Casa Mia

Sono rientrata dalle ferie una settimana fa.

Potrei scrivere di quanto sono stata bene, degli arrosti di carne, degli amici di sempre, del sole, della birra Raffo, dell’impepata di cozze mangiata alla ripa di mare al tramonto, dei vicoli giallognoli di Taranto Vecchia, di mia zia che mi ingozza di burratine, dello spirito che resta giù quando vai su, dei saluti in stazione che ti stracciano l’anima e ci fanno una ratatouille di nostalgia e insofferenza, e dubbi iperbolici, e domande retoriche sul senso di vivere in funzione delle bollette da pagare invece che degli affetti da amare. E tutte quelle altre cose che ho già scritto milioni di volte.

Tutto vero. Ma c’è dell’altro. C’è che, per una lunga serie di vicissitudini personali, la mia famiglia si è trasferita in Abruzzo e la mia casa di Taranto è stata messa in vendita. E voi capite bene come ciò non abbia giovato al mio equilibrio sopra la follia.

Così l’ultima sera, prima di partire, subito dopo che Frecciagrossa mi ha riaccompagnata e poco prima di rientrare, mi sono fermata in giardino. Ho fumato un paio di sigarette, da sola, al buio. Con il silenzio tutto intorno.

Forse è stata l’atmosfera, o forse le sostanze leggermente psicotrope che avevamo assunto, ma sono riuscita a vedere un sacco di cose, per la prima volta, con chiarezza, con onestà, in uno di quei trip ultra-introspettivi che siamo solite farci noi vagine nate sotto il segno del pippone mentale.

Ero lì, seduta sui tre gradini che conducono alla porta d’ingresso, e salutavo casa mia. Alle 4 di notte. Da sole. Io e lei. E le ho confessato un casino di cose.

Le ho confessato che la guardo mentre si spoglia di tutto ciò che l’ha abitata e che non mi piace vederla così. Le ho confessato che mi sbatte abbastanza l’idea di non avere più una casa a Taranto in cui tornare, che può sembrare strano, giacché ormai vivo 11 mesi all’anno da un’altra parte, ma che non c’entra una minchia, perché io amo quei mattoni e quelle mura, in quella città, sempre, anche quando sono a 1000 km di distanza.

Le ho spiegato che è come se tutto si rimpicciolisse. E’ come raccattare oggetti e ricordi, decidere cosa buttare e cosa portare con sé, per andare avanti, da un’altra parte. Decidere cosa è davvero essenziale e cosa non lo è. Per proseguire. Perché la parola chiave è “proseguire”, mica tornare indietro. E che l’unico problema è che io non so cosa sia essenziale. Non so cosa vorrò eliminare e cosa vorrò tenere. Non lo so se vorrò buttare i diari del liceo, oppure i 10 peluche che ho in camera, che mi hanno regalato amici e ziti, che a me i peluche m’hanno sempre fatta cacare, ma quelli no, quelli sono i reduci, sopravvissuti a tutti i raid anti-peluche che si sono succeduti negli anni. Non lo so se avrò lo spazio per conservare tutte le fotografie di quando le fotografie ingombravano ancora, di quando i rullini si sviluppavano. Dei viaggi in famiglia, delle settimane bianche, delle gite scolastiche, delle estati da adolescenti, quando eravamo piccoli e avevamo una fretta ridicola di sentirci adulti.

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Le ho spiegato che quando lei, casa mia, non ci sarà più, io tornerò comunque a Taranto, ma che per quanto io possa raccontarmela non sarà la stessa cosa. E che, certo, come dice mia madre, la casa non è un luogo ma uno stato d’animo (anche se lei non lo dice in modo così filosofico) e la fanno le persone che ami, non le pareti. Tutto vero, sacrosanto persino. Però io lì dentro, dentro casa mia, ci ho riso, ci ho pianto, ci ho fatto l’amore le prime volte, ci ho ascoltato i Nirvana a palla, ci ho passato pomeriggi a studiare e nottate a scrivere fanta-stronzate decadenti, ci ho organizzato feste, ci ho guardato film, ci ho scartato regali a Natale e uova di cioccolato a Pasqua. Sempre, per tutta la vita.

Il fatto, però, è che la vita va. E basta. E nemmeno gli immobili sono immobili per davvero. Neanche quelli sono per sempre. E forse non ha senso continuare a far finta che tutto sia uguale. E forse crescere significa accettare che le cose cambiano.

Cambia tutto, in verità. Cambiamo noi, cambiano i nostri difetti che peggiorano, le nostre esigenze ormai conformate alle metropoli in cui siamo andati a vivere, in cui siamo emigrati. Cambiano i nostri amici che hanno sempre più impegni istituzionali. Cambiano i nostri genitori che invecchiano, e quindi iniziamo a portare loro a cena fuori o al mare, invece che andarci solo tra amici, perché lo sentiamo che il tempo passa, che i giorni son pochi, che non abbiamo mica il privilegio di vederli ogni weekend. Cambia tutto. Gli ex amanti che si sono sposati e hanno figliato. Le comitive in cui non ci si parla più. Le famiglie. Non è vero che le cose restano uguali. Quelle importanti si adattano, evolvono, ma tutto cambia.  E vendere casa è solo l’estrema dimostrazione di questo. Un’evidenza che mi obbliga ad accettare che anche la mia vita è cambiata e che gli eventi non si possono fermare. E che forse essere intelligenti significa lasciarsi trasportare dal flusso, o quanto meno non opporsi ad esso. Non continuare a guardare dietro, ma guardare avanti. Cercando qualcosa di bello nell’orizzonte, anche quando appare desolato, anche quando ci spaventa. E muoversi verso quel punto. E, strada facendo, scoprire che succede.

Perché sì, insomma, ce lo siamo dette, tra me e lei, che c’ho una paura fottuta del futuro, io. Dei dolori, delle perdite, delle malattie, delle frustrazioni, delle delusioni, della solitudine. Paura di non farcela come vorrei, di non avere la forza di cambiare. Paura di non essere in grado di costruire una relazione e una famiglia, dedicando ad esse tutta la cura che meritano. Le ho detto che io di questo cazzo di futuro non mi sento mica all’altezza e che faccio finta che non arrivi, faccio finta che non ci sia. E che forse, se invece che temerlo e negarlo, lo accettassi, il futuro, con tutto ciò che comporta, potrei provare a costruirlo. E accoglierlo con più entusiasmo, qualunque esso sia. Perché, in fondo, nel passato non sono mica successe solo cose meravigliose, né nel futuro succederanno solo cose di merda. E poi, le ho detto, provare tutta questa nostalgia feroce mi spossa, e non mi fa nemmeno consumare calorie.

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E che quindi sì: mi rimarrà la gioia di averla abitata e vissuta con le persone a cui tengo di più. Di aver costruito tra le sue mura una famiglia piena di affetto e di rispetto, di amore che trascende i ruoli e diventa puramente umano, personale, con pregi e difetti, onori e oneri, fiducia e fragilità. Mi rimarrà il suono delle risate nelle notti d’estate con i miei amici, delle giocate a zumpacavallo nella tavernetta a Natale, delle partite a Monopoli coi miei cugini da piccoli, del salone apparecchiato per il pranzo della domenica, delle mountain bike con cambio shimano nel garage, dei poster di Leonardo Di Caprio appesi in camera a 12 anni. Mi rimarranno le puntate di X-Files viste con papà sul divano alla domenica sera, il telefono Swatch sul comodino della mia camera, quello che si parlava anche usando la base, il caminetto acceso, il falso pepe che perde troppe foglie, la cantina ribattezzata “Silvio Pellico” nel gergo domestico, le lamentele di mia madre per il disordine, le sigarette fumate sul dondolo dopo il mare.

Mi rimarrà tutto ciò che conta di più. Il resto lo dimenticherò. E magari è giusto così.

L’ho salutata così, casa mia. Promettendole che da settembre, oltre a regolare il mio bioritmo, rismettere di fumare e andare da oculista/dentista/ginecologo/dermatologo/endocrinologo, oltre a tutto questo, guarderò avanti. O, per lo meno, più avanti che dietro. Portando con me una valigia più piccola. Senza paura di perdere pezzi. E con il coraggio di conquistare nuovi ricordi.

128 pensieri su “Casa Mia

  1. Che bel pezzo! Complimenti!

    Mi sono addentrato profondamente nei tuoi pensieri che si sono sorprendentemente sovrapposti ai miei in molti punti. È proprio così… Niente resta immutato tranne il cambiamento. Ogni cosa si evolve, tutto si risolve in altro… Tutto si adatta e guai a restarne fuori. Per il futuro: nessun rimpianto, nessuna nostalgia e tanta gratitudine per aver avuto una casa, una famiglia, tanto amore, tante risate e avventure.

    Ho lasciato casa mia 10 anni fa, ci sono stato malissimo ma, adesso non ci penso più. Anche se…, nel tardo pomeriggio di ieri ero seduto in macchina e stavo chiacchierando con una persona… Quando ho avvertito un forte profumo di oleandro e improvvisamente sono tornato ad essere un bambino che correva come un pazzo su una bici sgangherata… Sentivo le risate dei miei amici e la voce di mia madre che mi chiamava dalla finestra. Mi sono venute le lacrime agli occhi. Erano lacrime di gioia. Avevo avvertito lo stesso identico odore di oleandro che nei tramonti estivi invadeva la strada di casa mia. È stato un attimo ma è stato fantastico.

    Buona notte

    1. Vagi, i miei l’anno scorso hanno mollato casa in Puglia per andare a vivere definitivamente in Sicilia.
      Anch’io ricordo di aver chiuso tutta la mia roba, diari del liceo, foto, pupazzi in scatoloni e di aver osservato bene tutta la casa prima di ripartire dopo l’ultima estate pugliese. Ho fumato in balcone, ricordando fra tutti i momenti anche le mille sbombazze fumate lì fuori con mio fratello grande in piena notte mentre i miei dormivano, parlando di sogni e paure.
      Sono rientrata in quel paese da allora, lo faccio ogni anno… tutto è cambiato, la cosa più triste è passare per quella via e guardare la tua non più casa dal basso e pensare… “adesso di chi sarà?”, oppure attraversare le strade con una valigia che non si svuoterà mai, praticamente sentirsi ospite in un luogo che ti appartiene.
      Tutto è cambiato, ma nulla è perso. Per fortuna le presenze che amiamo rimangono lì, a prepararci il divano letto quando ce n’è bisogno.
      Il fatto che vivo fuori mi ha molto aiutata nell’affrontare il cambiamento.
      Insomma, tutto questo lungo papiro per dirti che ti capisco, e che hai descritto nel dettaglio quello che ho vissuto, ma non mi stupisco, sei molto brava a raccontare ed esprimerti.
      Ciao ciao vagì 🙂
      Buona Vita

  2. Oggi pomeriggio ho provato una cosa simile,portando via tutte le mie cose nel silenzio assordante di una casa in cui non abiterò più ma dove lascerò gli affetti più cari,quelli veri. Che dire..la vita è fatta così,momenti belli e felici alternati da momenti di merda a garganella..ecco,a 43 anni riparto quasi da zero,e se a te fa paura il futuro,io mi caco sotto al pensiero. Ma tant’è!

  3. Ciò di cui ho più paura è proprio il futuro, il tempo. Tutto sembra scorrere indipendentemente da me, tutto tranne quello che dovrebbe restare. Odio vivere nei ricordi, odio amare solo i momenti passati e rifiutare quelli presenti. Ma la vita va così. Da oggi mi tufferò in una nuova avventura, e sto tremando dalla paura. Tutto, ogni cosa, appare più grande di me. Mi sento come catapultata in una strada senza fine, colma di ostacoli, curve; non so ancora in quale direzione andare, non so ancora se sto percorrendo la strada giusta. Ma ho dei sogni. E mio nonno diceva sempre che “i sogni alimentano il cervello, e ti conducono verso la via a cui è affidato il tuo destino”. I miei sogni mi parlano ogni notte; sento una voce dentro di me che mi detta la strada da seguire e forse questa è l’unica speranza che ho per non perdermi, per guardare quel futuro che ha le sembianze di un “mostro” gigante e continuare a camminare, nonostante le ombre che ti uccidono l’anima, nonostante le paure, i brividi, il terrore di non farcela, di non essere mai all’altezza. Ecco. Da oggi, mi tufferò in una nuova avventura ma lo farò con questa nuova sensazione nel cuore, la consapevolezza che, nonostante tutto, la strada della vita deve essere scoperta, visitata, superata, in modo tale che quello che oggi ci appare più grande, domani sarà solo un microscopico batterio scoperto per caso in una notte d’estate.

    Grazie per avermi fatto scoprire questo sentimento, da oggi mi sento più forte per affrontare la vita.

      1. Non ascoltarlo!! Se tu sei adulta, noi cosa dovremmo essere? Cariatidi? Sei ancora una bimba con i suoi poster di Mirko di Licia in cameretta …..

  4. Sono uscito di casa a 26 anni e dodici anni fa è stata venduta con tutti i miei ricordi dentro, oltre ai miei dischi, i giochi e la collezione dei miei biglietti dei concerti. Ancora adesso i miei sogni sono ambientati lì, dopo 20 anni non riesco a liberarmene nonostante mi sia fatto una nuova famiglia. Ti sono vicino, sarà dura. Vivere lontana da casa non sarà stato facile ma il pensiero di ritornare nel tuo nido ti dava la forza di non pensarci. Mi dispiace, prima o poi doveva capitare.

      1. La notte appena passata idem. Ho sognato che vivevo in quella casa con mia moglie e i miei figli. Non me la scrollo di dosso.

  5. Senza fiato.Io non ho dovuto abbandonare definitivamente case – anzi sono andata a vivere da sola un annetto fa – ma anche nel “mio” nuovo rifugio l’ansia da prestazione per il futuro mi assale.E’ proprio vero,però, che “in fondo, nel passato non sono mica successe solo cose meravigliose, né nel futuro succederanno solo cose di merda”.Grazie!

  6. Questo non è decisamente un post da leggere il primo settembre, di lunedì mattina. Mi hai fatto venire un nodo alla gola come se in quella casa ci avessi abitato pure io. E tutti quei discorsi sul passato e sul futuro, Dio, come li capisco. Forse le cose brutte del passato, semplicemente, si dimenticano. E’ per questo che restiamo così attaccati a qualcosa che abbiamo già vissuto. In bocca al lupo per il tuo futuro, che, sono certa, sarà splendido come il mio. Dobbiamo solo trovare la forza di non averne paura.
    Un bacio Vagi cara.

  7. 1) Ogni cambiamento ha qualche lato positivo. Sotto il profilo gastronomico, per quanto la burrata sia deliziosa, ti segnalo di non mancare, quando raggiungerai i tuoi al domicilio bruzzico, una cospicua porzione di locali arrosticini.
    2) Anche io ho viaggiato il 24 su Freccia Bari-Milano. Forse che ci siamo incrociati e non lo sappiamo ?
    3) Ribadisco “Il futuro ci tormenta, il passato ci trattiene, forse per questo il presente ci sfugge”. Buttare le zavorre di ciò che è stato e non farsi menate sul domani tanto sarà quello che sarà, comunque. Non sono fatti miei, ma ti consiglio di non tornare mai più davanti a quelle casa e in quella via, così te le potrai ricordare com’erano. Se ci tornerai potresti perdere perfino i ricordi, cancellati da cose che non sono più “quelle cose”, ma altro che è venuto dopo. Io ovviamente quell’errore l’ho fatto.

  8. Sto piangendo…
    E’ bellissimo ciò che scrivi, lo sento moltissimo.
    Pure io sto cercando di crearmi “nuovi e bei ricordi”, altrimenti rimango imprigionata nei vecchi (che, chissà perché, sembrano tutti favolosi!) e non vivo il presente e mi viene l’ulcera e continuo a rimuginare/rimungnare/rimuginare.

    Anche io, a breve, cambierò casa.
    Dall’alloggio in cui sto a una bella casa per la nostra bella famiglia.
    Ma non è la stessa cosa di quando ho lasciato casa dei miei…lì si che c’è voluto un pò per “somatizzare”.
    E nemmeno voglio pensare al giorno in cui dovrò venderla!

  9. Io saro’ anche indisciplinata che leggo il tuo blog in orario di lavoro, ma tu non ti vergogni a farmi venire i lucciconi davanti a tutti i colleghi?!

    Un abbraccio pieno di comprensione e affetto virtuale, grazie per le belle cose che scrivi! 🙂

  10. forse il punto è che i ricordi ci seguono, sono quello di cui siamo in parte fatti e dovrebbero essere bagaglio ma non zavorra… forse! Perché anche io devo scegliere se conservare o no i miei diari del liceo con i discorsi fatti per iscritto con la mia compagna di banco nell’illusoria sensazione di non essere “sgamate” dalla prof. di turno, o e quella penna scarica che però ha scritto tante cose o i libri e mentre penso a quanto io sia legata alle cose (e non è bello, credo!) e al loro valore sentimentale, penso anche agli ambienti, al fatto che sono quelli delle mie feste, dei pianti, dei baci, delle telefonate lunghe anche tutta la notte (col telefono swatch proprio come il tuo) . E mi dico che le cose importanti le portiamo dentro di noi ma è una verità a cui non riesco a credere del tutto, anche se ci proverò!

  11. La casa dei miei (chè io non riesco più a chiamarla casa mia) è lì da un bel po’ di generazioni. E’ stata costruita nel 1807, sasso dopo sasso. Negli anni ’50 è stata comprata i miei nonni e da allora è rimasta alla nostra famiglia. Ristrutturata, cambiata, rimaneggiata. Ma ogni volta, al mio ritorno, è sempre lì, sempre lei. Non credo di poter capire a fondo il tuo stato d’animo ma posso immaginarlo.
    E quindi niente, Vagy, ti sono vicina.
    E cerca di ricordare che magari, un giorno, proverai la stessa sensazione di attaccamento per un’altra casa, con altrettanti (diversi) ricordi.
    Il futuro fa paura, ma spesso è un’àncora di salvezza.

  12. Mi sento così affine a te che a volte penso che non sono io a provare davvero certe emozioni leggendoti, ma che tu sia una scrittrice talmente empatica da far sentire con così tanto coinvolgimento ciò che provi.
    O che forse siamo tutti un pó uguali.
    Almeno noi che ci “psicoanaliziamo” così tanto. Che dirti la metafora della valigia è sempre quella. Abbiamo tutti quel bagaglio, sta a noi scegliere come portarlo. A volte ci sono i carrelli, come negli aeroporti. Un abbraccio

  13. Ti leggo con piacere da ben prima che diventassi ‘Memorie di una vagina’, e spesso mi sono rivista nei tuoi post. Da abruzzese che un paio di anni fa si è innamorata della bellezza malinconica di Taranto, so che avere le tue radici altrove sarà faticosissimo. Ma mi auguro che la tua famiglia possa stare bene nella mia terra (dalle foto delle vacanze penso di aver intuito che si trasferiranno proprio nella mia provincia), che sa essere amara, accogliente, malinconica, calorosa, inospitale a giorni alterni. Un abbraccio

    ps: tornata dalle vacanze, qualche anno fa, trovai la birra Raffo al Conad. Fu una delle soddisfazioni più immense della mia vita…

  14. C’è una cosa però: potrai vedere i tuoi un po’ più spesso! E l’Abruzzo è bello… Mi rendo conto che tutto ciò è leggermente off-topic

  15. Parlare con una vagina non è che sia il massimo della mia ispirazione vitale (il mio rapporto con essa è di altro tipo…), essere risposto poi potrebbe scaturire in me convulsioni incontrollate e turbamenti notturni.

    Ma qui siamo in una grande parafrasi, quindi faccio finta di parlare con una persona vera…

    Condivido i tuoi pensieri, profondi, malinconici dettati da una sensibilità acuta degna di una vagina appunto. Il pene non ha di questi riflessi…è troppo vanitoso e pieno di autostima.

    Crescere a volte rende tristi, pensierosi, preoccupati…con la fronte rugosa, peggio se si hanno figli! Ma mi sembra di capire che tu non abbia ancora patito le doglie della gravidanza.
    Io personalmente convivo con la mia maturità tramite sbalzi d’umori degni di un adolescente, ecco perchè ti capisco…un corpo quarantenne con l’animo da quindicenne, pensa che roba!

    Non disperarti, si fa presto a cancellare i ricordi, peggio se provengono da un infanzia come la nostra vissuta in un sud paese che poco aveva da offrirti se non una nostalgia canaglia (come cantava il buon Albano…).

    Se può confortarti io ho vissuto più di dieci anni a Bologna e da quattro sono ritornato in terronia con tutti i ma e tutti i se, nonostante lavoro, amici e famiglia non manchino all’appello.
    Quindi…la casa nostra ideale è ovunque noi vogliamo che sia, ovunque noi desideriamo che porti ricordi, gioie e dolori…senza dimenticare mai che la nostra felicità è la felicità degli altri. 🙂

  16. che piangere! e’ vero, guardare avanti, lasciarsi trasportare dal flusso…perche’ e’ cosi’ difficile? perche’ ci piace tanto guardare indietro e crogiolarci in un passato a ripassare ostinati contorni che sfumano?

  17. comprendo molto bene la nostalgia che provi ma credo che tu abbia ben compreso il concetto di: show must go on! A natale ho dovuto dire addio alla casa dove ho trascorso la maggiorparte dei miei natali, su a merano, in sud tirolo… la casa della nonna. Una nonna che ho conosciuto molto di più dopo morta che quando era viva, quando potevo parlarci, un grande rimpianto… ma…the show must go on.

    Non posso dire di avere dei bei ricordi di questi natali poichè era un continuo litigare con mia madre tuttavia ecco, quella casa faceva parte della mia vita.

  18. Anni fa, quando ero ancora sposata e i miei figli erano piccoli, i miei vendettero La Casa, quella di Bologna, per comprarsi una bifamiliare dove vivo tutt’ora, nel mitico zaiesco nordest.
    Non glie l’ho mai perdonato, perché anche se dopo decenni (sono un po’ lenta a fidarmi,) ho imparato ad apprezzare il Veneto e i suoi abitanti, per me La Casa era quella là, al quartiere Navile di Bologna.
    Non è proprio vero del tutto che “Home is where your heart is”, e mi dispiace contraddire la tua mamma.
    La Casa è tutto quello che hai ben detto tu, e il futuro che ci si costruisce altrove non basta a mantenere il nostro precario equilibrio.
    Ho sofferto quando ho dovuto portare le mie carabattole qui al nordest, benché amassi l’uomo che avrei sposato.
    Ho sofferto quando i miei si sono trasferiti qui facendo tabula rasa della mia cameretta coi peluches d’ordinanza.
    Torno di tanto in tanto a Bologna e mai in questi anni ho avuto la forza di andare a salutarla, quella casa di cui ricordo ancora l’odore e i rumori, la sua voce e i profumi meravigliosi della cucina.
    Ho sofferto come una bestia quando poco più di un anno fa ho dovuto svuotare la casa dei miei, morti entrambi a un anno e mezzo di distanza uno dall’altra. Ho pianto e imprecato e buttato, regalato, venduto, qualcosa ho tenuto ma una casa, la mia di oggi, non poteva certo contenerne un’altra. Eppure quella sofferenza è diventata una malinconia, ma il dolore dell’uscire per l’ultima volta da una porta è legato indissolubilmente alla casa di Bologna.
    Tornerai a Taranto e non fare il mio errore: vai a salutarla, la tua Casa. Il futuro, Vagy cara, è qui, ogni ora è futuro. Conviene navigare a vista, di questi tempi, sai.
    Non avere paura, mai.

    Ti abbraccio.
    Zia

    P.S: per le tue nozze tutto ciò che vuoi, ma non ti sposare con un uccello verde in testa. T’o bbbrucio appena ti vedo,

  19. Non so se è perché oggi sono triste di mio, un po’ per il periodo della mia vita, un po’ perché mi sono giunte delle notizie tristi e crude, un po’ perché quando le cose succedono agli altri poi ti portano a pensare alla tua di situazione, un po’ perché questi pensieri li avevo già fatti tempo fa. Comunque ho iniziato a leggerti e a piangere a dirotto.
    E mi serviva.
    Ancora una volta ti ringrazio di avermi letto dentro e di avermi fatto legger dentro.
    So cosa significa dire addio ad una casa, anche se ha fatto parte di te solo per pochi anni, non immagino quanto faccia male dire addio alla casa dove sei cresciuta e dove tutto (o quasi) è successo. E quello che fa più male, citando una mia coinquilina è “passare di qua e non poter salire a vedere com’è”. Però dò ragione a Dovesei. Per un po’ ho evitato, se ci ripassavo, di passarci di fronte, di fare quella stessa strada. Poi ho capito che ogni tanto mi avrebbe fatto bene (se mai fossi tornata ancora in quella città) andare a salutare quella casa, quello che abbiamo vissuto dentro e quella persona che ero, quando ci vivevo. Perché una cosa è certa: quello che è stato, non ritorna. Quello che conta non è materiale, ma è dentro di noi. E tu lo sai. D’altronde chi meglio di noi profughi sa far stare tutto in una, massimo due valigie?!
    Un abbraccio e buon rientro.

      1. Il magone fa parte di noi. Come tutto quello che comporta questa vita seminomade (per me). 😀 E alla fine di quest’anno per me sarà giunta l’ora di passare alla città (e casa annessa) numero 4. Vediamo se sto giro è quella buona. Sennò, sai, credo di aver ormai imparato come funziona. E tutto ciò fa crescere più in fretta e con più “brutalità”, ma non sai quanto mi mantenga giovane. 🙂
        Un abbraccio dalla fredda, piovosa e nebbiosissima (no, non Milano) Germania! :*
        PS Renditi conto che tu almeno l’estate l’hai vista. Io ho dimenticato cosa sia. 😦

  20. Non ho mai cambiato casa o città non posso capire per ciò cosa possa significare o comportare tutto quello che stai attraversando. Da 32 anni (ne ho 35!) vivo nello stesso appartamento che ha cambiato faccia mille volte ma in cui qualcosa del suo stato precedente è sempre rimasto. Negli ultimi 10 anni in cui lo abitato da sola è sempre stato un cantiere aperto esattamente coerente con il mio modo di vivere! Oggi non è altro che l’accumulo dei ‘reduci’ rimasti dalle mille mode e facce che ha affrontato insieme a me, nei giorni bui e di tempesta e nei giorni più splendenti. Miscugli di stili e stati d’animo diversi che ad mi rappresentano tutti, sono tutti una parte di me che sia esso un ricordo o che sia un bisogno latente che solo oggi riesco veramente a capire.
    Quello che ti posso garantire è che anche se rimanessi nello stesso posto il cambiamento non potrebbe non fare parte della tua vita, che sia esso espresso o non espresso non puoi impedirti di cambiare, è fisiologico, è sano esattamente come lo è lo spavento che lo accompagna. Il cambiamento avviene anche rimanendo nello stesso posto non lo puoi impedire anzi non puoi farti il dispetto di non farlo avvenire. Hai cambiato città e sicuramente stile di vita (immagino!), ti sei messa già in gioco 11 mesi fa e non importa i motivi per cui lo hai fatto ma sei li, sei già nel pieno del tuo cambiamento, prendi la corrente giusta e buttati a capofitto, vivilo a pieno e goditi anche la nostalgia che questo comporta, prendi le vecchie foto, i vecchi poster di Di Caprio (che anche io avevo!!) i vecchi libri e portali con te in questo nuovo viaggio, per quanto sia piccola una casa c’è sempre un angolo giusto per una cassapanca in cui racchiudere i nostri ricordi più preziosi da avere sempre a portata di mano!! Quelli che vuoi conservare ma che ti rendi conto che non appartengono al presente che stai vivendo, prenditi una pausa da questo futuro ogni tanto e riapri la cassapanca perchè è vero che non si può tornare indietro ma è anche vero che a volte per andare avanti qualche volta bisogna anche saper tornare sui propri passi e scoprirai che ogni volta che lo farai il paesaggio cambierà completamente perchè tu cambierai che lo desideri o meno, che ti faccia paura o meno ovunque ti trovi e con chiunque tu sia

  21. Mi hai fatto capire cosa mi fa cosi tanta paura quando sento i miei che dicono di voler andare a vivere nella casa popolare della nonna, noi siamo in affitto in realtà quindi ho già cambiato casa, ma questa volta sarebbe diverso, in questa casa ho studiato per il diploma, ho imparato a fare l’amore, a nascondermi sul mio balcone per fumare, in questa casa ho visto mia sorella maggiore indossare il suo abito da sposa, ho visto crescere il mio cagnolino di 3 anni, ho pianto in gran solitudine tutte le mie delusioni e in questa casa ho fatto mangiare e dormire il mio primo nipotino di 5 mesi….ecco è questo che mi fa star male quando penso di dover lasciare questa casa, tutto quello che c’ho vissuto.

  22. Ti leggo da sempre ma ti scrivo per la prima volta. Ho provato cosa significa cambiare casa e ho provato cosa significa star lontano da casa. Come te credo profondamente nel sollievo che possa dare saper di avere un posto proprio, in cui si è cresciuti, in cui tornare, seppur pochissimi giorni all’anno. Quando questo non c’è più restano però le persone che continuano ad abitare i posti più importanti, quelli che nessuno potrà mai toglierci. In bocca al lupo vagina! E grazie per quello che mi hai regalato leggendoti in questi anni 🙂

  23. Vagi sei una grande…
    Non solo fai ridere a crepapelle, sai pure far commuovere scavando(ti) dentro.
    Questa è la vera profondità…
    In bocca al lupo per tutto!

    F.

  24. Cara Vagy, è vero…nella vita le cose cambiano, indipendentemente dalla nostra volontà, e ci tocca dire addio a cose, persone, storie…anche a chi pensavamo ci avrebbe accompagnato per la vita…è una realtà del cazzo ma è così.
    Per fortuna però ci sono cose che restano…la famiglia, i tramonti sul mare di agosto, l’abbraccio di un vero amico. Cose che rendono la nostra vita speciale, a prescindere da tutti i cambiamenti….
    Cambiare a volte fa paura, specie quando senti che gli anni passano e ti sembra di avere la sensazione che le possibilità si restringano…pensi che il tempo inizi a toglierti qualcosa ed invece è proprio quello il momento di iniziare una nuova strada….
    Io fino a pochi mesi fa pensavo di aver fallito tutto e di aver gettato nel cesso gli ultimi 10 anni della mia vita e poi, senza preavviso, si sono aperte come per magia nuove strade e nuove inaspettate opportunità….e non ci avrei creduto nemmeno se me l’avessero detto. Voglio dire….la vita è pazzesca, per anni pensiamo di essere destinati va viverla in un certo modo e poi lei ti cambia le carte in tavola così… da un giorno all’altro….
    La tua cara vecchia casa rappresenta la vecchia te…e salutandola hai salutato te stessa…ma la nuova Te è lì, pronta a proseguire…
    Un abbraccio

  25. Mmmmm… anche la mia casa materna non c’è più si sono trasferiti dopo che mi sono sposata. Quella nuova non è la mia casa. E’ la loro. Non ci ho mai vissuto, non ci sono ricordi miei. E’ molto difficile. Nel tuo caso cambi anche regione…Ma forza cara…

  26. Bellissimo complimenti! Io ho lasciato casa mia circa 4 mesi fa per seguire l’amore oltre Manica e nonostante io non mi penta assolutamente della scelta che ho fatto, la mia famiglia, i miei amici e il mio Friuli mi mancano ogni giorno. Ho dedicato un post del mio blog proprio a loro ed è stato uno dei più letti: http://www.luana-abroad.co.uk/le-persone-partono-le-vere-amicizie-restano/
    Prima o poi ritornerò in Italia perchè, nonostante sia in crisi e le cose non migliorino, rimane sempre CASA MIA.

    Un abbraccio

    Luana

  27. Prima o poi tocca a tutti lasciare un pezzo di vita da qualche parte…..ho passato tre case ma la mia prima casa rimane la più bella, coi ricordi più belli con quegli amici con i quali si hanno i primi giochi…e tornare da quelle parti è sempre un tuffo al cuore

  28. Sei incredibile!!!!!! Mi ritrovo praticamente in tutto…..la lontananza da casa e la nostalgia DIVORANTE, ancora più acuta dopo i rientri, mi annuvolano la vita nordica, che è quella che ho scelto…o che mi è capitata…..quella presente insomma!! L’abbandono di CASA, del proprio tempio poi, deve essere tragico, tragico e per fortuna che scrivi e trovi il lato comico della tua tragedia interiore….perché solo chi vive a metà può veramente capirti e capire cosa significa sentire il richiamo di quella vita che si è lasciata, non si sa bene quando nè come nè soprattutto perché, come se un pezzo fosse sfuggito alla logicità delle cose e ci si ritrova così, con tutte le ansie e le paure amplificate…quando si sa veramente cosa significa “casa”!!!
    Grazie per questo tuo blog, continua a scrivere per alleviare le tue e le nostre sofferenze del nostro mondo a metà!!!!!!
    Serena

  29. Ne ho cambiate di case, parecchie, certo quella della cameretta con fratello annesso (nel mio caso), ma anche quella dove hai passato le vacanze per molti anni, scoperto cose, aperto finestre.
    Eppure più che ricordare le case vorrei avere la brusca capacità di scrivere un post finalmente pieno di futuro e svuotato di passato come il tuo.
    Abbatterli i muri di quelle case, vederci attraverso, riuscire ad aprire un sorriso sereno che duri almeno un pò.

    Ultime due righe da cornice, ultimi sei mesi da abbraccio accademico.

    Semper Fi
    Lupo

  30. Vagy,lo so ti capisco, ho cambiato casa anch’io, e ogni volta che passo di lì sento un piccolo brivido. E’ come aver vissuto due vite, quella prima e quella dopo. Qui non ti posso raccontare tutte le vicissitudini del cambiamento, solo dirti che è stato a causa di due gravi perdite, una zia di 39 anni e una nonna di 64. Quindi si è vero casa è dove sono le persone che ami, e magari non subito ma prima o poi capirai che non è solo un modo di dire, è vero, ma rimane sempre la sensazione del ” prima e del dopo “, sopratutto se nella vita del dopo non ci sono due delle persone che hai amato di più. Un bacio grande grande! Ps guarda il lato positivo ora la tua famiglia è più viciana anche fisicamente!

  31. E’ incredibile quanto mi identifichi nelle tue parole.
    Lasciare la casa in cui sono cresciuta e ho vissuto per 19 anni è stato devastante… e ancora oggi, dopo 3 anni non sento questa nuova casa come la mia (sarà che ormai anche io, come te, sono 10 mesi all’anno nel grigio nord). E’ una sensazione strana ma è come un piccolo peso che si risveglia ogni volta che affiorano i ricordi di quei profumi, quelle abitudini, quegli odori che sai non potranno ritornare in un posto diverso da quello.
    L’importante è andare avanti, già… e se il futuro fosse così terrorizzante e incerto?!
    Grazie per quello che scrivi.. è sempre così reale.
    Buon rientro!

  32. sono Napoletana, ma da anni sono “espatriata” in provincia di Salerno, e per quanto continui a vivere in un ambiente molto simile al quello mio d’origine, sono solita dire di avere una casa ed una Casa…… la casa è quella dove vivo ora, la Casa è quella che mi permette di rivisitare il mondo che ho vissuto da piccola, quella la cui porta si apre sulle strade che hanno “subìto” il mio passaggio dalle scarpe blu (o bianche a seconda dell’occasione) con gli occhielli a quelle tacco a spillo 11 (e all’epoca non c’era nessuna zeppa salvapolpaccio, i nostri poveri piedi sopportavano e supportavano davvero la curva del tacco 11 :/ ) con tutti i “dintorni e i contorni”….

    analogamente, c’era una volta una casetta al mare nel cui cortile c’era

    “…un “coso” di cemento (?!? boh. suppongo di cemento 😕 ) rivestito di marmo con una forma particolare, una sorta di semicerchio, che sembrava fatto apposta per “semisdraiarcisi” e rilassarsi guardando le stelle, o ascoltando gli uccellini, godendo di un inevitabile venticello a qualunque ora del giorno e, soprattutto, al riparo dagli altri…….
    […]
    ma quanto mi piaceva quel “coso”! ho continuato ad abitarlo fino a qualche anno fa, e quando mi ci ritrovavo, semmai dopo un anno, il tempo sembrava fermarsi, e in qualche modo rincontravo tutte le me che ci si erano adagiate ed era un piacere rivisitarle tutte, quella ribelle, quella scontrosa, quella innamorata, quella addolorata, quella che sognava ad occhi aperti, quella che razionalmente non voleva che restare con i piedi per terra……

    quella che coccolava il “MOSTRO” che abitava la sua pancia……
    […]
    poi d’un tratto, qualche anno fa, PUFF! fine del “coso”…..
    e i miei pensieri? dove si fa l’inventario di fine anno dei pensieri?……. 😦
    […]
    certo, avessi un pezzetto di terra con un albero a disposizione, sarebbe l’ideale, ma l’albero non ce l’avevo (e continuo a non avercelo)….. e la terra dei vasi non era sufficiente! 😉
    avevo bisogno di spazio, di spazio nel cielo……
    ed eccomi qui……. a riordinare il mio traffico interiore…….”

    “ed eccomi qui……. a riordinare il mio traffico interiore”: tutto finisce, anche noi (io dico a mia figlia “conservatutto” che un giorno dovrà “buttare” anche me), ma per fortuna, quando siamo colti dalla nostalgia, quando abbiamo bisogno dei nostri punti fermi per continuare o per ricominciare in quel futuro che tanto ci spaventa, riusciamo sempre ad aprire quei cassetti dove abbiamo conservato le cose, le persone, le emozioni, e riusciamo sempre a trovare un nuovo spazio per rivisitarle…..

  33. Quando i miei genitori hanno deciso di cambiare casa è stato un trauma, ma, non per scoraggiarti, non l’ho mai superato. Sarà che è successo quando ero adolescente ma la casa in cui ho vissuto i primi 16 anni della mia vita resterà per sempre casa mia e, per dirla alla Muccino, come lei nessuno mai. Ti abituerai e smetterai di pensarci perchè appunto la vita va avanti ma nulla strapperà mai quel cordone che ti lega ad essa.

  34. sei molto brava, scrivi un libro e con i diritti d’autore conserva la tua cuccia… i giovani hanno diritto a conservare le proprie radici…in bocca al lupo per tutto…Angela

  35. Parafrasando uno spot pubblicitario…
    Dove c’è Geena, c’è casa 😉

    Mo’ ca tuern à Tarnd m’ salùt ‘u pond girevl. 🙂
    (solo chi è nato a sud del 45° parallelo potrà capire fino in fondo la parlata “quasi senza vocali” come scrivevi a maggio….)

    Nato in Sicilia da papà siciliano e mamma di Taranto. trapiantato a Bologna dalla tenera età di 2 anni e mezzo, mi sono sempre chiesto quale fosse casa mia e quali mogli e quali buoi fossero dei paesi U.E. ehm… miei. 😦

  36. Io sono convinta che una parte di noi rimanga nelle mura della casa. Quando avevo 8 anni avevamo traslocato, e la prima cosa che ho fatto nella nuova casa è stato chiamare la mia migliore amica e giocare a “obbligo o verità”, in modo da farci conoscere dalle nuove mura. Ma non è la stessa cosa.

Parla con Vagina, Vagina risponde

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