi da quelli pugliesi ma uguale modus vivendi!
    Comunque non hai bisogno di fare la dieta… stai benissimo così come sei! 🙂

  12. si, però vista così fai sembrare tutte noi donne meridionali delle autobotti!!!
    si può godere del piacere del cibo terrons senza diventare giovani scrofe in fame chimica…il mio motto è “di tutto un po’ ” e non ho mai superato i 55kg (solo una volta ho raggiunto i 67, ma ero incinta e quello non conta!)

    1. si vabbé, il senso sarebbe un po’ diverso.
      ma comunque, per fugare ogni dubbio: che si sappia, al sud ci sono donne bellissime, alcune delle quali tonicissime, alcune delle quali non hanno mai superato i 60 kg, gravidanza esclusa!

  13. Se c’è una cosa che ci invidiano, qua all’estero, a noi Italiani (e lo scrivo con la “i” maiuscola perché ogni tanto è una cosa buona!), è come sappiamo goderci la vita. E non differenzierei il Nord dal Sud, per carità, abbiamo ingredienti diversi, ma la base è la stessa: si mangia, come dici tu, per godere del cibo non per nutrirsi. Ed è la cosa più bella del mondo.
    Perché qua bevono per sbronzarsi e mangiano per nutrirsi.
    Perché non sanno quant’è bello cucinare e vedere delle persone essere felici mangiando quello che tu hai preparato. Perché non sanno quanto è bello bersi una birra per gustarla, non per sfasciarsi la faccia e mollare i freni inibitori. Perché potranno anche essere al comando dell’intera Europa, avere milioni di posti di lavoro ma se c’è una cosa che non manca in OGNI paesino con una stazione del treno (e ce n’è un’infinità) è un ristorante italiano. Perché è lì che vanno a spendere 10/15 euro per una pizza, che a volte è più mediocre di quella che faccio io. E quando ci vedono parlare gesticolando con il nostro accento e la nostra passionalità, quando ci vedono attaccare bottone con gente mai vista, ti chiedono “Ma sei sbronza?!” “No, caro mio, non ho bisogno di ubriacarmi per superare le vostre barriere sociali.”. Perché in fondo è quello il punto.
    Saranno anche biofriendly e vegetariani e chi più ne ha più ne metta, ma se l’unica cosa che mi chiami carne sono i wurstel o una specie di patè, divento vegetariana anch’io. Io voglio una bistecca, una fiorentina al sangue con un po’ di sale e un po’ d’olio, ma che valga la pena. Voglio godermi ogni singolo boccone e alzarmi da tavola che devo slacciare i jeans.
    Perché se trovi piacere nel mangiare e nel bere con gli amici, con i familiari, il resto può anche andare di merda. Ma forse non lo capiranno mai e continueranno ad invidiarci e a chiedermi ancora “Com’è buono questo sugo per la pasta, me la dai la ricetta?!” “La ricetta è sempre la stessa: ho aperto il frigo e guardato cos’avevo. E se impari a non accavallare i sapori, e a coprire tutto con la panna, qualcosa di buono lo ottieni.”

  14. L’hai detto! e non hai tralasciato nulla, da Terrona potrei dimagrire e seguire una dieta senza sgarri solo se mi rinchiudessere in una cella senza cibo per anni e sopratutto senza Baresi mangioni intorno!

  15. Tutte noi del Sud (ed io sono siciliana, quindi non so se mi spiego…) sappiamo quanto sia maledettamente vero.
    Dovrei davvero partire per “Là Fuori” e non tornare prima dei 2 o 3 anni O.o

  16. Ti adoro. Sai perchè? Perchè praticamente il 90% di cose che stai vivendo le vivo/le ho vissute anche io.
    Il fattore sentimentale per me è il peggiore e più tragico. La famiglia mi elimina dall’albero genealogico se vede che dopo 2 primi e 2 secondi e infiniti contorni e dolce e torta e vino e caffe e ammazzacaffè non mi piglio pure il pasticcino.
    QUATTRO CHILI IN 10 GIORNI A PASQUA.
    Faccio un centro ingrassante a casa mia!
    Saluti da una calabrese che odia l’indivia.

    1. ahahahahahahahah
      no vabbé io me l’ero cavata bene a natale con solo 2 kg.
      comunque per ora io ho chiarito con la mia famiglia, allora per non ferirli faccio così: quello che non riesco a ingerire a pranzo lo faccio mettere nei tupperware e me lo porto per la cena. oppure lo metto in valigia e lo porto a milano.
      cioè lo diluisco in tipo 1 settimana.

  17. Divertente come sempre…mi faccio sempre delle grasse risate leggendo il tuo blog!!Comunque hai pienamente ragione al sud è un’altra cosa:una volta durante una cena con i parenti del mio ragazzo terrone ho dichiarato di non mangiare mai il pane durante i pasti e il risultato è stato agghiacciante,tutti mi guardavano con una faccia disgustata mista alla compassione…in più non so che cosa abbia il cibo al sud ma i chili che prendi lì non li togli più!!!

    1. ahahahahaha ecco!
      grazie! queste testimonianze esterne sono fondamentali per corroborare la tesi. perché non son mica solo io che le vivo certe situazioni.
      ps: comunque anche la mia famiglia ti avrebbe guardata con orrore…

  18. Mi ha fatto impazzire il tuo racconto perché è la descrizione perfetta di mia suocera, calabrese, che nemmeno un’ora dopo un pranzo fatto di antipasti misti (cavolfiori e cardi fritti, polpette di melanzane, melanzane sott’olio, carciofi sott’olio, sardella piccante, salamini vari, olive), pasta al forno riccamente condita, coscie di pollo ripiene, patate al forno e verdure varie, frutta, caffè e ammazzacaffè, ti chiede se vuoi ancora un cioccolatino e al tuo no mormorato a fil di voce mentre fai training autogeno per convincere il tuo stomaco che sì, quella quantità di cibo ci sta, non era troppa, risponde: “ma sei a dieta?!?”

    Comunque, mi accodo a chi chiede che razza di milanesi conosci!
    Io sono milanese (un po’ bastarda, non doc, ma comunque al 90% nordica) e sono cresciuta con cucina ricca e ipocalorica e il riso in bianco col parmigiano lo mangiavo solo quando ero malata (e anche lì tutto sommato preferivo il digiuno). Mia nonna, mantovana, faceva dei sughi tanto saporiti quanto unti, ai pranzi di Natale in famiglia se si era in 20 c’era da mangiare per 40 e se si era in 10 ce n’era per 40 lo stesso, con mia nonna che minacciava di non avanzare nulla. Quando preparo le lasagne al forno per 4 persone uso sempre una teglia da 8. Come dire… noi milanesi magnamo con gusto! 🙂

  19. 🙂
    Però, dai, non è colpa della geografia, ma della matematica: il problema non è nord o sud, il problema è che tu mangiavi nord + sud 😛 Mi riferisco ai mcbacon, alle patatine fritte e altre porcherie che nomini :))

  20. Dalle mie parti, Lazio abruzzese, quando il medico o qualsiasi pseudo salutista dell’ultim’ora ti viene a dire “se magni poco campi de più” si risponde “sì, ma che campi a fa?”. Riguardo il rapporto sesso-cibo ti dico solo che il piatto tipico del mio paese sono i “cazzarelli”. Alla goduria non si rinuncia. Mai.

  21. E da terrona io ti rispondo che ti faccio una statua perché non avrei saputo rendere meglio il ‘concetto’ – che poi fosse solo uno!
    Fai benissimo a sottoporre questi punti al tuo nutrizionista: se non capisce, ti conviene portarlo direttamente sul posto mentre indichi una per una le cose di cui sopra.

  22. Cibo e sesso…se fai l’abbuffata le conseguenze sono opposte.
    Col primo prendi calorie, col secondo le consumi.
    In effetti poi però dopo l’abbuffata di sesso vien fame quindi sei daccapo.
    Conta il metabolismo insomma.
    Rassegnarsi.

  23. Stò ridendo tantissimo…………..e mi hai fatto venire fame delle cose di Casa Mia: l’ultima volta che sono stata in Puglia una settimana ho messo su cinque chili! Tornata a Roma ho ricominciato con le zucchine.
    Ormai quei chili non ci sono più ma qualcune deve ancora spiegarmi perchè ci si ingrassa in un tempo 20 volte inferiore a quello che ci vuole per dimagrire! Un bacio!
    Ps a proposito di zucchine…..sono il mio pranzo oggi…

  24. Tanta solidarietà da vagina terrons pugliese in dieta. Tu mi capisci, allora, quanto soffro quando dico no ad un panzerotto. No. Ad un PANZEROTTO. Una parte di me muore ogni volta.

    1. non avrei saputo trovare un esempio migliore.
      il no al panzerotto è una cosa tremebonda.
      quasi quanto il morso alla puccia con uccelletti e patatine alle 2 di notte che ti offre l’amico che mangia come un porco ed è magro.

  25. HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!

  26. Vagi, accidenti a te! Credo tu mi abbia uccisa.
    Ho appena letto di seguito i tuoi due ultimi post e la mia mente infame li ha miscelati insieme in modo che risultassero letali.
    Riassumendo: per me casa è dove mia madre mi curava la dieta :’).
    E’ mancata da ormai poco più di due anni e mi manca tutto. Era fissata con il mio peso e, in quel modo strano e talvolta agghiacciante, mi dimostrava tutta la sua cura, il suo amore, la sua preoccupazione attraverso il suo prepararmi pasti sani, conditi a crudo, con l’olio d’oliva “che è più buono”, con i suoi sughi “freschi con un po’ di basilico, che se si cuociono troppo sono pesanti e ti fanno male”, con le sue verdure a portar via che “lo so che odi cuocertele, allora te le faccio io. Mi raccomando, mettile subito nel freezer, così ti durano”.
    La continuo a fare, la dieta, per lei più che per me, ma non è più la stessa cosa; non c’è più quella componente d’amore vero che sa un po’ di fissazione e che non sa come altro esprimersi. Faccio una dieta in memoriam.
    Ora che non c’è più lei, quando vado a mangiare da mio padre vedo che si gode la soddisfazione, e forse si toglie il dolore, di mangiare finalmente come gli pare, il cibo è più saporito ma sento lo stomaco più vuoto.
    Che assurdità i punti di vista, eh?

  27. Una delle ultime volte che mi sono recato oltre cortina appenninica dai parenti terrons il dialogo è stato più o meno questo:

    – Umbertì chettepiace magnà?
    (sguardo interrogativo, assente)
    – Mboh…lasagne.
    – Eppoi chettemagni?
    – Ehm, parmigiana?

    Inevitabile risultato, primo lasagne, secondo parmigiana.
    Banco di dentici per mio padre perchè “al Sergione piace il pesce”.

    Lo ricordo ancora, avevo 15 anni, li ho adorati tutti.
    Elettroshock, amperaggio fuori scala per me.
    Grazie.

  28. Mi accodo nello sfatare il mito del cibo del nord ipocalorico: sono di Verona e posso garantire che tra risotti unti (ebbene si, possono essere unti anche loro), soppresse e salamelle con polenta e vini di ogni tipo è difficile rimanere a dieta anche qui. Aggiungo poi che avendo la madre veronese e il padre napoletano l’impresa è titanica!! Unti del nord e del sud uniti!! Altro che elettroshock!!

Parla con Vagina, Vagina risponde

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