Come Fossero Falene

25 novembre:

Giornata Internazionale Contro la Violenza Sulle Donne.

E’ un mondo strano un mondo in cui esistono delle giornate per ricordare quei 3 concetti in croce che dovrebbero regolare l’umana civiltà. Cose come che non è giusto sterminare popoli in nome di un’ideologia razziale/religiosa/politica; oppure che l’amore è amore indipendentemente dall’orientamento sessuale; oppure che le donne non si ammazzano come fossero falene.

Io del femminicidio e della violenza ho già parlato, più volte, quindi non starò qui a raccontare della bestialità dei carnefici, dei numeri, dei trend positivi e negativi della serie: “Piazza Affari si sveglia con segno + stamattina, grazie alle azioni del femminicidio”. Non starò qui a parlare delle storie reali, dei nomi, dei volti, dei sogni spezzati, delle milze staccate, delle ossa rotte, della carenza di centri antiviolenza, dei buchi legislativi. Non voglio parlare del morso che prende lo stomaco ogni volta che si legge che ne hanno ammazzata un’altra, perché aveva l’ascendente sbagliato o perché su Facebook aveva messo like alla pagina di Gabriel Garko. E non voglio nemmeno parlare di quanto spesso, queste, non siano altro che tragedie preannunciate, che si compiono come manco le profezie di Nostradamus, in un tessuto sociale di fattura sempre più misera, sempre più sfibrato nella sua trama.

L’unica cosa che riesco a ripetermi, oggi, una volta ancora, anno dopo anno, è che bisognerebbe agire sulle cause, oltre che sugli effetti. Che bisognerebbe operare a monte, non a valle. Che bisognerebbe insegnare prima, non solo sensibilizzare poi. Che bisognerebbe educare alla bellezza, alla gentilezza, alla misura, all’autocritica, alla consapevolezza di sé, all’analisi.

L’unica cosa che riesco a ripetermi è che gli uomini che compiono queste azioni (che pure considero uomini di merda e mi spiace per il paragone tutto sommato offensivo per la merda, che in fin dei conti è una sostanza organica molto più dignitosa di questi soggetti), ecco l’unica cosa che riesco a ripetermi è che questi uomini sono figli di qualcuno. E che la cosa più importante che possiamo fare come donne è educare i nostri figli, con l’aiuto e la co-responsabilità dei nostri compagni, certo, ma con una sensibilità in più. Nostra. Di genere. Che, forse, nell’anno del signore duemilaquattordici, siamo tenute ad avere.

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Educarli emotivamente con estrema priorità al rispetto per tutti, incluse le donne (anche se alcune sono deboli, anche se alcune non reagiscono, anche se alcune si vendono, anche se alcune concedono, anche se alcune perdonano, anche se alcune si spogliano, anche se alcune giustificano, anche se alcune nascondono, anche se alcune accettano). Instillare e alimentare in loro una cultura sana: della non-violenza, del dialogo, della tolleranza, della dignità umana. Insomma, pilastri imprescindibili, l’entry level della civiltà, l’abc che forse abbiamo perso di vista.

Tipo che le donne non si guidano come fossero automobili.

Che le donne non si buttano come fossero vecchi jeans.

Che le donne non si usano come fossero un utensile.

Che le donne non si pesano come fossero vacche.

Che le donne non si scambiano come fossero scarpe.

Che le donne non si giocano come fossero una mano a Poker.

Che le donne non si nascondono come fossero debiti.

Che le donne non si addestrano come fossero cani.

Che le donne non si reprimono come fossero flatulenze.

Che le donne non si sostituiscono come fossero batterie scariche.

Che le donne non si ostentano come fossero un Rolex.

Che le donne non si comprano come fossero un decoder mediaset premium.

Che le donne non si giudicano come fossero tetteculoebasta.

Che le donne non si spengono come fossero una radio.

Che le donne non si smontano come fossero Lego.

Che le donne non si rinchiudono come fossero ostaggi.

Che le donne non si manipolano come fossero marionette.

Che le donne non si insultano. Che le donne non si mortificano. Che le donne non si ignorano. Che le donne non si assillano. Che le donne non si spaventano. Che le donne non si minacciano. Che le donne non si discriminano. Che le donne non si perseguitano. Non si maltrattano. Non si offendono. Non si picchiano. Non si emarginano.

Che le donne non si massacrano.

Che le donne non si stuprano.

Che le donne non si calciano. Non si spingono. Non si accoltellano. Non si strangolano.

Che le donne non si incendiano.

Che le donne non si sciolgono nell’acido.

Che le donne non si lanciano giù dal decimo piano.

Che le donne non si mutilano.

Che le donne non si fanno a pezzi.

Che le donne non si abbandonano nei fiumi.

Che le donne non si seppelliscono nei campi.

Che le donne non s’ammazzano come fossero falene.

 

*messaggio per la Lega Italiana Protezione Falene:

non ho nulla contro il succitato insetto e non ne ammazzo mai perché a casa ho le zanzariere e non entrano.  

105 pensieri su “Come Fossero Falene

  1. penso che una donna che subisce violenza si senta prima di tutto sola, annichilita di fronte al fatto che chi le amava (le amava??) ora, le usa come fosse uno sfogo permesso ai malumori del mondo, le uccide perchè non servono più, danno fastidio.
    Si sentono senza protezione da chi upra perchè è un divertimento diverso…

  2. tutto giusto……. tutto vero…… ma tu sogni, ragazza mia, tu sogni!!!
    guardati in giro, leggi ciò che scrivono gli “uomini”, guarda le foto che mettono di sé le “donne”, guarda i “mi piace” che cliccano gli “uomini”….. quelli e quelle preposti all’insegnamento, alla consegna dei valori di cui parli agli uomini di domani…… tutti con la bava alla bocca per un paio di cosce o un paio di tette….. tutte a far la gara per vincere la coppa della “mamma/maestra/casalinga/…. più sexi, più milf”……. tu auspichi una sana educazione sentimentale, ma come puoi pensare che chi non fa propri certi valori possa consegnarli, possa educare?
    però tu continua a sognare…… come faccio anche io…… e a fottertene della giornata della shoa, dell’amicizia, contro la violenza sulle donne….. fottitene perché solo quando non sarà più necessario parlare dei diritti dei più deboli, solo quando non bisognerà più istituire giornate speciali, solo solo allora queste brutture non esisteranno più……..

    1. cara paola, lo so. so che il problema è ampio e so che dipende da un abbruttimento culturale, sociale e civile quanto mai trasversale. però proviamo a pensare che è un po’ come dare il proprio contributo. chi ha gli strumenti per educare al bello lo faccia. ci provi. il più possibile. sempre. con i propri figli/nipoti/fratelli. con i propri amici. sembra evangelizzazione, invece è civiltà.
      un abbraccio
      v

      1. “proviamo a pensare che è un po’ come dare il proprio contributo. chi ha gli strumenti per educare al bello lo faccia. ci provi. il più possibile. sempre. con i propri figli/nipoti/fratelli. con i propri amici. sembra evangelizzazione, invece è civiltà.”

        io non provo a pensarci, io sono impegnata a farlo, perché non è solo civiltà, ma è restituire all’umanità il rispetto che merita
        un abbraccio a te ed un ringraziamento grande, per averci dato l’opportunità di confrontarci

  3. Completamente d’accordo con te, quando un Uomo (anche se un’essere che mette le mani su una donna, non è degno di essere definito tale) si comporta così, vuol dire che ha fallito tutto nella vita e che della stessa vita, fondamentalmente non ha capito nulla. Bisogna insegnare fin da piccoli, ai portatori di “pillino” che le Mamme, le Sorelle, le Amiche e le Fidanzate non sono ad uso e consumo delle loro frustrazioni di vita. Ci vuole rispetto, non mi stancherò mai di dirlo. Bisogna andare oltre il proprio naso, e se si vuole cominciare a cambiare qualcosa, si deve dire: “No, Io non ci sto” (frase di Scalfariana memoria, anche se da scindere completamente dal contesto).

    No alla violenza!

    P.s. Complimenti V!

  4. Non c’è nient’altro da aggiungere.
    E’ già triste di suo il fatto che abbiamo avuto il bisogno di istituire una Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne.

    Come se ci fosse una reale paura all’estinzione della specie, continuando così.

  5. Come forse ricorderai ho due piccoli maschi in casa, quello che mi sforzo di fare e provare spesso a far capire loro il Rispetto.
    Per le donne, per i più deboli, per quelli con la pelle diversa.
    Ci provo insomma, almeno creare uomini migliori è un inizio.

    Alcune eccezioni ammesse:
    I like su Gabriel Garko – non si può sentire
    Le falene- sterminio
    Il Pinza e la sua squadra – ho detto tutto
    😂

    1. senza offesa ma sentir parlare di due ragazzini come di due potenziali anzi possibili assassini stupratori e *ovviamente* non rispettosi…non so sembra che gli uomini siano animali. non so se ve ne rendete conto quando scrivete, ma siete parecchio sessiste.

      1. Non è questione di essere sessisti secondo me, più semplicemente se hai due figli maschi oggettivamente sono a rischio. Sta alla famiglia educarli al meglio.

  6. Quanta strada ci resta ancora da fare… Certo, se iniziassimo a fare un briciolo di “educazione sentimentale” fin dalle scuole ELEMENTARI, forse i nuovi uomini crescerebbero più civili ed educati, meno aggressivi e più rispettosi della vita altrui.

      1. Tòh! Un altro che si è svegliato credendo nelle favole. Viviamo in una società etero maschilista dove le donne vengono considerate degli oggetti sessuali in tutti i campi, perfino quelli ecclesiastici, in una società dove gli omosessuali non hanno gli stessi diritti delle coppie etero e tu invece credi ancora che siano solo fantasie comuniste-femministe. Se non credi sia giusto proteggere di più le nostre donne, le nostre mamme, le nostre figlie, al lavoro, nella vita di coppia, per strada, non so proprio che altro dirti.

  7. Approvo in pieno. E concordo pure con Metalupo. Il rispetto è alla base di tutto. E non bisogna insegnare che siamo tutti uguali. Ma che siamo tutti diversi ed è questo il bello e il divertente.
    Il problema è che al giorno d’oggi serve un capro espiatorio per tutto: dal perchè ti hanno cacciato dal lavoro al perchè tua moglie ti ha lasciato. Ed è sempre più facile incolpare e punire gli altri che sè stessi.
    Non possiamo cambiare il mondo, ma possiamo cambiare chi è vicino a noi, ed è questo che continuerò a fare.

  8. Lacrime, Vagy, lacrime vere leggendo questo post!
    Da stampare e appendere nei bagni delle scuole, nelle palestre, all’entrata delle discoteche, nei supermercati, negli uffici postali…
    Io ho un figlio di 4 anni, gli sto spiegando che uomini e donne hanno gli stessi diritti e doveri, che (a parte allattare, credo) quello che fa una donna può farlo un uomo, che se una persona è in difficoltà la si può aiutare senza per fornza aspettarsi qualcosa in cambio…
    Gli sto insegnado la gentilezza e la collaborazione e quando vedo i suoi piccoli gesti (passa lo swiffer mentre io stendo il bucato, porge un cuscino a mia madre mentre gioca con lui sul pavimento…) SPERO con tutto il mio cuore di andare nella direzione esatta.
    Domenica eravamo a pranzo con una coppia di amici gay e lui mi ha chiesto “X è il migliore amico di Y come Mario è il mio migliore amico, all’asilo?” E io gli ho risposto, molto serenamente, che Xed Y non sono amici bensì una coppia, che anche un uomo e un uomo si possono volere bene e deciderare di sposarsi/convivere, come possono farlo due donne.
    Lui mi ha guardato e ha detto “Come S e G, le tue amiche!”
    S e G sono due fra le mie migliori amiche e convivono da 5 anni.
    E’ molto importante per me che capisca ma soprattutto rispetti le altrui decisioni e le altrui vite.
    Il compito di noi genitori e di noi genitori è proprio quello di educarli all’amore ed al rispetto di ciò che li circonda.

  9. Quello che mi piace delle donne che conosco, è la loro capacità di trovare felicità negli angoli più nascosti e inaccessibili. È una cosa che manca agli uomini che conosco io. Così credo che le donne siano belle della bellezza che hanno scovato in questi cantucci, e gli uomini ne sono gelosi e diventano possessivi e violenti.
    Esistono bellezza e felicità, ma bisogna avere gli occhi per guardare. Come si può insegnare questo?

  10. Eh beh, tu dici bene, come vedi non è immediato per tutti.

    A una tipa che conoscevo anni fa, l’allora moroso ruppe il naso, lei ci rimase insieme (si lasciarono dopo anni per altre ragioni).
    Io presi uno schiaffo dal mio di moroso, dato non per fare male e per esasperazione.

    I rapporti umani non sono fatti di pesi con il bilancino dello spacciatore, la scazzata ci sta, l’impeto ci sta, quello che non so dove sia finito è il buonsenso.

    Per me, femmina 28enne di 1.82 per ehmehmcoughanta kg, non tutto ciò che fa parte del concetto di “violenza” è così tragico.
    A me quello schiaffo fece ridere e – dopo essermelo cercato – lo feci piangere due giorni dal rimorso.
    Se fossi stata io invece quella con il naso rotto, credo che quel lui non avrebbe più avuto un pisello con cui parlare nei momenti di solitudine.

    Come si fa a rimanere con qualcuno che può farci paura?
    Questo non lo capisco.

    Ok, scusa lo sproloquio ma sono in fila in banca e mi annoio.

    (Ammazzare le falena è molto difficile, sono resistentissime).

      1. Secondo me invece spesso non è paura, anzi: la paura dell’altro viene negata, forse per quella (quindi sì, penso mentre scrivo: sempre paura) di restare sole, di essere sbagliate, boh.

        Io, comunque, picchio duro.

  11. Non so cosa dirti, se non darti ragione, pienamente. C’è gente che davvero dovrebbe mettersi una mano sul cuore, ogni volta che accade una cosa del genere, poi guardare i loro figli colpevoli, durante l’ennesima diretta TV-spazzatura nella quale si difendono, poveri cuccioli, e sganciare un destro spaccamascella. Perché “Io non ti ho insegnato ad essere così, brutto stronzo. E fanculo il cuore di mamma.”

  12. sarebbe anche utile, però, una certa educazione anche lato femminile. Ad esempio, rendersi conto che quel bullo incazzoso che ti piace tanto un giorno finirà di fare il prepotente con tutti quelli intorno, e se la prenderà con te anche se ti tratta come una principessa ora.
    O che se ti dice come devi vestirti, chi dei tuoi amici ‘puoi’ vedere e quante sere la settimana ‘ti è concesso’ di uscire, lo devi mandare a cacare all’istante. E soprattutto, se una tua amica ti racconta queste cose, devi consigliarle di mandarlo a cacare all’istante non ‘beh vedrai che riuscirai a cambiarlo’.

    PS
    non è rivolto direttamente a te, immagino che uno così lo manderesti già a fare in culo. Ma molte donne no, e sono quelle che poi finiscono sui giornali. Nessuno era un orsacchiotto ieri e diventa un sadico violento possessivo oggi.

    1. “Nessuno era un orsacchiotto ieri e diventa un sadico violento possessivo oggi.”

      forse hai ragione, nessun orsacchiotto si trasforma in mostro, però capita fin troppo spesso che, come dice Pinzalberto, i mostri si nascondono sotto le spoglie del “bravo ragazzo”……. purtroppo si impara dopo che del bravo ragazzo troppo bravo bisogna diffidare….. non sempre, per fortuna…..

  13. uhm…. leggo risposte in cui si esprime il proprio consenso, in cui si spiega il proprio impegno con i propri figli….. io do per scontato che se siamo qui a leggere Vagina siamo più o meno sulla stessa sua linea….. anche io ho dei figli, tre, per la precisione, e sono grandi ormai, nel senso che hanno acquisito ciò che era fondamentale che facessero proprio, ovvero la coscienza di essere solo una parte del mondo, di esserne solo una piccola parte, e che tutto ciò che è altro da loro va rispettato come e più di loro stessi, non importa che si tratti di cose o persone o animali…. tutto ciò che è va rispettato….. ricordo che quando erano piccoli non ho mai permesso loro di staccare nemmeno un fiorellino da un campo anche se la loro intenzione era quello di farne un mazzolino da dare a me…. gli dicevo “soffrono se li strappi e muoiono prima…. lasciamoli lì e godiamo della loro presenza, non è necessario portarli a casa…..” ….. e per fargli capire il potenziale dolore che sentivano li invitavo a strapparsi qualche capello….. è stata sufficiente una volta….. mia figlia è nata e cresciuta a pane e walt disney e guardava i cartoni quando le compagne alle ELEMENTARI guardavano il grande fratello e quando tornava da scuola mi diceva che si sentiva “isolata” perché non sapeva di cosa parlassero le compagne ed io lì a spiegarle l’inutilità e la bassezza di quel reality e a dirle e a dimostrarle che nemmeno io lo guardavo ed ero “isolata” rispetto ai miei amici che ne parlavano, ma non per questo mi sentivo “meno” di loro….. ma purtroppo non è sufficiente, non basta l’impegno personale: escono, si confrontano, sono bombardati da “inviti” a disconoscere i principi che hanno ricevuto da piccoli e devono scegliere…… scegliere se essere sé stessi o omologarsi agli altri…. scegliere tra una via “dura”, in cui si scontrano con atteggiamenti e pensieri opposti o una via facile, quella in cui si partecipa ad una modalità che va ben oltre la goliardia….. se gli si riesce a far capire che il possesso non è l’obiettivo primario devono fare i conti con i coetanei che se non posseggono non riconoscono la propria identità….. e se scelgono di essere sé stessi paradossalmente vengono invitati con certo vigore dalla scuola stessa, dall’istituzione stessa, ad “essere più partecipi al gruppo classe”……. mi fermo, potrei scrivere pagine e pagine sulle assurdità e sui paradossi del mondo in cui vivono i ragazzi, ovvero i futuri uomini, con l’avallo dei genitori e delle istituzioni….. devo dire che finora mi è “andata bene”, ma sono cosciente che non bastano le parole che si son dette quando erano piccoli….. bisogna esserci, esserci sempre, anche quando “sembrano” grandi…… e bisogna “pulire” più a monte…….

    1. sono perfettamente d’accordo sul bisogno di esserci.
      Quello dei genitori è un lavoro ambizioso. Tu, in ogni caso, mi pare sia giustamente presente.
      Poi la sicurezza sul risultato non si può avere, può non bastare, come giustamente dici perché le variabili in gioco sono tantissime. però non potrai dire di non aver fatto del tuo meglio e questo, nel tuo ruolo, è il massimo, secondo me.

      1. quando metti al mondo un figlio ti cambia tutta la vita, tutta la prospettiva e sai che sarà per sempre…. non si può far altro che esserci…. o almeno si prova! 🙂

  14. L’ha ribloggato su Multiple evoluzioni quotidianee ha commentato:
    Che le donne non si insultano. Che le donne non si mortificano. Che le donne non si ignorano. Che le donne non si assillano. Che le donne non si spaventano. Che le donne non si minacciano. Che le donne non si discriminano. Che le donne non si perseguitano. Non si maltrattano. Non si offendono. Non si picchiano. Non si emarginano.

  15. Purtroppo da quello che si legge in giro molto spesso le madri difendono e giustificano i propri figli. Donne che accettano la violenza su altre donne e le colpevolizzano. Tutti abbiamo una madre, una figlia o una sorella, con che coraggio si perpetra tanta violenza?
    P.s. Il Lupo parla solo per invidia…..

  16. Per una volta-una proverò ad essere profondamente seria nel mio commento, che probabilmente risulterà impopolare.
    Premetto che sono totalmente d’accordo che una donna non si rinchiude, non si spintona, non si offende e via andare a tutto il campionario di orrori che tu hai ben descritto e che è il prodromo di quello che poi arriverà. Ma. C’è una domanda in me che resta sempre senza una risposta, e cioè perché esistono donne che persistono a tornare dal loro carnefice, fino a quando appunto non accade l’irreparabile. Giusto ieri sera guardavo una trasmissione su Rai2. Intervistavano una donna, età indefinibile ma sicuramente sotto i 40. Era lì a testimoniare la fortuna d’essere ancora viva dopo 10 anni di matrimonio con un essere che l’ha schiavizzata da subito, che era peggiorato dopo la nascita della prima figlia, che aveva continuato a tenerla semi segregata e poi brutalizzata all’inverosimile dopo aver saputo che era di nuovo incinta, e naturalmente a dire di questo essere il bambino non era suo, e giù botte e calci ma il bambino è nato lo stesso e lei sempre lì, pur avendo una famiglia disposta a proteggerla, pur avendo chiamato i carabinieri a seguito delle botte e delle violenze alle quali anche i bambini assistevano. Perché restavi? Domanda la giornalista? Non lo so, mi diceva che mi avrebbe denunciata per abbandono del tetto coniugale (reato che tra l’altro non esiste più, da anni.)
    Si è salvata perché un suo fratello è andato a prenderla in piena notte (dopo dieci anni!) e come un ladro l’ha portata via coi bambini.
    Allora io mi dico: ho due figli, un maschio e una femmina. A entrambi ho insegnato il rispetto verso il prossimo. A mio figlio ho insegnato il rispetto e il dialogo verso le donne che lo accompagnano, a mia figlia ho insegnato il dialogo e a pretendere lo stesso rispetto di cui sopra, e non mi resta che tenere le dita incrociate, ma fino a che noi donne, per prime, non saremo certe e convinte che il rispetto ci è dovuto, e che non è l’avere accanto un essere munito di pene e palle e peli che ci rende complete e rispettabili, ci sarà ben poco da sperare.
    E do ragione alla prima persona che ha commentato il tuo bellissimo post:
    ” tutte a far la gara per vincere la coppa della “mamma/maestra/casalinga/…. più sexi, più milf”.
    Forse non tutte ma ancora troppe. E se non è questo tipo di gara è l’ansia di restare “scoppiate”, che magari porta a mettersi in coppia con uno scelto ad minchiam. Molte, una volta sposate, abbandonano ogni passione, ogni velleità, ogni piccolo sogno, e magari si svegliano all’improvviso. Se gli va bene si fanno una infelice vita parallela, se gli va male perché hanno accanto un essere avulso al rispetto altrui, accade ciò che purtroppo leggiamo e ascoltiamo o vediamo coi nostri occhi di donne, lettrici, o conoscenti, o amiche, o sorelle.
    E’ un problema antico, quello della ferocia di certi maschi; ti racconto una breve storia. Una signora che conosco da anni, sessantaduenne graziosa, intelligente, grande lavoratrice, un figlio di 43 anni, due nipoti e un carattere parecchio chiuso, un giorno mi ha raccontato la sua storia. Sposata giovanissima “perché si faceva così, e lui era un bravo ragazzo”, poco dopo il matrimonio il marito inizia ad essere prima aggressivo, poi violento. Per niente, semplicemente perché la minestra era insipida o perché lei rispondeva a tono. Una sera la massacra di botte davanti al bambino, che all’epoca aveva 2 anni. Lei scappa, sotto un temporale, col suo bambino in braccio e senza nient’altro che gli abiti che avevano addosso. Si rifugia in un fienile e la mattina dopo va a casa dei genitori e poi dai carabinieri a denunciarlo, subito. Questa donna vive in un paese di 5000 abitanti ed era, all’epoca, senza lavoro. Aveva però una cosa rara: rispetto per sé stessa, e nessun timore del giudizio degli altri.
    Che poi i mostri esistano e abbiano madri conniventi è realtà, ma se non ci amiamo noi per prime, se non ci custodiamo noi per prime, se non ascoltiamo amiche, parenti, se ignoriamo segnali evidenti, se non chiediamo aiuto e continuiamo con la menata “lui cambierà” o “senza di lui che faccio”, il macello continuerà a ritmi sostenuti.

    1. Non è facile scappare dai mostri, è una guerra psicologica. Ti fanno sentire sbagliata, di meritartela qualche piccola punizione, ti creano il vuoto intorno, ti emarginano e ti rendono dipendente a lui. E come hai raccontato, non li riconosci subito, si mimetizzano con la maschera da bravo ragazzo.

      1. Esatto: ti fanno sentire sbagliata.
        A me è successo: semplicemente ero troppo giovane, cresciuta in una famiglia che mi rispettava, e io non vedevo che quello di lui non era rispetto, non ci volevo credere che fosse così davvero. Mi mettevo strati su strati di prosciutto sugli occhi, perché non ritenevo possibile che stesse capitando a me; credevo che il lavaggio del cervello avvenisse in un altro modo, non so, che capitasse altrove e fosse più riconoscibile. Ero giovane, appena madre, molto insicura, e lui sembrava così sicuro e sembrava avesse le risposte… le urlava così forte che dovevano essere giuste, no?
        Mi sono svegliata all’improvviso quando ho fatto due conti: niente più amici, niente più rapporti con i miei familiari, paura folle di lui, non sentivo più fame né sonno. Qualcosa non tornava. Non contava essere stata la più “intelligente” della classe, bravissima a scuola etc…
        A quel punto sono andata da un’avvocato, amica dei miei genitori, che mi ha detto “anche se non ti ha picchiata, questa è violenza”, e da lì ho ricominciato tutto.

    2. tutto giusto zia. è che penso che la risposta sia quella che ti hanno dato gli altri.
      quando parlo di educazione di genere, sulle donne, intendo proprio questo. la consapevolezza di ciò che siamo, di cosa ci legittima e cosa no. di cosa davvero ci serve. per carità, non che si possa insegnare tutto. alcune cose, anzi molte, si imparano sul campo e noi lo sappiamo bene. ma non c’è dubbio che noi per prime dovremmo imparare ad amarci.
      tolto ciò, però, nel caso specifico del femminicidio, credo scattino meccanismi interni, che attecchiscono sulla vulnerabilità che perdio tutte abbiamo almeno in alcune fasi della nostra vita e bon. la frittata è fatta.

  17. Ho scritto un post sul blog in merito a quanto gli articoli o i servizi riguardanti la violenza sulle donne mi sembrino inutili e scritti da persone che non hanno nemmeno la piú vaga idea di cosa voglia dire soffrire determinate cose. Il tuo é l’unico testo che non dice banalitá, anche nei commenti riesco a leggere delle riflessioni bellissime.

    Grazie.

  18. Brava Vagi, come sempre.

    Condivido l’accento che hai posto sull’educare – prima. Questa società manca sempre più di educatori, primi dei quali dovrebbero trovarsi in famiglia… famiglia? sta diventando una categoria vuota… ahimè… 😦

  19. Il fatto stesso che nel 3° millennio del nostro riferimento cronologico (la ipotetica nascita di una creatura mitologica ultraterrena) quello di cui parli sia un “tema”, una “problematica da affrontare”, ci rende, agli occhi di un alieno che ha attraversato l’Universo, una specie ai primordi simile alla visione che potremmo avere della scimmia con la clava di “2001 Odissea nello spazio”.

  20. Franz,la tua storia…é uguale alla mia!!!
    Io ne ho preso consapevolezza dopo anni, grazie a mia madre, due amici e uno psicologo.
    Dio, però, quanto é difficile togliersi quelle diavolo di fette di salame dagli occhi!

  21. Potrei parlare della società occidentale finto egualitaria e delle altre società dove la donna è palesemente sottomessa e la cui vita non vale nulla, di come fino al secolo e mezzo scorso in Sicilia si dicesse al momento del parto “nuttata persa e figghia fìmmina” (detto citato più e più volte da Camilleri nei suoi romanzi), ma la mia amarezza salirebbe alle stelle perchè ogni donna uccisa è una sconfitta per tutti noi, è un Universo che viene distrutto per sempre. Per cui preferisco mettere questi versi che trovai tanto tempo fa navigando su internet…..

    DAL TALMUD
    “State molto attenti a far piangere una
    donna,
    che poi Dio conta le sue lacrime!
    La donna e’ uscita dalla costola
    dell’uomo,
    non dai piedi perche’ dovesse essere
    pestata,
    non dalla testa per essere superiore,
    ma dal fianco per essere uguale….
    un po piu’ in basso del braccio per essere
    protetta,
    e dal lato del cuore per essere Amata….”

  22. tutto giusto. poi spero che un giorno qualche persona si ricorderà che in questo paese i morti ammazzati, anche se sempre da da altri uomini, sono per la stragrande maggioranza uomini.

    1. perdonami, ma cosa c’entra? qui non si sta parlando di persone vittime di omicidi in generale, qui si sta parlando della violenza che viene perpetrata ai danni di una “categoria” per mano di un’altra che per supponenza, “cultura” storica, arroganza, ecc sente di avere il diritto di affermare la propria volontà in modo violento…… qui si sta parlando d’altro!

      1. fammi capire. se un uomo uccide un altro uomo è meno importante perché non è questione di cultura storica?

        e poi la tua analisi sui motivi per i quali avvengono omicidi “in famiglia” mi pare come molte un po’ scarna

      2. se vuoi fraintendere, fai pure! ogni vita stroncata per mano di un’omicida ha il suo peso, il suo grande peso, a prescindere dalla razza, dal sesso, dal motivo, dal contesto storico/culturale, ecc….su questo non v’è alcun dubbio.
        Relativamente alla mia risposta, non mi sembra di aver detto che “se un uomo uccide un altro uomo è meno importante perché non è questione di cultura storica”! ho solo detto che non era questo il fulcro del discorso, come dire, se fosse un tema, che SECONDO ME sei “fuori traccia”! forse così è più chiaro

        per quel che concerne invece la mia analisi scarna, credo sia stata più che esaustiva quella di Vagina, pertanto superfluo ribadire da parte mia

      1. Non è pretestuosa. È che da da quando è stato coniato questo neologismo, dal gruppo Zanardo & Co, sembra che in Italia le donne vengano sterminate dagli uomini (categoria di cui faccio parte). E questa cosa detta secondo me senza un riscontro reale adesso mi ha davvero, come uomo, scocciato profondamente.

      2. Senti, io ho letto il post al link che hai forrnito. Ma se leggendo quello che ho scritto qua, mi rispondi con quel post, allora le cose sono due. O io non mi spiego o tu non hai letto. Perché non ne faccio una questione dell’ “anche voi donne ecc.’. Al massimo dell’anche noi siamo vittime di omicidi morti ecc. (ma è slegato dalla questione Femminicidio e più legato al fastidio su come ciò che colpisce gli uomini spesso non abbia importanza per la società: vedi morti sul lavoro, suicidi, ecc).

        Prova allora anche tu a leggere i dati che ho postato. Nell’articolo del fatto quotidiano c’è il senso del mio discorso.

      1. francamente mi pare che il livello della discussione sia da “Uomini e donne”. Ma se uno scrive <> io, di lui, che devo pensare? Gli devo togliere la patria potestà? Gli devo far fare un TSO? Ma le cose che scrivete le leggete? Le meditate un po’ prima?

      2. il testo tra virgolette di Metalupo era “Non è questione di essere sessisti secondo me, più semplicemente se hai due figli maschi oggettivamente sono a rischio. Sta alla famiglia educarli al meglio.”

      3. in un mondo dove do un occhio alle statistiche.non solo ai titoli dei giornali.per i quali, immagino, l’isis per esempio sta per prendere roma attraverso la breccia di porta pia.

      1. Ti dirò, ci sono due cose che mi fanno profondamente inalterare e non riesco a scherzarci su troppo: la pedofilia e la negazione dell’esistenza del femminicidio. Per il resto sono un cretino del web che adora sparare cazzate su wp e non si prende mai sul serio. Buona giornata.
        P.s. Chi nega un problema è perché ne trae un vantaggio. Rifletti su questa cosa.

      2. In realta’ anche chi il problema lo pone (e si inventa la parola femminicidio) magari ha da guadagnarci (corsi, presentazioni, esposizioni mediatiche, articoli sui giornali, ecc.). Rifletti su questa cosa.

        Ti do un dato purtroppo al volo ho trovato solo quelli del ministero interno 2004-2006 e non gli altripiu’ recenti, ma fatto 100 il Numero degli omicidi in Italia annui, le vittime sono:
        26,6% donne
        73,4% uomini

        Il che non serve a negare gli omicidi in famiglia, le problematiche di genere cultura e biologia, le crisi anche economiche che si scaicano su rapporti emotivi fragili, la malattia mentale delle persone, ecc. E pero´magari ti fa vedere che visto che i piu’ ammazzati sono gli uomini, parlarne ogni tanto nel discorso pubblico non sarebbe un male.

        Cerca di non essere un muro di gomma. E non condannare fin dall’inizio dei bambini perche’ maschi che mi pare davvero una follia contemporanea.

      3. Scusami ma ci rinuncio. Questa non è una partita a calcio dove vince chi segna di più. Non parliamo di morti sul lavoro, per mafia, per criminalità. Si parla di morti perpetrate per mano di una persona che in teoria dovrebbe amare l’altra, fra le mura domestiche, fra i banchi di scuola. Lo Stato sta già combattendo la criminalità, la mafia, leggi sulla sicurezza sul lavoro, ci obbligano d infilarci un casco, indossare le cinture di sicurezza, ci obbligheranno anche ad indossare un preservativo. Finalmente si stanno anche occupando di femminicidio anche se non tutti capiscono il problema. Tu, personalmente, cosa ci guadagni a continuare a negare? Passa da “Il Ricciocorno Schiattoso”, un blog di un’amica. Se non capirai neanche lì vuol dire che sei proprio de’ coccio…..

      4. Scusa tanto baku, ma son io che non capisco il tuo “accanimento” sulla questione.
        La tua statistica tratta dal Ministero inserita in un contesto di questa portata è fuorviante. Cerco di spiegare meglio: quello che oggi i media chiamano con un neologismo da quattro soldi “femminicidio” quando ero bambino veniva definito sui giornali “uxoricidio” (dal latino uxor, moglie) perchè le coppie erano sposate punto e basta, ma non è che le violenze domestiche fossero meno, anzi. E’ che passava tutto sotto silenzio.
        Oggi le coppie sono sposate, conviventi, di fatto, gay e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo il diritto di famiglia e il divorzio, abbiamo tutti gli strumenti da Paese civile per effettuare una separazione di diritto e di fatto in modo possibilmente incruento…. ma siamo un paese dove le donne vengono uccise perchè donne; perchè quando affermano la indipendenza e la loro eguaglianza rispetto a noi uomini allora scatta qualcosa che le deve sopraffare e ridurre al silenzio; dalle botte allo stupro, dallo sfregio con l’acido all’assassinio.
        Se questo succede nel mondo islamico con la massima naturalezza così come è tipico nelle società deviate che discriminano senza nessun fondamento, non succede in ambienti tribali dove la donna è portatrice di una sacralità ancestrale, perchè è come la terra, procreatrice e genitrice. Ogni assassino di donne è nato dal ventre una donna anche se nel suo DNA c’è quello di Caino.
        La “tua” statistica, baku, mi agghiaccia perchè dire che su 100 morti 74 sono uomini è come dire che su 55 milioni di morti della seconda guerra mondiale “solo” sei milioni erano ebrei. E non cito questo a caso perchè se non hai letto il libro di Primo Levi “se questo è un uomo” allora fallo presto e ti renderai conto che all’epoca i nazisti li eliminavano come esseri inferiori, untermenschen li chiamavano loro. Semplicemente erano delle non persone ai loro occhi.
        Oggi c’è questa violenza palese contro le donne che è la spia di un malessere strisciante che deve essere fermata con risolutezza. Le donne devono avere pari dignità, deve essere 8 marzo tutti i giorni e non ci dovrà più essere una ricorrenza contro la violenza sulle donne, perchè preferisco che vengano educati i futuri uomini fin da bambini anzichè istituire corsi di difesa per le donne. Le donne sono il nostro futuro e la salvezza della nostra società, non dobbiamo averne paura.

      5. “deve essere 8 marzo tutti i giorni e non ci dovrà più essere una ricorrenza contro la violenza sulle donne, perchè preferisco che vengano educati i futuri uomini fin da bambini anzichè istituire corsi di difesa per le donne.”

        grazie, Alessandro!

      6. Alessandro mi spiace ma fai dei ragionamenti non razionali. Ho un post in coda di approvazione con dei link ad articoli e dati.
        Anche parlare di ebrei…Levi nonè stato deportato perché era Primo Levi, ma perché ebreo. E non da un suo nemico ma dalla macchina dell’autorità nazista. Qui si parla di omicidi fatti da singoli. Un uomo (nel caso dei rapporti di coppia) che uccide quella donna in particolare in quanto sua compagna. Non c’é l’autorità Maschi Italiani che stermina genericamente le donne.

        Me la prendo perché su questioni così importanti si fanno ragionamenti totalmente irrazionali e senza esaminare i dati basandosi su singoli eventi di cronaca che saturano i canali comunicativi.

        E la mancanza di razionalità in queste cose non è mai un bene, come la vicenda degli ebrei e delle colpe loro ascritte dovrebbe averti insegnato.

      7. Mai stato irrazionale in vita mia baku, anzi. La tua “non risposta” e lo sviare dal contesto mi perplimono, perchè ho commesso un errore di valutazione, pensavo che facessi una valutazione generale sui media e ti sfuggisse il nesso fra omicidi comuni e violenza indiscriminata su una singola categoria.
        Sappiamo benissimo come i media confezionino le notizie e distorcano artatamente la verità. A proposito, rileggi per favore quanto ho scritto… Mai detto quello che tu liberamente interpreti su Primo Levi e a questo punto credo che tu sappia ben poco sull’Olocausto. Ripeto… ho citato gli ebrei perchè in una epoca storica (sottolineo storica) di violenza indiscriminata come quella nazista, gli ebrei in Europa vennero perseguitati e ridotti a non persone come oggi sta succedendo a milioni di donne nel mondo. Ridotte al silenzio e massacrate perchè se chiedono di partecipare attivamente alla vita civile come parte importante di una società questo viene loro negato, senza che ci sia una spiegazione logica se non quella che il potere assoluto non può essere condiviso (in casa come sul lavoro e nei vari livelli della società). Quindi nella statistica generale degli omicidi non si parla della discriminazione delle donne, ecco perchè la statistica da te citata non c’entra per niente con l’articolo di Geena. Capisco che usare la parola “femminicidio” sia irritante (irrita anche me e finchè non si trova di meglio pazienza…) ma il termine in sè ha un suo significato preciso.
        Io rispetto sempre le opinioni diverse dalle mie, ma per favore non mettermi in bocca parole che non ho detto e darmi della persona irrazionale non ti fa molto onore; delle due ti fa sembrare un troll del web, cosa che voglio sperare tu non sia.
        P.S.: Sperando che tu almeno abbia letto Manzoni chioso dicendo “che uno scritto volto a giustificarne un altro potrebbe parer cosa strana assai”, quindi qualunque cosa tu ribatta mi asterrò dal rispondere.
        Buon proseguimento 😉

      8. Alessandro, non perderci troppo tempo, Baku è solo il tipico provocatore. Hai già fornito una splendida spiegazione, non devi aggiungere altro.

      9. infatti…. non val la pena continuare, anch’io c’ero “cascata”, ma poi mi son resa conto del fatto che era una “trappola”…….

      10. Mi spiace ma fate ragionamenti né logici né razionali. Modificate e allargate e cambiate il tema della discussione: da omicidi di donne commessi da stretti conoscenti/compagni in Italia, al paragone con gli ebrei e la 2^ guerra mondiale (!) a la condizione di discriminazione delle donne “nel mondo”. Così non si fa una discussione seria: si fa così quando si svicola e non si hanno argomenti.

        Il Manzoni diceva anche e sti cazzi de te che non mi rispondi più. Fai meno il citazionista e più il lettore che è meglio. Come dicevano i puffi.

  23. Quoto Vagina in tutto e per tutto! Peccato che su sta terra esistono dei cavernicoli che manco con la clava in mano li vedrei bene! Ignoranza pura e menti bigotte abbondano. E, come dice giustamente Pinzalberto si resta all’età della pietra. Siamo circondati!

Parla con Vagina, Vagina risponde

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