IL Prof

Scrivere è l’unica cosa che faccio da tutta la vita. L’unico gioco di cui non mi sono stancata mai.

Quando andavo alle scuole elementari, la maestra ci fece scrivere un tema su come vedevamo il nostro futuro. Ero logorroica già allora e il tema venne fuori di 5 o di 6 colonne. Lo portò a casa per correggerlo, insieme a tutti gli altri. Il giorno dopo disse in classe, davanti a tutti, di averlo dovuto leggere a suo marito e di essersi commossa. Mi aveva messo “Doppia Lode“, addirittura. Chissà che bel futuro, avevo immaginato.

Alle scuole medie avevo una prof che leggeva i miei temi a quelli delle classi più piccole. E che aveva brevettato un voto superiore all’ottimo, il “Lodevole“, perché secondo lei “ottimo” non era abbastanza per i miei temi. Si sparse la voce nella scuola, per cui io diventai “Lodevole” per tutti. Ovvio che nessuno alle scuole medie poteva limonarsi “Lodevole“, se anche non avessi avuto i capelli corti e crespi e gli occhiali da vista con la montatura dorata e le lenti rotonde, che invece avevo. Quella prof mi obbligò anche a partecipare a un concorso tra scuole, indetto dall’Arma dei Carabinieri, pensa. Quindi ho fatto un tema sugli sbirri e sono ovviamente arrivata prima. Avevo 13 anni e tornai a casa con una targa d’onore e una copia dell’Enciclopedia Virtuale Encarta ’98. Ve le ricordate le enciclopedie virtuali? Quelle in cd-rom? Erano una cacata atomica, ma ci facevano sentire troppo avantgarde. La mia compagna di banco delle medie, che era una che i temi li copiava dal temario, povera stella, mi propose di acquistare il mio quaderno dei temi. Io ovviamente rifiutai perché l’arte non ha prezzo, si sa.

Poi iniziò il liceo (insensatamente scientifico) e ad ogni compito di italiano il mio voto era il più alto della classe, mai inferiore all’8. Anche se scrivevo cacate. Anche se studiavo il minimo indispensabile. Niente. Iniziavo ad arrendermi all’evidenza: ero un mago della parola, l’Arthur Rimbaud dei poveri, non c’era niente da fare. Tutto finché non arrivò il terzo superiore. Cambio dei professori. E finalmente, a giudicarmi, il primo uomo. IL prof.

Primo compito in classe: 5 e 1/2. Uno shock. Ancora oggi quando ci penso mi dolgono parti assai intime dell’ego. Ma come?! Io?? Sotto la sufficienza? In italiano?

IL Prof mi disse che era un bel tema ma era fuori traccia, molto semplicemente. E, in fondo, chi minchia ero io, per decidere di parlare d’altro? Quanto indisciplinata potevo essere, per non rispettare nemmeno l’argomento della discussione e avere la presunzione di intortarmi chiunque?

Incassai e portai a casa e per tutto il resto dell’anno oscillai tra il 6 e 1/2 e il 7, che era una roba per me incomprensibile, perché più mi sforzavo di essere brillante e più non mi premiava. Mi diceva che ero narcisista, che inventavo le parole manco fossi Umberto Eco. E più negavo il mio narcisismo, più il mio risentimento mi tradiva.

Mi diceva che ero troppo complicata, che lui non riusciva a comprendere, che per farmi capire da lui avrei dovuto imparare a scrivere in maniera più semplice, perché evidentemente lui non era abbastanza intelligente per leggermi. Il tutto con un sorriso sarcastico indimenticabile, di chi sa che ti sta scorticando nel vivo e tu non puoi fare nulla se non subire. Lo detestai abbastanza, ricordo. Senza contare lo smacco davanti a tutti. Cioè tipo che Frecciagrossa e Braciola presero più di me, voglio dire, parliamone. E poi, scusa, com’era possibile che il mio modo di scrivere fosse piaciuto a tutti, fino ad allora, e solo a lui no?

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Poi, pian piano, lasciai che il mio orgoglio si sgonfiasse e iniziai a seguire i suoi consigli. Provai ad ascoltare. E capii quello che voleva dirmi: che essere bravi a scrivere vuol dire farsi capire da tutti, arrivare, e che si può fare poesia anche sui pidocchi. Che crescere significa comunicare agli umili, oltre che ai colti. Che non avevo bisogno di ostentare la mia approfondita conoscenza di tutte le parole più recondite dello Zanichelli.

Lentamente, smisi di essere quella che ero stata fino a quel momento. Semplicemente, crebbi. E, negli anni a seguire, IL Prof iniziò a gratificarmi, proprio quando non mi aspettavo più che lo facesse.

Fu sempre molto distaccato nei giudizi, sia chiaro, anche quando molto positivi. Senza pathos, con quella lucidità virile che era mancata ai miei insegnanti precedenti. E continuò sempre a pungolarmi, naturalmente. Mi diceva che ai compiti in classe sceglievo sempre la traccia di attualità perché non studiavo letteratura. Mi diceva che il giornale scolastico che avevo creato con i miei amici era il migliore che ricordasse, ma che nei miei articoli c’erano troppe parolacce.

E poi, l’ultimo anno, al secondo compito in classe mi mise 10. Ne aveva messi un paio nella sua trentennale carriera. Era entusiasta, lui. Lo disse a mezza scuola, che mi aveva messo 10. Prima ancora che lo sapessi io, lo sapeva Laura, la bidella del mio piano. Quando ci consegnò i compiti, a me non disse nulla. Mi sorrise appena. E basta.

L’unica cosa che ricordo della traccia è che si parlava di Norberto Bobbio. Il commento del Prof, sotto il voto, era sulla maturità delle opinioni, sull’efficacia dell’esposizione, sulla completezza del pensiero. O qualcosa del genere.

Mi portò anche alla maturità con 10, sebbene avesse ragione lui, su tutto, sul mio narcisismo ma anche sul fatto che non studiavo letteratura. Agli orali mi fece una domanda sull’Inferno, l’infame, programma del terzo anno per capirci. Ma io risposi, in qualche maniera, per opera e virtù dello spirito santo. E, finiti gli esami, mi scrisse una mail, IL Prof. Mi disse che era orgoglioso di essere stato mio docente per 3 anni. E io, in quel momento, fui felice di una felicità così autentica che raramente l’ho riprovata negli anni a seguire.

Da allora è capitato di risentirci e un paio d’anni fa io e Frecciagrossa lo abbiamo incontrato alla processione pasquale, a Taranto Vecchia. Abbiamo chiacchierato di cosa facciamo, dell’Ilva, del suo pensionamento, di quanto è cresciuta sua figlia. Abbiamo ritrovato IL nostro Prof, il libero pensatore che veniva in classe con la copia di Repubblica sotto al braccio. Che ci faceva parlare di attualità. Che ci faceva vedere Il Dottor Stranamore di Kubrick a scuola. Che ci insegnava, senza prosopopea, a diventare migliori. A cercare la bellezza. Ad amare la cultura. Che diceva la zeta in quel modo strano, vibrato, che ci faceva ridere come dei deficienti. Che ci fa ridere ancora, se ci ripensiamo, come dei deficienti.

Qualche giorno fa l’abbiamo ritrovato su Facebook ed è stata una grande carrambata. Mi ha scritto in privato e mi ha detto che sì, un po’ gli sono mancata.

Avrei voluto rispondergli che sapesse quanto è mancato lui a me. Che magari la vita fosse come la scuola. Che magari ci fosse un uomo intelligente e appassionato, sempre, a obbligarmi a diventare migliore. Che sono io che sono orgogliosa di essere stata sua allieva. E che se non mi avesse messo quel 5 e 1/2 non ci sarebbero state molte altre cose. Forse nemmeno questo blog. E che quella che sono oggi lo devo anche a quelle critiche personali che m’ha fatto da ragazzina, che m’hanno fatta rosicà d’un modo che voi non potete capire proprio.

E che sì, ci sono insegnanti che non si dimenticano mai.

E che sì, io, lui, non lo dimenticherò mai.

Invece gli ho soltanto detto che se ad agosto facciamo la tremebonda rimpatriata decennale con gli altri ragazzi, deve venire per forza.

106 pensieri su “IL Prof

  1. Non immagini quanto mi ha commossa leggere del tuo prof, è bello sapere che ogni tanto si trova qualcuno così appassionato del proprio ruolo da andare oltre la semplice assegnazione di un voto. Il mio prof di lettere è stato l’unico insegnante capace di vedere chi c’era dietro i miei occhiali, o chi avrebbe potuto esserci. L’unico che ha creduto in me quando nessuno lo faceva. Ogni tanto ci scriviamo, ogni tanto vado a trovarlo al liceo, ci prendiamo un caffè e ci scambiamo un po’ di disillusione. E quando vedo tutto nero, ricordo il solo gesto con cui mi abbia mai dimostrato cosa pensava di me: mi dava un pugno affettuoso sulla spalla e diceva “è roccia”. A volte vorrei che lo favesse ancora.

  2. Ho scritto di una prof un po’ di tempo fa. La temibile prof di Filosofia, 1.80 di donna che faceva tremare anche i muri. L’ho odiata e non le sono mai stata molto simpatica. Ma oggi come oggi le devo molto.

    E devo molto di più ancora al docente che l’ha sostituita l’ultimo anno. IL Prof, come dici tu. Che non voleva studiassi Psicologia e che mi difese durante l’orale della maturità dall’arpia esterna di Italiano. Ad anni di distanza, con il mio sogno quasi realizzato e rosee prospettive (eh, già!), mi scrive che è orgoglioso di me e che la mia tenacia e il mio ottimismo (ripagato) lo spronano a trovare IL SENSO nella vita.

    Eh, ma sono pochi i prof come i nostri, Vagy.

  3. Per il momento vado a cercare il CD rom dell’Encarta, che avevo rimosso e dev’essere in camera di mio figlio, sepolto tra stratificazioni di CD tarocchi di Jovanotti, magliette del Milan club, album di foto della gita di terza media. Che magari posso venderla su ibei.

  4. Poi tu fai come vuoi, eh?! Però io le cose che avresti voluto scrivergli gliele scriverei davvero. Chè dirsi le belle cose tra noi esseri umani è sempre un miracolo che fa stare bene più chi le dice che chi le riceve. Sono teatrale, lo so, ma penso sempre che domani possiamo non esserci più, io o qualcun altro, e lasciare parole belle non dette è un vero delitto.

  5. Sono una studentessa universitaria, e non potete capire quanto non vedevo l’ora di uscire dal classico, scuola che mi ha fatto dannare all’inverosimile per quanto pretendeva! All’epoca avevo la mia prof di latino e greco che vi giuro mi faceva tremare!! Adesso che sono vicina alla laurea, che sgobbo l’estate come tutti gli altri universitari, mi manca tantissimo quello che avevo, ma soprattutto mi manca lei. Perchè non ho mai più avuto il piacere di ascoltare una donna così appassionata in tutto quello che spiegava, qualcuno che mi facesse amare da matti una materia, una persona che mi spronasse quando smettevo di credere in me stessa. Quanto era bella la scuola, quanto mi manca… Grazie per questo bellissimo articolo vagi, mi hai fatto fare un salto indietro nel tempo ❤

  6. Io non lo ricordo un professore così…
    Però mi ricordo di quello di religione, un prete giovanissimo, allampanato e dinoccolato, con due orecchie a sventola, ma così a sventola che ci potevi appoggiare sopra la gomma da matita, quella bianca fasciata di blu, senza farla cadere.
    Mi ricordo del prof. di diritto, che si sentiva russare in classe da quanto era intensamente e drammaticamente palloso.
    Mi ricordo del prof. di ginnastica, un figaccione pazzesco, stavamo sempre a guardargli il culo, che alla fine si è sposato una figa da cinema e adesso lui ha la panza come un cocomero e un palco di corna che non passa più dalle porte.
    Ah, che bei tempi…

  7. Grande prof ha insegnato tanto anche a me. Ricordo ancora oggi il testo ” lo squarcio nel cielo di carta ” e la sua digressione pensando che il titolo del giornaletto scolastico venisse da quello…( ma non era così )

  8. Parlando dall’altra parte della cattedra: sì, queste sono gratificazioni grandi, immense, anche per chi, di mestiere, si dedica all’ardua (a volte impossibile) missione di spargere e diffondere un po’ di cultura tra le nuove generazioni… Bel pezzo, Vaggì,

    Rendl

  9. Carissima,
    è poco che seguo il tuo blog..e ogni volta mi chiedo “quando uscirà il prossimo articolo?”.
    Questa volta però hai, secondo me, dato il meglio. Mi hai commossa, perché anche io sono stata come te. Una secchiona. Anche io al terzo anno (ragioneria), ho cambiato prof.
    Era sempre una donna. Nel primo tema, mi ha messo così tanti commenti e annotazioni rosse, che quasi non si vedeva più ciò che avevo acritto

  10. scritto. Che nervoso! Però, grazie a lei e a molte altre, sono migliorata e cresciuta.
    Un abbraccio,
    Giò

    Ps: ho scritto dal cellulare e sono piuttosto impedita..infatti ho dovuto fare ben due commenti 😉

  11. Ed ora cominci a maturare anche nel blog. Da almeno un paio di articoli a questa parte. Ecco, pesca il meglio di te, magari diminuiranno i followers ma, forse, saranno migliori, davvero più interessati.

      1. Mi sono messo nei panni del prof ….credo gli farebbe piacere sentirsi dire quanto hai scritto (a voce, o tramite scritto non cambia), anche se ritengo possa averlo intuito. Ecco, credo di aver espresso più chiaramente il mio pensiero (scevro da fumi dell’alcol)

  12. Vagy!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Ma per caso alle medie eravamo gemelle?No perchè la tua descrizione fisica assomiglia spaventosamente alla mia dell’epoca; ero la secchiona, quella che nessuno invitava alle feste ma tutti chiamavano se c’era un compito in classe, così alla fine facevo rispondere a mia nonna per dire che non c’ero. Da piccola volevo fare l’insegnante, da grande ci sono riuscita ora quello che mi manca è una classe.
    Il mio professore di italiano delle superiori era un’uomo eccezionale, poichè ad andare bene in classe eravamo in due durante le sue lezioni di storia o di italiano ci contrapponeva ( io e Luca, entrambi competitivi, sempre a gareggiare per il voto migliore ), e ne nascevano degli accesissimi dibattiti dato che io e il tizio in questione non andavamo affatto d’accordo!
    Ok il mio prof si stava laureando in psicologia, quindi ho il sospetto che un tantino ci studiasse, ma andava bene.
    Quello che di più bello ha fatto per me lo ha fatto durante l’ultimo anno delle superiori. Mia zia, per me una sorta di sorella maggiore è morta a 39 anni, lasciandoci due bambini, e io ho iniziato a non andare più a scuola, inventavo una scusa con i miei e tornavo a casa ad aiutarli….finchè preoccupato dalle troppe assenze non ha chiamato per riprendersi la sua studentessa preferita. Devo dire che come psicologo era molto bravo già allora perchè mi aiutò tantissimo. Sai una cosa? Un mese e mezzo fa sono tornata a scuola per ringraziarlo!

      1. Scusami Franz ma scrivevo da un cellulare di corsa sul treno strapieno per fiumicino . Il mio compagno legge i miei sms e spesso mi chiede che cosa ho scritto. Sono una prof ma lo confesso, volevo scrivere la tesi con carta e penna perché litigo con la tecnologia!

  13. Mmmm….stessa cittá, stesso liceo e a vedere dalla foto anche stesso prof…stesso commento sui miei temi, anche….solo che io non me ne faccio ancora una ragione….sarà forse per le insensate dissertazioni politiche in classe..

  14. E’ successo anche a me qualcosa di simile. Portata in gloria fino al quarto liceo da tutti i prof e le maestre di italiano. Poi mi arriva lui. Secco secco, occhialuto, scorbutico. Sei e mezzo il primo tema. Un colpo allo stomaco, uno smacco indimenticabile, il mio cuore mancò qualche battito, ne sono certa. Col tempo le cose migliorarono. Lui mi insegnò che scrivere non è solo un esercizio di stile. Scrivere è vivere, comunicare, condividere, viaggiare e soprattutto attraversare confini. Confini entro i quali ero comodamente rimasta fino ad allora. Sul mio tema di maturità scrisse come valutazione “ti sei superata”. Imparai ad amare lui di un amore maturo, uno di quelli che dura per la vita. E’ stata la prima persona che non si è accontentata del mio essere brava e brillante. La prima persona a mettere in discussione quella che credevo di essere. La prima persona a rendermi migliore e farmi capire che non bisogna mai darsi per scontate.
    Con questo tuo post me l’hai fatta rivivere. Grazie Vagina! 😀

    1. Può capitare che si cresca e ti venga comunicato all’improvviso da un tuo vecchio compagno di scuola che il tuo amato prof di italiano non ci sia più. .. eccome se capita! Non lasciamo indietro cose che andrebbero fatte ora. Poi magari non c’è più tempo.

  15. Ed ho pianto. Punto. Forse perché, da “prof in prestito”, ho portato la mia prima classe agli esami di terza media ed in quei giorni pensavo anch’io di quei Prof. così importanti e di quei prof. di cui, semplicemente non ci si ricorda più, perché ci hanno lasciato poco.
    https://ilakali2010.wordpress.com/2014/06/27/ultima-campanella-2/
    Hai incontrato un grande Prof. che sicuramente sa anche quello che non gli hai detto, perché lui è IL Prof.

  16. cazz son prof anche io! (di matematica e sai com’è…) e da pochi giorni ho preso la sudata abilitazione… ma la cosa più bella del nostro mestiere è proprio lasciare un segno nei nostri ragazzi… forse il mio non sarà così importante, ma l’altro giorno su FB una mia ex alunna mi ha detto che le manco e che sono la migliore… piccole soddisfazioni e tanto tanto affetto per questi cuccioli (tremendi) che stanno crescendo (medie!)
    Immagino il tuo Prof: a sentire queste parole sarebbe ripagato da una vita di sacrifici.
    Mi hai fatto, ovviamente, piangere…

  17. Leggere questo post Vagy mi ha fatta tornare a vecchi ricordi…anche io ero bravissima nei temi… e si che in prima elementare mi rifiutavo di scrivere…finchè un giirno la maestra ci ha fatto vedere il cartone di Cenerentola ci ha detto di scrivere la storia…ho riempito 6 pagine di quaderno e poi non ho più smesso! Alle medie scrivevo di nacosto mentre i prof spiegavano, al punto che mi hanno sequestrato penne e quaderni…
    Ma sopratttto, scrivere mi ha aiutata sempre ad affrontare i periodi difficili della mia vita. Senza scrivere, sono certa che sarei finita in una casa di cura per malattie mentali 🙂
    È vero…a volte certi NO ci fanno crescere. Il tuo prof ha fatto questo con te. Sicuramente quel 5 e mezzo ti ha spronata in positivo….sapeva che eri da 10 ma voleva che tu tirassi fuori la vera Te. Questo è quello che un vero insegnante deve fare. E a quanto pare..tutto ciò ha dato i suoi frutti! 🙂

  18. Io ho ricordi meno nitidi avendo fatto il liceo molti anni prima di te.
    Ricordo però che andavo malissimo in tutte le materie; non studiavo mai poi rimediavo gli ultimi due mesi o a settembre. Un anno però non ce l’ho fatta e mi hanno steccato anche perché avevo sfondato quota 100 assenze.
    Non scrivevo se non sotto tortura ma in compenso leggevo praticamente qualsiasi cosa non fosse un testo scolastico, figurati che a 16 anni avevo già letto Mann, James, Proust e Musil (di quest’ultimo capendo un cazzo, ma è un altro discorso).
    Consideravo i prof un branco di sfigati, figurati che al prete di religione avevo detto che volevo farmi musulmano ! A mia discolpa va detto che erano anni (77-80, Liceo Andrea D’Oria) in cui non si rispettava granché l’autorità.
    Qualche mese fa ho casualmente incontrato la mia vecchia prof di greco e le ho detto che ho un blog: mi ha scritto in una mail che non mi avrebbe mai creduto capace (30 anni fa) di scrivere più di due frasi consecutive in italiano corretto e che il mio blog la diverte e adesso lo segue. Pazzesco.

    1. Grande te Olchansky :).. uau autodidatta. Vagy gratifica il prof.. Anche io ne ho nel cuore pochi, MA MI HANNO RESO LA PERSONA CHE SONO.. alcuni li vorrei “asfaltare”. Spero, anzi, so di avere preso dai migliori.. ;). Speriamo che alla fine di concorsi e tirocini ci sia sta cattadra 😛

  19. Incontrare dei veri Maestri sulla nostra strada, è una delle fortune più incredibili ci possano capitare nella vita.

    Perosne capaci di bagnare, fertilizzare e prendersi cura di un campo che, apparentemente, non sembra seminato.

    Così, con lenta cura, il talento che era nascosto tra le zolle, può fiorire in tutto il suo splendore.

    Bella Vagi!

  20. Viva i prof che ci insegnano a guardare in là, oltre il nostro naso e dentro al nostro cuore, viva!

    Poi: hai talento, è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che proprio non vogliono vederlo, ecco, va da sé, è anche sotto i loro occhi. Punto. Baci.

  21. Ma tesoro, io ho avuto la stessa identica esperienza, però con la matematica. Se in terza superiore non fossi stata ADDIRITTURA rimandata in matematica, oggi non sarei ingegnere. Ci sono certi professori che ti cambiano davvero la vita, e sono i soli ad essere degni di essere chiamati Prof. Con la P maiuscolissima.

  22. Certi professori sono da amare tutta la vita, come io amo ancora la mia prof di matematica! Uno che ti fa vedere il dott. Stranamore è un grande

  23. Brividi ogni volta che ti leggo. Piacere misto a commozione e partecipazione, e come la tua maestra delle elementari, ogni volta avverto la necessità di leggerti ad alta voce, condividendo i tuoi pensieri con chi mi é accanto, con chi conta per me… Perché sono i miei stessi pensieri, solo che tu dai loro forma e colore, li metti nero su bianco, e lo fai in un modo straordinario. L’insegnamento de IL professore ha raggiunto la meta, direi. 💗

  24. Anche io ho una “insegnante buona” nel cassetto. Quella di italiano delle elementari.
    A lei devo molto, senza probabilmente sarei oggi una persona diversa.
    E’ venuta a mancare da poco, ma nei miei ricordi ha un cantuccio tutto suo che preservo con amore ed infinita tenerezza.

    Meno male che ci sono ancora persone che trasmetto il proprio amore e la propria passione per il sapere, che ci sanno ancora criticare in maniera costruttiva per aiutarci a crescere.

    :3

  25. Io alle elementari dopo che Maria la mia compagnia di classe mi aveva rubato il buffo avevo fatto un tema ad hoc su Dio e il Furto. Il mio maestro era un ex prete, e quindi siccome aveva difeso Maria io ero molto arrabbiata e già da piccola avevo capito che se hai davanti un ottuso non devi allinearti ma usare il suo linguaggio per comunicare. Ecco poi ho capito che non serve a nulla. Mi aveva dato INSUFFICIENTE che Maria non era una ladra e non si scomoda Dio per le bugie che prove non ne avevo. Certo perché io, i miei occhi, non erano prove a sufficienza se la ladra ha gli occhioni blu, le trecce bionde ed è già gnocca a 8 anni eh? Un’altra lezioni di vita.

  26. Anche io ho avuto un maestro d’arte eccezionale. Peccato che poi mi abbia infilato la lingua in bocca e le mani altrove. Cosí anche il bel ricordo che avevo di quegli anni lí s’è sporcato insieme alla mia innocenza. Bel post però. Mi sono immedesimata.

  27. Premetto che mi sento un pò deficiente a commentare un post di luglio in ottobre, ma credimi, non potevo evitarlo!
    Mi riconosco ardentemente nella quasi totalità dell’articolo, soprattutto perchè a me lo “shock” è accaduto circa una settimana fa, quando io, adolescente fermamente convinta finora, dai miei trascorsi ragionevolmente brillanti in italiano d’essere la Nora Roberts/Milena Gabanelli della nuova generazione, ho beccato un votaccio indicibile in un tema; grazie a te, ora ho un’idea del modo in cui reagire!
    Ho quasi 17 anni, e ho speso per intero il week-end a spulciare il tuo archivio. Già ti conoscevo, essendo un’affezionata Cosmo-addicted, ma ora credo che le mie giornate avranno un tocco di brio in più grazie alla tua frizzantissima e spregiudicata penna!
    Ti saluto e ti mando un bacio, E.

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